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venerdì, aprile 28, 2006 26 Aprile 2006
Anno XVI n° 8 Interventi importanti per conservare Viterbo Il respiro degli anni di Mauro Galeotti La recente vicenda che vede attori l'associazione Frisigello ed il Comune di Viterbo, in merito alla chiusura della sede della stessa associazione, mi stimola ad alcune sollecitazioni nei confronti dell'amministrazione comunale stessa.Cioè, considerato che la Chiesa di sant'Orsola è la sede dell'associazione e che la ex chiesa non garantisce piena sicurezza per i frequentatori, mi chiedo se non sia il caso di effettuare un energico immediato restauro e riportare la chiesa al suo antico splendore, concedendo ancora all'associazione Frisigello, l'utilizzo e la conservazione del monumento. Ed ancora, mi solletica la risoluzione definitiva della destinazione d'uso di altri monumenti storici, che l'amministrazione comunale sta, in qualche modo, portando a termine. E più precisamente alla destinazione a teatro all'aperto della ex Chiesa di santa Maria delle Fortezze; alla destinazione a museo dell'ex mattatoio nella Valle di Faul e al recupero dell'ex gazometro nella stessa valle, al fine di esporlo quale classico esempio industriale ottocentesco. Interventi importanti per conservare pezzi di storia viterbese e per recuperare sconci che rendono irriconoscibile una città che si sta presentando in più punti, ai Viterbesi ed ai turisti, con un gradevole biglietto da visita. Mi riferisco agli interventi del Comune alle mura con l'illuminazione delle stesse, al recupero dell'ex area Garbini, al restauro delle mura castellane nella Valle Paradosso, al recupero dell'ex molino in Viale Capocci, al restauro delle antimura in Via del Pilastro, alla valorizzazione in atto del Palazzo di Vico in Via sant'Antonio e così via. Una serie di interventi importanti che consentono, a questa nostra splendida Viterbo, di competere con le altre città medievali. E concordo con lo storico dell'arte, Philippe Daverio, ospite in città per la presentazione dei volumi sul Palazzo Brugiotti e sul Museo della Ceramica, quando afferma che apprezza più un monumento "vissuto" in confronto ad un monumento perfettamente restaurato, che assume l'aspetto di una nuova costruzione. La fortuna della nostra città, infatti, è il tempo che si è adagiato sulla nostra grigia pietra, ingoiato dallo spugnoso peperino. Pietra che ha assorbito il respiro degli anni, il palpitare dei mesi, il batticuore dei giorni, il pulsare delle ore, a tal punto che se sfiori l'orecchio alle pareti delle nostre case, senti le voci dei nostri antenati, i nitriti dei nostri cavalli, il cigolio dei nostri carretti, senti... il nostro sangue scorrere nell'animo puro viterbese. Mauro Galeotti Rifiuti solidi urbani: di male in peggio di Claudio Santella Ipse dixit, ovvero l'ha detto Aristotele, ed Aristotele non si discute. Orbene la televisione di Stato, quella aristotelica, ha detto che il virus dell'aviaria nasce e si moltiplica nei Paesi poveri, dove l'igiene lascia molto, ma molto a desiderare.A noi che abbiamo segnalato più e più volte i disservizi nella raccolta dei rifiuti solidi urbani senza avere, purtroppo, successo, questa notizia ha fatto molto piacere. Ci siamo detti: “Vuoi vedere che adesso che lo ha detto la televisione, qualcuno farà qualcosa. La fonte è autorevole, l'ha detto la televisione di Stato, quella aristotelica, quella che gode di libertà di stampa, quella che è libera di dire quello che vuole, e anche di non dire quello che non vuole, indipendentemente dalla volontà e dal diritto dei cittadini di essere informati, bisogna crederci: è legge. Ed allora Viterbo che fa? Ma guardiamoci intorno: immondizia dappertutto; ogni secchione è una discarica a cielo aperto, in alcuni secchioni l'immondizia è più fuori che dentro, continuamente, cioè per l'intero arco della giornata; sotto tutti i secchioni la sporcizia si è solidificata al punto che per toglierla occorre un intervento più che robusto; alcuni secchioni, poi, riflettendo l'arroganza di chi li gestisce, nemmeno hanno il pudore di farsi da parte, di mettersi di lato, ma fanno bella mostra di se stessi quasi al centro della strada. Vorremmo vedere i rapporti dei vari vigili “urbani” su certe situazioni che si vedono per la nostra città, anzi vorremmo vedere per strada i vigili urbani. V'è di più, un Aristotele locale si permette addirittura di suggerire l'aumento delle tasse ai cittadini viterbesi per finanziare la dispendiosa inattività di chi è preposto a tale servizio. Questo ci sembra veramente troppo. Abbiamo detto inattività, ma forse dovremmo parlare di inefficienza e/o di inefficacia (non ci è dato conoscere, per precisare) della struttura. Vorremmo non considerare l'incapacità delle persone preposte all'adempimento dei compiti loro affidati, anche se non si sa bene a che titolo. Vorremmo, ma non ce la sentiamo di farlo, se non altro per non escludere, a priori, quelle che potrebbero essere le vere cause. Questo Aristotele locale avrebbe fatto meglio a promuovere una conferenza dei servizi per poter porre rimedio a tale catastrofica e dispendiosa gestione e non bussare a quattrini senza minimamente porre in dubbio le capacità di chi a tale gestione è stato preposto. Forse questo Aristotele dimentica che le norme vigenti in materia di pubblica amministrazione consentono di individuare il responsabile di qualunque servizio. Forse dimentica che il resposabile può essere chiamato a rispondere delle sue azioni qualora il suo operato sia stato posto in essere oltre la colpa lieve. Ci permettiamo di ricordarglielo, così che, prima di proporre di vessare i cittadini di Viterbo con vergognose richieste di ulteriori tassazioni, possa riflettere sull'essenza genetica delle forme di buon governo. Se chiediamo troppo ditecelo. Claudio Santella Evento “Video Center” di Simone Galeotti Un evento speciale a Viterbo nel settore audio visivo. Sabato 22 aprile , presso Video Center, il nuovo punto vendita specializzato nell'offerta di prodotti ad alto contenuto tecnologico, si è tenuta una dimostrazione di sistemi ad alta definizione (Hd TV 1080i x1920) con apparecchiature Hd Ready, sia su monitors al plasma, Lcd e videoproiettori. Ciò in vista della imminente disponibilità su Sky di programmi in alta definizione che inizieranno in occasione dei prossimi campionati mondiali di calcio. Nella relazione, tenuta da Gianpiero Ascoli, responsabile della ricerca e sviluppo del gruppo Hantarex Sud, si sono toccati i punti fondamentali nella possibile scelta del sistema Video ad alta definizione più idoneo e conveniente nel rapporto qualità prezzo. Dopo una preventiva indagine qualitativa condotta da Video Center, il consumatore potrà evitare di commettere errori nell'acquisto di prodotti privi dei requisiti minimi richiesti da questo nuovo standard che rivoluzionerà il modo di vedere le immagini più di quello che avvenne nel passaggio dal vhs al dvd. Per quando riguarda il settore audio, l'evento è stato eccezionale per la presentazione, in anteprima assoluta, dei diffusori Holos, primo concreto risultato raggiunto nella riproduzione olofonica (tridimensionale) del suono. La diretta presenza dei progettisti e costruttori, Ennio & Fabio Brugnoli, ha permesso al pubblico intervenuto, di oltre trenta persone, costituito da audiofili, esperti di settore e musicisti, di toccare con mano il risultato di una ricerca tutta italiana, completamente innovativa, iniziata trenta anni fa con la produzione dei diffusori Modulo, che già contenevano i germi di un know-how oggi raggiunto. L'ascolto di brani dei più svariati generi musicali, ha permesso ai presenti di scoprire, per la prima volta, un'immagine sonora tridimensionale e naturale, così com'è stata registrata all'origine. Un interessantissimo dibattito si è aperto con interventi e domande inerenti le novità