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giovedì, giugno 22, 2006 14 Giugno 2006
Anno XVI n° 11 Gabbianelli contro le finestre abusive Salvaguardare le mura di Mauro Galeotti Il recente III congresso internazionale organizzato a Viterbo dal Lions Club ha portato una spolverata sulle antiche mura della nostra città.Ha portato un rinnovo al rispetto delle mura castellane viterbesi e non solo. L’amico Massimo Mirk, presidente del comitato organizzatore, è convinto, a ragione, che le mura civiche possano rappresentare una grande risorsa turistico-economica. Lo condivido. Le mura che un tempo erano simbolo della principale difesa della città medievale, oggi devono rappresentare la risorsa economica, l’apertura alla conservazione della storia, la protezione di quelle attività artigianali che un tempo erano il fior fiore dell’economia cittadina d’un tempo. Sento ancora le voci dei vasai, che stendevano i loro orci, le loro panate, le loro brocche, i loro piatti sul peperino che copriva le piazze viterbesi, per vendere il frutto della fatica della loro prestigiosa arte. Sento ancora il battere brillante, interminabile e ritmato del martello del fabbro, venir fuori dalla oscura bottega profumata dall’ardere del carbone. Lo strisciare sicuro e sapiente della pialla del falegname e del facocchio sulla grezza tavola di legno dal profumo di resina, penetrante con prepotenza nelle narici. E i funari al Paradosso, che col loro sapiente e preciso intreccio realizzavano corde di ogni dimensione e fiscoli per l’olio. Zitto, zitto un attimo! Senti come scrocchiano le fascine delle legna che ardono nel forno, senti che profumo di pane appena sfornato da quel fornaio in tenuta candida, col viso imperlato dalla polvere alzata dalla farina quando prepara l’impasto. Un’armonia di suoni, di mestieri, di odori, di sapori. Un’armonia che solo le mura castellane riscono a diffondere. Il convegno ha visto attivo, in difesa delle mura, anche il sindaco di Viterbo, Giancarlo Gabbinelli, il quale tra l’altro ha detto che i quartieri medievali rappresentano non solo un importante patrimonio artistico e storico, ma anche la nostra unica industria. E di industria si tratta, quando ci si riferisce ai nostri beni artistici. Beni che vanno, innanzi tutto, salvaguardati e poi resi fruibili. Non è possibile che nel 2006 nessuna torre comunale sia accessibile. In nessuna di esse si può salire per gustare dall’alto la città, col meraviglioso panorama che la circonda. Nemmeno la splendida e snella Torre dei Priori in Piazza del Plebiscito. E dire che altre città ne fanno un perno di riferimento per il loro turismo. Chi non avrebbe piacere a salire sulla Torre della Bella Galiana o sulla Torre Porta Bove? E che cosa ne direste di percorrere a piedi, come gli antichi guerrieri, un bel tratto di mura castellane, sbirciando da un merlo e l’altro qello che accade sotto di voi? Tutto ciò non è affatto un sogno! basta solo che l’amministrazione comunale lo voglia, ed in effetti lo vuole, testimone l’attuazione dell’illuminazione delle mura, la ristrutturazione della torre a Porta della Verità, il consolidamento delle mura inerpicate sugli speroni tufacei nella Valle di Sant’Antonio, le mura ripulite e consolidate sulla Via del Pilastro. Lavori importanti, per la salvaguardia della nostra memoria storica! mura lunghe cinque chilometri, e per questo sono il monumento più grande di Viterbo. Per rimanere in tema, non sarebbe male riuscire a spostare gli alberi che impediscono la visione del tratto di mura che va da Porta san Marco a Porta della Verità. Se si potessero spostare dal lato opposto della Cassia, verrebbe fuori per essere ammirata la cortina delle mura stesse, con la sequenza delle possenti torri e non da ultimo i ruderi del Palazzo che fu di Federico II. Distrutto dal cardinale Capocci, il quale, per non farlo ricostruire lo fece attraversare dalle mura della città. La nostra è una bella città medievale, noi dobbiamo proteggerla, valorizzarla, farla rivivere. E