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mercoledì, giugno 22, 2005

22 Giugno 2005
Anno XV n° 12
Il Mercatino del Viandante
ad ORTE (VT)

il 26 Giugno 2005
e ogni quarta domenica del mese
di fronte all'Uscita dell'Autostrada del Sole
Antiquariato, Artigianato, Collezionismo
Info Cellulare 3393337869



L’ha detto Gabbianelli ad Elettra Marconi
Uno dei più grandi del mondo
di Mauro Galeotti

E’ il 15 Giugno, quando alle 18,15 viene inaugurata Via Marconi. La via che si ostinano a chiamare “boulevard”. Sì, un boulevard diviso in due da una bella fagottata di catrame, nero come la pece, che ha sostituito le piastrelle tanto sbandierate nel progetto, quest’ultimo addirittura sparito pure dal sito del Comune.
Ma, non voglio dire che fanno ribrezzo allo sguardo quei secchioni, neri piombo, che si allineano, uno appresso all’altro.
Affannosi.
Prepotenti.
Soffocanti.
Non voglio parlare dei lampioni che grazie al pannello spandi luce, di luce ben poca lasciano cadere in terra.
Non voglio parlare dei marciapiedi che, tanto a destra quanto a sinistra, sono rimasti della stessa ampiezza di prima.

Non voglio dire della spasata di fiori.
Della cascata di fiori.
Della inondazione di fiori, che abbelliscono il brutto.
Fiori a josa.
Fiori che andranno annaffiati spesso, troppo spesso, e che dubito poterli vedere ancora, tra qualche mese.
La prova?
Vedi le fioriere ridotte a portacenere e porta cartaccia lungo le vie della città!
Non voglio parlare di tutto ciò, per favore non farmelo fare! Voglio invece parlare del geniale sindaco.

Dirai arieccolo col sindaco Gabbianelli... sì! ma questa volta devo fare qualche elogio a Giancarlo, che, oltre tutto, so che sta poco bene di salute.
La gran paraculata nella inaugurazione di Via Marconi è stata quella di invitare la principessa Maria Elettra Marconi, nientepopodimeno che la figlia di Guglielmo.
Un’idea eccezionale! non solo per Viterbo che, mettila come vuoi, ha avuto per ospite un personaggio di levatura mondiale, ma anche per far partecipare, fitti fitti, i Viterbesi.

E fitti fitti i Viterbesi lo erano.
Hanno risposto davvero in molti. La curiosità per la 75enne, arzilla, Elettra, non li ha tenuti indifferenti.
E questo, chiaramente, ha dato alla bella, gioiosa e matura principessa, una bella immagine di Viterbo. E ciò non guasta mai!
Una bella figura Gabbianelli ce l’ha fatta fare anche nell’esporre i lavori. Magari si è un po’ allargato, quando ci ha definito, a noi Viterbesi, “fratelli e sorelle”. Ma ha fatto effetto e sinceramente ho visto in lui, Padre Pio.

Padre Pio che ci ha fatto il miracolo. Osanna nei cieli!

Miracolo!

Dov’è andato a finire l’uomo-sindaco dal caratteraccio?
Dov’è andato a finire l’uomo-sindaco che se non la pensi come lui sei uno da emarginare, da punire?
Ho visto spuntare dietro alla sua testa un’aureola, oddio non proprio dorata, era foderata di orbace, ed era con tendenza un po’ a destra, ma c’era.

Cavolo! era lì sopra la capoccia del mio sindaco!
Comunque un discorso bello, devo dire, perché, lui lo sa, gliel’ho anche detto: a parlare credo che lo freghino in pochi, è quello che viene dopo che lo frega e lo allontana dai suoi “fratelli e sorelle”.

E’ quel suo comportamento da super uomo, che capisce solo lui, che lo frega. Ma, vivaddio, qualcuno del suo stesso partito, lo sta rinnegando.
Allontanando. Abbandonando.
Lo vedo dall’atteggiamento di costoro nei miei confronti. Prima si nascondevano alla vista di Gabbianelli, quando mi dovevano spifferare notizie preziose, tipiche del lavatoio. Oggi lo fanno anche davanti a lui.

Ho ripreso con la videocamera, come un cagnolino fedele al suo... sindaco, tutta la gradevole serata.
E non ti dico quando Gabbianelli ha presentato alla principessa Elettra, il super-super-super-super architetto Balducci, culo e camicia con Gabbianelli stesso.
Lo ha presentato definendolo “uno dei più grandi architetti del mondo”.

