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martedì, maggio 30, 2006 24 Maggio 2006
Anno XVI n° 10 La Stazione di Porta Romana è una vergogna Benvenuti a Viterbo!!! di Mauro Galeotti Benvenuti a Viterbo, nella Città Termale, nella Città Universitaria, nella Citta dell’Arte e della Cultura.Benvenuti alla Stazione di Porta Romana! ![]() ![]() ![]() Il nostro ministro di Claudio Santella Giuseppe Fioroni, Peppino per gli amici e per i Viterbesi, è il nuovo ministro dell'Istruzione. E' la prima volta che Viterbo ha un suo cittadino al Governo. La cosa non può non fare che piacere, da qualunque parte la si guardi. Qualche miope giudizio è stato anche espresso, ma chi è miope non può permettersi di fare da guida, soprattutto per andare lontano. Personalmente sono contento.Sono contento, oltre che per il fatto in sé, anche perché ritengo il Ministero assegnato a Fioroni uno dei ministeri più importanti, più importanti di altri che, invece, vengono considerati più appetibili, di maggior rilevanza e quant'altro. Il Ministero dell'Istruzione è un ministero basilare, vitale. Entra nella vita di tutte le famiglie, e non c'entra per curiosare, ma per prendersi cura dei figli, per dare ai figli una formazione ed un futuro migliore. Non è poco. I figli so' piezze 'e core - fa dire il grande Eduardo a Filumena Maturano - i figli non si pagano, non hanno prezzo. Queste cose Peppino le sa, e, se, come credo, ci saprà fare, ma fare davvero, sarà non solo un buon ministro, ma entrerà nella storia. Le qualità le ha, e, per fortuna, se ne sono accorti anche coloro che a quel ministero hanno fatto in modo che egli, non a caso, arrivasse. Peppino non è uno stupido e saprà avvicinarsi al suo nuovo ufficio con modestia, con tatto, con due orecchie, una bocca e due mani. Del resto ha sempre agito così e non vedo perché ora debba cambiare. Le qualità per ridare prestigio a chi si occupa della formazione dei nostri figli non gli mancano, così come gli è propria l'arte di saper palleggiare le situazioni contrastanti, arte che l'aiuterà a dirimere i contrapposti interessi tra scuola pubblica e scuola privata, non a vantaggio di chi sostiene l'una o l'altra, ma a vantaggio dei nostri ragazzi e di chi dei nostri ragazzi si occupa e si preoccupa. Dobbiamo auguraci che l'opera di Fioroni trovi non solo un seguito nel proseguimento degli studi dei nostri figli, ed oltre, ma anche che si faccia colà sentire come nuovo DNA di una generazione più preparata, più formata, che sappia farsi valere ed alla quale è difficile darla ad intendere. Se riuscirà in questo saremo rispettati ed avremo credibilità ovunque andremo, ed il merito sarà suo. Dobbiamo augurarci che il nuovo ministro, il nostro ministro viterbese, con il suo operato, sappia fare in modo di infondere negli insegnanti la voglia di suscitare e tenere vivo nei ragazzi il desiderio di apprendere e di imparare. Non è un compito facile, perché il ruolo degli insegnanti deve essere rivalutato non solo nel merito, ma anche e sopratutto economicamente: nessuno può dedicarsi anima e corpo al proprio ufficio e contemporaneamente arrovellarsi il cervello e fare salti, più o meno mortali, per arrivare alla fine del mese. Questo principio, che è stato accettato per chi esercita alte funzioni nella società, deve essere accettato anche per chi si occupa dell' alta funzione sociale quale è la formazione sociale dei nostri figli, che sono il primo tra i nostri beni primari: cioè a dire le famiglie e la scuola. Una scuola meritocratica nei suoi vari componenti sarà una scuola meritocratica anche nei risultati. Sarà una scuola che potrà farci andare a testa alta in mezzo agli altri senza temere confronti a livello internazionale. Forse mi sono lasciato prendere la mano e sono andato un po' fuori tema. Credo, però, di essere sulla stessa lunghezza d'onda di Peppino, al quale faccio, naturalmente, e con piacere, gli auguri. Del resto, voglio ripeterlo, Peppe ha le capacità di realizzare non solo una scuola meritocratica, ma anche una scuola equilibrata ed invidiabile. Prodi, nell'assegnargli quel Ministero, credo che abbia seguito più il buon senso di don Camillo che le tuonanti, simpatiche, ma meno riflessive affermazioni politiche di Peppone. Una lungimiranza ben riposta. Claudio Santella Ogni cosa ha un limite di Bruno Matteacci Ogni cosa ha un limite, non è possibile ignorare o far finta di non vedere il precario stato del fondo stradale di molte vie di Viterbo. Penso che sia superfluo elencare le stesse in quanto necessita una revisione generale di tutte le vie del territorio comunale. Non è sufficiente, anche se è parzialmente lodevole fare rattoppi, il problema deve essere visto nella globalità della strada interessata. Spalare qualche centimetro cubo di catrame, che non si ricollega con il vecchio, non risolve la situazione; basta una frenata di un'auto, in transito sopra la vistosa macchia nera del brecciolino, per vedere che il rattoppo se ne va. A proposito di vecchio mi è balzata all'orecchio la battuta di un cittadino il quale, nel vedere una buca, e notato che sotto la stessa era il vecchio manto stradale; ha detto: "Oggi posso dire di aver riveduto un pezzo di Viterbo degli anni quaranta, si perché sotto l'attuale manto di catrame si vede il vecchio massicciato del dopoguerra". Non si intenda polemico il mio dire, ma santo Iddio se scrivo dicendo che esistono delle buche profonde vari centimetri che sono, soprattutto, un pericolo per i giovani che guidano ciclomori e motociclette, è pura realtà. La cosa che maggiormente ha dato fastidio è l'aver veduto lo stato di abbandono del fondo stradale anche in via Monte Cervino, proprio perché a pochi metri è il Comando dei vigili urbani, punto che non dovrebbe passare inosservato proprio da coloro che dovrebbero essere i garanti, in quanto tutori dell'ordine e del rispetto dei diritti dei cittadini. Con sommo piacere, alla data attuale, ho veduto che l'Amministrazione comunale ha dato le dovute disposizioni atte a sistemare quel tratto di strada che è stato oggetto delle mie attenzioni. Comunque ce ne è voluto di tempo prima che il Sindaco, o chi per lui, fosse venuto, a conoscenza della condizione del manto stradale. Meglio tardi che mai. Ma che cosa ci si può aspettare se accadono fatti come quello che appresso riporto? Da un vigile urbano, mi sono sentito richiamare, per il solo fatto che nel nostro quindicinale, La Citta, è stato espresso, a suo tempo, dal sottoscritto poi, di recente, da un altro redattore, il proprio pensiero sull'operato degli stessi. Ciò è poco edificante; questo lo accenno oggi, anche se il fatto si è ripetuto altre volte. Certamente l'episodio non è da generalizzare tra gli appartenenti al Corpo di vigili urbani, anche se per ben quattro volte sono stato oggetto di richiamo da parte di coloro che sono dei pubblici ufficiali, al servizio del cittadino, dipendenti di un Ente, come il Comune di Viterbo, che merita giusti aprezzamenti e critiche, se necessarie. Io sono convinto che il cittadino non deve essere considerato "soggetto passivo", ma parte principale, dominante ed integrante, di un vivere sociale, quindi meritevole di essere tenuto nella giusta considerazione, ascoltato nelle sue rivendicazioni e sostenuto nelle sue proposte; come il vigile urbano non deve essere considerato il nemico dell'automobilista, ma colui che, con il suo lavoro, ci aiuta e ci tutela. Una volta si diceva che il vigile urbano era il biglietto da visita della città. Insieme, cittadini e vigili, cerchiamo di rinverdire tale motto; tutti ne avremmo dei benefici. Allora, non rimbrotti da qualche pecora nera di un bel gregge, che non fa transumanza, ma che è il rispettabile Corpo dei vigili urbani di Viterbo che, nel nostro interesse, permane tutto l'anno nella nostra città, alle intemperie invernali ed alla calura estiva; condividendo gioie e problemi, uniti nella ricerca del meglio per il prestigio di Viterbo e dei Viterbesi. Bruno Matteacci Riconosciamo i meriti Sabato 13 maggio, alle ore 10 del mattino, non potendo sopportare lo spettacolo della solita immondizia ammucchiata al di fuori dei cassonetti, spettacolo che, purtroppo, viene, in quel preciso posto, replicato quasi quotidianamente, siamo andati alla sede del C.E.V., in via Treviso, per reclamare. Trovato chiuso, siamo andati alla Polizia Urbana e, esibendo le foto, abbiamo lamentato il fatto sottolineando che non era possibile consentire che alle ore 10 del mattino, per giunta di sabato, si potesse permettere di depositare una così rilevante quantità di rifiuti solidi urbani al di fuori dei cassonetti di raccolta. Il vigile urbano di servizio, signor Triestino Morbidelli, nonostante fosse, al momento, solo, perché tutti i colleghi erano eccezionalmente occupati nella viabilità a causa del passaggio della Mille Miglia, si è subito dato da fare per venire incontro alle nostre richieste, o meglio, alle legittime richieste presentate da un cittadino. Potete non crederci, ma alle ore 14 dello stesso giorno, tornando a casa, abbiamo preso atto che quegli stessi rifiuti solidi al di fuori dei cassonetti erano stati portati via tutti. Ora non vogliamo dire che chi strilla di più commanna, ma desideriamo far notare come, facendo le dovute rimostranze, qualsiasi cittadino può contribuire ad un vivere insieme migliore. Desideriamo anche sottolineare la disponibilità e la capacità del vigile Morbidelli, il quale, nonostante la situazione di emergenza, ha saputo risolvere il problema con efficienza, con efficacia e subito. Non senza positive conseguenze, a nostro giudizio, sarebbe un positivo e concreto riconoscimento da parte dell'Amministrazione verso siffatti comportamenti dei suoi dipendenti. Vogliamo augurarci che i colleghi del vigile Morbidelli si adoperino, in futuro, per far si che i rifiuti solidi urbani vengano depositati, in ogni parte della città, soltanto poco prima della raccolta degli stessi. C.E.V. - Nel discutere con alcuni amici sul significato della sigla C.E.V., ignorando che cosa volesse dire, per evitare errori di interpretazione o di attribuzione di significati sono stato incaricato, amichevolmente, dagli stessi ad informarmi in merito. Documentatomi, ho saputo che C.E.V. sta ad indicare le iniziali del Centro Energia Viterbese . E bene ho fatto a documentarmi, perché, alla luce dei recenti balzelli imposti alla popolazione viterbese e considerato un certo modo di operare eravamo portati a credere che quelle lettere iniziali stessero a significare Centro Estorsioni Viterbese. Meno male che non è così. Cari amici state pure tranquilli! Stavamo per prendere un abbaglio macroscopico. Ci stavamo sbagliando, a torto o a ragione non lo so, ma ci stavamo sbagliando: è assodato! Su un fatto, però, non ci sbagliavamo, sul fatto che dobbiamo pagare! BERLUSCONI - Non so se Berlusconi sia un politico o meno. Al momento vedo e prendo atto che non si è creato un delfino, un successore. Anzi guardando un po' indietro e ricordando una canzone di Franco Califano mi vado convincendo che la sede più appropriata per i congressi dei partiti che compongono il polo di destra