|
|
giovedì, agosto 31, 2006 Domenica 24 Settembre
Domenica 8 Ottobre Domenica 5 Novembre 2006 MERCATINO DELL’ANTIQUARIATO DEL CENTRO COMMERCIALE "TUSCIA" SUL PARCHEGGIO ESTERNO DEL CENTRO COMMERCIALE TUSCIA resteranno aperti i 42 negozi e l'IPERCOOP per prenotazioni telefonare al 3393337869 (Mauro) 30 Agosto 2006
Anno XVI n° 16 Un’operazione dolorosa, ma necessaria Le mura in luce Mauro Galeotti Non ci vuole molto e nemmeno si corre il rischio di non essere capiti se si afferma che abbattere un albero fa male al cuore.Lo fa eccome, ma se il fine è quello di mettere in luce un tratto di mura della città nascoste dalla folta vegetazione, come è avvenuto nel tratto in Via del Pilastro, allora come già ho scritto qualche giorno fa, il sacrificio mi sembra giustificato. Giustificato anche dal fatto che altri alberi saranno piantati sul marciapiede opposto di Via Capocci. Sì, mi sto riferendo alla messa in luce delle mura castellane che vanno da Porta san Marco a Porta della Verità. Finalmente si possono ammirare in tutto il loro splendore torri e cortine. Si può ammirare lo stemma del Tavernini, che un occhio attento può vedere murato sui merli. Si può vedere una vecchia conduttura d’acqua. Si può vedere una piccola croce in peperino con la scritta: Alla memoria di Jaromir Czernin, qui caduto il 12/7/1921. Jaromir fu ucciso quando aveva appena quindici anni mentre coi fratelli percorreva la Strada di Circonvallazione, sull’auto guidata dalla madre. L’auto fu colpita dalle fucilate di uomini armati appostati lungo la strada. Si può vedere il bianco grande Crocifisso, qui posto nel Marzo 1950 in sostituzione dell’altro distrutto dai bombardamenti. Sulla base in peperino è scolpito Missione anno 1936 - 1987. Si può vedere ciò che resta delle fondamenta del Palazzo di Federico II, distrutto dal cardinale Raniero Capocci. E purtroppo si può vedere anche la staccionata che conduce al Monastero di santa Rosa tutta rotta e sgangherata. Rifarla in ferro non sarebbe proprio male!!! Ora attendo il rifacimento del marciapiede, la valorizzazione dei ruderi del Palazzo di Federico e una adeguata illuminazione di tutto il tratto di mura. Mauro Galeotti Ha torto Napolitano Claudio Santella Caro presidente, con tutto il rispetto, non possiamo condividere.Nel nostro precedente numero del 2 agosto 2006, nell’articolo “Ha ragione Napolitano” abbiamo sostenuto positivamente il comportamento del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nei confronti dell’attuale governo per quanto riguarda il modo di quest’ultimo di porre la fiducia ogni qualvolta ha paura di non raggiungere i voti necessari per l’approvazione di questo o di quell’argomento oggetto di discussione. Abbiamo detto che così facendo il Governo si sostituiva al Parlamento in una forma non consentita e lo esautorava, di fatto, da quelli che sono i suoi compiti istituzionali. Del presidente della Repubblica abbiamo condiviso le idee ed il modo di manifestarle. Nonostante i richiami espliciti del presidente della Repubblica Napolitano, il presidente del Consiglio Prodi ha continuato imperterrito nel suo riprovevole, disapprovato e criticato modo di agire. Il modo di agire di Prodi c’è sembrato una sfida. Ci aspettavamo qualcosa di più dal presidente Napolitano. Il presidente della Repubblica, invece, anziché confermare quanto precedentemente espresso, affermava di non poter intervenire. Non siamo d’accordo, questa volta, con il presidente Napolitano. Non siamo d’accordo per più di un motivo. Napolitano poteva intervenire ed in più modi, non ultimo quello di inviare un messaggio alle camere. Il mancato intervento di Napolitano non dà fondamento alle sue stesse precedenti affermazioni. Il mancato intervento di Napolitano ha fatto sorgere più di un dubbio in merito ai suoi rapporti con Prodi. Il mancato intervento di Napolitano ha rafforzato, di fatto, la posizione del presidente del Consiglio. Ci sono subito venute in mente le parole di un uomo grande, immenso, sovrumano: “Non abbiate paura…” E’ vero che Giovanni Paolo II invitava a spalancare le porte a Cristo, ma è vero, altresì, che le sue parole avevano ed hanno anche un senso figurato, non erano rivolte soltanto ai cristiani ed ai cattolici, perché il loro valore era ed è universale: un valore che non faceva e non fa differenza di razza, di sesso, di religione, di opinioni politiche e, soprattutto, non faceva e non fa differenza di interessi. Pazienza. Non si può pretendere che tutti i grandi abbiano la stessa grandezza. Naturalmente possiamo sbagliarci. Non abbiamo la pretesa di essere tenutari della verità. Non ci passa nemmeno per la testa. Questa però è la nostra opinione: se qualcuno ne ha una migliore o ci dimostra che sbagliamo ben venga. Grazie fin da ora. Claudio Santella AAA: Parcheggio cercasi Patrizia Labellarte Ansia da parcheggio? Il posto che hai appena avvistato ti è stato rubato sotto gli occhi? E tu, giustamente ti arrabbi?!… come dice la canzone: “ci vuole calma e sangue freddo” e presto tutto si risolverà! Eh, sì,perché stanno arrivando i rinforzi e presto tutto ciò non ti stresserà più! In fatto di parcheggi, c’è chi ci pensa, ed ha deciso finalmente di agire e risolvere questo problema. La giunta regionale presieduta da Piero Marrazzo, ha approvato su proposta dell’assessore ai trasporti Fabio Ciani, una deliberazione che permette attraverso specifici criteri di ripartire contributi regionali destinati ai Comuni per la realizzazione di parcheggi urbani. È un finanziamento previsto dalla legge n° 4 del 28 aprile che mira a facilitare e favorire la mobilità sul territorio. La norma prevede contributi per 25 milioni di euro in tre anni per i comuni del Lazio che hanno presentato regolari richieste di finanziamento di progetti. La realizzazione di parcheggi urbani - sostiene Marrazzo - è un’iniziativa importante per la fluidificazione dei flussi di traffico automobilistici e per la valorizzazione di aree culturali, artistiche e commerciali, strettamente pedonali. Il contributo assegnato ai Comuni sarà del 70% dell’importo complessivo dei lavori per i comuni con popolazioni superiore ai 5.000 abitanti, mentre invece coprirà il 100% dei costi per quelli con meno di 5000 abitanti. Allora, Viterbese non ti rimane altro che essere fiducioso ed aspettare… e se il problema non si risolverà?!... c’è sempre come alternativa una bella camminata che peraltro… non fa mai male! Patrizia Labellarte Topi giganti per le vie del centro! Francesca Bruti Durante il periodo estivo, la sera è il momento giusto per poter fare passeggiate a piedi per le vie del Centro della città; in particolare, in questa seconda metà di Agosto, in cui Viterbo è affollata più che mai, grazie all’avvicinarsi delle festività di Santa Rosa. Ma provate a passare per le vie secondarie, presso il quartiere di San Pellegrino, o per le vie che si intersecano con il Corso, tipo via Macel Gattesco e via della Rimessa… troverete degli amici ad aspettarvi! Grandi e grassi topi che scorrazzano lungo le strade! Per carità, io sono amante degli animali. Ma non credo che gli abitanti ed i commercianti del quartiere siano così tanto contenti di avere questo genere di compagnia vicino le loro case; dal momento che quasi ogni sera devono scendere con scope e bastoni per allontanare questi simpatici topolini… ed esistono testimonianze al riguardo. Dunque, farei un appello all’Amministrazione comunale, perché provveda a risolvere questo “piccolo” inconveniente di quartiere, magari con una bella disinfestazione; anche perché ci si augura che Viterbo sarà raggiunta da molti turisti nei prossimi giorni, e non sarebbe il caso di accoglierli con tali animaletti. Francesca Bruti Se ne fregano tutti... Agnese Galeotti Qualche numero fa scrivemmo su questo quindicinale, del Casaletto del Padre Eterno, a Viterbo, in Via della Capretta, dove l’immagine di Nostro Signore, è immersa nell’immondizia, nello sterco, nella sporcizia e chi ne ha più ne metta!! Il Casaletto, per chi volesse saperlo, non è dell’altro ieri, ma risale al XVI secolo e presenta graffiti sulla facciata, assai rari a Viterbo.Sono passati diversi giorni oramai da quell’articolo, ma niente e nessuno si è fatto vivo per risolvere il problema. Quanto ci vorrà mai di tempo e di soldi per sistemare e ripulire un casaletto più piccolo di un monolocale? Eppure l’inquilino è un signor anzi un Signor inquilino!! Ma niente… a nessuno ha interessato questa situazione. Quindi, per la seconda volta, con questo