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sabato, luglio 29, 2006

26 Luglio 2006
Anno XVI n° 14


Il Padre Eterno ci perdonerà, ... sono certo!
Ma frega a qualcuno?
Mauro Galeotti


fotogaleottiSplinderNon fregherà forse a nessuno quello che sto per scrivere, ma a me frega.
Frega e molto anzi proprio mi brucia, e poiché so che mi legge pure il nostro vescovo, Lorenzo Chiarinelli, vuoi vedere che quello che scrivo fregherà anche a lui?
E sì, caro Lorenzo, ti dovrà fregare, perché parlo del nostro padre, quello dei cieli azzurri, quello più noto come Padre Eterno.
E se sono convinto che fregherà a Chiarinelli, sono certo che fregherà anche a Giancarlo Gabbianelli, il nostro sindaco.
Inizio da capo.
L’altro ieri passando sulla Strada Capretta, dietro una brutta curva, per poco non scontravo con un deficiente imbecille.
Correva a tutto buco, con il suo rosso cadavere a quattro ruote, in quella stradina che davvero solo le capre potrebbero frequentare, saltellando di qui e di là, saltellando di su e di giù, per salvarsi ad ogni incrocio con altre auto.
Fortuna ha voluto... ma che sto scrivendo! rettifico, il Padre Eterno ha voluto che mi salvassi.
E toh! che ti vedo ad un passo da me?
Il Padre Eterno che mi guardava.
A dire il vero dai suoi occhi mi è sembrato... inquieto.

Oserei dire che era proprio... lo dico? ma no! non lo dico, si tratta del Padre Eterno.
Comunque era proprio agitato e mi ha detto che per questa volta aveva messo la mano tra la mia auto e l’altra, e che lo ha fatto solo perché mi accorgessi di lui, della sua residenza, della sua casa, o meglio del suo Casaletto del Padre Eterno.
E dopo avermi detto di scendere dalla mia macchina illesa, mi ha invitato a casa sua.
Appunto, un casaletto di modeste dimensioni, un casaletto di un vano unico, oggi si direbbe un monolocale, certo non una residenza da dio.
Ora tu vescovo mi dirai che il Padre Eterno non ha solo quella casa, con tutte le chiese sparse nel mondo, che vuoi che sia un casaletto, perduto, dimenticato, abbandonato.
E pure il sindaco mi potrebbe rispondere allo stesso modo.
Ma la potenza soprannaturale del Padre Eterno è quella di essere onnipresente... e quindi è pure lì.
In quel buco,
in quel ricettacolo di immondizie,
in quell’accumulo di sterco,
in quel covo di pulci,
in quel merdaio infinito.

Padre Eterno, perdonaci!
Padre Eterno, perdonami.
Perdona il vescovo.
Perdona il sindaco.
Una delle tue tante case, e per fortuna che non devi affittarla, sta cadendo a pezzi, tra il putridume più impensato.

Lo so ho usato parole poco riverenti, ma parole che sono come fendenti, parole che trafiggono l’animo del solo buon cristiano.

Ok, ok, ok, dovrò scontare ed essere punito come mi capita dopo essermi confessato davanti al mio prete.
Prete che dopo aver ascoltato i miei poveri e comuni peccati, mi dà da recitare per punizione, o meglio, per penitenza, come dice lui, tre ave Maria, tre gloria al Padre, tre Padre nostro.
Ma, mentre sto scontando la punizione solo soletto, mi viene un atroce dubbio, una domanda alla quale non riesco a trovare risposta.
Mi chiedo ossessivamente, ma perché i preti per penitenza danno le loro preghiere, da dire a pappagallo. 
Preghiere belle, profonde, insostituibili, radicate nei cuori sani degli innamorati di Dio.
 Preghiere, che se le dici al telefono, con la cornetta incollata all’orecchio, ti mettono in contatto con quel Padre Eterno che abita pure sulla Strada Capretta.
Mauro Galeotti


Semina vento e raccogli tempesta
Claudio Santella


fotosantellaclaudioE’ vero: chi semina vento raccoglie tempesta. Ma questo detto non riusciamo a mettercelo in testa. Ultimo esempio: i campionati mondiali di calcio.
Li abbiamo vinti, e, tutto sommato, li abbiamo vinti con merito. Ma li abbiamo vinti perché i nostri ragazzi hanno allontanato da loro ogni intrallazzo che si era calato nel mondo del calcio giocato. Si sono isolati per dimostrare che non volevano essere coinvolti in faccende a loro estranee; si sono concentrati sull’obiettivo che si erano proposti e sono riusciti nel loro intento.
Rendiamo loro nuovamente onore.

Rendiamo loro onore soprattutto considerando che sono riusciti nell’impresa gareggiando correttamente, ripeto correttamente, in un ambiente ostile.
Ce lo aveva detto Bekembauer all’inizio, ce lo ha ripetuto, dimostrato e sottolineato Blatter alla fine.
Blatter, plenipotenziario ed istrione, non ci ha degnati di minima considerazione.
Blatter, presidente della FIFA, ha disertato la premiazione, la consegna della coppa all’Italia, perché era andato a consolare Zidane, reo e correo, ma non con Materazzi, delle conseguenze del suo gesto.
Blatter, presidente della FIFA, doveva essere presente alla cerimonia finale. A premiazione avvenuta, Blatter, amico di Zidane, poteva fare quello che voleva.
E noi tutti zitti, a cominciare dai giornalisti, della carta stampata e non.
Immaginiamo, per un momento, che la vittoria avesse arriso alla squadra della Francia o alla squadra di un’altra Nazione: credete che Blatter avrebbe agito nella medesima maniera?
Ma non se lo sarebbe nemmeno sognato, e se lo avesse fatto le proteste e le invettive dei vincitori lo avrebbero costretto alle dimissioni, che sarebbero state, e giustamente, chieste e richieste.
Blatter, invece, ha addirittura premiato Zidane quale migliore giocatore del mondiale: Blatter, così facendo, ci ha insultati ed offesi.
E noi tutti zitti, a cominciare dai giornalisti, della carta stampata e non.
La Francia ha addirittura elevato agli onori degli altari Zidane, e lo ha fatto anche dopo che Zidane aveva dichiarato di non essersi pentito e di non avere intenzione di pentirsi del suo gesto.
La Francia, Chirac in testa, tutta la Francia quindi e non solo quella sportiva, ha voluto rivendicare la sua force di frappe: Lei può, a Lei è consentito, a Lei è dovuto.
Bell’esempio di atleta si è scelta. Si bell’esempio! Perché un atleta, per essere considerato il migliore, per essere addirittura premiato come tale, deve non solo giocare bene, ma anche comportarsi bene. E Zidane non lo ha fatto, come non lo aveva già fatto, e più volte, in passato.
Del resto quattordici cartellini rossi la dicono lunga sul suo DNA, DNA confermato dalla madre.
Non insensibile ai sentimenti di Blatter, del popolo e della stampa francese, la giustizia della FIFA non solo si è dimostrata molto magnanima nei confronti di Zidane, ma ha preteso di punire anche Materazzi basandosi, questa volta, non su dati di fatto, ma sulle affermazioni dello stesso Zidane, le quali, per quanto credibili, erano, sono e saranno sempre di parte.
Ciò dimostra che non solo il calcio italiano è malato, ma anche quello di altri Paesi, e con l’avallo della FIFA.
Quanto sopra rende ancora più onore e merito alla nostra Nazionale ed a tutti i suoi componenti presenti in Germania, perché  ne dimostra ancora di più la forza del carattere e l’ostilità dell’ambiente.
Intervenuto Chirac, almeno da Prodi ci saremmo aspettati un’azione da prode.
Prodi, che afferma e riafferma di voler far ripartire l’Italia, che afferma e riafferma la serietà al governo, una volta che si è presentata l’occasione di difendere l’Italia, la Sua onorabilità, il Suo Popolo tutto, si è defilato. Ma  di quale serietà parla Prodi, da dove la vuole far ripartire ne cura il rispetto? 
Ma abbiamo visto che Prodi si defila quando deve essere presente, figuriamoci se non lo fa quando la sua presenza e soltanto opportuna.
E noi tutti zitti, a cominciare dai giornalisti,della carta stampata e non.
Ma ci vogliamo chiedere perché siamo trattati in questo modo? Siamo trattati così perché non siamo considerati.
O meglio perché siamo considerati per quello che il nostro calcio, quello non giocato vogliamo dire, ha dimostrato, reiteratamente, di essere
Sono anni che andiamo avanti con Carraro, il quale quattro anni fa non si curò nemmeno di presenziare come doveva ai mondiali, il quale due anni fa si ripropose quasi alla stessa maniera agli europei; sono anni che andiamo avanti con Galliani, sono anni che consentiamo a gente come Moggi, Giraudo e compagnia bella di spadroneggiare nel calcio per la cura dei loro interessi.
Sono anni che abbiamo fatto finta e facciamo finta di non vedere. Sono anni che il campionato si gioca d’estate, nei corridoi federali, ad uso e consumo di pochi, addirittura in barba alle sentenze dei Tribunali
Non solo abbiamo fatto finta di non vedere, ma abbiamo anche ostracizzato, con voto unanime, dal mondo del calcio gente che si era permessa di denunciare alcune nefandezze, che era scomoda in qualche maniera e non addomesticabile, Cito per tutti Zeman e Collina, ai quali andrebbe conferito per anni ed anni, così come stanno le cose, il premio “Lo sportivo dell’anno” sotto l’alto patrocinio dei ministeri dello Sport e della Sanità.
Aggiungo a questi due personaggi anche una certa lingua, simpatica, loquace, ma fastidiosa perché veritiera, che risponde al nome di quell’affabile toscanaccio di Agroppi.
Li avete più visti Zeman, Collina ed Agroppi invitati ad esprimere la loro opinione in merito a qualcosa pertinente il calcio?  No, e credete per  libertà di stampa?
Credeteci, credeteci….
Solo una persona, in tutto quell’ambiente, ha avuto l’onestà morale di affermare pubblicamente di aver visto, in tutto questo, un aumento di arroganza ed una totale assenza di vergogna.
Questa persona è stata Moratti, il presidente dell’Inter, la quale, forse, proprio per questo essere del suo presidente, trova da anni difficoltà a vincere uno scudetto.
Se vogliamo risorgere, riacquistare rispetto, è necessario che incominciamo a rispettare noi stessi. E’ necessario, irrinunciabile, improcrastinabile.
L’occasione, al momento, per farlo e per dimostrarlo, è data a Piero Sandulli ed agli altri giudici della Corte Federale, chiamati a rivedere le sentenze con cui sono state comminate le sanzioni, abbondantemente annacquate, a chi, con il proprio modo di agire, ha, oltretutto, dato scandalo.
Claudio Santella


