*** Sito del quindicinale di opinione e servizi di Viterbo e provincia diretto da Mauro Galeotti - Cellulare 3393337869 *** Editrice - Redazione - Pubblicità: Studio Pubblicitario Viterbese S.r.l. - Viterbo - Via Tommaso Carletti, 35 *** Iscrizione al Tribunale di Viterbo n° 381 del 19 Febbraio 1992 *** Se ci vuoi scrivere la nostra e-mail è: spvit@tin.it
 

giovedì, novembre 23, 2006

La Città
22 Novembre 2006
Anno XVI n° 22


Domenica
3 Dicembre 2006
MERCATINO
DELLE CURIOSITA’

SUL  PARCHEGGIO  DEL
CENTRO  COMMERCIALE  TUSCIA
per prenotazioni telefonare al 3393337869


Caro Bertoldo Giovanni non lo avresti creduto
Eppure è così
Mauro Galeotti


fotogaleottiSplinderQuella mattina del 1212, mastro Bertoldo Giovanni si alzò molto presto, doveva costruire la più bella e rinomata fontana dell'illustrissima città di Viterbo.
Sì, si alzò di buona lena, perché l'impegno preso, su ordine dei priori della città, era importante.
Era, infatti, sua tutta le responsabilità di realizzare in pietra di peperino, di quello buono, il disegno tracciato sapientemente da un'ottima mano, su un foglio di carta diligentemente arrotolato.
Doveva animare l'inanimato!
Doveva realizzare un'opera d'arte!
Lo stesso pesante impegno pulsava nelle vene del suo collega, mastro anche egli, tale Pietro di Giovanni.
Mastro Bertoldo Giovanni, lungo la strada che doveva percorrere per raggiungere la piazza posta in fondo a Porta san Sisto, vedeva già l'opera completa.
Vedeva i gradini, sapientemente elevati, abbracciare la fontana per proteggere la grande vasca a croce.
Vedeva le bocchette delle teste dei leoni cariche d'acqua che lasciavano cadere il prezioso liquido nelle brocche delle donne.
Vedeva le vasche superiori piene d'acqua con gli uccellini ed i piccioni intenti a dissetarsi.
Vedeva il pinnacolo terminale della fontana lanciare verso il cielo un getto prepotente, sicuro, interminabile, che cedeva solo alla inopportuna, irresistibile forza di gravità della terra, ricadendo fragorosamente, in mille e mille gocce, sulla massa acconciata del peperino sottostante, inondando senza scampo tutto l'immaginabile.
Concio dopo concio i due mastri portarono a termine quella che venne chiamata Fontana Grande, e non fu un nome a caso, era grande, ossia magnifica, davvero.
Terminati i lavori, più volte, Bertoldo Giovanni e Pietro di Giovanni, si recarono al cospetto della loro opera per ammirarla, per commentarla, per viverla.
Tanti i pensieri che correvano nelle loro teste... le donne, gli uccelli, il cielo, l'acqua, il peperino, i gradini, i leoni, le vasche... non pensarono certo che i Viterbesi del 2006 la ignorassero totalmente, abbandonandola a se stessa tra sporcizia, incuria, bocchette otturate, acqua putrida e di notte al buio.
Mauro Galeotti


Il denaro non puzza!!!
Bruno Matteacci


Matteacci Bruno SplinderGrazie all'amico Carlo Bruti, noto fotografo viterbese, ho avuto la fotografia a fianco riprodotta che, negli anni Cinquanta, fece il proprio padre, Secondo, anch'egli fotografo di prestigio. Trattasi di una fotografia di un vespasiano che si trovava in via Romanelli. A quell'epoca ve ne erano altri, ne ricordo: uno, doppio in via San Marco, uno doppio in piazza della Vittoria, uno in via Mazzini, due o tre a piazza della Rocca, alla sinistra di porta Fiorentina uscendo ed uno, doppio, che feci mettere io dall'amministrazione Smargiassi, lungo via del Prato Giardino, scendendo, vicino all'incrocio con via Signorelli.
Per i più giovani voglio ricordare che trattasi di un orinatoio pubblico, a forma di edicola, nascosto all'occhio indiscreto del passante, ma molto utile e gradito agli uomini di ogni età.
L’imperatore Vespasiano, dal quale poi l'orinatoio prese il nome, nell’istituirli, pensò di far pagare una tassa a chi se ne serviva ed alle obiezioni di alcuno rispose: “il denaro non puzza”.
Con il progresso questi monumenti sono spariti nella città, e nessuno ha tenuto conto che la popolazione degli anziani è raddoppiata ed è prossima a triplicarsi, rispetto ai giovani, con le conseguenti necessità, urgenti e non differibili.  
Il Comune di Viterbo e per esso, l'assessore Giovanni Arena credo pensi, che certe esigenze fisiologiche si manifestino solo i primi quattro giorni di novembre.
Infatti, si è  notato che in quei quattro giorni nel cimitero di San Lazzaro sono stati messi in funzione alcuni gabinetti chimici, ma che subito sono stati rimossi e portati via.
Ma è possibile che sull'argomento ci si debba, ancora, tornare sopra?
Per chi frequenta il cimitero è facile e sovente notare che si trovano resti di deizioni umane negli angoli, più impensati, tra le tombe lasciate da qualche povero cristiano, magari malato, che ha inteso andare a trovare un congiunto o un amico; correndo il rischio che ognuno può immaginare.
Ciò non va bene, non va bene a tanti visitatori del cimitero che, da tempo, rivendicano un servizio più accurato.
La conclusione, dopo la premessa iniziale è una sola: in città il problema lo si sente molto di meno in quanto ci sono molti pubblici servizi che possono concedere, tra un caffè ed un aperitivo, l’uso dei servizi igienici.
Comunque, tanto per rimanere in argomento, con la speranza di non doverci ritornare sopra, rappresento l’assurda pretesa del pagamento del servizio prestato nella stazione di Porta Fiorentina. Forse anche a Viterbo c’è chi pensa che “il denaro non puzza”?
Bruno Matteacci


Sport sì!! Violenza no!!
Claudio Santella

fotosantellaclaudioIl Quotidiano “Nuovo Viterbo Oggi”, il giorno 8 novembre, ha pubblicato la lettera di una mamma tifosa sui brutti fatti avvenuti il 5 novembre durante la partita, tenutasi al campo sportivo del quartiere Ellera, tra le squadre di terza categoria del Paradiso e del Faleria. Lamentava l’autrice della lettera le manifestazioni di violenza gratuita verificatesi, durante l’arco della partita, sia in campo,  sia, cosa ancora più grave, in panchina.
Corretta nell’espressione, chiara nell’esporre i fatti, la tifosa indicava senza mezzi termini e senza equivoci, gli autori delle ingiustificate ed inaccettabili manifestazioni di violenza messe in atto dai giocatori e dall’allenatore del Faleria.
Brava! Brava e giusta!
Fortunatamente, sottolineava la tifosa, alcuni genitori dei giocatori di casa, nel vedere i loro figli in pericolo, erano riusciti ad entrare di forza nel campo ed a dividere i ragazzi che nel frattempo erano passati dalle parole ai fatti.
Rimandiamo quanti avessero voglia e curiosità dei particolari alla lettura delle lettera pubblicata a pagina 17 del citato quotidiano.
Da parte nostra dobbiamo rilevare, purtroppo, che quelle manifestazioni di violenza non sono rimaste isolate.
La domenica successiva, 12 novembre, infatti, altre manifestazioni di violenza, altrettanto gratuite, si sono verificate durante la partita di calcio svoltasi tra gli allievi delle squadre del Santa Barbara e del Pilastro, giocata sullo stesso campo dell’Ellera.
Le manifestazioni violente, fortunatamente, non hanno raggiunto né le punte né la continuità di quelle, così come descritte, tra le squadre del Paradiso e del Faleria, ma sono da considerarsi ugualmente inaccettabili ed inammissibili, perché rivelano una matrice tutt’altro che sportiva, che è a monte degli avvenimenti di gioco, e, soprattutto, perché le squadre degli allievi sono composte da ragazzi di quindici e di sedici anni, cui dovrebbe essere non solo un dovere, ma anche un piacere insegnare l’educazione, soprattutto attraverso lo sport.
Tra le squadre è apparsa subito una notevole differenza di qualità e di quantità di gioco, dovuta anche al fatto che la squadra del Santa Barbara era stata integrata per buona parte da ragazzi della categoria “Giovanissimi”, che hanno tredici e quattordici anni. La differenza era notevole ed evidente: più prestanti e più formati fisicamente, nonché più esperti e più dotati nel gioco i ragazzi del Pilastro; meno dotati, perché più giovani e più inesperti i ragazzi del Santa Barbara. Tanto è vero che la partita è finita con il risultato di 12 a 1 a favore del Pilastro. Il che la dice lunga.
Questa differenza qualitativa e quantitativa ha reso ancor più incomprensibili alcuni episodi di violenza che si sono verificati ad opera  di alcuni ragazzi della squadra del Pilastro.
Attenzione bene, perché non voglio essere equivocato, né voglio accusare chi non ha colpe: la partita non è stata una bolgia, come quella denunciata attraverso la lettera della tifosa del Paradiso, ma almeno in un paio di occasioni si è degenerato.
Una prima volta un giocatore del Pilastro ha reagito con un pugno ad un calcio ricevuto da un avversario, calcio che poteva sì essere evitato, ma che, comunque, non era tale da giustificare siffatta reazione.  Sostituito, a furor di popolo, dalla panchina, il ragazzo veniva mandato negli spogliatoi dove sfogava i suoi sentimenti sferrando un pugno al vetro della porta degli spogliatoi stessi, procurandosi, così facendo, delle ferite lacero contuse ad una mano, per le quali riceveva subito le cure del caso.
Una seconda volta il portiere del Pilastro, verso la fine della partita, a risultato abbondantemente acquisito, usciva a pugni chiusi colpendo la testa di un avversario, quando la palla era oltre un paio di spanne sopra la testa dello stesso, facendolo stramazzare a terra dove restava per alcuni secondi privo di sensi.
Esemplare nei due casi il comportamento dell’arbitro il quale, prima non prendeva provvedimenti, sostenendo di non aver visto il fatto, poi, ancora senza prendere provvedimenti, sebbene la distanza tra palla e giocatore colpito era tanta da far sorgere più di un dubbio sull’accidentalità dell’evento e sebbene il modo di cadere a terra del malcapitato ragazzo non lasciava equivoci sulla violenza dell’impatto, ammetteva con notevole ritardo i soccorsi e solo dopo che il guardialinee, resosi conto della gravità del caso, interveniva direttamente e richiamava l’attenzione dello stesso arbitro e delle panchine.
Ma degli arbitri  tratteremo un’altra volta e separatamente, e non solo di loro.
Quello che ci preme sottolineare ora, e sottolineare senza mezzi termini, sono non tanto gli episodi in sé, quanto quei modi di concepire una partita di calcio, un incontro sportivo, per di più tra ragazzi, in un modo che va ben oltre il significato di sport e di sano agonismo. Di un modo che  non solo va oltre la prestanza fisica, ma che, cercando di tutelasi dietro di essa, la supera abbondantemente.
Vincere a tutti i costi e con tutti i mezzi. Non solo non lasciarsi intimidire, ma intimidire ed anche oltre: più o meno violentemente.
Ci si è sentito dire che queste cose nel calcio succedono, che sono azioni di gioco. Questo concetto non deve essere accettato. Questi concetti appartengono forse al calcio dei  Blatter, dei Carraro, dei Galliani, dei Moggi, dei Girando, dei Zidane, e poi si materializzano in varie forme di violenza, non solo fisica. Ma  non succedono nel calcio di uno sportivo. Non succedono nel calcio dei Nedved che, allora giocatore della Lazio, caduto in area e avuto un rigore a favore, si alzava e diceva all’arbitro Collina di essere caduto da solo, ricevendo davanti a tutti una stretta di mano che andava oltre i ringraziamenti.
E’ trapelata impalpabile una violenza interiore che ha radici a monte, una violenza che non può essere tollerata e che è attuata da chi ne è vittima, perché ad un ragazzo di quell’età non può essere ascritta una forma di violenza spontanea e genetica, ma una forma di violenza manifestata e immessa dal di fuori da altri e successivamente coltivata e contrabbandata dagli stessi per normalità.
E’ necessario che chi di dovere intervenga ed intervenga a monte. Non si deve consentire, afferma, ed a ragione, quella madre spettatrice e tifosa che ha scritto a “Nuovo Viterbo Oggi”, che certe persone continuino a frequentare i campi di calcio offendendo chi veramente è intenzionato a giocare a pallone o chi vuole semplicemente trascorrere una domenica all’aria aperta. Non si deve consentire a chi insegna la violenza, in teoria ed in pratica, ad avere contatti istituzionali con i giovani.
Quanto sopra senza voler offendere nessuno, sia chiaro ed inequivocabile, ma al solo fine di bandire ogni forma di violenza dai campi di calcio e allo sport in genere. Denunciamo solo i fatti, restando naturalmente a disposizione di tutti, specialmente delle squadre citate, per eventuali repliche.
Claudio Santella