sia Monza. Altro che Fiuggi, Pontida e quant'altro! IL 28 MAGGIO ci saranno le elezioni amministrative in varie città d'Italia. Non sarebbe stato male che si fosse tenuta una consultazione dei cittadini anche a Viterbo: non per rinnovare l'Amministrazione, per carità, ma per sapere che fine far fare al Museo Civico, di cui il 25 maggio si è festeggiato l'anniversario del parziale crollo. Una specie di referendum, cioè. NAPOLITANO ha detto che sarà un presidente al di sopra delle parti e che si adopererà per tenere il Paese unito ed in pace. Speriamo che ci riesca: ce lo auguriamo tutti. Vedremo, al momento delle nomine di pertinenza strettamente presidenziale, se e quanto riuscirà a mantenere i suoi propositi. Auguri Presidente. Baccaione Peppe adè ministro de la su’ terra Lo sparviero Giuanne, rivolgendosi a Meco, je dice: "Me sa che costoro de Roma c'hanno fregato n'antra vorta. Noe c'aspettevamo la nomena d'un Menistro della Repubbleca italiana. ‘Nfatte quanno so’ ito a vota’, Momo m'ha detto, ao, non fa’ er cojone, vota quello ch’emo detto iera ssera, man l'ostaria, vedrae che se lo mannamo su, costoro de Roma lo fanno Menistro. "Te pare gnente? Meco, preso alla sprovvista, non sapea come risponneje, però eva sentito parla’ de un Ministero senza portafojo per Peppe. Anche questo non j'annò giù, se domandò: "Me sa che costoro der cupolone so’ goje; che idee c'anno de Peppe? Peppe è un fijo bravo e tutte se potemo fida’ a daje er portafojo. Poi le chiacchere se allargarono per tutta Viterbo, fino a quanno s'è saputo che Peppe nostro l'hanno fatto Menistro. Ma vorrei sape’ perché l'hanno fatto Menistro della sua terra; così è scritto, mar manifesto ch'hanno appiccicato pe’ Viterbo. Capirai... c'ha solo un pezzetto d'orto ‘ntorno a casa, che Ministro ce vo’ per minestrallo. Ma vacci a capi’ quarcosa; d'imbroje ne fanno tante, ma er sor Peppino n'adè fesso: farà bene come ha fatto quanno era sinneco de Viterbo. Amministrerà bene, senza dubbio, la "sua terra". Noantre, orgojose de st'omo je facemo tanti augure e je dicemo:" Sor Peppì adde majora!... se dice accusi? Lo sparviero Avventure in città di Achille Tazio - Bongiorno professo'… che fate? Pijate er sole, leggete o pensate? Disse Achille al professor Porfirio, studioso, filosofo insigne, nonché scrittore di un certo livello, vedendolo assorto a riflettere, seduto su una panchina di Prato Giardino - Caro Achille - rispose il professore - faccio tutte e tre le cose contemporaneamente: approfitto della bella giornata per prendere un po' di sole, leggo e rifletto su quello che leggo…, anzi, visto che ti trovi a passare, permettimi di chiederti un parere… - Voi a me? …eee… io che ve devo di',… professo' voi scherzate. - No, no, caro Achille, non scherzo, non mi permetterei mai, tu sei un uomo di buon senso, ed il buonsenso va sempre ascoltato. Senti che cosa c'è scritto qui e dimmi, per cortesia, che cosa ne pensi… - Un professore che me chiede 'na cosa, questa si che è grossa! Che c'è scritto? sentimo 'n po'! - Dunque…dice: “…Il giudice è soggetto soltanto alle leggi…” che cosa vuol dire secondo te “soggetto soltanto alle leggi”? mi sai interpretare il significato di questa frase? - E che vo' di'…vo' di',… seconno me,… che 'l giudice, quanno fa 'l giudice, ha da fa 'l giudice e basta…io mo nun me so spiega'… ma voi m'avete capito. Ma che volete sape', però? Perché voi, quello che m'avete chiesto, nun me l'avete chiesto pe' favve senti' di' quello che v'ho detto. Su questo un ce piove…. - Bravo Achille, leggendo queste parole stavo pensando al significato della parola “soggetto” e mi chiedevo se questa parola dovesse essere intesa come verbo o come sostantivo: insomma ”soggetto”, in questa frase, è verbo o è sostantivo? - Professo', se prima ce capivo poco, mo nun ce capisco più gente. Che volete di'? Spiegateve mejo… - Vedi caro Achille, una frase, per essere tale, deve avere, normalmente, un soggetto e un verbo. Il verbo indica ciò che si sta facendo, ciò che accade; il soggetto indica chi è che agisce, chi compie l'azione… - Dite dite professo'… - disse Achille sollecitando incuriosito il professor Porfirio che era fermato a pensare, girando gli occhi in aria. - Caro Achille, tu sei un saggio e non ti vuoi sbilanciare,…tu hai capito benissimo… - Professo'… a parte er fatto che nun credo d'esse saggio,…ma anche se fosse “saggio” mica vo' di' che so' pauroso. Professo', nun lo so' davero quello che volete sape'… - Caro Achille che vuoi che ti dica… io penso che alla parola”soggetto” bisogna dare entrambi i significati, quello di verbo e quello di sostantivo, perché il giudice deve essere tutte e due le cose, verbo e sostantivo, altrimenti, come tu stesso hai detto in maniera un poco contorta, ma intendibilissima, il giudice non è giudice…. Insomma un giudice, nell'esercizio delle sue funzioni, deve essere indipendente, non nel senso che può fare di testa sua, ma nel senso che deve fare solo ciò che la legge, e solo la legge, gli dice di fare, e solo quello, né di più né di meno: e qui la parola “soggetto” è verbo. Nello stesso tempo, il giudice, sempre nell'esercizio delle sue funzioni, deve essere in grado di interpretare la legge, deve avere quelle doti che gli consentono di esercitare al meglio questo suo ufficio, doti non comuni, che ha acquisito attraverso una apposita formazione, una formazione finalizzata che si porta dietro da anni ed anni, deve saper delibare il caso oggetto di giudizio: e qui la parola “soggetto” è sostantivo,… che vuoi che ti dica…forse sono stato un po' poco chiaro,… un po' troppo ermeneutico,…un po' troppo…non sei d'accordo? - Un po' troppo!…Se lo dite voi, professo'…Volete di', insomma, che un giudice ha da esse in grado de capi' quello che la legge vo' di', perché sennò combina un casino. Vojo di' perché se nun riesce a capì quello che vo' di' la legge l'applica male e in modo sbajato. - Bravo Achille, che ti dicevo! tu hai capito benissimo quello che intendevo dire, tu sei un uomo di buon senso, tu… - Ma de bon senso ha da esse er giudice, no io, perché se me sabjo io… santi benedetti, ma si se sbaja un giudice so' casini… - Questo è un altro discorso, ma è qui che ti volevo!… - Se, discorso e discorso, so' ca…voli amari, caro professore,…artro che discorso…mejo evitalle 'ste cose…e 'sti giudici… - Giusto, caro Achille,… meglio, molto meglio, ma prima, non dopo. Achille Tazio Ha un limite
di Bruno Matteacci Ogni cosa ha un limite, non è possibile ignorare o far finta di non vedere il precario stato del fondo stradale di molte vie di Viterbo. Penso che sia superfluo elencare le stesse in quanto necessita una revisione generale di tutte le vie del territorio comunale. Non è sufficiente, anche se è parzialmente lodevole fare rattoppi, il problema deve essere visto nella globalità della strada interessata. Spalare qualche centimetro cubo di catrame, che non si ricollega con il vecchio, non risolve la situazione; basta una frenata di un'auto, in transito sopra la vistosa macchia nera del brecciolino, per vedere che il rattoppo se ne va. A proposito di vecchio mi è balzata all'orecchio la battuta di un cittadino il quale, nel vedere una buca, e notato che sotto la stessa era il vecchio manto stradale; ha detto: "Oggi posso dire di aver riveduto un pezzo di Viterbo degli anni quaranta, si perché sotto l'attuale manto di catrame si vede il vecchio massicciato del dopoguerra". Non si intenda polemico il mio dire, ma santo Iddio se scrivo dicendo che esistono delle buche profonde vari centimetri che sono, soprattutto, un pericolo per i giovani che guidano ciclomori e motociclette, è pura realtà. La cosa che maggiormente ha dato fastidio è l'aver veduto lo stato di abbandono del fondo stradale anche in via Monte Cervino, proprio perché a pochi metri è il Comando dei vigili urbani, punto che non dovrebbe passare inosservato proprio da coloro che dovrebbero essere i garanti, in quanto tutori dell'ordine e del rispetto dei diritti dei cittadini. Con sommo piacere, alla data attuale, ho veduto che l'Amministrazione comunale ha dato le dovute disposizioni atte a sistemare quel tratto di strada che è stato oggetto delle mie attenzioni. Comunque ce ne è voluto di tempo prima che il Sindaco, o chi per lui, fosse venuto, a conoscenza della condizione del manto stradale. Meglio tardi che mai. Ma che cosa ci si può aspettare se accadono fatti come quello che appresso riporto? Da un vigile urbano, mi sono sentito richiamare, per il solo fatto che nel nostro quindicinale, La Citta, è stato espresso, a suo tempo, dal sottoscritto poi, di recente, da un altro redattore, il proprio pensiero sull'operato degli stessi. Ciò è poco edificante; questo lo accenno oggi, anche se il fatto si è ripetuto altre volte. Certamente l'episodio non è da generalizzare tra gli appartenenti al Corpo di vigili urbani, anche se per ben quattro volte sono stato oggetto di richiamo da parte di coloro che sono dei pubblici ufficiali, al servizio del cittadino, dipendenti di un Ente, come il Comune di Viterbo, che merita giusti aprezzamenti e critiche, se necessarie. Io sono convinto che il cittadino non deve essere considerato "soggetto passivo", ma parte principale, dominante ed integrante, di un vivere sociale, quindi meritevole di essere tenuto nella giusta considerazione, ascoltato nelle sue rivendicazioni e sostenuto nelle sue proposte; come il vigile urbano non deve essere considerato il nemico dell'automobilista, ma colui che, con il suo lavoro, ci aiuta e ci tutela. Una volta si diceva che il vigile urbano era il biglietto da visita della città. Insieme, cittadini e vigili, cerchiamo di rinverdire tale motto; tutti ne avremmo dei benefici. Allora, non rimbrotti da qualche pecora nera di un bel gregge, che non fa transumanza, ma che è il rispettabile Corpo dei vigili urbani di Viterbo che, nel nostro interesse, permane tutto l'anno nella nostra città, alle intemperie invernali ed alla calura estiva; condividendo gioie e problemi, uniti nella ricerca del meglio per il prestigio di Viterbo e dei Viterbesi. Bruno Matteacci Ciak a Viterbo di Riccardo Manca Dopo il Maresciallo Rocca, Viterbo torna ad essere protagonista nella storia cinematografica italiana.Nei giorni scorsi, la Rai ha trasmesso la fiction L'ultimo rigore 2 prodotta dalla Dania film di Roma. I ciak di questo film sono stati ambientati nella nostra Città dei Papi. L'ultimo rigore 2 ha calcato la scena quando la penisola è funestata dallo scandalo riguardante il calcio nazionale. Anche le vicende della Juliana, la squadra di fantasia protagonista della pellicola, sono ricche di scandali e veleni. Protagonista del film è Carlo Corsi allenatore di Serie A, che decide, nella prima serie, di abbandonare il calcio dopo aver contribuito a smascherare alcuni illeciti. Nella seconda serie della fiction, Carlo Corsi torna ad allenare una squadra di serie B: la Juliana. Moltissimi, sono stati molti i luoghi ed i personaggi viterbesi impegnati nei ciak de L'ultimo rigore 2. La location è il Capoluogo della Tuscia, in particolare il centro storico, Via Cardarelli, l'Aeroclub e San Martino al Cimino. Lo