articolo, cerco di catturare l’attenzione di chi ha il dovere di fare qualcosa e si adoperi per donare al Padre Eterno un alloggio degno di un Re…dei Cieli! Inoltre, un intervento immediato per la conservazione dei graffiti e della struttura nel suo insieme, consentirebbe di non perdere la memoria di uno dei pochissimi esempi di costruzione religiosa a protezione del “viandante”. Agnese Galeotti Santa Rosa 1899 Riccardo Manca Il 1899 fu l’ultimo anno dell’appalto per la costruzione della Macchina di Santa Rosa a Paolo Papini, sostituito due anni prima dal figlio Virgilio. Il modello del “Campanile che cammina”, nel trasporto del 1899, incontrò alcune difficoltà lungo il percorso. Alla mossa di San Sisto, si staccò il capolino. La Macchina di Santa Rosa, ideata da Virgilio Papini, venne adagiata sui cavalletti; dopo un’affrettata sistemazione, il “Campanile che cammina” ripartì. In Piazza del Plebiscito, per cause non accertate, i capelli di Santa Rosa andarono in fiamme. Il disastro venne scongiurato dall’abilità di un pompiere il quale, vista l’altezza della Macchina, raggiunse la cima gettando a terra la statuina avvolta dal fuoco. Il Campanile che cammina così, concluse il percorso mutilato della statua. Lo stesso modello venne ripetuto negli anni 1900 – 1904 e prorogato fino al 1909.Proprio nel 1900, più precisamente il 13 Settembre, venne spedita da Soriano nel Cimino una cartolina, che ho acquistato recentemente ad un mercatino d’antiquariato, raffigurante il modello della Macchina di Santa Rosa ideato da Virgilio Papini nel 1899. La cartolina venne edita da Leandro Merendi di Viterbo. Sul fronte della stessa è la dicitura in inchiostro rosso: “Viterbo / Grandiosa Macchina Trionfale di / S.Rosa di Viterbo / (ideata ed eseguita dal pittore Virgilio Papini)”. E’ una cartolina antica ed unica per quei timbri postali e quel francobollo da dieci centesimi sul retro. Unica soprattutto per le sensazioni che un turista, scrivendole in ogni centimetro della cartolina, ha voluto trasmettere ad una persona che non ha mai assistito al trasporto della Macchina di Santa Rosa. Un testo originale, che merita di essere pubblicato. Eccolo: “Gentilissima non ho più avuto risposta alle sue ultime ore da Soriano. Come mai? Non è forse in collera? Come vede le invio la riproduzione della ‘Macchina di Santa Rosa’, che nella notte del 3 Settembre, sulle spalle di 70 uomini è portata di corsa lungo le vie della città. E’ una processione originalissima e la festa stessa è antichissima. Meriterebbe di essere vista, almeno una volta. Io, appena la pioggia lo permette, faccio delle gite sui monti e nei paesi vicini. Sono stato ad Orte, che manca di cartoline. Saluti affettuosi, Carlo.” Davvero singolare la descrizione del trasporto della Macchina di Santa Rosa. La cartolina in questione, spedita alla “Gent.ma Sig.na Viola Cattaneo”, è in ottime condizioni. Riccardo Manca La Minimacchina del Centro storico compie 40 anni Francesca Bruti 40 anni? Per tutte le persone questa potrebbe rappresentare un’età importante; un periodo in cui, giunti a metà del proprio percorso di vita, si volta lo sguardo al passato facendo un bilancio di tutto ciò che di positivo e di negativo si è riusciti a realizzare fino a quel momento.Per tutti i componenti del Comitato Centro Storico di Viterbo quello di quest’anno è il trasporto che potrebbe offrire l’occasione per compiere questo bilancio. Nato ufficialmente nel 1980, grazie alla presenza sempre più numerosa di persone che intendono collaborare all’organizzazione del trasporto della Mini Macchina, il Comitato Centro Storico ha sempre avuto come obiettivo principale la promozione e l’organizzazione di attività di carattere sociale e culturale, in particolare rivolte al coinvolgimento degli adolescenti e al mantenimento delle tradizioni viterbesi. Fin dal lontano 1966, quando un gruppo di giovani della parrocchia di San Giovanni decise di “imitare i grandi” nel creare una propria Mini Macchina di Santa Rosa, che potesse rendere protagonisti i bambini del quartiere e far loro sentire le stesse emozioni della Macchina grande. Nonostante una pausa del trasporto di due anni tra il ’75 e il ’76, voluta a causa della sempre più numerosa presenza di Mini Macchine di altri quartieri, la storica Mini Macchina del Centro Storico ha ripreso il suo trasporto ininterrottamente dal 1977, diventando in questi ultimi anni uno degli appuntamenti più importanti delle festività dedicate a Santa Rosa, grazie soprattutto al coinvolgimento dell’intera cittadinanza che ad ogni appuntamento annuale si ritrova ad applaudire i suoi infaticabili bambini. Molti di loro sono cresciuti, riuscendo negli anni a realizzare il sogno “più grande” di diventare Facchini della Macchina di S. Rosa; altri sono gli stessi che oggi fanno parte del Comitato Centro Storico e che, Facchini anche loro, sono entrati ad affiancare i “vecchi” componenti del Comitato, gli stessi che da piccoli correvano per le strade del centro con sulle spalle una rudimentale Macchinetta. Come le generazioni di persone che hanno contribuito alla realizzazione dei trasporti si sono susseguite negli anni, affrontando insieme gioie e dispiaceri, così le varie Mini Macchine sono cambiate con regolarità ogni triennio, dimostrando di sapersi rinnovare ogni volta. Infatti, proprio in occasione del 40° compleanno, il 1° Settembre una nuova Mini Macchina sfilerà per le vie del quartiere, denominata “Slancio di Fede”, e ci accompagnerà fino al 2008. Inoltre, quest’anno altre nuove iniziative sono state realizzate: innanzitutto, il Comitato ha organizzato un concorso dal titolo “Sensazioni ed Emozioni”, riservato ai Mini Facchini, per l’assegnazione di due borse di studio, in modo da premiare i lavori che più degli altri esprimano le sensazioni e le emozioni che solamente i piccoli facchini vivono nella giornata del trasporto. Il concorso è diviso in due parti: sezione letteraria: Borsa di studio “Giovanni Lombardo”, con l’elaborazione di un testo scritto; sezione grafica: Borsa di studio “Gino Feliziani”, con l’elaborazione grafica, foto, filmati e disegni. I lavori sono esposti dalla serata del 29 Agosto, presso la Chiesa di San Giovanni, ed i vincitori saranno proclamati il 1° Settembre, prima della partenza della Mini Macchina. La stessa sera del 29, piazza Dante diventa anche teatro di un’animata e “gustosa” iniziativa: la Cena Medievale organizzata dal Comitato, con la collaborazione del Gruppo Parrocchiale di San Giovanni e dei componenti del Gruppo Sbandieratrici Città di Viterbo e Gruppo Storico Musicale, che come ogni anno accompagneranno il trasporto della Mini Macchina e animeranno il pomeriggio del 3 Settembre. Il gruppo delle Sbandieratrici sarà protagonista anche della serata del 2 Settembre, durante la quale all’interno della cornice di Piazza San Lorenzo ci sarà la Rievocazione Storica dell’assedio alla città di Viterbo, denominata “La Contesa. 10 Novembre 1243”; la rappresentazione sarà animata anche da canzoni e momenti di danza. Partecipando a tutte le iniziative organizzate, aspettiamo di vivere le emozioni che i Mini Facchini e questo 40° trasporto anche quest’anno ci regaleranno la sera del 1° Settembre, per poi darci appuntamento la sera del trasporto della grande Macchina, carichi di tali emozioni. Francesca Bruti Renzo Trappolini e Pipolo Patrizia Labellarte L’assessore alla cultura Renzo Trappolini ha ideato un premio nazionale intitolato a Giuseppe Moccia, in arte Pipolo, dedicato a sceneggiatori e registi della commedia. Si tratta di onorare in forma istituzionale la memoria di questo grande artista, nonché cittadino viterbese, che attraverso la sua arte di sceneggiatore e regista ha a sua volta reso onore a tutta la Tuscia. Nello specifico, si vorrebbe realizzare un premio nazionale che vedrebbe la collaborazione, al fine di istituirlo, di Comune e Provincia, affiancando ad esso un progetto per la rivisitazione ogni anno di film che sono stati ambientati nella Tuscia. Questo per conoscere e far conoscere, attraverso la partecipazioni ad appositi meeting di attori, scenografi, registi e produttori, motivazioni, ricordi, aneddoti legati alla loro esperienza professionale nella nostra terra. Patrizia Labellarte Mi scrive monsignor Salvatore Del Ciuco A proposito del Casaletto del Padre Eterno Lettera aperta a Mauro Galeotti Caro Mauro, Tu sai con quanto affetto e stima seguo i tuoi scritti. Ho letto ultimamente il Tuo articolo sull’affresco ‘fatiscente’ del