Sì, devi credermi, ha detto proprio così. Se non ci credi te lo faccio sentire in video.
Io mi sarei messo sottoterra e credo anche Balducci, perché sa che era una cazzata, ed ha farfugliato qualche parola, con gli occhi abbassati, come fa la bambina quando l’adulto gli fa i complimenti perché indossa un bel vestitino.
Ma un’altra cosa simpatica è accaduta subito dopo. E Giancarlo è davvero gradevole.

Allora, ad un certo punto la principessa gli ha chiesto: “Mi sa dire il nome degli alberi che si trovano nella via di mio padre?”.
Giancarlo, sorridente, io ero a un metro: “Attenda che lo leggo, perché io sono solito sbagliare i nomi”.
Si riferiva a quella bazzecola di erroretto, quando venne Ciampi a Viterbo, che distrattamente, preso dall’emozione, d’altronde può capitare a tutti, lo chiamò Paolo Azeglio, anziché Carlo Azeglio. La gaffe fece fare a Ciampi un sobbalzo.

E giù, un bel pomposo nome in latino, che grazie a Dio non ricordo.
Dall’altra parte, quello spiritoso di Antonio Fracassini, assessore ai lavori pubblici, dietro ai grossi occhiali scuri, dà la simpatica battuta, da furbo sornione: “A Gianca’, sta’ attento, che ti mettono su Striscia la notizia”.

Ricorderai che in effetti, qualche sovversivo, dispettoso e burlone, spedì il video, della gaffe di Gabbianelli, a Striscia.
In chiusura della serata, con mia somma piacevole sorpresa, ho assistito ad un altro miracolo di Padre Pio: Gabbianelli mi ha salutato!
Mi sono guardato dietro, non c’era nessuno! salutava proprio me!

Gianca’ mi ha fatto piacere, lo ammetto e te l’ho fatto dire da Mario Soggiu, perché innanzi tutto è il reciproco rispetto che deve prevalere fra di noi, non solo perché amiamo Viterbo, sì, magari ognuno a modo suo, ma l’amiamo, ma anche perché siano rispettate le reciproche idee, discusse civilmente, lealmente e messe a confronto per raggiungere il meglio.
Ognuno di noi ha le sue armi e non so’, alla fine, quanto facciano bene a Viterbo e a noi stessi.
Mauro Galeotti



Un vero sconcio le mura ricostruite
di Mauro Galeotti

Il 20 Giugno 2005 sono crollate le mura di Viterbo, quelle che vanno da Porta Fiorita a Porta del Carmine. In realtà erano già crollate il 19 Gennaio 1997, ma per me sono ricrollate subito dopo la loro ricostruzione.
Lo scempio è stato commesso dalla Soprintendenza, che ha dato incarico, al professor ingegnere Antonino Gallo Curcio, di realizzare il progetto di ricostruzione.

Antonino che t’ha fatto, ha realizzato un bel muro adatto solo per una villetta di periferia. Tre pietre quadre e una rettangolare, tre pietre quadre e una rettangolare. Insomma un giochetto di geometria. Tanto che sembra aver preso a campione il muro in peperino della villa di Alberto Ciorba, che sta lì, di fronte, a due passi. Infatti, le mura di Viterbo, oltraggiate, hanno lo stesso formato dei conci, della casa di Alberto. Anzi li chiamerei all’antica, sconci, termine che oggi si addice benissimo.
Una offesa all’intelligenza dei Viterbesi, una offesa alle mura medievali di Viterbo, lunghe ben cinque chilometri. Un complesso architettonico maestoso e tra i più belli in Italia.

Antonino, che tra l’altro è una gradevolissima persona, ha fatto capire che il restauro sa’ da vede’, ma non troppo. E per fortuna, quel non troppo, perché altrimenti...
Antonio Fracassini, assessore del Comune, ha illustrato lo scandaloso scempio, con la naturalezza e la schiettezza che lo distingue, e ho letto, tra le righe, un suo interiore imbarazzo, dopo le rampogne che ho voluto esternare pubblicamente al Gallo Curzio di turno, nonché a Giovannino Fatica, che rappresentava e difendeva, pensa un po’, l’operato, raccapricciante e riprovevole, della Soprintendenza.

Ora c’è solo da sperare che quel tratto crolli di nuovo e che a tirarlo su sia chiamato un anonimo scalpellino viterbese, che almeno ad estetica ha tutto da insegnare ai soloni dell’università e della Soprintendenza.
Intanto le mura continuano a cadere piano piano, in silenzio, vedi Via del Pilastro vicino a Porta Faul e il tratto presso la Valle del Paradosso.

M.G.



