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mercoledì, agosto 31, 2005
Il Mercatino
del Viandante
il 25 Settembre 2005
e ogni quarta domenica del mese
di fronte all’Uscita di ORTE (VT)
dell’Autostrada del Sole (A1)
Info: 3393337869 (Mauro)
31 Agosto 2005
Anno XV n° 16
Ritorno alla tradizione
W santa Rosa
di Mauro Galeotti
Una delle novità che riguardano i Facchini di santa Rosa di quest'anno è la camicia che indossano. Infatti, il Sodalizio fornirà ad ogni facchino una camicia col colletto alla coreana, chiusa con lacci.
Si fa avanti il ritorno alla tradizione.
Un ritorno importante, perché tutto quello che fa muovere la "macchina" della Macchina di santa Rosa è la Tradizione, sì con la ti maiuscola. E proprio in questi giorni, il caso a volte gioca scherzi gradevoli, sono stato avvicinato da Mara Nocilli, una cara amica di famiglia, la quale è in possesso di una vecchia divisa da facchino di santa Rosa.
Pantaloni, fascia, calzettoni, il tutto originale d'epoca e l'epoca è l'Ottocento.
Ironia della sorte, i facchini porteranno nel trasporto del 3 Settembre 2005, una camicia alla coreana, mentre Mara la camicia non l'ha trovata. Certamente è andata utilizzata e consumata, poiché ritengo sia divenuta, in seguito, una delle tante camice indossate giornalmente.
Chi era il proprietario di quello che oggi può considerarsi un cimelio vero e proprio? il nonno di Mara! Giulio Nocilli (1868 c. - 18/7/1910) che fu facchino tra la fine dell'800 ed i primi del '900. La divisa passò, poi, al figlio di Giulio, Primo (1/1/1910-16-7-1971), che, a sua volta, portò la Macchina col numero 35, tra la fine degli anni '30 e fino a poco dopo la Seconda guerra mondiale.
In seguito, la divisa fu tramandata al nipote Antonio Nocilli, che l'ha indossata negli anni '60 fino al famoso fermo del Volo d'Angeli del 1967.
Qualche anno fa ebbi contatti con Giocondo Pallotta, l'ottico in Via Marconi, mio amico, il quale mi consentì di pubblicare una vecchia foto, in suo possesso, scattata da Giuseppe Bazzichelli verso il 1913, con ritratti i facchini di santa Rosa in posa davanti alla facciata del Santuario di santa Rosa.
Subito all'occhio mi incuriosì la fascia che stringeva la vita di quegli asciutti uomini. Non potevo vedere il colore, che oggi è di un rosso vivace ed uniforme, perché la foto, ovviamente, è in bianco e nero, ma mi colpì il disegno che presentava delle vistose strisce.
Uniche per la praticità e l'economia sono le caratteristiche dei pezzi storici, della divisa dei facchini, conservati da Mara.
I pantaloni bianchi sono alla zuava, con laccio all'altezza del ginocchio, realizzati con stoffa in misto canapa, per conferire il massimo della freschezza, erano ricavati col riutilizzo di vecchie lenzuola. Era l'epoca che davvero non si gettava via nulla! Le pences e le tasche sono alla carrettiera, allacciate con catenella di cotone, eseguita a mano, e bottone in madreperla. La patta era allacciata con bottoni ed il modello aveva ampio respiro all'altezza delle cosce. Ciò per consentire il libero movimento del facchino nelle accosciate e nelle manovre durante il trasporto.
I calzettoni erano realizzati a mano, all'uncinetto in cotone bianco, ed avevano una lavorazione a nido d'ape, che permetteva grande traspirazione e freschezza, questi venivano fermati con un elastico sopra al polpaccio.
La fascia è un vero cimelio! Veniva realizzata in maglia di filo di cotone rosso, era lunga tre metri e trenta, alta 20 centimetri, ed aveva alle estremità lunghe frange annodate a mano di fili rossi, rosa e blu.
Il tipo di tessitura della fascia aveva lo scopo di dare elasticità naturale ai movimenti del facchino, durante gli sforzi. Al tempo stesso, però, la fascia garantiva un rigidità unica, grazie alla sua lunghezza, che avvolgeva più volte la vita del facchino e consentiva un supporto ottimale al basso schiena, fulcro dello sforzo.
La fascia, per essere fissata, non aveva bisogno di spille, di bottoni automatici o, peggio, del velcro, infatti per il serraggio era sufficiente che il lembo libero fosse inserito nei giri della fascia stessa.
Le righe che rompevano il rosso della fascia erano di color rosa e blu alternate.
Il fortunato ritrovamento dovrebbe essere il campione per la divisa dei facchini e il Sodalizio potrebbe rifare come erano nell'Ottocento, i calzoni, la sciarpa ed i calzettoni, visto che la camicia alla coreana c'è già.
Tutto ciò se è vero che quello che fa muovere la macchina della Macchina di santa Rosa è la Tradizione, sì con la ti maiuscola.
Mauro Galeotti
Si poteva dire prima
di Agnese Galeotti
Aria di polemiche a pochi giorni dalla festa di Santa Rosa. Discussioni a toni alti tra il Comune ed i vari bar e gelaterie adiacenti al percorso della Macchina. Infatti, come da disposizione "improvvisa" del Comune di Viterbo il 2 ed il 3 Settembre, i locali dovranno sbaraccare tavoli e sedie.
Naturalmente le proteste dell'Ascom e della Confesercenti non si sono fatte attendere, in primis rivolte all'assessore Fracassini.
Quest’ultimo ha risposto: “Faremo l'impossibile, ma non posso assicurarvi nulla”. Ma a Fracassini le polemiche non piacciono e di fatto, a pochissimi giorni dalla Macchina, la situazione è rimasta tale e quale a prima.
Questo polverone deve proprio aver infastidito là pel Comune! Soprattutto quando all'assessore è stato pubblicamente contestato che l'insolita decisione è stata presa pochi giorni prima della festa. Scrivo "insolita" non a caso, infatti, sono anni che ai locali in questione è permesso di tenere tavoli e sedie a disposizione dei clienti per i festeggiamenti. Tanto è vero che le prenotazioni degli stessi erano già esaurite da mesi. Per alcuni locali addirittura da aprile. I commercianti si sono così trovati a dover scontentare i propri clienti che, in alcuni casi, avevano già anticipato parte della spesa. Tutto ciò ha causato non solo disagi per i commercianti, ma anche per molti cittadini che già da mesi si erano assicurati degli ottimi posti per assistere alla manifestazione e che, per questo, avevano anche invitato parenti ed amici ai quali, oramai, dovranno dire di rimanere a casa!
La cosa migliore, se proprio questa decisione andava presa, sarebbe stata quella di rimandarla al prossimo anno, con i commercianti consapevoli e pronti alle conseguenze, dannose sì, ma perlomeno programmate.
Agnese Galeotti
Con Balducci la chiave giusta?
di Bruno Matteacci
Mi voglio rivolgere al direttore generale del Comune di Viterbo, architetto Armando Balducci allo scopo di vedere se, dopo tanto tempo, ho trovato la chiave giusta per la risoluzione di alcuni problemi che qui di seguito passo ad elencare.
In via della Pila da molti, troppi, mesi manca il segnale indicante che il tratto a monte è a doppio senso di circolazione quando, invece, a valle è indicato che detta via è a senso unico.
Altro madornale errore lo si trova in via Ramacci.
All’altezza della sua immissione dalla strada Tuscanese, dove è presente un segnale indicante l'obbligo di andare a destra, quando a destra è un cancello della Coop. Ivi necessita il segnale di senso unico di marcia in direzione verso la Tangenziale Ovest.
Altro segnale che necessita essere messo in opera è un quello di direzione obbligatoria all'altezza del primo cancello del cimitero, allo scopo di vietare la svolta a sinistra, verso la sopraelevata. In via Salicicchia, all'altezza della Cassia è presente un segnale indicante che viale Armando Diaz, venendo da Vetralla, è a senso unico; il segnale si può vedere all'angolo, vicino alla immagine della Madonna. Poco più a nord è ancora presente un segnale indicante che da quel punto viale Diaz, direzione Vetralla, è a doppio senso di circolazione. Assurda e pazzesca è la permanenza di detti segnali.