Padre eterno raffigurato sulla facciata del famoso (per gli attenti ed amanti della storia di Viterbo) ‘Casaletto del Padre eterno’. Mi meraviglio come Tu solo ora ti sei accorto di questo vecchio monumento della religiosità del nostro popolo contadino. Non è giusto che te la prenda con il vescovo Chiarinelli se quell’affresco da secoli è in quello stato di deplorevole abbandono. Che vuoi che il vescovo ne sappia della Cappelletta del Padre eterno della strada Capretta, quando Tu solo oggi te ne sei accorto della sua esistenza e quando questa non viene mai ricordata nemmeno dalle numerose visite pastorali dei nostri vescovi del secolo XVI, che ricordano invece con dovizie di particolari gli oratori privati delle ville gentilizie che insistono sul territorio rurale della parrocchia di S. Maria dell’Ellera dove c’è la Cappelletta. Ti posso ricordare invece che proprio per incoraggiamento del vescovo Chiarinelli, nel 2003, la MOICA ha curato una pubblicazione dove sono raccolte le notizie di tutte le edicole sacre esistenti a Viterbo. E, guarda caso, lo sai qual è la seconda edicola descritta a pag.14? Il Casaletto del padre Eterno, le cui notizie sono state curate da Fermo e De Marchi. Quindi certi monumenti che la devozione e la fede dei nostri padri per secoli ci hanno creato e tramandato, se essi oggi sono decadenti e abbandonati, è segno che la devozione e la fede della nostra gente non è più quella di una volta e non gli interessa più di tanto se un affresco del Padre Eterno che benediceva i passanti oggi è dimenticato e scolorito. Mestamente lasciami concludere queste sfogo con le parole del comune amico Carosi che a proposito scriveva ‘Non so quanti anni ancora le robuste mura e il tetto del Casaletto reggeranno alle intemperie, né mi sento di ripetere lo stucchevole, inutile, augurio che sempre si fa in questi casi, che cioè intervengano ‘li superiori’. Forse quel Padre eterno che ti guarda oggi triste e melanconico dal Casaletto ci dovrebbe ricordare che l’antica, solida fede del popolo viterbese di una volta non è più, purtroppo, quella di oggi. Cordialmente Tuo Don Salvatore
Salvato’ sai pure tu quanto ti voglio bene, ma questo non entra nel nostro incontro epistolare. Dunque, intanto del Casaletto non me ne sono accorto ‘solo ora’, infatti l’articolo che tempo fa ha scritto Carosi sulla rivista Biblioteca & Società è a mia conoscenza perché tu sai che sono il segretario di redazione di quella rivista, e quindi poteva sfuggirmi? Poi, forse ti è sfuggito per le circa mille pagine del mio libro ‘L’illustrissima Città di Viterbo’ uscito nel 2002, a pagina 231 descrivo il Casaletto. Ed ancora, alla pubblicazione delle edicole ho partecipato anche io collaborando con Luisa Calcagno. E bravo al vescovo che ha incoraggiato l’iniziativa. Se ammetti che ‘la devozione e la fede della nostra gente non è più quella di una volta’, forse voi preti dovreste avere qualche colpa, non certo è colpa mia! Tu sei prete, anzi monsignore, e comprendo bene che difendi il vescovo che io non ho accusato, ho solo scritto se gli interessa o se vuoi che usi lo stesso termine, se gli frega dello stato di abbandono del Casaletto. Non credo di aver offeso nessuno e mi stupisco quando mi dici che il vescovo non sa del Casaletto del Padre Eterno, quasi a giustificare un suo disinteressamento a rendere degno un luogo dedicato all’Eterno. Anzi sono convinto che un suo intervento verso ‘li superiori’ risolverebbe la questione. Caramente tuo Mauro Galeotti
Ricostruire l’arco in Via I Maggio Bruno Matteacci Come premessa va detto che i figli non devono sopportare le colpe dei padri, quindi va ricercato il momento giusto in cui un fatto o un atto è stato compiuto o sopportato. In Via I maggio, angolo Via Bainsizza, era da sempre un arco, che serviva per portare l’acqua al convento dei Cappuccini. Ricordo che era semplice, snello, ornamentale, era bello! Un giorno, un malveduto autotrasportatore, nell’effettuare una manovra, con il suo autotreno, urtò l’arco e lo fece cadere a terra. Il fatto ebbe vasta eco, sembrava che durante la notte avrebbero rifatto l’arco. Tante parole ma niente fatti. Eppure a me risulta che la compagnia di assicurazione, presso la quale il camionista era assicurato, provvide a risarcire il Comune per il danno fatto. Ebbene, che fine hanno fatto i soldi che il Comune ha riscosso? Forse sono stati utilizzati per altro scopo? Sarebbe proprio il caso che l’attuale amministrazione, non colpevole del fatto, poiché accaduto sotto altre amministrazioni, trovasse la somma utile e necessaria per rimettere in pristino l’arco. Bruno Matteacci Non più poltrone Bruno Matteacci In prossimità delle feste di Santa Rosa, dai primi giorni di agosto si sente un fermento in tutta la città. Quest’anno sembra che non tutto si stia muovendo per il verso giusto, addirittura non saranno predisposte le tribune che venivano collocate nelle piazze di Viterbo. A Palazzo dei Priori, sono convinti che il servizio sia antieconomico e che sia giunto il momento di abolire i favoritismi. Così mi è stato detto dal personale in servizio nell’ufficio turistico di Via Assenzi. Mi domando, quando mai un servizio è antieconomico se il costo dello stesso è sostenuto totalmente dal cittadino che ne fa richiesta? In poche parole il Comune avrebbe dovuto informare la cittadinanza sul costo di una poltrona delle tribune e sulla base delle prenotazioni procedere. Lo sappiamo tutti che il Comune non è un ente di lucro, ma un ente di erogazione di servizi che, se richiesti dal cittadino, devono fare carico allo stesso. Certo, se il costo della tribuna in Piazza del Plebiscito riservata ai politici e ai “papaveri”, veniva caricato a quelle occupate dai cittadini paganti, tutto costava di più. Se si vuole togliere il privilegio ai vips sono d’accordo, ma non è giusto che ad averne discapito siano i cittadini. Bruno Matteacci Douce douce E NUN CE VONNO STA’ – E’ una frase tipica romanesca, usata per sfottò, che rende benissimo l’idea dello stato d’animo in cui si trova chi ha perso e non vuole accettare la sconfitta, e l’idea della soddisfazione che dà questo status all’avversario vincitore. E’ il caso dei Francesi, che, Mitterand in testa, non vogliono accettare né sportivamente né in altra maniera la sconfitta subita ai mondiali da parte dell’Italia. La frase in questione è però scambiata tra amici, al bar, allo stadio, dove volete, ma sempre in una atmosfera goliardica. A questo uso della frase, però, i Francesi non ci stanno. I Francesi non si comportano né sportivamente, né elegantemente né, tanto meno intelligentemente. La rabbia li rode. Adesso si lamentano presso l’UEFA per far escludere le squadre italiane dalle competizioni europee. Tutte le squadre, non solo quelle sospette. Proprio loro si lamentano! Loro che hanno avvelenato Ronaldo alla finale dei mondiali del ‘98, giocati in Francia, in cui risultarono primi. Hanno una faccia come quell’altra questi Francesi! Non vorranno mica fra credere che un giocatore dell’esperienza di Ronaldo, alla vigilia di una finale mondiale, sia andato volontariamente a ridursi in quella maniera? I Francesi faranno la fine dell’Inghilterra, che vinse, come vinse, i campionati del mondo giocati sul suolo patrio, ma che da allora non ha vinto più niente all’infuori dell’oscar per la violenza universalmente riconosciuto ai suoi tifosi. L’unico che si è salvato da tutto quel marasma e stato Trezeguet, il quale, non solo ha riconosciuto le ragioni di Materazzi, affermando che Zidane non è la prima volta che dà le testate, ma, resosi conto che la Francia aveva vinto, come aveva vinto, i campionati europei nel 2000, proprio contro l’Italia, ha sentito il dovere morale di restituire il maltolto, con gli interessi. Calciopoli e il suo nuovo sindaco Sanclaudio MATARRESE – Calciopoli ha il suo “nuovo”sindaco: è Antonio Matarrese. Che dire? La storia è maestra di vita. E’ un detto comune, quasi un proverbio. A me sembra che non sia però una buona maestra, perché se è vero che la storia è maestra di vita è altrettanto vero che nessuno impara da lei. Intelligenti pauca. Mihi praeterita cogitanti Matarrese exeunti non multa plausa fuisse videtur. COME ERAMIO STASSIMO – eravamo nella melma, siamo nella melma, e, purtroppo, rimarremo nella melma. La sentenza della Corte Federale fa acqua da tutte le parti. Alla giustizia sportiva sono sempre bastati dei sospetti per prendere le decisioni. Questi sospetti c’erano, ci sono, ci saranno. Sulla base di