Dossi pericolosi e sfasciati
di Simone Galeotti

Sono diversi mesi, oramai, da quando la nostra città è stata tempestata da decine e decine di dossi per il rallentamento delle autovetture che penalizzano anche chi, il Codice della strada, l’ha sempre rispettato.
Ho già espresso la mia opinione, contraria, al riguardo.
In questo caso voglio segnalare che i dossi sono molto pericolosi per tutti quei motociclisti, motorini compresi, che sono costretti a transitarvi.

Questo perché, se è già una scocciatura attraversarli con un’autovettura, figuriamoci con un qualsiasi mezzo a due ruote che risente molto di più di quella sconnessione artificiale. Ancora più grave è il fatto che, alcuni dossi, si confondono con l’asfalto impolverato e spesso diventino visibili solo all’ultimo momento. Manca, infatti, accanto ad ogni dosso, un’opportuna segnaletica orizzontale che ne preavvisi la presenza. Lascio immaginare che cosa succede ad un motociclista che si accorge del dosso solo all’ultimo momento! Se questo non bastasse, si iniziano a vedere i primi cedimenti dei dossi.

Per esempio, lungo la Strada Cuculo, uno dei dossi in questione, presenta un pericoloso rialzamento che, se preso in pieno dalla ruota di un motociclista, ne porterebbe inevitabilmente alla caduta. Il Comune di Viterbo ha voluto l’inopportuna installazione di questi dossi. Sempre il Comune ha resistito a tutte le proteste di quei cittadini che ne contestano l’abuso. Sarebbe opportuno, almeno, che il Comune di Viterbo si prendesse cura dei suoi dossi e intervenisse là dove questi si rompono o si stiano pericolosamente confondendo con l’asfalto! La pericolosa malformazione del dosso in Strada del Cuculo è lì da settimane, senza che nessuno si preoccupi di sistemarla… e tutta la premura che il nostro Comune ci ha dedicato con l’istallazione dei dossi, dov’è finita?

Segnalo anche che percorrendo Via Monte Bianco, una volta giunti all’incrocio con via Monte Sacro, se si svolta a destra o a sinistra, ci s’imbatte quasi subito in due di questi dossi. Manca un’opportuna segnalazione che possa indicare a chi compie la svolta la presenza dei dossi. Ripeto, il Comune li ha voluti, perlomeno si preoccupi di segnalarli a dovere. Un motociclista che si trova all’improvviso di fronte ad un dosso non segnalato, rischia di cadere. Evitiamolo.
Simone Galeotti



Essere troppo buono
di Claudio Santella

Il 6 giugno di ventisette anni fa veniva a mancare Carlo Vincenti, una delle figure più genuine fra gli artisti viterbesi. Carlo Vincenti nasce a Viterbo il 26 novembre 1946. Pittore insigne, già da bambino rivela le sue qualità nel disegno al punto da attirare l’attenzione di alcuni giornali locali che gli dedicano diversi articoli ed interviste.

Rimasto orfano del padre Umberto, anche lui artista, trascorre una vita tranquilla fino alla maturità, assistito dall’amore della madre, Margherita Calbi, insegnante elementare. A diciannove anni un altro lutto viene a turbare la sua esistenza: la perdita di una giovane donna a lui vicina, perita tragicamente in un incidente all’isola d’Elba.

Iscritto alla facoltà di Architettura, che frequenta per due anni, ha modo, anche attraverso l’assidua frequentazione di musei e gallerie, di sviluppare e di migliorare il suo talento artistico. Spirito sensibile, quale un vero artista non può non essere, subisce il fascino del suo tormento, lo riversa nei suoi quadri e nelle sue poesie, ma non riesce a coniugarlo con l’amara realtà della vita. Vittima di varie crisi psichiche tenta perfino di togliersi la vita durante un soggiorno in quell’isola d’Elba che aveva visto la fine della giovane fanciulla a lui cara. Subisce una serie di ricoveri presso luoghi di cura per malattie mentali, ma anche durante questi soggiorni mantiene un fitto rapporto epistolare con parenti ed amici. Spirito libero è pronto ad aprirsi agli altri in purezza di spirito ed è pronto a ricevere gli altri nella stessa purezza, ma non al di fuori di essa.

