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mercoledì, luglio 27, 2005

Il Mercatino del Viandante

ad ORTE (VT)

 il 28 Agosto 2005

e ogni quarta domenica del mese

di fronte all’Uscita dell’Autostrada del Sole

Info: 3393337869 (Mauro)

 

 

 

 

27 Luglio 2005

Anno XV n° 14

 

 

 

 

E’ rispettato l’articolo 36 della Costituzione?

 ...e i nostri parlamentari?

 di Mauro Galeotti

 

 

 

 

Eppure la Costituzione italiana all’articolo 36 parla chiaro:

“Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa”. Ma, per qualche lavoratore, anzi direi per molti lavoratori questo articolo è un’utopia. Ho ricevuto una lettera da un medico viterbese, che pubblico appresso. In poche parole a questo signore sono state tagliate le gambe, proprio dalla legge.

Inflessibile.

Giusta (!).

Questo dottore non può svolgere altre funzioni a lui specifiche, perché è già medico di medicina generale con studio a Viterbo. Ebbene ciò deve bastargli per, ritorno all’articolo 36 della Costituzione, “assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa”.

Ma supponiamo che il nostro medico abbia un numero di pazienti non elevato, tale da consentirgli quanto sentenziato dall’articolo 36, cosa può fare se non vuole andare a rubare? Deve cercare di trovare altri lavori, magari in cliniche private, per ottenere altre lecite e giustificate entrate, tali da affrontare i costi della vita. Ma il solerte legislatore, o meglio l’opulenta Rosy Bindi, che ti fa, ti spiattella un bel (!) decreto legge, il 502 del 1992, con la pretesa di aver reso giustizia nei confronti di coloro che hanno troppi incarichi, troppe entrate, rispetto agli altri che tirano la cinghia pur di andare avanti.

Un decreto, in alcune sue parti, ingiusto che non garantisce affatto quanto disposto dall’articolo 36 della nostra Costituzione. E quello che fa specie è che nessun politico se ne sia mai interessato per modificarlo, per renderlo in linea con i principali fondamenti in cui “Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro”.

E quello che fa più specie è che non intervenga in merito neppure l’Ordine dei medici della Provincia di Viterbo. Ordine che ha il dovere di garantire giustizia ed equità verso i medici che rappresenta.

Ordine che deve tutelare e rappresentare gli interessi professionali, morali, economici e sociali dei suoi membri nell’esercizio della professione. Il presidente dell’Ordine, Antonio Lanzetti, cosa ne pensa?

E che fa in merito Bruno Cisbani, direttore generale dell’Asl di Viterbo.

Ma i dirigenti della Asl, gli onorevoli Marcello Meroi, Giuseppe Fioroni, il senatore Michele Bonatesta, l’assessore regionale alla sanità Augusto Battaglia, sanno quanti dottori si trovano nella situazione del medico che ha avuto il coraggio di scriverci? Cosa hanno fatto o stanno facendo o intendono fare perché sia rispettato l’articolo 36 della Costituzione?

E dulcis in fundo il ministro della salute Francesco Storace che ci dice in merito?

Mauro Galeotti

 

 

Ecco la lettera che ho ricevuto:

Gentile direttore,

faccio presente, che sono un medico chirurgo - odontoiatra e Istruttore Aziendale di B.L.S. e B.L.S.D., che attualmente svolge la sua attività di medico di medicina generale con studio in Viterbo. Nell'anno 1994 fui interpellato, dalle cliniche convenzionate con la Regione Lazio S, Teresa e Salus di Viterbo, per svolgere presso di loro, da principio le mansioni di medico di guardia e, successivamente dopo il 1999, presso la sola clinica Salus, anche lei mansioni di assistente di sala operatoria per malati acuti, fino alla revoca della convenzione da parte della Regione Lazio, e, quindi successivamente, di Geriatria.

Nel corso dell'anno 2002, ottenni il Codice Regionale per l'assistenza Primaria, arrivando a tutt'oggi ad avere poco più di trecento assistiti.

Il Decreto Legislativo n. 502 del 1992, all'articolo 17 stabilisce l'incompatibilità per il medico convenzionato cosiddetto "generalista” convenzionato con il SSN a svolgere contestualmente qualsiasi rapporto di lavoro pubblico o privato, anche precario, Questa norma non è applicabile ai soli medici dì cui all'art. 6, comma 1 del DL n. 187 del 14 giugno 1993, convertito con modificazioni nella L. 12 agosto 1993, n. 296.

Detto divento normativo ha indotto di recente il dirigente del competente Servizio della Asl di Viterbo ad intimarmi l'immediato recesso dal rapporto di lavoro contrattuale e continuativo allora ancora in atto con la menzionata Clinica Salus di Viterbo. Conseguentemente si è verificato sul piano personale un gravissimo danno determinato da una parte dalla sopravvenuta insufficienza di un minimo di reddito vitale, dall'altra dalla impossibilità di proseguire nella necessitata formazione continua professionale. Siffatte condizioni normative, impeditive di un allargato impegno di lavoro, con conseguente aggiornamento e miglioramento della capacità, riguardano, come è noto, in gran numero di medici convenzionati con il SSN e, in particolare, quelli che come me per motivi spesso non concernenti il merito, si trovano ad assistere poco più di 300 soggetti per un compenso, in definitiva, insufficiente a coprire anche le sole spese di fitto dello studio. Ed è sconfortante constatare che dopo una vita di studio e d'impegno l'esercizio dell'attività debba essere caratterizzato da una povertà di mezzi di sostentamento e, contestualmente, da una indotta depauperazione dei contenuti della professione ridotta a una occasione di burocratismo

Nella mia stessa posizione si trovano in Italia diverse migliaia di colleghi che sono assoggettati a questo Decreto, che ritengo, a dir poco incostituzionale, in quanto umilia la figura del medico, non garantendogli un minimo vitale.

Se era intenzione del legislatore eliminare i privilegi dei baroni della sanità italiana, la cui moltiplicazione di incarichi e prebende creava situazioni di marcata immoralità, alla prova dei fatti, a pagare le conseguenze del citato D. L. 502/92, sono stati solo gli ultimi della categoria, compreso lo scrivente.