presentate, tanto da suscitare l'esigenza di ripetere incontri specifici su tali tematiche innovative. Per consentire a tutti gli interessati di partecipare a questa nuova esperienza, il research group Holos e Video Center effettueranno dimostrazioni guidate a partire dal 26 Aprile al 6 Maggio, dalle ore 17 alle ore 19,30 presso la sede a Viterbo, in Via Monfalcone 9 bis, tel 0761.331340. videocenterviterbo@gmail.com Simone Galeotti Avventure in città di Achille Tazio - Achille! hae visto che dice 'l giornale… - Che dice, che dice? - Dice che hanno arrestato ma Provenzano, doppo 'n sacco de tempo che je faceveno l'appostamente, co’ le più sofisticate mezze a disposizione. Lo spiaveno da lontano, infino a quanno, zacchete… je so' zompate addosso e l'anno aggavettato. Era ora! Brave! - Ma che brave e brave… C’hanno messo quarantatré anne pe' aggavettallo e tu je diche pure brave; e si nun ereno brave che faceveno? - Come sarebbe a di’? - Sarebbe a dì’ che m'hanno fatto ride. La televisione ha detto che janno fatto l'appostamente da ‘n sacco de tempo, che lo spiaveno da lontano, co' le mezze urtimo retrovate, pe' nun fassene accorge… er giornale dice lo stesso… e poe, ‘nvece, hanno detto che la gente ce annava a compra' la ricotta. Ma che vonno fa crede che l'hanno arrestato perché nun rilasciava le scontrine fiscale a chi comprava la ricotta,…ma nun me fa’ ride…lassa perda. - Me sa che c’hai raggione…. Sae che te dico, che mo manco più la polizzia adè più de destra, perché sinnò avarebbero pijato, ma Provenzano, du' giorne prima de l'elezzione e no un giorno doppo, che accussì quelle poche vote de differenza, poteveno essa aribartate…. Mo la sinistra po' di’ che è abbastato un giorno che hanno subbito pijato ma Provenzano, doppo quarantatré anne che lo cercaveno. - Ma che centra…mo tu voe troppo! La sinistra c'era pure prima… Ma nun hae visto? Pareva che le stava a 'spetta'…. Se stava a coce la cicoria,… stava in giro ma la stalla,… c’aveva puro du' pistole, e nun le teneva manco a portata de mano… Ma 'namo, se vede subbito che c'è qualche cosa de poco chiaro…. Ma te pare che ‘n fregno de quer genere, er capo de tutto, sta lì solo solo, senza nessuno che lo guarda,… che gira cor collaretto su le mano, come uno che fa le faccenne de casa…. Tutto fume ma l'occhie, seconno me…. Ma poe come hanno fatto a avvicinasse senza fasse veda, me lo sai dì? Ma quello l'aveva viste da mo… damme retta…. Ce so' troppe cose che nun quadreno… nun so' convinto. - Ma che stae a di’? Hanno detto che lo cercaveno da quarantatré anne e che… - Ma che cercaveno e cercaveno… e c' hanno da di’? Accussì hanno detto, è vero, poe si ce volemo crede credemece, ma …'nsomma,… stupete sì,… ma poe, me pare troppo… - Tutte le torte nun ce l'hae; sae che te dico…fatte vede’ 'sta sera, che ciò 'na formetta de pecurino che s'accompagna bene co' quer vinello che t'ho fatto assaggia' l'artra settimana. - D'accordo, grazzie, anzi mo sae che fo, vo a coje du' fave fresche c’ho visto iere giù m’all'orto… avrebbono da essa propio a puntino… così se famo 'na bella magnata, ‘ché cor cacio er vino nun ce stanno gnente male. - Bravo! A 'sta sera. Sta attento a dopo, però, ché er pecorino è afrodisieco! Achille Tazio Baccaionate Uno di Baccaione ROTTAMAZIONE - Nel numero 5 della Città, uscito l'8 Marzo, alla fine della baccaionata intitolata “Mutanda” avevo promesso di pubblicare nel numero successivo un altro esempio di cose da cambiare. Per motivi che non conosco, forse per una svista tipografica l'esempio è saltato. Chiedo scusa. Eccolo a Voi: La Regione Lazio, in un recente passato, ha concesso ad un nugolo dei suoi dipendenti, di andare in pensione con delle agevolazione fiabesche, che non stanno né in cielo né in terra. Li ha nominati dirigenti per grazia ricevuta (alcuni di questi se se lo fossero sognato sarebbero cascati dal letto), ha dato loro una ulteriore generosissima liquidazione, una altrettanto lauta pensione, e li ha mandati a casa. Vi faccio grazia dei particolari. Mi chiedo, però, come avrà fatto fronte la regione Lazio alla spesa che ne è conseguita. Scusate, dimenticavo che adesso non c'è più controllo. Adesso sembra che le cose si facciano non più con il controllo dello Stato, ma con il self control, cioè a cavolo. Ci si crede maturi per l'autonomia. Piano piano si comincerà a parlare di autarchia e si comincerà a pretenderla. Queste sono le conseguenze del sei e del diciotto politico, degli esami di gruppo, che hanno abbassato il livello intellettivo a causa del non uso del cervello. Naturalmente allo stupido non è sembrato vero di essere equiparato all'intelligente; qualche idiota avrà anche creduto di essere un genio. I furbi, poi, hanno fatto man bassa di tutto. Tutte operazioni politiche tese a minare lo Stato per potersene impadronire con agio. Tutte figure sinistre, delle quali, per essersene giovati tutti, non viene riconosciuta la nefandezza. I risultati si vedono: un esercito di esaltati. Scusate la digressione e torniamo a noi. Da una parte si dice: visto…, considerato…, dato atto… che stiamo attraversando un “momento” di crisi economica, che la popolazione in quiescenza va aumentando, assorbendo in percentuale una parte sempre più considerevole della disponibilità economiche del Paese, che… quello che Vi pare, …si rende pertanto necessario aumentare il periodo di tempo lavorativo per maturare il diritto a pensione…, escluse naturalmente le solite categorie privilegiate. Dall'altra parte si adottano siffatti provvedimenti. Non disperate, cari concittadini, anzi non fateci proprio caso e gioitene, perché evidentemente, Viterbo insiste in quella parte del territorio nazionale che non è investito da tali problemi; Viterbo insiste in quell'isola felice che è il Lazio, ove sembra, almeno dal modo di amministrare della Regione, che tali problemi siano assenti e che si vada addirittura contro corrente. Sembra, addirittura si dice, forse ad adiuvandum, che il provvedimento sarà ripetuto, considerato anche che sul primo c'è stata la par condicio silentiorum (= tutti zitti, maggioranza, opposizione e partiti satelliti). I POTERI FORTI ED IL POPOLO - E' stato detto che i poteri forti si sono schierati con la sinistra popolare, e che la destra capitalista si è schierata con il popolo. Ma la cosiddetta sinistra non sta, per istituzione, dalla parte del popolo? Ha sempre detto di essere con il popolo. Come mai ora si verifica questa inversione di tendenza? Che cosa è successo? Che sia accaduto un sinistro? La domanda sorge spontanea, ed un po' mi preoccupa. Quello che, però, mi preoccupa di più è la risposta. Baccaione Le origini della Città di Francesca Bruti Sono abbastanza sicura che la maggior parte di voi lettori conosca bene le origini storiche della nostra bella città e che, più di una volta, ne siate venuti a conoscenza proprio dalle pagine di questo nostro giornale d'informazione e d'opinione. Ma in occasione dell'annuale manifestazione di San Pellegrino in Fiore, che si svolgerà il prossimo weekend da sabato 29 Aprile a lunedì 1° Maggio, mi sembra bello citare di nuovo qualche breve notizia storica, in modo che quando passeggeremo per le vie del centro, saremo consapevoli della loro ricchezza.Iniziamo proprio dal quartiere di San Pellegrino, vero gioiello di origine duecentesca, che conserva nel tempo il suo aspetto medioevale. Centro del quartiere è la piazzetta di San Pellegrino, con la chiesa del Santo e l'austero Palazzo degli Alessandri. Oltre a Fontana dei Leoni e Fontana della Morte, che si trovano nel quartiere, la più importante tra le tipiche fontane viterbesi a tazze sovrapposte, è Fontana Grande, che fu eretta nel XIII secolo e successivamente restaurata. Lungo il percorso che da San Pellegrino porta al Duomo, troviamo la Chiesa di Santa Maria Nuova, eretta intorno all'anno Mille; è una delle più antiche e meglio mantenute della città e, oltre