*** Sito del quindicinale di opinione e servizi di Viterbo e provincia diretto da Mauro Galeotti - Cellulare 3393337869 *** Editrice - Redazione - Pubblicità: Studio Pubblicitario Viterbese S.r.l. - Viterbo - Via Tommaso Carletti, 35 *** Iscrizione al Tribunale di Viterbo n° 381 del 19 Febbraio 1992 *** Se ci vuoi scrivere la nostra e-mail è: spvit@tin.it
 

venerdì, gennaio 27, 2006

25 Gennaio 2006
Anno XVI n° 2

Il Mercatino del Viandante
Antiquariato - Artigianato
è ad ORTE (VT)
di fronte all’Uscita
dell’Autostrada del Sole
il 26 Febbraio 2005
e ogni quarta domenica del mese
Info: 3393337869 (Mauro)



Ancora un attacco alle mura castellane
fotogaleottiSplinderE’ tutto regolare
di Mauro Galeotti


Già qualche tempo mi fa chiedevo per quale motivo il prato che è addossato alle mura che vanno da Porta Murata a Via fratelli Rosselli, fosse, ad un certo punto, non curato nella stessa maniera.
Un cattivo presagio venne alla mia mente, tanto che pensai, mica ci costruiranno?
Poi, sono passati un po' di mesi e nel frattempo il prato è rimasto incolto verso la porta e ben curato verso Via Rosselli.
Poi, come d'incanto, sono spuntati una serie di pannelli a rete, tipo gallinaro, ed ho pensato il peggio.
Vuoi vedere che qui ci costruiscono!
E lì ci costruiscono.
Sì, è in atto l'ennesimo attacco, autorizzato, alle nostre mura urbane.
Per carità! a leggere le carte è tutto, tutto regolare.
Il 29 ottobre del 2003 la Commissione edilizia ha dato il suo consenso, e lo stesso ha fatto la Commissione dell'ornato, con voto a maggioranza, il 10 novembre 2004.
Quella commissione che non esiste per combattere le oscenità che infangano Viterbo nel centro storico, ma che spunta fuori per approvare le brutture che si addossano alle mura.
Ma è tutto regolare, il proprietario del terreno, infatti, ha la licenza per destinare quell'area ad uso commerciale.
Può farlo, tanto che ha il permesso in mano sin dal 23 dicembre 2004.
Siamo stati, quindi, graziati fino ad oggi.
La società che costruisce si chiama Edilgem, ed è tutto regolare.
Quest'ultima potrà costruire un immobile, dicono, completamente interrato per una cubatura che si aggira intorno ai 2600 metri cubi. Ed è tutto regolare.
I lavori dovevano essere iniziati il 28 novembre e dovrebbero terminare il 28 novembre che viene.
Sopra l'immobile, al posto del pratino, farà bella mostra di sé un bel po' d'asfalto per un parcheggio di circa 370 metri quadrati.
Ed è tutto regolare, ma poi mica tanto, se si considera che la società Edilgem è proprietaria del sottosuolo e non della superficie che lo ricopre.
Strano davvero, tanto strano che l'Edilgem il 5 Gennaio 2006 ha chiesto al Comune di Viterbo di poter acquistare quell'area per destinarla a parcheggio di servizio dei locali commerciali che andrà a costruire.
In merito è anche una interrogazione dei Ds e di Rifondazione agli assessori Fracassini e Tofani.
Chiedo, ma non era possibile proporre alla proprietà del sottosuolo uno scambio di terreno?
Considerato che la Edilgem ha tutte le carte in regola, e che ha la facoltà di costruire un immobile per adibirlo a centro commerciale, o giù di lì, e che ha problemi per il soprassuolo, non era meglio concedere un altro terreno, anche nelle immediate vicinanze della città e rispettare l'area in discussione, attualmente così gradevole?
Le nostre mura sono state già troppo poco rispettate! Vedi l'abbandono dei ruderi del Palazzo di Federico II, l'abbattimento delle mura a destra di Porta della Verità, le antiestetiche costruzioni a sinistra di Porta San Pietro, la distruzione delle antimura poco dopo Porta Fiorita, la recente vergognosa ricostruzione delle mura al Carmine, i cronici silos a sinistra di Porta del Carmine, Porta san Lorenzo e la Torre del Bacarozzo che minacciano il crollo per lo sfaldamento della roccia che le sostiene e per il degrado delle pareti, Porta Faul col tetto sfondato e l'epigrafe che si sfalda.
E certo non ho gli occhi foderati di prosciutto, ho visto pure i restauri che il Comune ha attuato e l'illuminazione eseguita in più tratti delle mura stesse. Buona cosa!
Resta comunque il bluff, agli occhi dei Viterbesi, di un'area lasciata a verde e poi cementificata ed asfaltata.
Peccato! l'ennesima occasione perduta per una città così carica di storia!
Mauro Galeotti



Ovunque il guardo giro, io sempre una gru vedo
di Claudio Santella


Sabato 14 gennaio, approfittando della magnifica giornata, prendo la decisione di fare una bella passeggiata in campagna. Detto e fatto.
Desideroso di mesurare a passi tardi e lenti, solo e pensoso, i più deserti campi, portando gli occhi per fuggire intenti ove vestigio human l’arena stampi, mi avvio di buon mattino verso la Palanzana.
Più semplicemente decido di dirigermi verso la Palanzana per poter avvicinarmi alla natura attraverso e nel quieto silenzio di quel colle.
Incomincio appena a gustare la magnificenza di quei luoghi quando, contrastanti con i precedenti, mi vengono in mente altri versi: Per me si va nella città dolente,/ per me si va nell’etterno dolore,/ per me si va tra la perduta gente/ Lasciate ogni speranza, voi ch’entrate.
Ed infatti, come un pugno in un occhio, in mezzo a quel magnifico paesaggio vedo sorgere delle costruzioni in fieri, che lo deturpano. Giganteggia, su questi embrioni di edifici, una gru.
Non una di quelle gru di cui va famoso Chichibbio, attenzione, ma una di quelle gru metalliche, che vengono usate nei moderni cantieri edili.
E dietro quella gru gigantesca, la figura alta, solenne, sbeffeggiata della Palanzana.
Cerco di ammirarla al di fuori di quella struttura metallica ed artificiale, ma invano. Quella gru io la vedo da qualunque parte mi volti, e dietro ad essa, sempre, la Palanzana.
Ovunque il guardo io giro, immensa gru ti vedo la bellezza di quei luoghi, sebbene deturpata, mi rende, comunque, ulteriormente poetico; di versi altrui, beninteso, come avrete naturalmente capito.
Tutti versi studiati in gioventù. La poetica del fanciullino che è dentro ognuno di noi si fa avanti in me, spinta dalla bellezza del paesaggio che attraverso essa sembra invocare aiuto. La poetica del fanciullino che, naturale in noi, viene, dalle opere dell’uomo che ho davanti agli occhi, irrimediabilmente offesa.
Ciò che mi colpisce di più è il fatto che si stanno elevando delle costruzioni, lecite o illecite non voglio considerarlo, ma certamente fuori luogo, che deturpano l’ambiente circostante. Quella gru, poi, dalla quale penzola un gancio a mo’ di cappio, mi sembra la forca di un patibolo eretta per impiccare un gigante. Ma quale gigante se non la Palanzana?
Un lampo illuminante: si sta uccidendo la Palanzana, e la si sta uccidendo con un processo sommario, o senza un processo, come nel far west, per il gusto di pochi facinorosi che non vogliono mettere il malcapitato, nel caso nostro la Palanzana, nelle mani dello sceriffo affinché lo sottoponga all’esame della legge. E sì, mi dico, perché devono pur esserci delle leggi che tutelano quei luoghi ed altri luoghi come quello. E se non ci sono deve pur esserci l’istinto alla conservazione del bello.
Non c’è, mi chiedo, tra noi, tra chi ci amministra, una Antigone che si ribelli a quei provvedimenti, di uomini, che vanno contro natura? Possibile?! E chi è il boia? Chi il giudice? Non cercateli, miei cari concittadini, perché il boia ed il giudice appartengono alla giustizia, al diritto, e quanto appare sotto i miei occhi non mi sembra giusto; più che diritto mi sembra una drittata.
Modi di dire, naturalmente, perché io non so, ripeto, se quelle costruzioni siano lecite o meno, a quale fine siano destinate né a chi appartengano, ma il fatto rimane.
Eppure la Palanzana è un polmone verde per Viterbo. Perché non se ne fa un parco naturale per conservare e tutelare quei luoghi, che abbiamo la fortuna di avere a nostra disposizione, in cui insistono già dei fabbricati, quali il Convento dei Cappuccini, il Palazzo del Vescovo, ed altri, che potrebbero offrire rifugio, e quant’altro, a quei Viterbesi ed a quei forestieri spinti colà dal desiderio di immergersi nella natura e di ammirare quei luoghi?
Io non so, ripeto di nuovo, se quelle costruzioni in fieri siano lecite o meno, se stanno sorgendo sfruttando capacità edificatorie dei terreni agricoli circostanti, magari aggirando vincoli posti dal Comune attraverso un gioco di bussolotti in cui solo chi è svelto di mano riesce a venir fuori vincitore.
Vedremo, forse, un domani più o meno prossimo, ville e villette crescere a macchia di leopardo così che la Palanzana sembrerà, a chi la guarderà da lontano, non più un superbo colle verde, ma un gelato al pistacchio o alla menta, con qua e là macchie di cioccolato? Speriamo di no. Speriamo che esista ancora un qualche pretore d’assalto (ricordate i vari Amendola, Imposimato, ed altri giovani magistrati degli anni sessanta-settanta), che faccia, come un tempo, rispettare l’ambiente e disponga la distruzione di ogni opera deturpatrice dello stesso con la conseguente rimessa in pristino dei luoghi. E allora: Benedetto sia ‘l giorno, e ‘l mese, et l’anno,/ et la stagione e ‘l tempo, et l’ora, e ‘l punto,/ ch’un magistrato sia alla fine giunto/ per sgominar codesto orrendo danno.
Con affetto vi saluto, cari Viterbesi, chiedendo perdono ai vari Petrarca, Dante, Aleardi e Pascoli, cui ho rubato, adattandoli, alcuni versi ed alcuni concetti.
Claudio Santella



Un lungo treno di problemi
Bertollini Dario Splinderdi Dario Bertollini


Negli ultimi anni si è enormemente accentuato il problema dei collegamenti tra Viterbo e Roma, visto il numero sempre maggiore di pendolari che per vari motivi, studio o lavoro, devono recarsi quotidianamente nella capitale. La distanza tra le due città non è affatto proibitiva, ma spesso lo sembra. Perché?
I motivi sono diversi e tutti abbastanza importanti. Le possibilità messe a disposizione per raggiungere Roma sono tre: autobus, treno o automobile. La prima soluzione, l'autobus, impiega circa un'ora e mezza, tenendo conto anche del traffico, e lascia i passeggeri a Saxa Rubra, non esattamente al centro di Roma, costringendoli di fatto a prendere altri mezzi e facendo aumentare di conseguenza la durata del viaggio di un'altra mezz'ora buona.