Presentazione del Dizionario Italiano-Viterbese
di Vittorio Galeotti e Fiorenzo Nappo

Agnese Galeotti

AgneseSplinderL’Università degli studi della Tuscia di Viterbo e le edizioni Sette Città Viterbo invitano la cittadinanza alla presentazione del volume di Vittorio Galeotti e Fiorenzo Nappo “Dizionario italiano/viterbese – viterbese/italiano”.
Insieme agli autori interverranno: Marco Mancini, magnifico rettore dell’Università della Tuscia; Sandra Puccini, docente di antropologia culturale; Marcello Arduini docente di antropologia culturale, Università della Tuscia.
L’incontro avverrà, giovedì 7 dicembre 2006, a Viterbo, alle ore 16,30, nell’Aula Magna del Rettorato dell’Università degli studi della Tuscia, in via Santa Maria in Gradi.
Agnese Galeotti


Associazione MODAVI
Francesca Bruti

Bruti Francesca SplinderGià in precedenza, avevo affrontato il tema dell’uso terapeutico della Cannabis, ma è notizia recente che l’attuale Ministero della Salute abbia deciso di raddoppiare il quantitativo massimo di Cannabis, riferito al principio attivo, da detenere per uso personale (da 500 a 1000 milligrammi). Al di là delle opinioni personali e dell’opportunità o meno di tale provvedimento, penso sia interessante sapere come la pensano coloro che affrontano giornalmente il fenomeno.
A tal proposito, la sezione di Viterbo del MODAVI (Movimento delle Associazioni di Volontariato Italiano), il cui Presidente provinciale è Fabiana Merlo, è in accordo con la propria presidenza nazionale, nella figura di Marco Scurria, nell’esprimere grande stupore e contrarietà di fronte alla notizia dell’emissione del decreto ministeriale; il quale mirerebbe così all’applicazione di una sorta di liberalizzazione mascherata delle sostanze stupefacenti, permettendo a chiunque di far uso, in maniera indisturbata, di almeno 30 o 40 spinelli.
Appare, infatti, quanto meno singolare che un Ministro della Salute, che in maniera particolare dovrebbe tutelare i giovani, abbia deciso addirittura di raddoppiare il quantitativo massimo di sostanze permesse.
Il Modavi esprime un parere al riguardo, in quanto è un’associazione no profit che ha come scopo la promozione di interventi coordinati e competenti per la realizzazione sia di iniziative culturali che di recupero e prevenzione nei campi socio-sanitario, psicologico, ambientale ed ecologico.
Opera in modo diretto per la promozione e la difesa dei diritti umani, nonché per diffondere tra i cittadini una coscienza solidaristica; si pone come strumento di promozione sociale intendendo sostenere, attraverso la sua azione diretta ed indiretta, la spontanea aggregazione ed il consolidamento del ruolo educativo, sociale e politico del volontariato.
Nell’intento di favorire l’affermazione di valori tramite l’azione volontaria che mira a rimuovere le aree di disagio sociale, il Modavi apre la possibilità di aderire alle sue iniziative ad ogni cittadino, che però accetti lo statuto e le sue finalità, chiedendo l’iscrizione ad un gruppo di base già costituito o creandone uno nuovo.
La sede del Modavi a Viterbo è in Via Monte Santo, 11 - Tel. 329/8110488.
Francesca Bruti


Parcheggio... ma quanto ce costi?!
Patrizia Labellarte


fotopatrizialabellarte2È nell’aria l’idea di realizzare un mega parcheggio a valle Faul.
Direte voi…ma già c’è!? Si, ma un parcheggio assai “casereccio”, che si presenta con un terreno nudo e crudo, privo di asfalto, privo di una segnaletica adeguata, ma con tanta ghiaia e buche che, per gli amanti della guida sportiva è veramente un puro divertimento!
Il progetto, invece,  ha l’intento di realizzare un parcheggio come si deve: multipiano, su tre livelli, interrato per ben 500 posti auto, con conseguenti interventi sulla viabilità esistente con la creazione di un parco in superficie!...niente male!...se non fosse che questo rischia di essere minacciato dalla costruzione di un’area commerciale che porterebbe  solamente a 280 posti auto. Di sicuro una violenza per il volto del centro storico, oltre ai disagi a go-go per la viabilità.
La decisione spetta al Consiglio Comunale…mah, speriamo che opti per il parcheggio, visto che nella nostra città trovarlo diventa sempre più un’impresa ardua e quando lo si trova…beh, naturalmente è a pagamento!
Un minuto, dieci minuti,un’ora…non importa quanto ci stai, la cifra è sempre la stessa: 1 euro. È chiaro, più è lunga la sosta, più gli euro da sborsare crescono! Ma in fondo, dove è il problema?...tanto paghiamo noi automobilisti!
Del resto alternativa non c’è, visto che i parcheggi non a pagamento, a Viterbo, non esistono quasi più, fatta eccezione per alcuni, come quello di via Genova o quello di valle Faul.
E poi, per quanto rimarranno così? Sicuramente ancora per poco. Presto, anche questi si adegueranno agli altri.
Ma è giusto, secondo voi, pagare un euro e più, per dei posti auto che risultano essere in una posizione scomoda e un po’ lontana per raggiungere il centro? Pensate solamente a valle Faul e alla scarpinata in salita che vi aspetta per arrivare al Sacrario!
Se, alle perse divenisse a pagamento, a mio avviso, sarebbe necessario fornire un servizio di navetta gratuito che eviti la straziante salita specie per le persone anziane o con disagi. Mi sembra il minimo!!!
In attesa di questa nuova opera, se così sarà…viterbesi rassegnatevi, la soluzione è solo una: pagare, pagare e ancora  pagare!
Patrizia Labellarte


Gran finale per il Festival teatrale
Francesca Bruti


Per quanto riguarda proprio le attività organizzate dalla FITA provinciale, questa settimana si concluderà al Teatro San Leonardo lo svolgimento del Festival Nazionale di Teatro Amatoriale, con l’assegnazione del “XI Premio Città di Viterbo”.
Doppio appuntamento per il gran finale: sabato 25 alle ore 21 si esibirà la Compagnia Teatro Spazio Aperto di Milano con il classico “Il padre della sposa”; si tratta della compagnia vincitrice del recente Premio FITITALIA, assegnato alla festa del teatro a Sorrento lo scorso mese di ottobre. Infine, domenica 26, sarà in scena alle ore 16,30 la Compagnia Teatrale Sammartinese “Danilo Morucci” con lo spettacolo “Taxi a due piazze”; seguirà la Serata di Gala, all’interno della quale si consegneranno i premi secondo le diverse categorie, tra cui Miglior Spettacolo e Premio del Pubblico.
Questi ultimi due premi rappresentano i due opposti ma ugualmente importanti criteri di valutazione adottati: il primo esprimerà il risultato finale della giuria critica, composta da amanti o esperti del settore; il secondo intende rappresentare il gradimento degli spettatori, che ogni volta hanno avuto modo di votare i singoli spettacoli, e il cui giudizio è fondamentale per coloro che lavorano con passione, proprio per offrire spettacoli di qualità al pubblico.
Francesca Bruti