Altro tratto di via privo della dovuta segnaletica è via Zara che al suo inizio, da via Pola, è indicata a senso unico, mentre, poco dopo, la stessa è a doppio senso di circolazione. Di segnali ne mancano, ma nel contempo ce ne sono doppi in tanti punti della città. In via Saffi, angolo via della Pace, sono presenti due segnali indicanti il divieto di accesso posti a circa quaranta centimetri l'uno dall'altro; in strada Cassia Nord, verso Montefiascone, sono due segnali, a distanza di circa settanta metri, indicanti la fine del tratto urbano con due cartelli recanti la scritta Viterbo, barrata di rosso.
In via Pianoscarano, a distanza di circa quattro metri, al termine di via di Porta Fiorita, sono presenti tre segnalazioni uguali, indicanti le stesse destinazioni.
Auguro a me stesso ed ai cittadini viterbesi di aver trovato il giusto interlocutore. A lei, architetto Armando Balducci, la soluzione. Intanto la ringrazio.
Bruno Matteacci
Un servizio utile
di Sanclaudio
Recatici nei locali del vecchio Ospedale Grande, in via S. Lorenzo, quello vicino al Duomo, abbiamo avuto modo di notare un manifesto della Asl di Viterbo. Informava che è stato attivato un Ambulatorio di medicina naturale pediatrica.
Tale ambulatorio si trova alla stanza n. 2 del Poliambulatorio, al primo piano, ed è aperto nei giorni di martedì, giovedì e venerdì con i seguenti orari: 9 - 9,45 - 10,30 -11,15 - 12,00.
Gli appuntamenti possono effettuarsi mediante prenotazione presso i C.U.P. di zona senza ricetta medica.
Siamo lieti di comunicare quanto sopra alla cittadinanza poiché fa piacere che Viterbo abbia un ambulatorio che possa curare i nostri bambini o aiutarli a star meglio mediante l'applicazione sia della medicina naturale che della medicina tradizionale o di sintesi, come credo sia più corretto dire. Le due forme di cura, non solo possono coesistere, ma possono essere di integrazione e complemento l'una dell'altra.
Il fatto che tale avviso sia stato esposto nei locali di una struttura sanitaria pubblica, dà notevole garanzia di serietà e di efficacia della riuscita delle cure ed è da considerarsi non tanto espressione di una speranza, ma di una certezza di una nuova forma di cura per il futuro. Chi è interessato può contattare tale ambulatorio anche telefonicamente ai seguenti numeri: 0761/339555 - 0761/338280
Sanclaudio
Un violento acquazzone
di Riccardo Manca
Ogni anno, nella secolare tradizione della Macchina di Santa Rosa, come in un libro di storia, vanno ad aggiungersi aneddoti e curiosità.
Il 3 Settembre 1893, un violento acquazzone, mentre i Facchini stavano effettuando il giro delle chiese, ha danneggiato la Macchina di Paolo Papini in diversi punti, strappando anche i lumi a cera. Dopo una attenta ricerca sono venuto a conoscenza di una curiosità; quell'anno i lumini a cera vennero realizzati da un certo Gaetano Gagni.
Nel quinquennio 1895-1899, la Macchina costa complessivamente diecimila e duecento lire, di cui tremila e 400 pagabili il primo anno e la parte restante versate in rate annuali.
Nel 1914 il compenso annuo per il costruttore sale a duemila e cinquecento lire. Intorno al 1924, il costo del Campanile che Cammina è quasi quadruplicato: nove mila lire. La tradizione riprende dopo la fine della Seconda guerra mondiale ed il costo della Macchina aumenta da 143 mila lire nel 1946, a quattrocento nel 1948, a mezzo milione nel 1950.
Nel 1952, per realizzare la Macchina occorrono quindici milioni di lire.
Nel 1950, per la celebrazione dell'Anno Santo, si rinnova la Macchina, ritenendo che i pellegrini diretti nella Capitale potessero essere richiamati dalla manifestazione viterbese.
L'Amministrazione comunale prende quindi accordi con l'architetto Rodolfo Salcini, ma la proposta non portò ad alcun risultato. Altri volevano far passare il Campanile che Cammina a Roma con un trasporto straordinario nel Maggio 1950, ma non se ne fece nulla.
Dal 1947, riprende la “mossa” della Macchina dalle mura a ridosso di Porta Romana. Questo segnò la completa ripresa della tradizione dopo la Seconda guerra mondiale. Santa Rosa era ritornata tra il suo popolo.
Riccardo Manca
Provvedimenti del cavolo
di Claudio Santella
Tutti i mezzi di comunicazione di massa hanno strombazzato ai quattro venti che il legislatore ha recentemente disposto che tutti coloro che sono alla guida di un ciclomotore e che non indossano il casco, come prescritto, passeggero compreso, si vedranno non solo sequestrare il ciclomotore, ma anche confiscare lo stesso, che verrà acquisito dallo Stato e successivamente posto in vendita.. Oltre, naturalmente, alla relativa sanzione pecuniaria come condimento con olio ed aceto del lauto pasto.
Probabilmente, a causa del continuo aumentare degli incidenti in cui sono coinvolti i veicoli a due ruote, il nostro legislatore ha creduto di aver trovato la panacea ai mali del caso.
Non voglio star qui a dire se ciò è giusto o non giusto, opportuno o non opportuno, sbagliato o meno; non voglio cioè, entrare nel merito personalmente. Desidero farlo attraverso le parole di una persona che, per sua natura e professione è stata maestro di molti di noi che si sono avvicinati allo studio del diritto nelle aule della Sapienza di Roma: il professor Michele Giorgianni, insigne professore di diritto in quella università, che ha dedicato la sua vita ad educare gli altri: per ciò stesso le sue opinioni meritano quanto meno un attimo di considerazione, soprattutto quelle espresse da una cattedra.
Ricordo, come se le avessi udite ieri, le parole che il professor Giorgianni pronunciò durante una sua lezione nell’aula prima della facoltà di Giurisprudenza della citata università. Era l’anno 1966, ed il professore, per chiarire meglio a noi studenti alcuni concetti giuridici, che sono espressi tra le righe del diritto, portò questo esempio: “Supponiamo che il furto di galline, punito, ad esempio, con un mese di carcere, abbia raggiunto livelli non più tollerabili; il legislatore per mettere un freno ai furti di galline decide di elevare la pena da un mese a sei mesi di carcere. Emana la legge, ma i furti di galline non accennano a diminuire. Come mai? Il fatto è che su cento furti di galline solamente di due vengono scoperti i colpevoli ed i ladri arrestati, degli altri novantotto furti i ladri riescono a farla franca.
Orbene se su cento furti di galline solamente in due casi i ladri riuscissero a farla franca, state sicuri che i furti diminuirebbero in maniera considerevole, anche se la pena da scontare fosse non un mese, ma una settimana di carcere. Perché?, perché il ladro nel compiere il furto spera sempre di farla franca, non si preoccupa di quella che è la pena, lui spera di non essere preso: se ciò avviene il ladro ruba, se ciò non avviene non ruba, Non si chiede il ladro se dovrà scontare un mese o sei mesi di carcere, si preoccupa solo se la farà o meno franca. Considerata la nostra giustizia, lascio a Voi, cari lettori, ogni considerazione.
Claudio Santella
Poveri nonni!
di Bruno Matteacci
Con una legge dello Stato la ricorrenza della festa dei nonni sarà il 2 ottobre di ogni anno; fino ad oggi giorno dedicato agli Angeli Custodi, e non più il 26 luglio. Si dice che il Senato della Repubblica prima, e la Camera dei Deputati poi, nell'approvare la istituzione della predetta festa, hanno inteso non dare carattere commerciale come accade per la festa della mamma, dei fidanzati del papà che, secondo loro, vengono ricordate solo per speculazioni commerciali.Veramente è difficile provare quanto questi strapagati uomini di legge, solo perché legiferano (?), hanno inteso fare.
Per chi non ha le idee chiare, come del resto hanno dimostrato i nostri parlamentari, la festa dei nonni era e doveva rimanere il 26 luglio in occasione della ricorrenza della festa dei santi Anna e Gioacchino, genitori di Maria, quindi Nonni di Gesù. Nessuna ricorrenza più idonea si poteva trovare, se non il 26 luglio. Veramente mi ha dato fastidio questa intromissione parlamentare, come mi è dispiaciuta l'indifferenza dei rappresentanti della Chiesa per aver accettato, supinamente, detto spostamento della festa. Come altre volte, quando fa comodo, vengono elogiati e falsamente riconosciuti i meriti degli anziani; infatti ho letto che con l'approvazione della legge "è stata prevista una nutrita serie di iniziative per valorizzare il ruolo sociale dei nonni".