Tormentato ed impaurito dall’ipotesi di essere inquadrato nell’ordinario, il 6 giugno del 1978, a soli trentadue anni pone fine ai suoi giorni materiali ed iscrive il suo nome nella memoria e nel cuore di tutti noi. Auguriamoci che tra le varie manifestazioni artistiche e culturali del settembre viterbese qualcuno si ricordi di trovare un posto di spicco a questo nostro caro concittadino che ha dato lustro alla nostra città e che forse ha avuto un solo difetto: quello di essere troppo buono.
Sanclaudio




Baccaionate

di Baccaione

Il vigile di quartiere. Quando a qualcuno venne l’idea di istituire il vigile di quartiere si diede tanto di quel fiato alle trombe che il Turchetti di Mike Bongiorno, al confronto, sembrò un dilettante allo sbaraglio. Sembrava si fosse trovato il toccasana di tutti i mali: niente più disordini per le strade, assistenza continua ai cittadini, cortesia e gentilezza nei modi e nelle prestazioni.

In sintesi il vigile di quartiere veniva presentato, per la sua presenza continua sul posto, come l’occhio discreto della legalità in loco. Ma da occhio discreto della legalità è diventato l’avallo tacito della illiceità, del sopruso, della prepotenza. E noi questo non lo vogliamo credere, ci rifiutiamo di crederlo, perché non è positivo per la stessa Polizia Locale, nella quale è doveroso e civilmente utile credere. Di fatto, però, ogni maleducato continua a fare il comodo proprio alla faccia delle istituzioni istitutive dei vigili suddetti, alla faccia degli stessi vigili ed alla faccia degli altri cittadini. Prosit.
Amici Viterbesi, li avete più visti questi vigili di quartiere? Sembra che abbiano frequentato i corsi sull’invisibilità che l’Amministrazione Comunale ha istituito a suo tempo per i propri dirigenti, e con lo stesso successo di questi ultimi. Forse, nella fattispecie, al posto della Polizia Locale sarebbe stato meglio far Pulizia Totale.
Poi continuiamo a lamentarci perché i giovani di oggi non sono più come quelli di una volta: ma se andiamo avanti con questi esempi, esempi dati da noi, che cosa possiamo pretendere dai nostri figli?
Divieti di sosta. Abbiamo segnalato più volte l’intralcio che danno le auto in sosta all’inizio di via della Ferrovia, nei pressi del passaggio a livello, ed in altri posti di evidenza solare, quale, ad esempio il tratto di strada che a piazzale Gramsci precede l’incrocio con via Garbini. Ci chiediamo a che cosa è giovato allargare il tratto interno della Cassia che va dall’incrocio con via Fratelli Rosselli al passaggio a livello se poi la scorrevolezza acquisita dal traffico viene vanificata dalla sosta selvaggia consentita impunemente qualche decina di metri più avanti. Chiediamo che a spiegarcelo siano i vigili urbani, con in testa il loro comandante, perché è ridicolo attribuire al sindaco o a questo o a quell’altro assessore cose di siffatto genere, che, per il loro ripetersi sistematico, arrecano danno e fastidio ai cittadini. Il sindaco non può e non deve occuparsi di queste cose, ma il dirigente sì.

Il dirigente, è organo del Comune, deve organizzare i servizi in modo che funzionino, ha poteri, per l’ente, con rilevanza esterna e per questi poteri riceve laute retribuzioni ed indennità. Credevamo che le nostre segnalazioni venissero intese per quello che sono, e cioè una forma di collaborazione con gli addetti alla viabilità, fatta per contribuire al miglioramento della stessa. Le nostre segnalazioni, a settimane e settimane di distanza sono rimaste inascoltate. Che cosa dobbiamo fare per far cessare queste cattive abitudini che, tra l’altro, costituiscono anche fonte di pericolo? Dobbiamo fornire le foto ed i numeri di targa dei veicoli che intralciano impunemente il traffico o dobbiamo aprire un procedimento amministrativo nei confronti del responsabile dell’apposito servizio, il quale dovrà poi, per legge, risponderci. Pubblicheremo quindi la risposta ricevuta, prima di tutto perché possiamo anche sbagliarci, in secondo luogo, perché è giusto che i nostri venticinque lettori, prima di farsi un’opinione in merito, possano ascoltare entrambe le storie.
Baccaione



Circoscrizioni
di Bruno Matteacci

Quando l’8 Maggio 1979, il Consiglio comunale di Viterbo, con deliberazione n° 574, con elezione di primo grado, nominò i consiglieri di circoscrizione, fu un avvenimento molto gradito dalla popolazione, la quale vedeva, finalmente, la possibilità di “entrare nella roccaforte” del Comune per prenderne parte, in maniera più spicciola di quanto normalmente faceva il Consiglio comunale.

Furono istituite dieci circoscrizioni che comprendono oltre Viterbo anche le frazioni.
A dire la verità i vari presidenti si misero subito a lavorare, con ottimi risultati e, l’8 Giugno 1980, si ebbero le prime elezioni a suffragio diretto, con le quali furono eletti tutti gli amministratori dei dieci Consigli di circoscrizione.