stadio viterbese Enrico Rocchi (dove la Juliana ha disputato tutti gli incontri); lo stadio di Montefiascone (sede degli allenamenti). Dopo i luoghi, una carrellata di personaggi. Il notissimo Ezio Piacentini (ha interpretato egregiamente un dirigente della Juliana); Lucio Matteucci (arbitro e tifoso); Fernando Cilli (arbitro nell'incontro della salvezza per la Juliana); Gaetano Alaimo (giornalista presente ad una festa della squadra); Luca Grazini (calciatore della Juliana). I Viterbesi impegnati nelle scene de L'ultimo rigore 2 sono stati anche altri, che magari non ho notato o riconosciuto. Ancora una pagina importante per la nostra amata Città dei Papi. Chissà, ora che i titoli di coda hanno lasciato spazio alla pubblicità, come finiranno le vicende della Juliana. Nella realtà del nostro calcio ora c'è un crimine che non trova spazio in nessun codice, ma che forse è il più grave di tutti “furto di sogni”. Perché a noi tifosi hanno rubato e rotto il giocattolo più bello; migliaia di domeniche trascorse in una trepidazione che ora sappiamo inutile, che ora troviamo patetica. Riccardo Manca Porta Faul di Bruno Matteacci Porta Faul ha la sua storia, nessuno può negarle le vicende che, intorno ad essa, sono avvenute nel corso dei millenni. Spesso, nella elencazione dei fatti, rapportandola alle altre porte d'accesso a Viterbo, è passata in secondo piano. Da un poco di tempo a questa parte, Porta Faul ha assunto una importanza eccezionale derivatale dall'eccessivo traffico automobilistico, che giornalmente, deve sopportare da Sud (direzione Roma), Sud-Ovest (direzione supestrada Tuscania e terme) e Nord (direzione Montefiascone). E' proprio così, entrando a Porta Faul non si accede solo al parcheggio; il traffico maggiore è in direzione via Sant’Antonio e quindi via Chigi, via San Lorenzo, via Cardinal La Fontaine; a questo punto è via libera per l'accesso a Viterbo. Il traffico, in uscita, è limitato a quelle vetture che usano il parcheggio, gratuito, della valle di Faul. Quindi viene spontanea la domanda: "a... Matteacci, ma che vuoi dire?". Propongo la messa in funzione di un semaforo, a ridosso della Porta Faul, a tempi prolungati per l'ingresso e ritardato per l'uscita; allo scopo di evitare le continue liti che sorgono sul diritto di precedenza tra automobilisti, che si accingono ad entrare e ad uscire dalla porta. Tanto per rimanere in zona, vorrei domandare al Sindaco, perché non si riapre via San Giovanni decollato? Non pensa che con poco si farebbe una bella opera, a vantaggio della collettività? Si tratta di pochi metri, in quanto la parte superiore è agibile. L'idea l'ho lanciata, e che ne pensa il General manager Armando Balducci? E' il caso di perorare il caso verso il sindaco Giancarlo Gabbianelli? Tanti Viterbesi, io compreso, pensiamo che la risposta dovrebbe essere affermativa. Staremo a vedere!! Bruno Matteacci Bando teatro amatoriale di Francesca Bruti Anche per quest'anno è stato indetto il Bando di concorso per le compagnie di teatro amatoriale. Infatti, la FITA (Federazione Italiana Teatro Amatori), in collaborazione con il Comune di Viterbo, organizza l'XI Festival Nazionale del Teatro Amatoriale che avrà luogo, salvo imprevisti, nei mesi di settembre, ottobre, novembre, dicembre 2006. Gli spettacoli saranno rappresentati nella città di Viterbo, nelle serate del sabato e/o nei pomeriggi di domenica, presso il Teatro San Leonardo.Come si legge sul Bando, la domanda di iscrizione va compilata su carta intestata, indirizzata a: Festival Nazionale Fita - FITA - Via di Villa Patrizi n. 10 - 00161 ROMA (Telefono e Fax: 06/44235178 - E-mail: info@fitateatro.it; segreteria@fitateatro.it). La richiesta dovrà pervenire entro e non oltre il 31 maggio 2006, a mezzo plico raccomandato con avviso di ricevimento. Possono presentare domanda di iscrizione tutte le compagnie o gruppi teatrali iscritti alla FITA ed in regola con il tesseramento per l'anno in corso, eccezione fatta per le compagnie che hanno partecipato alla fase finale del Festival edizione 2005. Le esibizioni verranno premiate da una giuria competente, attraverso diversi riconoscimenti: migliore regia; migliore allestimento scenografico; migliore attore protagonista; migliore attrice protagonista; migliore attore caratterista; migliore attrice caratterista; premio del pubblico. Questa manifestazione è tra le più importanti della nostra città, perché ogni anno offre alle varie compagnie teatrali il palcoscenico per mettere in scena proprie opere o per riproporne alcune tra le più famose del patrimonio teatrale internazionale. Inoltre, il Festival dà la possibilità a tutti noi cittadini di essere spettatori di una delle più belle e antiche forme d'arte. Per premiare ancora di più la passione e la bravura degli attori che si esibiranno, come ogni anno alla serata finale del Festival, sarà assegnato anche il premio “Città di Viterbo” al migliore spettacolo; e a tutte le compagnie partecipanti alla fase finale, verrà consegnato un attestato di partecipazione. Per maggiori informazioni rivolgersi a: FITA - Comitato Provinciale di Viterbo c/o Bruno Mencarelli - Via San Giacomo, 24 - 01100 Viterbo. Tel. 0761.307521 Fax 0761.307521 Sito: www.fitaviterbo.it - E-mail (comitato provinciale): info@fitaviterbo.it. Francesca Bruti Malattie respiratorie stop di Patrizia Lebellarte Ci sono, in questo mese, due iniziative che per la loro importanza, voglio qui segnalare: il 27 maggio si svolge la Giornata Nazionale del respiro e il 31 maggio la Giornata Mondiale senza fumo. La prima si terrà a Civita Castellana alle ore 9.30, presso la Palestra Comunale. Si tratterà di un incontro organizzato dal servizio di Pneumologia Territoriale del distretto 5 della Asl di Viterbo in collaborazione con il centro Antifumo della stessa Asl e con il patrocinio della C.R.I. locale delle associazioni di volontariato.Lo scopo di queste due iniziative è di sensibilizzare tutti, in particolar modo i giovani, attraverso delle campagne di educazione sanitaria, sull'importanza della prevenzione delle malattie respiratorie che, oggi, sono in aumento. Le cause di questo aumento sono: l'inquinamento, lo smog, ma, soprattutto il fumo di sigaretta, che portano a malattie quali bronchite, asma, allergie respiratorie, patologie gravi che nella nostra provincia raggiungono i primi posti. All'incontro del 27 maggio sono invitati tutti gli Amministratori locali, i rappresentanti del mondo della scuola, del lavoro, della sanità, oltre a tutti i cittadini che vogliono partecipare per saperne di più su questo delicato argomento. Patrizia Labellarte Promozione turistica di Patrizia Labellarte Il turismo laziale in Italia e nel mondo, ora ha un'unica cabina di regia. Si tratta di una spa partecipata al 51% dalla Regione Lazio, al 19% dal Comune di Roma, al 10% dalla Provincia di Roma, dall'8% da Unione Camere Lazio e rispettivamente al 3% dalle altre Provincie, tra le quali, quella di Viterbo. Federica Alatri è il Presidente dell'Agenzia, mentre l'Amministratore delegato è Alberto Peroglio Loughin, entrambi già affermati nell'ambito delle Comunicazioni e del Marketing. La firma sull'Atto Costitutivo è stata messa anche dal Presidente della Giunta di Palazzo Gentili, Alessandro Mazzoli, mentre nel cda è presente l'Assessore al Turismo Angelo Cappelli. Un'operazione importante, sostiene Mazzoli, in particolar modo per la promozione della regione, ovvero per la costruire nell'opinione pubblica un riconoscimento del quale potrà beneficiare la Tuscia intera. Patrizia Labellarte Scuola di bandiera e musica di Francesca Bruti Il gruppo folkloristico Sbandieratici e Storico Musicale “Città di Viterbo” ha inaugurato una nuova attività: una “Scuola di Bandiera e Musica”, dove si intende insegnare tecniche ed esercizi relativi all'arte della bandiera e allo strumento musicale del tamburo. La partecipazione è aperta a tutti i ragazzi e le ragazze, con il limite di otto anni per i più piccoli; da precisare che la figura della sbandieratrice è solamente femminile, mentre quella del musico è aperta ad entrambi i sessi. Infatti, la particolarità di un gruppo rigorosamente femminile, per quanto riguarda l'esibizione delle bandiere, è sorta dalla volontà del Comitato Centro Storico di Viterbo, impegnato nel mantenere vivo nei bambini e ragazzi la tradizione viterbese, di creare un'attività specifica per le ragazze nell'ambito di queste tradizioni. Il gruppo nasce nel 1980 per rappresentare l'espressione della tradizione del passato medioevale della città. Per anni le “Sbandieratrici” sono state l'unico gruppo italiano formato interamente da ragazze, che si cimentavano nel gioco della bandiera e nell'accompagnamento ritmato dei tamburi. Oggi si intende mantenere questa caratteristica solo per le sbandieratrici, mentre le tamburine, al quale si sono aggiunte le chiarine, si sono trasformate da alcuni anni in “Gruppo Storico Musicale” formato da ragazzi e ragazze. Nel 2001 il Comitato Centro Storico ha iniziato il completamento del gruppo inserendo dei figuranti, che ricordano gli armigeri rappresentanti le due fazioni cittadine protagoniste della vita cittadina del 1200. Oggi, il gruppo ha conquistato l'ammirazione degli spettatori di diverse piazze della provincia viterbese e in altre manifestazioni interregionali e nazionali d'Italia, partecipando anche alla Parata nazionale della Bandiera, un campionato nazionale organizzato dalla LIS (Lega Italiana Sbandieratori) che si svolge ogni anno nel mese di Settembre in una delle città dei gruppi aderenti. Ogni volta è stata l'occasione di mostrare il Leone e la Palma, simboli della Città di Viterbo e delle sue passate glorie di storia medioevale. Il costume delle sbandieratrici, dei musici e dei figuranti si attiene alla tradizione del Medioevo, ed è una sintesi degli abiti che erano in uso nel secolo XIII. Invece, la bandiera esprime la singolarità e l'evidenza dell'autonomia territoriale, con i suoi colori giallo e blu. Inoltre, ogni partecipante del gruppo può vivere l'emozione di esibirsi durante le festività di Santa Rosa, accompagnando la Mini-Macchina del Centro Storico e la grande Macchina di Santa Rosa. Da alcuni anni, anche la serata del 2 Settembre vede protagonista il gruppo con l'esibizione della “Contesa”, una rappresentazione che ricorda la vicenda epica dell'assedio alla città, avvenuta nel 1243, e la lotta tra i Guelfi di papa Innocenzo IV e i Ghibellini dell'imperatore Federico II di Svevia. Per chi fosse interessato a partecipare al gruppo, o semplicemente incuriosito, rivolgersi a: Bruno Scarrozzi - Coordinatore gruppo: Telefono e fax 0761-306937; Gianluca Eterno - Rappresentante tamburi: Telefono 320-1593978. Le prove si svolgono regolarmente il lunedì e il giovedì dalle 19 alle 20.30, nella palestra della Scuola elementare “Luigi Concetti”, in via Vetulonia. Francesca Bruti L’Italia nel pallone di Sanclaudio Meglio tardi che mai In vista dei prossimi mondiali, il calcio italiano ha finalmente abbandonato le carrarecce e sembra intenzionato a camminare su strade maestre. Personalmente la decisione mi sembra tardiva: ormai la reputazione ce la siamo fatta. Comunque, meglio tardi che mai. Carraro A proposito di carrarecce, ma che cosa vuole farci credere Carraro con le sue dimissioni? Che lui non si riconosce in tutto ciò che sta accadendo. Ma non era il presidente? Ed anche se fosse come vuol far credere, il fatto che non si sia accorto di niente è di per sé una colpa. Non a caso Blatter ha esclamato: “ Ma Carraro dov'era?!”