a custodire numerose tele ed affreschi, presenta un singolare chiostro longobardo a cui si accede tramite una scala posizionata dietro l'abside esterna. In Piazza San Lorenzo, dove mi auguro che durante la manifestazione potremo ammirare le composizioni di fiori più artistiche, si trova la Chiesa di San Lorenzo, edificio romanico del secolo XII, con facciata rinascimentale e campanile trecentesco. La Cattedrale è stata più volte restaurata e modificata; i restauri successivi all'ultima guerra mondiale hanno riportato gli interni al loro aspetto originale, e ancora oggi ci sono i resti del pavimento duecentesco e la tavola che raffigura la Madonna della Carbonara, risalente alla fine del secolo XII. Infine, volgiamo lo sguardo al Palazzo Papale, monumento di stile gotico che fu eretto nella seconda metà del XIII secolo. La facciata, preceduta da un'ampia scalinata e sormontata da merlature, si apre con sei bifore unite da una cornice. La loggia è composta da sette archi, sorretti da esili colonnine che si intrecciano. Il palazzo fu sede di numerosi conclavi, fra cui quello del 1271, che è stato il più lungo della storia della Chiesa e che non possiamo non ricordare. Da alcuni anni, la città era teatro di numerosi avvenimenti, tra cui l'uccisione per vendetta di Enrico di Cornovaglia. Alla morte del papa Clemente IV, sul finire dell'anno 1268, ebbe inizio il famoso conclave, che andò avanti per due anni e nove mesi. Dopo numerose e inconcludenti trattative, i cardinali temevano ulteriori disordini da parte dei viterbesi che, stanchi della lunga attesa, avevano chiuso a chiave i prelati (da qui ha preso origine la parola cumclave) e scoperchiato il tetto del Palazzo Papale. Alla fine, si arrivò all'elezione del piacentino Teobaldo Visconti, Gregorio X. Nel successivo Concilio di Lione, il papa emanò una serie di decreti che disciplinano ancora oggi le procedure del conclave. Altri papi eletti in città furono: Giovanni XXI, Niccolò III e Martino IV, che nell'anno 1281 riportò la sede papale a Roma. Francesca Bruti Smog a spasso di Patrizia Lebellarte È primavera, e non so perché, ma, Viterbo sembra improvvisamente più bella. Saranno queste belle giornate di sole, sarà l'aria primaverile a rendere la nostra città solare e finalmente libera dal grigiore dell'inverno. Le strade del centro storico, la domenica, ma anche negli altri giorni della settimana si animano di persone, di giorno, di sera…era ora che si vedesse in giro un po' di gente! Anche lo stesso “Boulevarde” racchiuso nella sua infinita tristezza sembra improvvisamente acquistare fascino!Ecco, tutto sembrerebbe così perfetto, ma in realtà non lo é. Un problema c'è, a mio avviso, anche molto fastidioso: le macchine. Vorrei chiedere a questo proposito, per quale motivo, la sera, appena passate le venti, il corso viene aperto alla circolazione delle macchine?! I ragazzi, ma non solo, anche gli adulti ed i bambini che dopo cena, desiderano fare una passeggiata per le vie del centro ed incontrarsi, nei classici punti di ritrovo quali Piazza delle Erbe o Piazza del Comune, sono costretti a camminare ai margini della strada per il continuo viavai delle macchine, che oltre all'intralcio che creano, inquinano anche l'aria, che diventa pesante ed irrespirabile. Alla sfilata continua delle macchine, vanno poi aggiunte quelle parcheggiate ai lati del corso e quelle parcheggiare direttamente sulla piazza. Insomma un bel panorama da far gola a qualsiasi concessionario! Perciò mi domando: è possibile chiudere il corso al traffico, almeno nel fine settimana, quando si crea sicuramente più affluenza di persone? O si tratta di una proposta troppo ardita?! Io ci penserei… Patrizia Labellarte Escursione sui Monti Cimini col LIPU di Patrizia Labellarte Domenica 30 Aprile e lunedì 1° maggio tutti i soci della Lipu sono invitati a partecipare ad una escursione della durata di due giorni, sui Monti Cimini, per un percorso complessivo di 38 km circa. Questo prevede come meta la Palanzana,e poi su, fino in vetta ai Monti Cimini a seguire una sosta con pranzo al sacco e per finire arrivo al Pallone per la cena ed il pernottamento in un accogliente albergo-foresteria. Il secondo giorno prevede come prima tappa il Monte San Valentino e per terminare la Palanzana. La quota di partecipazione comprensiva di tutto è quantificata in 30 euro a persona. La prenotazione, il tesseramento e la copertura assicurativa potranno essere effettuate presso la sede in Strada Teverina 13/a ogni giovedì dalle 18,30 alle 20 previo telefonata. Il raduno per la partenza è fissato per le ore 8 di domenica, a Viterbo, presso il parcheggio del supermercato Coop di via Monte Cervino con provviste per il pranzo. Per ulteriori informazioni contattare il sito internet: www.lipuviterbo.org. Patrizia Labellarte Baccaionate Due di Baccaione ANNUNZIATA - Che ne pensi dell'Annunziata? la giornalista che… L'Annunziata? La trovo ingrassata!”ù GOVERNISSIMO - Mi viene il dubbio che questo insistere di Berlusconi sul Governissimo sia più mirato ad un qualche interesse personale che non agli interessi degli italiani, di tutti gli italiani vogliamo dire. Mi chiedo: ma quando ha fatto la legge elettorale non ha pensato che poteva verificarsi una ipotesi simile? Mi chiedo ancora, ma, a parti invertite, avrebbe concesso il governissimo o avrebbe cantato vittoria? Non è che ha paura che venga a galla qualche cosa che a galla non deve venire? Siamo curiosi di vedere che cosa succederà. Baccaione Evitiamo il disagio di Bruno Matteacci Da tempo avrei voluto scrivere queste parole relativamente al tragico stato del fondo stradale di molte vie della nostra città. Non l'ho fatto proprio per evitare una eventuale speculazione politica elettorale da qualsiasi parte; anche se, mi auguravo, che in vista delle elezioni politiche, come per il passato, fosse stata data una ritoccatina alla città. Purtroppo ciò non è avvenuto. Ho inteso rimanere al di fuori della competizione elettorale per l'incertezza che essa ci ha fatto vivere e per l'instabilità dei politici viterbesi. Alla data attuale le elezioni sono state effettuate, i risultati sono all'attenzione di tutti; l'incertezza della gestione della cosa pubblica è sempre più evidente. Tutti hanno vinto, l'unico che ha perduto è il popolino, che deve lottare per far quadrare i conti alla fine del mese, ammesso che poi riesca a farlo. Stando a sentire quanto dice la gente: "il peggio viene sempre dopo" e a me questo, da un lato, mi fa piacere perché tanti, tanti rimpiangono la vecchia Democrazia Cristiana di Giulio Andreotti, per la quale, per circa quarant'anni, ho avuto l'onore ed il piacere di operare vivendo, nel bene e nel male, i problemi di molti. Ma, ritorniamo alle strade. A Viterbo non si riesce più ad avere uno strumento della macchina che funzioni, tante sono le buche e gli avvallamenti naturali o artificiali che causano la rottura di ammortizzatori, contachilometri, apparecchi radio, lampade e batterie alle quali spesso si staccano gli elementi interni; per non dire poi delle sofferenze che risente l'auto, in tutta la sua struttura. Per avere una concezione della realtà, basta percorrere via Genova, via Vicenza... Mi auguro che chi amministra la città dia le dovute disposizioni per eliminare lo stato di disagio degli automobilisti. Bruno Matteacci Stagione Musica e Danza al Teatro di Simone Galeotti Straordinario concerto, quello dell’altra sera al Teatro dell'Unione, della Nuova Compagnia di Canto Popolare. Grande la partecipazione del pubblico e applausi a non finire ripagati da bis di grande stile. Sono stati eseguiti fuori scaletta Ulumbrella un'antica villanella, Guarracino con apprezzatissime inserzioni di musica celtica e, nel grandissimo finale, la celeberrima Tamurriata nera. Di grande livello anche le due ballerine che hanno proposto nei passi dei movimenti ritmici le antiche, ma ancora