Avvisi di pagamento senza notifica
Matteacci Bruno


Matteacci Bruno SplinderNel rispetto delle leggi che regolano l’argomento da anni siamo stati abituati a ricevere cartelle esattoriali mediante notifica fatta a mano o con raccomandata postale. Da qualche tempo questa consolida usanza viene ignorata. Stanno giungendo a domicilio di molti cittadini, gli avvisi di pagamento inviati dal Servizio Riscossioni Tributi della Provincia di Viterbo Commissario Governativo S.p.a., di Via Monte Sacro n. 31, a mezzo Poste Italiane con lettera non raccomandata.
 Il lettore sappia che la raccomandata consente attestare l’avvenuta consegna dell’atto e, da quella data, decorrono i sessanta giorni per il pagamento della rata; dalla quale, poi, decorrono gli altri sessanta giorni per il successivo pagamento della seconda rata e così via, fino al pagamento della sesta rata.
Ora l’avviso di pagamento, che giunge ai contribuenti viterbesi, oltre che informarli dell’aumento della tassa del 17%, impone, secondo il servizio riscossioni, il pagamento in quattro rate mensili della intera tassa con cadenza mensile 31 Luglio, 21 Agosto, 30 Settembre, 31 Ottobre 2006.
Mi chiedo se tutto ciò sia fuori del rispetto delle leggi e non mi si venga a dire che l’avviso è un “avviso bonario”, che non obbliga il pagamento, come poi è scritto nelle istruzioni dove è specificato “l’importo totale che dovrà essere così pagato” … segue poi l’indicazione delle somme e delle scadenze.
Si noti è scritto: “dovrà” non “deve”, lasciando quindi uno spiraglio di scelta da parte del cittadino che potrà tranquillamente non pagare ed attendere l’arrivo della regolare cartella esattoriale, debitamente notificata, che consentirà di pagare alle scadenze, senza introiti anticipati ed esborsi, delle volte sofferti da parte di contribuenti ligi, ma non fessi!
Bruno Matteacci


Soriano nel Cimino
Riccardo Manca

Manca Riccardo SplinderSoriano nel Cimino, raccolto su un colle immerso nel verde della natura e circondato da castagneti secolari, vanta origini molto antiche e sembra sia stata abitato già nel Paleolitico.
Al tempo degli Etruschi era già un fiorente centro molto popolato, come dimostrano i numerosi reperti archeologici ritrovati nelle zone circostanti ed addirittura, all’interno del centro abitato. Anche il nome deriva direttamente dall’etrusco: surus, bosco e ianus, luogo e cioè luogo boscoso.
Fu poi la volta dei Romani che, con l'attraversamento della Selva Cimina, nel 310 a.C., lo misero al centro di importanti vie di comunicazione.
Nei secoli successivi fu attraversato dai Goti, dai Longobardi e dai Saraceni e finalmente entrò a far parte dello Stato pontificio. Nel XIII secolo il feudo venne concesso ai Guastapane ed ai Pandolfi e successivamente agli Orsini. Questa famiglia rappresentò molto per Soriano e sembra che Nicolò III Orsini morisse proprio qui, nel 1280.
Il passaggio dei Bretoni, devoti all’antipapa, rappresentò uno dei periodi più infausti per il paese. Più tardi il feudo tornò sotto la tutela della Camera Apostolica e fu poi proprietà dei di Vico, dei Colonna e degli Sforza per tornare, nel 1440, tra i possedimenti della Santa Sede.
Innocenzo VIII affidò il feudo ai Borgia ai quali seguirono i della Rovere, i Caraffa ed i Madruzzo. Finalmente fu la volta degli Albani, sotto i quali divenne principato ed a loro si deve tutta una serie di migliorie architettoniche ed urbanistiche.
Appannaggio nuovamente della Santa Sede, vi restò sottoposto fino al 1870. Il Castello Orsini è, senza dubbio, il simbolo del paese.
La costruzione originale si deve a papa Niccolò III Orsini che lo fece edificare intorno ad un antico castello dei Guastapane - Pandolfo, scacciati perché accusati di eresia.
Nei secoli successivi fu più volte rimaneggiato fino ad essere adibito a carcere. Inserito all’interno dell’antico borgo medievale, è caratterizzato da un’architettura lineare, ma al tempo stesso maestosa e porta incastonati, nelle pareti esterne, numerosi stemmi scolpiti in marmo.
Il palazzo si fregia di una bellissima torre rettangolare, probabilmente di epoca precedente ed è separato da questa da alcuni fabbricati minori e da una molteplicità di cortili finemente realizzati.
L’interno ha perso, purtroppo, i suoi caratteri originali, ma è tuttavia ancora pregevole, al piano terreno, la bellissima sala d’arme, con quattro volte a crociera e costoloni appoggiati su pilastro.
Annessa al palazzo, vi è una cappella privata, in cui è conservato un bell’altare in peperino.
Riccardo Manca


Concerto per la Pace
Francesca Bruti


Bruti Francesca SplinderDopo l’evento della Notte Bianca e la manifestazione Summer Village presso Prato Giardino, che sta per giungere al termine, un altro importante appuntamento è in programma per l’estate viterbese: il bellissimo chiostro della Basilica di S. Maria della Quercia sarà la cornice ideale per un concerto per la pace, organizzato gratuitamente per il prossimo sabato 29 Luglio alle ore 21.
Si fa promotrice dello spettacolo l’associazione Viterbo con Amore, che insieme all’ideatore del concerto, l’artista romano Carlo Ambrosio, ritiene questa un’ulteriore occasione per promuovere il valore della pace fra i popoli, soprattutto in questo periodo che ha visto il riaccendersi di alcuni gravi conflitti.
Queste le parole provenienti dal direttivo dell’associazione:
“Sarà un messaggio di pace, un messaggio che insieme al nostro amico Carlo vogliamo mandare a tutti i popoli che stanno soffrendo in queste ore in Libano e nel Medio Oriente in generale. Affinché prevalga la saggezza dei popoli e la pace. Noi siamo con loro e ogni brano del concerto sarà per loro”.
Sarà lo stesso maestro Ambrosio ad eseguire i brani, accompagnato dai classici suoni del liuto e della chitarra, proponendo al pubblico l’esecuzione di musiche di diversi compositori: di Neusidler, Dowland e Kropfganss, di Tarrega, Giuliani, De Falla, Villa-Lobos e Ambrosio.
L’attività concertistica di Carlo Ambosio, artista di fama internazionale, è ripresa solo nel 2004, dopo che, eseguita l’ultima esibizione di musica classica a Valencia nel 1989, era stata interrotta per volontà del musicista.
Durante questo lungo intervallo, Ambrosio si è occupato quasi esclusivamente di produzione e di composizione nel suo studio discografico a Londra, dove negli anni settanta aveva frequentato i corsi di Composizione e di Direzione d’Orchestra presso il Royal College.
Dopo essere stato docente di università negli Stati Uniti e in Finlandia e aver volato su più di tremila aerei per concerti e conferenze sulla musica, ecco che l’artista vive attualmente nella provincia viterbese, e viene ad esibirsi nella nostra città per un’occasione veramente degna di applausi.
Francesca Bruti


Irrigare l’asfalto...
Patrizia Labellarte


fotopatrizialabellarte2In un periodo in cui si invita la cittadinanza ad aver cura della risorsa idrica, a controllare gli sprechi e a disciplinare i propri comportamenti, viene spontaneo chiedersi, come mai varie perdite d’acqua e ingenti sprechi vengano quotidianamente autorizzati? Insomma, Viterbo fa acqua da tutte le parti e di pozzanghere, nonostante non piova, se ne vedono parecchie.
Basta girare negli orari giusti, tra il tramonto e l’alba, per rendersi conto di quanta pregiata risorsa scivoli via sull’asfato.
Il tasto dolente sono gli impianti di irrigazione delle aiuole cittadine e delle rotatorie con pratino.
L’acqua che fuoriesce dagli irrigatori automatici finisce ovunque, e poca sul verde e sui fiori! E a godere di questo involontario refrigerio, sembra essere proprio il caldo asfalto! Colpa degli addetti ai lavori che hanno realizzato un impianto con qualche imperfezione, o colpa dei vandali che si sono divertiti a cambiare la traiettoria e a dirottare il getto verso altri lidi?
Mah!!!
Se pure sono più propensa a credere alla seconda ipotesi e mai possibile che nessuno se ne accorga e provveda a sistemare tali inconvenienti?
Si tratta di sprechi sia pubblici che privati, che, con un minimo di attenzione potrebbero essere evitati!
…e noi paghiamo!!!
Patrizia Labellarte


Anche la Tuscia nel progetto SMEnteReg
Patrizia Labellarte


Italia, Polonia  e Inghilterra, rispettivamente con le cinque province del Lazio, Mazovia e West Midland sono coinvolte nel progetto SMEnteReg, iniziativa che si pone lo scopo di favorire l’ingresso nel mercato e non solo,delle piccole e medie imprese.
L’assessore allo sviluppo economico Angelo Cappelli ha incontrato a Palazzo Gentili le associazioni di categoria e l’ideatore del progetto Terzy Samborsky presidente dell’Unicorn, l’unione delle Pmi polacche e di SMEs central, che, raggruppa quelle di diciotto paesi dell’Europa centrale e dell’est.
Gli obiettivi di questo progetto sono: sostenere lo scambio di know-how tra i parteners, una cooperazione permanente fra gli stessi, supportare le Pmi che intendono entrare nei mercati, fiere, workshop e di conseguenza, favorire l’incremento di flussi turistici tra le regioni coinvolte e facilitare i partener nell’accesso ai finanziamenti comunitari.
Un’iniziativa, come sostiene Cappelli, che apre la possibilità di un dialogo e un’azione di accompagnamento in favore delle Pmi per facilitarle nell’accesso al mercato di altri territori.
È importante, per questo, organizzare la sinergia con la Camera di Commercio di Viterbo.
Dopo l’adesione, a settembre, si dovrà lavorare sulle proposte progettuali da presentare alla UE.
Patrizia Labellarte


Estate: S.O.S. Anziani
Francesca Bruti


Ogni giorno, troviamo nelle trasmissioni televisive e nelle rubriche dei giornali consigli su come prevenire i disagi del soffocante caldo estivo; ma sempre più numerosi sono i fatti di cronaca locale e nazionale che mostrano come le prime vittime del caldo sono proprio i cittadini più anziani, soprattutto nelle grandi città.
Infatti, a volte un buona informazione non è accompagnata da altrettanto concrete ed efficaci misure di prevenzione.
Capita spesso che nel periodo estivo quella degli anziani diventi più che in altri momenti dell’anno una categoria sociale a rischio: le temperature calde, la partenza di parenti e amici per i luoghi di vacanza e la conseguente solitudine e mancanza di aiuto rendono più difficile la vita per gli anziani, e più in generale per le persone non autosufficienti.
Il problema sociale che ne deriva è una preoccupazione che interessa anche la nostra città; per questo motivo l’Assessorato ai Servizi Sociali, unitamente alla cooperativa Arcu 2002, che gestisce lo Sportello Famiglia del Comune -in viale IV Novembre, 23 - hanno elaborato un progetto a favore delle categorie più deboli del territorio comunale, che comprende i seguenti servizi:
-Sportello Ascolto; Numero Verde: 800012492
-Consegna gratuita a domicilio di medicinali;
-Acquisto di generi di prima necessità (piccola spesa);
-Comunicazioni e consegna urgenti al/dal medico di famiglia;
-Prenotazione per visite specialistiche presso la ASL;
-Prelievi con consegna Laboratorio e ritiro esiti.
Si tratta sicuramente di una serie di servizi che era necessario attuare al più presto, e che non dovrà rappresentare l’episodio di un’estate;
lo stesso Assessore Rotelli ha annunciato che tale progetto è stato creato con l’inizio di questa estate, ma che “non si ferma naturalmente al periodo estivo: è importante comunque che parta proprio ora, in un periodo delicato come quello estivo, in cui sarà possibile risolvere i piccoli problemi di vita quotidiana, che per gli anziani soli o per i diversamente abili, possono diventare veri disagi difficilmente superabili”.
Francesca Bruti