Il treno non è certo una soluzione migliore: la destinazione finale è Ostiense, e la durata del viaggio, interrotto da continue e interminabili fermate nei paesini più sperduti, è di un'ora e quaranta minuti.
L’automobile sembrerebbe allora la soluzione più rapida, anche se la prima metà del viaggio non può di certo considerarsi agevole, visto che la superstrada inizia a Monterosi e spesso si verificano rallentamenti e ingorghi prima di poterci arrivare.
La maggior parte dei pendolari opta allora per una soluzione drastica che consiste nel guidare fino ad Orte, dove si può prendere il treno diretto che in meno di quaranta minuti porta alla stazione Termini.
La scomodità è però anche qui dietro l'angolo: per raggiungere Orte è, infatti, necessaria l'automobile, visto che i mezzi che ci arrivano sono molto lenti, annullando di fatto il vantaggio temporale che si verrebbe a creare.
Un miglior collegamento tra la capitale e Viterbo porterebbe innumerevoli benefici, ma per qualche oscuro motivo tutto ciò non sembra interessare chi di dovere, che lascia i pendolari al loro destino e ai loro problemi quotidiani. Speriamo che prima o poi qualche anima pia, dei piani alti, trovi una soluzione, un treno diretto da Viterbo a Roma senza fermate intermedie... è veramente così impossibile?
Dario Bertollini



Odore di elezioni
Matteacci Bruno Splinderdi Bruno Matteacci


Nell'aria già si sente odore di elezioni. Quale sono le cause di questa sensazione?
Basta accendere la televisione o aprire un giornale per apprendere che c'è un certo movimento, c'è chi ha interesse a far sapere quello che, amministrativamente, è stato fatto e quello che si vorrebbe fare in favore di noi mortali. E' sufficiente girare, a piedi, per la città per accorgersi che ci sono persone che hanno ritrovato il significato e l'importanza del saluto; a volte distribuiscono, pure, pacche sulle spalle, in segno d'amicizia. A ragione del vero nulla è novità; da che ho memoria sempre è stato così: gli ipocriti ci sono sempre stati. Importante però è riconoscerlo, senza giustificare nessuno, perché molta colpa l'abbiamo noi elettori in quanto siamo di memoria corta.
Nel mio archivio dei ricordi ho vecchie lettere di candidati, programmi, copie di giornali, fac-simili e quant’altro può essere utile per avere una visuale, delle promesse mantenute e non, di questi poveri amministratori che si sacrificano per l'altrui bene (!). E' di questi giorni il rilancio dell'idea di costruire un ampio parcheggio sotterraneo, circondato di negozi, sotto il parcheggio di Piazza Martiri d’Ungheria. I pareri sono discordi; chi lo vuole con i negozi e chi lo vuole senza; di chiacchiere se ne stanno facendo pure troppe.
Ricordo che, ai tempi in cui amministrava la Democrazia Cristiana, con l'appoggio dei partiti di centro e al Comune, quale assessore ai LL.PP., c'era il ragioniere Mario Paternesi; che molti buon pensanti rimpiangono, fu fatto un programma per la costruzione del parcheggio sotterraneo, di cui oggi tanto si parla.
Non vorrei sbagliare, all'epoca, c'era già un certo nome di una impresa, d'importanza nazionale, che girava con insistenza, per la esecuzione dell'opera, poi, come tante altre cose, tutto è finito nel nulla. A me pare di ricordare che, dopo aver impiegato molto tempo per esaminare il progetto, ci fu un atroce dubbio degli amministratori dell'epoca, di un inquinamento mafioso, che all'epoca, consigliò l'accantonamento del progetto, e fu fatto bene! 
Nessuno si stracci le vesti dicendo di aver portato nuove idee, tutto è riciclaggio di vecchi studi, di vecchie progettazioni di programmi che fecero, a suo tempo, quegli amministratori che non godevano di laute indennità di carica, come quelle che esistono oggi. E non mi si venga a dire che non è vero, basta seguire, anche sporadicamente, la vita politica amministrativa di Viterbo per sapere che esiste sempre la sete di aumentare posti di potere, ben remunerati, per gli amministratori.
Pur cambiando gli uomini, da anni si sentono sempre le stesse promesse, gli stessi programmi. Il Cittadino credulone abbocca e vota per l'uno o per l'altro senza poi seguire la vita amministrativa dell'ente per il quale ha scelto il conduttore, anche perché la convocazione del Consiglio comunale non viene sufficientemente resa pubblica. 
Una volta c'era la bella usanza di far affiggere dei manifesti, formato elefante, allo scopo di informare il cittadino degli argomenti, iscritti all'ordine del giorno, da discutere, in pubblica seduta, al Palazzo dei Priori. Oggi questa usanza non viene più praticata; come del resto, ricordo che spesso si facevano dei consigli di circoscrizione e delle assemblee pubbliche per esaminare i problemi esistenti sul territorio di competenza. Oggi anche questa bella usanza è stata accantonata.
Nelle varie zone di Viterbo, tutte sotto la giurisdizione delle Circoscrizioni, esistono problemi che assillano la cittadinanza.
Fra le tante magagne da evidenziare è quella con la quale è stato imposto, per accedere in auto al centro storico, il possesso del bollino blu allo scopo di garantire la buona qualità dello scarico dei vapori dell'autovettura.
Ebbene non ho ancora visto un controllo dei mezzi che, tranquillamente circolano, senza bollino blu, nella zona riservata a coloro muniti di tale certificazione.
A che serve allora fare le leggi, le ordinanze se chi di dovere non le fa rispettare o addirittura non le rispetta, nemmeno con i mezzi di trasporto dell'ente amministrato? E' pur vero che a chi amministra non si posso attribuire tutti gli errori della gestione di un ente, ma è altrettanto vero che, ci sono dei funzionari, responsabili di settori e servizi, che devono rendere conto, del loro operato, al sindaco ed agli assessori.
Quindi, ben venga una rotazione di quei dirigenti che, troppo spesso, si accasano, trascurando il loro dovere, perché così facendo, indirettamente, recano un danno alla cittadinanza, nel tollerare qualche disservizio, mettendo in cattiva luce, nel contempo, gli amministratori che sono, all'occhio del cittadino, i diretti responsabili della gestione del bene pubblico.
Quindi il primo sguardo, che ogni amministratore dovrebbe dare, è quello di guardarsi intorno per vedere ed accertare se quanto lui dispone viene, poi, nella pratica realizzato.
A buon intenditor poche parole!
Bruno Matteacci



Al Centro commerciale Tuscia
In mostra duecento cartoline di Bomarzo
di Agnese Galeotti


AgneseSplinderNella galleria DEl Centro commerciale Tuscia di Viterbo, lungo la Tangenziale Ovest, è allestita una mostra, dal 17 gennaio, di vecchie immagini di Bomarzo, della collezione di Mauro Galeotti, ossia di mio padre, molte delle quali ormai difficili da trovare.
Sono esposte duecento cartoline che vanno dal 1900 ad oggi e alcune fotografie originali della fine dell'800.
Bomarzo si estende su uno degli ultimi speroni rocciosi (peperino) protesi verso la valle del Tevere e originati dalle colate laviche dell'apparato vulcanico cimino.
Non mancano le immagini dei famosi Mostri di Bomarzo. Il “Bosco di Bomarzo” o “Sacro bosco”, il cosiddetto “Parco dei mostri”, risale al 1552. L'inizio della bizzarra realizzazione avvenne per volere del principe Pier Francesco Orsini, detto Vicino (1523-1583), che affettuosamente diceva: “et nun mi resta altro refrigerio se non il mio Boschetto et benedico quelli danari che vi ho spesi et spendo tuttavia”.
Il parco fu ideato dall'architetto Pirro Ligorio, che operò a San Pietro a Roma. E' stato realizzato utilizzando la roccia che spunta fuori dal terreno.
Fior di poeti, letterati ed artisti hanno voluto lasciare su queste pietre il loro stupore dinanzi a tanta meraviglia come il letterato Annibal Caro, il poeta Giuseppe Bitussi, il poeta Bernardo Tasso padre di Torquato e il cardinale Cristoforo Madruzzo.
Sono esposte anche vecchie cartoline di Mugnano in Teverina che si trova a due passi da Bomarzo.
Mugnano nasce originariamente come insediamento etrusco sviluppatosi sulla parete pianeggiante di uno sperone tufaceo in posizione elevata e facilmente difendibile. In epoca romana, probabilmente, il vecchio insediamento fu abbandonato.
Le cartoline rimarranno esposte per tutta la corrente settimana.
Agnese Galeotti



Belle notizie sportive
Forza Ragazzi!!!