Giornata contro la violenza alle donne
Patrizia Labellarte


Quest’anno la Provincia di Viterbo, grazie alla consigliera alle Pari opportunità, Lina Novelli, aderisce alle iniziative previste il 25 novembre per la “Giornata Internazionale contro la violenza alle donne”, a sostegno delle vittime di tratta, sfruttamento, discriminazioni e abusi.
Questa giornata internazionale è stata indetta per la prima volta nel 1981 dalla conferenza latino-americana tenutasi a Bogotà, in Colombia.
Una decisione, come spiega la consigliera, adottata per ricordare tre donne che il 25 novembre del 1960 furono uccise nella Repubblica Domenicana per aver fatto visita in carcere ad alcuni detenuti politici e farne il simbolo della lotta alla violenza femminile, sia essa fisica che psicologica.
La consigliera auspica alla costituzione del primo centro antiviolenza provinciale, creato in collaborazione con l’associazione Erinna.
Si vuole, attraverso questo progetto, sensibilizzare l’opinione pubblica sul fenomeno, cercando di creare una cultura diversa e più attenta all’universo femminile, sia ad offrire un concreto supporto alle numerose vittime della violenza.
Patrizia Labellarte


Consulta per il Teatro amatoriale
Francesca Bruti


Nei giorni scorsi, si è riunita per la prima volta, a Palazzo Gentili, la Consulta Provinciale delle Associazioni di Teatro Amatoriale, voluta dall’assessore alla Cultura della Provincia Renzo Trappolini. Della Consulta fanno parte il Presidente della Provincia Alessandro Mazzoli, l’Assessore Trappolini, un rappresentante di ognuna delle associazioni iscritte nell’elenco di Palazzo Gentili, la Fita, l’Apt, il dirigente del Settore Cultura della Provincia e un dipendente dello stesso con funzioni di segreteria; su richiesta, le sedute saranno aperte anche ad enti pubblici o privati che promuovono o svolgono attività rientranti nei settori di interesse della Consulta. Già dal primo incontro, tra gli enti partecipanti si sono raggiunti accordi positivi, soprattutto per quanto riguarda l’accesso ai finanziamenti.
La Regione Lazio ha illustrato alcune idee, come proporre rappresentazioni nei teatri storici presenti nella Tuscia e puntare con forza alla creazione di eventi che ricadano nei territori oggetto di specifiche leggi di valorizzazione. Sul fronte della fruibilità delle rappresentazioni sui vari palchi della Tuscia, l’indicazione è arrivata dal Direttore dell’ATCL (Associazione Teatrale fra i Comuni del Lazio), Alessandro Berdini, secondo cui le associazioni dovrebbero collaborare con le scuole ed i piccoli Comuni per fare da traino. Invece, il Direttore dell’APT Marco Faregna ha proposto l’inserimento delle associazioni amatoriali nel cartellone della stagione teatrale di Ferento, un palcoscenico di primissimo piano. Infine, la partecipazione della FITA (Federazione Italiana Teatro Amatori), presieduta a livello provinciale da Bruno Mencarelli, è stata un ulteriore importante punto di riferimento, grazie alla sua esperienza pluridecennale e alle linee guida consigliate.
Francesca Bruti

Baccaionate
Baccaione


ITALIA meno 26  - Romano Prodi, alludendo ai miliardi di euro mancanti che avrebbe trovato nelle casse dello Stato quando è diventato Presidente del Consiglio dei ministri, ha affermato che l’Italia è come una squadra che parte da meno 26.
Mi piace questa similitudine. Prodi, però, dovrebbe anche ricordare che se un allenatore di una squadra non fa punti dopo otto mesi di gestione viene allontanato. Che cosa si aspetta? i tifosi rumoreggiano.

I SALTI DI PRODI
– Prodi va capito. Da economista qual è si trova in imbarazzo a dover gestire l’azienda Italia dove il valore dell’utilità marginale di ogni singolo componente è maggiore dell’utilità totale dell’azienda. Deve saltare qua e là per accontentare tutti in modo da poter tirare avanti la baracca.
E tutti battono cassa e pugni sul tavolo. E’ proprio vero: “tra un ammasso de schiavi e de ‘mbecilli più che er pensiero conteno li strilli”.

IN BUONA SOSTANZA
le difficoltà che deve affrontare Prodi sono evidenti a tutti: il problema è che non bisogna dirle.
La finanziaria, come tutte le finanziarie, è di per sé un indice di malgoverno, perché deve porre rimedio agli sperperi che vengono fatti sistematicamente ogni anno. Ed ogni anno si cerca di recuperare agli sperperi, ma in modo sbagliato.
Si vuol far credere agli Italiani che con qualche sacrificio tutto tornerà a posto: non è così. Non è così perché anziché eliminare gli sperperi si cerca di finanziarli con la raccolta pubblica di fondi. Nessuno degli sperperatori vuole rinunciare ai propri privilegi e tutti strillano non appena intravedono l’eventualità di una diminuzione della fetta di fondi loro attribuibile.
Personalmente ritengo che se l’Italia vendesse i propri amministratori pubblici (ad ogni livello, militari compresi) per quello che prendono e li ricomprasse per quello che valgono, saremmo in attivo con il bilancio dello Stato.  Il problema è trovare l’acquirente.

LA CADUTA DI PRODI
– Non facciamoci illusioni: Prodi non cadrà prima che la legislatura abbia superato i due anni e sei mesi, ovvero solo quando i vari parlamentari, freschi di nomina, avranno maturato il diritto alla pensione. E’ stato sempre così per tutti e lo sarà anche per costoro.
Solo allora vi sarà la possibilità reale di tornare alle urne. Prima di quel tempo troveranno non uno ma mille espedienti per restare a galla, ed in questo saranno sempre tutti d’accordo, sia di destra che di sinistra. Vedrete.

BERLUSCONI – Anche Berlusconi  è costretto ad accettare che il governo Prodi non cada, o quantomeno che non si vada ad elezioni anticipate prima che i nuovi parlamentari acquisiscano il diritto a pensione.  Forse non ci crederete, ma è così: se così non fosse, infatti, Berlusconi si sarebbe preoccupato di mandare in aula i suoi senatori, che per un motivo o per un altro disertano le votazioni, anziché invitare gli Italiani a scendere in piazza per manifestare inutilmente contro il governo. Purtroppo anche Berlusconi deve soggiacere a questo dissennato interesse comune.
Non condanniamo però questo modo di comportarsi dei nostri deputati, perché quanti di noi, eletti parlamentari di prima nomina, non baderebbero ai propri interessi e si comporterebbero in modo diverso? Rispondiamo a noi stessi, ma seriamente ed in modo veritiero, tanto nessuno lo verrebbe a sapere.
Baccaione


Le poesie di Saverio Binelli

Schiavismo


Sputa addosso
A chi ti tiene legato,
non merita altro.
Gridane il nome,
forte.
insegnarlo
ai figli tuoi
e spera che mai
lo scordino.
Possano
almeno essi
liberarsi dal giogo.
Possano salire
In alto,
insieme con gli altri.
Là è il posto
Per tutti,
anch’essi
son figli di Dio.
sputargli addosso,
chè Dio non perdona
i mascalzoni.


Ai figli

E’ amore
Vero.
Solo questo,
non altro amore
conosco.
Necessario come la vita,
perché vita vi diede.
Con voi,
a voi vicino,
mai pago,
mai sazio di voi.
Paura di morire,
per non perdervi.
Anche se,
certo io sono,
di riabbracciarvi
un giorno.

Saverio Binelli


Pancia e vino
Simone Galeotti


Galeotti Simone SplinderIl giorno 24 novembre, alle ore 16,30, nel quartiere di san Pellegrino di Viterbo, nella sala Zanon in via san Pellegrino 112 (angolo via san Pietro) si terrà la conferenza “Più conosci, più apprezzi”: un incontro-dibattito tra storia ed enogastronomia promosso dall’assessore all’Agricoltura del Comune di Viterbo, Giovanni Arena, ed organizzato dall’Associazione “Nuova Viterbo 2000”.
Con questo convegno si vogliono mettere a confronto operatori ed amministratori del settore turistico e di quello agricolo al fine di promuovere le enormi risorse del nostro territorio, mai sufficientemente valorizzato.
Sarà questa anche un’occasione per rivitalizzare il centro storico, e in particolare il quartiere di san Pellegrino, dove ancora vivono ed operano realtà che rappresentano il nostro tessuto storico, le nostre radici che non solo non dobbiamo dimenticare, ma che, al contrario, dobbiamo cercare di valorizzare sempre più.
Tra i relatori, oltre all’assessore Giovanni Arena, sarà Fabio Brugnoli, presidente  per il Lazio della Confederazione cooperative italiane Fedagri, nonché imprenditore agricolo, ed i ricercatori del CNR (IMC) Carmelo Cannarella e Valeria Piccioni.
All’incontro seguirà una degustazione in una vicina cantina tufacea medievale.
Simone Galeotti