questi sospetti, peraltro gravissimi, avrebbero dovuto tutelare la nostra credibilità. L’avrebbero tutelata cacciando dall’ambiente del calcio tutti gli autori del pateracchio, ma cacciandoli davvero. Invece sono riusciti a farli rimanere tutti dentro. Tutti “gli artisti” sono rimasti nell’ambiente del calcio. La prima reazione a livello internazionale è stata l’ammissione sub iudice del Milan dalle coppe da parte dell’UEFA. E’ sintomatico. Ci siamo appecoronati davanti a Blatter, che ci aveva insultati vilipesi e derisi con il suo dire, con il suo fare e con la mancata sua presenza, quale presidente della FIFA, alla premiazione del mondiale. Alla considerazione morale internazionale abbiamo preferito la tutela degli interessi economici di pochi. Ora viene la grandine. E meritata. ADESSO CI RIMETTONO PURE ! – A sentire le varie squadre coinvolte nello scandalo del calcio e protagoniste dello stesso, nella sentenza di condanna deve essere considerato anche che le squadre subiscono danni economici, specialmente quelle quotate in borsa, e che questo processo le danneggia economicamente! Ma questo concetto è una istigazione a delinquere, perché se una pena è inferiore al benefico ottenuto illecitamente c’è convenienza ad essere disonesti, e la convenienza aumenta in maniera esponenziale. Tralasciamo pure il resto e consideriamo quanto ci hanno guadagnato, in soldoni, a danno di altri, che non verranno comunque risarciti. Che faccia tosta! Tutte queste anime candide dicono di essere state condannate ingiustamente e sfoggiano, insieme ai loro rappresentanti ed ai loro ammennicoli, teorie difensive le quali affermano che sia la Caf nel giudizio di primo grado, sia la Corte federale, in quello d’appello, non hanno considerato alcune cose più o meno rilevanti. Speriamo che le loro teorie difensive si rivelino difensiviste: me lo auguro di tutto cuore. Prendersela con i giudici è però diventata cosa naturale. Ormai scagliarsi contro i giudici è nella natura delle cose, perché tanto Lorsignori vogliono solo giudici di parte, cioè solo giudici che diano loro ragione, e non giudici terzi e preparati. E si adoperano con zelo affinché ciò avvenga. Vedrete che ci riusciranno, anzi, in parte, ci sono già riusciti. Alla luce di quanto sopra mi chiedo: ma lo scandalo è considerato reato dal codice o no? E, se si, come? e perché? e quando? e soprattutto quale scandalo? AZZECCAGARBUGLI O CICERONI ? – Che forti questi avvocati. Nelle loro requisitorie hanno cercato di tenere distinte le azioni commesse dagli imputati dalle conseguenze reali, pratiche delle loro azioni e da chi ne ha tratto beneficio. Mi chiedo: se una moglie si vede portare a casa dal marito del denaro in quantità superiore allo stipendio che questi legittimamente percepisce gli chiederà prima o poi da dove provengono tutti quei soldi. Se non lo fa non può giustificarsi, dopo aver fruito dei benefici di quelle entrate extra, dicendo che non sapeva nulla, che non è colpevole delle azioni del marito, con il quale ha però convissuto in un modo superiore alle possibilità ufficiali della famiglia. C’è un nesso di causa effetto? Sì. Colpevole quanto il marito, altro che chiacchiere. Azzeccagarbugli era un dilettante in confronto a costoro. Ma che c’entra Cicerone con costoro, mi chiederete. C’entra, altro che se c’entra, per il senso opposto però, perché se lo avessero tenuto ad esempio si sarebbero ricordati di una certa opera dello stesso: il De officiis. LA CERTEZZA DEL DRITTO – Nel processo a calciopoli le varie difese non hanno fatto altro che invocare il principio della certezza del diritto. Avvocati di una certa levatura, esperienze consumate, teste dotate di acume giuridico, dotate di canizie e non, sembra abbiano confuso la certezza del diritto con la certezza del dritto. Forse hanno fatto confusione a ragion veduta, sapendo bene che nell’amministrazione della giustizia è da anni che quest’ultimo va per la maggiore. Chi ci sa fare la sfanga, non importa che abbia o non abbia ragione. Il mondo è dei furbi… E la giustizia!?… ma quale giustizia…. fatemi il favore! Gesù fate luce. Sanclaudio Fratelli Aquilani: una famiglia, un'azienda, una storia Fratelli Aquilani, un nome ormai famigliare ai più, grazie alle sue campagne pubblicitarie: dal suo presidente, Sandrino Aquilani, abbiamo scoperto molte novità e alcuni progetti interessanti. Chi sfoglia un vostro catalogo oggi non può certo immaginare quanta strada abbiate percorso in un periodo relativamente breve. Ce lo può raccontare? La Fratelli Aquilani è stata fondata nel 1968. I primi importanti risultati sono stati raggiunti con la produzione di articoli del tutto innovativi: i semilavorati per la falegnameria, che vengono reimpiegati nell’industria, nell’artigianato e nell’edilizia. Quello che ci ha premiato è stato il coraggio di aver operato investimenti in impianti e macchinari moderni ed in più di produrre, oltre che in Italia, anche nei Paesi d’origine delle specie legnose utilizzate. Possiamo anche dire di essere stata la prima azienda italiana a produrre direttamente all’origine, realizzando uno stabilimento nel cuore delle foreste africane, da dove proveniva il legname migliore. Dalla lavorazione dei tronchi all’importazione delle tavole refilate, dalle tavole ai profilati di legno, prodotti in Italia e all’estero, questo è il percorso che ha portato la nostra società a realizzare nel 1973, dopo soli cinque anni di attività, il suo primo nuovo stabilimento. Nel corso degli anni, mutate più volte le esigenze di un mercato in continua evoluzione, l’azienda ha compiuto nel proprio ambito una vera e propria trasformazione ed è stata tra le prime realtà industriali in Italia a creare una linea di arredi per esterno in legno impregnato. Il legno viene trattato in autoclave con sali minerali, con un sistema a iniezione sottovuoto, contro gli attacchi del tempo, il marcimento e gli insetti xilofagi. Era questo un sistema di preservazione del legno già utilizzato con eccellenti risultati nei Paesi nordeuropei. Da qui ha avuto inizio la partecipazione a fiere nazionali e internazionali e la creazione di cataloghi sempre aggiornati e ricchi di novità. La nostra è una qualità che scaturisce da un grande amore per il legno: stile, gusto e praticità hanno sempre contraddistinto la nostra crescita aziendale e il nostro marchio. Questa è, in sintesi, la storia di Vittorio, Gervasio, Sandrino e Massimo, di papà Onorato e di mamma Fernanda: una grande storia, me lo permetta. Certamente, ma oggi la Fratelli Aquilani è cresciuta ancora: qual è la sua strutturazione e il suo organigramma? Esperienza e fantasia, supportate da una continua ricerca, sono alla base della nostra ditta, che è sempre stata caratterizzata da una notevole creatività, unita ad un grande amore per il legno, e che oggi è considerata sul mercato italiano leader nei settori dell’arredo-giardino, dei giochi per parchi pubblici e privati e delle strutture in legno prefabbricate. A completamento della struttura c’è il settore commerciale per la vendita del fai da te. La casa madre di Cura di Vetralla opera su un’area di 50000 mq, di cui 6000 coperti, con macchinari moderni e personale altamente qualificato, ed è diretta da me stesso, con mio figlio Giorgio Onorato, e da Massimo, con i figli Enrico e Davide, mentre Gervasio, con i figli Luca e Alessandro, sono i titolari della Aquilani casa, con sede e stabilimento a Viterbo. Per quanto riguarda le cariche aziendali, io sono Presidente del CdA, Enrico è l’Amministratore Delegato e Direttore Commerciale del settore Arredo Giardino, Massimo è il Direttore della produzione, Davide è il Direttore Commerciale della sezione fai da te. Giorgio Onorato Direttore Marketing. E’ qui opportuno sottolineare che la grande armonia famigliare ha costituito sempre uno straordinario collante per la società e ne è tuttora uno dei “segreti”. Abbiamo infine in tutta l’Italia una rete di agenti e di rivenditori. Quali sono le principali linee di prodotto e da quali organismi sono certificate? Quelle più apprezzate dalla clientela, che grosso modo abbiamo già citato, sono “arredare all’aria aperta”, “giochi per parchi pubblici e privati”, “case prefabbricate”, “ministrutture per bambini per il tempo libero”. Quanto alle certificazione, ci avvaliamo del TUV GS per la sicurezza e del RAL per la qualità dell’impregnazione. Non resta che chiederle quali siano stati gli ultimi investimenti e quali siano i progetti futuri della F.lli Aquilani, o