se il sindaco Gabbinelli attuerà la volontà di salvaguardare la cinta muraria, magari, come ha detto, controllando anche le aperture abusive delle finestre da parte dei privati, Viterbo potrà puntare in un futuro prossimo, ricco di presenze turistiche di notevole importanza sia economica che culturale. Gabbianelli è caparbio e determinato, come me, tanto che sotto questo aspetto ci conosciamo bene entrambi, e se il suo impegno sarà seguito e supportato da tutti coloro che amministrano la città, qualcosa accadrà. E chissà presto potrò salire su qualche torre e lanciare qualche dardo con la balestra. Mauro Galeotti Fioroni tra la sua gente di Claudio Santella In una Italia in cui sembra che tutti sappiano quello che gli altri dovrebbero fare, il nostro ministro, Giuseppe Fioroni per contro, ha dimostrato di sapere quello che egli stesso deve fare. Per prima cosa ha reso omaggio a personalità meritevoli; subito dopo ha sospeso provvedimenti incerti e lacunosi, poi ha frenato, con successo, qualche cane sciolto, ed infine è venuto incontro alle esigenze economiche delle famiglie, bloccando il prezzo dei libri scolastici a quello dell’anno precedente. Il tutto senza tanti fronzoli, con semplicità, chiarezza e decisione. Non è poco per chi è al governo da pochi giorni e, per di più, da matricola. Il buon senso di don Camillo, cui Prodi ha dato cittadinanza, sta venendo fuori. Vedo, e mi auguro, un bel futuro per Peppino. Anzi glielo auguro. Intanto, sabato 10 giugno è venuto nella sua Viterbo, nel suo Quartiere, Pianoscarano, tra la sua Gente, accolto ed acclamato da chi gli vuole un sacco di bene! QUISQUILIE di Baccaione L’UOMO ONESTO – Ci sembra di vedere che l’uomo onesto viene sempre per ultimo. Non è per niente considerato. Non c’è occasione in cui ci si ricordi di lui. Mai. Da nessuno. Il cittadino che pensa a lavorare onestamente, che si occupa e si preoccupa della famiglia, non viene mai ricordato e viene sistematicamente tartassato. E non solo. Al momento, i nostri governanti, davanti a tanti problemi da loro stessi annunciati, non trovano di meglio e di più urgente che concedere grazie, promettere amnistie e indulti ai mascalzoni e, nello stesso tempo, far balenare all’orizzonte dei cittadini onesti, nuove tasse e balzelli vari. Bravi! Complimenti! PRIVILEGI – Insomma, da qualunque parte la si guardi, sembra che ad essere disonesto ci si assicurino dei privilegi; legittimamente vogliamo dire. Eppure, se la memoria non c’inganna, nell’antico diritto romano, originariamente, il temine privilegium indicava un trattamento sfavorevole a carico di determinate persone. In seguito, il termine assunse il significato di una concessione eccezionale a favore di persone determinate o di individui che si trovassero in date condizioni. Diliberto ci corregga se sbagliamo. Ora per privilegio si intende il godere di una miriade di benefici grazie al fatto di occupare una posizione di particolare favore. Sembra addirittura che si voglia nuovamente far distinzione tra i privilegia causae, trasmissibili agli eredi, e i privilegia personae, non trasmissibili agli eredi, magari attraverso una norma di ius singulare. Non sarebbe male istituire una commissione parlamentare permanente chiamata “De iure singulare condendo”. Che ne dite? Tra le altre cose si verrebbero a creare anche altre poltrone da occupare, altri posti da dividere, e così via. Mica male. L’unico dubbio che ci sorge e che ci fa pensare riguarda il fatto che a godere di questi singolari benefici sono i carcerati ed i parlamentari. Questo fatto che li accomuna ci dà da riflettere. PROVERBI – Un vecchio adagio popolare dice che i proverbi sono più antichi del Vangelo. Il merito di questa loro lunga tradizione sta nel fatto che dicono la verità e la tramandano con semplicità e saggezza. Ce ne vengono in mente alcuni: – Ogni simile ama il suo simile – Tra cani non si mozzicano – Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei - Occhio per occhio, dente per dente – Il più