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mercoledì, dicembre 28, 2005
28 Dicembre 2005 Anno XV n° 24
Il Mercatino del Viandante Antiquariato - Artigianato è ad ORTE (VT) di fronte all’Uscita dell’Autostrada del Sole il 22 Gennaio 2005 e ogni quarta domenica del mese Info: 3393337869 (Mauro)
AUGURI A TUTTI I NOSTRI LETTORI A QUELLI CHE CI AMANO E A QUELLI CHE CI SOPPORTANO. AUGURI AI NOSTRI INSERZIONISTI, GRAZIE A LORO QUESTO QUINDICINALE E’ LIBERO DI ESPRIMERE OPINIONI.
Bonatesta, Fioroni, Meroi, Brachetti e... Se ci siete battete un colpo di Mauro Galeotti
Gli ultimi due articoli dedicati a sensibilizzare gli amministratori comunali e la Commissione per l’ornato ad avere più attenzione sulle pietose condizioni ornamentali della nostra città, hanno dato i loro frutti. Ho, infatti, ricevuto, con piacere, dall’architetto Annunziata Lanzillotta, capo servizio tecnico della direzione generale, con a capo l’architetto Armando Balducci, un’esauriente nota che aggiorna, me ed i lettori, su quanto sta facendo in merito il Comune di Viterbo. Pubblico la lettera per intiero, perché ho colto nell’architetto la voglia di fare, di realizzare e l’amore per la nostra città. Valori che troppo spesso vengono sommersi dagli interessi personali del politicante di turno.
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Gentile Mauro Galeotti, Le rimetto una nota in ordine alle attività che sono in corso sul tema “centro storico”, con l'intento di fare cosa utile. Cordialmente arch. Annunziata Lanzillotta
ATTIVITA’ IN CORSO Piano dell’Ornato e dell’arredo urbano. L’Amministrazione comunale ha intenzione di dotarsi di un nuovo Piano dell’Ornato e dell’arredo urbano esteso ai centri storici, ma anche alle aree di prima espansione a ridosso della cinta muraria al fine di meglio regolamentare ed incentivare le attività di riuso e di recupero del centro storico già previste nell’attuale Piano dell’Ornato approvato con Delibera di C.C. n. 96 del 19.03.1999. Scopo del nuovo strumento, già elaborato, ma non ancora adottato, è agevolare e favorire l’azione di recupero e di salvaguardia dei centri storici. Il nuovo Piano - improntato ad esigenze di rigorosa tutela e conservazione che, tuttavia, non si traducono in rigidi e vessatori divieti per gli abitanti e per quanti operano nella città storica - è uno strumento agile, di facile consultazione ed interpretazione, le cui norme sono corredate da una poderosa ed accurata documentazione storica e cartografica. Sono ancora da approfondire con i gestori delle società erogatici di servizi pubblici (enel, gas, telecom, …), le modalità e le forme di intervento nei centri storici. Il Piano non sarà approvato prima di averne reso partecipi, nelle forme e nei contenuti, gli abitanti della città di Viterbo. L’idea è quella di presentare il Piano nella cornice dei vari quartieri storici, in forma di mostra itinerante (saranno esposti e discussi gli elaborati e le norme del Piano in un pubblico confronto tra i progettisti del Piano stesso, i responsabili degli uffici ed i cittadini interessati!), nella convinzione che la politica dei vincoli e dei divieti imposti dal legislatore, ma non condivisi e compresi dai cittadini, non favorisce la conservazione. Gli abitanti sono i principali e consapevoli custodi del patrimonio storico ed architettonico della città di Viterbo.
Convenzione per il recupero, la valorizzazione e la trasformazione sostenibile dei centri storici di Viterbo L’Amministrazione Comunale ha proposto all’Università della Tuscia ed all’Università di Roma la sottoscrizione di una convenzione per il recupero, la valorizzazione e la trasformazione sostenibile dei centri storici di Viterbo con l’intento di continuare la strategia per la rivitalizzazione dei centri storici; di prestare un livello alto di attenzione ai bisogni e ai “diritti” degli abitanti e dei fruitori della città antica, sia nella fase di stesura di un piano di salvaguardia che in quella di attuazione mediante: l’analisi dei processi intervenuti e dei risultati prodotti dagli stessi sul tessuto sociale degli abitanti e dei fruitori degli spazi urbani recuperati; il recupero patrimoniale ed ambientale previa analisi e rilettura critica delle esperienze già effettuate (diagnostica).
Regolamento per la concessione di contributi in conto interessi sui mutui per il recupero e risanamento di immobili nei centri storici Il Comune di Viterbo concede finanziamenti in conto interessi ai proprietari di immobili ubicati nei centri storici che provvedono alla loro ristrutturazione tramite acquisizione di mutui presso istituti di credito viterbesi. Con apposito atto di Consiglio comunale è stato già da tempo deliberato il regolamento e lo schema di convenzione da stipulare tra Comune e gli istituti bancari aderenti all’iniziativa. Attualmente gli istituti bancari con cui l’Amministrazione ha stipulato apposite convenzioni sono tre: CARIVIT, Banca di Credito Cooperativo, Banco di Brescia. In esito a tale sottoscrizione il Comune eroga ai privati che ristrutturano nel centro storico contributi in conto interessi in ragione del 4% annuo per la durata del finanziamento. Considerati gli attuali tassi di interesse praticati dalle banche, l’Amministrazione con il suddetto contributo copre totalmente, o quasi, le spese bancarie a carico dei proprietari che recuperano immobili posti nel centro storico.
Operazione “facciate pulite” Il Comune, con il tramite degli uffici interessati, ha predisposto un progetto di massima per il recupero delle facciate del centro storico deturpate da fili e condutture varie. Due le problematiche da affrontare per rendere realizzabile l’operazione “facciate pulite”: concordare e coinvolgere nel progetto le società erogatrici dei servizi che attualmente operano in regime di concorrenza e non più in regime pubblico; recuperare le risorse necessarie all’attuazione del progetto.
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E qui termina la nota dell’architetto Annunziata Lanzillotta, che ringrazio per la professionalità e la chiarezza. Ma contestualmente alle attività che l’Amministrazione comunale ha avviato per il recupero e la valorizzazione dei centri storici occorre, da un lato, accrescere l’attenzione, il rispetto e la conoscenza consapevole dei cittadini verso il patrimonio storico-architettonico dei centri storici con una politica di educazione ambientale da promuoversi con il contributo di scuole, associazioni, università; dall’altro una costante attività della politica per reperire le risorse necessarie presso le istituzioni competenti, in particolare presso la Regione Lazio. Occorre, quindi, che i buoni propositi non restino sulla carta, come troppo spesso avviene, pertanto mi pare opportuno sollecitare i nostri politici, come il senatore Michele Bonatesta, gli onorevoli Giuseppe Fioroni e Marcello Meroi, l’assessore regionale Regino Brachetti, il presidente della Provincia Alessandro Mazzoli, il sindaco di Viterbo, Giancarlo Gabbianelli, i quali ci leggono perché invio loro questo quindicinale, e... tutti i politici di buona volontà, ad unirsi per fare in modo di sollecitare la Regione Lazio e chi ne ha la competenza a realizzare il sogno di vedere la nostra città degna degli abitanti che ci vivono. Mauro Galeotti
Giotto Giotto stavolta la O ti è venuta... ovale di Simone Galeotti
Sono già passate alcune settimane da quando il nuovo Centro Giotto, sito a Viterbo sulla Tangenziale ovest, ha aperto i battenti. Sono passate alcune settimane anche dal caos che lo stesso Centro ha contribuito a creare con la discutibile promessa fatta a molti clienti di rifornirsi di alcune decine di cellulari in promozione per la domenica successiva all’apertura. Promessa non mantenuta. Quel giorno sono dovuti intervenire perfino i carabinieri per evitare che la folla, indispettita da tale atteggiamento poco chiaro, potesse creare qualche danno. Per questo motivo mi sembra strano che, nonostante questo increscioso precedente, campeggi ancora a pochi metri dal negozio un cartellone pubblicitario, gigante, promettente un cellulare Nokia 6600 al prezzo sbalorditivo di 99 euro. Perché il Centro Giotto si ostina ancora a pubblicizzare un’offerta che non esiste? Sappiamo tutti che i cellulari Nokia 6600 riservati a quella promozione sono terminati già pochi giorni dopo l’apertura del Centro stesso. Sono evidenti i “benefici” che il Centro può trarre da quella pubblicità relativa ad una vantaggiosa offerta oramai scaduta da tempo! ma chi amministra quell’esercizio dovrebbe sapere che, come prima regola, in una qualsiasi attività commerciale, c’è il rispetto del cliente… non la sua presa in giro con offerte ormai scadute. Mi aspetto che tale pubblicità, oramai ingannevole, venga rimossa al più presto, grazie. Simone Galeotti
Erba al Palazzo di Giustizia di Cludio Santella
Siete mai capitati dalle parti del nuovo Palazzo di giustizia? Se ci siete capitati non vi sarà sfuggito che da qualche mese il piazzale ad esso antistante è stato ricoperto d’asfalto. Benissimo. Ci chiediamo, però, come mai, in così poco tempo, si sia data la possibilità a varie piantine di erba e ad altre piante selvatiche di crescere addirittura sulla terra accumulatasi ai bordi dei marciapiedi. Non parliamo, poi, di quelle piante che crescono su quelli che avrebbero dovuto essere dei marciapiedi centrali al piazzale stesso. Questi passaggi pedonali non sono stati asfaltati e in essi trovano cittadinanza non solo le più svariate specie di piante, ma anche l’insegna del palazzo di giustizia.