Palazzo di Giustizia: c’erano pure loro... i dipendenti


Riceviamo e volentieri pubblichiamo:

Gentile direttore,
sull’ultimo numero del suo giornale “La città” sono apparse numerose foto relative alla cerimonia di inaugurazione del Palazzo di Giustizia di Viterbo. Dette foto, però, non sono state accompagnate nemmeno da due parole di commento da parte del Suo giornale, che pure, in passato, si è dimostrato più volte sensibile ad alcuni avvenimenti riguardanti il palazzo stesso, nonché argomenti pertinenti la giustizia e la sua amministrazione.
Quelle foto hanno fermato le immagini delle varie autorità intervenute: del vescovo di Viterbo monsignor  Chiarinelli, dei ministri Mastella e Fioroni,  del senatore Giulio Marini, del sindaco Gabbianelli, del Prefetto di Viterbo Giacchetti, dell’assessore regionale Brachetti, del presidente della Corte d’appello di Roma Lo Turco, del presidente del tribunale di Viterbo Gennaro, del procuratore di Viterbo Armati e di quello di Terni Scipio, del comandante dei Carabinieri di Viterbo Corona e del maggiore dei medesimi D’Aguanno, del vice questore Gava, del coordinatore della Forestale Leoni, del presidente di sezione del tribunale Pascolini, del presidente del Consorzio Biblioteche Luzi, del presidente della Banca di Viterbo Ragonesi e del suo direttore Caporossi.
Dispiace che sia sfuggita la presenza del presidente dell’ordine degli avvocati di Viterbo Riccardo Micci. Dispiace soprattutto per un motivo: il presidente Micci è stato l’unico, oltre al ministro Mastella, che, nel suo intervento, ha avuto parole di ringraziamento per il personale che opera nell’ambito giudiziario.
Nessuno degli altri oratori intervenuti se ne è ricordato. Non uno dei magistrati lo ha fatto. Tutti hanno avuto modo di poterlo fare, ma nessuno lo ha fatto.
Eppure ognuno degli intervenuti non ha mancato di far rilevare la propria  presenza  sottolineando, in una gara di eloquenza, i motivi del suo intervento. Non v’è dubbio, signor direttore, che l’attività del personale che opera nell’ambito della giustizia abbia una certa qual rilevanza per l’amministrazione della stessa, per non parlare, poi, di quella degli avvocati, che, a parere di chi scrive, ha la stessa importanza di quella delle altre figure definite organi giudiziari.
Le saremmo grati se potesse pubblicare queste rimostranze, volte, se non altro, a ringraziare l’avvocato Micci per la sensibilità dimostrata nei confronti del personale ed a ricambiarne i sentimenti di gratitudine espressi.

Lettera firmata

Il commento all’inaugurazione non c’è stato perché sembrava già abbastanza eloquente la sequela di fotografie pubblicate, non è stato ritenuto necessario specificare oltre.
Non voglio star qui a criticare gli interventi di questa o di quella autorità, cui è sfuggito un pensiero che valorizzasse l’attività svolta dal personale che opera nell’ambito giudiziario, pur non essendo preposto allo ius dicere. Personalmente riconosco alla classe forense la capacità di esternare una sensibilità che i magistrati molto raramente dimostrano di avere. Non dico che non l’hanno, dico che mostrano di non averla, se non eccezionalmente. E questo va a loro svantaggio perché la persona superiore deve anche dimostrarsi superiore, ed un magistrato deve essere e dimostrarsi superiore, altrimenti non solo dovrebbe dimettersi, ma dovrebbe essere estromesso dalla magistratura.
Una antica definizione della giurisprudenza mi sembra racchiudere molto bene alcune differenze tra quanti operano nel campo del diritto, è la seguente: iuris prudentia est humanarum ac divinarum rerum notizia, iusti atque iniusti scientia.
La giurisprudenza consiste nella conoscenza delle cose umane e divine, nella scienza del giusto e dell’ingiusto.
In questa seconda parte dell’affermazione è la differenza: la conoscenza delle cose è data a tutti, ma la scienza del giusto e dell’ingiusto è data solo a chi una preparazione specifica, mirata a dare dimestichezza con il diritto, con il suo studio teorico, con la sua applicazione pratica.
Necessita di uno spirito educato alla considerazione della persone, della loro sensibilià, del loro essere sia singolarmente che socialmente. Un avvocato, se vuol essere tale, deve affinare il suo spirito, aggiornare la sua preparazione, rivedere continuamente il suo modo disperare.
Un giudice no, non è tenuto. La legge Breganze ne è la prova, lo affranca.
In merito abbiamo già avuto modo di esprimerci. Per quanto riguarda i politici mi sembra giusto che si comportino così come sentono di comportarsi: alle prossime consultazioni elettorali avremmo modo di esprimere il nostro voto con maggiore cognizione di causa.
Gli altri intervenuti erano ospiti e come tali liberi nei loro interventi.
Mauro Galeotti


Brave le vigilesse ausiliarie
Briccone d’un commerciante


C’è il mal costume da parte di un negoziante in Via Marconi di lasciare, fuori la porta della propria attività commerciale, una bella scatola, ogni tanto di colore diverso, ora bianca ora marrone, o di varie dimensioni.
Le foto ci sono testimoni.
Abbiamo segnalato il fatto più volte ai vigili in servizio, i quali pur avendo assicurato un loro intervento, hanno lasciato le cose come stavano… e il negoziante ha continuato a fare il proprio comodo.
Soltanto venerdì 17 Luglio, nel pomeriggio, le due gradevoli vigilesse in servizio, dietro ulteriore nostra segnalazione, sono intervenute ed hanno fatto togliere al commerciante le scatole con i rifiuti e lo hanno invitato a non continuare in quel suo modo di agire.
Le vigilesse erano due ausiliarie, due brave ausiliarie, che hanno fatto il loro dovere!
E non ci si venga a dire che ce l’abbiamo coi vigili, perché ad alcuni riconosciamo i loro meriti.
Pofferbacco!

postato da: Spvit | 21:35 |

venerdì, luglio 14, 2006

12 Luglio 2006
Anno XVI n° 13


Occhio per occhio, dente per dente
Pure i cardinali si incazzano
di Mauro Galeotti


fotogaleottiSplinderA volte capita di sentir parlare di una bellezza che si trova in una determinata città, osannata da giornalisti, da studiosi, da storici, da amministratori, poi al cospetto di quella particolarità, tanto sbandierata, diciamo: “Beh! è tutto qui?”.
Questo dimostra quanto è importante creare interesse, parlandone, pubblicizzando, e, perché no, creando il mistero, il mito.
Viterbo certo non ha bisogno di inventare il mito, ne ha talmente tanti che è difficile scegliere il più curioso, ma tra questi non possono sfuggire i resti del Palazzo di Federico II, che si trovano sul Viale Raniero Capocci, presso il Monastero di santa Rosa, per intenderci dov’è il crocifisso con il bianco Gesù appeso.
Ebbene, a distruggere il palazzo realizzato dall’imperatore Federico II, fu un cardinale viterbese, Raniero Capocci.
Lo volle fare perché a sua volta l’imperatore, nel 1247, fece distruggere la sua residenza che si trovava in Via san Pietro, di fronte all'imbocco di Via san Pellegrino.
E sì anche i cardinali si incazzano, pur con la croce in mano, ... e giù, tutto d’un botto, rase al suolo il palazzo imperiale.
Ma non ne fu contento.
Infatti, per allontanare dalla testa di Federico II ogni possibilità di ricostruire il palazzo, pensò bene di far costruire le mura castellane nel bel mezzo dell’area occupata dall’edificio imperiale.
Così, caro imperatore, vedrai che ti passa la fantasia di ricostruirlo!
Era circa il 1250.
Un episodio curioso, oggi gradevole da narrare, che fa comprendere come l’uomo sia sempre stato condizionato dal motto occhio per occhio dente per dente.
Raniero Capocci, fu amministratore della Diocesi di Viterbo, vacante del vescovo, dal 1226 al 1233 e dal 1243 al 1245, e a lui è dedicata la strada che lambisce i resti del Palazzo di Federico II.
Tutto quanto sopra per sollecitare l’Amministrazione comunale a dare il giusto risalto a quel... mito.
Oggi neppure un cartello indica che lì era il palazzo dell’imperatore e chi transita di fronte vede solo un ammasso di pietre trascurate.
Non può immaginare quanta sofferenza, quanta gioia, quante imprecazioni, quanta vendetta sia nascosta tra la malta di quelle pietre.
Bisogna quindi agire.
Innanzi tutto credo sia indispensabile, e l’ho già scritto, che vengano spostati gli alberi che si trovano avanti alle mura, in quel tratto, e che vengano portati dalla parte opposta della carreggiata. Ossia a ridosso dei distributori.
Così facendo salterebbe fuori tutto il tratto di mura che va da Porta san Marco a Porta della Verità e, di conseguenza, avrebbe un altro effetto l’illuminazione delle mura che il Comune di Viterbo sta attuando.
Andrebbero ristabiliti con la calce i sassi dei muri che stanno sgretolandosi anno dopo anno e, infine, apporre una insegna con la storia del Palazzo di Federico II.
Non credo che l’Amministrazione comunale sia lontana da questa idea, ma attuarla prima possibile, sarebbe per Viterbo un riscatto per un mito che pochi conoscono e molti vorrebbero avere.
Mauro Galeotti