L’entusiasmo fu tanto, i programmi furono altrettanti e la operosità degli eletti fu encomiabile.
Con il tempo i poteri e i mezzi economici delle Circoscrizioni furono ridotti, perché furono tagliate le “ali” ai presidenti che, con operosità silenziosa, ma costruttiva, erano riusciti a far passare in secondo piano qualche amministratore comunale, più lento di reni o più sonnolente. Da tempo affermo che le Circoscrizioni devono essere ridotte di numero, in quanto il territorio viterbese non può sopportare dieci Circoscrizioni.
Sarebbe il caso di ridurle almeno alla metà. E’ assurdo che a Viterbo città esistano cinque Circoscrizioni, quando sarebbero sufficienti due: una al centro ed una fuori le mura. Come pure si potrebbero accorpare la sesta (Bagnaia) con la settima (La Quercia) e la nona (Grotte S.Stefano) con la decima (Roccalvecce).

Si tenga presente che solo per amministrare Viterbo si utilizzano 80 consiglieri e nelle restanti Circoscrizioni ben 56, per un totale di 136 individui. Questi da qualche tempo amministrano ben poco, in quanto vivono nel silenzio più assurdo e nella solitudine tra le quattro mura delle loro sedi.
Non si leggono manifesti, non si sanno notizie se sono stati risolti i problemi, non si è invitati ad assemblee.
Con la diminuzione delle Circoscrizioni, ovviamente diminuiscono anche i consiglieri e con loro le spese che il Comune deve affrontare perché svolgano la loro funzione.
Bruno Matteacci



Bravo sindaco Gabbianelli
, ma...
di Pantaleo Spagna

Il giorno 18 Giugno, di fronte ad un gran numero di cittadini viterbesi, il Sindaco Gabbianelli, ha inaugurato ufficialmente l’apertura del “boulevard” viterbese. Madrina eccezionale dell’evento, la Principessa Elettra Marconi, figlia del grande scienziato italiano che ha dato all’umanità, la grande gioia di ascoltare la “RADIO”. Evidente era il compiacimento del Sindaco Gabbianelli e del suo staff, al momento del taglio del nastro, io penso che tutti i viterbesi si debbano compiacere con lui, per la bella realizzazione del nuovo volto, dato alla via Marconi. Bello il colpo d’occhio, belle le aiuole con le tante qualità di fiori e di colore, bella l’illuminazione che l’oscurità della notte, dona un’immagine davvero suggestiva, sulla via in questione.
Viterbo, con il nuovo volto creato in questi ultimi anni, veramente si può chiamare “Città” e non il vecchio paesone agricolo di provincia com’era stimato, sino a qualche anno fa.

Comunque, chi scrive si porge una domanda, come mai in una città medievale come la nostra, nominata “la città dei Papi”, piena di palazzi, case, rioni interi, tutti costruiti con la pietra viterbese, la quale viene prodotta e estratta nel nostro territorio, il peperino, non abbia suggerito al progettista dei lavori di via Marconi, architetto Danilo Pasquini, di usare il nostro peperino al posto del travertino, con cui è stata realizzata l’opera di che trattasi, forse è una innovazione che non ho capito.
Altro rilievo che mi viene in mente, perché insistere sull’uso dei cubetti di porfido, quando ormai in Italia, non vanno più di moda. Anche sulla pavimentazione stradale, non sarebbe stato più bello fare una via lastricata invece dell’asfalto?

I lavori eseguiti dalle ditte, Ciorba, per i lavori edilizi, Morelli per l’impianto di illuminazione e Daniel Plants per l’impianto floreale, eseguiti a regola d’arte vengono ora affidati all’educazione e all’amor proprio di noi Viterbesi, affinché possiamo mostrare ai turisti, le bellezze della nostra Viterbo.
Pantaleo Spagna



Le monachelle dell’Assunta
di Riccardo Manca

Via Emilio Bianchi, prima del 1928, era denominata Vicolo dell’Assunta. Il Catasto delle strade lastricate del 1818 riporta che il vicolo aveva inizio dalla Chiesa di San Luca, ubicata all’angolo con l’attuale Via Matteotti. In questo vicolo vi era il monastero chiamato affettuosamente dai viterbesi delle Monachelle in cui era annessa la Chiesa di Santa Maria Assunta, ove erano le monache Francescane del Terzo Ordine.