meglio quelli più immediati, perché il futuro, vista la dinamicità dell’azienda, sarà tutto da scoprire. Gli investimenti più recenti hanno comportato un aumento degli spazi coperti di 1300 mq con l’acquisizione di macchinari ad alta produzione: il centro di lavoro K2 dell’ Hundegger e il centro di lavoro della Morbidelli AUTHOR X5 44 EVO. Quanto al futuro posso dirle quello che è già stato programmato, e cioè una nuova struttura commerciale per il fai da te, un parco espositivo e parco giochi fruibile dalla clientela e in genere dai visitatori, che sarà allestito nel boschetto di proprietà adiacente allo stabilimento di Cura. Devo concludere affermando che mai come oggi la società è sotto pressione dal punto di vista produttivo, grazie anche alle efficaci campagne pubblicitarie realizzate sui periodici ad alta tiratura e agli spot nelle sale cinematografiche. Ringraziando Sandrino Aquilani per la consueta disponibilità, ci permettiamo un’ultima considerazione: abbiamo visto tante società disgregarsi col cambio generazionale o subito dopo, ne abbiamo viste molte altre vacillare, raramente le abbiamo viste rinforzarsi, come sarebbe logico che avvenisse con l’inserimento di nuove forze, e quindi nuove idee. E’ proprio qui la forza di una famiglia, di quell’armonia già sottolineata dal nostro interlocutore, che è senz’altro un grande, bellissimo segreto. postato da: Spvit | 09:49 | martedì, agosto 15, 2006 2 Agosto 2006
Anno XVI n° 15 Domenica 24 Settembre Domenica 8 Ottobre Domenica 5 Novembre 2006 MERCATINO DELL’ANTIQUARIATO DEL CENTRO COMMERCIALE "TUSCIA" SUL PARCHEGGIO ESTERNO DEL CENTRO COMMERCIALE TUSCIA resteranno aperti i 42 negozi e l'IPERCOOP per prenotazioni telefonare al 3393337869 (Mauro) Passi carrabili... fai da te! Paraculi e coglioni Mauro Galeotti Gli abitanti di Viterbo si dividono in due schiere: coglioni e paraculi.I coglioni sono quelli che osservano le disposizioni comunali e i paraculi sono quelli che le eludono pretendendo, però, gli stessi diritti dei coglioni. Sarò più chiaro e un po’ meno scurrile. In città c’è il malcostume, per chi possiede un locale a piano terra, di appioppare sull’ingresso del medesimo, un bel cartello con il segnale di divieto di sosta e la scritta lasciare libero il passaggio. Un malcostume che ormai ha degenerato fin troppo, e non sono poche le discussioni, specialmente con chi è... paraculo. Ossia con colui che appone il cartello e non paga al Comune il diritto di passaggio, il cosiddetto passo carrabile. A chi non è capitato di discutere, posteggiando l’auto dinanzi ad un garage abusivo e di essere pure minacciato? La pretesa del paraculo è che non vuole auto in sosta dinanzi al proprio garage, ma poi, il due volte paraculo, ci infila la sua automobile... e così c’ha il parcheggio riservato in esclusiva sotto casa. E’ davvero una commedia! Ma non è finita qui. Il cartello di divieto di sosta lo trovo addirittura collocato anche sui portoni delle abitazioni. Sia ben chiaro non è che vivo in un altro mondo, se chi abita in una casa con l’uscio che dà sulla strada, trova piazzata davanti a sé una vettura e, magari deve uscire con un carrozzino, certo esiste il problema, ma chi si arroga l’autorità di affiggere un cartello con il divieto di sosta? Ma chi glielo consente? proprio nessuno. L’iniziativa è sì arbitraria, ma se il tutore dell’ordine dice nulla, se nessuno vede... allora l’iniziativa di uno si espande e diventa paraculata generale. In quei casi, ossia l’auto posteggiata davanti il portone di casa, se non c’è il marciapiedi, l’auto deve sostare almeno ad un metro dal portone stesso, altrimenti si dovrà chiedere l’intervento della polizia locale. Non nascondo che facendo un giretto in città, non manca chi espone il suo regolare permesso di passo carrabile rilasciato dal Comune, per il quale paga annualmente sulla cartella che lo stesso Comune gli invia. Quindi non si tratta di un dilagare di paraculi, anzi, chi paga c’è, e come. Ma mi chiedo, e lo chiedo al comandante della polizia locale, Giulio Fede, non sarebbe il caso di fare una verifica e far pagare il passo carrabile a chi dichiara da solo, spontaneamente, sulla propria serranda la presenza di un garage, di una rimessa? Quanti soldi incasserebbe il Comune... dai paraculi, e quanta giustizia sarebbe fatta, specie nei confronti dei coglioni che pagano, pagano, pagano e che coglioni non lo sono affatto! Mauro Galeotti Ha ragione Napolitano Claudio Santella Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha detto la sua su questo modo di agire “eterodosso” di Prodi nel porre la fiducia in maniera sistematica.Incurante di ciò il Presidente del Consiglio del ministri ha messo nuovamente la fiducia sull’ultimo tema discusso in Parlamento: l’indulto. Altre volte Prodi ha messo la fiducia per evitare di non raggiungere i voti necessari all’approvazione di questo o di quel provvedimento. L’ ha messa sempre per coartare la volontà del Parlamento. Non è giusto siffatto modo di governare, non è corretto, non è legittimo. E Napoletano giustamente è intervenuto. Il Governo, imponendo sistematicamente la fiducia, si sostituisce al Parlamento ed impone la sua volontà sui vari temi posti all’esame del medesimo. Il Governo non può sostituirsi al Parlamento. Può porre la fiducia se nella discussione si mena il can per l’aia attraverso una miriade di emendamenti appositamente presentati per allungare i tempi i dei lavori, ma non può porre la fiducia per evitare che il Parlamento dopo la discussione possa non approvare questa o quella proposta. In altre parole, può porre la fiducia per consentire al Parlamento di legiferare, ma non per non consentirgli di esprimersi. Prodi evita addirittura il dibattito in aula. Questo comportamento del governo è illegittimo. A questo punto la domanda sorge spontanea: E’ questa la serietà al governo? Bella serietà! E se non fosse stato serio che cosa avrebbe fatto, sarebbe entrato in Parlamento con il moschetto? La fiducia riguarda il programma del governo e non va posta ogni volta per forzare la mano al Parlamento. Soprattutto non va posta sistematicamente. Se il Presidente del Consiglio del Ministri, Prodi o non Prodi, si accorge di non avere la maggioranza per governare deve andare dl Presidente della Repubblica, Napolitano o non Napolitano, fargli presente la cosa ed eventualmente rassegnare le dimissioni. Il Presidente della Repubblica, da parte sua, se si accorge che il Governo non ha più i requisiti per governare deve cercare la via migliore per risolve il problema: ha diverse possibilità di scelta, non ultima quella di sciogliere le camere o anche una sola di esse. Deve sentire i Presidenti delle stesse, è vero, ma il loro parere non è vincolante. Prodi deve ricordarsi che Napolitano ha giurato fedeltà alla costituzione; ha giurato di osservarla e di farla osservare. Ne è il garante. Quindi deve riconoscere che il Presidente della Repubblica, pur se in una forma elegante, ha fatto bene a mandare certi messaggi. Non solo, ma deve convincersi che li ha mandati a lui, non ad altri. Perché la costituzione attribuisce al Governo ed al Parlamento poteri diversi, che debbono essere rispettati. Dimentica Prodi del modo in cui ha vinto le elezioni ed in quale misura le ha vinte. Dimentica Prodi che lui stesso è mezzo di altre forze politiche, tutte più forti di lui. Eppure di esperienza negativa al riguardo, in passato già ne ha avuta. Non ricorda Prodi quante volte ha rinfacciato al governo Berlusconi di porre la fiducia in cose che riteneva non necessarie della stessa e che, riflettendo a posteriori ed obiettivamente, non coartavano nessuna volontà parlamentare, ma miravano solo ad evitare lungaggini strumentali e fini a se stesse. Adesso che fa? La Costituzione non è cambiata, e non è cambiata anche grazie a Prodi: ebbene la rispetti. Prodi si ritiene affrancato dal rispettare la Costituzione; Prodi si ritiene affrancato dai messaggi rivoltigli da Napoletano; ebbene Prodi ha bisogno di una lezione, altro che professore. Credo che il presidente della Repubblica debba intervenire, e non solo a parole, se non vuole essere coinvolto in questo modo di agire di Prodi, perché non mi sembra manifestamente infondato il sospetto che in tutta questa attività possa essere raffigurato, attraverso il mancato rispetto, un qualche attentato alla costituzione. Ma il presidente Napolitano, sebbene si sia espresso chiaramente ed in modo inequivocabile, non viene né ascoltato né considerato da Prodi. E