Alla luce di quanto esposto, viene spontaneo chiedersi:

- è morale e costituzionale obbligare migliaia di cittadini italiani laureati in medicina, dopo decenni di sacrifici materiali e di aggiornamento professionale costosissimo, a guardare come il deus ex machina strutture di supporto sociale e gastronomico come la Caritas?

- può un Parlamento eletto “anche” dai camici bianchi discriminati e umiliati, prolungare la validità di leggi così vessatorie per soggetti già scarsamente tutelati?

- perché non eliminare subito certe norme chiaramente "manifesto" o "di facciata" che, pur non risolvendo alcunché, distruggono valori professionali e di civiltà, nel contempo comprimendo ingiustificatamente Ia dignità di soggetti che pure svolgono un servizio di elevata valenza sociale?

Nella speranza, ancorché flebile, che la situazione testé evidenziata induca a qualche riflessione gli organi competenti per la messa a punto di una giusta correzione del divieto di incompatibilità di cui all’art. 17 del D.L. n. 502/1992, porgo i miei più distinti saluti

dr. Lanfranco Taiani

 

 

Firma qui!!!

di Simone Galeotti

Dopo la riapertura simbolica di Via  Marconi a fine lavori, come sappiamo tutti, la via è stata quasi immediatamente richiusa al traffico. Incredibile! Dopo aver speso centinaia di migliaia dei nostri euro per “ridisegnarla”, l’Amministrazione comunale ha pensato bene di chiuderla. Questo, secondo gli amministratori, per favorire una passeggiata lungo la via…

Se consideriamo che Via  Marconi è fortunatamente fornita di due marciapiedi, da subito, non si è capito il motivo di questa sua forzata chiusura. Perché impedire l’accesso alle autovetture, come accade per il Corso Italia sprovvisto di marciapiedi, quando qui, i marciapiedi, ci sono? Oltre tutto una bella passeggiata lungo una via asfaltata, e non lastricata come da progetto iniziale, d’estate, sotto il sole… non l’auguro a nessuno!

Naturalmente dopo la chiusura le lamentele sono sorte subito, sia da parte dei cittadini, che da parte dei commercianti, così, l’amministrazione, ha dovuto fare prontamente mezzo passo indietro e consentire l’apertura della via in certi orari.

Inutile dire che ora, Via  Marconi, non è né carne, né pesce.

Tant’è che i commercianti del centro si sono riuniti per dare vita ad una protesta generale, che protesta appunto, contro l’immotivata chiusura al traffico del nostro “nuovo” boulevard.

Nelle foto vedete i cartelli affissi alle vetrine di molti negozi del centro, Via Cairoli, Via Marconi, Corso Italia…

Dal primo cartello: “Ci scusiamo con i cittadini per i disagi di accesso e parcheggio al Centro storico, causati dall’improvvisazione dei nostri amministratori comunali.” Sottoscritto: “i negozianti del centro”.

Non so voi, ma io non riesco a spiegarmi come sia possibile che un’amministrazione, invece di andare a favore di cittadini e negozianti, invece di cercare di risollevare le sorti del nostro Centro storico, invece di attivarsi affinché la gente possa facilmente accedervi evitando così lo strapotere dei centri commerciali “fuori porta”, sia riuscita nell’esatto contrario: far inquietare un po’ tutti. Dal secondo cartello: “il Centro storico deve vivere” e di seguito “residente, cittadino, turista, professionista, lavoratore, pensionato, studente, firma qui”.

Che strano… dalle dichiarazioni dei potenti di palazzo dei Priori sembrava che stessero lavorando per noi… e allora come si spiega questo sollevamento popolare?

Come si spiegano le facce lunghe dei negozianti in Via Marconi?

Come si spiegano le mille polemiche per i parcheggi che piano piano stanno scomparendo dal Centro storico, e che ultimamente spariscono anche fuori dalle mura? vedi Porta della Verità… Senza che mai e ripeto mai, questi vengano rimpiazzati? Il centro muore signori. E la nostra amministrazione ne sembra evidentemente la causa. Togliere parcheggi e viabilità nel Centro storico significa togliergli la linfa vitale.

In una città normale, governata da un’amministrazione normale, una di quelle che lavora per i cittadini, non potremmo mai vedere i cartelli che oggi vediamo disseminati per il centro…

In quella città normale, Via Marconi sarebbe ancora com’era qualche mese fa, tranquillamente aperta al traffico. In compenso, i soldi spesi per “abbellirla”, sarebbero stati utilizzati per risistemare l’asfalto disastrato di zone come Via Genova, Viale Trieste, Via Garbini, dove ogni giorno centinaia di motorini rischiano di cadere nei crateri dell’asfalto vecchio e consumato.

Ma siamo a Viterbo, signori, la città governata da un’amministrazione comunale così brillante che sempre più spesso si vede costretta sul piede di guerra da commercianti e cittadini. Facile ricordarsi le polemiche, mai sedate, per la chiusura al traffico del Centro storico nei giorni di sabato e domenica. Vi prego signori… non assistiamo immobili all’inaridimento del nostro bel Centro storico, siamo ancora in tempo!

Per questo, “FIRMA QUI!”.

Simone Galeotti

 

 

Asfalto a pois

di Agnese Galeotti

 

 

Ieri come tante altre volte percorrevo Via Matteotti con la mia auto e arrivata a Piazza della Rocca ho fatto caso al pavimento stradale ed ho notato con stupore quanto fosse inestetico.

Infatti, di fronte alla prima porta sulla sinistra la strada è asfaltata, nella porta di mezzo invece la corsia è di sanpietrini e davanti l’ultima porta a destra di nuovo asfalto.

Perché non vengono uniformate le corsie con lo stesso pavimento stradale? Troppo spesso purtroppo, i rappezzamenti che susseguono i lavori per le nostre strade vengono fatti alla meno peggio, ma che di meno hanno poco e di peggio molto.