E' pur vero che i nonni sono doppiamente genitori dei nipoti, è pur vero che con la presenza dei nipoti i nonni ringiovaniscono ed è anche vero che i nonni vedono il proprio futuro rappresentato e tramandato nei posteri attraverso i propri nipoti; ma è anche vero che le case di riposo sono gremite. Spesso gli anziani sono, dallo Stato, dimenticati e costretti a vivere con pochi euro; spesso non sufficienti nemmeno per il loro normale sostentamento. E' questo il riconoscimento che ha lo Stato per i nonni? Quando fa comodo è facile dire: che gli anziani sanno dare grande aiuto alla famiglia; che la loro disponibilità, a sostituire i genitori nella cura dei nipoti, è utile e determinante. I nostri legislatori hanno inteso definire i nonni "Angeli Custodi" dei nipotini. Sbagliato è il concetto usato. L'Angelo Custode è colui che, spiritualmente, ci sta vicino dalla nascita alla morte. E' ad Egli che ci rivolgiamo, con la preghiera, affinché ci custodisca e ci illumini tutti i giorni della nostra vita, anche quando i nonni non ci saranno più.
Non sarebbe male un ripensamento politico ed un autorevole intervento dei rappresentanti del mondo cattolico sulla istituzione della festa dei nonni; festa che è sempre esistita ricordandola il 26 luglio di ogni anno. Signori legislatori, ci sono tanti, tantissimi problemi che il popolo attende siano risolti, non perdete tempo... perché il tempo è danaro e voi di danaro ne prendete tanto, mentre gli anziani, ce ne sono tanti, lottano per la sopravvivenza.
Bruno Matteacci
L’arte della bandiera
di Francesca Bruti
La Bandiera è un drappo normalmente di forma rettangolare, a uno o più colori diversamente disposti, che esprime la singolarità e l’evidenza dell’autonomia territoriale. Nella sua forma, oppure dalla funzione, si distinguono vari tipi di bandiere: vessilli, insegne, guidoni e pennelli. Nel Medioevo, diversi modelli erano in uso; lo stendardo con dimensioni più grandi indicava la presenza di un personaggio importante; il vessillo veniva issato durante i combattimenti. Entrambi recavano lo stemma della famiglia di appartenenza (ceti nobili). Il guidone e il pennello erano usati dai cavalieri. Attraverso l’araldica ci viene tramandata la tradizione e la blasonatura.
La ritualistica dello sbandieramento rimase in auge fino al XVIII secolo e solo in tempi recenti (fatta eccezione per il Palio di Siena) ha ripreso vigore ed incisività come attività folckloristica. Nel 1966 a S. Marino, la bandiera è stata riscoperta come emblema della tradizione, dell’arte e della cultura che accomuna i popoli e ne difende la sacralità. Da allora in tutta Italia c’è stata un’esplosione di gruppi i cui i componenti, gli sbandieratori, non sono più giocolieri e saltimbanchi, ma diventano l’espressione dell’arte dello sbandieramento, fatta di destrezza, forza, sentimento e leggiadria. In molte città italiane, e in particolare in numerosi paesi dove sono ancora vive le tradizioni popolari, i gruppi di sbandieratori si esibiscono, sfoggiando sulla propria bandiera i simboli degli stemmi cittadini e della cultura locale. Così avviene anche a Viterbo.
Francesca Bruti
Il lamento dei marinai
Ricevo e pubblico:
Alle autorità civili e militari e alla popolazione di Viterbo
Sin dalla fondazione del nostro Gruppo ANMI nel 1956, abbiamo sempre parlato alla popolazione ed agito con la massima trasparenza ed onestà.
Anche in questa occasione abbiamo scelto di parlare all'opinione pubblica con il linguaggio della trasparenza, come è sempre stato il nostro stile di vita e, perché lo conosca sempre di più, spieghiamo, ancora una volta i compiti e le funzioni della nostra Associazione.
L'Associazione nazionale Marinai d'Italia, ha i seguenti scopi:
-Difesa dell'unità della Patria e dell'Onore della Bandiera;
-Esaltazione dei valori e delle tradizioni delle Forze Armate e dei Corpi Armati dello Stato;
-Divulgazione dei loro compiti ed impegni;
-Concorso alla crescita morale e civile del Paese, partecipando con impegno alle attività sociali, umanitarie e di Protezione Civile;
-Attuazione di iniziative miranti alla tutela morale e materiale degli iscritti.
L'Italia ha sempre sostenuto e sostiene le sue Forze Armate. ne apprezza l'impegno, la professionalità, la dedizione e lo spirito di sacrificio.
Di questo abbiamo dimostrazioni continue e ne siamo orgogliosi come Associazione d'Arma e come cittadini che hanno servito la Patria in guerra e in pace, quella pace ottenuta con il sacrificio di tanti nostri eroi marinai, ai quali il nostro Gruppo, con la collaborazione della cittadinanza viterbese, nel 1980 ha eretto il Monumento in Piazza Vittorio Veneto e, non poteva essere scelto miglior sito di quello scelto dall'allora presidente Giuseppe Pandimiglio e dal Consiglio direttivo, ed il Comune di Viterbo fu concorde nell'assegnarlo. Piazza Vittorio Veneto la piazza che ricorda la fine della Prima sanguinosa Guerra mondiale.
Dal 1980, le tante Amministrazioni comunali succedutesi, hanno provveduto alla custodia decorosa del Monumento, hanno partecipato e contribuito alla varie manifestazioni messe in cantiere dal nostro Gruppo, come: intitolazione delle Scuole CEMM di La Maddalena alla M.0. al V.M. Ten.Col. G.N. Domenico BASTIANINI, al quale il nostro Gruppo è intitolato; Prima Mostra della Marina in Viterbo nei locali del Teatro Unione; intitolazione della "Piscina" della Scuola Sottufficiali alla M.O.V.M. Domenico BASTIANINI; Seconda Mostra della Marina in Piazza San Lorenzo all'interno della Sala del Conclave del Palazzo dei Papi; 8 Marzo 1986. consegna della Bandiera di Combattimento alla Fregata ZEFFIRO: Luglio 1986 30° anniversario della Fondazione del nostro Gruppo: così via sino alla Terza Mostra della Marina presso la ex Chiesa degli Almadiani, concomitante concerto della Banda della Marina, con la collaborazione del'allora sindaco di Viterbo On. Marcello Meroi e del presidente dell'Amm/ne Provinciale Giulio Marini.
Qui di fatto cessa ogni collaborazione con l'Amm/ne comunale di Viterbo, in 7 anni, con enormi sacrifici e con l'aiuto della Circoscrizione di Grotte S.Stefano e la collaborazione dell'Assessore Fosca Mauri Tasciotti, siamo riusciti soltanto ad ottenere l'intitolazione di un Parco giochi a nome della M.A. al V.M. Sotto Capo Giuseppe BICCHI.
Abbiamo perso la possibilità di avere nuovamente la Banda della Marina a Viterbo, causa la magra figura fatta la sera del 12 settembre 2001 in occasione dell'inaugurazione della Mostra "Re Gustavo VI Adolfo" dall'Amm/ne Comunale e dall'A.P.T. di Viterbo.
Il Monumento ai Caduti del Mare giace nel più completo abbandono, alle nostre reiterate richieste, vi sono state soltanto promesse mai mantenute, vi è stato il "maldestro" tentativo di effettuare dei lavori di sistemazione del "giardino" prospiciente il monumento, effettuando degli interventi, che, visto lo stato delle cose, sono stati più dannosi che utili.
Oggi, alle soglie del 2006, ed alla vigilia del 500° anniversario della fondazione del Gruppo, siamo costretti, per la noncuranza delle Autorità preposte alla custodia ed al dignitoso mantenimento del Monumento, a vergognarci nell'invitare, come previsto dal nostro regolamento, le Autorità Militari nazionali, il Capo di Stato Maggiore della Marina, gli Ammiragli comandanti i dipartimenti, gli Uffici del Ministero addetti alla Propaganda, l'Ufficio Storico della Marina, i Gruppi ANMI del Centro Italia.