E’ la giustizia che, a modo suo, tutela la natura da vicino, oppure è la Giustizia che è stata buttata tra le erbacce?! Non v’è cenno di pulizia: una scatola di cartone, buttata lì da qualche ben educato, da un paio di mesi, giace ancora in loco nonostante le varie forme di pioggia, cadute su di essa, abbiano tentato di scoraggiarla a restare sul posto. Ad essa fanno compagnia pacchetti vuoti di sigarette, bucce di arance, bottigliette di plastica di ogni genere, montini di cicche dislocati qua e là e quant’altro possiate immaginare. Al limitare di questo piazzale, in posizione che impediva la visuale a chi usciva dallo stesso, nel bel mezzo di un incrocio, fino a pochi giorni fa, regnavano sovrani due cassonetti per la raccolta delle immondizie stesse. Stavano lì come palazzo del governo delle immondizie varie disseminate su tutto il piazzale vicino: finalmente sono stati rimossi e posti in una posizione che non dà fastidio. Auguriamoci che questa opera di ricollocazione si allarghi a macchia d’olio anche agli altri cassonetti disseminati per tutta la città, perché, non ci stancheremo mai di ripeterlo, la maggior parte di essi sono posizionati in un modo che lascia molto, molto a desiderare. Claudio Santella
Viterbo città dormiente di Dario Bertollini
La situazione di Viterbo per quanto riguarda lo svago dei giovani è a mio avviso piuttosto preoccupante. Il costante afflusso di studenti da altre città non ha fatto altro che evidenziarne il problema: è infatti abbastanza evidente la mancanza di locali alternativi alle solite discoteche o ai classici pub. Difficile trovare luoghi di ristorazione aperti tutta la notte, altrettanto arduo è trovare manifestazioni o eventi dedicati ai giovani, per non parlare di locali dove sia possibile ascoltare della buona musica dal vivo (pur sopravvivendo ancora alcune mosche bianche). Inoltre, per quanto concerne la scena musicale, sarebbe accolta trionfalmente una sala prove per i gruppi aperta anche di notte (utopia, visto che scarseggiano persino quelle aperte di giorno), così come una maggiore presenza di concerti e di locali che se ne occupino. Onestamente non so per quale motivo nessuno faccia qualcosa per risvegliare la piccola città dal torpore nel quale si trova da diversi anni a questa parte e dubito anche che i nostri giovani siano così ottusi da non rendersi conto della situazione piuttosto grigia nella quale si sono trovati loro malgrado a vivere. Ben diverso (e permettetemi di dire, decisamente triste) sarebbe se, pur individuando il problema, i ragazzi di Viterbo non se ne interessassero minimamente, continuando a lasciare tutto quanto immutato: dalle lamentele che ascolto continuamente dai giovani che conosco però, non sembrerebbe questo il caso. Se realmente Viterbo intende diventare una città universitaria, come sembra stia facendo, sarà oppurtuno che si aggiorni e che metta a disposizione ben più di qualche pub e di assordanti discoteche per intrattenere i suoi studenti, che a quanto pare stanno diventando sempre più esigenti su come spendere il loro tempo libero (e di conseguenza i loro preziosi soldi). Dario Bertollini
Cantonieri, stradini, appalti di Bruno Matteacci
A pagina 382 del dizionario della lingua italiana De Voto-Oli, alla voce "cantoniere" si legge: "operaio cui è affidata la cura di un tratto di strada"; mentre a pagina 2373, alla voce "stradino" è scritto: "addetto alla manutenzione delle strade". E' pur vero, che molto prima, a pagina 138 è il termine "appalto" che è così spiegato: "contratto col quale una parte assume, con organizzazione dei mezzi necessari e con gestione a proprio rischio, il compimento di un'opera o di un servizio dietro un corrispettivo in denaro". Si vede che qualche amministratore, per non perdere tempo, si è limitato a leggere il dizionario solo nelle prime pagine, senza tenere conto che in quelle successive esistono delle soluzioni diverse dall'appalto. Mi auguro che qualcuno sfogli più a lungo il dizionario e prenda atto che i "vecchi" amministratori, non a sproposito, utilizzavano "cantonieri" e "stradini" con ottimi risultati. Il piacere di consultare il dizionario è scaturito dall'assurda situazione che si è venuta a creare in occasione delle ultime pioggie che hanno causato seri allagamenti in molte vie della città. Non si venga a dire che in questi giorni sono cadute piogge fuori del normale, perché la situazione di allagamenti di piazze e vie è recidiva. Il conforto di quanto scrivo scaturisce anche da un osservazione che facemmo giorni antecedenti alla pioggia, quando con il mio carissimo amico, ragionier Mario Paternesi, passeggiavamo lungo Via della Capretta dove notammo che tutti i tombini erano letteralmente occlusi da erbacce e terra; oltre al cattivo stato di manutenzione del fondo stradale e dei marciapiedi impraticabili. Ecco la necessità di avere in servizio dei "cantonieri" o degli "stradini" e fare a meno di "appalti" che, a quanto si vede, eccezione fatta per il verde pubblico, danno cattivi risultati. Tante sono le vie non curate, nella gestione del fondo stradale, troppe sono le buche che assillano gli automobilisti, pochissimi sono i marciapiedi praticabili. Bruno Matteacci
Sul modo di gestire le cose di Claudio Santella
Abbiamo detto e ridetto più volte che Pubblica Amministrazione significa cura concreta dei pubblici interessi; lo abbiamo detto e scritto tante di quelle volte, accettando anche il rischio di diventare noiosi, con la speranza che la nostra Amministrazione civica, quantunque spesso dura di orecchie, potesse assimilare questo concetto fino a farlo proprio ed attuarlo nelle sue varie manifestazioni di volontà. Così spesso non è stato. Così non è stato nel provvedere a che gli automobilisti possano esercitare il loro libero diritto di parcheggio. Ci riferiamo, in particolare, all’imposizione dei balzelli nelle aree prospicienti Santa Maria delle Fortezze ed antistanti il Nuovo Palazzo di Giustizia. Possibile, ci chiediamo, che riesca difficile capire che oramai l’automobile non è più l’espressione di uno status symbol, ma è divenuta un mezzo, se non addirittura uno strumento di lavoro, di cui il cittadino è costretto a servirsi, dati costi ed il cattivo funzionamento dei mezzi pubblici, per adeguarsi alle varie esigenze della vita quotidiana. Non si accorge l’Amministrazione che per stare dietro alle necessità quotidiane,necessità, si badi bene, si è costretti a muoversi con una rapidità sempre maggiore? Dove può, allora, parcheggiare la propria autovettura quel cittadino, compreso quello che viene dai paesi vicini, che è costretto ad usare il mezzo proprio, magari controvoglia, se si impongono balzelli anche in quelle aree situate fuori le mura, le quali, per la loro stessa posizione, dovrebbero essere lasciate libere ed a disposizione di tutti. Certo che fino a quando coloro cui è stata demandata la potestà di decidere continueranno ad affrancare se stessi dall’obbligo di dare l’esempio, esponendo questo o quel contrassegno di salvaguardia, difficilmente verremo a capo del problema. Fino a quando lorsignori non riusciranno a calarsi nei panni del cittadino comune ed a capire le esigenze di quanti, non certo lorsignori stessi, rebus sic stantibus, non possono permettersi di spendere sei o più euro al giorno per posteggiare la macchina, ogni speranza è destinata a svanire. Ed allora assistiamo ai comportamenti selvaggi di una miriade di automobilisti che parcheggiano l’auto in ogni luogo senza curarsi se recano o meno fastidio agli altri. Prima ci si vanta, ed a ragione, di aver dotato Viterbo di strade urbane che non si sognava di avere, poi si cerca di impedire la sosta, anche fuori le mura, a chi di quelle stesse strade fa uso. Forse che si può credere che una macchina debba girare all’infinito sulle nuove strade cittadine senza mai fermarsi?! Se uno deve andare in un qualsiasi posto, prima o poi dovrà pure fermarsi, mi sembra ovvio. Mi viene in mente la frase che un professore era solito dirci quando le sparavamo grosse; dopo averci guardato con affetto ci diceva: “Figliuolo, io sono molto intelligente, tuttavia non ti capisco”. In mezzo a tutto questo marasma, poi, non v’è traccia di vigile urbano. I Signori vigili, dotati tutti di automobile, circolano continuamente senza fermarsi e senza mai intervenire davanti a casi macroscopici di infrazioni al codice della strada. Così facendo, non solo dimostrano ai quattro venti la loro inutilità ed il loro costo, ma ingenerano la convinzione, soprattutto nei giovani, che certi comportamenti sono leciti. Non parliamo, poi, di coloro che, vestiti da vigile, rispondono alle varie richieste dei cittadini che loro sono ausiliari del traffico e che non possono essere di aiuto perché il loro compito è soltanto quello di controllare i contrassegni che rendono lecito il parcheggio delle varie auto. Questi signori fanno contravvenzione a chi ha ritardato nel ritirare la propria auto da un parcheggio a pagamento, ma consentono a chi parcheggia vicino alle fermate degli autobus di sostare indisturbato. Altrettanto dicasi per chi parcheggia sui marciapiedi, sulle strisce pedonali, in prossimità di incroci quando non sugli incroci stessi, a chi parcheggia contromano, di traverso e quant’altro. Solo un accenno alle figure di salvaguardia, rappresentate da quei soggetti cui è sempre ed ovunque consentito farla franca, qualunque sia il loro modo di depositare la macchina. Meglio sorvolare, infine, sugli esempi di correttezza dati da quegli stessi tutori di quell’ordine che sembra si adoperino a divulgare la conoscenza delle cose attraverso l’attuazione del loro contrario; teoria, questa, per certe altre cose valida. Per certe altre, però, attenzione! Dimenticavo : Buon Anno! Claudio Santella
Al Paradiso serpeggia un certo malumore di Bruno Matteacci
Nella zona Paradiso serpeggia un certo malumore per quanto concerne il parcheggio di auto effettuato dagli studenti della Università, che non utilizzano il grande spazio per loro ricavato ed a loro riservato, nella struttura dell'Ateneo. Da tempo, i pochissimi spazi esistenti, a disposizione nelle immediate vicinanze della chiesa di Santa Maria del Paradiso, vengono occupati, per lunghi tempi, dalle auto degli studenti a scapito dei residenti, che si trovano nella impossibilità di trovare un parcheggio libero. Per non parlare, poi, dello stato di disagio che si prova in occasione delle celebrazioni dei funerali. Delle volte è capitato che nemmeno il carro funebre è potuto giungere ai piedi della scalinata della chiesa, stante il selvaggio parcheggio esistente. Nostro tramite, i residenti della zona si rivolgono all'Amministrazione comunale allo scopo di poter ottenere l’istituzione di un parcheggio riservato ai residenti, e altri spazi con sosta limitata, costringendo così i frequentatori dell'università ad utilizzare lo spazio, a loro destinato, che è quasi sempre senza autovetture. Bruno Matteacci
NASSIRIYA? di Periscopio
E’ trascorso un anno dalla strage di Nassiriya e, come temevamo, nel ricordare quel disgraziato evento non abbiamo dimenticato di suonare le trombe in modo stonato. Facciamola finita di usare la memoria di quei caduti per altri fini, gratificandoli con attributi che presuppongono ben altri requisiti; parole dette e non sentite, pronunciate solo per accattivarci delle simpatie e per non crearci delle inimicizie; manifestazioni che altro non sono che espressioni dei nostri malcelati interessi. Abbiamo fatto, addirittura, tra loro, distinzioni per classi di appartenenza. Ricordiamoli, ci mancherebbe altro, ma nei modi dovuti. Ricordiamoli, ma rispettiamoli. Da parte nostra, il ricordo, il profondo rispetto, dovuto loro, desideriamo esprimerlo con i versi di un grande poeta, Giuseppe Ungaretti, nella piena convinzione di onorarli più e meglio di tanti altri: Non gridate più Cessate d’uccidere i morti, / Non gridate più, non gridate. / Se li volete ancora udire, / Se sperate di non perire. // Hanno l’impercettibile sussurro, / Non fanno più rumore / Del crescere dell’erba / Lieta dove non passa l’uomo. Periscopio