Merita un incoraggiamento l'iniziativa di alcune persone di buona volontà che, nel quartiere Santa Barbara, attraverso la locale parrocchia, ha fatto sorgere dal nulla una squadra di calcio, formata da ragazzi nati negli anni 1991 e 1992, che dal quartiere  stesso prende  il nome di “S.S. Santa Barbara”
Alle prime armi pedatorie questi ragazzi partecipano al Campionato Provinciale Giovanissimi con encomiabile impegno, sotto la guida dell'allenatore Salvatore Sirio. Danno ciascuno il proprio contributo, vari genitori dei ragazzi stessi, tra cui meritano una menzione particolare la signora Giuseppina Dionisi, Franco Menicacci ed Armando Balzi. Il tutto sotto la presidenza del parroco don Sergio Tardani
Impavidi e per nulla intimoriti dalla loro inesperienza i giovani atleti ogni fine settimana si impegnano con volontà, serietà e disciplina sui vari campi di calcio della provincia interpretando nel senso più vero lo spirito agonistico ed il significato dello sport.
Iniziato il campionato in appena undici unità, questi ragazzi con una volontà di ferro, sono riusciti a coinvolgere nel loro impegno sportivo altri compagni fino a raddoppiare il loro numero nel breve lasso di tempo di tre mesi.
A prescindere dai risultati agonistici, questa è la più bella vittoria ottenuta da questi giovani atleti.
Bravi ragazzi, meritate un plauso.



Vignanello story
di Riccardo Manca



Manca Riccardo SplinderI primi insediamenti nella zona di Vignanello risalgono alla Preistoria. In epoca etrusco - falisca l’attuale quartiere del Molesino fu sede di un attivo centro urbano, che aveva la sua necropoli nella vicina Valle della Cupa. Il centro storico, posto su un banco di tufo, ha un tessuto edilizio compatto e protetto su tre lati da valloni e nel quarto dal castello. Secondo alcuni, l’attuale nucleo urbano nacque ad opera dei Romani che qui trovarono rifugio dalla ferocia dei Visigoti nel 410, secondo altri sorse nel 412 e si chiamò Giulianello, da Giulia, la figlia del Re del Ponto relegato in questa zona del Cimino.
Con il passare del tempo il nome mutò da Ignanello a Vilianello e da questi a Vignanello, se non proprio per una vite nata al centro della piazza, come vuole la tradizione popolare, sicuramente per i numerosi vigneti già allora esistenti. Nell’Ottocento il paese, dopo la sconfitta dei Longobardi, entrò a far parte del Sacro Romano Impero di Carlo Magno fino all’819; passò quindi ad essere amministrato dai monaci benedettini, che vi costruirono un convento-fortezza più volte trasformato.
Nel 1169 Federico Barbarossa lo tolse allo Stato Pontificio donandolo a Viterbo; successivamente i consoli di questa città infeudarono Vignanello alla famiglia Ildibrandina, che lo governò per mezzo degli Orsini. Nel 1280 Viterbo e la famiglia dei potenti Prefetti di Vico lo tolsero agli Orsini, con i cui discendenti lo disputarono per tutto il secolo XIV e la prima metà del XV.
Passato sotto l’immediato dominio dei pontefici e governato per loro da vicari appartenenti alle famiglie Nardini, Orsini e Borgia, nel 1513 venne concesso in feudo a Beatrice Farnese, alla quale successe il genero Sforza Marescotti, che diede l’attuale struttura al castello, avvalendosi dell’opera del Sangallo. Seguì un periodo molto lungo, di relativa tranquillità e prosperità, che portò un certo benessere al piccolo centro, nel frattempo numerose furono le opere urbane eseguite: il Palazzo Pretorile, la Casa del Governatore e la Collegiata.
La famiglia Marescotti, da cui ebbe i natali Santa Giacinta, governò il feudo fino alla metà del XVII secolo, a cui successero infine i principi Ruspoli che ressero il paese fino al 1816, quando passò nuovamente alle dirette dipendenze del Governo Pontificio. Dopo varie vicende nel 1870, caduto il potere temporale dei papi, Vignanello entrò a far parte del Regno d’Italia.
Riccardo Manca



Un rotolino in più
di Patrizia Labellarte


fotopatrizialabellarte2Terminate le festività natalizie, magari con qualche chiletto e rotolino in più, è comune a tutti la frase: “Da oggi non si mangia più, si sta a dieta!”…sarà vero, mi chiedo io? Mah, la vedo molto dura, anche perché se pensiamo bene…è Carnevale e come si fa a resistere alle leccornie tipiche di questo periodo?
Sfiderei chiunque a dire No! di fronte a frittelloni con la ricotta, ravioli dolci con la ricotta, fritti o in alternativa cotti al forno, castagnole alla Sambuca viterbese e frappe.
Bene, è impossibile! Anche perché, se si torna un po' indietro negli anni, questa festa veniva riconosciuta come settimana grassa, semplicemente per il fatto che si mangiava e si beveva come se tutti provenissero da un lungo periodo di digiuno.
Quindi per calarsi fino in fondo in questa festività goliardica e non privarsi dei suoi meravigliosi dolci, vi do, qui di seguito, la ricetta dei ravioli con la ricotta, ma al forno, così avrete meno rimorsi di coscienza nei confronti della vostra linea!!!

RAVIOLI AL FORNO CON LA RICOTTA
Ingredienti:
Per la pasta: 150 gr. di zucchero, una spruzzatina di vino bianco, un cucchiaino di lievito in polvere, 150 ml di olio, farina q.b.
Per il ripieno: 400 gr. di ricotta, 150 gr. di zucchero, una spolveratina di cannella, 1 uovo, rhum q. b., 50 gr. di canditi, 60 gr. di gocce di cioccolato fondente e la buccia grattugiata di un limone.
Per la pasta occorre unire tutti gli ingredienti sopra elencati partendo dallo zucchero e terminando con la farina, al fine di formare un composto omogeneo.
Dopo averla bene impastata, stenderla a sfoglia. A parte unire tutti gli ingredienti per comporre il ripieno, così, nell’ordine in cui sono sopra riportati.
Una volta amalgamato il composto, depositarlo a grandi cucchiai sulla sfoglia, lasciando uno spazio di un paio di centimetri l’uno dall’altro per permettere di  coprire l’impasto con la sfoglia ripiegata, far coincidere i bordi laterali e infine schiacciarli un po’.
Con un’apposita rotellina, tagliare dei ravioli a forma di mezza luna, ungerli in superficie con la chiara dell’uovo precedentemente sbattuta ed infornarli, disponendoli su una teglia leggermente imburrata. Cuocerli per una ventina di minuti a 180°, una volta freddi spolverizzare con zucchero a velo.
Buon appetito!!!
Patrizia Labellarte



Viterbo con Amore
di Francesca Bruti


Bruti Francesca SplinderContinuano le iniziative dell'Associazione di Volontariato “Viterbo con Amore”, che quest'anno è giunta alla V edizione. Per chi ancora non sapesse in quale ambito l'Associazione sia impegnata e con quali obiettivi operi, essa nasce il 4 Ottobre del 2001 su iniziativa di don Alberto Canuzzi, suo presidente onorario, e dell'attuale presidente Giuseppe Genovese, insieme alla preziosa collaborazione di molte persone amiche.
Principalmente, gli obiettivi che da sempre sostengono il loro lavoro sono due: la promozione di iniziative, che contribuiscano ad un innalzamento della soglia di sensibilità verso i valori della solidarietà e della pace, e il sostegno, anche economico, attraverso il ricavato di una lotteria, le attività di singoli e/o associazioni, che si impegnano concretamente a favore di coloro che vivono situazioni di particolare bisogno nella Tuscia e nei paesi poveri del mondo.
Una cosa importante da dire è che l'Associazione è apartitica, apolitica, aconfessionale e non ha fini di lucro (onlus); si ispira ai principi della cristianità e della solidarietà umana.
Per questo ogni anno i suoi operatori attuano una serie di incontri con lo scopo di stimolare i valori della gratuità, della condivisione, della pace, del dialogo e dell'interculturalità, e con la collaborazione delle istituzioni, del Comune, del mondo della scuola, dei sindacati e di circoli culturali.
Dopo alcuni eventi organizzati negli ultimi mesi dell'anno passato, il Programma iniziative 2005-2006 prevede molte attività importanti, il cui filo conduttore sarà il tema dell'infanzia, i bambini come fascia debole e spesso poco protetta della nostra società. In particolare, si vuole porre l'attenzione sulla condizione dei bambini che in ogni parte del mondo sono vittime di abusi, sofferenze e sfruttamento, e sulla mancanza del rispetto dei diritti propri del bambino, tra cui istruzione, educazione, salute, gioco e pace, secondo quanto previsto dalla Carta dei Diritti del Bambino delle Nazioni Unite.
Una prima, di queste iniziative previste, si è svolta venerdì 20 gennaio, presso la Sala conferenze della Camera di Commercio di Viterbo, con il titolo Convegno sulle Nuove Povertà, alla presenza di esperti nazionali nel campo del sociale; tra questi, don Giancarlo Perego, responsabile dell'Area Nazionale della Caritas Italiana. Dagli esiti di questo incontro, che contribuirà alla stesura del primo rapporto sulle povertà nella Provincia di Viterbo, sono emersi dati interessanti.
Tra la popolazione della provincia viterbese, la componente femminile è maggioritaria e oltre un quinto è formato da anziani; inoltre, negli ultimi tre anni è più che raddoppiato il numero di tossicodipendenti, che si sono rivolti a strutture di assistenza, e quello dei minori denunciati per qualche reato.
Gli appuntamenti di Viterbo con Amore per il mese di Febbraio saranno il Convegno sull'Infanzia, presso l'Aula Magna dell'Università della Tuscia; e l'estrazione della Lotteria, prevista venerdì 24 alle ore 11,30, presso la sede dell'Associazione, a Viterbo, in via Cavour.
Francesca Bruti