Campioni del mondo
di Claudio Santella


fotosantellaclaudioIl campionato mondiale di calcio è finito. L’Italia ha vinto. Siamo campioni del mondo in questo sport.
I ragazzi della Nazionale hanno dimostrato a tutti che il gioco del calcio è divertimento, passione, gioia.
Hanno detto a quanti si sono serviti di loro per realizzare, nelle forme più diverse, i propri sporchi interessi che loro, di quel marciume, non vogliono sapere niente.
Loro non vogliono essere sporcati di quel fango che è stata materia prima di chi, senza scender in campo, con il calcio ci ha vissuto oltre il consentito ed il lecito.
Hanno fatto muro alle vicissitudini che il calcio non giocato stava attraversando e, nella loro riservatezza, sono riusciti, pur attraverso non poche e notevoli difficoltà, dimostrando un invidiabile spirito di gruppo, ad ottenere quello che volevano e che tutti noi volevamo.
Guarda caso, anche in occasione della vittoria del mondiale dell’ottantadue, la squadra aveva fatto muro intorno a sé allontanando indiscrezioni, pettegolezzi, malignità. Anche allora a guidare quei ragazzi c’era gente di alto livello: cito, per tutti, il compianto Italo Allodi.
Allontanato, come allora, ciò che c’era di negativo, abbiamo riconquistata la vittoria. Seguitiamo di questo passo.
I nostri ragazzi la loro parte l’hanno fatta, e l’hanno fatta bene. Sono riusciti a trasmettere a tutti noi questo loro sentimento di unione e di fratellanza. Al momento in cui la squadra azzurra ha sollevato la coppa del  mondo ci siamo sentiti tutti uniti, tutti una sola cosa. La foto di quella coppa, sorretta da decine di mani, ne è l’espressione più vera. E sotto quelle mani, attaccati ad esse, vi sono ragazzi dal cuore d’oro.
Il merito è loro. E loro è il merito di averlo fatto così come lo hanno fatto: hanno dimostrato attaccamento al proprio lavoro, accanimento nell’adempimento dello stesso, impegno, semplicità, spirito di fratellanza, sacrificio. Questi ragazzi non meritano di essere contaminati da certa gente.
Giù le mani da questi ragazzi. Chi si è approfittato di loro per i propri sporchi interessi non cerchi di servirsene ora per ottenere indulgenza, pietà, amnistie varie e quant’altro. Il calcio di questi ragazzi non c’entra niente con il calcio dei corridoi, delle teste pelate, delle carrarecce: il loro è il calcio delle strade maestre, dei campi aperti, della chiarezza, della trasparenza.
Certa stampa, poi, la faccia finita di cogliere al volo l’occasione di mischiare il sacro con il profano per cercare di proteggere, in un modo o nell’altro,  chi, in un modo o nell’altro, ha protetto; altrimenti la stampa italiana andrà ben oltre, e più in basso, del settantanovesimo posto nella graduatoria mondiale della libertà di stampa dove attualmente è relegata.
Claudio Santella


I veri cani non sono loro
di Agnese Galeotti


AgneseSplinderNavigando su internet mi sono imbattuta in questo dato: l'80% dei cani abbandonati muore in incidenti stradali, subisce maltrattamenti o è vittima dell'addestramento dei cani da combattimento, il resto trascorre la propria esistenza nell'angusta gabbia di un canile!
Mi sono molto rattristata nel vedere le foto riguardanti gli abbandoni. Rattristata e disgustata dal comportamento così crudele che hanno alcuni uomini.
Le foto sono molto pesanti da digerire. cane morto
Le guardi e senti crescere in gola qualcosa che ti fa venir voglia di chiudere gli occhi, ma ho deciso di pubblicarle ugualmente.
E' troppo facile voltare lo sguardo e far finta che ciò non esiste.
Scrivo a te che hai abbandonato il tuo cane per andare in vacanza, è facile aprire la porta e farlo scendere dall'auto, ma guarda il risultato del tuo vile atteggiamento.
Osserva le foto e poi vedi se riesci ancora a guardarti nello specchio senza disprezzarti, senza vergognarti!
Vigliacco che non sei altro!!!
E' brutto, tanto brutto assistere a tale carneficina, quanto sarebbe più giusto poter osservare solo cani felici, sani, affettuosi verso i loro amici uomini.
Cani che facciano parte di una famiglia per sempre e non fino a quando fa comodo.
Mai e poi mai dobbiamo abbandonarli a se stessi ed ai pericoli della strada!
Non destinare a morte sicura il tuo cane, ti prego, perché le uniche foto che dobbiamo vedere, tutti insieme, sono queste.cane bellocane bello 4







Agnese Galeotti


Emozione: oggi come ieri

di Francesca Bruti


Bruti Francesca SplinderLa nazionale azzurra nacque nei primi mesi del 1898, quando il calcio era ancora uno sport in via di sviluppo, e ebbe il suo esordio il 15 maggio 1910, proprio in una partita contro la Francia all’Arena di Milano, con una vittoria schiacciante per 6-2; protagonista della partita fu Pietro Lana, autore di una tripletta, fra cui il primo gol della storia della nazionale italiana.
Nella seconda partita, pochi giorni dopo a Budapest, l’Italia subì una pesante sconfitta dall’Ungheria; da allora in poi non si utilizzò più la maglia bianca originaria con lo stemma di Casa Savoia, ma si passò alla maglia azzurra (colore della casa regnante). Sempre contro gli Ungheresi fu indossata per la prima volta la maglia azzurra, il 6 gennaio 1911 a Milano.
Nel 1981 si qualificò a Spagna ‘82; ma purtroppo il calcio italiano è sempre stato teatro di affari poco chiari e, anche in quegli anni, era sensibilmente scosso dallo scandalo sul calcio scommesse, che riguardava molti giocatori e addetti ai lavori della Serie A.
Tra i tanti era coinvolto anche Paolo Rossi, calciatore della Juventus, che aveva da poco scontato la relativa squalifica. Il CT Enzo Bearzot decise comunque di convocarlo, a discapito di Beccalossi e Pruzzo, provocando il disappunto di molti; ma, come sappiamo, la scelta si rivelerà determinante. Proprio a causa delle tensioni dovute allo scandalo, l’Italia non era considerata una favorita, anzi, secondo un sondaggio Gallup svolto in 19 Paesi, la squadra avrebbe avuto solo l’1% di possibilità di vincere.
L’11 luglio, al Bernabéu di Barcellona, si svolse la finalissima, alla quale fu presente anche il Presidente della Repubblica Sandro Pertini. L’Italia si presentò con un inedito 5-3-2 con Oriali a sostituire Antognoni. Il primo goal, che portò al 57’ l’Italia in vantaggio, fu segnato proprio da Paolo Rossi. Al 69’ arrivò il goal che ha fatto la storia del calcio italiano: scambio di palla tra Bergomi e Scirea, appoggio per Tardelli e goal di quest’ultimo. In tribuna, accanto a Re Juan Carlos, Pertini esultò, immagine oggi entrata nella storia. Infine, per “piede” di Altobelli, all’80’ arrivò il goal che sigillò la vittoria.
La corsa gioiosa con urlo liberatorio che ieri vide protagonista sul campo Tardelli, oggi ritorna a darci forti emozioni, con l’immagine della gioia dei nostri azzurri, ormai stampata nella mente, all’indomani della vittoria mondiale dell’Italia contro gli storici avversari francesi, nella finale di Germania 2006.
Oggi come ieri, la sfavorita nazionale italiana si è battuta per la coppa del mondo portandosi dietro lo scandalo di Calciopoli, risultato non della mancata professionalità dei giocatori, ma di tutta una serie di manovre sporche che una certa fascia di potenti non può fare a meno di escogitare per riempirsi le tasche.
Oggi come allora, sono stati proprio quei giocatori come l’insostituibile juventino Buffon, che insieme ai compagni di squadra era stato “sporcato” dallo scandalo poco prima dei mondiali, a fare in modo che l’Italia uscisse vincitrice dopo 24 anni. Molte sono le immagini che ricorderemo di questo mondiale, tra tutte non dimenticherò l’abbraccio liberatorio tra il CT Lippi e il grande Alex Del Piero, dopo la vittoria della semifinale. Infine, la sera del 9 Luglio scorso, in milioni siamo stati incollati allo schermo carichi di tensione, con un crescendo di emozioni, fino all’esplosione della gioia finale, gioia per la qualche dobbiamo ringraziare questi campioni azzurri, primo fra tutti il giovane Grosso, che ha segnato il rigore della vittoria e, nonostante sia stato come altri alla prima esperienza mondiale, è simbolo del sano e vero spirito sportivo.
Francesca Bruti


Stagione teatrale a Ferento
di Simone Galeotti


Galeotti Simone SplinderIN CARTELLONE 14 APPUNTAMENTI
Quattordici serate tra musica, danza e teatro: è quanto prevede la stagione di “Ferento 2006”, serie di spettacoli che si svolgeranno, come ormai accade da molti anni, all’interno del teatro romano a pochi chilometri di distanza di Viterbo.
Ad organizzarla, su incarico dell’Azienda di promozione turistica della Provincia di Viterbo, è ancora una volta il Consorzio Teatro Tuscia con il patrocinio del Ministero dei Beni e delle attività culturali e della Regione Lazio.
Quest’anno è stato il concerto del cantautore Amedeo Minghi dal titolo “Lì ascolteranno gli Americani e altre storie”, in programma l’11 luglio, ad aprire la serie di spettacoli nel teatro romano.
Seguirà il 13 luglio, “L’avaro” testo tratto dall’ “Aulularia” di Plauto interpretato da Flavio Bucci per la regia di Nucci Ladogana.
Il flamenco sarà protagonista assoluta della serata del 15 luglio che prevede lo spettacolo “Carmen” della Compagnia di José Greco.
Grande concerto (unica data nel Lazio, oltre a Ostia antica) di Vinicio Capossela nel tour live dal titolo “Ovunque proteggi” la sera del 18 luglio. Si torna alla danza il 20 luglio con il Balletto di Roma che interpreta “Cenerentola”, special guest Monica Perego, coreografie di Fabrizio Monteverde.
Il 23 luglio Debora Caprioglio e Mario Scaccia saranno gli interpreti principali di “Un curioso accidente” di Carlo Goldoni per la regia di Beppe Arena.
Ancora teatro il 25 luglio e ancora un classico: “La tempesta” di William Shakespeare con Benedetta Boccoli e Virgilio Mazzolo per la regia di Walter Manfré.
Il 27 luglio in programma una serata dedicata alla comicità con Geppi Cucciari che interpreta “Meglio sardi che mai”.
Musica raffinata il 28 luglio con il concerto che vedrà sul palco Gegè Telesforo e G. T. Groovinetors Live.
Altro appuntamento con la danza la sera successiva, 29 luglio, con la Compagnia argentina de tango di Anibal Pannunzio in “Historias… de amor y muerte”.
Un classico rivisitato in cartellone il 30 luglio: “Medea” di Christa Wolf interpretato e diretto da Elisabetta Pozzi.
Serata dedicata ai giovanissimi quella del 31 luglio con Fenomeno Winx in “Winx  powers show”.
Il 2 agosto sarà la volta di Luigi De Filippo, erede della grande tradizione teatrale partenopea che interpreta e dirige “Non è vero ma ci credo” testo dal padre, Peppino.
La serata conclusiva del 4 agosto vedrà in scena Dado, cabarettista della fortunata trasmissione Zelig che interpreta “3/4 della palazzina tour”.
Tutti gli spettacoli inizieranno alle 21,15.
Simone Galeotti