vivissime danze della tradizione del sud. Un concerto che ha trasportato il pubblico nella cultura musicale del Mediterraneo, con tutte le sue suggestioni. Indimenticabili le voci di Fausta Vetere e quella di Gianni Lamagna. Sono stati eseguiti brani tratti dall’album La voce del grano, classificatosi tra i 20 migliori cd del mondo nella classifica della World Music Charts Europe e dal cd Candelora il più recente in ordine di tempo. Simone Galeotti Violazioni in danno del cittadino di Roberto Speranza La recente legge elettorale, modificata dalla precedente, ha impedito al cittadino elettore di manifestare in modo libero ed integrale la scelta non solo del partito, ma anche della persona del candidato, per i seguenti motivi: 1) Illegittimità costituzionale per avere precluso al cittadino di scegliere anche il candidato in quanto i primi tre candidati sono stati scelti ed imposti dai singoli partiti in violazione degli articoli 2 e 48 della Costituzione, che stabiliscono che il voto è "personale e libero" e non può essere limitato" se non per incapacità civile e per effetto di sentenza penale". Si verifica, così, che i primi tre candidati in ogni lista vengono votati dai partiti e non dai cittadini, e gran parte degli eletti vengono scelti dai partiti politici e non dai cittadini. Già che costituisce una grave violazione per illegittimità costituzionale essendo buona parte degli eletti gli stessi del precedente parlamento e, addirittura, anche rappresentanti a liste diverse nella stessa lista. 2) Il programma dei singoli partiti e delle coalizioni non viene portato a conoscenza degli elettori mediante pubblica affissione. 3) Le liste dei candidati debbono essere soltanto due, così come gli Stati democraticamente più avanzati e non già mediante decine di partiti con grande risparmio di spese. 4) Nei programmi i partiti debbono indicare in modo tassativo quali sono i compensi spettanti ai parlamentari che verranno nominati, nonché ai membri del Governo e di tutti gli organi elettivi dell'amministrazione pubblica e, infine, della classe più povera della popolazione. 5) La Corte dei Conti, potenziata ed estesa ai controlli semestrali contabili di qualsiasi amministrazione pubblica, non appena i bilanci diverranno "rossi", dovrà provvedere alla nomina di commissari. I neo eletti parlamentari dovranno lottare energicamente per una rivalutazione del rapporto lira-euro, essendo stata la lira fortemente svalutata. Roberto Speranza E io pago! di Bruno Matteacci Dalla comparsa dell'uomo sulla terra si è avuta la necessità di coinvolgere lo stesso, in forma individuale, alla gestione della cosa pubblica, sia come amministratore, che con il pagamento di una "imposta" chiamata, all'origine, balzello, così detto perché eccessivo e arbitrario, che colpiva il patrimonio privato. Poi venne il focatico, così chiamato perché faceva riferimento al "focolare" domestico. Successivamente, nel 1931, fu la volta dell'imposta di famiglia, che colpiva tutti i redditi dei componenti il nucleo familiare, a qualsiasi titolo, purché conviventi sotto lo stesso tetto. Tutto era valido pur di prelevare danaro dalle tasche di chi aveva la capacità economica di dare, nell'interesse della collettività. Invece la tassa, è dovuta da colui che ha un servizio o una prestazione dall'ente pubblico. Quindi ai nostri tempi si può concretizzare il tutto con la seguente definizione: "L'attività finanziaria è costituita dall'insieme di operazioni preordinate dallo Stato, dalle Province e dai Comuni per procurarsi i mezzi per provvedere alle pubbliche spese e quindi per il raggiungimento dei propri fini istituzionali". In premessa ho evidenziato il coinvolgimento del cittadino nella gestione della cosa pubblica. Ricordo che, ai tempi dei tempi, per svolgere tale incarico, era fatto obbligo avere una sana moralità, una certa capacità economica e pagare una certa imposta, nell'interesse della collettività. Mai, nel lontano passato, si parlò di indennità di carica; amministrare la cosa pubblica era un onere, ma anche un onore. Oggi basta pensare e vedere la lotta che molti compiono per occupare un posto di potere al Comune, alla Provincia o al Parlamento per comprendere quello che si nasconde dietro l'essere amministratore, fatte salve alcune eccezioni. Ho sempre sostenuto che, colui che amministra un ente, lo debba fare, se ambisce farlo, ma gratuitamente; se non altro con un rimborso spese. A mio parere dovrebbe essere corrisposta una data somma solo a chi, dedicandosi all'amministrazione della cosa pubblica, distoglie tempo dal proprio lavoro, avendo quindi una diminuzione di guadagno. Oggi, invece, tutto è basato sull'indennità di carica, sui gettoni di presenza, sui tanti, troppi viaggi per il mondo, effettuati dagli amministratori con la scusante di aggiornamenti, gemellaggi, studi. Una volta abolita l'indennità di carica, sarebbe bello vedere quanti concorrenti si presenterebbero ai blocchi di partenza per la gestione, gratuita, della cosa pubblica! La mia è tutta un'illusione, come credo lo sia per la totalità dei cittadini, consapevoli che tutto serve a far gravare, sull'inerme contribuente, che è già esasperato da altri aumenti, come quello ventilato dal Sindaco di Viterbo sull'I.C.I..e sulla tassa per la raccolta ed il trasporto dei rifiuti solidi urbani (TARSU). A proposito della TARSU voglio fare una chiosa. Si è sempre saputo che "la tassa è il corrispettivo di un servizio fatto al cittadino"; quindi la somma da incassare, per tale servizio, deve essere pari al costo del servizio stesso, in quanto il Comune non può e non deve avere entrate superiori alle uscite. Allora mi domando, perché si continuano a spendere somme eccessive e non si tenta di contenere la spesa, onde evitare l'aumento del costo di gestione? Se fino a poco tempo addietro il servizio era gestito da un nota ditta appaltatrice, la quale, logicamente, doveva avere il suo bel guadagno, oggi, che la gestione è diretta: quindi senza un guadagno, perché si parla di aumento di tassa e non di riduzione della stessa, per il minor costo del servizio? Forse il minor costo del servizio è stato assorbito dalle indennità di carica di altri personaggi politici? Aveva ragione il grande Totò, quando diceva: "E io pago!" Bruno Matteacci Montefiascone di Riccardo Manca Nel periodo altomedioevale l'organizzazione e la gestione delle terre falische era demandata a due importanti insediamenti monastici: l'Abbazia di Farfa e l'Abbazia di San Salvatore sul Monte Amiata.Numerosi sono i documenti di transazioni e di vendite di proprietà e di terreni situati nel “Vico” o “Cagio Flaviano” o “Flabiano”, mentre non viene fatta alcuna menzione della città di Montefiascone. La maggior parte degli studiosi ha identificato questo “Vico”proprio con la zona posta alle pendici del colle falisco, dove sorgeva una chiesa che custodiva le reliquie del martire Flaviano. Evidentemente la venerazione di tali reliquie era talmente importante e diffusa da dare il nome all' insediamento circostante. Un Privilegio di Leone IV, della metà del IX secolo, indica, in modo abbastanza preciso, la presenza, intorno a questa primitiva chiesa, dedicata a Santa Maria, di una serie di abitazioni che costituivano un borgo. Dunque, a Montefiascone, accanto all'insediamento sito sulla sommità del colle, dove si trovava un nucleo fortificato, attestato con sicurezza solo a partire dal 1048, c'era un nucleo abitativo anche ai piedi del declivio, sviluppato intorno al fulcro religioso della chiesa e posto in prossimità dello snodo viario del quale la Cassia e quindi la Francigena, costituiva l'arteria principale. Questo borgo subì una distruzione che dovette essere completa coinvolgendo in modo massiccio anche la chiesa, quando nel 1187, l'esercito viterbese, al servizio del Papa, con un violento incendio, costrinse alla resa le truppe imperiali arroccate nella