Spero che l’Amministrazione comunale, prenda atto di questo scempio che deturpa notevolmente una delle piazze più grandi e belle della nostra città.

Ma non finisce qui.

Come da qualche estate a questa parte anche quest’anno si stanno verificando fatti spiacevoli riguardo i posteggi delle auto nelle uscite cittadine notturne.

Mi chiedo perché il divieto di parcheggio a Piazza del Comune sia valido anche la notte con tanto di vigile che non fa economia di multe, addirittura ai motorini parcheggiati sulla piazza, mentre poco più lontano in Piazzale Gramsci, le auto vengono parcheggiate selvaggiamente ed indisturbatamente sulle carreggiate diminuendo la strada percorribile dalle autovetture e mettendo in pericolo automobilisti e pedoni che si dirigono a prendere la propria vettura.

Perché la stessa situazione avviene, sempre indisturbata, anche in Piazza della Rocca? Sarà forse perché certi affari non si toccano?

O forse è solo un caso che nei dintorni ci sia Prato Giardino con la manifestazione Sammer Village tenuta proprio lì, voluta e soprattutto organizzata dall’assessore Mauro Rotelli?

Intanto il centro si svuota come, del resto, le tasche dei commercianti del Centro storico stesso. Complimenti!

Agnese Galeotti

 

 

W il verde pubblico

di Francesca Bruti

Tra le varie iniziative indette quest’anno per allietare l’estate viterbese, c’è quella di utilizzare il bel prato verde, che si trova a Valle Faul. Infatti, sono state installate delle piscine per i bambini; un’iniziativa simpatica, in modo da far divertire i più piccoli, mentre i genitori passeggiano. Ed è proprio ai cittadini che mi rivolgo questa volta, con un appello: cerchiamo di mantenere l’ambiente pulito, soprattutto in quelle poche zone della città dove c’è ancora un po’ di verde. Oltre a carte e bottiglie buttate a terra, il problema nasce quando si passeggia con i nostri amici animali, che lasciano i propri “odoranti prodotti” fra l’erba, con il rischio che qualcun altro ci capiti sopra!

E’ dovere del padrone ripulire il bel risultato dell’animaletto – come è previsto anche dalle leggi. Ancora di più nei mesi caldi, in cui gli odori si accentuano! Oltre a stare attenti a Valle Faul, soprattutto ora che è più frequentata da bambini, stesso discorso vale per Prato Giardino, che anche quest’anno è stato invaso da stand mangerecci. Ogni sera tra gente che mangia e beve, si accumulano rifiuti tra i cespugli; per non parlare delle zone più buie dove i cani possono dare sfogo ai loro più intimi bisogni. E non solo i cani! In questo caso, l’appello è rivolto anche ai gestori degli stand, responsabili della pulizia dell’area da loro occupata.

Purtroppo, l’unico giardino pubblico della città, che dovrebbe essere punto di ritrovo per il relax dei cittadini, sta veramente lasciandosi andare al degrado, soprattutto perché proprio il verde sta scomparendo. Per non parlare di altre zone di Viterbo: quanti punti verdi sono rimasti? Invece di rimettere a posto vecchie aree verdi malandate, ultimamente c’è la tendenza di togliere erba e sostituire con strati e strati di cemento. Quei pochi giardini rimasti cerchiamo di mantenerli tali.

Francesca Bruti

 

 

Potere cittadino

Nell’ultimo numero di questo periodico, quello del 13 luglio corrente, abbiamo pubblicato alcune foto relative alla inefficienza della raccolta dei rifiuti solidi urbani nel quartiere S.Barbara.

Le foto riportate, che per la loro chiarezza esprimevano da sole l’incuria di chi era preposto a tale servizio, non erano accompagnate da alcun commento esplicito, ma soltanto dalle seguenti domande:

- Queste foto hanno forse bisogno di un commento?

- Chi è il responsabile del servizio?

- Che rapporto ha con il Comune?

- Perché i rifiuti restano in terra per settimane e settimane?

- Il sindaco, primo responsabile della sanità della nostra città, è a conoscenza di tutto ciò?

A seguito di quanto sopra, un nostro lettore e collaboratore, a sostegno di quanto da noi pubblicato, ha preso carta e penna ed ha inviato all’assessore alla Polizia Municipale ed al Comandante della stessa il fax che appresso riportiamo, accompagnato dalle  nostre foto.

“Signor assessore alla Polizia municipale di Viterbo. Signor comandante della Polizia municipale di Viterbo.

Rimetto alle SS.LL, via fax la pagina del periodico locale “La Città” in cui sono pubblicate alcune foto relative ai rifiuti solidi urbani che giacciono ormai da circa 15 giorni vicino ai secchioni di raccolta. Chiedo un incontro con le SS.LL. in merito a quanto sopra con specifico interesse a sapere:

a) i nominativi dei vigili di quartiere in servizio nell’ultimo periodo 13/6 - 13/7/2005;

b) avere copia dei rapporti che gli stessi hanno inviato a chi di competenza in merito a quanto sopra;

c) copia di eventuali provvedimenti presi dall’Amministrazione.

I rifiuti fotografati e non solo quelli sono fonte di focolai di infezione e come abitante di tale quartiere ritengo di avere un interesse che si diversifica dal comune interesse e di avere quindi diritto ad una eventuale azione di tutela quale l’apertura di un procedimento amministrativo ex art. 2 della Legge 241/90.

Le SS.LL. possono contattarmi nelle forme che più riterranno opportune, oppure provedere a che tali sconcezze vengano rimosse e i luoghi, in cui insistono, debitamente puliti.