Il nostro regolamento prevede che, in occasione di anniversari di fondazione di Gruppi, organizzazioni di mostre della Marina, richiesta della Banda della Marina, le manifestazioni debbono essere concordate con le Autorità comunali. Per noi a Viterbo è un grosso problema. E' già dal 20 Gennaio 2005 che abbiamo chiesto un incontro con il sindaco per concordare il calendario delle manifestazioni e ad oggi ancora non abbiamo ricevuto risposta. Ringraziamo l'Assessore Fosca Mauri Tasciotti per la sua squisita disponibilità, ma il nostro regolamento chiede l'impegno di tutta l'Amministrazione, quindi anche del Sindaco.
Il Consiglio direttivo del gruppo (seguono le firme)
FABBISOGNO PER INTRAPRENDER LITE
Cassa da banchier
Gambe da levrier
Pazienza da romito
Aver rason
Saverla espor
Trovare chi l’intenda
A chi la voglia dar
E debitor
Che possa pagar.
(Da una stampa veneziana del 1640)
postato da: Spvit | 09:27
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giovedì, agosto 04, 2005
Il Mercatino
del Viandante
ORTE (VT)
il 28 Agosto 2005
e ogni quarta domenica del mese
di fronte all’Uscita
dell’Autostrada del Sole
Info: 3393337869 (Mauro)
3 Agosto 2005
Anno XV n° 15
Caso Elvia Viglino: hanno proprio toccato il fondo
Bau bauu bauuu, grrrr
di Mauro Galeotti
"Il maltrattamento di animali - ha affermato Elvia Viglino - è un atto vile e spregevole, assolutamente disumano".
E chiedo come la mettiamo con chi maltratta le persone della portata di Elvia Viglino?
Non sto ad entrare nel merito della decisione del presidente dell'Enpa nazionale, tale Paolo Manzi.
Non me ne frega niente.
So solo che non conosco tale Paolo Manzi, ma conosco bene Elvia Viglino,
so il coraggio che ha,
so il mazzo che ha fatto per portare il canile di Viterbo, gestito dall'Enpa, allo stato ottimo in cui si trova,
so quanti ostacoli ha dovuto superare,
so quanto amore ha sempre dato agli animali,
so quanto poca stima ha di certi amministratori e politici,
so quante inimicizie si è procurata,
so molto, tanto, troppo...
ma non accetto da Viterbese, che un individuo qualsiasi si permetta di emanare sentenze, non vivendo affatto la realtà locale.
Questo signor Paolo Manzi ha addirittura deciso di allontanare Elvia Viglino definitivamente dall'Enpa.
Che ne sa il presidente nazionale Paolo Manzi, delle sofferenze vissute da Elvia, in prima linea, in questi lunghi, lunghi, lunghi anni di gestione del canile a Viterbo?
Ma che ne sai, caro Paoletto!!! tu, che da dietro una scrivania, con una bella penna color oro, detti la sentenza: Via la Viglino dall'Enpa di Viterbo!
Ma con quale faccia?
Ma come ti permetti...
Ma sulla base di cosa, di chi, di come...
Vieni a Viterbo, caro il mio Manzi, nome appropriato sì, per un presidente che difende gli animali, ma non certo manzo per mansueto, vieni a parlare con i cani ospitati dell'Enpa viterbese.
Te lo diranno loro com'è Elvia. Com'è amorevole.
Com'è preziosa per la loro salvaguardia.
Com'è indispensabile. Unica!
Ma forse è meglio che non vieni... perché penso che appena apparirai, quei cani che alla mattina leggono il giornale che gli porta Elvia, sapendo che tu sei il responsabile dell'allontanamento della loro amica, ti morderanno una delle tue belle bianche, saporite, chiappe.
E non la lasceranno.
Stanne certo, perché sanno distinguere, grazie al loro innato fiuto, chi sta dalla loro parte.
Intanto sul sito dell'Enpa nazionale appare ancora la Viglino, presidente dell'Enpa viterbese, evidentemente all'Enpa italiano non siete così veloci a sostituire un nome come di fatto hai voluto fare tu, in quattro e quattr'otto.
Vergogna! a chi fa comodo tale decisione?
e Vergogna lo gridano tutti i cani del canile dell'Enpa di Viterbo. Vergogna bau bauuu bauuuu!
e dire che solo due mesi fa sul sito dell'Enpa di Viterbo veniva pubblicata la notizia che riporto appresso, mentre tu e i tuoi, lo stesso giorno, sentenziavate contro la presidentessa dell’Enpa di Viterbo, bella coerenza:
"Il 7 maggio 2005, presso l'auditorium San Leonardo, l'associazione culturale musicale "Grandi eventi" ha presentato Viterbo premia, riconoscimento riservato a tutti coloro che si sono distinti nell'imprenditoria, professionalità, sociale, arte e cultura.
In questa occasione Elvia Viglino, presidente dell'E.N.P.A sez. provinciale di Viterbo ha ricevuto il premio Leone d'oro con la seguente motivazione: per l'impegno costante e protratto nel tempo nel difendere i diritti degli animali e per aver tenuto in vita a tale scopo e fra mille difficoltà, il canile E.N.P.A di Viterbo".
Ma contro la tua decisione, caro il mio Manzi, si è alzato un enorme vespaio:
da Tusciaweb.it, quotidiano on line
Allontanata la storica presidentessa della protezione animali
Destituita Elvia Viglino dall’Enpa
Viterbo 27 luglio 2005 – ore 9 – Elvia Viglino, la storica presidentessa dell’Enpa viterbese, l’associazione per la protezione degli animali, è stata sostituita dal commissario Raffaello Federighi.
A decretare la sostituzione è stato il presidente nazionale dell’Enpa Paolo Manzi.
Da oltre vent’anni Elvia Viglino ha guidato l’Enpa locale, quando ancora quello che è riuscita a realizzare oggi era solo un sogno.
Manzi ha comunicato il commissariamento della sezione di Viterbo appellandosi “al mandato conferito dal consiglio nazionale in data 7 maggio 2005 e a seguito di quanto comunicato dall’organismo di vigilanza di cui all’articolo 31 dello statuto”.
Ma non si limita a questo il presidente nazionale, addirittura contro Elvia Viglino scrive “qualsiasi attività gestionale, organizzativa, amministrativa, contabile relativa all’attività della sezione dovrà cessare immediatamente, se non per il trasferimento delle stesse nelle mani del commissario”.
Ed ancora “è stata disposta l’avocazione di qualsiasi attività relativa alla gestione del canile dell’ente, sito in località Bagnaia, - continua la presidenza nazionale – pertanto ogni attività a tale impianto dovrà fare riferimento al coordinatore regionale Enpa Lazio, il quale si avvarrà in loco dell’attività del socio Guido Vezzali”.
Non si conoscono i motivi dell’allontanamento di Elvia Viglino, che con tanto sacrificio, serietà ed amore ha soccorso ed assistito per decenni gli animali randagi. Qualcuno dovrà spiegare la causa di un provvedimento che appare assurdo.
da Tusciaweb.it, quotidiano on line
Provincia - La commissione ambiente chiede spiegazioni sul commissariamento dell'Enpa
Ancora solidarietà con la Viglino
Viterbo 30 luglio 2005 – ore 0,10 – Riceviamo e pubblichiamo l'ordine del giorno votato all'unanimità dalla commissione ambiente della Provincia.
La Commissione Ambiente della Provincia di Viterbo esprime solidarietà ad Elvia Viglino storica presenza dell’ENPA Provinciale .
Fondatrice e da 25 anni protagonista della insostituibile esperienza del canile è stata rimossa dalla Presidenza dell’ENPA locale senza spiegazioni.
Riteniamo opportuno chiedere spiegazioni dell’avvenuto Commissariamento impegnando il Presidente a farsi portavoce della richiesta.
da Tusciaweb.it, quotidiano on line
Commissariamento Enpa
Verdi e Legambiente solidali con la Viglino
Viterbo 27 luglio 2005 – ore 15 – Senza Filtro - La federazione provinciale dei Verdi di Viterbo esprime tutta la sua stima e grande solidarietà alla signora Elvia Viglino in merito al commissariamento dell'Enpa viterbese e all'allontanamento di chi da sempre, e troppo spesso da sola, ha pensato e provveduto egregiamente per tantissimi anni a migliaia di cani e gatti abbandonati.