Ronciglione
Riccardo Manca


Manca Riccardo SplinderLe origini di Ronciglione si fanno risalire agli insediamenti abitativi di epoca etrusca, di cui restano modeste necropoli nelle valli tufacee.
Vi sono testimonianze anche dell’epoca romana in cui è presumibile che la città fosse un “castrum” posto tra la Cassia Cimina e la Cassia Clodia. Incerta è invece l’origine del nome. Alcuni sostengono provenga dalla radice “rum” o “rom” di origine etrusca.  Altri asseriscono che esso derivi da “Runcola” o “Roncilio”, appoggiandosi al fatto che già da molti anni vi si fabbricavano ronci ed attrezzi agricoli di ferro. L’ipotesi più accreditata sembra essere quella che derivi dalla “rupe fatta a forma di Roncola”, su cui sorge l’antico abitato. La capitale ed il potere Pontificio hanno fortemente influenzato la storia di Ronciglione. Nei secoli Roma ha conosciuto varie tristi vicissitudini fino all’affermazione del Ducato Romano che, sorto sullo sfacelo politico-amministrativo causato dalle invasioni per impulso dei Papi, permise il ritorno alla legge come base del vivere civile. Ronciglione vide l’affermarsi del governo rappresentato dal potere prefettizio, in particolare tra i Prefetti che ebbero a che fare con la Contea di Ronciglione, vi fu la potente famiglia di origine tedesca dei Prefetti di Vico, che prese il nome dal lago su cui dominò.
Infatti, non potendo dominare direttamente la contea, si costruirono un alto castello a picco sul promontorio del Lago di Vico, di cui ancora oggi restano le rovine dette “il Castellaccio”.
Temuti e forti dominarono dopo il mille, per circa quattro secoli. Intorno al 1537, Papa Paolo III Farnese unisce la contea di Ronciglione al ducato di Castro per Pier Luigi Farnese. Sotto i Farnese, Ronciglione, che era la capitale e la residenza ufficiale dei duchi, conobbe le magnificenze dell’Umanesimo e del Rinascimento. Sorsero gli edifici più vistosi che ancora oggi si ammirano come la Chiesa della Pace ed il Palazzo della Zecca, (andato distrutto nella guerra del 1944). Più importante ancora fu la realizzazione di una rete viaria ampissima e modernissima. Ronciglione, durante il governo dei Farnese, conobbe anche la prima rivoluzione dell'epoca, fu trasformata da agricola in una cittadina industriale, con l’apertura di ferriere, cartiere, ramiere e di altri opifici, grazie anche all’immissione dal nord di operai specializzati. La sua popolazione passò di netto da 3000 abitanti a 5500; sorse la seconda Ronciglione più ampia e ricca.  Nel 1649 il pontefice Urbano VIII decise di togliere ai Farnese il Ducato di Castro e Ronciglione e così la cittadina passò di nuovo sotto il diretto dominio dei Papi. La sconfitta della famiglia Farnese avvenne con la totale distruzione della città Castro, che dopo cinque ore di combattimento fu rasa al suolo.
Nel corso del Secondo Conflitto Mondiale Ronciglione venne bombardata il 5 Giugno 1944.
Riccardo Manca


Ci scrive Picone

Ricevo e volentieri pubblico


SFI/VT - SOCIETÀ FILOSOFICA ITALIANA
Sezione di VITERBO
Via della Pettinara, 44 - 01100 Viterbo
www.societafilosoficadituscia.viterbo.it

Viterbo 09.XI.2006
-Al Direttore di
La Città, Quindicinale di opinione
e servizi di Viterbo e provincia.
Via T. Carletti, 35 Viterbo

Caro Mauro,
sento il dovere di ringraziare te e l’avv. Claudio Santella per aver ospitato su La Città n. 18 del 27 settembre u. s. uno dei migliori articoli, che mi è capitato di leggere sulla stampa viterbese, sulla giornata del 18 settembre al Liceo Classico “Buratti” di Viterbo, con la presenza del Ministro della Pubblica Istruzione Giuseppe Fioroni.
La giornata, promossa dalla SFI/VT, è stata di un significato che non esiterei a definire storico. Il Ministro Fioroni, pur essendo convocato dal Presidente della Repubblica, per l’inaugurazione dell’anno scolastico nazionale, ha ritenuto, con un moto affettivo verso la sua città, di inaugurare prima l’anno scolastico in terra di Tuscia.
Ora, non è da tutti i giorni ritrovarsi un Ministro della Pubblica Istruzione figlio della città di Viterbo. Il lavori, presieduti da S. E. il Prefetto di Viterbo dott. Alessandro Giacchetti, hanno visto l’intervento di S. E. il Vescovo di Viterbo, mons. Lorenzo Chiarinelli, le relazioni del prof. Mauro Di Giandomenico, presidente nazionale della SFI-Società Filosofica Italiana e docente dell’Università di Bari, del prof. Aurelio Rizzacasa, viterbese e docente all’Università di Perugia, del prof. Antonio Vitolo, presidente dell’AIPA-Associazione di Psicologia Analitica e docente all’Università “La Sapienza” di Roma e del prof. Vincenzo De Michele, già dirigente scolastico, presidente della provincia di Caserta e amico di don Giuseppe Dossetti, del quale conserva un carteggio; il saluto del Presidente della Provincia di Viterbo, Alessandro Mazzoli; la presenza dell’Assessore alla Pubblica Istruzione della Provincia di Viterbo Ugo Gigli; altri assessori e funzionari della Provincia.
L’iniziativa, posta nel quadro del Progetto “VITERBO CITTADELLA DI SAPIENZA” che, per l’anno in corso, ha trovato espressione nel “2° Festival dei Filosofi di Tuscia” dal 15 al 30 settembre, proseguendo con il Semestre Invernale di Filosofia per la Città: novembre 2006-maggio 2007 (dei cui eventi ti informo a parte), per quanto attiene alle Autorità istituzionali, politiche e religiose locali e nazionali, ha ottenuto un successo al di là delle aspettative. Infatti, ha ricevuto il patrocinio della Presidenza della Repubblica, con un telegramma ricco di apprezzamenti ed incoraggiamenti; il patrocinio del Senato della Repubblica; quella della Presidenza della Regione Lazio.
Un elemento di criticità è stato, invece, la scarsa presenza dei Dirigenti Scolastici delle scuola della Tuscia, ai quali l’iniziativa era prevalentemente dedicata. A parte il nucleo dei Dirigenti che hanno generosamente assicurato la loro presenza, a partire dalla padrona di casa, prof.ssa Maria Teresa Ubertini, il prof. Luigi Valente, dirigente dell’Istituto Professionale “Orioli”, il prof. Giulio Giampietro, che dirige l’ITIS di Viterbo, il prof. Giuseppe Brescia, dirigente del “P. Savi”, la prof.ssa Agata Severi ed altri ancora, di cui qui mi scuso della mancata menzione a nominativo.
In definitiva, su circa una ottantina di scuole, statali e paritarie, esistenti in terra di Tuscia, erano presenti meno di una ventina. L’interpretazione di tale fenomeno è sicuramente complessa. Innanzitutto, come Sezione viterbese della Società Filosofica Italiana, ci assumiamo la parte di responsabilità sulla carenza di una efficace e persuasiva comunicazione. Data anche la nostra recente costituzione (febbraio 2004), che non ci ha ancora consentito di dotarci di una struttura organizzativa efficiente ed efficace.
Resta, tuttavia, una componente di inerzia a carico di un sistema scolastico della Tuscia che, nonostante il fatto che la legge sull’autonomia scolastica sia andata in vigore nel 1999, non ha ancora preso pienamente coscienza delle nuove responsabilità che la scuola ha nei confronti della cittadinanza. Alla quale deve rendere conto, innanzitutto, della qualità del servizio erogato, anche attraverso un nuovo protagonismo culturale di cui le scuole devono essere fonti propulsive.
Intendiamoci, vi sono sul nostro territorio dirigenti scolastici e docenti di notevole livello professionale e tuttavia risulta a tutt’oggi difficile realizzare una rete effettiva, efficiente ed efficace, su di un servizio così primario, come quello di costruire il futuro delle risorse umane del nostro territorio. Giusta la lezione del governatore della Banca d’Italia del 9 novembre u. s. a “La Sapienza” di Roma, che indica la scuola come attività prioritaria per il rilancio dell’intero sistema Italia.
Caro Direttore, mi sono dilungato su questi aspetti perché il tuo giornale, insieme ad altri mezzi di comunicazioni, enti e associazioni, è schierato generosamente in prima linea per scuotere il torpore culturale che ancora caratterizza questa nostra bella Terra di Tuscia e so che è l’amore per questa Città e il suo territorio che ci accomuna in uno stesso spirito di animazione per il rilancio delle potenzialità enormi che questa terra possiede.
L’augurio è che ci possano essere sempre più numerose occasioni di sinergie tra quanti condividono i precedenti orizzonti di significato, adoperandosi, al di là delle appartenenze partitiche, di non perdere l’occasione storica di un Ministro della Repubblica cittadino di Viterbo.
Con la più viva cordialità e l’amicizia di sempre.
Il presidente della SFI/VT
prof. Pasquale Picone

postato da: Spvit | 13:59 |

giovedì, novembre 09, 2006

La Città
8 Novembre 2006
Anno XVI n° 21

Domeniche
3 e 10 Dicembre 2006
MERCATINO
DELLE CURIOSITA’

SUL  PARCHEGGIO  DEL
CENTRO  COMMERCIALE  TUSCIA
per prenotazioni telefonare al 3393337869



Paghi... sei in regola e tanto non basta...
Non rompeteci i marroni!
Mauro Galeotti


fotogaleottiSplinderUna settimana fa mi arriva per posta non raccomandata una lettera dalle “Esattorie Spa”, con sede ad Isernia, in cui mi si comunica che non ho pagato un certo importo e mi viene intimato che se non pago la somma dovuta mi verranno calcolati gli interessi di mora e spese accessorie, che, poi, non ho capito cosa siano quest’ultime.
In un primo momento mi sembrava una paraculata... e mi sono detto, vuoi vedere che questi non esistono, fanno finta che non ho pagato, mi sollecitano perché paghi e i miei soldi se li intascano!
Non sarebbe la prima volta che vengono fatti solleciti da delinquenti, che poi si appropriano del tuo denaro e spariscono.
Però un dubbio mi è sorto quando ho iniziato a fare dei confronti.
Nella stessa lettera, infatti, viene indicato il mio codice fiscale, che è esatto.
Viene evidenziato il numero di cartella, che è lo stesso di una cartella già ricevuta.
Viene segnato l’anno di emissione, che è esatto.
Viene riportato l’importo da pagare, che è esatto, esatto alla cartella di pagamento di cui sopra, inviatami dal “Commissario governativo S.R.T. Spa” con sede a Viterbo in Via Monte Sacro n° 31.
Ma io dalla S.R.T. non ho ricevuto alcuna comunicazione che ora a riscuotere al suo posto è la “Esattorie spa” di Isernia, per me illustre sconosciuta che ora mi sollecita un pagamento.
Mi metto alla ricerca della cartella incriminata e, ovviamente, la trovo tra le tante ricevute e in allegato è anche la ricevuta dell’avvenuto pagamento.
Tutto regolare, allora mi chiedo, perché “Esattorie Spa” mi invita a pagare un tributo che ho già pagato?