Grazie

Viterbo 13/7/2005

segue firma e recapiti

Cari concittadini, forse non ci crederete, ma il giorno seguente 14 luglio 2005, chi di dovere ha provveduto a far portare via tutti i rifiuti solidi che giacevano da decine di giorni intorno ai secchioni da noi fotografati, e non solo da quelli. Intorno ad alcuni di essi, se ci è permesso un eufemismo, ci si poteva addirittura mangiare. Ora noi non vogliamo credere che questa opera di ripulitura sia merito nostro, crediamo però di aver dato un concreto contributo. Crediamo, e vogliamo dimostrarVi, come del resto Voi tutti potete constatare che la legge mette a disposizione dei cittadini mezzi di intervento, il ricorso ai quali, anche se solo ventilato, mette le ali ai piedi a chi di dovere nel dare concretezza ai compiti di istituto per i quali riceve apposito e spesso immeritato corrispettivo economico. Siamo particolarmente soddisfatti che il nostro periodico abbia contribuito positivamente a che un interesse pubblico venisse realizzato; questo è il nostro fine: sollecitare la Pubblica Amministrazione all’adempimento del proprio compito istituzionale, la realizzazione e la cura concreta degli interessi pubblici. Cerchiamo di farlo in tutte le maniere lecite, senza malanimo verso nessuno e mettendoci a disposizione di tutti i cittadini che desiderano servirsi di questo periodico.

Ora, però, sta alla nostra educazione fare in modo di non lasciare rifiuti al di fuori dei cassonetti. Sta all’Amministrazione comunale provvedere alla raccolta dei rifiuti particolari che non possono trovare luogo all’interno dei cassonetti medesimi, senza che restino esposti a fianco degli stessi per giorni e giorni, con grave pericolo per la salute pubblica, soprattutto nella calda stagione.

 

 

Piscina Carletti

di Pantaleo Spagna

Oggi la piscina Carletti della nostra adolescenza, dove abbiamo imparato a nuotare, è diventata proprietà comunale e l’Amministrazione ha sistemato la zona molto bene. Un bel parcheggio sterrato, ospita tante autovetture, sono state impiantate degli alberi, tra cui delle piante di “gelsi”, alberi che stanno scomparendo nel nostro territorio, sono state sistemate alcune vasche che ospitano molte persone, viterbesi e non. Degli operatori ecologici, saltuariamente fanno le pulizie e raccolgono quello che persone male educate lasciano sol terreno.

Viene lasciato di tutto; sandali, costumi da bagno, bottiglie di plastica e di vetro, buste piene di immondizie e tante altre cose.

Sul posto, vi sono persone piene di buona volontà, che cercano di pulire, ma mancano dei recipienti sul parcheggio, dove le persone educate possano lasciare i loro rifiuti.

C’è gente che portano le loro vetture dentro l’area di balneazione, quando il parcheggio ivi esistente è pieno di spazi vuoti (basterebbe mettere un paletto nello spazio che delimita il parcheggio e l’inconveniente verrebbe superato. La ditta appaltatrice comunale per i giardini dovrebbe provvedere ad innaffiare gli alberi impiantati, alcune di esse si stanno seccando per mancanza d’acqua.

Il giorno 18 passato la piscina ha ospitato un bel gruppo di bambini di un paese della provincia accompagnati dalle loro assistenti. La sorpresa dei bambini immergere i loro ditini nel acque del ruscello e sentirla bollente.

Sempre il giorno 18, è successo un fatto increscioso che getta cattiva luce sul lavoro fatto dal Comune: una signora di Roma che si era ammaccata un dito, conoscendo la qualità terapeutica delle nostre acque, alla guida di una vettura costosa, si era fermata per fare dei bagnoli al dito lesionato.

Purtroppo, nel parcheggio, vi era una roulotte di zingari, i quali appena allontanata la signora dalla vettura , si sono affrettati a romper un vetro della stessa e rubare: borsa con denari, documenti, chiavi dell’abitazione di Roma, libretto degli assegni, lasciando la signora esterrefatta e incredula quando poco dopo ritornava alla macchina. Era molto rammaricata.

Sarebbe opportuno che l’Amministrazione, facesse sorvegliare ogni tanto la zona e controllare eventuali roulotte di male intenzionati.

Pantaleo Spagna

Olocausto e genocidi

di Claudio Santella

Olocausto e Genocidi consentiti. Sulle nostre strade, in quest’ultimo fine settimana,  45 giovani hanno perso la vita in 50 incidenti stradali, nel precedente le vittime sono state 49  in 41 incidenti stradali; in quelli ancora precedenti i decessi sono stati, in ordine cronologico, 55 in 45 incidenti e  50 in 58 incidenti. Di questi morti il 47% non aveva raggiunto i trenta anni, nel 50%  circa di essi sono stati coinvolti veicoli a due ruote, un terzo di detti incidenti è avvenuto tra le 22 e le 6 del mattino successivo. Una bella media, non c’è che dire. Una media che non è legata alla bella stagione, perché d’inverno le cifre si equivalgono. Anche negli anni precedenti le medie sono state simili. E questo considerando solo i fine settimana e le altre feste comandate.

Proviamo a moltiplicare i morti per i giorni festivi che cadono in un anno e noteremo che in dodici mesi riusciamo a raggiungere l’invidiabile traguardo dei tremila morti. Tremila vite spezzate. E non tremila vite di ultraottantenni, ma tremila vite giovanissime. Vite dei nostri figli. Non voglio aggiungere l’altrettanto considerevole numero di quelli che perdono la vita, per lo stesso motivo, nei giorni feriali.

Cosa siamo stati capaci di fare davanti a questo prevedibile, continuo, sistematico spargimento di  sangue? Niente. Niente sotto qualsiasi Governo. Niente perché gli interessi economici vengono prima di tutto. Niente perché gli interessi economici, soprattutto se sono quelli delle categorie economiche dominanti, non possono essere toccati. Nemmeno a pensarci. Gli interessi economici trovano tutela sempre e prima di ogni altra cosa. Gli interessi economici ammettono l’eliminazione di vite umane, quelle degli altri, però. La giustificazione c’è sempre, c’è sempre un “ma” per giustificare noi stessi, il nostro egoismo. Tutto questo previa una generale asserita autocertificazione di Paese civile: Vergogniamoci.