Veglione della Stampa
di Patrizia Labellarte


Anche quest’anno, reduce del successo ottenuto lo scorso anno, il Teatro dell’Unione di Viterbo ospiterà al suo interno il prestigioso Veglione della Stampa. Tale evento, ben conosciuto dai cittadini viterbesi ed organizzato in onore del Carnevale, si terrà il 18 febbraio alle ore 21,30.
A darne notizia è l’assessore ai Grandi eventi, Marco Bracaglia, che ha sottolineato l’importante presenza e coinvolgimento delle testate giornalistiche locali, al fine di restituire alla manifestazione il ruolo di appuntamento clou del carnevale viterbese, celebrandolo, per così dire, alla vecchia maniera, cioè, degli anni 50/60, anni in cui risale la nascita di questa grande Festa.
Durante la serata, allora, resa piacevole dalla presenza di orchestre, gruppi musicali quali i Flipper’s, Daniela e i Villanova, Gli squali, Le orme, I Silver’s e personaggi dello spettacolo come Patty Pravo, l’Equipe ‘84 ed Edoardo Vianello, veniva eletta Miss Bella della Stampa.
I Veglioni della Stampa, anni 1960/70 erano organizzati da Anacleto Pennazzi, Giorgio Barili, Giorgio Falcioni, Tina Biaggi, Franco Pierro, Ennio Conti ed altri giornalisti dell’Assostampa.
Tra le miss elette in quegli anni sono: Silvana Sensi 1960, Giovanna Costantini 1963, Maria Cappelli 1964, Paola Franchi 1965, Patrizia Battaglia 1966.
Chiunque volesse rivivere l’incantata atmosfera di quelle serate, se pur con uno spirito diverso, dettato dai nostri tempi moderni, può recarsi già in settimana, presso il botteghino del Teatro dell’Unione per acquistare i biglietti.
Patrizia Labellarte

postato da: Spvit | 10:46 |

giovedì, gennaio 19, 2006



Il Mercatino del Viandante
Antiquariato - Artigianato
è ad ORTE (VT)
di fronte all’Uscita
dell’Autostrada del Sole
il 22 Gennaio 2005
e ogni quarta domenica del mese
Info: 3393337869 (Mauro)

postato da: Spvit | 13:21 |

Viterbo – Nella galleria del Centro commerciale Tuscia

In mostra duecento cartoline della vecchia Bomarzo

bomarzomvmotoeragazzaAl Centro commerciale Tuscia di Viterbo, lungo la Tangenziale Ovest, è allestita una mostra, dal 17 gennaio, di vecchie immagini di Bomarzo, della collezione di Mauro Galeotti, molte delle quali ormai difficili da trovare.
Sono esposte duecento cartoline che vanno dal 1900 ad oggi e alcune fotografie originali della fine dell’800.
Bomarzo si estende su uno degli ultimi speroni rocciosi (peperino) protesi verso la valle del Tevere e originati dalle colate laviche dell'apparato vulcanico cimino.
Non mancano le immagini dei famosi Mostri di Bomarzo. Il “Bosco di Bomarzo” o “Sacro bosco”, il cosiddetto “Parco dei mostri”, risale al 1552. L’inizio della bizzarra realizzazione avvenne per volere del principe Pier Francesco Orsini, detto Vicino (1523-1583), che affettuosamente diceva: “et nun mi resta altro refrigerio se non il mio Boschetto et benedico quelli danari che vi ho spesi et spendo tuttavia”.
Il parco fu ideato dall’architetto Pirro Ligorio, che operò a San Pietro a Roma. E’ stato realizzato utilizzando la roccia che spunta fuori dal terreno.
Fior di poeti, letterati ed artisti hanno voluto lasciare su queste pietre il loro stupore dinanzi a tanta meraviglia come il letterato Annibal Caro, il poeta Giuseppe Bitussi, il poeta Bernardo Tasso padre di Torquato e il cardinale Cristoforo Madruzzo.
Sono esposte anche vecchie cartoline di Mugnano in Teverina che si trova a due passi da Bomarzo.
Mugnano nasce originariamente come insediamento etrusco sviluppatosi sulla parete pianeggiante di uno sperone tufaceo in posizione elevata e facilmente difendibile. In epoca romana, probabilmente, il vecchio insediamento fu abbandonato.
Le cartoline rimarranno esposte per tutta la settimana.

postato da: Spvit | 10:47 |

giovedì, gennaio 12, 2006


11 Gennaio 2006
Anno XVI n° 1

Il Mercatino del Viandante
Antiquariato - Artigianato
è ad ORTE (VT)
di fronte all’Uscita
dell’Autostrada del Sole
il 22 Gennaio 2005
e ogni quarta domenica del mese
Info: 3393337869 (Mauro)



“Rivoglio indietro i miei soldi”
La pelle di gallina

di Mauro Galeotti
fotogaleottiSplinder
Ho ricevuto tante protest quotidiano ho dovuto subire le affermazioni dell’assessore comunale Mauro Rotelli, il quale, forte dei 966 voti riscossi dall’ultima elezione, ha dichiarato “Quella festa? La rifarei altre cento volte”. E festa è sicuramente stata per chi ha incassato gli introiti che sembra si aggirino dai 400 ai 500mila euro.
Ma questa volta non voglio scrivere io, passo la parola ad un lettore che mi ha inviato questa nota.
Un lettore che era presente all’evento di fine anno. E non credo che l’assessore Rotelli, molto inserito ed esperto nelle serate danzanti e feste mangerecce del Viterbese, come il Summer village, questa volta si sia fatta una buona pubblicità.
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Fiera di Viterbo Event Area Capodanno 2006: UN FLOP TOTALE.
Il parcheggio? Un disastro. All’una e trenta siamo in coda nell’auto. Con me c’è un mio amico. Dopo trenta minuti lasciamo la macchina ad un chilometro e passa di distanza. Ok, c’è tanta gente... ci può stare, pensiamo.
Ore due e una manciata di minuti. La fila per entrare è interminabile. Con un po’ di fortuna e un po’ di bieco egoismo, devo ammetterlo, ci intrufoliamo nelle prime posizioni e riusciamo ad entrare piuttosto rapidamente.
Questo di certo non è bello, ma è la verità. E vi deve far capire che non siamo gente che dorme, ma che voleva assolutamente entrare a godersi la nottata.
- Nota numero uno: l’entrata poteva senz’altro esser gestita meglio. Ci sono numerose porte di sicurezza che girano tutte attorno all’edificio che potevano essere sfruttate. Certo, bisognava spendere due soldini in più per metterci davanti qualcuno a lavorare. Quanto costa un addetto alla sicurezza? Quanto è stato l’incasso? Lascio fare i conti a chi li sa fare: sono convinto che portino a quello che penso io.
Bene, è arrivato il momento di lasciare le giacche e darci dentro con la musica!
Il guardaroba corsia B è un incubo. La gente è pressata come sardine in scatola. Molte persone, inizialmente festose, finiscono per abbandonare l’impresa dopo trenta minuti di fila ed un’ora fuori….
Ma non il mio amico ed io. Vogliamo entrare e festeggiare, anche perché abbiamo pagato caro il biglietto. Ma è l’ultimo dell’anno...
Intanto salta la luce. Succede per cinque volte.
A lavorare al guardaroba sono in quattro o cinque. Al massimo arrivano dinanzi al pubblico solo in tre. Tutti noi in coda li abbiamo insultati. Non era certo colpa loro. La gente comincia ad andarsene con più insistenza. Tanti altri che spero si siano fatti la loro serata, cominciano a lasciare il locale. Ci mettono molto, a dire il vero: sono costretti ad imbottigliarsi come noi che dobbiamo ancora entrare…
- Nota numero due: ci voleva tanto a dividere il lavoro di guardaroba in una parte adibita a chi doveva lasciare i capi ed un’altra per chi se ne doveva andare?
Un po’ come alle poste per capirci. Credo che quando si deve avere a che fare con circa diecimila persone certe cose si potrebbero anche teorizzare. Non serve certo una mente illuminata, né il conseguimento di una laurea con specializzazione. Basta un po’ di sale in zucca accompagnata alla voglia (ma neanche tanta) di fare le cose come Cristo comanda.
- Nota numero tre: per ricevere diecimila persone (così mi hanno detto che fossero i biglietti venduti), serve posto per le giacche, i cappotti, le sciarpe, i cappelli. Spesso si sentiva dire: c’è posto per un solo capo d’abbigliamento!
Diecimila persone fanno calore ed uno non può stare col cappotto a ballare, a meno che non sia completamente andato di testa. La gente entrava nuda… per cominciare il 2006 con la broncopolmonite?!?
Ore tre e venti circa: arriviamo in prima fila per lasciare almeno la giacca. Farei un’esultanza tipo gol in finale di Coppa Campioni se solo riuscissi a muovere un dito. Intanto il mio amico è spalmato sul bancone a stomaco compresso e gagliardo non se ne lamenta per i primi tredici minuti.
Tra i rimanenti in preda a convulse bestemmie e in procinto di rinunciare, c’è ancora qualche individuo speranzoso di godersi almeno una fettina di quella grossa torta che dovrebbe essere la festa di Capodanno. Con infinito stupore però… tolgono la cassa.
E’ una doccia fredda, ma non di acqua vera, che ci avrebbe pienamente sollazzato dato il clima desertico e la compressione dei corpi zuppi di sudore.
Ci guardiamo tutti allibiti. Le speranze sono finite: mi dicono che non posso lasciare la giacca altrove perché hanno chiuso le casse anche degli altri guardaroba, che immagino fossero nelle medesime condizioni… e comunque a quel punto non avrei affrontato un’altra ora di fila!
Dopo due ore di fila al guardaroba, insomma, ci chiudono la cassa!!!
L’organizzazione è ovviamente scandalosa, pensiamo, ma arrivare addirittura a non poter lasciare le giacche per andare in pista è oltre la comica.
Cominciamo a pensare sempre di più che ci hanno beffeggiati. Chiunque in quella vergogna ha certamente invidiato il celebre ragionier Fantozzi.
- Nota numero quattro: Non puoi chiudere i battenti quando ci sono tantissime persone che hanno pagato trentacinque euro, che non sono propriamente una bazzecola, che hanno passato ore a fare la fila e che hanno il diritto, anche se ormai la serata è al termine ed è stato tutto organizzato veramente male, di farsi quattro salti e non sentirsi troppo aribeffeggiati.
La tenacia del mio compagno di sventura non è del tutto svanita. E neppure la mia. Decidiamo quindi, verso le tre e quarantacinque, di avvicinarci con la macchina alla struttura dato che ormai numerosi posti si sono liberati nel parcheggio principale. In tal modo saremmo riusciti ad entrare in camicia...
Chiaramente neanche questo si può fare…
C’è una sola strada, una sola corsia di larghezza, occupata per giunta dalle macchine parcheggiate su entrambe le fiancate della carreggiata.
Ovviamente, tra le macchine che escono e le persone che camminano e rendono difficoltose le manovre e la stessa fuga delle auto, non c’è modo di entrare a parcheggiare. Siamo raffreddati e decidiamo di salvaguardare la nostra salute risparmiandoci un chilometro di passeggiata in camicia per entrare ormai un’ora.
- Nota numero cinque: si poteva di certo fare diversamente. Non aggiungo altro: sono stufo di dare consigli per l’organizzazione di una serata già conclusa!
Per finire, per chi ne avesse bisogno, il mio amico ed io abbiamo speso in tutto settanta euro per farci una passeggiata di notte tra le macchine e bei tratti di fango, sudare per fare la fila, ritrovarsi al buio e imprecare contro dei martiri che sono stati messi lì a fare l’impossibile, sia gli addetti al guardaroba che i parcheggiatori.
Di solito la gente non paga per questo. E’ una cosa anzi assai spiacevole.
In conclusione, a me non interessa un fico dei soldi, generalmente. Ma di questi soldi mi interessa moltissimo.
E’ una questione di principio. RIVOGLIO INDIETRO I MIEI SOLDI! E così anche il mio amico.
Chiederei anche un buono per la farmacia per tutti coloro che sono stati costretti ad entrare senza piumino ed ora soffrono di una tosse non dissimile da quella dei tubercolosi, ma temo che questa ulteriore e giusta richiesta non sarebbe accolta!
Lettera firmata
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A Rote’ vaglielo un po’ a di’a ‘sti due che quella festa la rifaresti altre cento volte!!!
A Rote’,
ma piantala,
ma smettila,
falla finita,
e poi, come ti permetti, alla luce dei fatti, di affermare sul Messaggero “è possibile che tutte le volte che si organizza un evento in questa città, si scatenino poi dieci giorni di strascichi polemici e velenosi?”.
Ma se la gente è scontenta degli eventi che organizzi, o che, comunque, patrocini, possibile che tu abbia ragione e il torto è di migliaia di persone?
Rifletti!
Con affetto.
Mauro Galeotti