Sulla base di cosa mi viene contestato il mancato pagamento?
E se non avessi trovato la ricevuta, è chiaro che avrei dovuto pagare di nuovo!
E perché vengo avvisato dalla Esattorie Spa che la S.R.T. Spa ha abbandonato il servizio di riscossione tributi e non è stata la stessa S.R.T. ad avvertirmi?
E, inoltre, perché devo essere avvertito, di non tener conto della lettera che comunica l’importo non versato, solamente da un comunicato a mezzo giornale, e non con lettera come avvenuto per segnalarmi, erroneamente, “pagamenti scoperti” a mio carico?
Questa la nota ufficiale di Esattorie Spa.

“In riferimento agli avvisi recapitati in questi giorni circa i carichi trasferiti a seguito della recente riforma della riscossione, si precisa che :
Gli avvisi recapitati, redatti in ottemperanza alle disposizioni impartite dalla Direzione centrale della agenzia delle entrate, non sono solleciti di pagamento, e tanto meno preludono a procedure esecutive, che in ogni caso saranno eseguite nel rispetto della normativa, e non sulla base di una comunicazione inviata per posta semplice ;
L’informativa di che trattasi, nel rispetto della trasparenza delle operazioni di scorporo previste dalla riforma, coglie l’occasione per indicare le somme che risultano trasferite nei nostri archivi, al fine anche di correggere eventuali errori di attribuzione.
I nostri uffici sono a disposizione dei contribuenti e delle amministrazioni interessate al fine di rilasciare ulteriori chiarimenti.
Il presidente
Carlo Marcucci
Esattorie Spa”.


Complimenti signor presidente Carlo Marcucci, ma con che faccia ci viene a dire che gli “avvisi recapitati”, come li chiama lei, “non sono solleciti di pagamento” se addirittura minaccia “interessi di mora e spese accessorie”, se afferma “i pagamenti possono essere eseguiti...”, se dà pure il numero di conto corrente delle Esattorie Spa, 74734211?
Certo che come inizio non c’è male: una figura pessima e niente affatto credibile, una figura da pedalino, come diciamo a Viterbo.
Vergogna!
La prossima volta prima di firmare lettere che rompono le balle ai contribuenti corretti, mettendoli in agitazione, mettendoli in mora senza motivi, facendo loro perdere solo del tempo, controlli quello che combinano i suoi dipendenti, ci basta già Prodi il quale non sa più quali tasse inventare per toglierci i soldi, ora che fa?
ci si mette pure lei ad angosciarci e rompere i marroni????
e, badi bene, non intendo tipi di castagne!
Mauro Galeotti


21 novembre 2006: Festa degli Alberi
Claudio Santella

fotosantellaclaudioColoro che hanno superato il mezzo secolo di vita ricorderanno, senza dubbio, che il 21 novembre di ogni anno, nei tempi della loro infanzia e della loro prima giovinezza, veniva celebrata la festa degli alberi.
Ai bambini delle elementari ed ai ragazzi delle medie venivano fatti piantare degli alberelli in appositi siti già predisposti e la mattinata scolastica veniva trascorsa in allegria in onore degli alberi.
In ognuno di quei ragazzi veniva posto un seme che germogliando  e crescendo si sarebbe manifestato attraverso un  comportamento di rispetto verso gli alberi in primo luogo e verso la natura in genere.
Poi è subentrata una educazione sinistra, la si è verniciata di progressismo, sono state date diverse picconate a qualche sano principio, e quel seme non è più germogliato, o, quando è germogliato, ha trovato molta, molta fatica a crescere.
Oggi la festa degli alberi viene fatta in tutt’altro modo: oggi si fa la festa agli alberi. Oggi gli alberi si tagliano senza pensarci sopra due volte; nessuno si preoccupa realmente delle conseguenze  di questo modo di agire, perché la vista di ognuno è offuscata dall’interesse personale, dall’utile diretto ed immediato; non importa quanto viene a costare, anzi, costi quello che costi, purché a pagarlo siano gli altri. Sfugge però che la natura reagisce in sua difesa, e, purtroppo, nel reagire non fa distinzione tra chi l’ha offesa e tra chi l’ha rispettata.
Sembra che non siano stati sufficienti i ventitrè uragani che, appena  un anno fa, hanno colpito gli Stati Uniti d’America, e tutte le altre manifestazioni violente della natura,  verificatesi qua e là in tutta la terra, a mettercelo in testa.
Non sono stati sufficienti perché non v’è stata più, da tempo, un’educazione al rispetto della natura in generale e degli alberi in particolare.
Oggi, nelle scuole, la festa degli alberi non è più nemmeno un ricordo. Oggi, i ragazzi, nelle scuole, non festeggiano più gli alberi né nella giornata del 21 novembre né in altre giornate.
Quel giorno è ormai prossimo, non tanto prossimo, però, da non consentire, volendolo, una manifestazione in onore degli alberi.
Ci facciamo promotori, presso le autorità competenti e non competenti, ma influenti, dell’iniziativa  di riesumare quella festa, ormai lontana anche nella memoria, attraverso una manifestazione simbolica alla quale possano partecipare alcuni bambini delle scuole elementari, cui verrà fatto piantare, come nei bei tempi ormai lontani, un alberello in qualche parte del territorio della nostra città, magari nel terreno adiacente alle stazioni ferroviarie dove gli alberi ivi insistenti sono stati tagliati senza pietà. Che ne dite?
Claudio Santella


Sbagliare è umano, ma...
Bruno Matteacci

Matteacci Bruno SplinderDi recente è stato modificato il senso di marcia in Via Maria Santissima Liberatrice cioè, salendo da Via san Giovanni Decollato, è a senso unico, direzione Piazza san Faustino.
Nulla da obiettare se chi ci capisce è entrato nell'ottica di creare tale senso unico; ma l’Ufficio tecnico comunale composto da funzionari, tecnici ed operai, avrebbe dovuto provvedere a che l'operazione fatta fosse compiuta nella sua intierezza.
Cosa manca?
Le vie laterali: Santa Maria in Volturno, Piazza Sant'Agostino, Via Estrema e Via delle Mura, che si immettono su Via Maria Santissima Liberatrice, sono senza il dovuto segnale di “obbligo di direzione” allo scopo di orientare il traffico verso Piazza san Faustino, vietando quindi il flusso del traffico verso Via san Giovanni Decollato.
Inoltre, al termine di detta via, all’altezza di Piazza della Trinità, deve essere rimosso il segnale che indica l’inizio del doppio senso di circolazione.
Questo fatto lascia chiaramente intendere che, non tutte le colpe sono sempre degli amministratori in quanto a loro compete la manifestazione di una volontà rinviando alla struttura tecnica lo studio per l’esecuzione della stessa, nel senso suggerito e deliberato.
Ora, se vogliamo trovare una colpa negli amministratori è solo quella di non fare un “rimbrotto” ai tecnici che non hanno saputo rendere operante una volontà tecnica amministrativa, recando serio pericolo all'utente della strada che si vede mal guidato, è il caso di dirlo, dalla segnaletica stradale.
Bruno Matteacci


E lo scalino non c'è più
Agnese Galeotti


AgneseSplinderEro quasi abituata a quel salto della mia automobile ogni qualvota ero costretta ad attraversare il ponte che sovrasta il semianello all'Ellera.
Un salto violento che da mesi assillava tutti quegli automobilisti, e non sono pochi, che intendono immettersi sul semianello.
Più volte ho assistito al rifacimento del manto stradale, ma ogni volta lo "scalino" per chi attraversava il ponte riappariva misteriosamente.
Era ovvio che il lavoro era stato male eseguito.
Ma qualcosa finalmente è cambiato.
Ho notato con molto piacere e soddisfazione che è stato risolto il problema che avevo reso noto qualche numero fa su questo quindicinale. Infatti, lo "scalino" creatosi sull'asfalto del ponte, è stato sistemato.
Mi sono sentita molto fiera di aver sollevato il problema e molto soddisfatta nel vederlo risolvere.
Aggrada l'animo far del bene alla propria città.
Agnese Galeotti