Claudio Santella

 

 

Chiesa Santa Maria della Quercia Memorie 4

Continua dal n° 11

Estratto dell’Archivio Storico dell’Arte

Anno III, fascicolo VII – VIII . (archivio sudd. Protocollo V del Notaio Francesco Maria Tignosini)

1520= 26 Luglio, Lodo del compenso dovuto a MaestroBattista da Cortona, che costrusse il ponte di legnami, pel collegamento in opera del palco allogatola San Gallo.

1525= 12 Febbraio,  Maestro Giovanni carpentiere , detto il Panzera, tanto a nome proprio , quanto a nome di Antonio di San Gallo, confessa aver avuto dai Priori e dai Santesi di S. Maria della Quercia tutto il prezzo di 1000 ducati pattuiti per il suddetto palco.(“ questo  maestro Giovanni fu lui il costruttore e l’intagliatore del palco, sopra il disegno datone dal San Gallo. Lo si rileva chiaramente dai molti pagamenti fatti direttamente a lui, durante il lavoro, come garzone del San Gallo.  1519 Redi di Mariano Chigi et compagni di Viterbo devono avere ducati 30… per tanti pagati contanti  a M° Antonio di San Gallo, e per lui a M° Giovanni suo garzone, e sono per cottimo del palco.)

1536 – 1633=  Paolo III fa compiere a sue spese la doratura del palco costrutto dal San Gallo. (ricordi di Casa Sacchi dal 1476 al 1572 “ a dì 16 Settembre venne a Viterbo Papa Paulo III nostro ciptadino et mio padrone. Venne il Papa prima alla Madonna della Serqua, dove io Maestro Sacco ero officiale, et per mia intercessione et preghiere ordinò si facesse et finisse a sue spese il palco d’oro, il quale era già cominciato al tempo di mio zio Francesco Sacchi”).  I Signori Farnese godevano tutti, da quel tempo assai remoto, della cittadinanza Viterbese. Quando ai 17 dicembre 1475 morto, nel suo palazzo in Viterbo, Messer Gabriele Francesco di Farnese, il Consiglio del Comune decretò speciali onoranze, non soltanto in contemplazione dei molti benefici da lui recati alla città, sed etiam quia civis Viterbiensis est ( Lib. Reformat. Vol. 20, c. 72)    Ai 22 Ottobre 1472 Pier Luigi di Farnese, fratello del suddetto Messer Gabriele, domandò al Consiglio ut licea sibi et suis in perpetum uti et frui civilitate Viterbiebsisi,  alias  sibi et suis in perpetum  concessa. Lo stesso Consiglio  lo accordò  ( Messer Giacomo Sacchi, scrittore di questo ricordo, era medico e famigliare di Paolo III ) Nel lacunare di mezzo del palco fu posta una colossale arme intagliata di Paolo III. Questa e i gigli pendenti e dipinti di azzurro, posti negli angoli di tutti i lacunari, non si trovavano di certo nel lavoro del San gallo, compiuto nell’anno 1525. Dovevano esservi stati aggiunti al tempo che,  da Paolo III, fu fatta compiere la doratura del palco per legittimare in qualche modo la bugia dell’iscrizione, che voleva attribuire al Farnese tutta la munificenza di quell’insigne opera d’arte. (epigrafe citata dal Bussi pag. 310)

1550 _1563= Costruzione in quattro distinte epoche, del chiostro detto della fontana.

Pantaleo Spagna

 

Continua al prossimo numero

 

Amministratori in bus

Due eventi hanno sconvolto la tranquilla vita de cittadini che ogni giorno prendono gli autobus della nostra città per muoversi a Viterbo.

La prima è stata, qualche mese fa, l’inopportuna installazione di dossi rallentatori su alcuni percorsi dei nostri bus. Questo ha inevitabilmente portato allo spostamento di alcune fermate e al cambiamento “di rotta” di alcuni mezzi pubblici.

Ora, come se non fosse già abbastanza, l’Amministrazione ha pensato bene di aggiungerci l’ulteriore disagio causato dall’improvvisa chiusura di Via Marconi.

Inutile dire che questa mossa inaspettata è stata subito devastante nello sconvolgimento dei normali percorsi seguiti dagli automezzi della Francigena.

Molte linee hanno subito un dirottamento forzato che le porta a destinazione con molto ritardo, rispetto a prima, e con gravi affanni da parte dei passeggeri più anziani. Quaranta minuti per raggiungere la zona Cappuccini, partendo dal Piazza del Sacrario, mi pare che dicano tutto. Prima del fattaccio ce ne volevano circa dieci…

Inutile sottolineare che in una città piccola come la nostra, un percorso di quaranta minuti è inaccettabile. Senza contare che, in questi giorni d’estate, le corse interminabili stanno diventando anche pericolose per la salute di tutti quei cittadini in età avanzata che oggi prendono i mezzi pubblici.

Il caldo che si prova su quegli autobus, senza aria condizionata, di certo non aiuta chi già soffre per gli acciacchi dell’età, figuriamoci che cosa significa sopportarlo per quaranta minuti.

La maggior parte di noi non si rende conto di che cosa voglia dire salire su quegli autobus roventi. La nostra autovettura, spesso con aria condizionata, ci salva dal dover prendere mezzi pubblici così lenti e a prova di sauna. Spero che presto la nostra Amministrazione si renda conto della grave situazione e vi ponga al più presto rimedio. Invito nel frattempo i nostri amministratori a lasciare a casa l’autovettura o lo scooter e di recarsi a lavoro in autobus. Chissà che questo non li possa aiutare a prendere una saggia, quanto da tutti attesa, decisione!

S.G.

 

 

I Goti nella Tuscia

Riccardo  Manca

I Goti, intorno al 535 d.C., si insediarono nella Tuscia. In quel periodo Bagnoregio conobbe un intenso incremento di popolazione, anche per l'abbandono di "Volsinii Novi", distrutta dai barbari nel V secolo.