conosce il meno - Basta così, non vogliamo dare suggerimenti. Baccaione Montalto di Castro di Riccardo Manca Montalto di Castro occupa uno sperone tufaceo posto sulla riva sinistra del Fiora, a breve distanza dalla costa tirrenica. L’agricoltura ed il turismo estivo sono le sue principali risorse, ma anche il turismo culturale ha cominciato ultimamente a sviluppare le grandi potenzialità offerte dal territorio. Nei pressi di Montalto era situato “Forum Aureli”, una delle tante stazioni romane sulla Via Aurelia.Montalto di Castro esce dalla leggenda ed entra nella storia verso l’ 853 d.C. in una bolla di Papa Leone IV diretta a Virobono Vescovo di Tuscania, compare per la prima volta il nome di “Montis Alti”. Nel documento papale si legge che “Castrum Montis Alti” apparteneva alla Diocesi di Tuscania, alla quale serviva anche da porto. Il “Castrum Montis Alti” fu luogo di confine, sia verso il mare dove erano i Saraceni, sia verso la Toscana occupata dai nemici Longobardi. Anche il Castello Orsini, il monumento più significativo di Montalto, ha origini strettamente leggendarie. La costruzione, infatti, si fa risalire a Desiderio (VIII secolo) duca di Tuscia, poi Re dei Longobardi, ma non esiste nessun documento storico circa la costruzione del castello di Montalto. Papa Martino V, il 28 Febbraio 1421, pubblicò una bolla di fondamentale importanza per la storia di Montalto di Castro. Il Pontefice con la suddetta bolla si interessò anche delle condizioni dei terreni, delle case diroccate e delle vigne abbandonate. A due chilometri da Montalto, sorge la “Marina”, che è andata sviluppandosi, turisticamente, a partire dagli anni Cinquanta. A poca distanza dalla foce del fiume Fiora, si trova un massiccio edificio (il quale, anticamente, fungeva probabilmente da magazzino per il grano) ed una torre a pianta quadrata costruita, forse nel corso del XV secolo. In Località “Le Murelle” si possono ammirare le antiche strutture del porto di Regisvilla. Riccardo Manca Festa per Rosa Venerini di Francesca Bruti Nel 1952, Papa Pio XII Pacelli proclamò “Beata” Rosa Venerini, fondatrice delle Maestre Pie; il prossimo ottobre, la Beata sarà finalmente proclamata “Santa”, tramite una cerimonia che sarà celebrata a Roma da Papa Benedetto XVI. Si tratta di un evento molto importante che coinvolgerà la città di Viterbo e vedrà protagonista l’Istituto “Maestre Pie Venerini” di via Mazzini. Infatti, la Beata Rosa è una nostra concittadina: ella nacque a Viterbo il 9 febbraio 1656 e, proprio per le vie della nostra città, iniziò a dare forma al suo progetto religioso, seppur con fatica. Dopo la morte del padre nel 1677 e della madre e del fratello maggiore nel 1680, Rosa era solita invitare nella sua casa donne e ragazze del vicinato, per il Rosario; nell’autunno del 1685, con l’aiuto di due amiche, diede vita alla prima scuola elementare gratuita per bambine di Viterbo. Questa fu solo la prima battaglia di Rosa Venerini, perché l’iniziativa nacque tra i risentimenti di qualche parroco, che si sentiva esautorato nell’insegnamento religioso, e l’altezzosa irritazione di qualche Casato importante per l’istruzione gratuita, anche civile, estesa ai bambini delle famiglie povere. Intervenne a difenderla il Vescovo di Montefiascone, il veneziano Marc’Antonio Barbarigo, che le affidò la fondazione di altre scuole nella sua Diocesi; proprio a Montefiascone Rosa trovò l’aiuto di una giovane collaboratrice, nativa di Corneto, la futura Santa Lucia Filippini. Dopo varie difficoltà e piccoli fallimenti da superare, Papa Clemente XI Albani fece visita nel 1716 ad una sua scuola fondata a Roma e le diede il consenso per la pratica dell’insegnamento e per la fondazione delle future Maestre Pie Venerini, che non erano suore, ma praticavano vita in comune, ubbidienza e povertà, insegnando sempre gratuitamente. Rosa morì a Roma il 7 maggio 1728 e il suo corpo è ora custodito nella cappella della Casa Madre di Roma, in via Giuseppe Gioacchino Belli. Solo un secolo dopo la