Il monastero venne fondato intorno al 1720 da Suor Lilia Maria del Santissimo Crocifisso; il 10 Aprile 1725 Monsignor Gaspare Ori, Vicario del Vescovo, benedì una piccola stanza a pianoterra utilizzato da Suor Lilia come oratorio, quello che in seguito divenne l’ingresso della Chiesa di Santa Maria Assunta.
I lavori di costruzione della chiesa iniziarono nel 1726, su disegno dell’architetto Rocco Lucchi e sotto la direzione del capomastro Giuseppe Prada.
Ad aiutare economicamente Suor Lilia (in cassa aveva soltanto quattordici baiocchi) furono numerosi benefattori.

La Chiesa di Santa Maria dell’Assunta fu consacrata ufficialmente nel 1728. Intorno al 1837, sulla facciata del monastero, era la seguente epigrafe: “D.O.M. / Petrus Ioannes Poccius / patricius tuscanellensis / pium avi parentumque votum exsolvens / partem hanc monasterii aureos / mille elargitus / in B.M.V. Assumptae /honorem exaedificavit / Anno domini /MDCCIL”. Questa iscrizione era in ricordo dell’aiuto economico, mille scudi, che il capitano Pietro Giovanni Pocci di Tuscania aveva elargito a Suor Lilia per l’edificazione del complesso.
Suor Lilia Maria del Santissimo Crocefisso, al secolo Anna Felice Bertarelli, nacque nella Città dei Papi il 25 Luglio 1689 e venne battezzata il giorno successivo, nella Chiesa di San Giovanni Battista degli Almadiani. Mori a Viterbo il 12 Febbraio 1773, alle ore 21.

Alcuni dati riguardanti le campane della chiesa di Santa Maria Assunta. La maggiore era alta quaranta centimetri, mentre la minore misurava ventinove centimetri. Intorno al 1905, la chiesa venne adibita a magazzino e le suore del monastero dell’Assunta trasferite altrove. Nel 1944, la chiesa venne colpita da uno spezzone incendiario. Successivamente, nella fase di ricostruzione di una nuova ala delle scuole, la chiesa venne demolita tra il 1945 ed il 1950.
La zona però, nel cuore dei Viterbesi, è rimasta delle Monachelle dal nome attribuito alle suore che risiedevano in quel monastero che non c’è più.
Riccardo Manca



Galiana la bella
di Francesca Bruti

Galiana è un nome femminile che ai Viterbesi richiama per antonomasia l’idea della bellezza. Infatti, viene spontaneo domandarsi: Ma si tratta della Bella Galiana? Qual è la storia? Quella di una ragazza che non volle accettare la corte di un nobile forestiero, forse proveniente da Roma. Che non si concesse alle sue lusinghe e per questo venne rapita. I cittadini viterbesi fecero quadrato attorno a lei, e subirono un assedio alla città da parte dell’esercito straniero. Non potendo avere ragione con le armi, il nobile romano fu costretto a levare le tende e, prima di andarsene, chiese di poter vedere la giovane un’ultima volta, facendola affacciare da una torre. E mentre lui rimaneva ancora incantato dalla sua bellezza, un suo soldato la trafisse per distruggerne il mito. E il popolo in corteo portò il suo corpo nel sacello di Piazza del Comune, accanto la Chiesa di S. Angelo. E’ questa la storia, accaduta nel Medioevo, forse nel 1138 o 1158, all’epoca delle prime vicende che videro Viterbo protagonista della propria indipendenza in libero Comune.

Tutto qui? Una storia vecchia, dunque! Ma se la vogliamo rileggere forse potremmo scorgerne un tema attuale: la bellezza del corpo umano è passeggera, mentre il valore che anima le nostre azioni rimangono nel tempo. Occorre pertanto dar valore ai nostri sentimenti e non farli soffocare da falsi simboli…. Sono queste le parole che pronuncia il personaggio di Galiana, che canta il suo inno di lode a Dio e lo ringrazia del suo dono. Lei vorrebbe poter rendere grazie al Padre Supremo con le sue opere, dando aiuto ai fratelli sofferenti, meno fortunati di Lei. Ma tale opportunità le sarà impedita dall’egoismo e dalla sopraffazione della forza brutale di chi vuole avere tutto dalla vita.

E’ in questa luce che è stata realizzata la rappresentazione teatrale che vede impegnate alcune persone in stato di disabilità, coadiuvati da giovani studenti e operatori socio-sanitari.