I Verdi riconoscono altresì la qualità raggiunta dal canile dell'Enpa sotto la gestione della signora Viglino e si impegnano a vigilare nelle sedi competenti che questa qualità non venga meno in un momento così delicato .
Federazione provinciale Verdi Viterbo
In relazione al commissariamento dell’ENPA di Viterbo ed al relativo allontanamento della presidente Elvia Viglino, esprimiamo il nostro vivo rammarico.
Pur rispettando nel merito una decisione che è maturata nell’ambito delle dinamiche interne di una importante associazione come l’ENPA, non possiamo non esprimere piena solidarietà alla signora Elvia Viglino per le modalità con le quali questa decisione è stata presa e comunicata.
Una personalità ed una esperienza riconosciuti da tutti i viterbesi, una sensibilità non comune, una costanza in questi 20 anni che deve riscuotere solo rispetto e gratitudine.
Noti a noi, che abbiamo conosciuto da vicino il lavoro di Elvia, il sacrificio di tempo e denaro profuso per la protezione degli animali che le venivano affidati. Una perdita per l’associazionismo non solo ambientalista.
Tutto questo meritava ben altro trattamento dai responsabili dell’ENPA.
A chi di dovere chiederemo ragione di un atteggiamento che ferisce tutti i Viterbesi, in un momento in cui l’ENPA sarà oggetto di cospicui finanziamenti pubblici per la realizzazione e gestione del nuovo canile municipale di Viterbo, per non parlare degli oltre 25.000 euro mensili gestiti attualmente dall’Associazione nella provincia.
Ci auguriamo, per il bene degli animali affidati all’ENPA, che non abbiano influito altri interessi, considerando che il servizio che Elvia ha svolto in questi anni è sempre stato al di sopra delle parti.
Per Legambiente: Pieranna Falasca - Umberto Cinalli
da Tusciaweb.it, quotidiano on line
Commissariamento Enpa - Interviene il segretario della Margherita comunale, Allegrini
"Siamo riconoscenti alla Viglino"
Viterbo 28 luglio 2005 – ore 15 - Non conosco di persona la signora Viglino e non posso dunque entrare troppo nel merito della vicenda del suo allontanamento di fatto dall’ ENPA.
Sono sempre stato tuttavia un amante degli animali, possessore di cani ed attualmente – come si dice soprattutto a Roma – “gattaro” e per questo particolarmente attento alle notizie che riguardano i miei amici a quattro zampe.
E’ così che ho sempre sentito parlare dell’impegno profuso dalla Viglino, degli sforzi e dei sacrifici, anche economici, da lei e dai suoi benemeriti collaboratori compiuti e sopportati per amore degli animali.
Per questo sento oggi il dovere di rappresentare, a nome mio e del partito che rappresento, la riconoscenza sincera per l’opera di questa donna che attraverso tanti anni di lavoro segnati da contrattempi e difficoltà numerose ha saputo mantenere in vita una struttura di qualità che rende onore alla nostra città.
In tempi come questi, dove spesso si sceglie di “possedere” un cane o un esemplare di altre specie soltanto per moda, prezzo, pedigree, ferocia o esoticità, l’amore, la tutela e il rispetto per gli animali sono caratteristiche che connotano il grado di civiltà di un popolo ed anche di una piccola comunità locale come può essere Viterbo.
Non basta pertanto nominare, come avvenuto in un recente passato, un Consigliere delegato agli animali per poi ricordarsi di loro solo quando si tratta di discutere di materie urbanistiche o per lamentare il problema degli escrementi e richiedere maggiori controlli da parte della Polizia Municipale: credo per questo che, oltre a quello di continuare a permetterle di rendersi utile, nell’ENPA o altrove, nel modo che le è più propenso e gradito, il miglior augurio che si possa rivolgere oggi alla signora Viglino, sia quello di vivere in una città attenta e sensibile, dove il rispetto degli animali venga promosso e sostenuto anche dalle autorità, al pari di quello dovuto all’ambiente e come tratto saliente della nostra vera umanità.
Angelo Allegrini presidente Margherita comunale
...e non finirà qui!
Mauro Galeotti
Comodo... quando fa comodo
di Sanclaudio
Il fatto del giorno, a Viterbo, è senza ombra di dubbio il passaggio dell’on. Rodolfo Gigli dalle file di Forza Italia a quelle dell’ U.d.C.
Non v’è giornale che non abbia riportato la notizia.
Sulle pagine del Corriere di Viterbo di martedì 26 luglio u.s. l’onorevole Gigli ha espresso, da esperienza consumata, in maniera chiara e concisa, le motivazioni che lo hanno indotto a questo gesto politico.
Ora, tralasciando i plauditores, pro e contro, che non mancano mai, ogni politico locale, forse risentito dalle parole del parlamentare quando afferma che “la politica anche a Viterbo è in mano a mediocri, gente che si propone, baratta, scambia, chiede e sulla base di quello che ottiene decide se restare o scegliere altre strade” ha espresso la sua.
In linea di massima espressioni pro Gigli da parte degli esponenti della corrente politica in cui il medesimo va ad approdare, espressioni contra Gigli da parte degli esponenti di quella corrente politica che lo stesso abbandona.
Dimenticano costoro che diverse e diametralmente opposte furono le loro opinioni nel momento in cui il medesimo Nando Gigli decise di chiedere cittadinanza nel partito da cui è appena uscito. A questi signori diciamo che a noi non sembra che l’on. Gigli abbia avuto un comportamento diverso dal solito da giustificare l’ostracismo da parte di chi, a suo tempo, lo ha accolto a braccia aperte! Un poco di coerenza!
I cittadini di Viterbo conoscono il nostro pensiero sulle transumanze politiche; pensiero che esprimemmo ancor prima dell’avverarsi di questo fatto, in tempi non sospetti. La nostra opinione quindi non è legata alla fattispecie relativa all’on. Gigli, è una opinione legata al concetto di rappresentanza puro e semplice, l’abbiamo riportata nel numero 11 de La Città dell’ 8 giugno 2005, nell’articolo intitolato Amenità in cui proponevamo di promuovere un referendum per abrogare le norme che svicolano l’eletto dal mandato elettorale.
Sostenemmo, in quella occasione, che al momento di partecipare ad una elezione, un partito, una lista, un candidato, debbono presentare, come presentano, un programma elettorale; l’eletto per quel partito, per quella lista, deve osservare, rispettare, cercare di attuare il programma per la cui realizzazione ha ricevuto voti ed è stato eletto. Deve attenersi al mandato ricevuto. Se non lo fa decade automaticamente, perché viene interrotto il rapporto di rappresentanza. Proponemmo addirittura l’ostracizzazione verso quegli eletti che più degli altri avevano tradito la fiducia ricevuta dagli elettori, in modo che tutti cercassero di attivarsi il più possibile.
Per ciò che attiene la fattispecie relativa all’onorevole Gigli, ed ai commenti che essa ha suscitato, ci permettiamo questa riflessione: siamo in un Paese dove, fortunatamente, ognuno ha non solo il diritto di parlare, ma anche quello di essere ascoltato; il diritto di essere preso sul serio dipende, però, da quello che dice.
E quest’ultimo diritto, è bene ricordarlo, non va mai da solo, ma viene sempre coniugato con il passato dell’oratore e dà, immancabilmente, la dovuta credibilità alle sue parole.
Sanclaudio
Ma dove metto le ruote
di Agnese Galeotti
Vita difficile per i motorini nella nostra città. Eh sì! Vi capita mai di percorrere le strade cittadine con il motorino? Beh, vi assicuro che è veramente pericoloso. Molte delle nostre vie, infatti, sono malmesse.
Il pavimento stradale è pieno di crepe, buche, rattoppi di precedenti lavori, tutto questo mette in serio pericolo l'incolumità di ragazzi e adulti che, soprattutto in estate, fanno uso di ciclomotori per spostarsi all'interno della città. Alcune vie più disastrose sono, Via Genova, Viale Trento, Via Garbini interamente degradata, ma ultimamente riasfaltata solo per un pezzo.