I forum di Agenda 21
di Patrizia Labellarte


fotopatrizialabellarte2La Provincia di Viterbo ha costituito finalmente il Forum di Agenda 21 locale, il cui progetto ha ottenuto il cofinanziamento del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del suolo, finalizzato alla nascita di un piano di azione condiviso e partecipato sul tema dello sviluppo sostenibile.
Agenda 21 è un documento programmatico, firmato a Rio de Janeiro da circa 180 governi, ed indica strategie, obiettivi, azioni e attori coinvolti nel processo di attuazione del percorso verso lo sviluppo sostenibile, cioè, quello che soddisfa i bisogni delle generazioni attuali, tenendo conto, anche, delle generazioni future.
A Palazzo Gentili si è svolto il primo incontro Agenda 21 che, ha lo scopo di includere tutti i portatori di interessi, in modo da dare a chiunque la possibilità di definire la sostenibilità ambientale, sociale ed economica.
La Tuscia, sostiene l’assessore all’Ambiente, Tolmino Piazzai, ha tesori ambientali da conservare e valorizzare.
Programmazione più condivisione sono i temi su cui rilanciare lo sviluppo sostenibile, spiega il presidente della Provincia Alessandro Mazzoli.
Due i settori che verranno trattati nei prossimi appuntamenti: ambiente e società ed economia.
I programmi sull’ambiente si terranno giovedì 13, 20 e 27 luglio, mentre quelli sulla società ed economia, giovedì 7, 14 e 21 settembre. Infine, il 5 ottobre, si terrà la seconda sessione plenaria.
Patrizia Labellarte


Nuovi corsi per la formazione professionale
di Patrizia Labellarte


L’assessore alla Formazione professionale, Giuseppe Picchiarelli non ha più dubbi: “basta ai vecchi corsi di formazione professionale e via ai nuovi”. La rivoluzione dei corsi di formazione presentata anche dal presidente Alessandro Mazzoli, nasce da una analisi condotta con sindacati e associazioni di categoria, sui bisogni formativi della provincia di Viterbo. Dopo un’analisi dettagliata, la tipologia dei vecchi corsi era ormai desueta, non radicata sul territorio e le attrezzature utilizzate per l’apprendimento, inadeguate.
I nuovi corsi tengono conto, invece, dei bisogni del tessuto sociale e produttivo nonché delle risorse culturali ed ambientali da valorizzare. Si svolgeranno nei centri di formazione della Provincia di Viterbo, in particolare di Civita Castellana, Bolsena, Capranica, Tarquinia e Viterbo. Partiranno a settembre, sono rivolti ai ragazzi dai 14 ai 18 anni e favoriranno la formazione per estetiste, comis di cucina e di sala bar, addetti sociali e operatore impiantista.
Le tipologie dei corsi sono legate alle reali esigenze e alle opportunità di lavoro del territorio, al fine di contrastare la disoccupazione e garantire un miglioramento delle condizioni di vita dei giovani.
Le domande per l’iscrizione devono essere presentate entro il 31 luglio nelle sedi operative della formazione professionale.
Per ulteriori informazioni visitate il sito www.provincia.vt.it/informazioni.
Patrizia Labellarte

Tuscania
di Riccardo Manca


Manca Riccardo SplinderLe origini di Tuscania sono molto antiche, come testimoniano i resti risalenti all'Età del Bronzo.
Esistono numerose leggende sull’origine della città, alcune la credono fondata da Ascanio, il figlio di Enea, altre da Tusco, il figlio di Ercole e di Araxe, una mitica regina degli Sciiti.
Gli Etruschi abitarono l'antica città e la resero prospera e potente, la sua buona posizione geografica le permetteva scambi con città costiere a quelle dell’entroterra attraverso una fitta rete viaria ed attraverso il porto di Montalto. Nel III secolo a. C, Tuscania fu conquistata dai Romani, che costruendo la via Clodia, favorirono l’espansione della città che si arricchì di acquedotti, terme ed edifici abitativi, e divenne un municipio romano.
Nel 574 fu conquistata dai Longobardi durante la loro marcia verso Roma. Nel 774 fu presa da Carlo Magno, che la cedette alla Chiesa.
Questa nuova condizione non era tollerata dalla città che contrastò più volte la Chiesa, ottenendo numerose sanzioni, tra cui il cambiamento del nome in Toscanella, con significato dispregiativo.
Tuscania fu più volte insidiata dalle famiglie di tiranni, i quali si contendevano i vari feudi.
Nel XI secolo divenne un feudo degli Aldobrandeschi e dei Marchesi di Toscana. Nel 1081 fu assediata dalle truppe di Enrico IV. Nel secolo XII si auto proclamò libero comune e fu costruita una imponente cinta muraria come protezione da eventuali attacchi esterni. La città, purtroppo, rimase al centro di continue dispute tra il potere temporale dei papi e quello dell’impero.
Fu costretta a subire la tirannia di diverse famiglie e le invasioni di Federico II e Carlo VIII.
Il cardinale Egidio Albornoz la riconquistò donandole un breve periodo di tranquillità, infatti, nel XIV secolo il feudo fu usurpato dai di Vico che lo tennero in loro potere per circa un secolo.
Durante il XV secolo il cardinale Giovanni Vitelleschi, seguendo l’ordine della Santa Sede, espugnò le grandi mura, cacciò i tiranni ed inaugurò un lungo periodo di pace. Da quel momento in poi la città si avviò verso un’epoca di lenta decadenza, perdendo molti tesori e bellezze architettoniche.
Il 1971 fu un anno nefasto per Tuscania, un violento terremoto distrusse molte case, chiese ed edifici importanti.
Il restauro fu avviato velocemente ed oggi la città vanta un ottimo stato di conservazione delle proprie bellezze architettoniche.
Riccardo Manca


La luce elettrica a Viterbo nel 1905
di Patrizia Labellarte


Sono passati cento anni dall’arrivo nella nostra città dell’illuminazione elettrica, data in concessione nel febbraio 1905, dall’ingegnere Aldo Netti.
Prima di questo grande evento, all’inizio dell’800 l’illuminazione pubblica si aveva grazie a lampade e lampioni ad olio. Di questi, Viterbo ne disponeva otto. Nel 1814 passarono a ventotto, per poi averne nel 1831 ben trentacinque.
Nel 1856 la nostra città era illuminata da 61 lampioni e da due lanterne ad olio. Nel 1859 si posero in opera i lampioni riflettenti la luce, il che fece aumentare la spesa annua notevolmente, al punto di sostituire l’illuminazione ad olio con quella a gas, che a Roma esisteva già dal 1854.
In seguito, i lampioni furono trasformati a consumo di petrolio fino al 1874, quando fu installato il gaz.
L’8 dicembre 1893 il “Corriere di Viterbo” propose che la città fosse illuminata nelle vie e nelle piazze principali con lampade ad arco e, nelle vie secondarie con lampade ad incandescenza, quelle col sistema Edison.
Infatti, fin dalla fine dell’800 vari lampioni in ghisa illuminavano una delle piazze più importanti di Viterbo: Piazza del Plebiscito.
Questi, accesi per la prima volta il 14 marzo 1874, andarono a sostituire i vecchi lanternoni,  attaccati alle pareti.
Per molti anni, i lampioni, dalla classica forma a candelabro, sono rimasti collocati in Piazza del Comune, finché gli amministratori comunali li hanno tolti inspiegabilmente nel 1999, per poi ricollocarli, qualche mese fa, ai lati della fontana di Piazza della Rocca.
Ora, mi chiedo, perché? perché spostarli in un punto in cui, sinceramente, non dicono proprio niente? Hanno per anni caratterizzato e illuminato la piazza che li ha visti nascere, quella piazza, che oggi con la loro assenza, sembra più buia che mai. Oltre a questo singolare caso, per il quale, inviterei l’amministrazione comunale a rifletterci un po’, vorrei soffermarmi proprio sulla questione luce/illuminazione pubblica.
Dunque, è vero che è stata impiantata un secolo fa? ...allora, vogliamo utilizzarla come si deve, si o no?, e per utilizzarla, intendo poter valorizzare alcuni punti, quali vie, piazze, monumenti ed edifici importanti, che, a mio giudizio, non sono del tutto messi in evidenza.
A Viterbo non esistono solo il Corso Italia, Piazza del Comune, Piazza dei Caduti, Piazza del Gesù, il boulevard Marconi, Porta Romana e quant'altro ancora… ci sono vicoli, viottoli e viuzze nel quartiere medievale di san Pellegrino e nel quartiere di Pianoscarano che vanno illuminate a dovere per renderle piacevoli e sicure, specialmente a chi volesse viverle e frequentarle.
Spero, che queste mie parole vengano accolte, come un semplice e sentito suggerimento, da una giovane che ama la città e che vorrebbe vederla al top!!!
Patrizia Labellarte


Pijamo la matre


“Che ce pijamo la matre ? ”

Spesso usata un tempo, neanche troppo lontano, dai capi artigiani per stimolare qualche dipendente che non prestava la dovuta solerzia al compito assegnatogli.

“A Nide”  (1)

“Ce pijamo la matre, vacce piano” 
Strillava ‘ntogno a chi s’arrampicava                  
su la cerqua spellannose le mano,
e ‘ntanto la cenetta assaporava.

‘l sole ‘ndorava ‘ncora ‘l caccavelle
mentre calava cò l‘Aemmaria
dereto a grosse piante de pornelle
sbrelluccicanno tra la foia viva.

Zitto, la matre ecchela, nun sente
‘l picareccio der nido a becche aperte?
Dice Meco, la voce tra le dente.

Tutt’an botto da la pietosa cerqua
se scoscia ‘l ramo che reggeva Meco
che sbatte ‘l culo ‘n  terra e ‘nbecco gnente.


Arnaldo Spazza

(1) “  A Nide “ Espressione che significa: andare a cercare i nidi degli uccelli per prelevarne la covata (a scopi culinari), se si riusciva a catturare anche la madre, il pasto sarebbe stato più sostanzioso.