sua morte, sono giunti i riconoscimenti canonici per queste religiose insegnanti, che hanno sempre esaltato il valore della figura femminile e che nel 1941 sono diventate infine una vera congregazione. E quest’anno, che ricorre il 350 anniversario della nascita di Rosa, sono previsti a Viterbo festeggiamenti di vario genere, in suo ricordo e in previsione della Santificazione. I primi momenti di festa si avranno come ogni anno nel mese di Giugno, nei giorni 23 e 24, presso il quartiere del Centro Storico che circonda la chiesa di San Giovanni, con cene in piazza Dante, concerti, proiezioni di video e tavole rotonde denominate “Aspettando Ottobre” ed infine con l’esibizione delle Sbandieratrici di Viterbo. Francesca Bruti S.O.S. TACCHI... di Patrizia Labellarte I calzolai mi odieranno…ma la situazione urge un intervento …e alla svelta!Caro Comune di Viterbo, è possibile , o è chiedere troppo “attappare” quei crateri che si sono formati tra un sampietrino e l’altro? Parlo a nome di tutte le donne e non solo, che, non ce la fanno più a camminare a zig-zag per cercare di non incastrare i propri tacchi, o spellare le punte delle scarpe. Al centro storico, vie e piazze che presentano questo problema non sono poi così poche: piazza del Comune, via San Lorenzo, il Corso, ma il top del top è via della Sapienza ribattezzata dalla specie femminile: “il calvario”! Nel fare un’analisi della via, beh, c’è da ammetterlo, molti buchi, però, sono stati rattoppati… si, dai nostri soprattacchi!!! E poi, fosse solo un problema di scarpe… di tutte le distorsioni che si prendono proprio per lo stato pietoso in cui si trovano queste vie, ne vogliamo parlare? Tutto sommato, un tocco folcloristico ce l’hanno anche queste strade: l’erbetta che cresce qua e là ravvivando e riempiendo questi maledetti fori! A dirla tutta, poi, esteticamente queste strade mal tenute, non fanno certo una bella impressione a chi, magari, le vede per la prima volta, per noi che le conosciamo bene, ormai, rappresentano un incubo che sembra non aver mai fine!...mai dire mai…speriamo!!! Patrizia Labellarte Approvato il piano antincendio di Patrizia Labellarte Giovedì primo giugno, durante il consiglio provinciale, è stato discusso e in seguito approvato all’unanimità il nuovo piano antincendio, per la prima volta, su formato digitale, a disposizione di Comune ed enti della Tuscia. Approvato per la prima volta nel 1998, oggi, il nuovo piano boschivo provinciale antincendio è composto da cartografie e carte tecniche dove sono elencati i rischi naturali, le risorse e le procedure di emergenza. Grande soddisfazione dell’Assessore della Tuscia alla Protezione Civile Mauro Mazzola, nei confronti di questo settore che ha avuto un nuovo slancio e che presto avrà nuove frequenze radio per garantire un lavoro esteso ed efficiente. Patrizia Labellarte Zucchi teniamocelo stretto di Claudio Santella Mi riferisco a Sandro Zucchi, assessore alla polizia Urbana del Comune di Viterbo. Zucchi, dotato di un senso civico fuori del comune, ha avuto il coraggio di adottare dei provvedimenti, che, additati come impopolari da molti interessati, si sono rivelati, obiettivamente, giusti ed opportuni. Le infrazioni commesse dai vari automobilisti all’incrocio delle Pietrare, rilevate con il dispositivo automatico e criticate dai vari padroni della strada, sono state sistematicamente confermate dal Giudice di Pace. Allora Zucchi aveva ragione. E dato che aveva ragione non possiamo che augurarci il proseguimento della sua opera. Signor assessore ci sono molti altri luoghi, a Viterbo, in cui la solita marea di maleducati, di furbi, di prepotenti continua a scorrazzare impunemente, creando situazioni di pericolo e mettendo a repentaglio l’incolumità di quanti si comportano civilmente. Provveda, signor assessore, ad installare, anche in altri luoghi, marchingegni idonei a calmare i bollenti spiriti di quanti credono di poter fare liberamente il loro comodo sulle strade cittadine. Se mi è consentito un