Perché, mi chiedo, una strada completamente massacrata dalle buche e quant'altro, viene risistemata solo per un quarto della sua lunghezza? a che pro? e per di più senza rifare l'essenziale segnaletica orizzontale? Tanto per non smentire il fatto che a Viterbo le cose vengono fatte a metà, troppo spesso!! Ma non finisce qui. Voi direte, cosa c'è di peggio per la viabilità di buche, crepe sull'asfalto, rattoppi alla meno peggio? Beh, immaginate una strada con tutto questo e in più i dossi. Sì, lo so che poco c'è da immaginare, basta percorrere Via Genova perché tutto questo diventi realtà. I famigerati e tanto discussi dossi che l'amministrazione comunale ha coltivato per la città.
Sì sì, hai letto bene, coltivato!
Infatti, spuntano fuori dal terreno per tutta la città come zucchine in un orto. Sono fastidiosi per le macchine e pericolosi per i motorini, costretti a rallentare quasi fino a fermarsi per non cadere passandoci sopra.
L'amministrazione deve fare qualcosa per le nostre strade e per i cittadini che le percorrono. Ma perché sono stati spesi migliaia di euro per abbellire (questione di gusti) una sola strada, quando le altre, di certo non pretendono di essere boulevard, ma hanno l'estremo bisogno di essere percorribili senza pericoli per tutti noi? Mah! Sono sempre più convinta che i cervelloni di quest'amministrazione sono peggio delle donne... non si sa mai che gli passa per la testa!
Agnese Galeotti
Non vendiamo fumo
di Claudio Santella
Sulle pagine del Corriere di Viterbo del 12 luglio appena trascorso, veniva riportato un articolo secondo il quale il vice coordinatore comunale di An, Gianluca Mantuano, riportando le lamentele di artigiani e ditte individuali, chiedeva maggior trasparenza da parte del Comune, e un maggior ricorso alle gare pubbliche, per l’affidamento dei lavori che spaziano dall’edilizia pubblica e privata, alla manutenzione.
L’articolo, intitolato Società comunali pigliatutto, occorre maggiore trasparenza, evidenziava il malcontento di quanti non riuscivano più ad avere rapporti di lavoro con il Comune e ritenevano che la causa fosse da imputare all’indiscriminato affidamento diretto della maggior parte dei lavori alle società miste di diretta gestione comunale, ed in particolare al Cev.
Mantuano si rivolgeva quindi al city manager pregandolo di verificare l’ortodossia dei vari iter di affidamento dei vari lavori, nonché di tenere presente la tutela delle piccole e medie aziende locali ed i criteri di economicità e risparmio nella gestione del denaro pubblico. Si augurava, il coordinatore comunale di An, che per rimpinguare le casse di alcune società, non si finisse per danneggiare il tessuto imprenditoriale locale a beneficio soltanto di poche aziende private, interne alle multiutility comunali.
L’argomento era economico, e come tale non poteva non sollevare reazioni. A una risposta d’ufficio dell’assessore Fracassini seguivano, di lì a poco, altre opinioni appartenenti ad altre espressioni politiche.
Il piatto era ghiotto, gli interessi toccati erano diversi ed appartenenti a diverse categorie di lavoratori, la quantità di voti in gioco considerevole: non si poteva far cadere nel nulla un fatto del genere.
Le espressioni del coordinatore comunale di An e di quanti lo hanno seguito nella trattazione dell’interessante argomento, non ci convincono. Non ci convincono perché amiamo credere che per ovviare, almeno parzialmente e per quanto possibile a situazioni simili a quella sopra descritta, il legislatore si è messo a scrivere una legge che ha chiamato: Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi.
Questa legge, del 7 agosto 1990 n. 241, successivamente rivisitata, consente al cittadino di mettere il dito negli affari delle amministrazioni pubbliche costringendole a manifestare i propri intenti. Questa legge, nel capitolo dedicato alla semplificazione amministrativa, all’articolo 14 e seguenti, prevede, qualora sia opportuno effettuare un esame contestuale di vari interessi pubblici, l’indizione da parte dell’Amministrazione o, ove ne ricorrano gli interessi, anche su richiesta dei privati, della cosiddetta conferenza dei servizi.
Questo articolo, se coordinato con gli articoli 1 e 2 della stessa legge, che prevedono l’obbligo da parte dell’Amministrazione di dare una risposta espressa entro breve termine senza aggravare il procedimento, rafforza i nostri dubbi.
Non vogliamo metterci qui a fare una dissertazione dottrinaria sulla conferenza dei sevizi, non è questo il luogo e riteniamo di non averne le qualità, ci è sufficiente dire, semplificando al massimo, affinché tutti i cittadini lo sappiano, che la conferenza dei servizi è stata creata dal legislatore in primo luogo per evitare lungaggini burocratiche: ci si riunisce intorno ad un tavolo, si rappresentano in quella sede le proprie necessità, si evidenziano le difficoltà, si pone ad esse contestualmente rimedio, si evita di menare il can per l’aia e si raggiunge il risultato voluto in un tempo infinitamente più breve di quello richiesto dal compimento dei medesimi atti in uno dopo l’altro, passando da un ufficio all’altro. V’è di più, nella conferenza di servizi gli argomenti pro e contro vengono trattati nello stesso tempo e davanti a tutti i partecipanti, le possibilità di agevolare o di ostacolare illecitamente questa o quell’altra cosa, magari attraverso sottomano o quant’altro, vengono meno, almeno considerevolmente e comunque possono essere agevolmente smascherate.
Non possiamo pretendere che il signor Mantuano ed altri siano a conoscenza dell’esistenza di queste norme che tutelano il cittadino nei riguardi dell’azione amministrativa, possiamo però pretendere, che il signor Mantuano, coordinatore comunale di An, e gli altri si rivolgano agli uffici dell’Amministrazione comunale e chieda spiegazioni in merito. Il signor Mantuano sa, come lo sanno gli altri interventori, che esiste nel seno dell’Amministrazione comunale di Viterbo, un settore denominato “Assistenza agli organi istituzionali” che queste cose le sa, o quantomeno deve saperle. I cittadini è bene che sappiano che sia il sig. Mantuano, quale coordinatore comunale di An, sia i vari operatori economici, politici e sociali interessati, hanno sempre avuto ed hanno la facoltà di chiedere che una simile conferenza venga indetta. Si rivolgano al dirigente del settore sopra richiamato, potranno avere tutte le delucidazioni gratis. Altrimenti si rischia di fare la figura dei venditori di fumo. Non divaghiamo: ci sono dei mezzi concreti e diretti per affrontare una cosa, seguiamoli. Non lasciamo che la nostra bella Viterbo venga espugnata mentre noi ci dilettiamo in riflessioni sterili, altrimenti nello stemma, al posto del leone, dovremmo metterci una terrina.
Ci vengono in mente, in proposito, le parole di un eminente amministrativista, maestro di chiara fama e già ministro della Repubblica: il professor Massimo Severo Giannini. Affermava il professore che “Le Amministrazioni pubbliche sono una delle cose più imperfette che esistono per la loro essenziale contraddizione: sono spaventose di potenza e insieme inermi, sopraffanno ma si lasciano puerilmente gabbare, hanno risorse immense e vivono lesinando, sono concepite secondo ordine e vivono in disordine. In questo è il dramma dello Stato contemporaneo…” (M. S. Giannini: Diritto Amministrativo, 1970, pag. 59).
Ci punge vaghezza che, forse, non è male attraverso questo quindicinale, portare in qualche modo i cittadini a conoscenza delle possibilità che questa legge concede loro. Si, forse non è male.
Claudio Santella
postato da: Spvit | 12:35
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Porta male
di Agnese Galeotti
Non abbandonate gli animali! Andate in vacanza e il vostro cane, gatto o altro animale domestico vi è di peso? Beh, trovate una soluzione!! E che non sia quella di scaricarlo per la strada a morire di fame o ad essere investito da automobili in corsa.
Abbandonare gli animali è da malvagi, crudeli, bastardi, infami, vigliacchi, insensibili, idioti, irresponsabili e molto altro che non è carino scrivere.
Informatevi se nelle zone in cui vi dirigete per le vacanze ci siano "alberghi" per animali, oppure date disposizioni ad un vostro amico o parente per accudire la vostra bestiolina durante l'assenza.
Ma mai e poi mai dovrete ricorrere all'abbandono! Perché se questo dovesse accadere.... beh.... spero che non siate scaramantici... infatti, fare abusi agli animali porta male, ma di un male che non potete rendervene conto, tanto tanto male, e i soldi risparmiati per non aver portato con voi il vostro amico peloso, potreste finire per spenderli tutti in medicine.