. Questo signore sembra voglia presentarsi alla cassa per riscuotere. Caro Carraro, siamo tutti convinti che con lei fuori dalla pozzanghera, l'acqua rimarrà più pulita. Lo zio Fester, quello della famiglia Adams, tutto calvo e menagramo, al secolo, Adriano Galliani, non sarebbe male che venisse anche lui ridimensionato, nel mondo del calcio; magari confinandolo, a voler essere magnanimi, nel suo orticello. Una specie di arresti domiciliari, insomma. Zeman e Collina Due personaggi dell'ambiente calcistico, prontamente allontanati dallo stesso perché non erano addomesticabili o meglio perché la loro statura morale non li rendeva mogi mogi. Sia al primo, insultato e ostracizzato, che al secondo, troppo in vista per potere essere deriso, andrebbe conferito il premio “Lo sportivo dell'anno”. E non per un solo anno, ma, a Zeman, almeno fino a quando non moriranno più tanti giocatori ed ex giocatori per le cause che tutti sanno; a Collina, fino a quando la finiremo di veder tollerati certi modi di giocare volutamente violenti. Volendo far del male a questi due “Signori”, gli altri “signori” del calcio hanno finito per riconoscere loro un lignaggio spirituale di altra e più alta levatura. Questi maneggioni, arroganti per l'esercizio del potere, non tanto intelligenti da capire che il potere non era loro, ma veniva dato loro da altri, che cosa diranno ora a loro discolpa? che eseguivano ordini? Per favore, il processo di Norimberga è finito; solo chi è in mala fede potrà prestare loro orecchio! Non colpevole Fabio Cannavaro, giocatore che milita attualmente nelle file della Juventus, durante una partita di pallone, in un contrasto troppo maschio, per usare un eufemismo, ha rotto una gamba ad un avversario. Nessuno ha visto niente: né l'arbitro, né i due guardalinee, né il quarto uomo. L'avvenimento, ripreso dalla telecamere e mostrato a tutta l'Italia non ha causato a Cannavaro nemmeno una tirata d'orecchie. Non l'ha visto Carraro il comportamento di Cannavaro? Non l'ha visto Galliani il Comportamento di Cannavaro? Non hanno visto Carraro e Galliani il comportamento degli ufficiali di gara? Non hanno pensato, Carraro e Galliani, che Cannavaro crederà di poter continuare così, visto che nessuno l'ha punito. E lo crederà non solo Cannavaro, ma anche tutti quei giovani che si avvicinano al calcio, troppo innocenti per poter vedere ciò che c'è dietro a Cannavaro. Purtroppo, per noi, Cannavaro, portato ormai da qualche tempo a supplire con il mestiere ciò che gli acciacchi dell'età non gli consentono più, questo comportamento lo avrà anche ai mondiali, danneggiando così anche l'Italia, perché in campo internazionale siamo, e per validi motivi, per nulla considerati. Vedrete che finimondo al primo fallo di Cannavaro. E Carraro si dichiara fuori! E Galliani? Che dire? Siamo proprio nel pallone! Ha fatto bene Guido Rossi a Liberarsi dello staff ell'Ufficio Indagini, ha fatto bene, bene, bene! Stile Juventus Si, ma quale? Quello di Cannavaro, che cerca di mascherare con il mestiere gli acciacchi dell'età, sicuro che arbitro e contorni vari chiuderanno un occhio, quello di Nedved, che, a detta di tutti, passa ora, contrariamente a prima, per un cascatore professionista, o quello di Giraudo e di Moggi, che tutti fanno finta di scoprire ora, oppure quello che ci viene raccontato, come una fiaba, essere stato nei tempi andati. Non lo so. Staremo a vedere. Nedved Paul Nedved lo ricordo quando, giocatore della Lazio, caduto in area avversaria, disse a Collina, che aveva fischiato prontamente il fallo e che sia accingeva a prendere i conseguenti provvedimenti, che era caduto da solo e che l'avversario, contrariamente alle apparenze, non lo aveva toccato. Collina corse incontro a Nedved, gli strinse la mano e lo ringraziò. Ora lo stesso Nedved, giocatore della Juventus, viene accusato addirittura di essere un cascatore di professione. Paese che vai… usanze che trovi. Trovato il colpevole Si dice che dopo lunghe e faticose indagini le competenti autorità siano riusciti a scoprire chi tirò il corpo contundente che colpì l'arbitro Frisk durante la partita di Coppa dei campioni giocata dalla Roma, :allo stadio Olimpico, qualche anno fa, contro non ricordo quale squadra. E' stato Moggi: l'arbitro Frisk non ci stava a far perdere la Roma e quindi andava punito, punito senza indugio! Corollario Considerato che l'oggetto contundente che ha colpito l'arbitro Frisk è stato lanciato dalla tribuna d'onore dello stadio Olimpico viene da chiedesi come mai le autorità competenti non hanno mai chiuso detta tribuna e come mai, invece, hanno provveduto a chiudere per alcune giornate il resto dello stadio, da dove, certamente, non era stato lanciato alcunché. Paga sempre pantalone. Meno male, che chiamati a far giustizia, questa volta, non saranno le stesse persone! Sarebbe opportuno rivedere certe forme di punizione ed usare parole più appropriate. Quando un giocatore rompe una gamba ad un avversario viene punito, secondo la squadra di appartenenza, con una ammonizione, con una espulsione e, in funzione delle squadre contro cui dovrà giocare, con una o più giornate di squalifica. Se però la squadra cui appartiene è blasonata non viene nemmeno ammonito. Quando, invece, un giocatore batte le mani all'indirizzo di un arbitro o di un segnalinee, magari per una evidente castroneria che questi ha commesso, viene immediatamente allontanato con gesti plateali e squalificato per una marea di giornate per aver mancato di rispetto a…ed aver offeso… sentite, sentite, nientepopodimenoché… l'onorabilità della categoria, della federazione e quant'altro. Naturalmente anche in questo caso tutto è in funzione della squadra di appartenenza del reo. Ora, alla luce degli ultimi avvenimenti, viene spontaneo chiedersi quale onorabilità possa essere stata offesa. L'Italia e i mondiali Gudo Rossi, l'attuale commissario straordinari della FIGC si trova a dover risolvere un bel problema. Quello dell'Italia ai mondiali. Questa nazionale, a cominciare del suo CT Marcello Lippi, troverà difficile cittadinanza in quel di Germania. Verrà guardata, ed a ragione, a vista, per colpa di quattro scriteriati. Prendere provvedimenti non è facile, ma non si può scendere a compromessi. Non lasciamoci ingannare dalle teorie probabiliste: la giustizia sportiva non ha mai avuto bisogno di sentenze passate in giudicato per dare esecuzione ai suoi provvedimenti. Se Lippi, Buffon, Cannavaro, Iaquinta ed altri sono sospettati non debbono far parte della comitiva azzurra. Costi quel che costi, non possiamo far rappresentare l'Italia da costoro. Perderemo il mondiale, che non vinceremmo ugualmente, ma salveremmo molte altre cose. Meglio perdere con la Primavera che con costoro, almeno quei ragazzini sarebbero accolti con simpatia e da un mare di applausi, anziché dai fischi che ci aspettano e che meritiamo. A proposito di fischi Ricordate Italia 90? Ora non ricordo se a Torino o a Milano, ma ricordo che l'Argentina fu accolta da un mare di fischi soltanto perché nelle sue file giocava Maradona, il cui unico torto era di giocare nel Napoli e non in una squadra blasonata del nord. E l'Argentina non fu fischiata per questo o per quel comportamento scorretto dei suoi giocatori, ma al suo ingresso in campo, al suono dell'inno nazionale argentino. Ricordo, come fosse ieri, che il compianto Italo Allodi, durante la trasmissione della domenica sportiva, ebbe parole di biasimo verso quel comportamento, che dimenticava non solo i milioni di Italiani residenti in Argentina, ma anche che l'Argentina ci aveva sfamato a carne per tutto il periodo della guerra e che l'Italia, durante i campionati del mondo svoltisi in Argentina era stata tratta in guanti bianchi. L'altrettanto compianto Sandro Ciotti, conduttore della trasmissione, non aspettandosi le affermazioni di Italo Allodi, attraversò trenta secondi di panico non sapendo che dire: altro che i dieci minuti iniziali di silenzio del Natale in casa Cupiello. Ma nessun organo di informazione dette rilievo alla cosa. Io non so se a quei tempi la nostra libertà di stampa era al settantanovesimo posto nel mondo, certo non era al primo. Dubbio amletico Giustizia o pulizia nel modo del pallone? Questo è il problema. Sanclaudio postato da: Spvit | 10:38 | mercoledì, maggio 17, 2006 17 Maggio 2006
Stagione Musica e Danza 2006 al Teatro Unione di Viterbo Viva attesa per il Recital del soprano Katia Ricciarelli
che chiuderà la Stagione La soprano Katia Ricciarelli si esibirà in un grande Recital, sabato 20 maggio alle ore 21 sul palcoscenico del Teatro dell’Unione. Il grande spettacolo di chiusura della Stagione di Musica e Danza che è patrocinata dal Comune di Viterbo e sponsorizzata dall’Associazione Industriali di Viterbo, Erica Ceramiche di Civita Castellana e Promotec di Capranica. Katia Ricciarelli eseguirà, con la partecipazione del baritono, Carmine Monaco, e del maestro accompagnatore al pianoforte, Leonardo Quadrini, una serie di brani di Rossini, Cilea, Giordano, Mozart, Tosti e Castaldon. Più in particolare, di Gioacchino Rossini, verrà eseguito, Canzonetta Spagnola, Di tanti palpiti (Tancredi), Resta immobile (Guglielmo Tell); di Francesco Cilea, Io son l’umile ancella (Adriana Lecouvrer); di Umberto Giordano, Nemico della patria (Andrea Chenier); di Wolfgang Amadeus Mozart il duetto Là ci darem la mano (Don Giovanni); di F. P.Tosti, Chanson de l’adieu, Ideale, Tristezza, Malia, L’ultima canzone, Marechiaro (duetto) e di Castaldon, il duetto Musica proibita. Katia Ricciarelli, soprano conosciuta universalmente ed amata in tutto il mondo, esordisce come soprano verdiano, per la particolarità della sua voce, eseguendo, tra l’altro, Otello, Don Carlo, Un ballo in maschera, Luisa Miller, la Traviata, Rigoletto e Falstaff. Poi si è dedicata al repertorio donizettiano e belliniano, e ancora, in seguito, all’interpretazione dell’opera di Rossini, al Barocco contemporaneo e all’operetta. E’ stata diretta dai grandi maestri contemporanei come Von Karajan, Abbado, Muti, Giulini, Gavazzeni, Maazel, Davis, Levine, Metha e Pretre. Ha al suo attivo oltre 36 opere incise per conto delle maggiori case discografiche del mondo. Oltre ad un’intensa attività concertistica, ha impersonato, per il cinema, il ruolo di un’impareggiabile “Desdemona” nel film Otello, accanto al tenore Domingo, con la regia di Zeffirelli. E, per rimanere in ambito cinematografico, come dimenticare quell’interminabile applauso, a lei rivolto, di ben 12 minuti, alla Mostra del Cinema di Venezia dello scorso anno? Più che giustificato, per la sua interpretazione del film di Pupi Avati “La seconda notte di nozze” che le ha portato anche il premio Nastro d’Argento 2006 come miglior attrice protagonista. Un’artista completa, di alto livello professionale, su cui si accenderanno i riflettori dell’Unione. Prevendita biglietti: Botteghino Teatro Unione – tel. 0761- 340170 ; Agenzia Solomondo - tel. 0761- 092800 ; Underground ; Tomei tel. 0761- 515887. postato da: Spvit | 11:18 | venerdì, maggio 12, 2006 - Agnese Galeotti, redattrice del nostro quindicinale, edito da sedici anni, è stata nominata, dall’Ordine interregionale dei giornalisti del Lazio e del Molise, giornalista-pubblicista.