Il Centro Territoriale Permanente, l’organo del Ministero dell’Istruzione addetto all’Educazione per gli adulti, che ha sede presso la Scuola Media Statale Pietro Vanni di Viterbo, ha avviato un progetto di 100 ore di attività educativa integrata per disabili, in partenariato con l’Istituto di Riabilitazione Villa Buon Respiro della TOSINVEST Sanità - S. Raffaele Viterbo, che ha fornito quanto necessario per il materiale di scena e dei costumi. L’Istituto Tecnico per le Attività Sociali J. J. Rousseau di Viterbo ha aderito con la partecipazione degli studenti in fase di tirocinio del 4° e 5° anno, che validamente hanno accompagnato (e sofferto anche) nella preparazione dei dialoghi e delle danze.

Infine il Comitato Centro Storico ha fornito la consulenza e l’organizzazione nel contesto sociale delle manifestazioni folkloristiche del territorio locale. Non vanno dimenticati gli operatori socio-sanitari e i valenti maestri d’arte, come il pittore Rolando Di Gaetani, che sono stati coloro che materialmente hanno saputo creare le opere di scena.

I protagonisti sono comunque tutte quelle persone che non possono quotidianamente vivere la loro vita in mezzo agli altri, e che quindi sono definiti diversamente abili.

Per tale motivo la rappresentazione teatrale si attua nella strada con spettatori e passanti come una qualsiasi scena di vita. La prima sarà il 24 giugno alle ore 21, in Piazza Dante a Viterbo, in occasione dei festeggiamenti della Parrocchia di S. Angelo e S. Giovanni in Zoccoli. La seconda rappresentazione avverrà il 29 giugno ore 21, in Piazza S. Carluccio, in occasione della manifestazione di Ludika 1243, la kermesse di giochi e folcklore del Medioevo.

Le manifestazioni hanno il Patrocinio del Comune di Viterbo nel ruolo degli Assessorati dei Servizi Sociali e della Cultura a cui va aggiunta la 2ª Circoscrizione – Centro. Il progetto di Educazione Permanente è stato curato da Giancarlo Bruti, autore del soggetto, dei testi e della sceneggiatura.
Francesca Bruti


Ricevo e volentieri pubblico la lettera e-mail firmata
da Giuseppe B.

Egregio direttore, desidero raccontarle la cronistoria di un invito alla cittadinanza ... senza tempo. In alto, con i rispettivi logo: “Città di Viterbo - Assessorato ai Grandi Eventi”; “Festival del Cinema - Città di Viterbo - Cinema e Paura”; “Universitas Studiorum Tusciae”. Poco più in basso: UNAC presenta: I edizione festival del cinema - Città di Viterbo - Cinema e paura: la via italiana all’horror. Al centro, c’è in bella mostra, adatto per la circostanza, un brandello di pellicola insanguinata, con su impressa l’immagine, classica e spettrale di un maniero, che si erge maestoso in una notte di luna piena, gravida di chissà quanti delitti e misteri. All’interno del pieghevole, dopo la presentazione dell’evento culturale, vengono ricordati gli appuntamenti, per un totale di 11 giorni, che si diapanano lungo un arco di tempo da sabato 4 a sabato 11. Poi... nulla più. Possibile? Torno all’inizio del pieghevole, poi all’interno, sbircio meglio ma... niente di niente. Sogno o son desto? No! E’ proprio vero. Dal 4 all’11 sono stati fissati alcuni appuntamenti con il cinema horror. Ma... di quale mese: maggio, giugno, luglio, agosto? Di quale anno: 2005, 2006, 2007?

Non è dato di sapere. Ai Grandi Eventi, si sono dimenticati i piccoli particolari, che alla fine però sono quelli che contano di più. Tra una parola di italiano ed una di latino, ci si è dimenticati del mese e dell’anno della manifestazione. La paura, come si suol dire, fa novanta e, quel che è peggio, gioca brutti scherzi. Tuttavia non perdiamoci d’animo per simili pinzillacchere. Per migliorare, infatti, c’è sempre tempo. Arrivederci allora al prossimo festival dell’horror, magari con un invito meno erudito e più essenziale.

postato da: Spvit | 23:14 |

venerdì, giugno 10, 2005

8 Giugno 2005

Anno XV n° 11

 

Il Mercatino del Viandante

ad ORTE (VT)

il 26 Giugno 2005

e ogni quarta domenica del mese

di fronte all'Uscita dell'Autostrada del Sole

Antiquariato, Artigianato, Collezionismo

Info: 3393337869 (Mauro)

 



Stranezze di questa Amministrazione comunale

 ...e dalle 24 alle 2?

di Mauro Galeotti

La nostra è proprio una strana città! resa ancora più strana, se valuto il comportamento adottato da chi ritiene di amministrarla.