Non so quanto vi convenga....
Buone vacanze!
Agnese Galeotti
E’ un euro in più
di Bruno Matteacci
Agli utenti dell'illuminazione votiva è giunta la fattura per il pagamento dei cimiteri del Comune di Viterbo è giunta la fattura per il pagamento del canone delle lampade relativamente all'anno 2005.
Ebbene, contrariamente agli anni passati, la somma da pagare è stata riportata in forma più dettagliata, pur rimanendo uguale l'importo a quello precedente, quando il servizio era gestito dalla Romana Lux di T. e C. Morandini S.n.c.
Tra le somme da pagare si nota che è una "spesa d'incasso" di 0,92 euro, sulla quale grava l'iva del 20%, pari ad euro 0,18, finalmente per un totale di un euro.
Sono andato nella sede del C.E.V. in via Vicenza, il nuovo ente che gestisce il servizio, per farmi spiegare il significato di quella voce.
La gentile ed energica signorina di turno ha tentato di giustificare tali "spese d'incasso", asserendo che anche nel passato, la ditta appaltatrice, applicava tale onere, la differenza con oggi è che allora non veniva specificato.
Ho fatto presente che i cittadini non hanno più la possibilità di pagare direttamente, come avveniva, presso gli uffici siti all'ingresso del Cimitero di san Lazzaro e che sono costretti a pagare col bollettino postale. Ciò comporta un aggravio della spesa pari ad un euro, il costo del bollettino postale.
Con il C.E.V. ci si aspettava qualche beneficio in favore del cittadino, come promesso in più parti, ma ciò, almeno in questo caso non è avvenuto.
Bruno Matteacci
Via Santa Rosa
di Riccardo Manca
Via Santa Rosa anticamente era sterrata e venne selciata intorno al 1488.
All’inizio della via era ‘Santa Rosa dipinta’.
Un’immagine della Patrona viterbese venne eseguita dal pittore Anton Angelo Falaschi intorno al 1734 sulla facciata di quella che sarà Casa Moscatelli-Sarzana.
L’opera venne commissionata al pittore per indicare ai pellegrini la strada verso il Chiesa di Santa Rosa. Successivamente, caduta in rovina, fu rifatta da Pietro Vanni (1845-1905). L’edificio Moscatelli-Sarzana venne demolito intorno al 1926. In quell’occasione fu distrutto anche il dipinto. Per la demolizione del fabbricato venne incaricato l’imprenditore Giuseppe Soldati che, il 4 Giugno 1926, aveva offerto al Comune la somma di lire 6.050.
Santa Rosa dipinta opera del Vanni portava in grembiule alcune rose, in ricordo del miracolo del pane trasformato in rose. Il dipinto in questione fu eseguito prima del 1920 e da alcune foto che possiedo risulta già distrutto nel 1925.
Sono a conoscenza di un episodio che vado a raccontare. I muratori, giunti sul punto di abbattere la pittura si fermarono, perché lo ritennero un atto oltraggioso nei confronti di Santa Rosa; per convincerli ci vollero le rassicurazioni di un sacerdote.
Via Santa Rosa non doveva essere molto agevole, tanto che il 1° Marzo 1608 venne chiesto dalle suore che si rifacesse l’ingresso al Monastero ed alla Chiesa di Santa Rosa, per offrire più comodità ai pellegrini.
Nel 1725 Via Santa Rosa venne allargata, in maniera da renderla più agibile ai fedeli; dopo cinque anni si provvide a lastricarla con grandi pietre. Le monache parteciparono alla spesa con trecento scudi, l’Amministrazione Comunale di Viterbo con settecento. Una curiosità. La via è ancora una delle poche in città rimasta lastricata con pietre di peperino.
Riccardo Manca
Ma quante bellezze!!!
di Francesca Bruti
Siamo nel pieno dell’estate e il bel tempo ci può dare l’occasione per visitare luoghi antichi, che fanno parte del patrimonio della Tuscia, e hanno contribuito a costruirne la storia.
Prime fra tutti, le tombe di Castel d’Asso. Anche se l’intera area avrebbe bisogno di una più accurata manutenzione (sarebbe ora di ripulire e risistemare sia l’ingresso sia il percorso alle tombe…), essa vanta un primato: fu la prima necropoli rupestre etrusca ad essere scoperta e fatta conoscere al mondo della cultura nel 1817. Essa si addensa lungo le rupi che affiancano la valle del Freddano ed ai lati di una piccola valle posta alle sue spalle. Lo spettacolo offerto dalle tombe intagliate nella roccia è veramente suggestivo; ma non si conosce con precisione il periodo della loro origine. Comunque, l’arco di tempo di maggiore sviluppo della necropoli va dalla fine del IV secolo al II secolo a.C. Il modello canonico delle tombe è costituito da tre elementi sovrapposti: la facciata, l’ambiente di sottofacciata e la vera e propria camera sepolcrale; spesso sui fascioni sono profondamente incise delle iscrizioni etrusche, che indicano la tomba e i suoi proprietari.
Tra le tombe più famose c’è quella denominata Orioli, dal nome dell’archeologo viterbese che per primo scoprì questa località.
Andando verso il mare, un altro luogo da visitare è l’antica cittadina di Vulci (Montalto di Castro), una delle più grandi città-stato dell’Etruria, i cui resti poggiano su una vasta piattaforma calcarea. Cercando le sue origini sul finire del VII sec. e nel VI sec. a.C., si scopre che Vulci fu una città politicamente dominante, con un forte sviluppo marinaro e commerciale. Oggi è oggetto di nuovi scavi e ricerche, e i resti etruschi si alternano e confondono con quelli romani. In più punti, appare la forte cinta muraria in blocchi regolari di tufo (IV sec. a.C.). Ben conservato è il podio di un tempio etrusco sempre in blocchi di tufo (V sec. a.C.) e vaste sono le necropoli costruite anticamente intorno alla città. Quest’anno il Parco Archeologico di Vulci presenta anche un ricco calendario di opere teatrali e concerti.
Infine, per chi ama la natura, e vuole sfuggire un po’ da questo caldo, ideale è la Riserva Naturale Monte Rufeno, istituita nel 1983. Essa fa parte del sistema delle aree protette del Lazio e si estende per 2892 ettari nel territorio del Comune di Acquapendente, al confine con l’Umbria e Toscana. Tra gli estesi boschi, in un paesaggio collinare attraversato dal fiume Paglia, in cui predominano i querceti, si possono ammirare flora e fauna molto ricche, con la presenza di specie rare.
Buone vacanze!
Francesca Bruti
Dove eravate?
di Pantaleo Spagna
Il giorno 25 Luglio, presso la chiesa della Sacra Famiglia, è stata celebrata una messa in suffragio di Idilio Mecarini, per ricordarlo nel 2° anniversario della sua morte.
La chiesa era deserta, erano presenti il prete, i figli e i fratelli, le nuore, un cugino, una signora della parrocchia che leggeva i salmi, una sua vecchia amica di Civitavecchia con il marito, un signore e una signora, un amico cispadano molto legato a Mecarini. Poi il vuoto.
Possibile che a distanza di due anni, quello che era il poeta del dialetto viterbese più fine dicitore che esistesse, dalla dizione particolare, sia stato già dimenticato? Dove era la Tuscia Dialettale che per tanti anni portava Mecarini come portabandiera del sodalizio? E gli utenti del Centro Pilastro, dove erano? Dove erano gli abitanti del quartiere di Pianoscarano a cui Mecarini ha dedicato tante poesie, ricordando in esse decine e decine di personaggi pianoscaranesi?
Possibile che nel quartiere nessuno abbia ricordato questa ricorrenza?
Fa veramente male constatare come una persona tanto conosciuta per la sua verve poetica, la sua competenza nel dialetto della nostra città, la composizione e la recitazione di innumerevoli poesie come: A ma’, Adera Carnevale, Arivengarò, Fijarelli mie, Funtanella, La pignattaccia de Cencio, Natale de ‘na vorta, Pianoscarano, Sapore de Pane, Solengo, Tombarolo, Urtimo incanto e tante altre da lui scritte e declamate in maniera che solo lui sapeva fare, siano già dimenticate? Voglio sperare di no?