postato da: Spvit | 13:04
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E fu la luce di Patrizia Labellarte
Sono passati cento anni dall'arrivo nella nostra città dell'illuminazione elettrica, data in concessione nel febbraio 1905, dall'ingegnere Aldo Netti. Prima di questo grande evento, all'inizio dell'800 l'illuminazione pubblica si aveva grazie a lampade e lampioni ad olio. Di questi, Viterbo ne disponeva otto. Nel 1814 passarono a ventotto, per poi averne nel 1831 ben trentacinque. Nel 1856 la nostra città era illuminata da 61 lampioni e da due lanterne ad olio. Nel 1859 si posero in opera i lampioni riflettenti la luce, il che fece aumentare la spesa annua notevolmente, al punto di sostituire l'illuminazione ad olio con quella a gas, che a Roma esisteva già dal 1854. In seguito, i lampioni furono trasformati a consumo di petrolio fino al 1874, quando fu installato il gaz. L'8 dicembre 1893 il “Corriere di Viterbo” propose che la città fosse illuminata nelle vie e nelle piazze principali con lampade ad arco e, nelle vie secondarie con lampade ad incandescenza, quelle col sistema Edison. Infatti, fin dalla fine dell'800 vari lampioni in ghisa illuminavano una delle piazze più importanti di Viterbo: Piazza del Plebiscito. Questi, accesi per la prima volta il 14 marzo 1874, andarono a sostituire i vecchi lanternoni, attaccati alle pareti. Per molti anni, i lampioni, dalla classica forma a candelabro, sono rimasti collocati in Piazza del Comune, finché gli amministratori comunali li hanno tolti inspiegabilmente nel 1999, per poi ricollocarli in questi giorni ai lati della fontana di Piazza della Rocca. Ora, mi chiedo, perché? perché spostarli in un punto in cui, sinceramente, non dicono proprio niente? Hanno per anni caratterizzato e illuminato la piazza che li ha visti nascere, quella piazza, che oggi con la loro assenza, sembra più buia che mai. Oltre a questo singolare caso, per il quale, inviterei l'amministrazione comunale a rifletterci un po', vorrei soffermarmi proprio sulla questione luce/illuminazione pubblica… Dunque, è vero che è stata impiantata un secolo fa? ...allora, vogliamo utilizzarla come si deve, si o no?, e per utilizzarla, intendo poter valorizzare alcuni punti, quali vie, piazze, monumenti ed edifici importanti, che, a mio giudizio, non sono del tutto messi in evidenza. Ad esempio: oltre a Piazza del Comune, Piazza dei Caduti, Piazza del Gesù, il boulevard Marconi, Porta Romana e quant'altro ancora… come avrete sicuramente capito l'elenco sarebbe infinito. Spero, che queste mie parole vengano accolte come un semplice suggerimento di chi ama la città e che vorrebbe vederla al top!!! Patrizia Labellarte
Le mura castellane di Riccardo Manca
Con la nascita del Comune e con il concretizzarsi del suo ruolo di capoluogo di un territorio più o meno vasto, la piccola Viterbo si dota presto di un apparato difensivo murario. Alcuni documenti recano la data del 1095 quale inizio della costruzione delle mura. E’ la prima fase costruttiva di un lungo circuito murario che si protrarrà fino al 1268, anno di realizzazione dell’ultimo tratto. Le mura, edificate in peperino, crearono così una potente struttura difensiva che racchiudeva una serie di piccoli borghi separati tra loro da campi coltivati, orti e vigne. Intorno alla metà del XII Secolo, continuando il grande sviluppo demografico ed economico della comunità viterbese, un ulteriore ampliamento delle mura arriva ad annettere anche Piano Scarano, terreno acquistato dall’Abbazia imperiale di Farfa (Rieti) per espandere la cittadina. Alcuni degli esuli e degli sconfitti della vicina città di Ferento, si insediano proprio in Viterbo nel punto in cui, nei primi anni del Duecento, sorgerà il nuovo quartiere di San Faustino: un’ulteriore estensione della cinta muraria proteggerà presto anche il colle omonimo. Nel circuito murario sono inglobate numerose torri che, da un lato costituiscono un supporto alla difesa della fortificazione, dall’altro sovente sono testimonianza delle rispettive aree di influenza politica che avevano le diverse famiglie nobili nel Comune. L’ultimo ampliamento (1268) comprende anche la valle di Faul e qui viene aperta Porta di Valle, chiusa nel 1568 per l’inaugurazione della vicina Porta Faul. Le mura di Viterbo, dal punto di vista architettonico, non sono imponenti come quelle di altre città italiane, ma erano sicuramente di primaria importanza per tutti coloro i quali con esse sarebbero stati difesi dal nemico. Per questo motivo che la cura, il rispetto ed il mantenimento delle fortificazioni erano uno dei principali doveri dei podestà, dei consoli e dei sindaci eletti a governare la cittadina, ma anche di tutti i viterbesi. Oltre alle mura il massimo rispetto era riservato alle porte: queste dovevano essere munite di catene e vigilate notte e giorno da due guardie. Osservando dall’alto la pianta della città e l’“anello” di mura che la circonda, notiamo in senso orario da nord, Porta Fiorentina, Porta Murata, Porta San Marco, Porta della Verità, Porta Romana, Porta San Leonardo, Porta San Pietro, Porta Fiorita, Porta del Carmine, Porta San Lorenzo, Porta di Valle, Porta Faul e Porta Bove. Non mi resta che augurare a tutti i lettori, tramite queste pagine, un florido 2006. Buon anno Viterbo! Riccardo Manca
Lenticchie in umido con salsicce di Patrizia Labellarte
E' bello, ancora oggi, poter rispettare le tradizioni culturali e gastronomiche di un tempo. Dopo il tanto atteso e programmato cenone della Vigilia, nonché il ricco pranzo di Natale, ci si avvicina ad un'altra festa che chiude definitivamente un anno e ci conduce in uno nuovo: il cenone di Capodanno. I menù che lo compongono sono diversi: dai primi piatti a base di pasta o minestre di legumi, ai secondi il più delle volte a base di carne. Ci sono due cose, però, che non vanno per nulla tralasciate e che soprattutto sono di fondamentale importanza per chi crede a questa festa tradizionale: le lenticchie con il cotechino e l'uva in grappoli. Le lenticchie hanno da sempre accompagnato l'inizio dell'anno come una sorta di rito propiziatorio. Queste, per la loro forma vengono paragonate alle monete, ed è per questo, che si tramanda da generazione in generazione, che più se ne mangiano più soldi arrivano con il nuovo anno. Lo stesso significato assume anche l'uva, simbolo di abbondanza. Quindi allo scoccare della mezzanotte, appena terminato il brindisi che accoglie il nuovo anno, tutti pronti a degustare a volontà lenticchie ed uva. Per chi ancora non conoscesse bene la preparazione delle lenticchie in umido con salsicce o cotechino, vi do qui la ricetta e qualche utile suggerimento.
Lenticchie in umido con salsicce o cotechino Ingredienti: 300 gr. di lenticchie, 200 gr. di pomodori pelati in scatola, una carota, mezza cipolla, sedano q.b., olio d'oliva, sale, pepe, vino e due salsicce bianche a persona, o, se preferite, potete sostituirle con il cotechino. Scegliere le lenticchie, lavarle in acqua corrente e farle cuocere in una pentola con acqua e sale. In un tegame fate soffriggere, in olio di oliva, un trito fatto con una salsiccia, una carota, alcune coste di sedano e mezza cipolla. Dopo qualche minuto, unirvi le salsicce punzecchiate con una forchetta, o in alternativa, il cotechino e per finire un bicchiere di vino bianco. Una volta evaporato, aggiungere il passato di pomodoro, il sale e il pepe. Unire le lenticchie cotte con due mestoli della loro acqua di cottura, quando il sugo così ottenuto, si è ristretto. Lasciare insaporire facendo attenzione che queste non si attacchino! A questo punto, servite e buon appetito! Patrizia Labellarte
Mandiamoli a lavorare!!! Sull'Espresso di quasi due anni fa c'era un articoletto che spiegava come recentemente il Parlamento aveva votato all'unanimità e senza astenuti (ma va?!) un aumento di stipendio per i parlamentari pari a circa 1.135,00 al mese. Inoltre la mozione e stata messa in modo tale da non risultare nei verbali ufficiali. Stipendio euro 19.150,00 al mese Stipendio base circa euro 9.980,00 al mese Porta borse circa euro 4.030,00 al mese! Questo importo viene erogato anche se come spesso o quasi sempre accade il parlamentare si affida, al nero, senza alcuna traccia di contratti, ad un giovane di propria conoscenza per fargli sbrigare lavoretti d'ogni genere, dal caffè all'autista o al faccendiere di segreteria, dandogli alcuni spiccioli e tenendosi il resto per le proprie tasche... poverini anche loro devono vivere!!! Rimborso spese affitto circa euro 2.900,00 al mese Indennità di carica (da Euro 335,00 circa a Euro 6.455,00) più Telefono cellulare gratis Tessera del cinema gratis Tessera teatro gratis Tessera autobus metropolitana gratis Francobolli gratis Viaggi aerei nazionali gratis Circolazione autostrade gratis Piscine e palestre gratis FS gratis Aereo di Stato gratis Ambasciate gratis Cliniche gratis Assicurazione infortuni gratis Assicurazione morte gratis Auto blu con autista gratis ( non per tutti fortunatamente) Ristorante gratis (nel 1999 hanno mangiato e bevuto gratis per uro 1.472.000,00). Intascano uno stipendio e hanno diritto alla pensione dopo 35 mesi in parlamento mentre obbligano i cittadini a 35 anni di contributi (per ora!!!) Circa euro 103.000,00 li incassano con il rimborso spese elettorali (in violazione alla legge sul finanziamento ai partiti), più i privilegi per quelli che sono stati Presidenti della Repubblica, del Senato o della Camera. (Es: la sig.ra Pivetti aveva a disposizione e gratis un ufficio, una segretaria, l'auto blu ed una scorta sempre al suo servizio). La classe politica ha causato al paese un danno di 1 miliardo e 255 milioni di euro. La sola camera dei deputati costa al cittadino euro 2.215,00 al minuto !! ...si sta promovendo un referendum per l' abolizione dei privilegi di tutti i parlamentari... queste informazioni possono essere lette solo attraverso Internet in quanto quasi tutti i mass media rifiutano di portarle a conoscenza degli Italiani...... Di seguito vado a riportare una tabella che ho chiamato “Risparmio economico” che come potrete vedere porterebbe un risparmio netto di circa 300 milioni di euro l'anno che non risolverebbe certo il debito pubblico di questa nostra bistrattata nazione, ma perlomeno potrebbero essere destinati magari a creare un fondo per la ripresa economica, magari per i giovani con idee interessanti e ben progettate...questo cari illustri Ministri, Parlamentari, Istituzioni d'ogni genere è l'unico modo reale per far ripartire l'economia... non serve altro... più soldi per il cittadino, più spese del cittadino e più guadagno per i commercianti significa più tasse e perciò più entrate per quello strozzino legalizzato chiamato Stato!!!! 150.000 Consiglieri Comunali 50€/mese=90.000.000€/anno 110 Sindaci grandi città 500€/mese=660.000€/anno 110 Presidenti Consiglio Comunale grandi città 350€/mese= 462.000€/anno 1000 Assessori Comunali grandi città 350€/mese= 4.200.000 €/anno 50000 Assessori Comunali piccoli comuni 100€/mese= 60.000.000 €/anno 4080 Consiglieri Provinciali 200€/mese=9.792.000€/anno 100 Presidenti di Provincia 500€/mese=600.000€/anno 4049 Assessori Provinciali 350€/mese=17.005.800€/anno 100 Presidenti Consiglio Provinciale 350€/mese= 420.000 €/anno 20 Presidenti di Regione 1500€/mese=360.000€/anno 120 Assessori Regionali 1500€/mese=2.160.000€/anno 1200 Consiglieri Regionali 1000€/mese=14.400.000€/anno 945 Parlamentari 2000€/mese=22.680.000€/anno 10000 Consiglieri Circoscrizionali 50€/mese= 6.000.000 €/anno 1000 Presidenti di Circoscrizione 200€/mese=2.400.000 €/anno Totale circa 300.000.000 di € l’anno. Prelevando a ciascun rappresentante istituzionale l'importo mensile indicato il recupero annuale è pari a circa 300 milioni di euro. Il conteggio è approssimativo, ma reale e può comunque essere rimodulato. D.R.