Alla fine del VI secolo la città si eresse a diocesi ed è ricordata per la prima volta con il nome di "Balneum-regis", da una lettera di San Gregorio Magno al vescovo di Chiusi, nella quale si fa il nome di Giovanni, primo vescovo di Bagnoregio. Seguirono gli anni della restaurazione bizantina, fino a quando irrompono i Longobardi, che dopo la definitiva conquista di Bagnoregio ad opera, nel 605, controllano gran parte del territorio della Tuscia (Tuscia longobarda). Al 774 si fa risalire la nascita dello Stato pontificio. Numerosi reperti archeologici attestano la permanenza longobarda a Bagnoregio. In località Santa Lucia negli anni Settanta, vennero rinvenute due case longobarde ed una necropoli. Nei tempi duri delle invasioni barbariche per fronteggiare le difficoltà quotidiane, si affermò un complesso fenomeno che andava sotto il nome di Monachesimo. Il Monachesimo a Bagnoregio si attestò a partire dai primi anni del secolo IX e vi sono le celle benedettine di alcuni Santi.

I monaci benedettini scomparvero da Bagnoregio e dal suo territorio tra l'XI ed il XII secolo, lasciando il posto ad altri ordini religiosi.

Alla morte di Carlo Magno, le lotte fratricide che ne seguono alimentano l'egoismo e l'avidità dei signori che ebbero in assegnazione i feudi. Feudatari di Bagnoregio e del suo contado sono i conti Monaldeschi. Secondo gli storici i Monaldeschi hanno origine incerta; alcuni li vogliono far discendere dai Franchi, altri ancora dai Longobardi.

Nel 1211, i Monaldeschi, famiglia aristocratica guelfa, tentarono la scalata al potere della città di Orvieto, ma vennero contrastati nel loro intento dai Filippeschi ghibellini di origine popolare. Le lotte fra le due fazioni sono ricordate anche da Dante Alighieri nella Divina Commedia e nel 1235 le milizie bagnoresi parteciparono a fianco dei Monandeschi nella battaglia contro i Filippeschi.

Riccardo Manca

 

K. T. L.

Udita a Genius. Nella trasmissione del 6 giugno appena trascorso di “Genius”, il noto programma per i ragazzi a sfondo culturale condotto da Mike Bongiorno, un ragazzo risponde esattamente ad una domanda di matematica. Mike Bongiorno rimane un po’ perplesso perché sul suo monitor i numeri sono posti in una sequenza diversa e non sa se accettare per buona la risposta. Per risolvere l’impasse momentaneo del conduttore, si ode una voce proveniente dalla regia che dice: “Va bene Mike … perché cambiando l’ordine degli addendi il prodotto non cambia”. Mike Bongiorno sta zitto e la trasmissione va avanti.

Ci permettiamo di far osservare al genio dietro le quinte che gli addendi attengono all’addizione e che i numeri pertinenti la moltiplicazione si chiamano fattori. Non bastano gli strafalcioni grammaticali e sintattici che si sentono in tutte le salse ed in tutti i programmi televisivi, aggiungiamoci anche gli errori di matematica e siamo a posto.

Considerazioni e riflessioni: così come è vero che il diritto scritto assicura che il cittadino non possa essere danneggiato per le proprie opinioni politiche, altrettanto vero è che il diritto non scritto assicura allo stesso cittadino, per lo stesso motivo, vantaggi  e prebende non indifferenti.

Ancora a Genius, nella trasmissione del 10 giugno corrente. Mike Bongiorno rivolge ad un ragazzo la seguente domanda: “Qual è la somma di quei fattori il cui risultato fa otto”. Il ragazzo risponde sei, e la risposta è esatta, infatti due elevato alla terza dà come risultato otto e la somma dei fattori dà sei. Ma Mike Bongiorno replica: “No, i numeri sono 1, 3 e 4 perché 1 più 3 più 4 fanno otto”. Nella risposta di Mike, però, 1, 3 e 4 sono addendi e non fattori. Inutile precisare, perché, a parte gli analfabeti, tutti sanno la differenza tra addendi e fattori.

Ci viene in mente la favola di Biancaneve e ci viene spontaneo esclamare: “Genio, Genio delle mie brame, chi è il più Genio del reame?”. Bella figura che fanno fare , quelli di Rete 4 al nostro attuale presidente del Consiglio il quale, ci pare di ricordare, che in un recente passato si sia dilettato ad evidenziare la mancanza di cultura superiore fra i suoi avversari politici, dimenticando, forse, che Giove diede ad ognuno di noi due bisacce.(1) Non sappiamo quale sia la cultura nelle reti televisive di Mediaset, va da sé, però, che qualunque essa sia, a Genius non appare. E pensare che il nostro Presidente della Repubblica, non lascia passare occasione per invitare i nostri “cervelli” a tornate in Italia. Intanto potrebbe cacciare a pedate tutti coloro che danno sfoggio della loro “cultura” in siffatto modo. Per i “cervelli” invitati a tornare potrebbe essere una prova che chi merita toverà adeguato riconoscimento, e non il contrario, come  è ormai costume.

(1) (Peras duas Iuppiter nobis imposuit – favola di Fedro che si traduceva in seconda media) Sanclaud

L’ ACQUACOTTA

Un tempo l’acquacotta era il piatto unico dei butteri e dei contadini della maremma laziale. La sua preparazione, di giorno, avveniva spesso all’aperto,  lasciando cuocere a lungo, in un paiolo pieno d’acqua posto sul fuoco, vari ingredienti raccolti direttamente dalla campagna. Di sera il paiolo veniva appeso alla catena del grande camino a legna, signore incontrastato della cucina. EccoVi due ricette, una in prosa, tipica della Maremma, ed una in poesia, rinvenuta in una ricetta del 1500.

L’ACQUACOTTA veniva preparata lasciando cuocere a lungo, in un paiolo posto sul fuoco le erbe raccolte nella campagna, soprattutto cicoria selvatica, insieme con le patate, insaporite con odorosa mentuccia, aglio, qualche pomodoro e un pezzetto di baccalà secco. Sul pane casereccio, di norma raffermo, tagliato a fette o spezzettato con le mani e sistemato sul fondo della scodella rustica venivano versati alcuni mestoli di verdure insieme all’acqua di cottura, che lo ammorbidiva. Il tutto terminava con l’aggiunta dell’olio di oliva che veniva fatta dal vergaro, capo dei mandriani, il quale nel versare l’olio nella zuppa, tracciava un segno di croce sia a significare, con questo atto, la sacralità della tradizione, sia per ragioni di economia.