Belcolle: Ospedale amico dei bimbi
Francesca Bruti


Bruti Francesca SplinderA volte, l’Ospedale di Belcolle è stato nominato per episodi locali di “malasanità”; ma, ora è giusto che il suo nome venga posto in primo piano per un nuovo e positivo riconoscimento. Dovete sapere che, alla fine del mese di ottobre, l’UNICEF ITALIA ha annunciato che l’Ospedale Belcolle di Viterbo ha raggiunto gli standard validi per il riconoscimento internazionale di “Ospedale Amico dei Bambini”, promosso da UNICEF e OMS. L’iniziativa fu lanciata nel 1992, con lo scopo di assicurare che tutti gli ospedali accogliessero nel miglior modo possibile i neonati e che diventassero dei centri di sostegno per “l’allattamento al seno”. I primi “Ospedali Amici” in Italia furono nominati nel 2002 e, ad oggi, sono quasi 20.000 gli ospedali in 140 Paesi in via di sviluppo ed industrializzati,che hanno ottenuto tale riconoscimento. Inoltre, nei Paesi dove gli ospedali sono stati riconosciuti è aumentato il numero di donne che allattano al seno ed è migliorato lo stato generale di salute dell’infanzia.
Per quanto riguarda Viterbo, Belcolle è il primo Ospedale italiano con terapia intensiva neonatale ad essere riconosciuto “Amico dei Bambini”, aggiungendosi agli altri nove ospedali italiani già riconosciuti; ed è la prima delle 17 strutture ospedaliere coinvolte nel programma di “promozione dell’allattamento al seno” (altro progetto lanciato nel 2003 dalla Regione Lazio) che ha ottenuto il prestigioso riconoscimento. Per raggiungere questi livelli, Belcolle si è impegnato da tempo, costruendo un solido terreno culturale a favore dell’allattamento materno e sottoponendosi ad una accurata valutazione, effettuata da un’équipe di esperti del Comitato Tecnico di Valutazione dell’UNICEF Italia, con verifiche approfondite anche attraverso interviste alle madri e al personale, che hanno evidenziato la piena rispondenza alle norme previste dall’iniziativa internazionale. Partendo da questo esempio, l’Agenzia di Sanità Pubblica (ASP) della Regione Lazio vorrebbe creare una rete regionale di “Ospedali Amici dei Bambini”.
Naturalmente, perché un ospedale ottenga il riconoscimento, esso deve seguire ed applicare le dieci norme specifiche stilate da UNICEF/OMS, in favore dell’allattamento al seno; in particolare, alcune di esse prevedono di non accettare campioni gratuiti o a buon mercato di surrogati al latte materno; di promuovere la formazione di tutto il personale e la sistemazione del bambino nella stessa stanza della madre 24 ore su 24 (detta “rooming-in”); e un’informazione corretta alle madri, per incoraggiarle ad allattare esclusivamente al seno, almeno per i primi sei mesi di vita del neonato.
Francesca Bruti


Traffico, traffico solo e sempre traffico...
Patrizia Labellarte


fotopatrizialabellarte2Fino a poco tempo fa, si diceva che Viterbo era una città tranquilla, con poco traffico, dove si poteva circolare con la propria macchina senza dover necessariamente perdere “il lume della ragione”.
Insomma niente a che vedere con il caos, le file chilometriche, i clacson che suonano ininterrottamente tipici delle grandi città.
Ho detto bene…fino a poco tempo fa, si, perché i tempi sono cambiati anche per Viterbo!
Giustamente volevamo tutti una città che si adeguasse agli stili di vita, ai ritmi frenetici delle metropoli, che migliorasse anche la qualità dei locali e delle diverse attività? Eccoci accontentati…o quasi..(beh, non lamentiamoci troppo)!!!
Nuovi negozi, nuovi locali?
Buon per noi…ma il traffico? Naturalmente impazza a tutte le ore, mentre la pazienza di noi automobilisti diminuisce sempre di più!
Ormai è diventato impossibile percorrere  via Garbini, la Tangenziale Ovest divenuti luoghi di centri commerciali per eccellenza.
Ingorghi, intasamenti, code, caos a più non posso e come, dunque, far fronte tempestivamente a questo problema?
Ma naturalmente attraverso l’intervento della Polizia municipale, che, invece di regolare e gestire nel miglior modo possibile il traffico, crea ancora di più il casino, al punto che ci si trova incastrati per dieci, quindici minuti (quando va bene), senza una via di fuga.
Altra analoga situazione è il centro e la disperata ricerca di posti auto che puntualmente per la grande affluenza vengono a mancare e…a-ri-via con l’ingorgo che non finisce più!
A ben vedere, non è solo un problema di traffico: smog e dunque aria irrespirabile, rumori, impossibilità a camminare, che per chi ci abita o ci lavora è un inferno quotidiano.
Di fronte a tale questione, l’amministrazione comunale, o meglio l’assessore al traffico Zucchi ha proposto la “rivoluzione del traffico”.
In che consiste? Dunque, varchi elettronici in centro, multe salatissime, maxi rotatorie ed “improvvisati” sensi unici come il recente apparso dal giorno alla notte presso la chiesa della Trinità, ed il prossimo in via Garbini fino all’incrocio con via Villanova. Praticamente, la fine del mondo per la viabilità cittadina, considerato, se pur per brevi tratti, il triplicarsi delle distanze !
Interventi drastici, qualcuno sostiene, necessari per snellire il traffico. Sarà?! E intanto le polemiche insorgono…
Cosa succederà?...staremo a vedere…
Patrizia Labellarte


Arriva la Provincia digitale
Patrizia Labellarte


Si chiama “Provincia Digitale” il progetto approvato dalla Regione per un totale di 331mila euro di finanziamenti mirati all’informatizzazione dell’attività amministrativa dell’ente di via Saffi. L’obiettivo secondo Angelo Cappelli, assessore alle Reti e ai sistemi informatici è rafforzare l’infrastruttura informatica e la potenzialità informativa della Provincia.
A beneficiarne saranno i cittadini che avranno la possibilità di vedere lo stato d’avanzamento delle rispettive pratiche e maggiori garanzie di efficacia ed efficienza.
Questa riorganizzazione telematica permetterà di semplificare e rendere più trasparente l’azione amministrativa, aumentare la qualità dei servizi per le imprese ed i cittadini, qualificare i dipendenti dell’ente, automatizzare il sistema informativo per rendere interattivi i servizi ed economizzare, infine, l’azione amministrativa. Anche gli altri enti beneficeranno di questa iniziativa che permetterà così, ai vari Comuni e alle varie Province di semplificare le attività ed i procedimenti amministrativi, nonché digitalizzare e riorganizzare le  proprie attività.
Da non sottovalutare poi, anche la trasparenza dei procedimenti amministrativi e una maggior informazione nei confronti dei cittadini per i quali la Provincia diventerà più vicina.
Patrizia Labellarte


Facchini e solidarietà
Francesca Bruti


Relativamente alle iniziative promosse dal Comune di Viterbo, il prossimo sabato 11 novembre si svolgerà al Palazzetto dello Sport di Viterbo una serata in onore del Sodalizio dei Facchini, che come ogni anno di questi tempi incontrerà i membri dell’AVIS e dell’ADMO. La manifestazione avrà inizio alle ore 21 con la proiezione del filmato dell’ultimo trasporto della Macchina di S. Rosa e, soprattutto, con la presentazione delle iniziative benefiche in cui anche quest’anno saranno coinvolti i Facchini, secondo il programma del progetto “Sodalizio e Solidarietà”. Quest’ultimo ha lo scopo di promuovere il finanziamento di alcuni progetti a favore delle associazioni provinciali di Avis ed Admo, in particolare la raccolta di fondi per la donazione ad esse di nuove apparecchiature elettromedicali. Sono vivamente invitati a partecipare alla serata tutti i piccoli Minifacchini e le rispettive famiglie e, naturalmente, tutta la cittadinanza, che potrà contribuire alla raccolta fondi attraverso libere donazioni.
Francesca Bruti


“Prodigi” a Palazzo Gentili
Francesca Bruti


La Provincia di Viterbo al passo con i tempi moderni… o meglio, con i tempi della rete digitale! Mi riferisco al nuovo progetto approvato dalla Regione Lazio denominato “PRODIGI”, acronimo delle parole “PROvincia DIGItale”, che mira alla riorganizzazione telematica degli uffici di Palazzo Gentili, sede della Provincia. In particolare, l’ente regionale ha messo a disposizione un totale di 331mila euro di finanziamenti, per migliorare i servizi informatizzati dell’attività amministrativa dell’ente provinciale. Attraverso le parole dell’Assessore alle Reti e ai Sistemi Informatici, Angelo Cappelli, si può percepire l’entusiasmo che anima gli addetti ai lavori per questo nuovo progetto, e capire meglio in cosa consiste: «In questo modo, rafforzeremo l’infrastruttura informatica, ma anche la potenzialità informativa della Provincia, perché i beneficiari finali dell’operazione saranno i cittadini, capaci di seguire in presa diretta e quindi monitorare l’iter dei servizi offerti dai vari uffici… Il prototipo di "Provincia Digitale" che andiamo a costruire ci consentirà di diventare un modello organizzativo per altri enti locali, siano essi Province o Comuni… A trovare giovamento da questa riorganizzazione telematica, oltre alle casse stesse dell’ente vista la riduzione dei costi così ottenuta, saranno tutti i cittadini che dovessero rivolgersi ai nostri uffici. Attraverso la possibilità di vedere lo stato d’avanzamento delle rispettive pratiche, i vari utenti avranno maggiori garanzie di efficacia ed efficienza».
Parlando di risultati concreti, tra le molteplici finalità di “PRODIGI” dovrebbero esserci la semplificazione e la razionalizzazione delle attività e dei procedimenti amministrativi della Provincia; la digitalizzazione e la riorganizzazione delle attività dell’ente; la formazione dei dipendenti, sia sui processi di semplificazione sia sul modello funzionale e tecnologico. Infine, il progetto dovrà essere attuato in 12 mesi, in modo da offrire una volta avviato la maggiore trasparenza possibile dei procedimenti amministrativi.
Per tutti i cittadini… buona navigazione!
Francesca Bruti


Calciopoli: processiamo i processi
Sanclaudio


CHE RAZZA DI GIUDICI! - Nel calcio si sono verificate delle cose che non dovevano verificarsi. Siccome queste cose andavano ad influire sulla correttezza delle  gare e dei relativi risultati si è intervenuti e, naturalmente, tutto è andato a finire in mano ai giudici. Riflettiamo un attimo: i fatti oggetto di giudizio erano gli stessi. Le leggi da applicare a quei fatti erano le stesse.
Ciò premesso dobbiamo prendere atto che, per giudicare le stesse cose ed applicando le stesse leggi, i giudici inquirenti hanno chiesto l’ergastolo, i giudici giudicanti hanno concesso i triumphalia. Può sembrare impossibile, ma è così.
Tra accusa e sentenza, come da copione, ci si sono messi, si fa per dire, perché la loro presenza è necessaria, gli avvocati difensori. Gli avvocati però hanno il peso che hanno, perché, come afferma l’avvocato Azzeccagarbugli, loro illustre antenato, conquistassimo e multis artis praeditus, agli avvocati tocca travisare la verità; come dire che la menzogna e tutti i suoi parenti ed affini hanno piena cittadinanza nelle aule di giustizia, e, purtroppo, anche tutela.
Prima che a qualcuno possa sorgere qualche dubbio è opportuno precisare che ci stiamo riferendo ai vari processi del calcio spettacolo, processi che ci vengono rappresentati a mo’ di tetralogia.
Tuttavia, riflettendoci sopra un poco, bisogna riconoscere che questi giudici, in fondo, hanno avuto un bel coraggio: hanno fatto capire, cogliendo l’occasione di un processo seguito più o meno da tutti, che anche nelle aule di giustizia il denaro è elevato a concetto morale.