fortezza falisca. La popolazione si spostò allora verso l'alto, lasciando il primo insediamento cosicché l'abitato intorno alla fortificazione si ampliò notevolmente, sviluppandosi soprattutto verso settentrione, lungo il versante meno ripido dell'altura, venendo, in seguito, compreso all'interno di una nuova cinta muraria. Riccardo Manca Baccaionate tre di Baccaione COFFERATI - Certe idee di Cofferati mi lasciano perplesso. Mi riferisco all'idea di far fare l'analisi del DNA sugli escrementi lasciate dai cani e sinceramente non la capisco. Se un cane che viene sorpreso a fare la cacca e chi lo accompagna non provvede come previsto, è sufficiente elevare subito la relativa contravvenzione all'accompagnatore; se non è accompagnato, invece, la cosa si fa più complicata: come fa Cofferati, una volta rilevato il DNA, a risalire al proprietario ed a dimostrare che a questi sia imputabile l'illecito verificatosi? Vi faccio grazia, poi, dei problemi per identificare i cani sciolti. Suvvia, vi sono altri modi più sicuri e più immediati per la risoluzione di queste cose, che a me sembrano più pinzillacchere che cose serie. Faccia lavorare di più i suoi vigili. Certo questo lo metterebbe in contrasto con le sue idee espresse, ad ogni piè sospinto, quando faceva il sindacalista. Ancora più in contrasto con le medesime idee lo mette, di certo, l'altra idea di impedire agli studenti universitari di scendere per le strade in occasione della Festa della Matricola. Estrapoli Cofferati gli arringatori di folle, i sobillatori, i violenti e quant'altro si unisce agli studenti universitari per abbandonarsi ad atti vandalici mirati che con la festa della matricola non hanno niente a che vedere. Non ricorda Cofferati quando faceva l'arringatore di masse a sostegno di questa o quella idea che contrastava o sosteneva questo o quel provvedimento, adottato da chi allora era chiamato, come adesso è chiamato lui, ad amministrare la cosa pubblica. Lasci stare Cofferati gli studenti universitari, li lasci sanamente festeggiare a modo loro la loro giovinezza con tutti i sani annessi e connessi, propri della loro età, perché la festa della matricola non ha mai danneggiato nessuno, e, se qualche danno gli studenti l'hanno avuto, è stato nel 68 e negli anni ad esso successivi, quando quella festa non venne più fatta, anche per motivi cofferatiani. Infine, una cosa la voglio dire: riflettendoci un po' queste manifestazioni di Cofferati mi sanno tanto di cartina tornasole. Ma non ha niente di più serio da fare Cofferati a Bologna? Baccaione Presentati due volumi di Simone Galeotti Alla presenza del brillante storico d'arte Philippe Daverio, si è tenuta, a Viterbo il 21 Aprile, nella sala delle assemblee del Palazzo Brugiotti, in via Cavour, la presentazione di due eleganti volumi sulla storia del palazzo stesso e sul Museo della Ceramica viterbese. I titoli dei volumi: Palazzo Brugiotti in Viterbo e Il Museo della Ceramica della Tuscia. Ha fatto gli onori di casa il presidente della Fondazione Carivit, Aldo Pertugi, il quale ha ringraziato della presenza Daverio e ha elogiato, per l'importante lavoro svolto, i vari autori dei testi che hanno formato gli interessanti studi, raccolti e magistralmente esposti graficamente sui due importanti volumi. Dopo il saluto del sindaco di Viterbo, Giancarlo Gabbianelli, la parola è passata al presidente del Consorzio biblioteche di Viterbo, Romualdo Luzi, curatore dell'opera, noto nel mondo della ceramica, quale attento ed oculato studioso, innamorato della nostra terra. E' stata poi la volta dello storico Philippe Daverio, noto per le riflessioni critiche sull'arte italiana, nato nel 1949 a Mulhouse, in Alsazia, baccalaureato francese, di nazionalità francese e italiana. Daverio, specializzato in arte italiana del XX secolo, è editore di cataloghi e di volumi di critica e documentazione. Apprezzato opinionista per Panorama, Vogue e Liberal, è stato inviato speciale della trasmissione Art'è su Raitre, attualmente conduce il programma Passepartout sempre su Raitre. Philippe Daverio ha illustrato il prezioso ruolo delle Fondazioni bancarie, come la Fondazione Carivit, che dedicano particolare attenzione alla cultura. Grande apprezzamento tra i numerosi presenti, ha avuto la sua riflessione sul monumento restaurato e quello cadente, ebbene per Daverio, è preferibile il monumento semi abbandonato, perché conserva ancora la genuinità della vita vissuta. Il monumento tirato a lucido sa di troppo nuovo e la patina del passato si cancella inesorabilmente, facendo perdere quel sapore che solo il tempo concede. La manifestazione è stata allietata in apertura e chiusura con un omaggio a Wolfgang Amadeus Mozart, in occasione dei 250 anni dalla nascita, hanno, infatti, fatto valere la loro eccellente bravura i maestri musicisti Franco Peverini e Gabriele Croci, il primo al violino ed il secondo al violino e viola. La manifestazione si è conclusa con la visita alla preziosa collezione del Museo della Ceramica, ospitato nelle sale a piano terra del Palazzo Brugiotti, e con l'immancabile ed apprezzato cocktail, servito nel giardino del medesimo palazzo. Questi gli studi contenuti nel volume sul palazzo Brugiotti: Avvicinamento a palazzo Brugiotti, di Enzo Bentivoglio. Il rilievo del palazzo, di Lorenzo Pio Massimo Martino. Le scritte moraleggianti sugli architravi delle finestre, di Attilio Carosi. Note sulla storia del palazzo, di Simonetta Angeli. La decorazione e l'arte, di Anna Lo Bianco. I Brugiotti: una famiglia nella provincia pontificia, di Simonetta Angeli. La cappella Brugiotti nella chiesa carmelitana dei Ss. Giuseppe e Teresa in Viterbo, di Simonetta Angeli. Il libro sulla ceramica, di cui è coordinatore editoriale Romualdo Luzi, ha i seguenti capitoli: Il Medioevo, Primo Rinascimento, Rinascimento barocco, Spezieria e un glossario. La Fondazione Carivit ha donato copia dei volumi, dell'editrice Sette Città, a tutti i presenti. Simone Galeotti World Book Capital: La Regione Lazio promuove la lettura, la scrittura e la tutela del patrimonio librario di Simone Galeotti Domenica 23 aprile è iniziato l'anno mondiale del libro di Torino e Roma. La Regione Lazio vi ha preso parte nel segno di una politica che si propone di far leggere di più, di aumentare le possibilità di incontrare i libri, la lettura, la scrittura, la letteratura e accrescere le opportunità culturali di tutti i cittadini. L'anno si snoderà lungo un percorso di appuntamenti, letture, incontri con i diversi attori del mondo del libro, in un calendario in cui protagonista sarà il territorio del Lazio con le sue biblioteche comunali, le sue case editrici, i suoi istituti culturali, i suoi centri di aggregazione sociale. In questo anno straordinario del libro, tra l'altro, la Regione potenzierà la sua rete di biblioteche e sistemi bibliotecari con l'apertura di sette nuove sedi e lo sviluppo di reti informatiche per la consultazione on-line del patrimonio librario. Il primo appuntamento si è tenuto a Roma il 24 aprile, presso la biblioteca Casanatense, dove è stato depositato l'incunabolo Opera di Apuleius, una capolettera miniata risalente al 1493. Il prezioso reperto è stato acquistato dalla Sovrintendenza dei beni librari della Regione Lazio, che ne ha così assicurato allo Stato e ai cittadini la proprietà, la tutela e la conservazione. Domenica l'assessore regionale alla Cultura, Spettacolo e Sport, Giulia Rodano ha consegnato l'incunabolo alla Casanatense, che già possiede un altro codice Apuleius ed è dunque l'ente maggiormente indicato a tutelare e valorizzare entrambe le opere. Simone Galeotti postato da: Spvit | 11:30 | giovedì, aprile 13, 2006 12 Aprile 2006