Mecarini, prima di lasciarci, aveva cominciato con altri amici, la stesura di un vocabolario di termini in vernacolo viterbese, speriamo che questo lavoro sia proseguito e che presto venga alla luce. Chissà! Le vie della Provvidenza sono infinite.
Pantaleo Spagna
Furbi e fessi
ISTITUZIONE DELL’ORDINE DEI FURBI E DEI FESSI
Un nostro amico, nel farci visita, ci ha portato una bottiglia del suo vino. Questo nostro amico, sapendo che tale prodotto, se trattato con arte, cura ed amore, viene particolarmente apprezzato, ha avvolto la bottiglia, fin dal momento dell’imbottigliamento in un foglio di giornale ed ha provveduto a sigillare l’involucro con spago e ceralacca. Per non far prendere luce al vino e per evitare sbalzi di temperatura, ci ha detto salutandoci.
Noi abbiamo gradito moltissimo l’omaggio, ed abbiamo ringraziato il donatore. Siamo, poi, rimasti felicemente sorpresi quando, nello scartare la bottiglia, ci sono caduti gli occhi su quanto era scritto nel frammento di giornale che era stato usato come involucro. Dopo aver bevuto il vino, peraltro buonissimo, memori del detto In vino veritas abbiamo deciso di riproporVi quanto rinvenuto su quel foglio senza cambiare una virgola. Ci dispiace che dal frammento stesso non ci sia stato possibile individuare la testata del giornale né la data e l’anno di pubblicazione. Ci scusiamo con chi di dovere e con l’autore, ai quali non possiamo chiedere nelle forme dovute l’autorizzazione a riprodurre ciò che è loro. Chiediamo l’autorizzazione in una forma irrituale. Riconosciamo loro, comunque, già fin da ora ogni diritto e la paternità del brano augurandoci di poter entrare direttamente in contatto con persone che riteniamo, ex articolo, simpatiche e di spirito ameno e con le quali ci complimentiamo.
Il passo era così intitolato: “Istituzione dell’ordine dei furbi e dei fessi”
ARTICOLO 1 – Albi
1) E’ istituito l’ordine dei furbi e dei fessi.
2) L’ordine di compone dell’albo dei furbi e dell’albo dei fessi.
3) E’ vietata la contemporanea iscrizione ai due albi.
ARTICOLO 2 - Requisiti per l’ammissione
1) Sono considerati furbi quanti godono di privilegi e vantaggi a spese dei fessi e occupano posti che si sono meritati non per le proprie capacità ma per l’abilità a fingerle di averle.
2) Sono considerati fessi, esemplificativamente, quanti pagano il biglietto intero in ferrovia; non entrano gratuitamente a teatro; non hanno un commendatore zio, amico della moglie e potente sulla magistratura, nella pubblica istruzione, nella burocrazia; dichiarano alle imposte il loro vero reddito; mantengono la parola data anche a costo di perderci.
ARTICOLO 3 - Elementi di distinzione tra gli albi
1) I fessi s’interessano al problema della produzione della ricchezza. I furbi soprattutto a quello della distribuzione.
2) I furbi non usano mai parole chiare. I fessi qualche volta.
3) Chi sa, è un fesso: Chi riesce senza sapere, è un furbo.
4) E’ proprio dei fessi avere dei principi: E’ proprio dei furbi avere dei fini.
5) Sono elementi distintivi dei fessi lavorare, pagare e crepare, mandando avanti l’Italia. Sono elementi distintivi dei furbi non far nulla, spendere e godersela, facendo la figura di mandare avanti l’Italia.
ARTICOLO 4 - Altri requisiti
1) Costituisce elemento rilevante ai fini dell’iscrizione all’albo dei fessi l’essere stupido. L’elevato numero dei fessi iscritti serve a inibire la cacciata dei furbi.
2) Costituisce ulteriore elemento per tale iscrizione l’incultura, avendo la cultura una funzione utile alla cacciata dei fessi.
ARTICOLO 5 - Contingentamenti
1) L’iscrizione all’albo dei furbi è effettuata secondo rigorosi contingenti numerici stabiliti anno per anno con decreto del presidente della repubblica
2) L’iscrizione all’albo dei fessi è aperta senza limiti di numero.
ARTICOLO 6 - Iscrizioni
1) L’iscrizione all’albo dei furbi è concessa d’ufficio alle seguenti categorie:
a) chi sia stato eletto per almeno tre volte alla camera dei deputati o al senato della repubblica o al parlamento europeo cambiando di volta in volta almeno tre diversi partiti;
b) chi sia stato componente di almeno tre governi della repubblica, ciascuno di differente maggioranza politica rispetto agli altri;
c) chi sia presidente di sezione della Suprema corte di cassazione, senza esercitare tale ufficio, ma godendone gli appannaggi relativi in virtù di carriera compiuta per sola anzianità:
d) chi, svolgendo mansioni sindacali ovvero esercitando un mandato politico oppure ricoprendo cariche amministrative, maturi anzianità di lavoro, promozioni e miglioramenti economici senza lavorare mai.
2) L’iscrizione all’albo dei fessi è concessa dietro dichiarazione sottoscritta dal richiedente che autocertifica la propria condizione di fesso. Non si applicano, nei confronti dei sottoscrittori di tali dichiarazioni, le sanzioni previste dalle norme vigenti in materia di autocertificazione, essendo di per sé evidente che chi dichiara di essere un fesso è per ciò stesso un fesso.
ARTICOLO 7 - Insegne
1) L’albo dei furbi è dotato di proprio stemma araldico concesso con decreto del presidente del consiglio dei ministri. Il motto riportato sotto la punta dello scudo è, in caratteri maiuscoli romani, accà nisciuno è ffesso.
2) L’albo dei fessi è dotato di proprio stemma araldico concesso con decreto del presidente del consiglio dei ministri. Il motto è, in caratteri maiuscoli romani, dovere, siccome parola d’ordine che si ritrova nelle orazioni solenni dei furbi quando vogliono che i fessi marcino per loro.
Ci scrive la ditta Daniel Plants: lavori a titolo gratuito
Gent.mo Direttore, nella Vostra ultima pubblicazione leggiamo un articolo Piscine Carletti a firma di Pantaleo Spagna, nel quale vorremmo precisare alcune inesattezze che abbiamo riscontrato che riguardano la nostra società e che è giusto che l’opinione pubblica ne sia informata correttamente:
I saltuari operatori ecologici non sono assolutamente tali, ma nostri dipendenti, che con cadenza periodica, cioè ogni due giorni provvedono alla raccolta di quanto gentilmente, gli utenti ci regalano (indumenti intimi, vetro, plastica, materiale organico, etc.). Questo servizio è eseguito a puro titolo gratuito solo per professionalità e spirito civico data la vicinanza del luogo alla nostra sede operativa. Vorremmo far presente che abbiamo altresì provveduto a fornire alla Città di Viterbo, nel suddetto luogo, sempre a titolo gratuito, cestini movibili completi di sacchi che qualche studente o ex tale di Oxford ha provveduto a rubare, danneggiare o incendiare. Riguardo al paletto per impedire l’accesso alla zona (Termale/Archeologica) vorremmo specificare che nel tempo, sempre gratuitamente e per spirito del luogo della nostra infanzia, abbiamo provveduto a installare staccionata, recinzione e grandi massi calcarei, ma tutto è stato vano, poiché con i potenti mezzi del popolo della notte (leggi fuoristrada), tutto è stato distrutto, nonostante l’aiuto encomiabile degli amici del Bulicame (Mario, etc. etc.). Per rammentare i poveri alberelli che si stanno seccando, vorrei far presente all’amico Pantaleo (forse non frequenta spesso le Piscine Carletti, noi almeno due volte al giorno), che vengono irrigati costantemente, anche ieri, (domandare per credere), sempre a titolo gratuito da nostri dipendenti e nostri mezzi. E per concludere le piante presenti non sono gelsi, ma Melia Azedarach (albero dei rosari) pianta che può ben convivere con l’ambiente Bulicame.
Questa nostra risposta ci sembra doverosa per il nostro spirito aziendale, il quale è stanco di continui attacchi di male informati, che pensano che fare i mercanti si debba per forza mordere e fuggire, ma una volta i mercanti, erano anche e soprattutto mecenati e uomini di buona volontà.
Ad majora
Daniel Plants
postato da: Spvit | 12:34
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