Benedetto XVI e la famiglia
di Sanclaudio


Date a Cesare quello che è di Cesare e date a Dio quello che è di Dio.
Nel suo viaggio in Spagna, nella Spagna di Zapatero, dove la chiesa cattolica è da tempo in aperto conflitto con il governo socialista di quel Paese, governo che ha introdotto le nozze gay, che ha introdotto il divorzio “espresso”, che ha introdotto la sperimentazione sugli embrioni, che sembra volere in questo dimostrare il suo potere e la sua forza, Benedetto XVI ha parlato del valore della Famiglia, ne ha parlato senza pronunciare invettive. Ne ha parlato ricevendo applausi a scena aperta, che hanno sottolineato, condividendoli, i concetti espressi con serenità e franchezza.
Della famiglia, espressione fuori del tempo dell’unione tra l’uomo e la donna per la procreazione, per la perpetuazione della specie, della famiglia, espressione di amore e di abnegazione, Benedetto XVI ha sottolineato il ruolo insostituibile nella vita dell’uomo.
Benedetto XVI ha visto l’uomo inserito nella società degli uomini, immerso nel sentimento di amore che è amalgama della stessa, di una società universale e non singola espressione di questo o di quello Stato, non espressione di interessi individuali.
I concetti enunciati dal pontefice trascendono i concetti legati agli interessi terreni degli uomini. Interessi che, legati alla loro stessa precarietà, impediscono all’uomo di elevarsi, di migliorarsi, di vivere in pace con se stesso e con i suoi simili, impediscono all’uomo di  essere uomo.
L’uomo non è individuo e l’individuo non può servirsi dell’uomo, magari tentando di mascherarsi con le sue sembianze, per fini che non sono dell’uomo.
Credo che Zapatero avrebbe fatto meglio ad andare. Non si risolvono le questioni fuggendo. Zapatero, prima o poi, sarà chiamato a rendere conto di questo suo gesto, di questo suo comportamento.
Sanclaudio


Baccaionate

LEONARDO – Lapidario, incisivo e veritiero nelle sue affermazioni, Leonardo mi lascia perplesso in un suo pensiero: “Sì come ogni regno in sé diviso  è disfatto, così ogni ingegno diviso in diversi studi si confonde e indebolisce”
Ma Leonardo non “si impicciava” di tutto e con uguale successo?

DI NUOVO LEONARDO – Eppure il genio di Leonardo è universale e fuor di discussione. Notatene l’acume attraverso quest’altro pensiero. “L’uomo ha grande discorso, del quale la più parte è vano e falso: li animali l’hanno piccolo, ma è utile e vero: è meglio la piccola certezza che la grande bugia”.



Nozze Bernardi - D'Ambrosi
Proprio attraverso queste pagine, lo scorso Aprile, ci siamo congratulati con la violinista viterbese Liliana Bernardi, per essere stata la vincitrice del premio “Le Rose di Viterbo”, in occasione dell’edizione 2006 della manifestazione “Donna, Femminile, Singolare”.
L’artista è sempre in giro per il mondo per esibirsi nei teatri e nelle sale da concerto insieme a musicisti di fama internazionale, ma ora ha un motivo più importante degli altri per riuscire a fermarsi a Viterbo più a lungo del solito; infatti, torno a parlare di lei solo per porgerle i migliori auguri per uno dei momenti più importanti della sua vita: il matrimonio con il giovane ingegnere viterbese Marco D’Ambrosi.
La cerimonia si celebrerà il prossimo 22 Luglio; perciò è con grande e personale gioia che partecipo alle felicitazioni di tutti quanti i parenti!
F.B.

postato da: Spvit | 13:33 |

domenica, luglio 02, 2006

28 Giugno 2006
Anno XVI n° 12

Ma come... i polli nascono con le penne?
Ed esso ragliava
di Mauro Galeotti

fotogaleottiSplinderNon male il punto d’incontro, proposto dall’Amministrazione comunale ai Viterbesi, nella Valle di Faul, con tanto di piscina e di sdraio per assorbire nella pelle il caldo penetrante sole estivo.
Un piacevole momento per far rivivere la città in un luogo pieno zeppo di storia, grazie alla presenza di monumenti che andrebbero salvaguardati al più presto.
E’ facile intendere a cosa mi riferisco.
Le mura antiche della città, quelle che si trovano a ridosso della Via sant’Antonio, ultima testimonianza di quella che fu la prima cinta muraria di Viterbo, cadono a pezzi.
I contrafforti di quelle mura, che, nonostante l’oblio a cui sono destinati, ancora tengono saldamente, assolvendo alla loro antica funzione, stanno perdendo pietre giorno dopo giorno.
Stanno morendo.
La memoria di quelle mura castellane, che un dì difesero i nostri padri, si sta dissolvendo, sfarinando.
Mura uccise dai venti, dalle piogge, dall’incuria.
Peccato!
E non è finita!
Altro monumento che ormai giace in lenta agonia da troppo tempo è la Chiesa di santa Croce.
La ricordo ancora in piedi, col tetto che la proteggeva, con le capriate antiche e con le presse di Fiore.
Sì, di Fiore, il gradevole soprannome di Ferdinando Puccioni, un signore d’un animo grande così.
Un cuore infinito.
Sempre affabile, gradevole, birbo, buono.
Aveva la pronta festosa battuta per tutti coloro che frequentavano quell’ambiente di recupero della carta, del cartone, del ferro, del rame, dell'alluminio.
Consentiva a me e a mio padre di spulciare, rovistare, frugare, scartabellare tra gli immensi mucchi di carta che enti pubblici e privati gli vendevano.
Carta che veniva capata, ossia divisa, quella colorata da quella bianca, dal personale assoldato da Fiore.
Un lavoro opportuno e vantaggioso, perché il bianco, dalle cartiere, veniva pagato assai di più.
Era un ambiente vivo, tra il comprimere delle presse, Fiore che dava ordini agli operai; il telefono che strideva continuamente; Alfio Pannega che, sudato e curvo, ma felice, arrivava col carrettino di legno carico di quel cartone donatogli e raccolto in giro; la segretaria che con voce stridula e penetrante, riusciva ad azzittire tutti, forse, presse comprese.
Ora tutto tace.
Ora tutto è dimenticato.
Ora tutto non è più niente.
Il tetto della Chiesa di santa Croce a Faul è crollato da anni.
Fiore è in cielo, accanto a mio padre, da anni.
Sparite le montagne di carta.
Sparite le presse.
Sparite le voci.
Una lenta agonia si è abbattuta sull’unica chiesa viterbese, dal campanile a pianta triangolare.
Altro monumento in malora è il Mattatoio comunale, che sembra in fase di recupero da parte dell’amministrazione comunale.
Un altro monumento, questo, di tutto rispetto, specie per la triste, ma fondamentale, funzione che aveva: sfamare i Viterbesi, fornendo loro carne sana e controllata.
Sembra vogliano insediarvi al suo interno un museo della ceramica, o non so cos’altro. Ovviamente una scelta felice, se si riuscirà ad attuare. Ma quanto sarebbe stato di rispetto, come ebbi già modo di scrivere su questo mio foglio, poter far rivivere gli animali in quell’ambiente destinato, sin dalla metà dell’800, alla loro morte?
L’idea che proposi era quella di trasformare il mattatoio in una grande fattoria, in cui dovevano essere accolti i nostri animali: il cavallo, il mulo, l’asino, il toro, la mucca, la pecora, la volpe, la faina, l’istrice, l’oca, il pavone, il gallo, la gallina, l’anatra, il coniglio, la donnola... ma quanti sono!, non finiscono più...
Sono convinto che i nostri bambini, vivendo in città non hanno mai sentito il raglio dell’asino, il canto del gallo, crederanno che il pollo nasce senza testa, senza penne e perché no, bello e che cotto sul girarrosto.
Altro monumento da recuperare è il gazometro, classico esempio di archeologia industriale ottocentesca e finisco con la Torre-porta Faul, che andrebbe restaurata, togliendo quegli orribili mattoni rossi, messi nel dopoguerra a seguito dei bombardamenti e rifatto il tetto forato.
Mauro Galeotti


REFERENDUMMMM
di Claudio Santella

fotosantellaclaudioHa vinto il NO!
La riforma di una Costituzione, a mio parere, naturalmente, non è cosa da poco; anzi è una cosa seria: e come tale seriamente va affrontata.
Ma dell’agire serio alcuni nostri rappresentanti sembra non abbiano proprio idea.
La riforma costituzionale di questo o di quell’articolo, una riforma marginale, cioè che riguarda uno o due articoli, può andare bene nella forma attualmente prevista, ma una riforma di largo respiro va ponderata, e soprattutto va affidata ad una assemblea ad hoc, un’assemblea della quale fanno parte persone mirate: una Assemblea costituente.
Una assemblea che abbia per compito e fine una sola cosa: modificare, aggiornandola, la Costituzione.
Una assemblea composta da esperti di diritto e non solo di diritto, perché la Costituzione investe tutti i campi dell’agire umano.
Non sarebbe male, poi, che questa assemblea avesse anche il supporto di personalità di altri Paesi, perché bisogna guardare al futuro.
Invece noi siamo capaci di attaccarci al torsolo della mela e di far passare per riforme costituzionali quelli che sono interessi di bottega.
Mi riferisco sia alla destra che alla sinistra, che di questi giochetti è stata madre e maestra.
Maestra somara, però, c’è poco da dire.
Gli articoli della Costituzione debbono poi essere lapidari, e non dei trattati che di diritto costituzionale hanno poco o niente. Meno male che c’è, e che c’è stato il referendum.
Un suggerimento di modifica alla attuale costituzione: questi referendum, se respinti, facciamoli pagare ai partiti, con i loro fondi.
In una S.P.A. (società per arraffare) come hanno ridotto l’Italia, è giusto che gli Amministratori siano chiamati a rispondere personalmente  del loro operato, soprattutto se in mala fede.
Il referendum va inteso come l’espressione della volontà dell’assemblea dei soci con diritto di voto.
Claudio Santella


Summer Village... e parcheggi dove vuoi
di Agnese Galeotti

AgneseSplinderAnche quest'anno, precisamente dallo scorso sabato, ha riaperto i battenti il Summer Village. La manifestazione che si tiene tutte le estati presso il parco cittadino di Prato Giardino.
Pure quest'anno, come il precedente, mi trovo a notare che passa alquanto inosservato "all'occhio vigile dei vigili" il selvaggio parcheggio delle automobili.
E ari-pure quest'anno, come i precedenti, mi trovo a far notare la differenza di tollerabilità alle infrazioni tra le varie zone di Viterbo.
Senza girarci troppo intorno... chiedo perché se un motorino sosta la sera in Piazza del Comune viene severamente multato, (per non parlare delle autovetture) pur non recando alcun fastidio alla circolazione?
Perché, invece, file interminabili di auto sostano senza alcun problema davanti Prato Giardino, dove non ci sono parcheggi e dove intralciano pericolosamente il traffico? So che ora avrò addosso l'odio di tutti i cittadini che vi parcheggiano, il punto non è farvi prendere più multe, ma il far notare queste "discriminazioni zonali".
Detto in maniera più esplicita se la gente non va al Corso per prendere un gelato o sedersi sui divani di qualche locale in Piazza delle Erbe, a "molti" importa, ma non a quei "pochi" che decidono. Al contrario interessa ai "pochi" che decidono, che il Summer Village frutti bei consensi da parte dei cittadini. Come si dice Mors tua vita mea!!
Comunque, io mi sono fatta un giretto al Summer Village e devo dire che ho notato con molto piacere, al contrario degli altri anni, che i giardini sono stati circondati con delle reti per impedire ai ragazzi di calpestare i pratini.
Avevo scritto in passato proprio su questo.
A tutti dispiace non potersi sdraiare sul prato, al fresco, a fare due chiacchiere con gli amici, ma bisogna riconoscere che spesso il nostro agio coincide con il disagio della natura.
Per il resto, non essendoci molto da fare a Viterbo d'estate, sicuramente tutti fanno sosta al Summer Village, anche se quest'anno sembra essere un po' più scarno degli altri anni.
Un'altra cosa che andrebbe migliorata è l'illuminazione.
Spesso ti trovi a passeggiare al buio.
Quanto costeranno mai due lampadine in più qua e là?
Renderebbero il tutto più gradevole e magari riusciremmo anche a riconoscere gli amici che passano accanto a noi, scambiarci due chiacchiere, invece che sbattergli contro.
Buon’estate a tutti e ricordatevi di non abbandonare gli animali quando andrete in vacanza, comportamento stupido, crudele, disumano e da vero e proprio bastardo!
Agnese Galeotti