Anno XVI n° 7 Appello al sindaco Giancarlo Gabbianelli Preservativi a go go di Mauro Galeotti Preservativi a go-go sulla Strada Palanzana, e sì cosa c’è di meglio che fare l’amore a due passi dalla montagna di Viterbo? tra la natura, gli uccelli, quelli veri, che cinguettano, tra il soffio del vento che, accarezzandole, sfrega le foglie degli alberi secolari e le fa sibilare?Ma questo passatempo, purtroppo è riservato solo a pochi. A coloro che possiedono una bella poderosa fuoristrada. E sì, perché per raggiungere la zona, si è costretti a percorrere una strada degna di una qualsiasi gara Safari. Si tratta dell’ultimo tratto della Strada Palanzana, una strada che porta in un paradiso, quello terreno, ormai agli sgoccioli, specie per le costruzioni private di ville e villette che non smettono di azzannare e rigurgitare il verde naturale che le avvolge. La strada, nel tratto finale, quello che conduce allo storico Eremo di sant’Antonio è ridotta al lumicino. Buche infinite, sterro a masse, sassi scivolosi, asfalto divelto, cunette ostruite, sacchetti di immondizia, preservativi di varie marche per i più disparati gusti... insomma una vergogna. Una sozzura che un ambiente così caro ai Viterbesi, per le scampagnate domenicali, non merita. Faccio appello al sindaco Giancarlo Gabbianelli, perché recuperi tutta la zona con una nuova asfaltatura della strada Palanzana, nel solo brevissimo tratto terminale. Sono appena due, trecento metri da asfaltare, per una larghezza che non supera il metro e mezzo, due. Un recupero doveroso, importante, necessario, per consentire a chi va a piedi o a chi va in bici, magari con i propri figlioletti, specie ora che si avvicina la bella stagione, di trascorrere una giornata all’insegna della sicurezza, della tranquillità e dell’amore per la natura. Mauro Galeotti La campagna elettorale è finita, elezioni concluse di Claudio Santella La campagna elettorale è finita, le elezioni si sono concluse. Ho tirato un sospiro di sollievo, non per il risultato delle stesse, perché personalmente sono convinto che, mutatis mutandis, tutto resterà come prima, ma perché avremo modo di essere lasciati in pace, almeno per un po'. Per circa un mese siamo stati bombardati da chiacchiere di ogni genere, da promesse più o meno credibili, e da quant'altro potete immaginare. Poi le varie sirene ammaliatrici si sono zittite, ed allora ho sognato una campagna elettorale fatta a modo mio. Poiché quanto da me sognato non si è avverato nella realtà, né credo che avrà la possibilità di avverarsi per il futuro, provo a descrivervelo. Gustatevelo. Mi sono sognato che era stata emanata una legge la quale disponeva che la campagna elettorale doveva essere fatta a consuntivo e non a preventivo, poi ho sognato per un momento che, per il periodo di campagna elettorale, tutti i candidati, con relativi annessi e connessi, erano stati rapiti dalla follia della sincerità assoluta: una crisi universale e radicale di sincerità. L'“ordine” sociale era stato annientato sul colpo: la rivoluzione totale della verità totale non aveva lasciato in piedi un solo sentimento, una sola istituzione di diritto pubblico e di diritto privato. La menzogna era sparita. I politici per conquistare i cittadini non avevano altra arma che la verità. Una Babele! L'uno gridava in faccia all'altro: “Ti ho tradito! Ti ho mentito! Ho ammazzato! Ho rubato! Ti ho odiato!” - “Tu?, tu?… Anch'io! anch'io! anch'io!” da un capo all'altro come un'eco ossessionante che si ripeteva all'infinito. Linguaggio incomprensibile. Che assassina la sincerità! Spinta alla sincerità della sincerità non aveva lasciato in piedi neppure se stessa. Aveva avuto più sete essa di verità che lo scheletro di sangue. Senza pudore aveva voluto tutti nudi, come tanti attori impazziti, che, nel bel mezzo della scena, toltisi trucco e vestiti gridavano al pubblico: “Pagliacci, toglietevi anche voi la farina!” E l'ordine sociale? Era rinato con un altro “buon costume” ed ”assennata virtù”. Nella immensa confusione, Adamo si era nascosto il pomo in bocca ed Eva la foglia di fico sotto una ciocca di capelli. Poi la campagna elettorale era termina. Signori, dopo l'improvvisa interruzione, lo spettacolo continuava.(1) Claudio Santella (1) Adattato da “Come si vince a Waterloo”, di M.F.Sciacca - Marzorati editore -Terza edizione - 1961, pag. 44. Le cose grandi sono fatte di Bruno Matteacci Le cose grandi sono fatte di piccole cose delle quali, troppo spesso, non si dà loro la dovuta importanza. Oggi con questo mio modesto scritto voglio rappresentare piccole cose o altrettanti modesti fatti che, percorrendo le vie della nostra magnifica Viterbo, si notano e spesso danno fastidio, non solo allo sguardo, ma anche a quel senso di ospitalità che dobbiamo concedere a chi viene a Viterbo. E' pur vero che è consentito proporre, con apposito cartello, la vendita di uno stabile, a condizione che il predetto avviso venga affisso sull'immobile in questione; ma sarebbe altrettanto logico che, dopo venduto l'immobile, il cartello venisse rimosso a cura di chi lo ha affisso. Ciò a Viterbo non avviene, tutti sono pronti a impiastrare i muri della città, ma nessuno, in particolare i privati cittadini, sono solleciti e diligenti a togliere quanto è stato affisso per avere avuto la possibilità di effettuare un affare commerciale. Troppo spesso si notano cartelli affissi da privati, in vari luoghi, reclamizzanti vendite o concessioni in affitto di locali esistenti lontano dal luogo dove sono affissi i cartelli stessi. Questo, come è ben noto, non è legittimo in quanto, come già scritto, il cartello può e deve essere affisso sul bene da locare o da vendere. Non mi si venga a dire, come ha detto un "irresponsabile", che non è possibile individuare chi ha affisso il cartello. E' sufficiente prendere nota del numero telefonico in esso scritto e procedere amministrativamente, obbligando la rimozione dello stesso, previa una sanzione amministrativa per "affissione non autorizzata". Quindi, poiché le cose stanno così è solo un problema di volontà da parte della pubblica amministrazione provvedere ad eliminare tali inconvenienti. Un piccolo neo lo si può notare lungo viale Raniero Capocci, già SS. Cassia, dove è presente la pietra miliare, con indicato il numero 82, che è la distanza da quel punto a Roma. Ebbene la predetta pietra è posta a margine di un distributore di benzina che è stato, logicamente, aperto al pubblico dopo la messa a dimora della pietra stessa. Di quel segnale, che da bambini guardavamo con un certo interesse; ricordo che nei pressi delle mura cittadine ce ne era un altro; con il numero 83, lungo via della Palazzina, all’altezza della famosa fiaschetteria toscana e tra una pietra miliare e l'altra erano collocati, alla distanza di cento metri, tante colonnine con sopra scritti i numeri, dall'uno al nove, a caratteri romani. Ebbene tutte e due le pietre miliari sono state manomesse: la prima è parzialmente piegata e ricoperta dalla terra e dal catrame, sino al punto che, oltre ad essere inutile, per come si trova, è pure antiestetica. La seconda pietra in questione, che era collocata a bandiera sulla SS. Cassia, in modo di poter essere letta da ambo le parti, è stata fissata a ridosso del muro, adiacente il distributore della benzina, ivi esistente. Per rimetterle in pristino ci vuole poco: amore per il passato; servizio verso il cittadino; un muratore, con un malimpeggio ed un secchio di calce e poche ore di lavoro, pagate con i soldi dei contribuenti viterbesi, che gradirebbero tale sistemazione. Se si effettuano queste segnalazioni, non è tanto per scrivere o dire qualcosa tanto per dire; esse sono sollecitate dall'amore che c’è verso la propria città e nel piacere di ricordare il passato, che è lezione di vita. E' piacevole, nel contempo, dare atto all'Amministrazione Comunale di Viterbo di aver fatto un bel lavoro, in via Pola, a fianco della Chiesa Santa Maria dell'Edera, dove sono stati creati degli spazi per parcheggiare le auto, sanando così uno spiazzo che era fatiscente ed antiestetico. Altra bella opera