L’ACQACOTTA

L’Acqacottina est qual zuppa, composita da pani et / Cicoriella et frigida insalatiella, et da ben altre herbe / Degne di essere manducate da ruminanti animali et similia.

A cotalché mescolare debbonsi olio et acqa abbondanti, / vaghe foglioline di mentuccia, pomodorini franti che vedonsi / et qui et là per lo piatto coricati in tremebonda attesa dello / crudelissimo fato.

Lo ciò viene ammannito dallo rustico marrano lo quale / appozzando li rozzi artigli nella scotella acqacottesaca per / l’arrampo  e l’ingozzo, fa si da scuotere la / scotella istessa che, traballando, genera rumore immenso, come / lo mascellamento dello politicante in perpetua pastura.

Provate a prepararle per Vostro diletto.

Tra l’altro risparmierete anche in barba ai nuovi prezzi di mercato della repubblica degli ortolani.

Buon appetito!

Il Buongustaio

postato da: Spvit | 22:33 |

mercoledì, luglio 13, 2005

Il Mercatino del Viandante
ad ORTE (VT)
il 24 Luglio 2005
e ogni quarta domenica del mese
di fronte all'Uscita dell'Autostrada del Sole
Antiquariato, Artigianato, Collezionismo
Info Cellulare 3393337869

13 Luglio 2005
Anno XV n° 13

Marco Sensi... la rivelazione per Viterbo
Ferento: una stagione da sballo
di Mauro Galeotti

Il viterbese Marco Sensi vedrà suonare le sue opere dal maestro Stelvio Cipriani, il 29 luglio, durante la stagione teatrale di Ferento.
Il giovane imprenditore, che gestisce, assieme alla sua famiglia, la società Terme dei Papi, è stato scoperto dal direttore dell'orchestra di Santa Cecilia.
E' stato presentato nei locali del Gran Caffè Schenardi, il programma della stagione teatrale estiva, che si terrà nel teatro romano di Ferento, dal 14 luglio al 6 agosto 2005.
Alla presenza del presidente della provincia, Alessandro Mazzoli, del sindaco di Viterbo, Giancarlo Gabbianelli, degli assessori alla cultura, Marco Bracaglia, del Comune e Angelo Cappelli, della Provincia, il direttore dell'APT, Vincenzo Ceniti, ha illustrato i vari appuntamenti che caratterizzeranno l'evento.


''Questa manifestazione - ha affermato Ceniti - ha la capacità di valicare i confini della Tuscia, e nonostante il cambio degli amministratori sia in Provincia che al vertice dell'APT, con Alessandro Mazzoli nominato commissario dell'ente turistico, i lavori per l'organizzazione della manifestazione sono andati avanti senza tentennamenti. E' merito dell'assessore Bracaglia - continua Ceniti - se Ferento è divenuto anche il palcoscenico per la stagione estiva operistica del Comune di Viterbo, infatti, per i restauri del Teatro dell'Unione, l'importante appuntamento con gli appassionati della lirica, ha trovato questa ottima collocazione''.


L'organizzazione è affidata a Patrizia Natale, veterana in simili attività culturali, da anni coordina attori ed artisti ed è riuscita a portare a Ferento il fior fiore italiano. ?Saranno presenti il grande varietà, la danza, il teatro classico, la prosa, i comici - ha detto Patrizia Natale - addirittura Lando Buzzanca festeggerà i suoi 45 anni di carriera qui a Ferento, è un regalo che ha voluto dedicare al nostro ed al suo pubblico.

Massimo Lopez debutta anche lui qui a Ferento come cantante assieme ad un'orchestra composta da 20 elementi. Non lo crederete - continua l'organizzatrice - ma Lopez è splendido anche quando canta''.
''Ma le sorprese non sono terminate, addirittura Norma di Vincenzo Bellini,
sarà in prima nazionale a Ferento e, - conclude Patrizia Natale - non abbiamo variato i prezzi dei biglietti al pubblico''.
Hanno preso poi la parola Alessandro Mazzoli, il sindaco Gabbianelli, e i due assessori alla cultura Cappelli e Bracaglia.


Tutti hanno lodato l'iniziativa che porterà e già ha portato il nome di Ferento e della Tuscia oltre confine. Come ha, infatti, affermato Gabbianelli, addirittura a Bruxelles, in un incontro con amministratori stranieri, è stato fatto il nome di Ferento, noto anche oltralpe.
Una programmazione di assoluta grandezza come dimostra il cartellone e che sarà la soddisfazione per gli spettatori più attenti.
Le due opere in programma, Norma e La Boheme, sono state messe in piedi da Ermanno Fasano, organizzatore artistico, che da ben 14 anni è presente, con la professionalità che lo ha sempre distinto, a Viterbo.


Il direttore dell'orchestra di Santa Cecilia di Roma, Stelvio Cipriani ha voluto inserire nel suo programma, dove si fa omaggio a noti film e registi, una suite intitolandola ''Ecologia'' all'interno della quale sono tre brani composti da Marco Sensi. Sensi, sin da ragazzo, si è avvicinato alla musica e finalmente vede coronato un sogno, che si avvera a fianco ad importanti e qualificati personaggi dello spettacolo.
Sostenitori della manifestazione sono: l'APT di Viterbo, il Ministero dei beni e attività culturali, la Regione Lazio, la Provincia ed il Comune di Viterbo. Sponsor la Fondazione Carivit e la Camera di Commercio di Viterbo.