Un incontro significativo
di Francesca Bruti

Bruti Francesca SplinderUn importante incontro è avvenuto nella mattinata del 23 Giugno scorso tra il sindaco Giancarlo Gabbianelli e il noto giornalista e scrittore egiziano Magdi Allam.
Quest’ultimo ha voluto incontrare il Sindaco di Viterbo, per consegnargli personalmente il suo ultimo libro intitolato “Io amo l’Italia”, che racconta la sua felice integrazione in una Nazione che lo accolto a braccia aperte, facendolo sentire a tutti gli effetti un italiano.
Infatti, Allam ha conseguito la Laurea in Sociologia all’Università La Sapienza di Roma, diventando poi una prestigiosa firma del quotidiano Corriere della Sera; inoltre, ha fissato da qualche anno la sua residenza nella provincia di Viterbo.
Parlando con il giornalista dell’importanza dell’integrazione mirata di tutti gli stranieri che vivono e lavorano in Italia, Gabbianelli ha esposto ad Allam la sua volontà di presentare ufficialmente “Io amo l’Italia” a Palazzo dei Priori, evento che rientra nell’ambito del cartellone del “Settembre viterbese”.
Si tratta di un incontro significativo, cha va a sottolineare quanto importanti siano i rapporti interpersonali nella costruzione di una società sempre più multiculturale, dove la maggior parte delle volte la diversità dell’altro è vista con sospetto e diffidenza, invece di essere fonte di ricchezza.
In particolare, in una provincia di media grandezza come Viterbo, che da alcuni anni sta subendo una metamorfosi nella composizione della popolazione cittadina, con l’arrivo di immigrati stranieri e studenti universitari fuori sede.
Francesca Bruti


Ugo Gigli e vai...
di Patrizia Labellarte

fotopatrizialabellarte2Sabato 24 giugno, presso Palazzo Gentili a Viterbo, si è svolto un incontro organizzato dalla Provincia, dal tema: Basilea II e il futuro delle piccole e medie imprese.
Il workshop affidato all’assessore al Bilancio Ugo Gigli, a Paola Nascenti dell’Università della Tuscia, a Massimo Lucidi, direttore del Banco di Brescia di Viterbo, Maurizio Bonomo direttore generale di Unionfidi Lazio e a Graziano Cerasi della segreteria particolare dell’assessore regionale Francesco De Angelis, ha visto la presenza di molti imprenditori locali, nonché di esperti finanziari.
Lo scopo del convegno è di fornire un sostegno alle piccole e medie imprese nel nostro territorio, nel momento dell’entrata in vigore del nuovo accordo di Basilea.
Tale accordo arriverà infatti il 1° gennaio 2007 e prevede una maggiore stabilità del sistema finanziario globale.
L’accordo, redatto a giugno 2004, è un sistema di regole volto ad assicurare la stabilità patrimoniale delle banche, a garanzia delle imprese che vi hanno depositato i risparmi.
Le imprese, dunque, dovranno rispettare tale accordo prendendo in considerazione il ruolo della finanza, da sempre sottovalutato: migliorando il proprio rating, individuando le dinamiche finanziare del passato e del futuro, esaminando la propria redditività aziendale in relazione a vari progetti, definendo i bilanci preventivi e realizzando un sistema di reporting per rendere conto alle banche della situazione aziendale.
Patrizia Labellarte


I giovani e l’estate viterbese
di Patrizia Labellarte

A chiunque verrebbe naturale dire: “ estate viterbese…ed è sempre la solita zuppa”!  O, come si dice nella nostra città: “è sempre la solita zunna”!!! Summer village, il Lido, Piazza delle Erbe, qualche pub all’aperto e da quest’anno, la new entry: la notte bianca, programmata per il 22 luglio.
Tutto qui…e vi pare poco?! Beh, è vero che noi giovani non ci accontentiamo mai, ma, non lamentiamoci…in fondo, è sempre meglio di niente! Non è poi, così, disperata la situazione, è solo che se fosse gestita meglio, magari con un qualche evento in più che coinvolgesse i giovani, come un concerto di qualche big della musica, feste a tema organizzate ai bordi delle piscine del lido a valle Faul, le serate estive, nella nostra città sarebbero sicuramente meno monotone.
A questo, io aggiungerei anche la mancanza di discoteche all’aperto. Infatti, il sabato, i ragazzi amanti del ballo sono costretti a recarsi al mare o al lago per trovare locali aperti di questo tipo. Perché non farne una in città? Piccoli suggerimenti, forse anche troppo azzardati? Sicuramente rispecchiano i gusti di noi giovani, desiderosi di vedere Viterbo ancora più viva!
Patrizia Labellarte


La notte bianca di Viterbo
di Francesca Bruti

Anche Viterbo avrà la sua “notte bianca”, evento che da qualche anno sta caratterizzando le estati delle maggiori città europee. Ma che cos’è?
Si tratta di una notte durante la quale le strade, le piazze e i locali della città rimarranno aperti per tutte le ore notturne, all’insegna del divertimento dei cittadini e in particolare dei giovani..
Infatti, in varie zone della città dovrebbero essere allestiti dei centri di animazione, con spettacoli, saltimbanchi e punti di ristoro.
Almeno così sono state le Notti Bianche svolte in altre città, nei precedenti anni.
La festa cittadina è fissata per la notte del 22 Luglio prossimo e, a quasi un mese dall’atteso evento, realizzato dagli Assessorati alle Politiche Giovanili e Sviluppo Economico, già fervono i preparativi; infatti, la macchina organizzativa si è messa in moto per curare ogni dettaglio di quello che sarà uno degli appuntamenti più importanti dell’estate viterbese.
Per questo motivo, fino al 27 Giugno era possibile avanzare idee e proposte da parte di ogni cittadino, per lo svolgersi dell’evento.
Il programma della Notte Bianca è ancora in via di studio, ma già sono nati i primi screzi fra i commercianti ed il Comune: a detta di quest’ultimo, sembrerebbe che la maggior parte dei costi che la Notte Bianca porterà, dovranno essere sostenuti dagli esercenti dei locali e dei negozi che aderiranno all’iniziativa; ma, per ora i commercianti in questione non sono affatto d’accordo.
In ogni caso, si tratta di un evento nuovo ed originale per la nostra città; dunque, speriamo che il divertimento dei viterbesi non vada a discapito dei soliti affari economici.
Per avere informazioni più dettagliate sull’evento, si può mandare un’email all’indirizzo info@nottebiancaviterbo.it.
Francesca Bruti


Derby del Cuore allo Stadio Olimpico
Presente la S.S. Santa Barbara

La  Scuola Calcio Santa Barbara, ha partecipato alla manifestazione calcistica “Derby del Cuore” tenutasi, mercoledi 7 giugno, allo stadio Olimpico, tra le squadre  di attori e cantanti della Roma, della Lazio, del Milan e dell’Inter.
Moltissimi i personaggi del mondo dello spettacolo, dello sport e della politica; presenti, fra le rappresentative delle squadre: Luciano Spalletti, Roberto Ciufoli, Pino Insegno, Valerio Staffelli, Enrico Mentana, Ignazio La Russa, il mago Casanova e molti altri. L’avvenimento è stato trasmesso in tarda serata da Rai 2.
A far da cornice alla manifestazione  gruppi folkloristici e culturali di varie parti del mondo, esibitisi ciascuno nella propria specialità, nonché circa venti scuole calcio provenienti da tutto il Lazio.
Fra queste, unica rappresentante del Viterbese, la Scuola Calcio Santa Barbara, presente con i propri ragazzi della categoria Pulcini, Esordienti e Giovanissimi.
I ragazzi hanno prima sfilato alla Stadio dei Marmi, dove si stavano svolgendo le finali del Giochi della Gioventù, e tramite l’apposito sottopassaggio sono arrivati sul terreno di gioco dello Stadio Olimpico.
Qui i rappresentati della Scuola Calcio Santa Barbara, unitamente a quelli delle altre rappresentative, superata l’emozione di calpestare quel manto erboso, orgogliosi e onorati di rappresentare il calcio giovanile Viterbese, hanno ben figurato in una partita, che ha dato loro molte soddisfazioni e che li vedeva di fronte ai loro coetanei del Centro Sportivo Federale dell’Acquacetosa.
A tutti i ragazzi è sembrato un sogno giocare in quel campo così famoso insieme a tanti amici di sempre ed a compagni occasionali.
La gioia che trapelava dai loro occhi, dalle loro espressioni, dal loro scambiarsi espressioni di meraviglia è stata la soddisfazione più bella per quanti li hanno accompagnati e per la Società Sportiva Stessa, rappresentata dall’allenatore Salvatore Sirio e dal dirigente Ranieri Geronzi.
Alla fine della manifestazione giro d’onore intorno al campo con tanto di annuncio da parte dello spiker e davanti a migliaia di spettatori che li hanno più volte ed a lungo incitati ed applauditi. In Tribuna Tevere non è mancato uno striscione con tanto di nome cognome e soprannome “SCUOLA CALCIO  S.S. S. BARBARA”.
Alla fine, stanchi e soddisfatti, tutti in tribuna a godersi il resto dello spettacolo, quello del Derby del Cuore tra le squadre di Roma, Lazio, Milan ed Inter, cui ha fatto da cornice finale un bellissimo spettacolo pirotecnico.


Audite...
di Baccaione

Audite audite perché c'è da audire!!!!
BERTINOTTI, novello presidente della Camera dei Deputati di una Repubblica fondata sul lavoro, ex sindacalista rappresentante di lavoratori, dall’alto del suo scranno istituzionale, in declamata crisi economica, dimentico di essersi scagliato più e più volte, ma prima di ricoprire l’attuale ruolo, contro chi si faceva beffe della classe operaia e lavoratrice, propone che ai signori parlamentari sia riconosciuta una settimana di ferie al mese: per legge.
Per una legge approvata, naturalmente, dai parlamentari stessi. E da chi altri se no?
Questo quanto apparso sul Televideo della Rai di Stato.
Mi vengono in mente i versi di un certo signore, troppo conosciuto per non essere riconosciuto, allontanato dalla sua città perché diceva la verità.
Riporto quei versi parafrasandoli

Bertinotto fu il video e chi lo scrisse:
quel giorno più non vi leggemmo avante.
Mentre che quello spirto questo disse,
il mio piangea; si che di pietade
io venni men, così com’io morisse.
E caddi come corpo morto cade.