Buon anno a tutti, ai giovani e anche a Gabbianelli
di Claudio Santella


Buon anno a tutti.
L’augurio è spontaneo, naturale, sentito. E’ iniziato il nuovo anno ed è desiderio de La città augurare a tutti che sia un anno benefico, proficuo, positivo sotto ogni aspetto.
Auguriamoci che tutti, alla fine di questo anno, possiamo avere uno spirito più elevato, perché elevazione dello spirito è progresso, è civiltà.
E’ civiltà che si traduce in pace sociale, rispetto reciproco, miglioramento dello stato sociale, benessere.
Non lasciamoci ingannare dalle sirene dell’egoismo e della cupidigia, perché finiremmo, prima o poi, col naufragare negli scogli, e, difficilmente troveremmo dei soccorritori.
Apriamoci l’un l’altro con amore disinteressato, che nulla si aspetta in cambio, ma che penetra nell’animo di ognuno di noi e ritorna, poi, moltiplicato.
Confidiamo in chi ci sta vicino invitandolo, con il nostro comportamento a guardarsi intorno con animo più aperto e maggiore comprensione.
Poniamo un freno, con ferma dolcezza, ai furbi ed ai prepotenti.
Auguriamo a coloro che hanno responsabilità sociali la forza di adempiere ai propri compiti con saggezza e lungimiranza. Sosteniamoli nelle loro debolezze con la forza della nostra presenza, significando loro che siamo loro vicini per aiutarli a correggersi e non per rimproverarli, perché nessuno è infallibile, ma tutti possiamo e dobbiamo essere in buona fede.
Un augurio particolare ai giovani della nostra città, perché i giovani sono il seme della società, la forza dell’avvenire, la realizzazione presente e futura dei desideri. Non strumentalizziamoli, perché prima o poi se ne accorgeranno, perché ciò comporterà tra loro delle divisioni, perché li farà vedere l’uno come nemico dell’altro.
Diamo loro prima la cultura e poi la preparazione necessaria per il loro futuro, perché un Popolo che non educa se stesso si dà la zappa sui piedi da solo.
Se ci dimostreremo, con l’esempio, loro vicini, otterremo la loro stima, il loro affetto, la loro fiducia, il loro amore. Ci sia d’esempio, in ciò, il sinallagma che ha unito, che unisce, Giovanni Paolo II ai giovani : i giovani avevano capito che quel Papa parlava loro, e dava loro l’esempio, prescindendo dal loro stato sociale, dalle loro idee politiche, dal colore della loro pelle, da ogni loro diversità, reale o ipotetica che fosse; avevano capito che era pronto, in ogni momento, a sacrificarsi per loro, e lo ricambiavano con altrettanto ed uguale sentimento.
Sentivano, nelle sue parole e nelle sue azioni, l’amore per loro ed il suo disinteresse personale. Per fortuna Benedetto XVI ha tutta l’aria di esserne un detto successore, e questo i giovani l’hanno capito, anzi lo hanno sentito.
Lo so, non è facile fare ciò: Giovanni Paolo II lo faceva con naturalezza perché era ed è un grande, e la sua grandezza consisteva e consiste, in parte, non tanto nel fatto che tutti la riconoscono, quanto nel fatto che nessuno riesce ad imitarlo nel suo agire e nel suo sentire le cose.
Ciò non significa che non dobbiamo provarci, perché in ognuno di noi ci sono delle capacità che noi stessi ignoriamo, perché spesso le cose che riteniamo impossibili si realizzano quando meno ce lo aspettiamo.
Un altro augurio particolare va a chi è chiamato al governo della nostra città, al nostro Sindaco.
Dimostra, caro Giancarlo, quelle doti che i Viterbesi hanno intravisto in te e che ti hanno riconosciuto, attraverso il loro suffragio, legittimandole. Non lasciarti intimidire dalle critiche che ti piovono addosso, e soprattutto non lasciarti ingannare dai vari plauditores che ti stanno intorno, che ti sono vicini per il loro interesse, che cercano di distrarti dall’adempimento dei tuoi compiti sociali. E ricordati che un amico è come il sole, che tu lo veda o no lui c’è sempre.
I plauditores no, loro debbono sempre mettersi in mostra, ma non sono amici.
Contrariamente a quanti criticano il tuo carattere definendolo troppo autoritario o con altri simili e vari aggettivi, che più che attagliarsi ad esso sono il riflesso dei loro malcelati interessi, ti diciamo, che sei sì autoritario, ma troppo poco, considerate le circostanze ed i tempi.
Confida nei giovani e cura che la loro educazione sia libera ed autonoma. Non perdere tempo a raddrizzare le gambe ai cani, perché un legno storto non sarà mai dritto.
Considera le tue qualità come un mezzo, volto al bene dei tuoi amministrati, ed usale,  senza tenere conto delle critiche strumentali.
Ascolta le opinioni ed i consigli di chi ha valore, amici o nemici che siano. Non invidiare l’intelligenza altrui, ma fanne tesoro. Soppesa e tieni a bada i furbi. Cammina sui binari della correttezza e non temere se le tue ruote possano stridere, per questo o quell’attrito, nelle curve del cammino che devi compiere. Affronta con l’impegno dovuto e con la necessaria serenità le salite che ti si presenteranno davanti, anche se spesso le dovrai superare da solo.
Le grandi cose non le hanno mai fatte gli uomini comuni, e nessun uomo comune ha mai avuto un grande carattere.
Ogni uomo al di sopra della media è stato sempre segnato da un caratteraccio.
Non lasciarti ammaliare dalle sirene di questo o quel porto, né attirare dalle lusinghe prossime e più facili: porta a termine il tuo mandato senza distrazioni di sorta.
Vedrai che i tuoi concittadini ti premieranno, poi, consentendoti di raggiungere, con maggiore certezza e solidità morale e politica, ciò che oggi può distrarti dall’adempimento di quanto ti è stato affidato.
Auguri caro Giancarlo, non avere paura!
Claudio Santella