E’ tornato l’Inverno Ebbene sì... è tornato il freddo inverno a far capolino nella nostra bella e gelida Viterbo, ma soprattutto nelle sale cinematografiche della nostra città e... udite udite... anche in quelle della provincia, o almeno in quelle dove mi sono “imbattuto” e “dimenato” scacciando pinguini ed orsi polari nei giorni passati!!!!! Da quando il clima è mutato e le temperature sono scese sensibilmente mi sono recato presso i cinema, non tutti è ovvio, della città di Viterbo,a Montefiascone e Cura di Vetralla per “godermi” alcuni bei films che erano in programmazione. Certamente ero consapevole che le mie “lamentele pubbliche” sui quotidiani lo scorso anno non avessero cambiato del tutto l'aspetto climatico presso le sale ma almeno pensavo che non fossero peggiorate... ed invece è proprio così che è e sta andando!! Lo scorso anno almeno inizialmente i gestori ci prendevano per i fondelli facendoci entrare in un bell'ambientino confortevolmente caldo, riscaldato da almeno due ore e poi come “boia” ci tagliavano la testa spegnendo di colpo i termoconvettori già dopo 30 minuti..!!! Oggi no...quest'anno hanno deciso di fare sul serio... basta con i riscaldamenti sin da subito così almeno non ci sono problemi di ambientamento... ma sì... tanto freddo fuori e tanto freddo all'interno... giusto, bravi!!! Ma allora mi domando... perchè anche in inverno non adibire un bel cinema all'aperto? In piazza come nella “summer season?”... lì i prezzi sono anche minori. D.R.
Ci scrive... Caro Mauro Galeotti, sono Moreno Pierini della Pasticceria Garibaldi, e ti scrivo per denunciare un caso gravissimo di degrado che si presenta quotidianamente nel centro storico, più precisamente in via Madonna del Riposo, famosa via del quartiere medievale. In questa via si effettua la raccolta dei rifiuti “porta a porta”, cioè si dovrebbe lasciare l'immondizia nelle ore serali (un vademecum di qualche anno fa, che dovrebbe essere nuovamente divulgato, stabiliva l'orario che è tutt'oggi lo stesso di allora e cioè tra le 19 e le 20) per poi essere ritirata dagli addetti subito dopo, evitando così di lasciare parcheggiata per molte ore l'immondizia in mezzo alla strada. Purtroppo ciò non avviene, cioè, la maggior parte delle persone lascia l'immondizia durante le ore diurne, alcuni anche la mattina presto, preparando un lauto banchetto per i cani randagi. In primo luogo è un grave episodio di carenza igienica; in secondo luogo è anche una questione di decenza, per non parlare, poi, della mancanza di rispetto verso chi abita in zona, e verso chi transita in uno degli scorci più suggestivi del centro storico che, a dimostrazione di ciò, viene costantemente fotografato dai turisti. Le soluzioni sono due: la prima è quella di sensibilizzare gli utenti di tale servizio ad usufruirne correttamente; la seconda e quella di istituire controlli per sanzionare chi fa come gli pare, fregandosene delle regole! A meno che gli addetti al ritiro non forniscano tale servizio 24h su 24. Allego due foto scattate alle 13 del giorno 19 dicembre 2005 cioè oggi, se puoi pubblicale grazie. Distinti saluti e buone feste a tutti voi! Moreno Pierini
E’ un po’ deluso Ciao Mauro, sono un operatore ecologico, ci siamo già conosciuti. Mi sento amareggiato e deluso e avendo stima per te questi sentimenti si accentuano. Il vostro san claudio dovrebbe prima di scrivere consultarsi con noi o addirittura prendere una scopa in mano fare il nostro servizio e forse potrà giudicare. Come tu sai di problemi ce ne sono tanti ma cerchiamo sempre di risolverceli da soli. Caro Mauro il vostro santo forse puo’ fare i miracoli, ma noi facciamo solo il possibile e quando si fa il possibile e c’è un santo che non lo riconosce mi chiedo perché prendersela tanto? Ma ciò che mi amareggia di più e che è stato sparato anche a chi ci sputa sangue, ma ciò non lo capirete mai e con la tua benedizione. Ciao Mauro la prossima volta verificate la situazione e poi potrete nominare la gente che lavora. Buon Natale e buon anno nuovo. lettera firmata
Caro amico mio, per fortuna che c’è gente come te, che opera ed esegue il proprio lavoro con tenacia, amore e competenza, altrimenti pensa quello che avrebbe potuto e dovuto scrivere il collega san claudio... Un abbraccio e auguri anche a te e famiglia. Mauro
Dimenticata scatola contenente bigiotteria in Viterbo Via Monte Rosso appartenuta a persona anziana con ricordi personali, chi l’avesse trovata telefoni al 3393337869 (Mauro). E’ garantita la ricompensa a chi la restituirà.
postato da: Spvit | 13:02
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mercoledì, dicembre 14, 2005
14 Dicembre 2005 Anno XV n° 23
Il Mercatino del Viandante ORTE (VT) Antiquariato - Artigianato di fronte all’Uscita dell’Autostrada del Sole il 25 Dicembre 2005 e ogni quarta domenica del mese Info: 3393337869 (Mauro)
AUGURI A TUTTI I NOSTRI LETTORI A QUELLI CHE CI AMANO E A QUELLI CHE CI SOPPORTANO. AUGURI AI NOSTRI INSERZIONISTI, GRAZIE A LORO QUESTO QUINDICINALE E’ LIBERO DI ESPRIMERE OPINIONI.
Una parabola trallallà, un’antenna trallalà Succubi alla volontà... di Mauro Galeotti
Come promesso nel numero precedente, continuo ad esaminare il Regolamento comunale per l’Ornato cittadino a tutela dell’ambiente e del paesaggio urbano, con la speranza che qualcosa si muova in favore, appunto “dell’ambiente e del paesaggio urbano”, visto lo stato in cui è ridotta la città, con particolare riguardo al Centro storico.
P) INFISSI art. 14 a) Gli infissi antichi non possono essere sostituiti, ma devono essere consolidati e restaurati. In caso di irreversibili guasti, di tale entità da comprovare uno stato di irrecuperabilità come da esauriente documentazione fotografica, gli infissi nuovi dovranno essere uniformati nel materiale, nel disegno e nella coloritura a quelli conservati nello stesso edificio.
- Che dire?... addirittura sullo stesso stabile si trova spesso un colore diverso tra una persiana e l'altra.
In caso di nuovi infissi da inserire in aperture che ne siano prive, questi dovranno essere in legno verniciato secondo le indicazioni cromatiche dell’ufficio tecnico comunale competente, o in legno massello di castagno.
- Per fortuna!!!... vedi quanto anodizzato è a San Pellegrino! e poi rifletti...
[...] L’uso del ferro può essere preso in considerazione solo in casi eccezionali adeguatamente documentati e giustificati. [...] b) E’ consentita la chiusura esterna con persiane o scuri in legno secondo le indicazioni cromatiche dell’ufficio tecnico comunale competente, o in legno massello di castagno, con esclusione di ogni altro materiale, salvo che all’epoca della costruzione originaria non fossero stati usati sistemi differenti.
- Ari per fortuna... vedi quanto anodizzato è a San Pellegrino! e dimmi a che serve ‘st’articolo...
c) E’ consentito applicare all’interno del vano finestra o del portone d’ingresso, ma senza intervenire sull’incorniciatura esterna in pietra, inferriate protettive in ferro battuto, purché di forma tradizionale.
- Così non è stato fatto per quanto riguarda l'ingresso del Palazzo Arcangeli, in Via san Lorenzo, dotato di portone in legno sostituito, chissà perché, con un cancello. Il portone in legno non c'è più.
d) E’ vietato rimuovere o sostituire le grate, le inferriate e le ringhiere in ferro. Esse vanno restaurate, tinteggiate con vernici protettive e lasciate in vista. [...]
- Se è vietato ciò figuriamoci quanto doveva essere vietato abbattere i due lampioni del 1874, in ghisa, posti di fronte ala Palazzo dei priori. Ma nulla è stato fatto per evitare tale scempio, tale abuso, avvenuto ai tempi di Pippi D'Angelo assessore alla cultura, e i lampioni spezzati sono stati portati a morire sull'area in cui opera la ditta Morelli a Bagnaia. Ora, mi dicono, che dovrebbero essere stati riparati e collocati in Piazza della Rocca, accanto alla fontana.
[...] R) IMPIANTI art. 16 a) A riguardo della installazione di impianti e fatto obbligo, nel rispetto delle varie normative di sicurezza (UNI – GIC – CEI ecc…), che tutte le alimentazioni (gas metano, energia elettrica, cavi telefonici, pubblica illuminazione, ecc…) non siano in vista sulle facciate degli edifici.
- Per fortuna che gas metano, energia elettrica, cavi telefonici, e pubblica illuminazione non devono essere in vista sulle facciate degli edifici, altrimenti ci ritrovavamo qualche cavo o qualche tubo che ci entrava da un orecchio per uscire... indovina da da dove? Credo che se Viterbo subisse una scossa tellurica, non sia mai!, i palazzi e le case resterebbero in piedi “grazie” ai tubi e ai fili che avvolgono gli edifici. Qualora non fosse possibile, le installazioni dovranno essere concordate con il Settore comunale competente per evitare danni irreversibili all’ambiente urbano e al patrimonio edilizio.
- Concordate con il Settore comunale competente per evitare danni irreversibili? e quando mai è accaduto ciò, se considero quanto danno è stato causato all'ambiente urbano e al patrimonio edilizio! Andate a fare un giretto nel Quartiere san Pellegrino, andate a vedere quello che è stato combinato di fronte al pulpito di San Tommaso a Santa Maria Nuova...
b) I contatori dovranno essere collocati all’interno dell’immobile nel rispetto delle vigenti normative in materia. E’ ammessa una bocca retinata di sfiato fissata a filo muro e verniciata.