I biglietti sono in vendita a Viterbo presso: Underground in Piazza della Rocca Tel. 0761342987 - Centro Unico Info: in via Ascenzi - piazza dei Caduti 0761325992 - Camillo sound in via Cavour 0761304795.
Mauro Galeotti


PROGRAMMA, con inizio spettacoli alle 21,15:
14 luglio
Raffaele Paganini
Sirtaki - Omaggio a Zorba
18 luglio
Norma di Vincenzo Bellini
per la Stagione lirica del Comune di Viterbo
19 luglio
La Bohème di Giacomo Puccini
per la Stagione lirica del Comune di Viterbo
20 luglio
Mvula Sungani
Mediterraneo
22 luglio
Pino Insegno
Buonasera buonasera!
23 luglio
Balletto de Cuba
Noche en l'Avana
24 luglio
Lando Buzzanca
Don Giovanni di Molière
25 luglio
Pino Micol
Anfitrione di Plauto
26 luglio
Andrè De La Roche
Don Chisciotte
28 luglio
Giorgio Albertazzi
Memorie di Adriano
30 luglio
Massimo Lopez
Ciao Frankie (tributo a Sinatra)
1 agosto
Vanessa Gravina e Edoardo Siravo
Rudens di Plauto
4 agosto
Enrico Brignano
A briglia sciolta
6 agosto
Corinne Clery e Enzo Garinei
L'eunuco di Terenzio



Il lido di Viterbo
Agnese Galeotti

Il 10 luglio è stato inaugurato il "lido di Viterbo". Sì, hai letto bene, da qualche giorno, infatti, sono presenti presso Porta Faul la bellezza di tre piscine, decine di sdraio, una palestra, un campo da beach volley, tennis da tavolo, biliardini, un bar, un ristorante con cibi freddi ed una gelateria.
L'insolita ''spiaggia cittadina'', addirittura completa di sabbia, è aperta al pubblico tutti i giorni, dalle 9.30 alle 19.30. Il costo per una sdraio, un ombrellone e di conseguenza l'ingresso alle piscine, è di 5 euro.


Una delle piscine è dedicata ai bambini, in onore dei quali l'entrata è gratuita. Per la tranquillità dei genitori, inoltre, sempre presente sul posto è un bagnino pronto ad intervenire ad ogni imprevisto.
Questa volta l'amministrazione comunale, bisogna riconoscerlo, ha avuto veramente una bella idea che darà ai cittadini più svantaggiati negli spostamenti, l'occasione di respirare ''l'aria da spiaggia'' e, nello stesso tempo, vivere la nostra città anche nel periodo estivo.

Agnese Galeotti



La Tuscia nella TV tedesca
di Simone Galeotti

Prosegue l'attività promozionale dell'Apt di Viterbo. Nei prossimi giorni inizieranno le riprese di un documentario televisivo sulla Tuscia da parte della Bayrische Rundfunk di Monaco di Baviera per la regia di Dietrich Leube.
Il filmato fa parte di un rubrica dal titolo ''Ritratto di un paesaggio''.
L'operazione si è resa possibile grazie ai contatti presi dall'Aziende di Promozione Turistica in occasione della fiera turistica di Monaco (CBR) di tre anni fa.


Da non perdere il Teatro bei casali.

I casali sono quelli della valle del Tevere nella zona orientale della Tuscia Viterbese con platee in parte al chiuso e in parte all'aperto a diretto contatto con la campagna. Il teatro è quello proposto dall'attore-regista Gianni Abbate. Il prossimo appuntamento (16 luglio con replica il 22 luglio), legato alla magia del mondo delle Mille e una notte, ha un titolo emblematico ''Le notti delle fiabe''. Si ascoltano racconti con sottofondi musicali (Apo Zuveric) e si gustano prelibatezze in stile orientale presentate da Maria Malleier. Podere Porcino Casenuove nel comune di Civitella d'Agliano. Inizio ore 21, ingresso compreso cena euro 21,00; prenotazione obbligatoria tel. 0761.948963 cell. 347.1103270.
Simone Galeotti



Da quale pulpito
di Augusto Vito

Giorni or sono un esponente della politica locale, appartenente al centro destra e già assessore provinciale, ha pensato bene di sollevare il polverone sulla gestione amministrativa della Provincia di Viterbo, dopo il cambio di guida successivo all'esito elettorale favorevole al centrosinistra.
Il censore si è doluto che il nuovo presidente Alessandro Mazzoli ha nominato
direttore generale della burocrazia provinciale Luciano Dottarelli, il quale, a suo dire, non avrebbe i titoli per adeguatamente svolgere il ruolo, data la sua preparazione di professore di filosofia, e non di esperto di diritto.


Il nostro ex amministratore ha dimostrato però di avere corta memoria, poiché non gli è sovvenuto che il suo amico e compagni di partito (anzi di cordata), "ineffabile sindaco" di questa città, appena pochi mesi prima, aveva nominato direttore generale della burocrazia comunale niente meno che un architetto, i cui meriti, a quanto se ne sa, non sono molti.


Un architetto non pare dotato di spiccate conoscenze di diritto, salvo prova contraria, che ci auguriamo di riscontrare nei fatti e nelle decisioni assunte: ma, ci si perdoni lo scetticismo, non ne siamo sicuri! Ed allora, donde viene tanto puritanesimo? Si passino una mano sulla coscienza gli esponenti politici della destra viterbese, per non incorrere nel difetto, molto diffuso negli esseri umani, di vedere il fuscello... negli occhi altrui, e di non vedere la trave... nei propri.
Augusto Vito



PIU' SICUREZZA
SULL'AURELIA VITERBESE

di Simona De Santis

Un vertice per discutere sui provvedimenti necessari a rendere più sicuro il tratto della Strada Statale Aurelia che taglia la Provincia Viterbese.
È quanto accaduto l'ultima settimana di giugno presso la Prefettura di Viterbo. A convocare la riunione lo stesso Prefetto, Carlo Alfiero, presenti i rappresentanti della Provincia, le Forze dell'Ordine e alcuni dirigenti dell'Anas.

Sono intervenuti inoltre anche i rappresentanti dei Comuni di Tarquinia e Montalto di Castro, in quanto nel tratto dell'Aurelia antistante i loro territori di competenza, si sono verificati negli ultimi due mesi gravissimi incidenti stradali, in cui purtroppo hanno perso