Con una certa soddisfazione
di Bruno Matteacci

Matteacci Bruno Splinder
Ad ogni fine anno, si fanno i consuntivi dell’anno trascorso e si prendono in esame i risultati finali che possono essere di gradimento, o meno, di coloro che sono interessati all’esame stesso.
Come cittadino di questa magnifica città, Viterbo, e come collaboratore di questo foglio, sento il dovere di fare una disamina di quanto ho fatto con l’intento di collaborare con il Sindaco e la Giunta comunale e, nel contempo, vedere quanto è stato recepito dagli organi amministrativi nell’interesse della collettività.
A ragion veduta debbo ammettere che, nell’arco dell’anno trascorso, ho segnalato tanti, tanti problemi che, se risolti, i cittadini viterbesi avrebbero potuto trarne dei vantaggi, oppure avrebbero goduto della eliminazione degli inconvenienti segnalati.
Comunque tanti problemi sono stati risolti. La soddisfazione di un cittadino, è quella di vedere che la propria città sia vivibile e che i problemi, che si presentano giornalmente, vengano affrontati e risolti.
Con una certa soddisfazione ho preso atto delle intenzioni dell’Amministrazione comunale, fatte per bocca dell’assessore Antonio Fracassini, relative al rifacimento del manto stradale di molte vie cittadine.
Ritorno, comunque, sulla necessità di avere a disposizione una squadra di operai (stradini), alle dirette dipendenze del Sindaco  e dell’assessorato ai LL.PP., da utilizzare, giornalmente, per il mantenimento del manto stradale e la pulizia dei tombini che in gran numero sono otturati. Altra necessità impellente è che l’Amministrazione comunale non conceda più autorizzazioni alla rottura del manto stradale a chi non si impegna a rimettere in pristino il fondo stradale nella sua interezza, infatti, non è sufficiente stendere una striscia di asfalto che copra solo lo scavo effettuato. L’asfalto dovrebbe oltrepassare per qualche decina di centimetri il limite dello scavo stesso.
In molte vie della città, vedi in particolare il quartiere Ellera, si notano rattoppi, su scavi in cui sono stati messi a dimora cavi elettrici, telefonici o tubazioni varie, che a seguito del cattivo lavoro effettuato, sono diventati pericolosi canali a causa del cedimento del fondo stradale.
Bruno Matteacci



Strade Ellera e Cuculo da... sballo
di Agnese Galeotti

AgneseSplinder
Ancora una volta mi trovo a rendere nota la dissestata situazione della Strada Ellera. Una via da sballo! Più volte trascurata e altrettante rappezzata qua e là con rattoppi di asfalto. Ora tra buche, dossi, fanghiglia secca che non è stata mai rimossa dall'asfalto e appunto rappezzamenti, la viabilità della strada è veramente messa a dura prova!
Perché invece di sporadici interventi, non viene riasfaltato l'intero tratto della strada a partire dalla ferrovia della Roma Nord fino all'incrocio con il semianello?
Si potrebbe, in tal caso, cogliere l'occasione per migliorare lo scolo dell'acqua piovana, troppo spesso causa di dissesti.
Infatti, immancabilmente, quando piove, rimane per giorni sull'asfalto uno strato d'acqua e poltiglia fangosa che danneggiano il manto stradale, dando così origine a buche che, con il passare dei giorni, diventano crateri.
Per non parlare della possibilità che si possa formare il ghiaccio, pericolo per le autovetture. Quindi invece di metterci le mani in fretta e furia più volte, sarebbe opportuno farlo una sola volta e farlo bene, riasfaltando l'intero tratto di strada.
Nelle stesse condizioni si trova anche la Strada Cuculo, tra dossi e buche anche questa via, a dire il vero, molto trafficata, rimane spesso poco agibile e abbastanza pericolosa.
C’è poca cura delle strade della nostra città...  basta dare un'occhiata al resto delle vie del centro o anche della periferia più prossima, come Via Garbini, dove, soprattutto nel tratto che dall'incrocio del semianello porta al centro commerciale E. Leclerc, il manto stradale è notevolmente disastrato e anche la circolazione è aggravata dalla rotatoria oramai perennemente provvisoria che collega Via Garbini alla zona industriale del Poggino.
Agnese Galeotti



Ultimo spettacolo
Dario Bertollini Dario SplinderBertollini


Il cinema è ormai diventato un gigantesco business milionario, fatto di attori strapagati e di effetti speciali emozionanti, con lo scopo di intrattenere gli spettatori e catturare la loro attenzione e le loro pecunie.
Quanto appena detto sembrerebbe corretto vero?
Beh, lo è in parte o meglio ancora lo è solo per qualcuno: mentre è sacrosanto l’intento commerciale e di guadagno del cinema, è la parte sull’intrattenimento che invece scricchiola un po’, se la guardiamo dal punto di vista dei poveri cittadini di Viterbo, che sono ancora costretti a visionare i film in un ambiente a dir poco obsoleto. Ho avuto modo di riflettere sul fenomeno durante questo periodo di feste appena terminato, dove l’affluenza nelle sale è maggiore per via dei blockbuster natalizi che portano un maggior numero di spettatori al cinema.
Il caso ha voluto che tra i tanti ci fosse anche qualche mio conoscente, che mi ha prontamente riportato delle lamentele e delle critiche che mi hanno dato spunto per riflettere un po’.
I servizi forniti nella nostra amabile città sono nella maggior parte dei casi insufficienti, per non dire scadenti: schermi piccoli e datati, sonoro inaccettabile e poltrone scomode ci proiettano dritti dritti indietro di mezzo secolo, però il prezzo dei biglietti è aggiornatissimo, anche troppo. La situazione non migliora se pensiamo che cittadine molto più piccole di Viterbo possono godere di sale al passo coi tempi o addirittura di cinema multisala, mentre il capoluogo di provincia è ancora fermo a quanto elencato sopra.
Io mi limito solamente ad elencare i fatti, sperando che chi di dovere cerchi di porre rimedio in qualche modo a questa mancanza di rispetto verso il pubblico pagante, che spesso per ignoranza o mancanza di tempo è costretto ad accontentarsi di ciò che passa il convento. E chissà, magari se i proprietari delle sale investissero un po’ per modernizzare i loro locali, probabilmente ci sarebbe anche un maggiore afflusso di pubblico e di conseguenza più circolazione di denaro: fino a quel momento le loro lamentele sono ingiustificate, visto che prima di sbandierare ai quattro venti il loro malcontento, dovrebbero quantomeno offrire un servizio decente e che valga il prezzo (alto) del biglietto.
Dario Bertollini



Discoteche noiose
di Patrizia Labellarte


Si è parlato a lungo in questi giorni della grande serata organizzata dal comune di Viterbo e dalla provincia, nel capannone della Fiera di Viterbo, per festeggiare a suon di musica il capodanno 2006.
Grandi ospiti del panorama musicale internazionale, tra cui dee-j, vocalist nonché la presenza di importanti personaggi televisivi. Insomma un grande evento finalmente organizzato per noi ragazzi e nella nostra città!!! Tante aspettative per una serata unica ed indimenticabile che avrebbe riunito migliaia di giovani provenienti da tutto il Lazio e non solo.
Ma a furor di popolo la serata non è andata proprio come si era prevista… le lamentele sono state molte e si è sollevato attorno a questa manifestazione un polverone infinito.
Ora, delle ragioni di questo insuccesso non ne voglio parlare mentre, qui, vorrei  spezzare una lancia a favore della festa. Mettendo da parte una organizzazione che si è rivelata  un po’ scadente, si deve ammettere che per noi, tale festa è stata una vera e propria novità.
Non sarà stata il massimo, ma almeno non è stata la solita e stra-rivista serata in discoteca.
E, sì, perché, le discoteche della Tuscia cominciano a stancare… non offrono ahimè un prodotto che riesca ad attirare i giovani: niente animazione, nessuna serata a tema, sempre e solo musica, la solita musica, ed un costo del biglietto di entrata che comincia ad essere eccessivo.
Risultato?
Facce annoiate e discoteche semi-deserte! Allora, ben venga la novità, magari con un pizzico in più di organizzazione e precisione che non fa mai male!
Patrizia Labellarte

postato da: Spvit | 13:10 |


L’Arte dei falegnami

di Riccardo Manca


Manca Riccardo SplinderNel 1493, i Rettori dell’Arte dei Falegnami chiesero di erigere una Chiesa dedicata a San Sebastiano.
L’anno successivo il Consiglio Comunale di Viterbo concesse all’Arte dei Falegnami un’area ubicata in Via Chigi.
La decisione delle autorità non fu gradita ai responsabili dell’Arte, i quali manifestarono l’intenzione di costruire una chiesa in Via San Lorenzo. Sempre nel corso del 1494, i Rettori dell’Arte dei Falegnami impartirono l’ordine di iniziare i lavori di costruzione della chiesa ai mastri muratori Gaspare di Bartolomeo proveniente da Prato e Giovanni Battista detto “Il Fastello”.
Le autorità, nel 1507, concessero una trave da utilizzare per la copertura della chiesa. La costruzione terminò intorno al 1524.
La Chiesa di San Sebastiano, che si trovava nei pressi di Piazza San Lorenzo, era la sede dell’Arte dei Falegnami. L’Arte, nel 1511, faceva pagare una tassa per l’iscrizione all’Arte stessa. Chi esercitava la professione, Viterbese o forestiero, trascorsi quindici giorni dall’inizio di tale attività, doveva giurare ai Rettori di “fare bene diligentemente la detta arte et obbedire omne comandamento d’essi rettori”.
Lo stemma dell’Arte è composto da un compasso aperto recante nelle punte e nello snodo una stella a sei raggi. A capo dell’Arte vi erano il Rettore ed il “Camerlengo”. Queste figure, tra l’altro, controllavano che gli iscritti osservassero le disposizioni dettate dallo statuto. Il Camerlengo, o “Camerario”, era anche il responsabile dei beni dell’Arte. Nel 1808, Camerlengo dell’Arte era Luigi Morini e nel 1855 Carlo Antonio Morini. Lo statuto dei Falegnami, nel 1465, dichiara “che ognuno stia queto quando li maestri sono congregati insieme” e “che una delle principali virtù è l’honestà e lu silentiu quando bisogna e maximamente nelle congregationi dei popoli”.
Nel Capoluogo della Tuscia, intorno al 1923, esercitavano la professione di ebanisti Igino Aragnetti e Guido Fiorucci, Angelo Fracassini, Pietro Guiducci, Paolo Montalboldi e Giulio Ronchini. Questi gestiva un’“Industria e commercio dei legnami” con sede in Via Porta Murata. Aragnetti e Fiorucci, come riporta una pubblicità dell’epoca, avevano “una fabbrica di mobili artistici di ogni stile in Vicolo Palombo nn. 7 e 9, presso Via Mazzini (locali propri)”.
Attualmente Vicolo Palombo è Via dei Tignosi. Già nel 1926, Tito Nocilli aveva “un moderno stabilimento per la lavorazione del legno con completo macchinario”.
I locali della fabbrica erano ubicati in Vicolo di Mezzo 8 e 9 ed in Via del Suffragio nn. 14 e 17. Nello stesso anno, Tullio Cifola in Via San Rocco n° 8 gestiva un “premiato stabilimento con macchinario elettrico per la fabbricazione dei mobili in ogni stile”.
Riccardo Manca