suggerimento, chieda, anzi pretenda, dai vigili urbani la loro collaborazione ed imponga loro la presenza sulle strade: una presenza attiva e positiva. Tra gli stessi vigili premi chi merita e sanzioni quanti, con comportamenti da ignavi e da accidiosi, mancano di rispetto alla stessa. Inviti i cittadini a collaborare, anche attraverso la denuncia di comportamenti omissivi da parte degli stessi vigili. Quante volte, chi ha avuto la pazienza di leggermi, avrà notato il mio ripetere, fino alla noia, che Pubblica Amministrazione è cura concreta dei pubblici interessi? Certamente molte volte. Continui quindi, l’assessore Zucchi in questa sua attività, intrapresa con coraggio e chiarezza, che ha dato risultati concreti e positivi. Un vecchio adagio dice “Meglio un brutto processo che un bel funerale”: allora meglio far pagare una multa, anche salata, che compiangere situazioni più o meno gravi, che avrebbero potuto essere evitate con l’adozione di provvedimenti idonei, seppure impopolari. E’ perfettamente inutile, a disgrazia avvenuta, celebrare dubbie virtù del malcapitato e fare promesse del tipo “Sarai sempre nei nostri cuori”, che non costano niente e che non saranno, come non lo sono mai state, mantenute. Un comportamento civile e corretto degli utenti evita molti incidenti: se questo comportamento non è spontaneo, va imposto. Un parallelo comportamento rigido dei singoli agenti preposti, anche se al momento criticato, è, alla lunga, condiviso ed apprezzato. Oltretutto c’è anche un riscontro economico: il che non guasta. L’assessore Zucchi, con un coraggio, una fermezza e una lungimiranza fuori del comune, sfidando anche l’impopolarità, ha adottato provvedimenti mirati a tal fine, realizzando, così, un pubblico interesse. Zucchi: teniamocelo stretto! Claudio Santella Bazzecole di Baccaione BERLUSCONI – Leggiamo su un giornale: “Berlusconi non è un politico. E’ uno che è andato a controllare i propri interessi da vicino. L’hanno sottovalutato e lui ne ha approfittato”. Questo giudizio è attribuito, da quel giornale, a Gianni Rivera. Curioso che in un tempo in cui tutti abbiamo la testa nel pallone, l’unico che nel pallone la testa l’ha sempre avuta riesca a ragionare con lucidità. BERLUSCONI non è un politico, forse è vero; ma è stato l’unico ad aver capito che i sondaggi pre elettorali erano falsati: se li è fatti fare per conto suo ed i fatti gli hanno dato ragione. Se i suoi compagni di cordata fossero stati più politici seri e meno politici interessati le elezioni le avrebbero vinte. Invece alcuni, nel timore che qualcosa potesse andare storto, per pararsi le chiappe o quant’altro, dimenticando che se Berlusconi decidesse di tornare a far vita privata molti di loro tornerebbero ad avere una importanza veramente marginale nella vita politica del Paese, presi da manie di grandezza, hanno cominciato a fare dei distinguo: i risultati si sono visti. Il brutto, o il bello, dipende dai punti di vista, è che questo atteggiamento continuano ad averlo! Ancora una volta ci torna alla mente una espressione del Manzoni: “…se anziché pensare a star bene pensassimo a far bene, finiremmo con lo star meglio”. GIANFRANCO FINI - Tanto per continuare il discorso, sentite che cosa ti va a fare Gianfranco Fini. L’Italia, al momento, è nel pallone, e Gianfranco Fini, immerso da buon politico negli affari sociali contingenti, non ha voluto essere da meno e si è immedesimato completamente nella situazione. Preso atto del voto espresso dai senatori a vita per la fiducia al governo, Gianfranco Fini ha pronunciato, per l’occasione, parole poco lusinghiere nei confronti degli stessi senatori. Fini ha dimenticato, o non ha ben chiaro il concetto, che i senatori a vita non rappresentano nessuno; sono senatori per i loro meriti o, come gli ex presidenti della Repubblica, per legge. Non sono senatori per mandato. Non hanno un programma elettorale da rispettare. Proprio per questi motivi, godono della più ampia libertà nelle loro manifestazioni di voto. Hanno tutte