- Di bocchette di sfiato con una prolunga che va oltre il filo del muro è piena Viterbo!!! cercare per credere.
c) I piccoli impianti, quali citofono e campanelli, dovranno essere posti al di fuori dell’incorniciatura in pietra dei portoni.
- Pure questa disposizione è poco seguita.
d) I discendenti dell’acqua piovana, se esterni, dovranno essere di sezione circolare in rame con eventuale terminale in ghisa.
- Troppo spesso li vedo di PVC arancione, bianco e grigio anche a San Pellegrino.
e) In caso di interventi di ristrutturazione edilizia le antenne televisive dovranno essere centralizzate. Sono vietati impianti con calate di cavo volante. Il posizionamento di ogni antenna dovrà essere tale da arrecare il meno disturbo possibile al profilo della copertura. E’ vietata l’installazione di antenne paraboliche e similari su edifici di particolare interesse storico o architettonico, a meno che il loro posizionamento non sia visibile dall’esterno.
- Una parabola, anche se grigia, è sulla Chiesa di san Sisto, altre in Via Lucchi. Un'antenna dei telefonini è su una casa prospiciente la Fontana di Pianoscarano. Altra sul Palazzo Grandori e chi più ne ha più ne metta.
[...] S) COLORE art. 17 a) La tinteggiatura degli edifici intonacati deve essere eseguita in base alla gamma di colori che il Settore comunale competente indicherà all’interessato al quale è fatto obbligo di rivolgersi, salvo che non venga prodotta documentazione storico – fotografica o risultato di esaurienti ricerche che permettano di avallare scelte diverse. b) Per gli edifici medioevali, nei quali esistano superfici intonacate che non sia possibile riportare a faccia vista, l’unico intonaco consentito è a base di calce. Per le relative tinteggiature si fa riferimento al punto a). c) Gli elementi di chiusura dei vani dello stesso edificio a tutti i livelli, dovranno avere la stessa coloritura. d) Non sono consentite tinteggiature parziali dei prospetti.
- Anche qui andrebbe fatta una visitina in città per obbligare i proprietari degli immobili ad imbiancare tutta la facciata e non solo alcuni pezzi di comodo. Lo stesso per quanto riguarda le persiane che devono avere lo stesso colore, disposizione che troppo spesso non viene rispettata.
e) Per rendere operativo il programma e per incentivare il recupero delle facciate del Centro Storico anche in funzione del Giubileo, si intende integrato l’art. 1 del Regolamento per la “concessione dei contributi in conto interessi sui Mutui per il recupero ed il risanamento di immobili nei Centri Storici” prevedendo tra le voci d’intervento anche la manutenzione ordinaria e il rifacimento delle facciate così come prescritto dalle indicazioni cromatiche per il Centro Storico elaborate dal Settore Urbanistica, che ai fini dei finanziamenti agevolati rispondono alle stesse finalità del “Piano Colore”.
- Non si potrebbe trovare una formula, un accordo, che invogli i proprietari delle case a tinteggiare le facciate concedendo loro agevolazioni tali da poter recuperare parte dei soldi spesi, magari anche dilazionati in più anni? Ma in Valle d'Aosta, a Merano, a Bolzano, perché le case si presentano tutte con facciate impeccabili?
[...] U) INSEGNE – TARGHE - BACHECHE art. 19 a) Negli edifici di indubbio interesse storico o architettonico è vietata l’apposizione di ogni tipo d’insegna, targa o bacheca sulla parete muraria esterna. Targhe indicative di professioni, arti e mestieri, non luminose, potranno essere poste su appositi sostegni mobili, in vista all’interno degli androni. b) Negli altri edifici è consentito l’uso di targhe in pietra od ottone, della misura massima di mt. 0,30 x 0,50, da apporre a non meno di mt. 0,10 dal filo dell’incorniciatura del portale. E’ consentita anche l’applicazione di bacheche delle dimensioni massime di mt. 0,70 x 1,00 e mt. 0,12 di spessore, da realizzare obbligatoriamente in ferro, legno verniciato, ottone, pietra locale, con esclusione di ogni altro materiale come plastica o alluminio. c) Le insegne esterne frontali dei negozi devono essere contenute nel filo interno degli stipiti, e negli edifici anteriori al 1950, realizzate preferibilmente in legno verniciato, ferro o vetro, con scritte a lettere singole dipinte, di bronzo, ottone, marmo, pietra locale, eventualmente illuminate con luce indiretta, indicanti il nome della ditta o dell’attività. L’orlo inferiore dell’insegna non potrà essere posto a meno di mt. 2,20 dal suolo. d) E’ vietato l’uso di insegne a bandiera. Queste potranno essere autorizzate, eccezionalmente, in casi specifici e di comprovata necessità e non potranno comunque avere una sporgenza superiore a mt. 0,40. Nelle strade con marciapiede possono essere poste con il bordo inferiore a non meno di mt. 2,50 dal suolo, mentre nelle strade senza marciapiede dovranno essere poste almeno a mt. 4,50 dal suolo.
- Che dico? fate un po’ un giretto per vedere quanto è stato rispettato questo articolo... Voglio concludere guardando una bella città come Cremona. Nel Settecento, in quella città, operavano i Cavalieri dell'ornato e nell’Ottocento la benemerita Commissione d'ornato. Alla rigorosissima Commissione d'ornato si deve la bellezza e la regolarità del Centro storico di Cremona, che proprio nell’Ottocento raggiunse la sua forma più compiuta. Ma nonostante ciò, daquelle parti affermano quanto segue, in merito alla Commissione dell'ornato, che pur ha mantenuto ad un buon livello lo stato architettonico e ambientale della città: “Non sempre le Commissioni hanno bene operato. Spesso sono state di fatto uno strumento con il quale i professionisti più affermati hanno monopolizzato il mercato, in altri casi sono state troppo succubi alla volontà degli amministratori più invadenti e meno acculturati”. Mauro Galeotti
Patrizia Coppa assolta perché il fatto non sussiste di Patrizia Coppa
Caro sindaco della città di Viterbo, Giancarlo Gabbianelli, Le scrivo queste righe perché raggiungerla di persona è impresa assai difficile. Mi piacerebbe commentare, insieme a Lei, la sentenza emessa lo scorso 5 Dicembre dalla Corte d'appello del Tribunale di Roma che mi riguarda: “Assolta perché il fatto non sussiste.” Le ricordo i fatti: nell'Aprile 1999, la sera prima del comizio di Gianfranco Fini, fui aggredita da ignoti al Centro Sociale Polivalente del Comune di Viterbo, ove operavo in qualità di volontaria per l'Associazione culturale, non profit di volontariato, “Itinera”. Il Centro si trova al Sacrario, dove si stava svolgendo la Festa di Primavera di Alleanza Nazionale, e dove Itinera aveva uno stand con le immagini fotografiche dei 110 progetti, realizzati con il patrocinio del Comune di Viterbo, in quattro anni. Sempre quella sera, avevo allestito io stessa lo stand con dieci torte dimostrative dei corsi di pasticceria e cucina, con diverse fotografie e materiale illustrativo relativo alle altre attività dell'Associazione. Avevo provveduto a comporre e far stampare da uno studio pubblicitario le insegne, poi allestite per lo stand. Sempre lo stesso giorno avevo organizzato, aperto e chiuso il laboratorio multimediale che avevo messo a disposizione di Itinera, presso un'altra sede, per lo svolgimento dei corsi di informatica e fotografia. In un'altra sede ancora avevo aperto e chiuso, organizzato e fornito il materiale necessario per il corso di cucina, di lingua tedesca e inglese, nonché preso accordi con un ballerino cubano, che teneva i corsi di ballo, sempre presso Itinera, e che si sarebbe dovuto esibire la sera stessa dopo la cena organizzata da AN nell'ambito della Festa di Primavera. Nel pomeriggio ho anche seguito le riprese della conferenza dell'onorevole D'Urso, che si teneva presso il Sacrario. Ho, infine, aperto e chiuso il Centro Polivalente dove svolgevo, come volontaria, tutte le attività con il patrocinio del Comune di Viterbo. L'ultima volta che sono entrata al Centro, dopo aver preso accordi con l'assessore del Comune, per effettuare fotografie della cena di AN che si sarebbe svolta di lì a poco, mi sentivo un po' stanca per le innumerevoli attività portate avanti a puro titolo di passione, per lo scopo culturale-socio-aggregativo dell'Associazione da me fondata. Sono stata aggredita, sono svenuta e mi sono risvegliata in terra con le mani legate dietro la schiena alla gamba del tavolo. Una volta riuscita a slegarmi, operazione che in Questura mi hanno fatto ripetere più volte, (ossia mi hanno legata in terra ed hanno aspettato che mi slegassi) ho chiesto aiuto e la prima persona giunta a soccorrermi, si è accorta che avevo in testa, incollata ai capelli, la tessera di AN che mi era stata rilasciata pochi giorni prima e che non ho mai più rinnovato. Trasportata dall'ambulanza del 118 al Pronto Soccorso dell'Ospedale Belcolle, lo stesso ha rilasciato un certificato che parla di stato di shock, abrasioni alle mani e lesioni. Dopo la mezzanotte sono stata accompagnata dai poliziotti, che avevo ingenuamente ringraziato per la gentilezza avuta nei miei confronti, presso la Questura, e qui sono stata interrogata. Ho subito dato la mia disponibilità alla richiesta di ricostruire i fatti, per puro senso civico, anche se a chiunque apparirebbe assai difficile farlo, dopo una giornata di lavoro, dopo un'aggressione, uno svenimento, il Pronto Soccorso, lo spavento, la rabbia e lo stato d'animo che, credo, non abbia bisogno di altri commenti, e per giunta dopo la mezzanotte. Infatti, non sono stata in grado di specificare i minuti in cui sono rimasta svenuta e l'ora esatta, al secondo, dell'aggressione, come se un cittadino sano, con capacità di intendere e volere possa essere in grado di cronometrarsi il proprio svenimento e guardare l'ora prima di essere aggredito. Così aver pensato che l'aggressione fosse avvenuta qualche minuto prima dell'ora esatta, è bastato ad essere immediatamente, e a mia insaputa, passata da aggredita ad indagata, facendo dirigere le indagini solo ed esclusivamente su di me. Da quel momento, signor Sindaco, durante questi sei anni di attesa, il Comune mi ha riservato un trattamento tutto particolare. Come prima cosa sono stata allontanata dal Centro Sociale affidando ad altri e dietro pagamento di ingenti somme, ciò che io svolgevo gratuitamente per il Comune. Subito dopo è stato annullato un mio progetto per il Comune che si sarebbe dovuto rinnovare di anno in anno, invece è stato rimosso tre mesi prima dello scadere del primo anno. Successivamente, mi fu chiesto di ritirarmi dai progetti che sponsorizzavo per un Ente viterbese in favore degli ex tossico dipendenti e detenuti, finanziato dal Ministero di Grazia e Giustizia. Sempre con lo stesso Ente partecipavo ad un