Festival del teatro
di Francesca Bruti

Bruti Francesca SplinderLa decima edizione del Festival nazionale di teatro amatoriale - premio città di Viterbo, si è conclusa domenica 18 Dicembre, con il Gran Gala, durante il quale sono stati decretati i vincitori delle varie categorie di premi. La manifestazione ha ottenuto un ampio consenso, dato dall'attenzione degli organi della stampa, locali e nazionali, e dall'affluenza di pubblico. Inoltre, grande è stata la soddisfazione delle compagnie intervenute in questa edizione; compagnie che risultano tra le migliori aderenti alla FITA di tutta Italia.
Lo stesso Bruno Mencarelli, fondatore della compagnia teatrale viterbese Compagnia Favl e tra i maggiori promotori della manifestazione, ha affermato che “contrariamente agli altri anni, sono stati chiamati a partecipare compagnie tra le più autorevoli, quelle compagnie che negli anni passati hanno vinto le più importanti rassegne o manifestazioni a livello nazionale, così da dare una maggiore caratura artistica all'evento, che è sempre veicolo di crescita culturale anche per le realtà dei gruppi teatrali che sempre più numerosi emergono nella nostra provincia”.
Dunque, l’arte del teatro resta ancora oggi una delle attività più antiche del mondo nell’ambito della cultura e della comunicazione, ma mai come oggi non si può non considerarla una realtà viva nel tessuto socio-economico di Viterbo; e questo è possibile anche grazie all’Alto Patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri e del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, ma soprattutto grazie alla volontà e all’impegno delle numerose persone che lavorano dietro e sopra il palcoscenico e che credono fermamente in questa forma d’arte.
Un accenno a cosa sia la FITA: è la più antica federazione dei gruppi teatrali amatoriali, che sostiene la crescita morale e culturale dell’essere umano, attraverso ogni espressione dello spettacolo realizzato con carattere di amatorialità -anno di fondazione: 1947-; aderisce al C.SA.I.N. (centri sportivi aziendali ed industriali), all’A.I.T.A. (associazione internazionale teatro amatori) e al C.I.F.T.A. (comitato internazionale teatro amatori di cultura latina). La FITA si compone di: Comitato Nazionale; Comitati Regionali, presenti in ogni regione; Comitati Provinciali, presenti in ogni provincia con più di 5 associazioni affiliate; Fiduciari Provinciali, presenti in province con meno di 5 associazioni affiliate.
Ecco i vincitori di alcune categorie del 10° Premio Città di Viterbo:
Miglior spettacolo: Compagnia La Barcaccia di Verona, con Sior Todero Brontolon di Carlo Goldoni.
Attore protagonista: Carlo Greca della Compagnia "Amici del teatro" di Enna, con Questi fantasmi di Eduardo De Filippo.
Attrice protagonista: Dana Caresio della Compagnia Teatro degli Strilloni di Torino, con 3 donne alte di Edward Albee.
Regia: Andrea Caldarelli della Compagnia Filarmonico Drammatica di Macerata, con Lo zoo di vetro di Tennesse Williams.
Premio del pubblico: Compagnia La Barcaccia di Verona, con Sior Todero Brontolon di Carlo Goldoni.
Francesca Bruti



Quando si vede si vede che non vede
di Baccaione


L’amministrazione comunale ha installato un apparecchio elettronico, con il quale rileva tutti gli autoveicoli che non rispettano il semaforo all’incrocio delle Pietrare e pone a carico degli stessi le conseguenti sanzioni.
Benissimo.
Così i furbi ed i prepotenti avranno di che riflettere.
Ci permettiamo di suggerire l’installazione di simili marchingegni anche nei pressi del passaggio a livello di Porta Fiorentina e sul tratto interno della via Cassia, poco prima che, procedendo verso nord, si imbocchi via Garbini.
Per la precisione davanti ad una rinomata pasticceria ed ad una contigua pizzeria, dove ci si ferma continuamente e non certo per impellenti necessità.
Nel primo caso tutti gli automobilisti che, per loro educazione, si comportano da prepotenti, si daranno una calmata, a cominciare da quelli che, quando il passaggio a livello è chiuso, parcheggiano subito a ridosso delle sbarre abbassate e, via via di seguito, occupano quasi interamente l’antistante incrocio, infischiandosene altamente di quanti, sopraggiungendo dalla Teverina, debbono passare per forza attraverso l’incrocio medesimo.
Nel secondo caso per costringere i vari buongustai a fare qualche passo a piedi in più, così da dare loro, tra l’altro, la possibilità di smaltire quelle calorie di troppo che si apprestano ad assumere.
Del resto non si vede più un vigile da quelle parti, e quando si vede, si vede che non vede.
Tutto questo ha un costo, direte voi, e quando si prende un provvedimento per fare qualcosa occorre anche stanziare dei fondi per la sua realizzazione; presto fatto: i soldi possono essere reperiti, senza terremoti finanziari, in parte togliendo al dirigente, ed ai mini-dirigenti suoi pertinenti, che non provvedono, come loro compito impone, una quota dell’indennità di dirigenza che percepiscono per provvedere, ed in parte dai fondi destinati sempre alle varie indennità corrisposte, quale controprestazione, a quei vigili che la prestazione non prestano e che, comunque, con l’installazione delle apparecchiature elettroniche, non sono più tenuti a prestare.
Un piccolo esempio di meritocrazia.
Baccaione



Grandi eventi
di Sanclaudio


Visto e considerato che chi deve provvedere non provvede, richiamiamo l’attenzione dell’Assessore ai grandi Eventi affinché possa essere realizzato quanto appresso ci permettiamo di segnalare.
- Educare ed istruire convenientemente i vigili urbani, ad eccezione di quattro o cinque al massimo.
- Pulire sotto i cassonetti dei rifiuti solidi urbani e nelle loro immediate vicinanze.
- Regolamentare il deposito dei rifiuti solidi urbani, previo una disposizione dei vari cassonetti in luoghi più idonei, vigilando sul rispetto del regolamento stesso.
- Rifare periodicamente la segnaletica stradale orizzontale per tutta la città, a cominciare dalle strisce pedonali per finire alle corsie di incanalamento, che in molti casi debbono essere riviste di sana pianta.
- Provvedere al far funzionare quei semafori che, seppure installati, non funzionano.
- Far funzionare i servizi dati in appalto.
- Mantenere pulite le strade ed i vari spazi di verde pubblico sparsi qua e là per la città.
Ma questi non sono grandi eventi direte Voi, cari concittadini, sono provvedimenti di normale amministrazione. Si, d’accordo, ma non a Viterbo.
- A Viterbo i vigili urbani, quando sono urbani, sono maestri dell’elusione amministrativa.
- A Viterbo sotto i cassonetti regna perenne ed indisturbata l’immondizia spicciola.
- A Viterbo ognuno è libero di depositare in mezzo alla strada l’immondizia che produce, in ogni ora del giorno e della notte.
- A Viterbo la segnaletica orizzontale stradale è un vecchio ricordo e, laddove c’è, è spesso sbagliata e comunque inesatta e fuorviante (vedi per tutti piazzale Gramsci).
- A Viterbo alcuni semafori, seppure installati da tempo immemorabile, non hanno mai funzionato né funzionano.
- A Viterbo i servizi dati in appalto sono lo specchio e la misura dell’arroganza del potere.
- A Viterbo non si riesce a vedere pulita una aiuola, una piazza o una via.
Una che sia una.
Ed allora, visto e considerato che queste manifestazioni di civiltà, di buon governo, vanno avanti da anni in maniera così disordinata, non sono da considerarsi grandi eventi le eventuali soluzioni dei problemi sopra accennati? A noi sembra di si. Auguri Assessore.
Sanclaudio



Ars gratia o disgrazia artis?
di Periscopio


I Cosmati ed i Vassalletto, maestri marmorari di un tempo ormai passato, eccelsero per la loro maestria nel comporre i mosaici delle pavimentazioni di numerose chiese di varie città; per tutte, citiamo, invitando a visitarla, la basilica di Santa Maria in Trastevere, a Roma, dove la bravura di questi insigni artisti si esprime in maniera meravigliosa.
Non con altrettanta maestria, purtroppo, si sono espressi quei maestri della pavimentazione che, chiamati a porre in loco, in Piazza del Comune, le basi di sostegno alle transenne che vengono colà posizionate durante il trasporto della Macchina di Santa Rosa, hanno prima rimosso e poi nuovamente posizionato i sampietrini che erano stati precedentemente collocati in quella magnifica piazza, con invidiabile perizia, sì da dotarla di una invidiabile pavimentazione. E li hanno pure pagati. Prosit. Andate a vedere per credere, cari concittadini.
Periscopio