le libertà ed i diritti degli altri senatori. Non hanno questi diritti e queste libertà ora si ed ora no, secondo i desideri di Fini o di chiunque altro, li hanno sempre. I concetti espressi da Fini sono lontani anni luce dal concetto di libertà, di democrazia, di rispetto per gli altri. Sono concetti meritevoli di sanzione, perché a Fini non possono essere riconosciute le attenuanti generiche, ma, semmai, debbono essere presi in considerazione i futili motivi. Se Fini non avesse commesso certi errori durante la campagna elettorale, probabilmente l’ utilità marginale dei voti dei senatori a vita sarebbe stata minore. Comunque, i senatori, a vita e non, meritano maggior rispetto, sia formale che sostanziale. L’art. £ della Costituzione, caro Gianfranco, non deve essere solo scritto e letto, ma deve essere digerito ed immedesimato,in modo che possa essere osservato non solo spontaneamente, ma anche e soprattutto naturalmente. Non ci resta che questa considerazione: Tutti abbiamo il diritto di parlare, tutti abbiamo il diritto di essere ascoltati, ma il diritto di essere presi sul serio dipende da ciò che si dice. No, caro Gianfranco, così non va. Hai dato la sensazione che di fino nemmeno l’occhio tu abbia. VOLEMOSE BENE - Non so se Fini è veramente nel pallone, se lo è, però, non è solo, perché guardate cosa combinano questi altri. Prima sparano a vista, ed ad alzo zero, su Berlusconi, poi, invertite le posizioni, ma non le cose, si mettono a predicare collaborazione, unità di intenti e quant’altro all’indirizzo dello stesso Berlusconi. Il tutto per il bene dell’Italia, per quel bene sul quale non hanno sacrificato nemmeno una briciola dei loro interessi. Signori, noi abbiamo bisogno di esempi, non di chiacchiere. COSTITUZIONE – Sentite ancora cos’ altro hanno combinato questi signori. Hanno dato la grazia a Bompressi ed il benservito a Calabresi e famiglia, poi a cose fatte, si sono accorti, magari dietro suggerimento, che uno dei diritti fondamentali dell’uomo, è quello del diritto al rispetto: allora si sono ricordati anche della famiglia Calabresi e, farfugliando scuse non scusabili, sono caduti dalla padella nella brace. Meno male che la Costituzione recita: “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’ uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica, sociale”(art.2), ed ancora: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.” (art.3, c.1) perché, se no, chissà che cosa sarebbero stati capaci di combinare! Il rispetto, cari signori, non consiste nel buongiorno e buonasera, ma consiste in altre cose, tra cui anche quella di rinunciare a qualcosa che ci interessa quando il suo perseguimento può nuocere alla dignità degli altri, intesi sia singolarmente che socialmente. Certamente, nell’occasione, questi signori non hanno dato prova di quella serietà che tanto hanno propagandato di avere. Una rilettura dell’Antigone di Sofocle, della cui figura e statura morale, purtroppo, si va perdendo sempre di più la traccia anche tra le magistrature, supreme e non, dello Stato, no guasterebbe a certi signori. Bel modo di rispettare la Costituzione su cui si è appena giurato. Come inizio non c’è male, altro che testa nel pallone. Baccaione Velocità: rimedi peggiori dei mali di Claudio Santella Secondo uno dei principi economici che si studiano negli abbecedari di economia l’uomo, in ogni attività nella quale si cimenti, tende ad ottenere il massimo con il minimo sforzo, e tanto più ci riesce quanto più è intelligente. Questo principio, riconosciuto ed accettato da tutti, è facilmente intuibile. Ciò che invece è più difficile da capire è come mai alcune persone pretendano di ottenere il massimo suggerendo comportamenti da idioti. Vi porto ad esempio quanto alcuni mezzi di comunicazione di massa hanno riportato sui rimedi studiati per cercare di evitare che gli automobilisti e gli altri utenti della strada eccedano in velocità, senza costringerli ad osservare rigorosamente i limiti stabiliti da questo o da quel