progetto in favore degli anziani, che ho dovuto abbandonare per “incongruenze e sconvenienza della visura del mio nome”, tali da non permettere un eventuale contributo da parte del Comune. Pressioni per non farmi lavorare sono giunte da un assessore comunale ad Enti e persone con i quali lavoro o collaboro. In qualità di videoreporter e giornalista free lance non sono più stata invitata alle conferenze stampa del Comune, pur avendone fatto richiesta. Mi è stato tolto il permesso sul percorso della Macchina di Santa Rosa che mi era sempre stato rilasciato. Alla domanda protocollata già da anni in Comune, presso l'Ufficio competente, per inserire Itinera quale Associazione di volontariato nella lista delle associazioni viterbesi, non ho ricevuto risposta negativa, ma ben peggio, non ho mai ricevuto risposta. Alle domande inoltrate a Lei, sindaco, per poter ripristinare tutti i progetti sopra descritti, non ho mai ricevuto risposta alcuna. Ho ricevuto, però, a sua firma, lo sfratto dai locali ceduti in locazione dal Comune, che, fortunatamente, grazie alla competenza degli Uffici addetti, ho potuto riprendere e che attualmente occupa l'associazione con regolare contratto. L'assessore che mi aveva fermato poco prima dell'aggressione per chiedermi se sarei stata presente più tardi alla cena di AN, ha poi, di fronte al Giudice, negato tutto, dichiarando che in quelle ore era in corso il Consiglio Comunale e pertanto non avrebbe mai potuto incontrarmi al Sacrario. Caro sindaco, Lei sa meglio di me che dal Consiglio ci si allontana spesso e volentieri, e se venisse istituita una multa ad ogni uscita, il Comune diventerebbe miliardario! Per fortuna l'assessore in questione non era solo e l'altro assessore che lo accompagnava lo ha potuto smentire riferendo la verità dei fatti. Sempre l'assessore, che non lascia il Consiglio neppure un attimo, dopo qualche tempo mi inviò una assistita dei Servizi Sociali del Comune, che ho aiutato, e manco a farlo apposta, quest'ultima mi denuncia alla Camera del Lavoro e mi fa causa presso il Tribunale del Lavoro di Viterbo. Dopo vari anni vinco la causa e supero questo ennesimo “problemino”. Sempre la stessa assistita mi denuncia presso la Guardia di Finanza di Viterbo con un circostanziato esposto, al quale proponendo ricorso, ottengo due sentenze a me favorevoli emesse dalla Commissione Tributaria di Viterbo che sanciscono la regolarità fiscale della mia Associazione, e supero anche quest'ultimo “problemino”. Sempre la stessa assistita mi aggredisce e mi insulta davanti a testimoni, e pertanto la denuncio alla Procura. Quando riesco a visionare l'esposto che questa assistita aveva presentato alla Guardia di Finanza, mi accorgo che all'epoca aveva presentato due documenti originali, gli stessi che mi furono sottratti la sera dell'aggressione, furto che denunciai la sera stessa alla Questura. Sto provvedendo alla denuncia. Dulcis in fundo, recentemente una associazione culturale, sempre patrocinata dall'assessore che “non lascia mai il Consiglio”, mi dichiara di essere stata avvicinata in Comune per “farmi fuori” attraverso la stessa. Quest'ultima, dopo aver firmato un progetto di collaborazione con la mia associazione sostiene falsamente di aver ottenuto in subaffitto i locali a me concessi dal Comune. Poi però, nella mia segreteria telefonica, mi conferma il progetto di collaborazione e afferma: “ma la cosa deve rimanere tra noi, altrimenti se lo viene a sapere Gabbianelli, per noi è la fine”. La medesima associazione ha anche scritto al Comune una lettera per cercare di non farmi ottenere un rimborso dal Comune stesso per un danno subito da Itinera tre anni fa. Ma grazie alla competenza degli uffici comunali la cosa è in via di soluzione positiva. Per ultimo, come se non bastasse, l'associazione di cui sopra ha occupato i locali dell'Itinera cambiandone la chiave e, addirittura, sprangando con un'asta di ferro l'entrata. Grazie al pronto intervento di sei poliziotti, egregiamente guidati dal caposervizio della Digos della Questura di Viterbo, sono riuscita a riavere le mie chiavi e a far togliere la spranga per poter avere di nuovo accesso alla sede, e a far evacuare gli appartenenti a quella associazione, che affermano di essere patrocinati dall'assessore e sostenuti da Lei, signor Sindaco. Ora, signor Sindaco, le cose sono due, o Lei ce l'ha proprio con me, ed è veramente cattivo, oppure non sa cosa fanno i suoi assessori per Suo conto. Orbene, dopo quanto accaduto, dopo aver vinto la causa di Lavoro, dopo aver ottenuto due sentenze favorevoli della Commissione Tributaria, dopo aver ottenuto l'allontanamento dell'associazione che “doveva farmi fuori” e dopo la vittoria romana con l'assoluzione “perché il fatto non sussiste”, avrei potuto festeggiare, ma se un cittadino deve festeggiare per aver ottenuto il riconoscimento dei propri diritti, allora non viviamo in una società civile. Subito dopo l'aggressione ad esprimermi solidarietà furono solo esponenti della Sinistra, quali Giuseppe Benito Sini del Centro di ricerca per la Pace, Daniela Cesaretti e Linda Natalini coordinatrici provinciale e comunale delle donne Ds, Anna Moscucci coordinatrice dei Verdi, Enrico Mezzetti capogruppo consiliare Ds, Emilio Emiliani di Rifondazione comunista e Mauro Galeotti direttore del quindicinale La Città. Tutti insieme affermarono che “L'intera città deve stringersi intorno alla persona che ha subito questa aggressione ed esprimerle piena e profonda solidarietà”. Nessuna solidarietà, invece, è venuta dalla Destra, che con distacco esternò poche e dubbiose parole. L'assessore Antonio Fracassini al Messaggero dichiarò: “L'episodio è gravissimo, ma è giusto attendere l'esito delle indagini”. E anche Lei signor sindaco non fu da meno, tanto che sul Messaggero affermò: “Prima di esprimerci vogliamo verificare con esattezza quanto avvenuto”. Ora, alla luce di quanto deciso dai giudici, che mi hanno assolta “perché il fatto non sussiste”, Lei si rende conto che ha perso tempo per sei anni a fare terra bruciata intorno a me? E ora, verificata l’esattezza di quanto avvenuto, se la sente di esprimersi in merito? Patrizia Coppa
Auguri di Buon Natale!!! di Claudio Santella
Cristo ci mette in crisi. Cristo riesce sempre a metterci in crisi. Ci investe brutalmente con una realtà della quale noi abbiamo perso la coscienza. Senza dirci tante cose ci mostra con la Sua venuta e la Sua vita un modo diverso di pensare, quindi di agire. Dove andrebbe a nascere oggi Cristo se dovesse tornare? Probabilmente sempre a Bethelemme, forse ad Harlem, forse nell’Afghanistan, forse nell’Iraq, forse in Cecenia o in un altro luogo martoriato dalla guerra; forse in un lebbrosario, forse nelle favelas, o tra i campesinos? Non lo sappiamo. Ma una cosa è certa: non verrebbe a S.Pietro o negli istituti degli ordini mendicanti, probabilmente neppure in certi tabernacoli! Non ci verrebbe perché in questi luoghi il mistero della povertà da troppo tempo non è più un mistero. Verrebbe forse a casa nostra? Rispondiamo a noi stessi: No, difficilmente. E a trovarlo nella Sua nuova capanna chi per primo ci andrebbe? Noi forse? Ma noi siamo occupati a festeggiare, a fare pranzi, a comperare regali, siamo occupati a mettere il vestito delle feste per onorare Dio. Noi, credo, che non avremmo tempo per andarlo a trovare. Ma altri si! Tutti coloro che non hanno bisogno di molto tempo per mangiare, che fanno presto a vestirsi, che non hanno le mani occupate da troppi regali per vedere la strada che conduce a Lui. Questi farebbero presto a decidersi. Cristo nato povero, povero realmente, di fatto, senza avere per questo fatto un voto. Riconosciamo di trovarci di fronte a uno sconcertante mistero, che sconvolge tutto il nostro modo di pensare e la nostra scala di valori, perché eleva quello che noi disprezziamo e compatiamo: la povertà, i poveri. Per noi uomini di oggi, che spendiamo miliardi in divertimenti, miliardi in vestiti, che paghiamo centinaia di milioni due piedi per giocare a pallone, per noi tutto questo ha un significato? La nascita di Cristo è un appello al valore della povertà. Non del fatto della povertà, perché in se stessa non è un valore, ma della povertà intesa come rifiuto di fare della ricchezza l’idolo a cui tutto si sacrifica, e del benessere l’aspirazione più grande della vita, della povertà liberamente accettata e voluta per poter far parte agli altri delle proprie ricchezze, della povertà intesa come liberazione della schiavitù del denaro e dell’interesse per essere più disponibili al servizio di Dio, dei fratelli. Noi non abbiamo bisogno di intendere questo appello? Guardiamoci intorno. Milioni e milioni di mani sono presentate contro di noi in una presente accusa, contro di noi si scaglia la collera dei poveri, perché il Natale, manifestazione della povertà, è diventato la festa delle spese. Questo Natale - è un invito a ritrovare Cristo nel povero, e rispettare la sua dignità di povero che chiede giustizia. -È un invito a sentirci ricchi di quella libertà dalla peggiore delle alienazioni: la tentazione della ricchezza come fine di vita, perché ci lega in un egoismo senza scampo, quasi istituzionalizzato. -È un invito a cercare, ad amare il povero, di un amore attivo, non di una compassione sterile. -È un invito a testimoniare anche noi, per quanto possibile, una vita più povera. -È un invito a farci al servizio dei poveri, non solo a ricordarci qualche volta di loro. -È un invito a rispettare quelli che sono i nostri più elementari doveri, perché il nostro superfluo è un furto a chi non ha. -È un invito soprattutto ad avere fiducia nella fondamentale bontà dell’uomo per non chiuderci in un vuoto lamento dei mali, ma per esser certi che la nostra buona volontà può, deve, risolvere i problemi più urgenti. -È un invito, infine, a gettarci nella mischia con entusiasmo, fede ed amore profondi. Perché il regno di Dio, lo dobbiamo dimostrare, comincia su questa terra. Non fermiamoci ai margini della storia. Il mondo ha bisogno di noi per trovare la via della salvezza, abbiamo qualcosa da fare con esso e per esso. La nostra povertà, sarà la motrice di questa marcia, alla cui fine Cristo ci aspetterà sempre nella Sua povertà, circondato sempre da nuovi poveri di ogni genere. Ci aspetterà per arricchirsi, per arricchirci: ci arricchirà di quell’amore che ci accomuna a tutti, che ci rende fratelli di tutti, che ci unirà a tutti in Lui. Il Natale è una cattedra, è una lama tagliente che penetra nel nostro cuore. Abbiamo celebrato il Natale per duemila e quattro volte ed abbiamo sempre detto: “Non c’è posto”. Oggi che lo celebriamo per la duemillessima e quinta volta non diciamo più: “Non c’è posto”. Lasciamoci penetrare; lasciamoci trasformare; facciamo nascere in noi qualcosa di nuovo. Il buon Natale che ci scambiamo sia pregno di questa disponibilità, ci renda pronti ad agire, a fare tutto quello che è necessario. Allora l’augurio non sarà più di buon Natale, ma l’augurio che il Natale porti qualcosa di veramente buono. Claudio Santella