La calza più lunga del mondo
di Pantaleo Spagna


La calza più lunga del mondo è stata ideata e realizzata dal Centro Sociale Pilastro.
Il 5 Gennaio 2006, ha visto sfilare per le vie della città di Viterbo, il trasporto  della quinta edizione della la calza più lunga del mondo. Evento ideato e progettato dal presidente del Centro Sociale Pilastro, Luciano Barozzi. Nella conferenza stampa del 03/01/06, indetta dallo stesso, nella sala consigliare del Palazzo dei Priori, in cui l’assessore Fosca Tasciotti, grande sostenitrice dell’evento, ha definito la calza il terzo evento che periodicamente si svolge nella nostra città.
Nella conferenza suddetta, dove è emersa la solidarietà (ospedale Madagascar) a cui è dedicata la calza, tante associazioni hanno partecipato alla realizzazione della stessa, ma il lavoro vero e proprio è stato svolto manualmente, solamente dagli utenti del Centro Pilastro. E’ chiaro che per realizzare il trasporto, dal centro, è stata svolta una grossa mole di lavoro.
Un notevole contributo al Centro, l’ha data senza dubbio, come negli anni passati, il 500 Tuscia Club, con le Fiat 500 messe a disposizione per il trasporto della calza. Le televisioni locali e nazionali, hanno fatto servizi i quali hanno fatto conoscere a Viterbesi e persone di altri paesi e città, la bellezza e l’originalità della calza. Delusione nella stampa locale.
La redazione di un giornale locale, non ha trovato un giornalista che avesse avuto voglia di scrivere due righe, nell’edizione di venerdì 6 Gennaio a favore della calza. Grande risalto dell’evento, l’ha dato il quotidiano nazionale l’Avvenire con una bella foto e un bell’articolo sul numero di domenica 8.
La nostra Amministrazione comunale, sarà soddisfatta per i consensi che l’edizione del trasporto ha avuto e per il fatto che la città può vantare un evento che è degno di essere citato sul prestigioso registro dei primati mondiali.
Voglio ringraziare la Polizia locale, la Polizia di Stato per l’esemplare servizio svolto e i Vigili del fuoco per la collaborazione.
Pantaleo Spagna



Ci scrive Marcello Meroi


Preg.mo Mauro Galeotti, direttore “La Città”
Caro Mauro,
ho letto con attenzione, su la Città della scorsa settimana, l'articolo Mandiamoli a lavorare, dedicato alle indennità spettanti ai politici ed in particolare ai parlamentari.
Nulla da dire sul fatto che siamo certamente una categoria privilegiata che riceve importi notevoli, benefici, trattamenti che vanno riconosciuti obiettivamente come di assoluto valore economico.
E' altrettanto giusto ricordare come anche le spese che sosteniamo non siano poche (uffici, corrispondenza, presenze a manifestazioni, contributi), ma certo chi si lamentasse meriterebbe una pubblica censura, alla luce dei trattamenti economici e delle difficoltà in cui la gran parte degli Italiani si trova ad operare mensilmente.
Ma per puro amore di verità e per la corretta informazione che si deve ai lettori, vorrei precisarti alcune inesattezze contenute nell’articolo in questione.
Le nostre indennità sono pubblicate analiticamente nel sito HYPERLINK “http://WWW.CAMERA.IT” WWW.CAMERA.IT leggendo troverai, con assoluta precisione, l’esatto ammontare di emolumenti ed extra.
Da qui potrai evincere come nulla ci è dovuto (e giustamente), per rimborso affitto, telefono cellulare, tessera teatro, tessera autobus, francobolli, piscine e palestre, mentre il trattamento sanitario è regolato da una polizza assicurativa il cui costo ci viene detratto mensilmente dalle indennità percepite.
Prendiamo tanto, è vero, ma non si esageri sui trattamenti speciali che qualcuno ha reso fantasiosamente esasperati.
Un’ultima, ma fondamentale considerazione: i costi della politica sono alti, troppo alti.
Come certamente saprai nell’ultima Finanziaria il Governo ha inserito un taglio al dieci per cento delle indennità percepite dai parlamentari, su proposta del gruppo di A.N. Tengo a precisare che tale proposta in realtà fu presentata dal sottoscritto in sede di approvazione della precedente Finanziaria, ma non fu approvata perché il provvedimento venne sottoposto a voto di fiducia e quindi nel testo privo di emendamenti. La mia proposta in realtà sottoponeva ad una riduzione del dieci per cento tutte le indennità, da quelle dovute ai Consiglieri Circoscrizionali, sino ai Parlamentari Europei, non dimenticando neanche i membri dei Consigli di Amministrazione di Enti controllati dalle Amministrazioni centrali e periferiche.
Il risparmio, ti assicuro, era notevole e la mia proposta era quella di utilizzarlo per attività sociali e per finanziamenti mirati agli Enti Locali.
Oggi questa proposta, sia pure parzialmente, è stata recepita, ma su questo fronte si può e si deve fare di più.
Come vedi non tutti alla fine,… incassano in silenzio… pensando solo al proprio portafoglio.
Grazie per l’attenzione.

Marcello Meroi

Marcello grazie per la precisazione, e non ho dubbi sulla veridicità di quanto affermi, ma ti invito a consultare i siti qui sotto elencati, danno ragione a chi mi ha inviato la nota, quindi, forse, derivano da qui le “inesattezze” che giustamente evidenzi.
-www.luino-online.it/Notizie/stipendi.html
-digilander.libero.it/dailyopinions/daily_stipendio_parlamentari.htm
-www.protadino.it/20000709/08quanto.html
-www.pmli.it/stipendiparlamentari.htm
-www.resistenze.org/sito/os/ip/osip3g25.htm
-www.fuoriradio.com/alternuke/article3019.html
-www.associazioni.prato.it/orsaminore/htm/docum/diritti/pens.htm
-spazioinwind.libero.it/paolore/notizie/busta-paga.html
-forum.swzone.it/showthread.php?t=3551

in questo sito invece trovo quanto da te affermato:
-digilander.libero.it/Capellone76/costodiundeputato.htm
Ti ringrazio e ti invio cordiali saluti
Mauro


Personaggi viterbesi d.o.c.
di Pantaleo Spagna

E TRE: una persona di una certa età, era solito frequentare le osterie che all'epoca erano molte, dopo aver bevuto alcune fojette, usciva traballante e tutti i ragazzi lo inseguivano apostrofandolo; e tre, e tre. Lui rispondeva tanto non mi incazzo, poi andava in escandescenza e apostrofava i ragazzi con tante parolacce.

BELARDINO: barbone viterbese, girava con un cappello da pastore e una sacca sulla spalla, era amato da tutti i Viterbesi.

BACIAMADONNE : I fratelli Andiamo, facevano i falegnami a Viterbo, in via della Bontà, proprio all’imbocco della piazza di San Sisto, sotto un ampio arco, poi distrutto dai bombardamenti. Uno dei fratelli, era soprannominato Baciamadonne, perché si fermava in tutte le edicole delle Madonne e mormorava una preghiera, lui e l’altro fratello, sembravano gemelli, della stessa statura, vestivano i panni di lavoro alla stessa maniera, con un zinale parannanzi logoro dall’usura.
Un gruppo di ragazzi, che oggi si potrebbe chiamare il branco, conoscendo il caratteraccio di Baciamadonne, si divertiva a farlo arrabbiare. Siccome in quel periodo pasquale tutti i ragazzi tenevano in tasca un blocchetto di marmo e un scatoletta di Valda piena di una miscela di polvere di zolfo e di potassio, questi mettevano in terra un pizzico di miscela. Sopra ad essa mettevano il blocchetto di marmo e davano un colpo con il tallone della scarpa, provocando un deflagrazione con un forte boato. I ragazzi, per indispettire i due falegnami, preparavano le loro miscele, si collocavano in giro, vicino alla bottega di Baciamadonne e ad un segnale, insieme colpivano con forza i loro blocchetti causando un bel fragore che faceva saltare i nervi ai due poveretti. Allora Baciamadonne, cominciava ha inveire contro i ragazzi, tirava loro qualunque attrezzo di lavoro che aveva in mano, poi scattava in una corsa verso la Chiesa di San Sisto e anziché pregare, cominciava a tirare sassi, sassi che aveva sempre nella tasca del suo grembiule, per sbollire la sua rabbia.
Pantaleo Spagna



Le so’ boni li biscotti de Sant’Antonio
di Patrizia Labellarte


Il 17 gennaio, in alcuni paesi della Tuscia, quali Blera, Canepina, Soriano, si festeggia il giorno si Sant’Antonio, dedicato alla benedizione degli animali. Un tempo, questi venivano infiocchettati e condotti, per le vie del paese fino al sagrato della chiesa, dove si svolgeva il rito.
La particolarità era che questi animali portavano come ornamento dei biscotti appesi alle orecchie che venivano distribuiti dal “signore della festa”, uomo addetto alla loro preparazione, a tutti i contadini che portavano gli animali a benedire. I biscotti avevano ed hanno tuttora una composizione diversa che varia da paese a paese.

Biscotti di Sant’Antonio
come si fanno a Soriano.

Ingredienti:
3 uova, latte, vino e olio q.b., 1 buccia di limone grattugiata, 300 gr. di zucchero, 70 gr. di lievito di birra, 2 cucchiai di Alchermes, cannella q.b., 1 bustina di vanillina, semi di anice.

In un recipiente contenente la farina, sciogliere con un po’ di acqua calda il lievito, dunque impastare e lasciare lievitare per 4/5 ore. In un altro recipiente unire le uova sbattute, l’olio, il vino, i semi di anice tenuti a bagno nel latte, lo zucchero, la vanillina, l’Alchermes e la buccia grattugiata del limone. Impastare il tutto ed unirlo alla pasta precedentemente preparata  e lievitata.
Preparare da questa delle ciambelle a forma di doppio anello da sbollentare in acqua  finché non tornano a galla, poi disporle sulla teglia, spennellarle con l’uovo sbattuto e metterle in forno caldo per 25-30 minuti.
Patrizia Labellarte

postato da: Spvit | 12:56 |