è stata effettuata, in via Pietro Vanni, dove il Comune ha provveduto al rifacimento del vecchio lavatoio, rendendolo un piccolo gioiello dove, oggi, tante nonne potranno rimembrare il passato. Quindi è vero: le piccole cose, fanno le grandi cose. Bruno Matteacci Baccaionate di Baccaione BAR CONDICIO - Avete letto bene: bar condicio e non par condicio. Abbiamo ridotto, infatti, la par condicio, che indica una condizione di parità, a chiacchiere da bar, ad un vero e proprio pettegolezzo, che sempre più spesso ne altera e ne stravolge il significato. Prendete, ad esempio, l'invocazione della rappresentanza femminile in questo o quell'altro istituto: le donne debbono avere gli stessi… alle donne spetta il medesimo… vogliamo la parità… abbiamo diritto ad uguale… Ma facciamo una piccola, semplice, elementare riflessione: ogni espressione che garantisca una determinata percentuale o una determinata situazione ad una determinata figura x, nel caso specifico alla figura femminile, automaticamente la diversifica. Per chi ritiene, ed a ragione, la figura femminile uguale a quella maschile, non esiste differenza di sorta. Non è una questione di sesso, è una questione di scelta: di scelta per merito, per opportunità, per rispetto, per libertà di accettazione, per quello che volete, ma il sesso non c'entra. Chi fonda queste scelte sul sesso lo fa per altri motivi e non solo fa una vera e propria distinzione, ma prende in giro lo stesso gentil sesso; per fortuna le donne intelligenti non abboccano. CARNEVALE e CAMPAGNA ELETTORALE - Michele Federico Sciacca, filosofo ormai passato a miglior vita, definiva il “carnevale come il giorno del pudore”. L'espressione è colorita e, messe da parte le innocenti manifestazioni di sano e necessario divertimento, rende bene l'idea: la gente, presa dal senso del pudore, si vergogna di quello che è e si mette la maschera. Altrettanto si può dire della campagna elettorale. Purtroppo sia il carnevale sia la campagna elettorale finiscono. Speriamo che, come al carnevale, anche alla campagna elettorale faccia seguito un periodo di quaresima, magari lunga un quinquennio. SI NARRA, si dice che i nostri politici permettono ai loro dirigenti di adagiarsi sulle proprie poltrone e di dedicare il loro tempo a realizzare più i loro affari privati, attraverso lo strumento pubblico, piuttosto che realizzare i pubblici interessi attraverso le loro opere private, per le quali percepiscono laute retribuzioni. Non credo che sia così, anzi, non voglio pensare che sia così, anche se sono portato a credere che un referendum in merito mi darebbe torto. PIAZZA CRISPI. - Il vigile vigila, ma non vede la terra a ridosso del marciapiede che circonda l'uscita del sottopassaggio. Il vigile vigila, ma non vede il proprio motorino parcheggiato sulle strisce pedonali. Il vigile vigila, ma non vede che diverse macchine passano, come anguille con il giallo ed anche con il rosso. Il vigile, il vigile, il vigile… ma quale vigile se non vigila un bel niente? Siamo certi che l'installazione di un altro apparecchio fotografico come quello delle Pietrare, per intenderci, non solo calmerebbe i bollenti spiriti di qualche maleducato e tutelerebbe i cittadini corretti, ma gioverebbe anche alle casse comunali. Esso, infatti, consentirebbe notevoli introiti e non verrebbe a costare niente, perché i fondi per metterlo in opera potrebbero essere agevolmente attinti dal fondo per la produttività destinato agli stessi vigili urbani, ai quali, dato siffatto loro operare, andrebbe comunque tolto. AUDITE AUDITE, perché c'è da audire! - Nunzio vobis gaudium magnum: Annuntiata silet. Baccaione Processione del Venerdì Santo di Riccardo Manca Il fulcro dell‘antica Processione del Venerdì Santo di Bagnoregio è senza ombra di dubbio costituito dall‘immagine del S.S. Crocifisso di Civita, il culto del quale sembra risalire al Quattrocento.La tradizione vuole che questo Crocifisso abbia parlato ad una pia donna in preghiera durante la peste del 1499. Soltanto a partire dal 1660, però, che vengono ritrovati documenti riguardanti il Crocifisso di Civita, in particolar modo nei libri di amministrazione della venerabile confraternita di San Pietro, in cui vengono annotate partite di spese inerenti il Sacro Rito della Processione del Venerdì Santo. L‘origine di questa manifestazione, si può far risalire intorno alla metà del Seicento ed ha subito avuto una connotazione di carattere esclusivamente religioso; si svolgeva nella contrada di Civita il giorno del Venerdì Santo e vi partecipavano, oltre al Clero, le Confraternite, i cantori ed il popolo. Il miracoloso Crocifisso quattrocentesco veniva trasportato processionalmente da quattro sacerdoti. La processione continuò a svolgersi nella contrada di Civita fino al 1850, anno in cui alcune devote persone proposero di spostarla a Bagnoregio. La prima processione svoltasi nella contrada di Bagnoregio si tenne alle ore 24 del Venerdì Santo del 1851. Soltanto in tempi recenti si venne alla costituzione di un comitato civico vero e proprio dedito alla completa organizzazione della processione stessa. Per quanto riguarda la sfilata ed il suo attuale svolgimento, i cui protagonisti sono circa trecento figuranti in costume, si divide in tre parti fondamentali: la prima è caratterizzata dal corteo storico; la seconda è essenzialmente folkloristica, mentre la terza è dominata dalla bara dove è adagiato il S.S. Crocifisso. Il corteo storico è aperto da un centurione a cavallo seguito dal “rimorso di Giuda” e da altri cinque soldati, anch ‘essi a cavallo, che scortano il Cristo verso il Calvario; seguono la veronica, la Madonna con Marta, Maddalena, Maria di Cleofa e le Pie Donne. Dietro è sistemato il gruppo degli Apostoli seguito dai sommi Sacerdoti Caifa e Hanna scortati dalle guardie del Sinedrio; il corteo è chiuso da un gruppo di Sacerdoti del Tempio, di mercanti e popolani. Questi personaggi hanno la toccante capacità di comunicare la speranza di salvezza e resurrezione che ogni volta rivive, dopo oltre due millenni di storia, per le antiche vie di Bagnoregio. Riccardo Manca Artista dalle doti internazionali di Francesca Bruti Anche quest'anno, la serie di eventi inseriti nel calendario di "Donna, Femminile, Singolare" è stata occasione per esaltare i tratti distintivi della cultura viterbese. Infatti, in onore della figura femminile, particolarmente importante è stato l'appuntamento annuale con il premio “Le Rose di Viterbo”, giunto alla terza edizione, ed istituito per celebrare le attività di donne viterbesi che, grazie ai loro meriti, si sono distinte in vari settori, come la cultura, l'arte, la solidarietà, la scienza. La manifestazione si è svolta come ogni anno il 6 marzo scorso, giorno dell'anniversario della morte di S. Rosa, e ha avuto luogo nella Sala Regia del Palazzo dei Priori, alla presenza dell'assessore alle Pari Opportunità, Fosca Mauri Tasciotti, e del vescovo Mons. Lorenzo Chiarinelli. L'edizione 2006 del premio è stato assegnato a Liliana Bernardi, violinista viterbese, diplomata con il massimo dei voti presso l'Accademia Nazionale di S. Cecilia e conosciuta nei teatri e nelle sale da concerto di tutto il mondo. Questa giovane artista ha avuto l'onore di ricevere il premio tra consensi ed applausi, e sotto gli occhi della testimonial Anna Fendi, una donna particolarmente sensibile ai problemi femminili e promotrice nel 2004 di un evento di beneficenza finalizzato a raccogliere fondi a favore di Stop Fgm, la campagna internazionale contro la pratica delle mutilazioni genitali femminili promossa da "Non c'è' pace senza giustizia" e "Associazione Italiana Donne per lo Sviluppo". Il premio assegnato a Liliana non può che rendere orgogliosa la città di Viterbo, perché grazie alla musica di questa nostra concittadina, vengono fatte conoscere in tutto il mondo le doti professionali ed artistiche provenienti