postato da: Spvit | 23:28
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Finalmente... una bella illuminazione di Agnese Galeotti
Ho notato, con molto piacere, la nuova illuminazione delle mura cittadine nei pressi di Porta Bove. Per capirci meglio per tutta la lunghezza di Via del Pilastro. Infatti, diversamente dal resto delle mura, in questa parte, sono state illuminate da raggi di luce che partono di fronte alle stesse. Intelligentemente, sono stati usati direttamente i pali delle luci che illuminano la strada. Infatti, sono stati applicati in cima agli stessi, fari più forti in direzione delle mura. L’effetto è notevolmente migliorato rispetto al passato. Ora mi chiedo perché lo stesso trattamento non viene indirizzato anche al resto delle mura cittadine? A mio parere l’illuminazione attuale presso Porta Fiorentina, Piazzale Gramsci, Viale Raniero Capocci ecc... è veramente non adatta e non tiene il confronto con quella di Via del Pilastro! E’ un tipo di illuminazione di cattivo gusto, sembra di trovarsi di fronte ad un cimitero, con quei lumini posti tra un merlo e l’altro. Infatti, fateci caso, il tutto assume un aspetto lugubre e freddo! Invece, con la nuova illuminazione verso Porta Bove, le mura sembrano sorgere fiere e massicce, imponenti in tutto il loro essere. Prendendo esempio dai lavori in Via del Pilastro, si potrebbero utilizzare gli stessi lampioni che illuminano la strada per risparmiare tempo e denaro e illuminare a dovere le mura che vanno da Porta Fiorentina fino a Porta della Verità, da qui a Porta del Carmine per raggiungere Porta Faul. Un’altra pecca che mi ha colpito, è rappresentata dai fari incastonati nel terreno che illuminano le mura dal basso. Perché questi immettono una luce di color giallo e le luci sui merli di color bianco? ma il senso dell’estetica dove sta? o tutte luci sono bianche o tutte gialle! Inoltre all’entrata di Porta Romana, due faretti fissati nel terreno, sono rotti, ed invece di essere riparati sono stati riempiti di asfalto... ma bravi!! Comunque fatto trenta in Via del Pilastro, pazientemente aspettiamo il trentuno! Agnese Galeotti
Gabbianelli incontra padre Stefano di Francesca Bruti
In occasione di una serie di eventi che, dal 27 ottobre al 6 dicembre 2005, molte regioni e città italiane hanno inaugurato, per lo sviluppo dei Paesi più svantaggiati nel mondo, anche Viterbo ha testimoniato il proprio impegno. E lo ha fatto agli Almadiani con la mostra “Ambanja, Madagascar: la forza della speranza”, riaperta dal 27 novembre, dopo che la prima esposizione di settembre aveva riscosso consensi e successo di pubblico tra i cittadini. La rassegna documenta l'attività che Padre Stefano Scaringella, frate cappuccino e medico chirurgo, sta svolgendo presso la clinica Saint Damien, da lui stesso fondata venti anni fa, nel nord ovest del Paese africano; inoltre, sono riportate anche le frasi tratte dai dialoghi tra Padre Stefano e il sindaco Giancarlo Gabbianelli, che si sono incontrati alcune volte negli ultimi due anni. I Viterbesi possono così conoscere la difficile realtà di un Paese affascinante, ma che ha assoluto bisogno del sostegno esterno di persone come Padre Stefano, nella cui struttura vengono eseguiti circa 1300 interventi all'anno. E il Comune di Viterbo, con l'aiuto delle donazioni dei cittadini, ha attivato un conto corrente (C/ c 100 69 479 Viterbo per Ambanja - Madagascar Abi 06065 cab 14500), per l'invio delle prime quote ottenute, circa 2.000 euro, e per continuare la raccolta dei fondi. L’iniziativa di Viterbo fa parte degli eventi della seconda edizione delle “Giornate per la Cooperazione Italiana”, promossa dalla Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo del Ministero degli Affari Esteri, che si propone di offrire un'ulteriore occasione di riflessione nelle Istituzioni pubbliche e private e vede protagonisti operatori e volontari, che in prima persona si rendono testimoni della solidarietà del nostro Paese all'estero. Le Giornate si svolgono sotto l'Alto Patronato del Presidente della Repubblica, il Patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri, del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati. Francesca Bruti
Maccaroni! me te magno di Patrizia Labellarte
La nostra città gode di un’autonoma e tradizionale cucina strettamente legata ai suoi prodotti tipici che evidenziano tracce storiche che vanno dagli Etruschi, ai Romani, fino ai Farnese ed ai papi che spesso hanno soggiornato nella Viterbo medioevale. L’olivo, la vite, i funghi, le castagne e le nocciole sono solo alcuni degli elementi di cui gode questa terra e da cui ne deriva una cucina sana, gustosa e ricca di profumi. Visto che siamo in area pre-natalizia vorrei qui approfondire il tema dei dolci. La tradizione gastronomica della nostra città ci insegna che la preparazione dei dolci, nel passato, era sempre legata ad una festività e rappresentava l’unica occasione per poter mangiare più abbondantemente. A Natale, da noi, non mancano mai i “Maccheroni con le noci”, che rappresentano il piatto più caratteristico di questa festa. All’inizio venivano consumati come primo piatto nel pranzo di Natale, successivamente sono passati a fine pasto, come dolce tipico del cenone della Vigilia. In alcuni paesi della Tuscia, quali Tarquinia e Valentano, si usa, ancora oggi, servirli caldi all’inizio del pasto. Questa è la ricetta del dolce che viene servito freddo alla fine della cena. INGREDIENTI: 300 gr di fettuccine all’uovo , 350 gr di cioccolato fondente, 150 gr di zucchero, cannella q.b. , una ciambella all’anice, 3 kg di noci. Cuocere la pasta in acqua salata. In una terrina intanto mescolare insieme la cioccolata grattugiata, la cannella, lo zucchero, le noci sgusciate, tostate e macinate e la ciambella tostata e tritata finemente. Una volta scolate le fettuccine e fatte asciugare, ma non troppo, estrarle una parte e depositare in un piatto da portata, nel quale condirle con uno strato sottile del miscuglio preparato precedentemente. Dopo averle ben mescolate con la forchetta, ricoprirle con uno altro strato del preparato di cioccolato, noci, cannella, zucchero e ciambella. Ripetere l’operazione fino ad esaurimento della pasta e degli altri ingredienti, pigiando sempre bene i vari strati così ottenuti, in modo da ottenere l’aspetto di una torta. Una volta fredda, servite e…buon appetito! Patrizia Labellarte
Svolta sulle antenne!?!? di Francesca Bruti
Sembra giungere ad una svolta positiva la storia infinita delle antenne a Viterbo! Per mesi, in varie parti della città, i Viterbesi hanno visto spuntare brutte antenne per la telefonia mobile; strutture che spesso non rispettavano neanche il piano regolatore emanato dal Comune. Per non parlare del disagio visivo e ambientale, causato ai cittadini stessi. L'Assessore all'Urbanistica Maurizio Tofani ha dichiarato che “un costante e proficuo raffronto con i gestori della telefonia che intendano installare le loro antenne su questo territorio […] è fondamentale per l'individuazione di soluzioni che vadano prima di tutto nella direzione della tutela della comunità cittadina”. Finalmente, si sta cominciando a capire che i lavori in città vanno fatti per il bene dei cittadini. Uno dei primi incontri distensivi con i gestori si è avuto nei giorni scorsi, quando l'Assessore ha incontrato una rappresentanza della compagnia telefonica Tim, con la quale il Comune non era mai riuscito ad accordarsi sull'installazione delle antenne. Sempre Tofani ha confermato che è stato “un confronto che si rendeva necessario e che siamo riusciti ad ottenere”; ribadendo poi la volontà di proseguire questo confronto anche con altri gestori, sempre nel rispetto e nell'interesse della cittadinanza. Speriamo che tutte queste parole si traducano in fatti concreti e che, come spesso è accaduto a Viterbo, non rimangano delle promesse senza seguito. Francesca Bruti
Giuseppa ricorda di Riccardo Manca
Viterbo, 24 Dicembre l’anno non importa. Non importa, perché la signora Giuseppa, 84 anni portati benissimo, di Natali ne ha visti tanti e ha deciso di raccontarmene uno. “Per la nostra famiglia – esordisce la signora Giuseppa Viterbese doc – il Natale ha sempre avuto un significato particolare. Abitavo in campagna con i miei genitori ed i miei dieci fratelli. Qualche giorno prima della vigilia di Natale venivo a Viterbo con l’autobus per acquistare, in un negozio del Corso, qualche bottiglia di vino”. Durante l’intervista, gli occhi della signora diventano improvvisamente espressivi. “Acquistai, in quell’occasione, anche qualche personaggio per fare il presepe. Mi ricordo Riccà – continua la signora chiamandomi per nome – che il nostro albero di Natale era composto da alcuni ramoscelli di vischio; il presepe, mio padre lo faceva sotto queste frasche di vischio, sul mobile del soggiorno. All’epoca, sto parlando del 1935, non c’erano le luminarie da appendere all’albero di Natale. Il menù del cenone era semplice: minestra con i ceci, maccheroni con le noci e baccalà”. L’incontro con la signora Giuseppa sembra un album di fotografie ingiallite, pieno di ricordi. “Poi, nel 1955, da un paese della provincia con mio marito e due figlie, sono venuta ad abitare a Viterbo”. E le cose cambiarono. Cambiarono. Nella mia famiglia mio marito iniziò a fare l’albero di Natale. Era un abete vero pieno zeppo di luci, festoni e sfere. A Viterbo cambiò l’atmosfera in attesa del Natale. Intorno al 1962, misero delle lampadine sugli archi di Palazzo dei Priori. Dopo alcuni anni, la gente iniziò a mettere le luci di Natale sui balconi delle abitazioni”. Come festeggerà il prossimo Natale la signora Giuseppa? “I modi di festeggiare il Natale sono cambiati. Prima avevo i miei genitori e la mia famiglia era composta da diciotto persone. Ora, dopo tanti anni – conclude la signora - la mia famiglia è composta da figlie e nipoti; mio marito se n’è andato alcuni anni fa. Trascorrerò il Natale insieme a loro.” Allora Buon Natale signora Giuseppa, con tutto il cuore. Riccardo Manca
Nuovi marciapiedi in Viale Trieste di Patrizia Labellarte