SIAMO TUTTI UGUALI – La proposta di Bertinotti mi fa venire in mente un’altra proposta: quella  dell’istituzione di un diritto penale internazionale.
E’ tipico degli Americani considerare l’istituzione di un diritto internazionale penale come una cosa meravigliosa per tutti gli altri popoli, ma non per loro, così come è tipico dei comunisti affermare che siamo tutti uguali e considerare se stessi al di sopra di questa uguaglianza. Insomma tutti uguali tranne loro.
Caro Bertinotti è proprio vero: il potere è come il vino, se uno non c’è abituato con mezzo bicchiere si ubriaca.
E tu sembra che abbia preso una bella sbronza!
Baccaione


Acquapendente
di Riccardo Manca

Manca Riccardo SplinderAi confini con la Toscana riposa una piccola ma importante cittadina che ebbe un ruolo determinante nella storia, soprattutto per gli invasori e per quei popoli che la dominarono.
La posizione strategica, essendo attraversata dalla via Cassia e quindi la via Francigena, che influenzò politicamente ed economicamente l‘Italia, le permise di progredire notevolmente, ma nello stesso tempo la rese troppo vulnerabile.
Il medioevo acquesiano fu alquanto acceso e tumultuoso poiché, con la grande donazione di Matilde di Canossa dei suoi possedimenti alla Chiesa, Acquapendente venne assoggettata alla diocesi di Orvieto.
La città fu conquistata da Federico I Barbarossa, subendo un lungo periodo di tirannia fin quando il popolo, con l‘aiuto delle armate pontificie, non si liberò dal giogo nel 1166.
Fu una data memorabile che ancora oggi, nel mese di Maggio, viene rievocata con la festa dei Pugnaloni.
I percorsi storici dei Farnese, divenuti alquanto potenti nella seconda metà del Cinquecento, investirono anche Acquapendente poiché il ducato di Castro, creato da Paolo III Farnese, fu causa delle controversie con lo Stato Pontificio tanto che, nel 1641, Odoardo Farnese, in guerra con Urbano VIII, saccheggiò la città.
Otto anni più tardi, nonostante un accordo tra Odoardo ed il pontefice, Castro fu distrutta dalle armate di Innocenzo X e la sede vescovile venne trasferita ad Acquapendente, nella Chiesa del Santo Sepolcro che divenne cattedrale.
Riccardo Manca


Chiesa di santa Croce a Faul, già di santo Spirito a Faul
di Mauro Galeotti

Nella Valle di Faul, verso la Città è la Chiesa di santa Croce a Faul con campanile a forma triangolare, unico a Viterbo. Sin dal 1206 è menzionato l’Ospedale di santo Spirito, che nel 1341 viene distinto con un de Fabuli. Era ben attivo nel 1275 e 1276, allorquando vi erano rifugiati i trovatelli, per i quali venivano fatte donazioni per una migliore assistenza. Attraverso la storia della chiesa trovo nominato varie volte un chiostro a partire dal 1357 sino al 1436.
Nel 1363 venne concesso un legato alla Chiesa di santo Spirito per la realizzazione di un tabernacolo in argento e per una pittura raffigurante lo Spirito santo.
Prese, poi, il nome di santa Croce quando, nel 1400, vi si stabilirono i Padri Crociferi. Giuseppe Signorelli li colloca nella chiesa dal 1436 e li cita ancora nel 1473. A quest’ultimo anno, il medesimo storico afferma che risaliva una tavola, ormai perduta, opera di Francesco d’Antonio, detto il Balletta, eseguita su incarico del priore della chiesa.
L’Ospedale aveva assunto una non indifferente importanza, tanto che nello Statuto del Comune del 1469 fu stabilito di elargire al medesimo quattro lire mensili.
I Crociferi la cedettero nel 1480 alla Confraternita della Misericordia che era stata istituita nel 1479, anno in cui fu redatto lo Statuto. Quest’ultima aveva per fine caritatevole quello di assistere e confortare i condannati a morte, accompagnarli all’esecuzione e seppellirli.
Nel 1480 venne concesso un legato alla Cappella di sant’Agnese e lo stesso, nel 1524, a quella della beata Vergine.
Nel 1480, alla Confraternita della Pietà, venne concesso l’uso di una sala inferiore, posta dietro l’altare di santo Spirito, in cambio dette tre libbre di cera. Cinque anni dopo, per adattare quel locale all’uso della suddetta fratellanza, fu lasciato un legato.
Per ornare la chiesa, nel 1520, fu venduto un terreno e, con l’occasione, vennero realizzati i banchi per comodità dei fedeli.
Nello stipite della porta vi era riportata la data 1530 e sull’architrave erano scolpite le teste del Salvatore affiancato dagli apostoli e sant’Angelo con la spada, oggi l’insieme è conservato al Museo civico.
Verso il 1531, dopo l’abbandono della chiesa da parte dei Crociferi, anche la Confraternita della Misericordia si trasferì nella prossima Chiesa di santa Maria della Ginestra. L’Ospedale fu riunito con gli altri ospedali della città.
Il piano stradale, prima del 1538, era più basso e sembra sia stato elevato per allontanare l’umidità. Nel 1538 venne deliberato di impiantare un nuovo Ospedale di santo Spirito e fu disegnato un prospetto in cui si vedono la facciata e il fianco sinistro della chiesa, disegno pubblicato sul Bollettino municipale di Dicembre 1934.
Così, nel 1539, fu aperto l’Ospedale della Misericordia, detto anche Spedale maggiore del Comune. Poi, nel 1541, fu demolito l’arco della Chiesa di santa Maria Maddalena per portare a termine la costruzione dell’Ospedale di santo Spirito e nello stesso anno, nei pressi, fu concesso un terreno ove venne aperto un cimitero, dove venivano sepolti i morti dell’ospedale, lo ricorda Gaetano Coretini nel 1774.
La posizione del cimitero è ben visibile nella Pianta di Viterbo di Tarquinio Ligustri del 1596.
Nel 1545 il vescovo Niccolò Ridolfi denunciò lo stato di pericolo per le infezioni, in cui si trovava l’Ospedale ed ordinò ai priori di farlo abbandonare. In seguito, nel 1585, fu concesso all’Arte della Seta.
Si giunge al 1591 allorquando il locale vecchio, ove agiva l’Ospedale, fu ridotto a magazzino ed era talmente capiente che poteva contenere fino a duemila some di grano.
Papa Paolo V, il 1° Giugno 1615, in occasione della terza Festa di Pentecoste, concesse alla chiesa, l’indulgenza plenaria. Nel 1785, dal Comune, venne dato ai fratelli dell’Oratorio di santa Croce, «un piccolo sito nel Piano di Faule presso il medesimo Oratorio per costruirci una Sagrestia a magior commodo de detti Fratelli».
Nella sacrestia della Chiesa di santa Croce era un quadro su tela, ove era raffigurato il miracolo avvenuto nel 1828, quando un grosso masso si staccò dalla rupe della Via del Pilastro, allora detta Strada della Carogna, e cadde sulla via poco dopo il passaggio della Processione delle Rogazioni, che si teneva prima dell’Ascensione in favore del raccolto nelle campagne.
Sono ancora visibili, dalla parte della strada che conduce a Porta Faul, una serie di archetti, con le cornici in parte scalpellate, memori di antichi utilizzi dei locali sottostanti la chiesa, infatti, secondo Pinzi ivi si apriva l’ingresso dell’Ospedale. I medesimi locali, alla fine dell’800, furono utilizzati, quali magazzini, per la conservazione della canapa.
Sulla facciata erano scolpiti tre monti con sulle cime altrettanti croci, era questo lo stemma dell’Ospedale del Comune derivato da quello di san Sisto. Vi era inciso l’anno MCCCCCXXXIX.
Una pietra, murata sulla facciata a destra della porta d’ingresso, con la scritta Elemosina per li poveri malati, presentava una fessura che serviva per raccogliere le offerte. Cesare Pinzi ricorda di averla vista alla fine dell’800.
Oggi la chiesa è in assoluto stato di abbandono, da Premiata fabbrica di fiammiferi in cera e legno della Ditta Ascenzi, che in una cartolina del 1907 trovo sotto la denominazione Unione industriale fiammiferi - Milano - già Ascenzi Viterbo, fu adibita a centro di raccolta per carta da macero. E a proposito, assieme a mio padre Vinicio, negli anni ‘60 e ‘70, ho potuto raccogliere centinaia e centinaia tra documenti, manifesti, libri e opuscoli, portati alla certa distruzione da vari enti pubblici e privati.
Quei preziosi reperti hanno arricchito notevolmente la mia raccolta di cose viterbesi. Ringrazio, ora per allora, mio padre, che ho sempre nel cuore e che ora è nei prati azzurri del cielo e Ferdinando Puccioni, detto Fiore, proprietario del macero, che ha sempre coadiuvato e apprezzato la mia ricerca di memorie locali.
Per l’incuria, in questi ultimi anni è crollata la parte anteriore del tetto della chiesa, lasciando scoprire all’interno le due grandi colonne che sostengono la capriata che, a sua volta, sorregge con precarietà il tetto. Il soffitto aveva le pianelle decorate con fiori riprodotte in un disegno da Andrea Scriattoli.
La Colonna di ser Monaldo, già descritta, si trovava sul piazzale posto verso il campanile, poi, per evitare che fosse sotterrata dall’avanzare delle macerie che stavano formando il Piazzale Martiri d’Ungheria, fu trasferita al vicino Mattatoio comunale e in seguito fu posta in Piazza dei Caduti.
Tratto dal libro:
“L’illustrissima Città di Viterbo” di Mauro Galeotti - 2002


Novita’ da “Stampa alternativa”
So’ impastato nel peperino...

“L’antichi romani andavano a fa’ i rilievi con la riga, la squadra e la daga che serviva pe’ difèndese da li leoni e da li birbaccioni. Li leoni adesso nun ce so’ più, so’ rimasti solo li birbaccioni... e le case pènnono!”
Mentre il sindaco Gabbianelli fa la figura di Pinocchio con tutta la città, mentre la Regione Lazio inspiegabilmente tace (come dire: la politica dei Palazzi sta dando il peggio di sé), noi del Coordinamento “Salviamo l’Arcionello” proseguiamo la battaglia per l’istituzione dell’Area Protetta con gli strumenti che ci sono più consoni: progettualità, ricerca, creatività, divertimento, libri, performance. L’appuntamento per tutti è mercoledì 4 Luglio ore 17.30 chiostro del palazzo di donna Olimpia in Via San Pietro a Viterbo iniziativa a cura del Coordinamento “Salviamo L’Arcionello” nell’ambito di EstasiARCI 2006 presentazione del libro: “So’ impastato nel peperino - storie di cavatori e scalpellini”
(Stampa Alternativa 2006, collana Millelire).
info www.arcionello.it

postato da: Spvit | 18:26 |