nessuno rimprovera quest’ultimo. Certa stampa, poi, non usi degli eufemismi nel commentare le parole del Presidente della Repubblica. Non cerchi di indorare la pillola. Il Presidente, ha già messo zucchero oltre il dovuto nelle sue parole, è già stato di suo molto gentile, ma è stato altrettanto chiaro. Per dissipare dubbi messi in giro ad arte da certa stampa, o da quant’altri con lo stesso fine, è bene chiarire che il presidente Napolitano, così agendo, non può essere accusato nè di scarso né di eccessivo interventismo. Il Presidente della Repubblica, nel suo modo di agire, non interviene nel merito di questo o di quel problema, interviene sul modo di affrontare questo o quel problema: è un suo diritto ed un suo dovere. Un diritto ed un dovere che il Presidente deve esercitare. Il presidente della Repubblica, nel caso specifico, è bene precisarlo per i più falsamente ottusi, non invade il campo di nessuno, ma non può permettere che non si rispetti il dettato costituzionale sotto il suo naso e sperare di farla franca. Da ultimo, poiché mi piace prendermi delle libertà, affermo che mi sarebbe piaciuto, poi, che i senatori a vita non avessero votassero la fiducia. Mi sarebbe piaciuto per un solo semplice motivo: i senatori a vita sono tali per aver illustrato la Patria con il loro operato. Avrei desiderato, ora, che il loro operato non avesse consentito che la stessa Patria venisse disonorata consentendo che si calpestassero le sue leggi fondamentali. Nessun girotondo? Claudio Santella Cabine telefoniche? Una vergogna! Bruno Matteacci E’ pur vero che di telefoni cellulari ce ne sono in abbondanza e che il servizio telefonico è all’avanguardia, ma a Viterbo è altrettanto vero che le cabine telefoniche esistenti fanno letteralmente schifo, a causa della sporcizia che vi si trova, oltre al fatto che molte di esse sono con i vetri rotti.Basta fare un giretto in città, per vedere il loro stato di abbandono. Per avere la conferma è sufficiente recarsi nei posti telefonici sulla Cassia Nord, all’altezza del Cimitero e del distributore di benzina. Per non dire, poi, degli apparecchi mancanti in moltissime cabine! In via Cavour era un bel punto telefonico, che per motivi ignoti a noi cittadini, è stato chiuso al pubblico. Ora se la Telecom è entrata nell’ottica di eliminare tanti punti telefonici, sarebbe pure il caso che anche le cabine venissero rimosse, se non servono più. Il Comune di Viterbo dovrebbe intervenire, certi sconci devono essere eliminati. Bruno Matteacci Notte bianca e poi? Agnese Galeotti Qualche settimana fa si è svolta la Notte bianca, organizzata dal Comune ed in parte, economicamente sostenuta dai commercianti. È stata un successo. In ogni piazza un’attrazione dalla musica al Wrestling. Solo che una “notte” finisce in poche ore e, come direbbe Califano, il resto è noia!! Finito pure il Summer Village non ci sta proprio più niente da fare. Mi spiace dirlo, ma a Viterbo non si è in grado di “ascoltare i giovani”, le nostre esigenze. Non si dà sfogo al nostro bisogno di fare qualcosa, di divertirsi, di passare serate serene tra la gente. Questo disagio costringe ad allontanarci dalla città che muore. Il sabato si va a ballare al mare o a Roma o in altri luoghi, da raggiungere in auto causa, troppo spesso, di incidenti che mettono a rischio la nostra vita e quella degli altri. La mattina presto, assonnati e stanchi, dopo una serata passata in discoteca, alla guida per chilometri e chilometri, su strade trafficate, il rischio c’è. Prima o poi, come i giornali spesso riportano, purtroppo il morto ci scappa. Perché, allora, non creare svago a “casa nostra”?, magari realizzando una discoteca all’aperto, a Porta Faul, per esempio? Ogni sera uno spettacolo in una piazza, ogni volta diversa, della nostra città. Una sera un comico, un ìmitatore, un gruppo cover. Un po’ di musica all’aperto da assaporare seduti ai tavoli di un chiosco in piazza del Comune. Piazza che ostinatamente viene gelosamente tenuta fuori da qualsiasi tipo di vita dall’Amministrazione comunale. Perché? Perché impedire ai cittadini di usufruire di una piazza così centrale, così grande e spaziosa, tanto che non crea problemi per il traffico, specialmente se utilizzata da qualche esercizio commerciale, che ha tutto l’interesse a svolgere bene il suo lavoro. Invece niente. Deve esser lì a morire, ogni notte, senza motivo nuda e scarna, lugubre, anche a causa di un’illuminazione da cimitero. E come se non bastasse, assalita dai vigili urbani che fanno contravvenzione a chi si ferma con l’auto a parlare. Sarebbe davvero bello poter vivere la nostra città per la voglia di farlo e non per esigenza come spesso accade. Mi rivolgo, ad esempio al campetto da calcetto al Sacrario. Sicuramente a qualcuno interessa, ma altrettanto sicuramente a molti non importa di passare la serata a guardar rotolare una palla sulla sabbia, però, prima o poi, finisci a startene lì, perché altro da fare non c’è. Questa estate sta quasi per finire, oramai, spero che per il prossimo anno chi di dovere abbia imparato ad ascoltare i giovani e soprattutto a farli divertire, in sicurezza!!! Agnese Galeotti Basterebbe un segnale di curva pericolosa Per ben due volte ho veduto due gravi incidenti stradali che, si sono risolti drammaticamente, per fortuna senza danni a persone. Parlo degli incidenti accaduti davanti alle terme dei Papi, l’ultimo è avvenuto pochi giorni fa. Un grosso camion carico di rottami di ferro, proveniente dalla Strada Tuscanese, nell’affrontare, forse troppo velocemente, la curva per immettersi sulla Strada Bagni, si è ribaltato, proprio all’altezza dell’ingresso alle Terme dei Papi. Prontamente sono intervenuti i mezzi di soccorso ed una squadra della polizia, per fortuna che non c’erano le solite auto posteggiate e il venditore ambulante, altrimenti sarebbe successo l’irreparabile. Credo che sia indispensabile installare un segnale prima della curva che indichi che di lì a poco è una curva pericolosa e quindi la velocità va limitata. Bruno Matteacci Quintaletto Riccardo Manca Il suo primo incontro con la tradizione della Macchina di Santa Rosa, si concretizzò nel 1978 in Piazza delle Erbe.Un giorno del Giugno 1978 quando incontrò il compianto amico e facchino Giampietro Zizi, già suo compagno nella squadra di Rugby. Lui è Franco Chiaravalli 47 anni, più conosciuto come Quintaletto; sulle sue spalle, stile colonna Macchina di Santa Rosa, sono passati sei modelli del Campanile che cammina. Lui, nel Sodalizio Facchini di Santa Rosa ha trascorso 27 anni. Quando giungo per scrivere l’intervista, Quintaletto mi ospita all’interno della sua abitazione; alle pareti un numero imprecisato di fotografie e targhe che ricordano il giorno più lungo e più emozionante di Viterbo: il 3 Settembre. Per me ha un significato particolare varcare quella porta, perché Franco Chiaravalli, pardon Quintaletto è indubbiamente uno degli uomini simbolo dei Facchini di Santa Rosa. E’ come essere andati nello studio di Virgilio Papini nel 1946, anche se certe emozioni non si possono buttar giù sulla carta. Ripercorriamo dalle sue parole questi 27 anni. “Incontrai Giampiero in Piazza delle Erbe - attacca Quintaletto - che stava andando a fare la prova di portata e gli chiesi dove andasse; lui mi rispose che andava a fare la prova e mi invitò ad accompagnarlo.” Da quel momento iniziò la storia del facchino Franco Chiaravalli. “Feci la prova – riprende - a quel punto sentii la voce di Giuseppe Zucchi che mi chiamava”. E cosa disse? “Mi disse: ‘Chi sei?’ io risposi pronunciando il mio nome e lui ancora: ‘prepara la divisa da facchino’. Il primo anno – continua Chiaravalli – occupavo un posto alle leve. Il primo anno lo vissi immerso nell’enfasi della prima volta e non mi resi conto di cosa accadesse intorno a me, sembrava un sogno, invece era realtà. Il mio primo ‘Sollevate e fermi’, come ciuffo, lo effettuai nel trasporto del 1987.” Ascoltare le sensazioni di Franco Chiaravalli, mi trasmette un’emozione per la quale non trovo aggettivi. “I trasporti particolarmente sentiti a livello personale – conclude – sono stati quelli del 1995 e 1996”. Quintaletto ha poi un verso poetico che gli serve per spiegare il proprio stato d’animo prima di ogni trasporto. Un verso poetico ripetuto per ventisette anni e per ventinove trasporti. Già, perché quest’anno, il facchino Franco Chiaravalli ha deciso di appendere il ciuffo al chiodo. “Ad uno ad uno li guardai sul viso, tutti avevano una lacrima e un