Alla collega giungano le felicitazioni più sincere e l’augurio di buon lavoro dalla redazione della Città. In particolare dal direttore responsabile della testata opinionista, che poi è anche suo padre. postato da: Spvit | 23:09 | giovedì, maggio 11, 2006 10 Maggio 2006
Anno XVI n° 9 Questo è il problema!!! Taborri, o non t’aborri! di Mauro Galeotti Se il buon Giulio Tremonti, ministro dell’Economia e delle Finanze, avesse frequentato la nostra città avrebbe potuto risolvere i problemi economici che hanno affossato l’Italia.Eh sì, la colpa, per l’Italia malsana nell’economia, e perché la Destra ha perduto, è tutta del superficiale Giulio, perché non sa che a Viterbo c’era la risoluzione di tutti i problemi. Era una soluzione nascosta, è vero! ma è bastata la discussione per l’approvazione del Bilancio del Comune di Viterbo, che... tacchete... è sbucato fuori, dal nulla, dall’anonimato, dal buco... l’uomo solutore delle finanze comunali, tale Goffredo Taborri, capogruppo dell’Udc. E sì, perché il buon uomo, pure dottore-medico, e il suo partito, hanno partorito una soluzione inimmaginabile, toccasana dei problemi economici del Comune di Viterbo. Ossia, dare un ritocchino al compenso del direttore generale del Comune di Viterbo. Ma perché non averlo detto subito a Tremonti!? Pensa quanto risparmio per le casse statali! Pensa che idea da medaglia d’oro al valore... economico. Tanti ritocchini ai soldoni che incassano i ministri, i sottosegretari, i deputati, i senatori, il presidente della Repubblica, il capo del governo, il..., il... e... ritacchete... il gioco è fatto, le casse statali si riempiono di soldi! In poche parole viene chiamato un tecnico, cioè il direttore generale del Comune, gli viene detto di trascurare il suo lavoro di privato, per guidare le sorti della S.p.A Palazzo dei priori & C., i cui azionisti sono tutti i cittadini che pagano le tasse, gli viene garantito un tot, quale compenso per il lavoro che dovrà svolgere e poi, arriva l’Udc con un Taborri capogruppo, che propone dei tagli alle spese comunali, ignorando gli impegni già presi, le garanzie già date, fottendosene della professionalità di chi viene impegnato a trovare e dare soluzioni, atte a risolvere i problemi non comuni... del Comune, con tutte le responsabilità che ne derivano. Sarebbe come se a Taborri venisse affidato dalla Asl, per un tot di euro, un reparto dell’Ospedale di Belcolle, e lui fosse nominato, che so... primario di quel reparto, e poi per sanare il bilancio deficitario della Asl, al povero Taborri, ch’aborrirebbe, venisse data una sforbiciata... a quel tot... Taborri, ma non t’aborriresti? Sì che t’aborriresti, eccome! Per fortuna che nel tuo partito se ne sono accorti della cazzata che ti sei inventato e al tuo posto, come capogruppo, ci si è infilato, come un pascià, quella volpe di Nando Gigli. Politico con le palle, che sicuramente riuscirà, con Gabbianelli, ad approvare il Bilancio comunale, rispettando prima di tutto le persone nella loro professionalità e, poi, gli impegni economici promessi nei confronti di chi lavora ed ha notevoli responsabilità. Non si può giocare con le persone, magari solo perché un Taborri di passaggio, ce l’ha con il sindaco, sindaco che, ovviamente, ha stima del suo direttore generale. Un Taborri inquieto, forse per mancate sue aspirazioni, che non gli sono state fatte raggiungere, probabilmente, proprio a causa dei suoi amici... democratici cristiani. Mauro Galeotti L’Oscar del malcostume di Claudio Santella Tutti i cittadini hanno avuto modo di vedere come sono state condotte le votazioni al Senato per l’elezione del suo Presidente. Scalfaro, senatore a vita per essere già stato Presidente della Repubblica, chiamato a presiedere l’assemblea per l’occasione, ne ha combinate di tutti i colori. Prima ha annullato una votazione, per due voti non attribuiti, senza specificare il perché: i due voti non sono stati considerati validi. Ma la votazione era e doveva rimanere valida, con il risultato che non era stato raggiunto il quorum dei voti necessari. Poi, dopo aver fissato l’inizio della votazione successiva alle ore venti e quindici, ha differito di due ore l’inizio della stessa perché alcuni senatori se ne erano andati. Ma a lui, come presidente, che cosa interessava? Certo che gli interessava, perché i senatori si erano allontanati convinti della validità della votazione, quale che fosse stato il risultato della stessa. Quei senatori sapevano che nella stessa giornata non potevano essere fatte più di due votazioni, che già erano state fatte. Quei senatori non potevano immaginare che Scalfaro avrebbe dichiarato nulla una votazione valida. Quei senatori sapevano, come sanno tutti gli Italiani, e come sa anche Scalfaro, che la validità di una votazione non è condizionata al risultato. Ecco perché si erano allontanati. Si erano allontanati perché ritenevano terminati i lavori. Scalfaro come presidente non doveva interferire, doveva dimostrare fermezza ed imparzialità: la responsabilità, se il suo operato fosse stato corretto sarebbe ricaduta sui senatori che si erano allontanati e che erano stati eletti per stare lì. Ma Scalfaro, sapeva benissimo che il suo operato non era stato ortodosso, per la qual cosa si è subito preoccupato delle conseguenze del suo gesto ed ha procrastinato l’inizio della votazione, già fissato per le ore 8,15, di due ore. Infine ha letto un nome per un altro ed ha attribuito il voto al nome sbagliato: non un nome qualsiasi, badate bene, ma lo stesso nome che non aveva consentito l’attribuzione dei due voti nella votazione precedente. Viene spontaneo chiedersi come mai il voto è stato attribuito in questa ultima votazione quando, per lo stesso motivo, nella votazione precedente, lo stesso voto non era stato attribuito. Viene spontaneo chiedersi come mai Scalfaro abbia potuto leggere Franco e non Francesco, come era scritto, quando proprio quello era stato il motivo della ripetizione della votazione. Ancora più spontaneo viene non credere alla giustificazione di Scalfaro. Non affondiamo il coltello nella piaga, per carità, il fatto si commenta da sé. Sappia, comunque, Scalfaro che gli Italiani sono molto, ma molto meno stupidi di quanto lui li considera. Cari concittadini alla prossima cerimonia della consegna degli Oscar, quello del malcostume non ce lo toglie nessuno, anzi, se consideriamo anche le quattro schede in più rispetto ai votanti, riscontrate nell’elezione del Presidente della Repubblica del 1992, la cui assemblea, guarda caso, era sempre presieduta da Scalfaro, è da stare certi che l’oscar del malcostume ce lo daranno alla carriera. Arrivederci alla notte della premiazione. Claudio Santella Animali maltrattati di Agnese Galeotti Già in precedenza su questo quindicinale ho riportato notizie e foto su questo argomento. Con questo articolo non voglio ripetermi, ma solamente non far distrarre, te che leggi, da questo problema. Perché, purtroppo, le “bestie” che usano violenza su cuccioli appena nati, sui cani troppo anziani o semplicemente invadenti per l’estate che arriva, non si “distraggono” mai. E intanto bestioline innocenti vengono investite dalle auto, avvelenate con bocconi mortali ecc. Per non parlare delle continue torture che conigli, cani, topolini, e tanti altri sono costretti a subire, a causa di esperimenti testati su animali. Nel 2006 ancora si assiste a queste azioni atroci verso chi vive, mangia, soffre e se ferito sanguina come noi. Per quanto mi riguarda prenderei uno per uno i colpevoli di atti del genere per fargli le stesse cose e dargli così modo di capire che un ferro infilato nella testa di un cagnolino fa male allo stesso modo nel capo di una persona!! La brutalità non è delle bestie come troppo spesso si sostiene… ma dell’uomo. Di alcuni uomini privi di cuore, di emozioni e di pietà per i più deboli. Se un cane morde una persona viene soppresso… ma cosa succede, invece, a un maledetto disgraziato che usa violenza verso un animale? Finalmente un po’ di giustizia anche per chi non può urlarne il bisogno. Infatti: “L’abbandono di animali è punito dalla nuova legge con l’arresto fino ad un anno o con un’ammenda da mille a 10 mila euro. Alle stesse pene è soggetto chiunque detiene animali in condizioni «incompatibili per la loro natura e produttive di gravi sofferenze». I casi di maltrattamento saranno invece puniti con la reclusione da 3 mesi a un anno, a seconda della gravità, o con la multa da tre a 15 mila euro: tanto rischierà chiunque cagionerà una lesione ad un animale per crudeltà o senza necessità.” (info apprese dal sito: http://www.ecologiasociale.org) Ma come comportarsi se assistiamo ad un maltrattamento verso animali? “Nei casi di maltrattamento sono gli Organi di Polizia Giudiziaria che devono intervenire, quindi i Vigili Urbani, i Carabinieri, la Polizia, la Guardia di Finanza e il Corpo Forestale. Chi pensa che, trattandosi di animali, le sole che possono essere interpellate sono le Guardie Zoofile, sbaglia!! La Cassazione ha ribadito che tutti gli organi di Polizia Giudiziaria sono competenti per i reati in materia ambientale e di tutela animali”. (info apprese dal sito: http://www.micimiao.it) Se vedi una persona che viene aggredita abbassi la testa e te ne vai? Non credo… Allora non abbassare lo sguardo di fronte ad un micio malmenato o un cane abbandonato! Non fare del male agli animali e non permettere a nessuno di fargliene perché se giri le spalle e te ne vai è come se di quella violenza ne fossi colpevole tu! Concludo questo articoli augurando tanto male e infinita sfortuna a tutti quelli che fanno del male agli animali!! Agnese Galeotti Avventure in Città di Achille Tazio - Ciao Achi’, che fae da ‘ste parte? — So’ venuto a guarda’ ‘sto monumento ch’ hanno messo davante ma ‘l Tribbunale, pe’ rappresenta’ la Giustizzia… - Nun te piace? — Mah, che t’ho da di’…l’artiste vanno pijate accossì come so’… però l’opre d’arte che fanno le dovrebbono fa’ a secondo der posto dove poe l’hanno da mette… A me ‘sta statua me pare sproporzionata… me sa troppo ciuca messa ma ‘sto piazzale che nun finisce mae e davante ma ‘sto palazzo che pare ‘na nave… - A me me pare che va bene,… ma come la voleve ? arta un chilometro! — A Porfì’, certe vorte me fae ride…. Mo te fo ‘n esempio: Ce si’ stato mae ma San Pietro, a Roma, ma la chiesa?…mbè pensa un po’ si l’acquasantiere l’aveveno fatte basse come ne l’artre chiese?… Ma l’hae viste mae le so’ grosse l’acquasantiere ma San Pietro? pe’ ‘ntigne la mano ce devi anna’ sotto, te devi arza’, e si nun sei arto nun ce arrive lo stesso. Però viste da lontano l’acquasantiere pareno normale. Si l’avessero fatte normale tu ‘na vorta entrato ma la chiesa, pe’ prima cosa avreste detto -“Ma nun ce so’ l’acquasantiere ma ‘sta chiesa?