dalla nostra cultura. Infatti, la violinista Bernardi, che oltre ad esibirsi con diverse prestigiose orchestre insegna anche presso i Conservatori Statali d'Italia, ha incontrato le platee di grandi città come New York, Milano, Venezia e di grandi nazioni, come Cina, Argentina, Spagna, Russia, Finlandia e Danimarca; ed durante i suoi viaggi, ha ricevuto le critiche positive di importanti artisti internazionali. La sua grande professionalità e le sue ottime doti musicali sono apprezzate in tutto il mondo e noi non possiamo che unirci agli applausi che da Viterbo attraversano i confini internazionali. Francesca Bruti Traduzione di lirici greci di Angelini di Giancarlo Di Lorenzo L'epica è la poesia degli anni gloriosi. Ed essa si dileguò con il dileguo delle corti reali. Sorsero così le nuove corti aristocratiche e con esse le città, con i loro culti locali. Poesia monodica quindi e corale. Pochi relitti ormai ci restano di quel fulgido periodo della cultura greca che sorse dapprima sulle isole e coste ioniche, là dove si respirava una dolcezza orientale (Saffo e Alceo) e più tardi nella Grecia continentale: la democratica Atene con Solone (poesia politica) e l'aristocratica e guerriera Sparta con Tirteo (poesia guerresca). E sì che questi lirici greci si stagliano con la loro individualità: il notturno Alcmane, peraltro intriso di motivi orfici, il malinconico e pessimista Mimnermo e persino un “poeta maledetto” avanti lettera, il misero e violento Ipponatte, vissuto tra ladri e meretrici, anche se alcuni parlano addirittura di un'origine nobile (il nome infatti significa “signore dei cavalli”). Ermeneutica del frammento. Sorpresa. Miracolo. Evocazione, come nel feticista di Karl Kraus che preferisce lo stivaletto alla donna. Papiri, cocci, scogli. Una poesia che continuò con i suoi stilemi in quella ellenistica (diversi lirici ellenistici traduce l'Angelini: Callimaco, Asclepiade, Meleagro, e persino uno bizantino, Paolo Silenziario) e da lì in quella latina (i “poetae novi” e quindi Catullo). Raccolse queste arcaiche schegge il filologo tedesco Ernst Diehl tra il 1922 e il 1925, anche se tra il 1910 e il 1913 era apparsa la traduzione in italiano ma senza testo greco a fronte di Giuseppe Fraccaroli: due grossi volumi includenti persino i poeti meno noti, come Ananio, e corredati di dottissime introduzioni ai singoli poeti. Insuperabile per scelte poetiche e dottissime introduzioni e note alle singole liriche, l'antologia scolastica “Polinnia” di Gennaro Perrotta e Bruno Gentili (1957). Dopo le traduzioni fedeli curate dalle case editrici Zanichelli e Signorelli, non possono non venire alla mente le traduzioni parziali di Manara Valgimigli e Salvatore Quasimodo, entrambe del 1940. E appunto i nomi del Valgimigli e del Quasimodo vengono alla mente a chi legge i “Lirici greci” tradotti da Claudio Angelini (Pagine, Roma 2006). Una traduzione però isometrica, quindi laboriosa, che dei lirici greci da Archiloco a Paolo Silenziario sceglie ciò che vi è di più puro, oserei dire solare, se non vi fossero diversi notturni. Mi basta la definizione “immacolate parole” di Manara Valgimigli per la poesia di Saffo. Testo greco a fronte. Giancarlo Di Lorenzo Accademia internazionale per la Pace di Patrizia Labellarte Sorgerà al Palazzo Doria Panphilj di San Martino al Cimino, un'Accademia Internazionale per la Pace, patrocinata dall'Unesco e promossa dall'Università la Sapienza di Roma in collaborazione con il Ministero degli esteri e le Università israeliane e palestinesi.L’iniziativa nata allo scopo di favorire il dialogo per la pace in Medio Oriente, ha unito per l'occasione quaranta studenti laureati israeliani e palestinesi insieme a rettori e professori dell'università La Sapienza per avviare il secondo semestre del master in “Scienze sociali e affari Umanitari”, iniziato a Gerusalemme, a ottobre dello scorso anno e che si concluderà con la discussione della tesi da parte degli studenti a giugno. Molte le Autorità presenti, tra le quali il Presidente della Provincia Alessandro Mazzoli, il direttore dell'Apt Marco Faregna, il direttore del Master dell'Unesco, Manuel Castello ed il segretario generale del Master, Massimo Caneva, i quali nei loro interventi, hanno ripetuto più volte e con entusiasmo i temi fondamentali di questo corso: “tolleranza, dialogo, rispetto, scambio culturale ed integrazione”, affinché si creino nel mondo i presupposti di un clima di pace e di sviluppo. Patrizia Lebellarte Giovanni Paolo II Un anno fa, il due aprile, se ne andava Giovanni Paolo II, Il nuovo successore di Pietro, venuto a Roma anche lui molto provato per la privazione dei diritti umani. Vogliamo ricordarlo solamente con questa frase, unica frase che egli pronunciò in risposta al discorso di Giulio Carlo Argan al momento del suo insediamento in San Giovanni in Laterano quale vescovo di Roma. Frase che nessuno organo di informazione ha riportato, forse per libertà di stampa. Pizze di Pasqua di Patrizia Labellarte Siamo nel periodo pasquale e nella Tuscia sono di scena le famigerate “pizze di Pasqua”, dolce tradizionale, frutto, nei tempi passati della faticosa maratona pasquale delle donne di casa. Un tempo, la settimana di passione iniziava con le famose pulizie pasquali, che prevedevano la pulizia a fondo di ogni angolo della casa e che si concludevano il Giovedì Santo, giorno in cui iniziava un'altra fatica: la preparazione delle Pizze di Pasqua, dalla procedura assai elaborata!!! Il lavoro di queste, iniziava con l'impastare per ore ed ore quattro, sei, chilogrammi di farina con dozzine di uova ed altri ingredienti, poi seguiva la fase di lievitazione e l'appuntamento con la fornaia. Quando questa lievitazione ritardava tutta la famiglia entrava in agitazione, il tempo stringeva e allora si, che bisognava trovare subito un rimedio per accelerare questo processo! Le soluzioni possibili erano quelle di inserire sotto la madia i lumi ad olio, le pentole di acqua calda oppure gli scaletti con la brace. Questa procedura durava due giorni interi e come al solito chi ci rimetteva era la donna di casa, che, insonne, doveva sorvegliare sempre la regolarità del processo di lievitazione. All'indomani, solo al ritorno dal forno, la donna poteva tirare un sospiro di sollievo! Una volta santificate durante la benedizione pasquale, le pizze erano pronte per essere gustate nella tradizionale colazione del giorno di Pasqua insieme al lombetto, al capocollo, alle uova sode ed alla caratteristica coratella di abbacchio. Per i ragazzi, con la stessa pasta della pizza, si preparavano dei dolci a forma di pupazzi, con l'aggiunta, per rispetto della trazione di un uovo al centro. Per le bambine si usava la borsetta con il manico, chiamata “scarsella”, per i maschietti invece, si usava un omino con l'uovo in pancia chiamato barcone. Questi dolci destinati ai bambini venivano conservati per essere consumati nella tradizionale scampagnata del “Lunedì di Pasquetta”, quando tutto il paese si raccoglieva in un grande prato dove bambini ed adulti si intrattenevano con giochi fanciulleschi. Le ragazze ed i ragazzi, approfittando della confusione e con la scusa di gustare i dolci si abbandonavano ad incontri e fughe maliziose…da qui, la nascita di molti detti a doppio senso tra cui: ”andiamo a rompere la scarsella a Bagnaia!” Attualmente, la scampagnata del lunedì di Pasqua ha assunto un carattere totalmente diverso, non ha più lo stesso significato di un tempo, così come tutti questi preparativi, tutte queste usanze che hanno perso quel tocco magico che rendeva la Pasqua una festa unica, occasione per stare tutti insieme con semplicità . Oggi, purtroppo, è diventata vittima del consumismo e del progresso tipico dei nostri tempi, che ci ha travolto e ci ha resi incapace di scoprire il senso genuino e profondo di questa festività. Patrizia Labellarte postato da: Spvit | 10:31 | |