Viale Trieste o più comunemente “Strada della Quercia” è la via che collega Viterbo con La Quercia. La sua nascita risale all’incirca nel 1540 su richiesta di Giacomo Sacchi per la costruzione di una strada che collegasse Viterbo alla Madonna della Quercia, in onore della venuta di papa Paolo III. Nel 1610 e 1612 la strada fu ripristinata per renderla più dritta e spianata. Nel 1722 dopo lo scavo di una forma per l’installazione di una conduttura d’acqua, il viale, divenuto impraticabile, fu mantenuto dal Comune di Viterbo per trenta scudi l’anno. Nel 1747 il piano stradale fu di nuovo livellato a spese del Comune. In seguito, lungo la via, furono costruiti i cosiddetti "casini", cioè, vere e proprie ville: Villa Medori, Villino Maria, Villino Giuseppina, Villa Minissi e Villa Tedeschi oggi sede del Ce.F.A.S. Proprio per la sua favorevole conformazione, dritta e leggermente in salita, la strada della Quercia, nell’800, veniva utilizzata per lo svolgimento delle corse con i cavalli montati da fantino, in occasione delle Festività di santa Rosa. Ed oggi? Sicuramente il viale sembra aver mantenuto tutte le caratteristiche di un tempo…ma proprio tutte!!! Infatti, è rimasto quasi come l’inizio…a veder i marciapiedi direi anche quelli, visto le condizione pietose in cui si trovano o meglio in cui si trovavano. Ebbene sì, finalmente il Comune si è deciso a prendere provvedimenti. Era ora!!! Sono anni che il marciapiede peraltro in entrambi i lati è impraticabile. Tra buche, rigonfiamenti dell’asfalto, dovuto alle radici degli alberi, i pedoni sono costretti ad una sorta di gimcana per poter camminare senza dover prendere qualche distorsione. Per non parlare, poi, del fatto che in alcuni punti il marciapiede è del tutto inesistente, tanto, da non distinguerlo più dalla strada, oppure è talmente stretto che è impossibile passarci in due. Credo sia un giusto intervento, che forse doveva essere fatto da più tempo, non solo per i pedoni, ma anche perché conferisce alla via un aspetto nuovo, più gradevole. Ma di cose, a mio avviso, ce ne sarebbero da fare. Ad esempio piantare alberi nuovi o coltivare al meglio quelli già presenti sul viale, oppure migliorare l’illuminazione. Vi siete mai accorti, passando di sera, quanto sia fiacca? A me dà un senso di tristezza infinita! Eppure, sarebbe spettacolare vedere questa strada, così importante, illuminata ad arte, magari con qualche faretto che dà luce dal basso verso le ville più belle? In fondo “basta così poco, che ce vo'”! Patrizia Labellarte
Cev Cev Cev Ce Vo’ tanto a fa’ pulizzzia di Sanclaudio
Il C.E.V. ha nuovamente provveduto alla distribuzione di un volantino per sensibilizzare i cittadini di Viterbo a rispettare determinate regole nella raccolta dei rifiuti solidi urbani affermando di voler migliorare la qualità della vita nella nostra città. Attraverso questo volantino si invitano i cittadini a collaborare con l’Amministrazione comunale e con lo stesso C.E.V. alla riuscita dei buoni propositi che Amministrazione e C.E.V. si sono imposti. Attenzione: il volantino è lo stesso che venne distribuito alle famiglie viterbesi nel febbraio-marzo di quest’anno. Gli stessi caratteri, le stesse raffigurazioni, le stesse parole! Anche noi ripeteremo le stesse osservazioni che pubblicammo nel numero 6 del 23 marzo 2005 de “La Città” al quale rimandiamo i nostri amici lettori (www.lacitta.splinder.com). Aggiungiamo però qualcosa: che la raccolta dei rifiuti solidi nella nostra città è come era prima: vergognosamente attuata. Non ci stancheremo mai di segnalarlo. Non v’è un nesso logico nell’attuazione del servizio; non c’è stato un miglioramento... che è uno; nessun responsabile del servizio ha mostrato idonee capacità di gestione. Non è cambiata una virgola. Il C.E.V. non si è chiesto come mai il servizio di raccolta dei rifiuti solidi non ha funzionato, non si è chiesto se c’è stata cattiva gestione; ha dato per scontato che gli errori venissero commessi dai cittadini ed ha dato nuovamente dei suggerimenti, gli stessi suggerimenti, e, nuovamente, in una forma poco elegante. Distribuito una prima volta il volantino, questi signori si sono tacitati la coscienza; hanno creduto di aver fatto tutto quello che era possibile fare. Visti i risultati c’era da aspettarsi che facessero qualcos’altro: nemmeno per sogno. Ripetendo un ragionamento che aveva ottenuto un risultato fallimentare, come se fossero tetragoni, hanno ridistribuito lo stesso volantino. Il risultato sarà lo stesso. Ed allora questi signori diranno che loro hanno fatto il massimo, che di più non si può fare, che la colpa è dei cittadini, che nonostante i loro sforzi... Ma quali sforzi, ma quale massimo, il massimo di che cosa, delle loro capacità, ma, se è così, il massimo delle loro capacità non è il massimo che si può fare: questo è palese. Il C.E.V. anziché venirci a dire cosa si deve fare, ci faccia vedere come si fa, perché tutto ci sembra tanto una barzelletta. Scusateci, ma siamo alla prima, alla seconda, alla terza o alla quarta rappresentazione della tetralogia. Non ci vuole poi granché per migliorare il servizio di raccolta dei rifiuti solidi a Viterbo; basta volerlo veramente, perché ora come ora viene fatto male, malissimo, malissimissimo. Innanzi tutto i cassonetti sono costantemente sporchi, perché non vengono mai lavati, come avveniva negli anni passati; in secondo luogo sono quasi tutti rotti per un verso o per un altro, e i rifiuti giacciono a cielo aperto; terzo sono pochi e mal disposti; quarto sono posizionati in posti in cui non dovrebbero stare; quinto nessuno si preoccupa di pulire sotto di essi; sesto la raccolta viene effettuata in orari che coincidono con momenti di alta intensità di traffico, creando intasamenti continui; da ultimo, ma non ultimo, non v’è uno straccio di disposizione che regoli la raccolta in modo da evitare che i rifiuti restino giornate intere, week-ends inclusi, alla mercè di tutti, cani, gatti, sciacalli e maleducati vari, compresi. Ci vuole molto a pulire i cassonetti? Ci vuole molto a posizionarli in posti idonei? Ci vuole molto ad esigere pulizia da parte dei netturbini? Ci vuole molto a disporre il divieto di gettare immondizie in ogni ora del giorno e della notte imponendo il rilascio dei rifiuti poco prima della raccolta degli stessi? Ci vuole molto ad effettuare la raccolta in orari più consoni? Certo che ci vuole, ma non molto: ci vuole un altro modo di concepire la gestione del servizio o, considerati i risultati, affidare la gestione ad altri, compresi gli stessi organi del Comune attualmente addetti ai controlli, perché se chi deve vigilare, il proprio servizio, anziché con controllo, lo effettua con control è chiaro che tutto finisce a puttane. Non veniteci a dire che ci sono i costi, perché pagare un servizio che lascia a desiderare è di per sé un costo notevole, e non solo un costo, mentre pagare un servizio fatto bene non è un costo. Un suggerimento per reperire fondi: se il Comune vendesse gli addetti al servizio per quello che prendono e li ricomprasse per quello che valgono non solo avrebbe risolto il problema dei costi, ma riuscirebbe a finanziare il servizio medesimo per anni ed anni, abolendo le tasse per lo stesso. Il problema è trovare l’acquirente, che, comunque, non può e non deve essere il cittadino. Altro che aumenti, pulizia ci vuole, e rimborso agli utenti per parziale adempimento. Sanclaudio
Essere ed apparire
Da alcuni giornali abbiamo appreso che un dipendente comunale, accusato di essere l’autore di alcuni furti pertinenti beni del Comune, è stato tratto in arresto da parte delle forze dell’Ordine. Ci auguriamo che le indagini non abbiano un seguito altrimenti potremmo correre il rischio di vedere svuotati gli uffici e di rifare le elezioni. Naturalmente e lapalissianamente questa non è che una battuta senza alcun fondamento, che vuole soltanto strappare un sorriso. Non è una battuta, invece, ma una considerazione da prendere un po’ sul serio il fatto che per aver tratto in arresto un “ladro di polli”, poco più che un cleptomane, sia apparsa sui giornali, quasi in gara tra loro, la foto di tutto lo stato maggiore della Questura, come se si fosse proceduto a chissà quale rischiosa e difficile operazione. Anche qui l’espressione va intesa paradigmaticamente, ci mancherebbe altro, però non si può impedire alla gente di riflettere, su questo modo di essere, soprattutto quando in un’occasione simile, ma con risultati opposti, è apparsa sui giornali la notizia che una nostra concittadina, che era stata indagata, accusata, processata e condannata per motivi che in sede di appello si sono rilevati completamente infondati, nessuna foto ha corredato la notizia. Ci riferiamo a Patrizia Coppa, la quale a suo tempo per aver denunciato di aver subito una aggressione nei locali del Centro Sociale Polivalente del Comune fu inquisita con il risultato di rimanere “cornuta e mazziata” alla faccia delle affermazioni del Ministro Pisanu, che reclama, costantemente e ripetutamente, l’aiuto dei cittadini onesti nel denunciare ogni forma di violenza. Considerata la par condicio, non sarebbe stato il caso che, anche in questo caso, fosse stata pubblicata la fotografia di chi allora condusse le indagini e quant’altro? Est modus in rebus, prego.
A disposizione delle mamme di Periscopio
Nella certezza di rendere un servizio utile, sul numero 16, del 31 agosto 2005, de La Città segnalammo l’apertura di un Ambulatorio di medicina naturale pediatrica presso il poliambulatorio della ASL di Viterbo, nei locali del vecchio Ospedale Grande. Le nostre aspettative non sono andate deluse, anzi, molte mamme hanno telefonato alla redazione del nostro giornale per chiedere ulteriori notizie in merito o per avere il numero telefonico di detto ambulatorio. Siamo ben lieti di fornire nuovamente i recapiti dell’ambulatorio in questione, sia quello telefonico che quello civico; per ciò che attiene invece le varie informazioni sanitarie richieste consigliamo, quanti abbiano interesse, di rivolgersi in loco, dove troveranno personale qualificato e medici specializzati che sapranno soddisfare ogni richiesta. L’Ambulatorio di medicina naturale pediatrica, si trova alla stanza n. 2 del Poliambulatorio della ASL, al primo piano, presso il vecchio Ospedale Grande, ed è aperto nei giorni di martedì, giovedì e venerdí con i seguenti orari: 9;00 - 9,45 - 10,30 - 11,15 - 12,00. Gli appuntamenti possono effettuarsi mediante prenotazione presso i C.U.P. di zona senza ricetta medica. L’ambulatorio può essere contattato telefonicamente ai seguenti numeri: 0761/236555 - 0761/236279 e 0761/236280. Restiamo naturalmente, e con piacere, a disposizione di tutte le mamme e di tutti gli altri cittadini. Periscopio
postato da: Spvit | 23:25
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