segnale. A qualcuno è venuta la brillante idea di suggerire l’adozione di un provvedimento che, grossomodo, suona così: si prende l’ora di entrata di un autoveicolo in una strada, si prende l’ora di uscita dalla medesima strada dello stesso autoveicolo, si calcola la distanza percorsa ed il tempo impiegato e, se la media non supera la velocità indicata dall’apposito segnale, l’automobilista è a posto. A prescindere che i segnali limitatori di velocità non indicano la velocità media da tenere, ma la velocità massima da non superare, sembra che la proposta abbia trovato anche dei consensi e che si stiano studiando i modi per attuarla. Desideriamo commentare siffatto provvedimento con un quesito, al quale, se vorrete, potete divertirvi a rispondere, per conto vostro, prima di proseguire nella lettura. Il quesito è il seguente: poniamo, per ipotesi, che un automobilista debba percorrere due chilometri di strada alla velocità media di sessanta chilometri all’ora e che compia il primo chilometro alla velocità media di trenta chilometri orari; orbene, a quale velocità dovrà percorrere il secondo chilometro per mantenere la media stabilita? A 90…direte: no; a 120…direte ancora: no; a….. : no. A nessuna velocità. Riflettete: la velocità media è data dallo spazio percorso diviso per il tempo impiegato a percorrerlo. Per percorrere due chilometri a sessanta chilometri orari di media occorrono, quindi, due minuti. Infatti, se in un’ora si percorrono 60 km in un minuto si percorre un solo chilometro; ne consegue che se si dimezza la velocità il tempo raddoppia. Pertanto se si percorrerà il primo chilometro a 30 kmh di media il tempo necessario per percorrerlo sarà di due minuti. A questo punto, avendo finito il tempo, ma non lo spazio da percorrere, saremo costretti a prendere atto che non sarà più possibile mantenere la media di 60 kmh. Il secondo chilometro potrà essere percorso anche alla velocità della luce, ma la media non potrà essere rispettata, perché, per percorrerlo, si avrà bisogno sempre di un poco di tempo, anche infinitesimo, che non si ha più: i due minuti sono stati tutti consumati per percorrere il primo chilometro. La velocità media sarà sempre inferiore ai sessanta chilometri orari. Traduzione: un automobile che percorre piano un tratto di strada, o che si ferma per qualsiasi ragione in un motel, in un autogrill o dove volete Voi, potrà poi percorrere a scapicollo il resto del percorso, mettendo a rischio l’incolumità sua e quella degli altri, con il consenso della legge. Potrà fare il pirata della strada per il resto del percorso in piena legalità. Potrà andare anche a velocità infinita. Mi sembra che qui si stia cercando di spegnere il fuoco con la benzina. Attenzione non ridete sopra ad una proposta così stupida, perché in effetti tutto torna: ed infatti, se riflettete un poco, vi accorgerete che così come infinita è la velocità che potrà tenersi, altrettanto infinità e la stupidità di tale idea! Gesù fate luce nella mente di certi legislatori. Claudio Santella MA STE LA... Baccaione DESTRA E SINISTRA – La destra è contro i giudici: però la destra fa rispettare le sentenze dei giudici. La sinistra è con i giudici: però la sinistra elude le sentenze dei giudici attraverso la concessione di grazie, e promesse di amnistie ed indulti, che la destra non aveva concesso. Ma, allora, chi rispetta di più i giudici, chi osserva le sentenze o chi le aggira? Quale è, in merito, la posizione dei tre poteri dello Stato? Potere Legislativo, Potere Esecutivo, Potere Giudiziario, Potere Politico. Ma sono quattro, direte voi! E che vuol dire, anche i quattro evangelisti erano tre: Pietro e Paolo, ma a comandare era sempre uno. MA STE LAmentele che provengono un po’ da tutte le parti su questo modo di amminestrare la giustizia, dispensando a destra e a manca doni, non potrebbero far riflettere, sul modo di amministrare la giustizia, il ministro Ma ste lla? RIFORME SULLA GIUSTIZIA - Un grido unico: R i d a t e c i i l P r e t o r e !