LA COSA E’ GRAVE – Ritornando ai giudici del processo a Calciopoli dobbiamo dire che la cosa è più grave di quanto si pensi, e ci meravigliamo che nessuno di quanti hanno mosso delle osservazioni l’abbia fatto rilevare.
Nel processo di Calciopoli ad amministrare la giustizia, questa volta, c’erano dei professori e degli avvocati, e non dei magistrati. Professori ed avvocati che appena si sono vestiti da giudici sono diventati come i giudici, anzi peggio, perché dei giudici hanno assimilato i difetti senza assimilarne i pregi. Il fatto preoccupa perché un professore è chiamato ad educare ed istruire i ragazzi, e, se tanto ci dà tanto, cominciamo a nutrire seri e fondati dubbi in merito.
In quanto agli avvocati ci sembra che più che ad vocati siano stati a vocati, cioè più che chiamati ad esprimersi su qualcosa siano stati chiamati a non esprimersi sulla stessa.

UNA PROPOSTA BUFFA DA PRENDERE SUL SERIO -
  Perché, ci chiediamo, visto come sono andate le cose, non hanno affidato i vari processi di Calciopoli a Renzo Arbore, a Michele Mirabella ed a Lino Banfi?
Ricordate la trasmissione “Indietro Tutta”, in cui si cantava “Che ne parliamo a fa’…” nella quale Renzo Arbore faceva da giudice tra chitarre e mandolini e Michele Mirabella e Lino Banfi vestivano i panni l’uno di un principe del foro l’altro di un avvocaticchio, Passalacqua mi sembra si chiamasse, assistiti entrambi da un paio di praticanti, che rispecchiavano i rispettivi lignaggi.
Sarebbe stata ugualmente una buffonata, ma a pieno titolo, ed in più ci si sarebbe divertiti.

CALCIOPOLI –
Considerazioni e riflessioni: animo ragazzi, il peggio deve ancora venire!
Sanclaudio


“Forigrotta” a Napoli
Pantaleo Spagna


Oggi siamo soliti vedere l’immagine della città di Napoli non proprio consona alla sua bellezza, con la camorra che ancora perversa nei quartieri.
La spazzatura impera ovunque, cassonetti colmi con a fianco cumuli di sacchi di immondizia, l’aria è ammorbata da miasmi puzzolenti e maleodoranti, con tanto pericolo per la salute degli abitanti
Una volta, tanti anni fa, Napoli era diversa: si poteva dire: “vedi Napoli e poi mori”. Napoli era piena di profumi, di luci, di canti, di scorci e visioni meravigliose. Erano i tempi della mia fanciullezza nella quale ero solito soggiornare a Bagnoli (allora Comune, oggi quartiere di Napoli) e sono rimaste nei miei ricordi le visioni di quella città e in particolare la festa di Piedigrotta.
Tale festa accomunava in un sol palpito i Napoletani desiderosi di viverla, di goderla e di ubriacarsi di luci e di frastuoni. La tradizione voleva  solennizzare con canti di gioia, con sfarzose luminarie, la  folla immensa che si recava al Santuario di Maria Santissima, ai piedi della galleria scavata attraverso la collina di Posillipo, santuario detto appunto di Piedigrotta. Una volta usciti dal tempio i Napoletani volevano solennizzare la festa fino all’alba, paganamente gioire, godere, divertirsi, desiderosi di viverla, di ubriacarsi di luci, di frastuoni.
Ricordo mio nonno Giovanni il quale, a proposito della festa di Piedigrotta, mi narrava una bella favola che i vecchi erano soliti raccontare ai giovani:
“Pagana era alle sue origini, la festa di Piedigrotta. Essa a suo tempo si faceva in onore di Partenope, casta dea nata dalla spuma del mare e generata dal sole.
Al tempo dei greci , ogni anno in estate , si festeggiava questa Dea protettrice della città. Donne e fanciulle seminude , con le chiome al vento  e con le fiaccole di resina nelle mani, facevano a gara a chi giungeva prima al tempio di Partenope che sorgeva sul colle di Posillipo. Erano seguite da suonatori di lire, nonché da donne, con ceste colme di bionde spighe miste a rossi papaveri ed a fiori azzurrini. Nel tempio alcune sacerdotesse, vestite di bianchi veli attendevano per ricevere tali doni. Poi avevano inizio suoni e canti melodiosi, carezzevoli echi delle melodie eoliche a cui pareva rispondesse il sussurro delle onde del mare. All’alba in preda alla stanchezza, i convenuti ritornavano alle loro case.”
Fin qui la leggenda, di nonno Giovanni.
Per la cronaca: a Napoli ai piedi della galleria, si trova il Santuario di Maria Santissima. Verso il 1200, fu costruita una piccola chiesa con annesso un ospedale, con il contributo suor Maria di Durazzo e con le elemosine, elargite dai Napoletani, a Pietro l’eremita.
Intorno a questo tempio, una leggenda cristiana tessè un ricamo delizioso; fece apparire la Vergine ad un frate che si recava a Pozzuoli per i bagni minerali imponendogli di costruire in quel sito l’edificazione di un tempio. La chiesa sorse e sorse anche l’ospedale. Un abate la resse sino al 1276, poi man mano venne abbandonata per mancanza di mezzi.
Nel 1396, fu riaperta al culto per opera dei Canonici ed affidata ad un prete: il nobile Lancellati, che la tenne sino al 1453. In questo tempio, si accorreva, fin dalla reggenza vicereale, con grande devozione.
I vicerè con le loro auguste famiglie, con i dignitari di corte seguiti da grande stuolo di popolo, la mattina dell’8 Settembre, si recarono presso la sacra immagine del tempio.
Queste gita si ripetette fino all’avvento al trono di Napoli e Sicilia di re Carlo III di Borbone. Carlo III non solo imitò l’esempio dei suoi predecessori, ma aggiunse alla festa religiosa la parata militare per ricordare la vittoria riportata a Velletri, contro Carlo IV di Germania, dalle armi napoletane e spagnole, il 9 Agosto del 1774.
Egli fece voto solenne per sé ed i suoi successori di visitare il Santuario ogni anno alla testa del suo esercito.
Da allora, l’8 Settembre di ogni anno il Santuario della SS. Vergine Maria, a Piedigrotta, è meta di solenni festività religiose per i Napoletani
Pantaleo Spagna


Viterbium 100 anni
Mauro Galeotti

Quest'anno sono ben 100 anni che le Distillerie Viterbium vivono, era infatti, il 1906 quando, dirette da Bizzarri & C., avevano sede in Via san Lorenzo 6/a, poi si trasferirono in Viale Trento 1.
Avevano ricevuto numerosi riconoscimenti:  la medaglia d’oro alla 1ª Mostra regionale di Roma nel 1923; il diploma  di Gran premio alla IX Fiera internazionale di Tripoli; la medaglia d'oro alla X e XI Fiera internazionale di Tripoli e medaglia d'oro alla Fiera internazionale del Levante.
Tra i liquori prodotti erano: Cordial Viterbium, Vecchia Strega, Gran Vigor, Cognac, Vermouth, Sportman Caffè, China ferruginosa.
Proprio quest'ultima ebbe un riconoscimento nel 1930.
Il 4 Luglio di quell'anno, infatti, il dottor Armando Bussi, direttore delle Terme di Viterbo e docente di Patologia speciale medica alla Regia Università di Roma, affermava che "la China Ferruginosa Viterbium... a base di acqua ferruginosa naturale e di China calysaia purissima... trova le sue indicazioni migliori nelle varie forme di clorosi ed anemia aumentando l'emoglobina e il numero degli eritrociti del sangue...".
Negli anni '30, veniva imbottigliato il Vino Defuk, era venduto in graziosi fiaschetti impagliati, e proprio un listino del 1930 avvertiva: "Guardatevi dalle contraffazioni, esigete sempre i fiaschetti che portano legata la pergamena colla storia del prodotto. Sul collo del fiaschetto e sulla pergamena vi deve essere sempre il marchio cantine Viterbium Bizzarri e C. Viterbo".
Nella metà degli anni '30, le Distillerie Viterbium producevano anche le caramelle realizzate con appositi macchinari, tra cui grandi contenitori per lo scioglimento e la cottura dello zucchero, aromatizzato con sostanze naturali.
In una pubblicità del 1938 si legge: Produttrice di liquori di gran lusso, creme, rosoli, liquori di correzione, vini speciali e spumanti, vermut, caramelle di ogni tipo.
La distilleria conserva ancora oggi un cimelio, un alambicco che risale ai primi del 1900.
Ultime produttrici delle famosissime Carote di Viterbo sono state le Distillerie Viterbium, verso gli anni ‘80. Fra i nomi famosi che hanno gustato le nostre Carote sono Giuseppe Garibaldi, i Savoia, re Umberto in esilio in Portogallo e Benito Mussolini.
La preparazione delle carote consisteva nel tagliare le stesse, dopo averle fatte bollire in una pentola, a fettucce in senso longitudinale.
Dovevano essere né troppo cotte, né troppo crude, poi venivano seccate e immerse in una salsa agrodolce, formata da aceto nero forte e zucchero. L’utilizzo poteva essere fatto solo trascorsi almeno quindici giorni.
Ovviamente chi voleva poteva personalizzare il gusto unendovi: cannella, chiodi di garofano, noce moscata e a piacere anche cioccolata, pinoli, uvetta, semi di anice e canditi di limone o di arancio.
Le carote venivano gustate accompagnate al bollito sia di carne che di pesce.
Oggi le Distillerie Viterbium, magistralmente guidate e dirette da vari anni dal gradevole e affabile Mengo Cianchelli, si trovano ancora in Viale Trento, al n° 8, e un elegantissimo negozio apre le porte agli amanti del buon bere, su Via Garbini n° 1/a.
Quest'ultimo è una delle più rinomate enoteche della città, con centinaia e centinaia di bottiglie di vini, spumanti, champagne, cognac, whisky e liquori vari, tutti di numerose e rinomate marche, tutti a disposizione degli amanti del prelibato nettare, amato da Bacco.
Un augurio all’amico Mengo per altri felici e proficui... 100 anni!!!
Mauro Galeotti