…”Me so’ spiegato?…tutto ha da esse proporzionato. Guarda ma sto monumento, invece: ‘sta giustizzia me pare ‘na ragazzina, ‘sto leone me pare ‘na pecora e ‘sta parma me pare ‘n torso de carciofo. - Achì’, me sa che mo stae a esaggera’ ‘n tantinello… — Si vabbe’,.. però datte ‘na regolata e poe dimme si c’ho raggione o si c’ho torto. - Tu c’hae sempre da ridi’… — E sicuro! guarda poe ’sta bilancetta, ma perché nun l’hanno fatta de peparino, come la statua? …così com’adè si ce va dentro quarche cosa... pènne; pènne a destra o pènne a sinistra, seconno da che parte la guarde, ma pènne sempre… - E sinnò che bilancia sarebbe?…. — Che Giustizzia sarebbe, vorrae di’? - Achi’ tu scherze sempre!... te see fermato a guarda’ la Giustizzia e nun hae visto quant’è zozzo ‘sto piazzale. Èssi più pratico! Guarda ‘ste pezzette de vetro de ‘na machina, vicino ma ‘sto palo, ce so’ dar mese de gennaro de quest’anno, e ancora gnuno l’ha portate via. Guarda le cicche!, guarda l’erbaccia che cresce ma ‘n tutte le parte, guarda la monnezza! Nun pulisce gnuno. Ma gnuno reclama, gnuno dice gnente? — Pare de no! - Er Cevve, che c’ha da pensa’, dice che nun c’ha le sorde… e se ferma ar pensiero. — E che vonno puro essa pagate quelle ma ‘l Cevve?… e pe’ fa ché? E mo’ che se mettemo a paga’ la gente pe’ nun fa gnente……Le danne le dovrebbero da chieda ma ‘l Cevve, artro che storie… - Costoro c’hanno ‘na faccia come quell’artra. Puro davante ma ‘l Tribbunale nun vengheno a puli’. Si je fanno causa l’avvocato abbasta che s’affaccia ma ‘l piazzale che vince ‘gni cosa… E poe ma ‘l Tribbunale bisogna portaje rispetto…sinnò ‘nd’annamo a fini’… — Ma che stae a di’… e che mo pe’ vince le cause tocca a avecce raggione?... Da che monno è monno… pe’ vince le cause hae da esse er più forte…si sei er più forte vince, sinnò te poe puro mette er core ‘n pace…. Me fae ride… ma costoro se fanno accossì se vede che se lo ponno permetta, se vede che c’hanno qualche santo ‘n Paradiso… - Achi’… sta’ carmo…ricordete che la Giustizzia alla fine arriva sempre, è lenta, va piano, ma alla fine arriva… — Sì, credece… la Giustizia, quella vera nun adè de ’sto monno, allora si la voe hae prima da morì… - Tie’! – Disse Porfirio, facendo le corna con la mano . — Nun t’arrabbia’, che pe’ te me sa che è mejo che er Patreterno se sbaja, che sinnò te manna all’Inferno, così vedrae che manco quella te piace de Giustizzia… - Ma va a mori’ ‘mazzato… bell’amico che m’aritrovo… — Io te volevo avvisa’… da amico!... Se vedemo… ciao Porfì’… Achille Tazio Monumento al Marinaio di Bruno Matteacci In questi giorni stanno demolendo la struttura, in muratura, esistente in Piazza Vittorio Veneto dove era il monumento al Marinaio. Certo, quanto è esistito, fino ad oggi, era solo un punto che richiamava l’affetto e l’amore per la Marina, ma che, recandosi in loco, amareggiava i nostri eroi nel vedere lo stato di abbandono dello stesso e soprattutto vedere la loro ideale Nave parzialmente ricoperta dalla terra e dalle erbacce. Ora, amici marinai, finalmente, vedrete e vedremo l’orgoglio della vostra gioventù, la Nave, adagiata sull’Acqua, con le maestose Ancore che sembrano voler abbracciare tutti noi. Grazie Sindaco Gabbianelli,”il bello è bello”. Bruno Matteacci Speranze perdute di Sanclaudio Sul numero de “La Città” del 28 dicembre ultimo scorso facevamo notare come fosse tenuta nel dimenticatoio la pulizia del piazzale antistante il nuovo tribunale. Speravamo che, in un modo o nell’altro qualcuno avrebbe provveduto. Non solo tutto è rimasto come prima, ma alla sporcizia vecchia si è aggiunta quella nuova. Nel mese di gennaio, tanto per fare un esempio, ad un’auto si e rotto un vetro che, data la caratteristica dei vetri delle automobili, è caduto a terra in una miriade di minuscoli pezzetti. Quei pezzetti di vetro sono ancora lì, antistanti al secondo palo della luce, a destra, guardano il tribunale, nonostante le piogge abbiano fatto la loro parte per disperderli. Chi volesse soddisfare la propria curiosità può andare a controllare. Non c’è verso. Non sappiamo più cosa dire. In questi giorni, in quel piazzale, hanno posizionato una statua commemorativa: la statua rappresenta la Giustizia e sovrasta i simboli di Viterbo, a significare, almeno si spera, che la giustizia regna sovrana sulla nostra città. Vogliamo credere che sia così e vogliamo credere che ciò che attiene alla pulizia della città medesima costituisca una involontaria eccezione. Sulla valutazione artistica dell’opera non vogliamo esprimerci: lasciamo ad ognuno, liberamente, la propria opinione. Noi avevamo sperato che, almeno in occasione della cerimonia d’inaugurazione del monumento, qualcuno avrebbe provveduto alla pulizia del piazzale. Le nostre speranze sono andate perdute. La sporcizia è rimasta. I frammenti di vetro, sopra segnalati, sono ancora nello stesso posto. Non si è nemmeno provveduto ad estirpare le piantine di erbacce, che con la nuova stagione hanno ripreso a crescere. I mucchietti di cicche sono aumentati in numero ed in quantità. Eppure qualcuno è pagato per provvedere a ciò, e questo, senza considerare la statua della Giustizia, nonché l’antistante Tribunale, perché alla Giustizia ed al Tribunale un po’ di rispetto, almeno formale, va portato. Non vi sembra giusto? Sanclaudio Cassonetti nuovi di Bruno Matteacci A suo tempo ebbi modo di scrivere qualcosa sul servizio della raccolta dei rifiuti solidi urbani. Ricordo che, stimolato dalle iniziative positive del CEV, feci un appello alla cittadinanza viterbese affinché rispettasse: gli orari per la consegna dei rifiuti, le regole sull’abbandono di vecchi elettrodomestici lungo le vie; importante poi è il rispetto reciproco fra cittadini nell’evitare di gettare cartacce e quant’altro lungo le strade non servendosi degli appositi cestini, che sono stati messi a dimora per evitare l’imbrattamento del suolo pubblico. Proprio questi giorni fanno bella vista i nuovi cassonetti messi nei punti strategici onde consentire al cittadino il minor disagio per la utilizzazione degli stessi. Quello che vorrei però ricordare ai dirigenti del CEV è il meticoloso rispetto del Codice della strada, particolarmente, come ebbi modo, a suo tempo, di far notare, la infelice collocazione dei cassonetti sul lato sinistro degli incroci. Tanto per fare un esempio è sufficiente vedere come è difficile immettersi sulla Cassia sud, uscendo da Via Lupattelli, dopo aver attraversato Via Buon Pastore, a causa di cinque cassonetti, di colore verde, che ostacolano la visuale a sinistra. Ci vuole poco per accertare tale inconveniente, basta fare un giro per Viterbo e far spostare i cassonetti, dal lato sinistro dell’incrocio, al lato destro dello stesso. Importante non farsi prendere dallo scrupolo che il cittadino non condivida certe operazioni, in quanto non gradisce il cassonetto più o meno vicino alle proprie finestre. Attenzione, non ci sono cittadini di serie “A” e di serie “B”; al di sopra degli interessi dei residenti c’è il rispetto e la tutela della pubblica incolumità. Sarebbe sufficiente che, in un incidente derivante dalla scarsa visibilità del tratto di strada il cittadino, soccombente, denunci l’Amministrazione comunale; allora, come al solito, tutti correrebbero a cercare il rimedio per porre fine alla causa dell’incidente. Ma, stante la semplicità per la soluzione e la eliminazione di eventuali incidenti, è il caso di prevenire tempestivamente. Al presidente del CEV, Attilio Moretti, la definizione del caso e... buon lavoro! Bruno Matteacci Baccaionate 2 di Baccaione MARINI FRANCO E MARINI GIULIO Chi ha seguito, attraverso la televisione, le votazioni per l'elezione del Presidente del Senato avrà avuto modo di vedere che Giulio Marini, senatore viterbese, è stato intervistato a causa del suo cognome, per i motivi che tutti sanno. Questo ci fa piacere: un nostro senatore, anche se per motivi del tutto occasionali, sale alla ribalta delle cronache e viene espressamente mostrato in televisione. Niente di serio, naturalmente, ma piacere, come Viterbesi, credo che ce lo faccia lo stesso. Personalmente al sottoscritto ha fatto piacere, così come non è dispiaciuta l'elezione dell'altro Marini a Presidente del Senato. Con Franco Marini, per aver militato contemporaneamente nello stesso sindacato, ci davamo del tu, anche se ora, per rispetto istituzionale, dovrò rivedere il mio modo di rivolgermi al lui. Auguri Franco. BERLUSCONI non ne azzecca una. Come imprenditore non posso che riconoscergli notevoli abilità, anzi abilità fuori del comune, ma come politico ritengo che abbia molto da imparare. Non voglio scendere in particolari, ma, in buona sostanza, considerato anche lo scarto dei voti, se Berlusconi fosse stato più politico e meno imprenditore non avrebbe dato l'Italia in mano alla Sinistra; se fosse stato più politico e meno imprenditore non avrebbe bruciato Andreotti sullo scranno di Palazzo Madama, ma avrebbe fatto in modo che potesse accomodarsi al Quirinale. Andreotti ha votato, per sua stessa ammissione, per la Sinistra, Andreotti persona dalle capacità indiscusse, Andreotti unico politico vero riconosciutoci dall'estero, Andreotti, simbolo di un credo politico condiviso dalla maggioranza dei parlamentari, Andreotti l'unico forse che ha dimostrato di credere realmente, come i fatti dimostrano, nella giustizia, Andreotti, la cui elezione al Colle avrebbe dato modo a chi lo ha attaccato ingiustamente di riscattarsi, ebbene Andreotti, Berlusconi, lo va a bruciare per una presidenza persa quasi in partenza e non lo tiene in serbo per una più probabile e di maggior prestigio. Ho anche motivo di credere che se Berlusconi si fosse tenuto vicino Andreotti nel passato, ora, probabilmente, si sarebbe trovato in una posizione diversa. Berlusconi ha bisogno di riflettere, di riflettere molto e lucidamente. BIS IN IDEM - Non ha pensato, Berlusconi, a proposito della candidatura per il Quirinale, alle lunghe “vacanze americane” che D'Alema si è concesso, in un recente passato, negli Stati Uniti. Crede Berlusconi che D'Alema, politico, ottimo e massimo, a prescindere dalle idee che propugna, sia andato negli Stati Uniti a fare il turista? E' andato a spianarsi la strada per il raggiungimento di alcune sue mete, non esclusa, tra queste, l'ascesa al Colle. Probabilmente, visti i risultati, è andato negli Stati Uniti anche a lezione di dizione: sembra, infatti, che non abbia più quel tono di superiorità che lasciava trapelare dal suo modo di esprimersi quando parlava, e che un po' dava fastidio. E ciò gli giova. V'è di più, o meglio v'è un'altra cosa che Berlusconi non ha considerato: D'Alema è stato l'unico, se la memoria non m'inganna, che ha avuto il buon senso di dimettersi quando perse le elezioni. Ma D'Alema è un politico, Berlusconi no, almeno al suo confronto. D'ALEMA, tuttavia, per quanto possa essere considerato, a ragione, una potestà, una canizie, una esperienza consumata, qualche nemico tra i suoi ce l'ha. D'Alema non è