…e il Tri-bunale. LIBERTA’ DI STAMPA – La casa editrice Cencelli ha dato alle stampe e pubblicato un nuovo best seller intitolato: “Il codice pe’ Vince”, di Luciano Moggi. Il libro ha avuto un successo strepitoso al mercato nero. E’ andato a ruba. Ora non so se sia intervenuta la S.I.A.E., sta di fatto, però, che la cosa non è andata giù a qualcuno, anzi ha dato anche molto fastidio a molti, tanto è vero che sia la magistratura ordinaria, sia la giustizia, sportiva stanno indagando. E’ il nostro desiderio e nostra speranza che l’indagine prosegua giustamente, perché tutto deve essere sotto controllo. Baccaione Viterbo II Circoscrizione Centro Storico Interviene Alfonso Carnevalini No al bitume per chiudere le buche Leggo la segnalazione del consigliere Linda Natalini sulla viabilità pedonale della città. Nel centro storico, specie nelle vie secondarie e nei vicoli della parte più antica, laddove per ovvii motivi di spazio, non ci sono i marciapiedi, effettivamente in alcuni punti è difficile camminare, proprio per la cattiva manutenzione di sampietrini e/o lastroni di peperino, situazione resa in alcuni momenti addirittura più difficile dalle pozzanghere create dalle recenti avversità metereologiche. Chiudere le buche con il bitume, però, come ha proposto il consigliere, non mi sembra la soluzione migliore, sia per la precarietà dell’intervento, sia perché non mi risulta esserci una mappatura delle priorità e, per ultimo ,ma non da ultimo, per il rispetto dell’architettura trattandosi di interventi proposti il più delle volte nelle vie di maggior interesse storico. Considerato, come giustamente ha rilevato il consigliere Natalini che i tempi sono bui e, proprio per le prossime ventilate “manovrine” proposte dal governo di centro-sinistra, diventeranno sicuramente ancora più bui, bisogna razionalizzare le scarse risorse. La seconda Circoscrizione più volte ha segnalato agli assessorati competenti del Comune la situazione della viabilità pedonale dentro le mura cittadine e sarebbe ben lieta di collaborare con le su citate istituzioni per la mappatura delle criticità e per poter così individuare una priorità interventistica ed iniziare, con le risorse disponibili, interventi quantitativamente più modesti, ma qualitativamente risolutivi. Una buona viabilità pedonale nell’interno del centro, non deve essere assolutamente considerata la sorella minore, della molto più discussa viabilità automobilistica e renderla più agevole, equivale a risolvere una delle tante criticità del nostro centro storico. Alfonso Carnevalini vice presidente II Circoscrizione Daniele Rossi eletto consigliere comunale a Lubriano Il dottor Daniele Rossi, viterbese, di anni ventisette, laureato in legge ha saputo conquistare, con la sua sagacia e la sua dedizione, la fiducia degli abitanti di Lubriano, i quali, riconoscendo in lui indubbie qualità, hanno ricambiato con il voto l’impegno profuso durante la campagna elettorale. Rappresentante di Forza Italia, eletto nelle liste della Casa delle Libertà per Lubriano, quantunque presentatosi per la prima volta alle elezioni, senza avere colà parenti o amici, sconosciuto ai più, il dottor Daniele Rossi è stato eletto nelle file della minoranza con una percentuale di voti di oltre il 27%. Un bel successo, non c’è che dire, soprattutto tenendo conto delle opposte tendenze politiche di quella popolazione. Siamo certi che il consigliere Daniele Rossi, mantenendo le promesse fatte ed assicurando la sua opera per una buona amministrazione, porterà, sebbene dalle file della minoranza, un contributo di imparzialità e di buon andamento nell’attività amministrativa di Lubriano. In tal modo collaborerà positivamente al perseguimento dei pubblici interessi degli abitanti di quel Comune. I requisiti non gli mancano. Auguriamo al neo consigliere di poter mettere in luce, anche nell’ambiente politico, quelle doti già dimostrate nell’ambito forense e tra quanti hanno avuto modo di conoscerlo e di apprezzarlo. postato da: Spvit | 11:02 | |