sorriso”. Cosa proverà Franco Chiaravalli il 3 Settembre 2006 non è dato sapere; proverà emozioni che rimarranno nascoste dietro quelle spalle, stile colonna Macchina di Santa Rosa. Riccardo Manca 3° posto per Montalto beach Francesca Bruti Negli anni passati, quando si trattava di scegliere il luogo di mare dove andare a passare qualche giorno di vacanza, mi è capitato spesso di sentire disprezzare le spiagge più vicine alla nostra città. Ancora adesso, ogni anno si cercano località sempre più lontane, perché ci attira quella sensazione di esotico che proviamo nel macinare chilometri, tanto da allontanarsi da casa e buttarsi alle spalle per qualche giorno il luogo dove tutto l’anno lavoriamo. Ecco che allora ci si ritrova in bellissime località lontani da tutti, senza a volte neppure conoscere quelle che sono più vicine a noi. Ma da quest’anno sappiate che anche la provincia di Viterbo può vantare una delle migliori spiagge della regione, tanto da essere addirittura consigliata dalla “guida blu” delle località balneari. Infatti questa estate, Montalto di Castro ha ottenuto per le sue spiagge ben tre velette su cinque. Che cosa sono? Esse rappresentano il livello di qualità del mare e delle spiagge di una determinata località. Infatti, ogni anno in tutte le destinazioni balneari d’Italia si effettuano delle verifiche sul livello di “salute” del mare e sulla qualità dei servizi offerti ai vacanzieri, così da ottenere un certo punteggio. Esistono diversi criteri di giudizio; ad esempio, Montalto Marina ha ricevuto un punteggio di 80,4 sul massimo di 100, perché ha ottenuto giudizi positivi in base ai seguenti criteri: sostenibilità ambientale, mare e spiagge, servizi, attrezzature per disabili. In particolare, il paese si trova al terzo posto nella classifica delle località balneari migliori del Lazio; è preceduto dalle isole di Ponza(Lt) e Ventotene(Lt) e seguito addirittura dalla bellissima Sperlonga(Lt) e da Sabaudia(Lt). Proprio in base all’ultimo punto, le attrezzature per disabili, Montalto si è rivelato l’unico luogo di mare che ha messo ha disposizione questo genere di servizi. Le spiagge montaltesi consigliate dalla guida blu sono quelle site presso le località Le Murelle e Le Graticciate. Possiamo allora complimentarci con il paese di Montalto di Castro, che ora offre a noi vacanzieri una possibilità in più per godere dei servizi e del mare di una località nostrana, senza dover andare a cercare posti sempre più lontani. Francesca Bruti Parcheggi rosa Patrizia Labellarte Sta prendendo piede, oramai, in Italia una nuova moda, se così si può dire, in fatto di parcheggi.Da Aosta a Barletta, passando per Sabaudia, le strisce rosa- aree gratuite riservate a donne in gravidanza e neo mamme,- stanno invadendo le nostre città. Roma è stata tra le prime ad istituirle e dopo l’estate sarà la volta di Casalmaggiore nel Cremonese. Chissà, se sarà la volta anche di Viterbo? Sicuramente non tutti saranno d’accordo nel creare queste strisce, per così dire “esclusive”, visto, la scarsità di posti auto in giro, specie gratuiti! In fondo, non è poi un’idea tanto assurda, come molti pensano, anzi, si tratterebbe di un bel gesto di cortesia e di particolare attenzione nei confronti delle donne. Patrizia Labellarte VITERBO JAZZ FESTIVAL Patrizia Labellarte Appassionati di musica jazz aprite bene le orecchie… da quest’anno, il programma dell’estate viterbese prevede una novità: il Viterbo jazz festival. La manifestazione si presenta con tre appuntamenti di grande prestigio: Gegè Telesforo esibitosi lo scorso venerdì all’anfiteatro di Ferento; Michele Ascolese il 10 agosto alla Rocca dei Papi di Montefiascone e Javier Girotto l’8 settembre in Piazza San Lorenzo a Viterbo. Il progetto promosso dall’Associazione culturale “Musica e Territorio” e con il sostegno della Regione Lazio, Provincia, Comune di Viterbo e Montefiascone, l’Apt e Camera di Commercio, si prefigge lo scopo di diffondere la cultura del jazz anche nella Tuscia. È una novità, che, per una città di arte e cultura come la nostra, non poteva di certo mancare. Un’avventura, annuncia Giancarlo Necciari, responsabile dell’organizzazione, che a partire dalla prossima estate dovrebbe garantire una permanenza in terra di Tuscia per almeno cinque anni e che, non sarà legato al jazz puro, ma, a tutte le divagazioni etniche o di tradizioni popolari che il jazz ammette. Patrizia Labellarte L’origine di Ferento Francesca Bruti Dalle pagine di questo giornale, in uno dei numeri precedenti, abbiamo presentato il calendario della stagione teatrale che anche quest’anno ha come cornice il bel teatro di Ferento. Ma conoscete le origine storiche di questa località? Essa si trova sull’altopiano di Pianicara ed offre ai visitatori la possibilità di osservare i ruderi di un antica città romana –splendidissima civitas-, riportati alla luce agli inizi del secolo scorso. Ferento conobbe il massimo splendore durante l’impero di Augusto, quando venne costruita la maggior parte degli edifici. Tra gli antichi romani famosi, possiamo citare Flavia Domitilla, moglie di Vespasiano e madre dell’Imperatore Tito, la quale trovò proprio qui i natali. La città conobbe anche un periodo medievale, fino a quando non venne rasa al suolo dai viterbesi tra il 1170 e il 1172. Oggi restano visibili al pubblico l’area termale e il famoso teatro, in parte addossato al pendio naturale del terreno, con le sue ventotto arcate che cingono la cavea; con il piano a forma di semicerchio, dove una volta era posizionata l’orchestra; e con il palcoscenico sopra la fossa scenica. Sempre a Viterbo, nel Museo nazionale della Rocca Albornoz, sono custodite e visibili al pubblico le statue marmoree che in origine decoravano il frontescena del teatro, articolato in tre grandi nicchie, su cui si aprono altrettante porte. Francesca Bruti A proposito di indulto Sanclaudio In un Paese assillato da tanti problemi, in cui la gente onesta deve fare i salti mortali per arrivare alla fine del mese, il governo Prodi, anziché pensare a risolve i problemi di queste persone oneste, va a dare la priorità a l’indulto con il pretesto che le condizioni delle carceri sono disumane. Forse che sono più umane le condizioni di chi, per comportare onestamente, per essere onesto, per mantenere la propria famiglia, per guardare negli occhi i propri figli, per dormire sereno, deve affrontare mille sacrifici, fare mille rinunce, sopportare mille soprusi? Ma che coscienza ha Prodi? Già, lui la famiglia abbiamo visto come la considera. Caro Forattini non mascheralo più da prete, perché il suo dio è il denaro ed il suo profeta il voto. Prodi non sa, nemmeno si rende conto, che l’onestà non è gratuita, che l’onestà ha un costo enorme. Guardi le necessità della gente onesta, affronti e cerchi di risolvere i problemi di questa gente, dia la priorità ai problemi di questa gente e non a quelli dei delinquenti. Se vuole che le carceri siano meno affollate faccia in modo che le persone evitino di andarci. Attualmente sono affollate, è vero, ma è un po’ come una spiaggia affollata, non si sta bene, ma tutti ci vanno, perché in fondo non stanno poi tanto male. Le carceri sono riscaldate; i carcerati hanno la televisione; i servizi igienici; le visite dei familiari, degli amici, degli avvocati; hanno le cure sanitarie; vestono abiti puliti; sono avviati ad un lavoro; possono dedicarsi agli hobbies. Si trovano, tutto sommato in un istituto di rieducazione. Molte persone oneste, intere famiglie di gente onesta, per essere onesti, vivono in ambienti peggiori. Vivono in ambienti dove il freddo ed il caldo si debbono sopportare; dove non c’è corrente elettrica; dove non si fa lo sciopero della fame, perché non si mangia comunque; dove non ci sono servizi igienici; dove si è assiepati in una “stanza”, bambini e vecchi compresi, in molti di più che in una cella che è già di per sé più confortevole di quella stanza; dove non si ricevono visite perché si è emarginati; dove non ci sono cure sanitarie; dove la gente non indossa vestiti puliti; gente che non riesce a trovare lavoro; gente cui gli hobbies vengono imposti. Faccia in modo, il professor Prodi, che alla gente passi la voglia di andare in carcere, perché in carcere si sta male. Perché in carcere, se non si accetta la rieducazione, non solo si deve star male, ma ci si deve stare; ci si deve stare perché la pena deve essere scontata. E la pena deve essere, proporzionata si, ma sempre maggiore al delitto. Il concetto è questo: conviene rigare diritto. Si preoccupi quindi di dare alla gente la possibilità concreta di rigare diritto. Cominci a far cessare i soprusi che sono causa di sperpero di denaro e che spesso vengono chiamati “diritti acquisiti”. Applichi veramente le teorie che ha propugnato in campagna elettorale e non faccia il sinistro, perché se la gente lo ha preferito a Berlusconi lo ha preferito anche perché Berlusconi ha fatto sì che a fruire di certi benefici, di un certo benessere, fossero soltanto alcuni e non tutti. Se tutti avessero beneficiato dei suddetti vantaggi, il cavaliere avrebbe governato almeno per altri cinque anni. Vedrà che essendo meno sinistro non dovrà ricorrere alla fiducia in modo oltremodo ridicolo, vedrà che non avrà più contro l’Italia dei valori, anche se… P.S. sull’indulto Prodi ancora non ha mosso lingua nei confronti dei Francesi, i quali, Mitterand in testa, ci hanno offeso finora impunemente. Chissà! forse che Prodi avrà compreso nell’indulto anche loro? Sanclaudio La robba, una novella di Giovanni Verga Claudio Santella La robba è il titolo di una novella di Giovanni Verga. Roba, oggetto materiale che costituisce possesso o dotazione, è scritto, in quella novella, con due “b”, per rafforzare il concetto di possesso: è mio, mio, mio. Ebbene questa novella mi è venuta in mente allorquando il Ministro della Giustizia Clemente Mastella, mica uno qualsiasi, ha rivendicato come proprie alcune competenze, mostrando risentimento ad affermate invasioni nella sua sfera di competenza da parte di altri membri del Governo. Mi sembra che, in merito al comportamento del Governo, il Presidente del Consiglio, Romano Prodi, abbia più volte, e molto chiaramente, ribadito che le esternazioni dei singoli ministri debbono essere fatte dopo essersi consultati collegialmente, che debbono essere fatte per chiarire e non per rivendicare o asserire apoditticamente. Prodi aveva riunito il Governo in un cenobio, come direbbe D’Annunzio, e lo aveva catechizzato. Tanto vero è che, in quel contesto, il ministro Fioroni, che aveva espresso il suo dissenso sul comportamento del ministro Mussi a proposito di alcune affermazioni estemporanee del medesimo in merito a questioni attinenti la ricerca scientifica relativa alla sanità, aveva ottenuto l’approvazione di Prodi stesso, il quale aveva poi delegato della questione il ministro Amato, facendo fare, in buona sostanza, un passo indietro a Mussi, nel rispetto della volontà collegiale. Orbene ora io mi chiedo: dove era il ministro Mastella quando il Governo, riunitosi per decretare le liberalizzazioni, ha adottato il provvedimento di cui Mastella si lagna? Ma_ste_la_mentele Mastella le faccia nelle sedi e nelle forme dovute e non venga ad offendere l’intelligenza ed il buon senso dei cittadini. A meno che Mastella non voglia far capire che le affermazioni del Presidente del Consiglio Prodi siano azioni proditorie. Lo dica, lo dica, lo dica chiaramente. E se si, si comporti di conseguenza, se vuol essere creduto. Claudio Santella FUMO NEGLI OCCHI Ad ogni occasione che presenti una qualche utilità, non generale s’intende, si torna a parlare delle “quote rosa”, cioè di una quota riservata al gentil sesso che riguardi un determinato numero di unità di una determinata categoria oggetto di momentaneo interesse. E’ tutto fumo negli occhi, perché, se è vero, come è vero, che le donne godono di tutti i diritti ed i doveri delle persone fisiche, altrettanto vero e giusto è che ad esse non sia riservato un trattamento diverso o particolare. Del resto, alcuni anni fa, quando si riservò alle donne una determinata percentuale sul numero di candidati delle liste elettorali, il provvedimento fu dichiarato incostituzionale dalla apposita Corte. Ad oggi la costituzione, seppure tirata per la giacca ora qua ora là, secondo i propri singoli desideri, non è cambiata. Eppure, oggi, i nostri politici, di mestiere, non certo di capacità, a secondo degli interessi che hanno, tirano in ballo, ogni tanto, le cosiddette “quote rosa”. Più che un concetto politico mi sembra un concetto economico molto legato al concetto economico universale che è a base di tutta l’economia che afferma che nessuno fa niente per niente. Tutto il resto è conversazione. Claudio Santella LE DONNE IN CARRIERA A proposito di donne debbo riconoscere che le donne in carriera sono molto allettanti. CAPACITA’ FEMMINILE Sempre a proposito di donne e della loro capacità, in una eminente opera letteraria è scritto che “Le donne son venute in eccellenza in ciascun arte ove hanno posto cura”. (L.Ariosto – Orlando Furioso) QUANTO E’ BELLA GIOVINEZZA Francesca, Pia, Piccarda: chi, in giovinezza, le ha studiate non se le scorda. Non se le scorda perché queste tre donne, seppure diverse tra loro, tanto vero che sono poste rispettivamente all’Inferno, in Purgatorio ed in Paradiso da Dante Alighieri, sono unite da un sentimento prettamente femminile che le accomuna, sentimento che non ha nulla a che vedere con le quote rosa e con la parità dei diritti e quant’altro. DIVORZIO ALL’ITALIANA Un film che ebbe un discreto successo negli anni….. Non c’era il divorzio ed allora l’unico mezzo per separarsi era far si che l’amata metà passasse a miglio vita. Bove, dipendente Telecom o Commissario di Pubblica sicurezza. Secondi me entrambi. Si dice che Bove avesse scoperto il traffico illegale di tabulati telefonici in mano agli 007. La convivenza con Bove non era più possibile:è stato necessari divorziare. AZIONI PRODITORIE – Il presidente del consiglio Prodi ha inveito contro la riforma costituzionale promossa dal governo Berlusconi asserendo, tra le altre cose, che veniva attribuito un potere eccessivo al premier al quale era riconosciuto il potere di sciogliere le camere. Fautore del no al referendum si è sbracciato a destra ed a manca nell’identificare la sua elezione come l’avvento della serietà al governo. Ebbene, salito al governo che cosa fa? Va avanti a colpi di fiducia anziché sottoporsi all’esame del Parlamento. Prodi le camere non le scioglie, Prodi le camere proprio non le considera. E’ serio tutto ciò? E’ proprio vero: per chi comanda davanti alla legge sono tutti uguali, tranne loro. CALCIOPOLI – CALCIOGATE = DEGRADO > DELINQUENZA Baccaione IL PROCESSO A CALCIOPOLI è terminato ci sono contenti e scontenti, come è naturale. Nessuno è contento di perdere anche se sa che la sentenza è giusta. Ma che cosa è una sentenza? Francamente non lo so, perché il concetto che ho io della sentenza, quello che mi hanno insegnato, non corrisponde affatto a quello della realtà. Siamo arrivati al punto che alcuni possono non rispettarla e farla franca, altri, rispettandola, sono puniti. Nell’estate del 2004, se non vado errato, una sentenza del Tar vietava che si disputasse una partita di calcio, per stabilire quale squadra dovesse retrocedere; la partita fu ugualmente disputata. Se la memoria non m’inganna, non vi fu alcuna reazione. Poi la Magistratura si lamenta che non solo non viene rispettata, ma viene addirittura bistrattata e derisa: imputet sibi. IL MILAN si lamenta del risultato del primo processo. Ma non è stato un processo come quello voluto dal suo presidente Berlusconi: giusto, rapido, efficace, efficiente, sicuro e quant’altro? O forse il Milan ed il suo presidente intendevano riferirsi, più che allo svolgimento, al risultato dello stesso e cioè : favorevole, favorevole, favorevole a prescindere dal suo nascere e dal suo divenire? Su secondo processo, quello d’appello, il Milan ha preferito stare zitto: ha capito che gli conveniva. Lo zio Fester no: ma si sa, nella famiglia Adams godono ad avere le disgrazie. E facciamolo contento allo zio Fester…., così ce lo leviamo di torno! Baccaione E’ GIORNALISTA Simone Galeotti è stato nominato, in data 13 Giugno 2006, dall’Ordine interregionale dei giornalisti del Lazio e del Molise, “giornalista pubblicista”. E’ sempre un piacere dare la possibilità alle giovani leve di avere l’opportunità di esprimersi liberamente. Di esporre le proprie opinioni, civilmente, fermamente, ostinatamente, nella certezza che ogni qualvolta un’opinione viene espressa, altri la recepiscano, magari per migliorarla e perché no, per valorizzarla. Noi, della redazione del quindicinale La Città, abbiamo offerto a molti, con orgoglio, la possibilità di diventare giornalisti, Simone, con la costanza e la capacità che lo caratterizzano, c’è riuscito. Complimenti di cuore, Simone, da tutta la redazione. postato da: Spvit | 13:26 | |