una figura al di sopra delle parti e, per quanto politico sopraffino non ha le caratteristiche, le qualità per essere considerato un garante super partes. Questo Berlusconi lo sa, e forse a Berlusconi un D'Alema presidente in fondo non dispiace, perché è meglio un nemico intelligente che un nemico stupido. Che non è la stessa cosa di un amico intelligente. Non è da Berlusconi, dunque che D'Alema si deve guardare, ma da qualche suo alleato, attualmente più alleato di Berlusconi che suo, perché laddove gli avversari non possono colpire, colpiscono con molta facilità gli amici. Attento a qualche scugnizzo napoletano, caro Massimo. BERTINOTTI anche deve stare più attento. Un presidente della Camera, seppure, al tempo della dichiarazione, ancora in pectore ed apparentemente obtorto collo di D'Alema, non può fare delle dichiarazioni di parte, come ha fatto Bertinotti, su Mediaset; non può e non deve. Ma in Italia, per poter fare una cosa, non è necessario aver ragione, basta essere il più forte. NON FACCIAMO DI OGNI ERBA UN FASCIO Sul precedente numero de “La città” del 12 aprile ultimo scorso segnalammo l'ignavia dell' unità di personale addetta alla vigilanza del traffico e di quant'altro nella zona di piazza Crispi. Per evitare di essere tacciati di falso avevamo corredato le nostre lamentele con alcune fotografie. Ora non sappiamo se a seguito delle nostre lagnanze l'Amministrazione abbia voluto dare una tiratina di orecchie all'inadempiente, ma abbiamo constatato che ha provveduto in merito sostituendo quell'unità di personale con altra che, almeno a giudicare dai fatti, si è rivelata più idonea. Così come ci siamo lagnati per il comportamento della prima unità di personale ora ci complimentiamo per il comportamento di questa seconda unità che l' ha sostituita, e, così come abbiamo fatto l'altra volta, pubblichiamo, a conferma, le foto che provano le nostre affermazioni. Cari concittadini, aiutiamo l'Amministrazione con le nostre segnalazioni a provvedere secondo le circostanze così che possa eliminare certi comportamenti negativi da parte degli addetti ai vari servizi; non solo ne trarremmo tutti dei benefici, ma daremmo modo all'Amministrazione stessa, visto che non prende direttamente provvedimenti verso gli inadempienti, almeno di riconoscere i meriti a chi fa il proprio dovere, magari attraverso una qualche forma di encomio. IL SIGNIFICATO della barzelletta raffigurata è troppo evidente e non ha bisogno di alcuna spiegazione. Qualcuno, in mala fede e/o con la coscienza sporca, potrà continuare a dire che ce l'abbiamo con i vigili: non è vero, ce l'abbiamo con il comportamento di certi vigili, comportamento che, ci risulta, non sia gradito neppure da parte degli altri colleghi vigili, questa volta urbani, che adempiono al loro dovere. A quei vigili, e simili, che, invece, si limitano, quando ci sono, a guardare il traffico, avallando con il loro comportamento, le malefatte di quei delinquenti della strada, ai quali dovrebbe essere fatta rimpiangere la moderazione del povero Adolfo, non possiamo che augurare di dividere la sorte e le sanzioni di quei prepotenti che non puniscono. E non incominciamo a fare dissertazioni filosofiche e probabiliste, perché intanto che noi discutiamo, molti innocenti muoiono sulle strade perché viene consentito a pochi idioti di dare sfoggio della loro demenza. RICHIAMATE RENZO TONDI L'espressione è simbolica, naturalmente. Ci mancherebbe altro che ad uno dei pochi vigili urbani che sono ricordati per lo zelo e la capacità di gestire le situazioni difficili di traffico urbano, non augurassimo di godere al meglio la meritata pensione. Però, visto che l'Amministrazione comunale, e non solo quella, si badi bene, è solita chiedere le prestazioni di alcuni suoi ex dipendenti, per motivi che lasciano molto, ma molto a desiderare e che poco o niente hanno a che vedere con le loro capacità professionali, non si vede perché, sempre che Renzo Tondi accetti, non ci si possa augurare di vedere qualche vigile urbano, debitamente istruito dall'inappuntabile e valente Renzo, prestare servizio, come si deve, sulle strade della nostra città. Nell'attesa consigliamo all'Amministrazione di acquistare delle sagome raffiguranti vigili urbani, di ambo i sessi, per carità, da piazzare qua e là, nei vari punti strategici della città, per dare la parvenza che i vigili urbani siano presenti sulle strade della medesima. PRECISAZIONE DOVEROSA - Qualche attento lettore mi ha chiesto, con una cortesia fuori del comune, come mai (io), a volte, faccia uso del modo indicativo anziché del modo congiuntivo, come sarebbe più corretto fare, nell'esprimere questa o quella idea o nel parlare di questa o di quell'altra cosa. Caro gentile ed attento lettore, le sue osservazioni sono esatte e meritano una risposta ed una precisazione, soprattutto per quei ragazzi che frequentano le nostre scuole. L'uso dell'indicativo non è casuale, ma è voluto, ed è voluto per un motivo semplice: l'indicativo è il modo della realtà, il congiuntivo è il modo della possibilità, del desiderio, dell'eventualità. Tutto qui. Alla luce di queste premesse, mi auguro che risultino più chiare le forme di espressioni usate. Grazie, comunque, per l'attenzione. Baccaione Soggiorni climatici: al via le domande di partecipazione di Simone Galeotti L’Assessorato alle Politiche Sociali informa che il Comune, nell’ambito delle iniziative a favore degli anziani, organizza quattro soggiorni climatici nelle località e periodi appresso elencati: 1° turno: Cattolica dal 29 maggio al 10 giugno.2° turno: Riccione dal 29 maggio al 10 giugno. 3° turno: Cattolica dal 28 agosto al 9 settembre. 4° turno: Gatteo Mare dal 28 agosto al 9 settembre. La presentazione delle domande di partecipazione per tutti i turni scade il 15 maggio prossimo. Le domande possono essere spedite o consegnate a mano presso il Settore Servizi Sociali. Via del Ginnasio 1, il lunedì, mercoledì, giovedì e venerdì dalle 10,00 alle 12,00 ed il martedì dalle 15,30 alle 17,30. La distribuzione dei moduli per le domande viene effettuata presso il Centro Sociale Polivalente di Piazza dei Caduti e presso le sedi dei Centri Sociali Polivalenti ubicati nei vari quartieri della città. Per informazioni si può contattare il numero 0761- 348561 Simone Galeotti L’emozione si fa Musica di Francesca Bruti Per venerdì 12 maggio alle 21 non prendete impegni… siamo tutti invitati presso il teatro San Leonardo ad assistere ad uno spettacolo veramente emozionante! Si tratta del musical “Ci hai cercati? Eccoci!”, andato in scena per la prima volta lo scorso 1° Aprile a Monteromano. Esso ripercorre a grandi linee il Pontificato di Papa Giovanni Paolo II, con lo scopo di ricordare e raccontare gli eventi che lo hanno reso unico e indimenticabile per gran parte del mondo. Autori ed attori dello spettacolo sono i componenti della compagnia teatrale di Blera, “La Nuova Compagnia”, costituitasi ufficialmente il 10 Maggio 1994. L’Associazione è attualmente composta da circa 50 soci e ha debuttato per la prima volta con la Commedia Musicale “Forza venite gente” di Paulicelli e Belardinelli, ricevendo subito un ampio successo di pubblico e critica e replicando lo spettacolo anche successivamente. I suoi aderenti uniscono alla passione per il Teatro quella per il Canto e molti di loro fanno parte anche della storica Schola Cantorum di Blera. Questo duplice aspetto ha portato la Compagnia a preferire soprattutto le Commedie Musicali; infatti, a 12 anni dalla loro fondazione, lo spettacolo che gli attori metteranno in scena a Viterbo è proprio un mix di canto, ballo e recitazione. Il Musical dedicato all’amato Papa è un’opera originale, scritta e diretta da una dei Soci fondatori dell’Associazione, Laura Galli; alle musiche inedite, i cui autori sono Don Giosy Cento e Michele Paulicelli, si alterneranno i brani che hanno rappresentato alcuni momenti del Pontificato, come gli inni delle Giornate Mondiali della Gioventù. I dialoghi si alternano ai balletti e alle canzoni, supportati da filmati, coinvolgendo inevitabilmente la platea in un tributo emozionante e commovente. La commedia musicale inizia con la notizia della nomina di Karol Wojtila, che provoca uno strano effetto tra la gente a causa della sua nazionalità polacca; ma c’è già chi si rende conto di quanto questo piccolo grande uomo riuscirà ad arrivare al cuore della gente. Lo spettacolo prosegue con momenti di profonda commozione, come l’attentato, la visita al Muro del Pianto, la tragedia dell’attacco alle 2 torri, ed altri di grande entusiasmo, come la “Giornata della Gioventù”, il Giubileo di Roma, l’incontro con Madre Teresa. Il finale è tutto per la sera del 2 aprile 2005, dove migliaia di ragazzi si trovano riuniti a pregare in piazza San Pietro, consapevoli che il vuoto che sta lasciando su questa terra morendo sarà colmato dal suo ricordo. Quello di Giovanni Paolo II è stato il terzo Papato più lungo della storia, di oltre 9.500 giorni, superato in longevità anzitutto da San Pietro, che secondo la tradizione guidò la Chiesa per 34 o 37 anni; anche se non vi sono certezze storiografiche in proposito. Lo spettacolo de “La Nuova Compagnia” si preannuncia molto interessante e, a un anno dalla morte, sarà un’occasione in più per onorare la memoria di Wojtila e per ricordarci la ricchezza umana degli insegnamenti che ci ha donato in quegli anni. Se volete informazioni riguardo alle attività della Compagnia teatrale rivolgetevi a: “La Nuova Compagnia” – Via Roma 102 – 01010 Blera (VT) Tel.: 338/1707306 – 338/2450745 – E-mail: lanuovacompagnia@email.it Sito ufficiale : www.lanuovacompagnia.it Francesca Bruti Proceno di Riccardo Manca L’antico nome di Porsenna, leggendario fondatore della città, si trasformò in “Percenum” e quindi Proceno.I resti etruschi sono pochi, così come le notizie del periodo romano. Intorno all’anno Mille, viene dotata di una Rocca come caposaldo difensivo della sua posizione strategica. La fortezza fu voluta da papa Gregorio V, restaurata e potenziata nel 1157, dopo che Matilde di Canossa aveva donato questa zona allo Stato Pontificio. Nel 1240 il territorio fu conquistato da Federico Barbarossa, mentre era in marcia verso Roma. Qui l’imperatore soggiornò insieme al suo famoso cancelliere Pier della Vigna. La fedeltà di Proceno al papato produsse molti benefici, tra cui il permesso di aggiungere allo stemma cittadino le chiavi di San Pietro, concesso da Bonifacio VIII. Il XIV secolo rappresenta un periodo florido per Proceno, la sua posizione le permetteva un buon vicinato con la potente città di Siena. Nel Quattrocento fu assegnato all’antipapa Giovanni XXIII, poi agli Orsini ed infine agli Sforza. Il periodo di sviluppo culturale ed economico è testimoniato dal Palazzo Sforza, fatto costruire dal cardinale Guido Ascanio, nel 1537. Sul finire del Seicento, dopo gli Sforza, il feudo fu sotto il dominio dei Mazzanti, a cui seguì la dominazione francese. Nel 1870 il comune fu annesso al nascente Regno d’Italia. Secondo la leggenda Proceno venne fondato da Porsenna, re della città etrusca di Chiusi, verso la fine del V secolo