Bravo Comune di Viterbo!
Simone Galeotti


Galeotti Simone SplinderE' stato asfaltato il tratto finale della Strada Palanzana, quello che raggiunge l'Eremo di sant'Antonio.
La strada era piena zeppa di buche, era pericolosa per le auto e specialmente per chi la percorreva con il ciclomotore.
Del pericolo lo avevamo scritto tempo fa.
Ebbene l'Amministrazione comunale ha accolto la nostra richiesta e ha asfaltato quel tratto di carreggiata.
Ciò consentirà ai frequentatori della verde e storica Palanzana, siano loro in auto, in moto o in bici, di approssimarsi alle sue pendici senza scossoni e rischi.
Bravo al Comune di Viterbo!
Quanno ce vo’, ce vo’.
Simone Galeotti


Celleno
Riccardo Manca


Manca Riccardo SplinderL’antico centro, ormai disabitato, si trova in cima alla collina, un po’ distante dalla  Celleno nuova. Si compone per lo più di piccole case in tufo rosso, prive di intonaco ed in gran parte diroccate, perché abbandonate dopo i disastrosi terremoti che distrussero il centro abitato.
Inoltre, data la sua conformazione morfologica, è vittima di una lenta, ma inesorabile erosione che, provocando un cedimento della rupe, aggredisce senza pietà le pendici del vecchio abitato.
I primi insediamenti di cui si ha notizia risalgono al XIII secolo a.C. ma, probabilmente, la zona fu abitata già nel Neolitico, come dimostra il ritrovamento di armi in pietra risalenti a quel periodo.
Situato in posizione strategica, sulla strada per Viterbo, fece gola ai Romani che se ne impadronirono nel 264 a.C., cacciando gli Etruschi.
Confermata da Dionisio di Alicarnasso, vuole Celleno edificata da Italo, discendente di Enotro, in memoria della figlia Cilenia, prima della guerra di Troia. Storicamente fu castello di Viterbo, seppure con Statuto autonomo e Comune seguendone le vicende.
Nel 1316 è assaltato e depredato dalle truppe Orvietane, condotte dal temibile Poncello Orsini. Intorno al 1329 Celleno passa agli Orvietani: tornò a Viterbo nel 1932 a garanzia degli impegni di fedeltà assunti da orvieto nei confronti della Santa Sede. Fu feudo della famiglia viterbese degli Alessandri, quindi assegnato da Bonifacio IX (1396) in vicariato perpetuo a Silvestro Gatti, mediante il pagamento di un censo annuo di una libra d'argento lavorato, i Gatti lo tennero  per cento anni.
Successivamente il pontefice Alessandro VI lo volle assegnare al cardinale Antonio Morton di Santa Anastasia, incontrò l’energico rifiuto di Giovanni Gatti, il quale venne ucciso. Estinta la famiglia Gatti, dopo alternate vicende, nel 1527 fu dato da Clemente VIII al cardinale Franciotto Orsini e rimase di tale famiglia sino al 1580, in cui venne assorbito dalla Camera apostolica.
Riccardo Manca


Baccaionate
Baccaione


BERTINOTTI –
  Dice Bertinotti: “Mi piacerebbe ci fosse una dittatura di Rifondazione Comunista, ma, con tutta evidenza non è così”. Sorvolando su ogni altra considerazione ci permetta di dirLe, signor Presidente della Camera dei deputati,  che anche a molti altri piacerebbe, ma con Lei all’opposizione.
E se il regime che  c’è ora non gli piace, perché non si dimette dalla Sua carica e, per fare le cose proprio a puntino, non va a vivere dove quella dittatura esiste, magari stando all’opposizione?

GENTILONI – Leggo su un quotidiano a tiratura nazionale che il ministro Paolo Gentiloni ha soggiornato a Venezia, nella qualità di ministro delle telecomunicazioni, in una suite del Grand Hotel Luca Baglioni al modico prezzo di 1.100 euro a notte.
Va da sé che il ministro non ha soggiornato da solo.
Ma Prodi non ha detto che bisogna diminuire le spese?
Visto che il soggiorno è avvenuto in occasione del Prix Italia, consolidata rassegna internazionale di programmi televisivi, avrebbe potuto farsi ospitare da Claudio Baglioni.
Il nome sarebbe rimasto, ma il risparmio sarebbe stato notevole.
E’ inutile: siamo tutti uguali, tranne noi. Questo è il verbo di chi comanda, soprattutto se non ha radici democratiche.

SENTI SENTI - A proposito di radici democratiche, leggo sulla stampa nazionale che Giorgio Bocca, giornalista che va per la maggiore, paladino della libertà di stampa e di espressione, manifestando il proprio pensiero sul libro di Giampaolo Pansa “La grande bugia” ha affermato che “…ci vuole una legge per proibire quel libro…”.
Ha parlato la Bocca della verità.
Bocca farebbe bene a riflettere prima di parlare, ed a riflettere, prima di tutto, con se stesso e su se stesso.

NAPOLITANO E SCALFARO – Sempre a proposito di riflessioni dobbiamo prendere atto che il presidente Napolitano si è preso più tempo per riflettere di quanto se ne sia preso il presidente Scalfaro. Scalfaro, infatti, per accorgersi che non era il caso di mandare l’avviso di garanzia a Berlusconi, mentre era occupato, in Spagna, con i colleghi del G7, ha impiegato quattro anni. Napolitano, per accorgersi che l’Unione Sovietica nel 1956 commise un sopruso invadendo l’Ungheria, ne ha impiegati cinquanta.
Non si può non constatare che il tempo per riflettere è stato maggiore.

EVENTI, FESTE E RIFLESSIONI – A Roma, tra una festa e l’altra, e successa una disgrazia: un convoglio della metropolitana ha tamponato un altro convoglio, fermo ad una stazione, provocando la morte di una giovane donna ed il ferimento di decine e decine di persone. Avvenuta la disgrazia, tutti a piangere sul latte versato, sindaco Veltroni in testa.
Pur riconoscendo la immediatezza e la validità dei soccorsi, siamo convinti che se il sindaco Veltroni, tutto preso dalle varie “villicolae festinationes”, si dedicasse con lo stesso impegno anche ad altri eventi meno mondani, altrettanto culturali, ma meno appariscenti, queste cose potrebbero essere evitate. Si ha l’idea che dietro queste  affrettate manifestazioni festaiole ci sia il caos. Trilussa, romano de Roma, ingegno fine e sottile, profondo conoscitore di Roma, dei Romani e degli uomini, scrisse una poesia intitolata : “L’Idolo”.
L’Idolo disse: - Io penso / che in tutte quele nuvole d’incenso / c’è una prova d’amore e de fiducia;/ ma in quanti casi, l’Omo che l’abbrucia, / m’affumica l’artare / pe’ nun famme vedé le cose chiare!

L’ITALIA DI MEZZO –
Follini, abbandonata l’UDC, ha fondato un altro partito chiamandolo: “L’Italia di mezzo”.
Se ne deduce che Follini si considera il mezzo d’Italia o dell’Italia. Ma mezzo può significare sia metà, sia strumento.
Quale dei due significati? Ai posteri l’ardua sentenza.

CERTEZZA DEL DIRITTO -
Violenta tredicenne ed ottiene gli arresti domiciliari. Il violentatore deve stare, cioè, chiuso in casa.
Mi sorge un dubbio: chiuso in casa o in una casa chiusa. E deve stare nella casa, chiusa, con la tredicenne o senza?
Ragazzo sedicenne uccide il rivale in amore e ne ferisce un altro, che morirà alcuni giorni dopo, ed è libero.
Battute a parte, queste leggi sono tutt’altro che chiare, mentre chiare dovrebbero essere. Si capisce, poi, il perché siano così poco chiare quando si viene a sapere che sono fatte anche da “impasticcati”.
Non lamentiamoci, poi, della magistratura, accusandola di fare politica. La magistratura, deve essere messa in condizioni di applicare leggi chiare ed inequivocabili, soprattutto quando sono a tutela dei deboli, e non deve essere messa, come spesso e volentieri accade, di fronte a norme di diritto singolare che si prestano e non si prestano a mille interpretazioni, fatte premeditatamente su misura. Vogliamo poi credere che la legge è uguale per tutti? Aridatece Giustiniano!!!
Baccaione


Per non dimenticare
Bruno Matteacci

Per onorare, sempre più, la memoria dei santi Valentino e Ilario e in ricordo dell'amatissimo don Armando Marini che volle, fortissimamente, l’istituzione dell'itinerario del Cammino di Fede; il 4 novembre scorso si è tenuta la Via Crucis lungo il predetto percorso.
Alla funzione religiosa, presieduta da don Bruno Marini, oltre altri iscritti dell’Associazione don Armando Marini, erano presenti molti Viterbesi che hanno assistito, poi, alla celebrazione della Santa Messa sul luogo del martirio.
Poche parole sono sufficienti per ricordare i due grandi Martiri ed un grande Sacerdote, come don Armando.
Bruno Matteacci

postato da: Spvit | 17:05 |