a. C. Porsenna, di ritorno dalla Capitale, era diretto al suo regno, quando fu assalito nei boschi prossimi a Proceno da un cinghiale che riuscì miracolosamente ad uccidere. Riccardo Manca Villa Lante story di Patrizia Labellarte Chi è amante della natura e delle belle passeggiate, non può far a meno di essere rapito dallo splendore dei giardini di Villa Lante. A me, è successo pochi giorni fa. Era da tanto che non ci andavo, ed approfittando di una bella giornata di sole primaverile ho deciso di farle una visita. Per prima cosa sono andata a visitare i giardini interni. Dopo aver pagato il biglietto d’ingresso, pari a due Euro, ho cominciato a girare per questi, colpita dallo loro naturale bellezza e stupita improvvisamente dalla loro naturale trascuratezza! Siepi, alberi e cespugli sono abbastanza curati, ma, fontane, panchine e scalinate, beh…la manutenzione non sanno nemmeno dove sta di casa!!! Addirittura molte panchine e scalinate sono pericolanti e presentano crepe, tanto che, dinanzi a queste, ci sono nastri segnaletici e talvolta transenne, proprio a sottolineare che sono zone off limits! Per non parlare poi della sporcizia sparsa qua e la: bottigliette, fazzoletti,e addirittura su un muretto anche una maglietta… Non ancora soddisfatta della mia passeggiata, una volta uscita da questi giardini, mi sono avventurata per il parco. Forse era meglio che me ne ritornavo a casa?!!! Il paesaggio non è proprio dei migliori, perché a parte il prato centrale, di fronte all’entrata, il resto lascia molto a desiderare! Più camminavo e mi addentravo nella parte superiore del parco e più notavo: erba alta, fontane, alberi e piante trascurate e per non finire, in una cavità di un albero, una siringa!...ora mi sembra un po’ troppo! Visto e considerato che è un luogo frequentato in gran parte dai bambini e non solo, anche dai turisti, è chiedere troppo di avere una maggiore cura e attenzione dello stato in cui si trova e in cui dovrebbe essere tenuto questo parco? I primi a dover rispettare la natura dovremmo essere noi ed in virtù del fatto che ciò non accade, credo sia necessaria una stretta sorveglianza e manutenzione da parte dell’amministrazione di questo, a patto che ce l’abbia, visto le condizioni in cui si trova! e…tutto ciò non giova neanche al turismo, spinto da foto e cartoline che ritraggono questa oasi di arte, storia e natura incontaminata, ma che, ahimé non corrisponde del tutto a verità! Patrizia Labellarte Turbamenti e riflessioni di Baccaione Non guardo la televisione per autodifesa, tuttavia questo non significa che non la veda mai. Giorni or sono mi è capitato di leggere una notizia su televideo che mi ha lasciato perplesso ed incredulo. La notizia diceva che per ciò che riguarda la libertà di stampa l'Italia è 79ª, sì settantanovesima nel mondo. Sono rimasto colpito e turbato nell'apprendere ciò. Sono rimasto ancora più turbato dal fatto che nessun organo di informazione ha messo in rilievo la notizia, confermandola così indirettamente. La cosa fa riflettere e merita un approfondimento serio e ponderato. Per intanto, se le cose stanno così, mi sembra esagerato pagare più o meno un euro il prezzo di un giornale che mi propina notizie false e tendenziose. La stessa cosa dicasi per le altre pubblicazioni e per la televisione, che dovrebbero rivedere prezzi e balzelli vari. Le stesse retribuzioni dei giornalisti non dovrebbero sfuggire a questo ridimensionamento. La cosa tuttavia, ripeto, merita più ampia ed approfondita riflessione che non un trafiletto, riportato, currenti calamo, perché il fatto non sfugga. Baccaione La quarta giornata dell’Economia di Patrizia Labellarte Venerdì 12 maggio alle ore 10, nella Sala Conferenze della Camera di Commercio di Viterbo, in via Fratelli Rosselli, si terrà la “Quarta Giornata dell’Economia”. L’iniziativa nazionale di Unioncamere, rappresenterà un’ occasione rilevante per analizzare la situazione economica della Tuscia. Durante l’incontro sarà presentato il 6° Rapporto sull’Economia della Tuscia viterbese, redatto in collaborazione con l’istituto per la ricerca economica Guglielmo Tagliacarte. Il rapporto riguarderà l’analisi della struttura economica della provincia, attorno ai diversi settori: agricoltura, commercio, artigianato ed industria e sarà arricchita, inoltre, dagli interventi dei rappresentanti delle Associazioni di categoria e dei Sindacati. Le conclusioni saranno affidate al presidente della Camera di Commercio di Viterbo, Ferindo Palombella. Alla manifestazione, in cui si tratteranno anche temi legati al mercato del lavoro locale, sono invitati a partecipare studenti, imprenditori, operatori economici e rappresentanti politici. Patrizia Labellarte ...E luceva le stelle di Simone Galeotti Il Gruppo Casa RE, affiliato Pirelli RE Franchising, nell’obiettivo di avvicinarsi sempre più al mondo universitario ed imprenditoriale, con il patrocinio del Comune di Viterbo e dell’Università degli Studi della Tuscia, ha voluto promuovere un grande evento culturale per la città di Viterbo, il concerto della Pirelli RE Franchising Orchestra. Protagonista sarà la musica… e lucevan le stelle! Venerdì 12 maggio 2006 alle ore 19.30 (ingresso gratuito), presso la prestigiosa sede dell’Auditorium Rettorato dell’Università della Tuscia (Complesso Santa Maria in Gradi in Via Sabotino) la Pirelli RE Franchising Orchestra, diretta dal Maestro Alessandro Calcagnile, con la partecipazione al pianoforte di Rossella Spinosa, nonché dei due cantanti solisti, il soprano Keiko Yamada ed il tenore Choi Soon Jung, percorrerà un secolo di musica, tutto il ´900, con arie liriche dei più grandi compositori italiani. “Abbiamo deciso di creare un evento culturale che consenta di far comprendere a tutti come la nostra azienda operi in generale per un miglioramento del territorio e per la crescita della nostra città. L’aver scelto l’Università come location della manifestazione dimostra quanto sia forte la nostra volontà di stimolare una concreta integrazione tra il mondo studentesco e quello dell’impresa – dice soddisfatto Ugo Farina, imprenditore romano e titolare dell’Agenzia Pirelli Re Franchising di Viterbo, ed aggiunge - siamo lieti che il Comune di Viterbo e l’Università degli Studi della Tuscia abbiano voluto sostenere la manifestazione con il loro patrocinio. Un grazie particolare alla nostra orchestra, grande protagonista dell’evento, e al regista di tale speciale momento d’incontro, il dottor Mario Rozza, presidente e direttore della Comunicazione di Pirelli RE Franchising”. Simone Galeotti I sapori della Tuscia di Simone Galeotti Dal 4 al 7 maggio 14 aziende agroalimentari della provincia di Viterbo presenti al Salone internazionale dell’alimentazione Castagne, nocciole, olio extravergine di oliva e DOP Canino, salumi, formaggi, vino e miele: dal 4 al 7 maggio i prodotti tipici della Tuscia sono stati protagonisti a Parma per la tredicesima edizione di CIBUS, il Salone internazionale dell’alimentazione. La manifestazione rappresenta la più completa vetrina della eccellenza alimentare italiana, favorendo l’incontro con operatori del pronto in tavola, professionisti della ristorazione e i grandi buyer internazionali, tra i quali i rappresentanti delle più importanti catene della grande distribuzione presenti nei mercati di riferimento per l’export alimentare di qualità. Sono circa 2400 le imprese italiane presenti al CIBUS, mentre si prevede che saranno oltre novantamila gli operatori professionali provenienti da tutto il mondo, per non parlare delle circa cento tra missioni commerciali e delegazioni ufficiali europee, statunitensi, canadesi, sudafricane, giapponesi, cinesi e indiane. Per l’importante appuntamento la Tuscia si è ritagliata uno spazio importante con la presenza di quattordici aziende agroalimentari che hanno fatto conoscere e apprezzare le peculiriatà dei prodotti tipici, grazie al sostegno della Camera di Commercio di Viterbo, della Provincia di Viterbo e di Unioncamere Lazio. “La presenza delle nostre imprese al CIBUS rispetto alla precedente edizione – dichiara Ferindo Palombella, presidente della Camera di Commercio di Viterbo – si è quasi raddoppiata: un dato importante che sta a indicare la crescente consapevolezza tra i nostri imprenditori che quando si parla di qualità possono offrire prodotti competitivi nei mercati nazionali ed esteri”. Simone Galeotti Premio Slow Food Lazio di Simone Galeotti Tre aziende della Tuscia tra i vincitori del premio ‘’Slow Food Lazio’’ 2006. Si tratta di ‘’La Parolina’’ di Acquapendente per la categoria ristoranti, la tenuta Sant’Isidoro di Tarquinia per la categoria produttori di vino e l’azienda agricola Fratelli Lorenzoni di Viterbo per la categoria punti vendita alimentari. Lo ‘’Slow Food Lazio’’, istituito nel 2000 al fine di valorizza ogni anno le migliori realtà regionali nei comparti eno-alimentare e gastronomico premia tre le eccellenze laziali per ciascuna categorie: osterie, ristoranti, produttori di vino, enoteche, artigiani alimentari e punti vendita alimentari. I vincitori sono stati selezionati da una rosa di 50 finalisti, individuati dai fiduciari delle 25 condotte di Slow Food del Lazio. La consegna degli attestati ai vincitori si è svolta domenica 7 maggio, alle ore 18, presso l’enoteca regionale Palatium di via Frattina a Roma. ‘’La filosofia del premio – ha detto Fabio Massimo Pallottini, commissario straordinario dell’Arsial e presidente della giuria – è molto vicina ai compiti istituzionali dell’Agenzia, quindi non potevamo non associarsi questa iniziativa che sottolinea la crescita qualitativa della Regione Lazio in questo settore’’. La giuria, oltre che da Pallottini,era composta da Roberto Burdese, vicepresidente di Slow Food Italia; Giulio Somma, dirigente area promozione enogastronomica tipica di Arsila, dionisio Castello, presidente Slow Food Lazio; Paolo Battimelli e Fabrizio Russo, governatori Slow Food Lazio. Alla cerimonia di premiazione hanno partecipato gli assessori regionali all’agricoltura, Daniela Volantini, e alla piccola e media impresa, Francesco De Angelis, nonché i componenti della giuria. Sono, poi, seguiti un aperitivo ed una cena realizzata da quattro degli chef premiati, durante la quale sono stati degustati vini e prodotti delle aziende vincitrici. Simone Galeotti Auguri ai nostri parlamentari Laura Allegrini, Giuseppe Fioroni, Giulio Marini ed Ugo Sposetti, tutti rappresentanti della Tuscia, sono stati eletti parlamentari per la nuova legislatura. Laura Allegrini e Giulio Marini al Senato, Ugo Sposetti e Giuseppe Fioroni alla Camera dei deputati. La cosa non può che aver fatto piacere non solo a chi ha dato loro il proprio voto, ma anche a tutti i Viterbesi ed a tutti gli abitanti della Tuscia. A tutti i nostri rappresentanti l’augurio di un proficuo lavoro. Per Giuseppe Fioroni, viterbese d.o.c., si profilano addirittura concrete possibilità che sia chiamato a ricoprire la carica di Ministro della salute nel prossimo governo. Non possiamo che essere contenti di ciò. Dai , caro Peppino, speriamo che ce la fai. Augurissimissimi. postato da: Spvit | 12:07 | |