Ad esempio: sono state spese ingenti somme per illuminare le porte urbiche della città, poi, due faretti col vetro rotto, posti all'ingresso di Porta Romana, anziché ripristinarli vengono riempiti di catrame! Le numerose palle in travertino, continuamente rotte, sia in Piazzale Gramsci che in Viale Raniero Capocci, all'altezza di Porta Murata, sono spesso colpite dalle auto in transito perché la strada in quel piazzale è un vero budello. Una strettoia. Oltre ai soldi spesi male, quelle sfere mancanti rendono la zona brutta e abbandonata. Infatti, sopra ai siti che tenevano in bilico le palle stesse, da mesi regnano imperterriti vari cartelli di lavori in corso. Quale corso sia non si sa, forse vuoi vedere che si tratta di un corso... di scultura?

Mi preme, comunque, fare alcune considerazioni sui dissuasori in azione sul Corso Italia e Via Roma. Di recente è stata modificata un'ordinanza relativa alla zona pedonale del Corso, Via dell'Orologio Vecchio e Via Roma, infatti, è stato prolungato il divieto di accesso, in quell'area, dalle 24 alle 2 di notte. In effetti cosa accadeva in questi giorni di caldo? accadeva che i soliti ganzi, con i capelli buttati all'indietro, la gomma americana ciancicata in bocca, con le auto tirate di lucido... con le gomme ben annerite, transitavano per il Corso Italia, raggiungevano Piazza delle Erbe e sgommando, per far valere la loro elevata posizione sociale, disturbavano sia i residenti che coloro che tranquillamente stavano gustando un gelato, o fare due chiacchiere. Da qui la necessità da parte dell'Amministrazione comunale di vietare il transito delle vetture, e fino a qui nulla da eccepire, anzi...

La cosa sconvolge un po', invece, se si verifica il fatto, come si è già verificato, che dalle 24 alle 2 di notte non c'è nessuna pattuglia di vigili urbani pronta per aprire il dissuasore, se ci fosse urgenza. Sì non c'è nessuno in servizio! allora cosa è accaduto, che chi aveva necessità urgente, ha gestito la cosa in quattro e quattr'otto, infatti, ha sollevato uno dei paletti laterali al dissuasore ed è passato. Chi fa da sé fa per tre. E bravi giù pel Comune! Ma non sono finite le stranezze! Allora, tutti sanno che in Piazza del Plebiscito, il sindaco non permette che vi si parcheggi, addirittura a volte, qualche vigile urbano fa allontanare le auto che si fermano, anche se il conducente rimane sull'auto. Un paio di fischi, un gesto con la mano a mo' di amico sbologna via e il gioco è fatto. Il disturbo è allontanato. Guerra è anche ai motocicli che sostano sulla piazza.

Le contravvenzioni fioccano. E ciò sta pure bene, i divieti vanno rispettati, anche se non riesco a capire come il sindaco non si vergogni di tanta intolleranza, quando lui stesso, a cinque metri dalla piazza, in Via Ascenzi, addirittura in piena curva, fa sostare l'automobile del Comune che lo scarrozza da casa sua all'ufficio, dall'ufficio a casa sua, dall'ufficio a dove gli pare a lui. Il mancato parcheggio in Piazza del Plebiscito, anche per pochi minuti, ovviamente penalizza economicamente tutti i negozi che svolgono la loro attività commerciale su quella piazza e in Via Cavour. Il divieto di sosta su tutta la piazza è dalle ore 0 alle ore 24, cioè sempre.

Ma cosa accade dopo le 21? per miracolo la piazza si riempie di auto. Puoi pure gettare in alto una monetina che questa certamente non batte in terra, ricade su un tetto d'auto. Di vigili urbani neppure l'ombra, a causa anche del sole che ormai non fa più ombra, a quell'ora, infatti, è bello e che tramontato. Stranezze di questa amministrazione comunale... predica bene e razzola male. Razzolerà male anche in occasione dell'Estate? Infatti, cosa accadrà quest'Estate?

Sembra sia stato concesso, all'assessore Mauro Rotelli, di gestire ancora una volta a Prato Giardino il suo Summer Village. Accadrà così, che le auto, come già avvenuto l'anno scorso, la sera e la notte, potranno parcheggiare su tutto il Piazzale Gramsci, a piacimento, selvaggiamente, in curva, sui marciapiedi, sopra agli alberi, sotto alle aiuole. Importante è non rompere i marroni all'organizzatore Rotelli e che non sia disturbato il pubblico che va a mangiare salsicce e pizza, calpestando i pratini, distruggendoli, e riducendo Prato Giardino un immondezzaio, tra bottiglie e lattine lasciate in terra. Intanto, comunque, Rotelli sbandiera a destra e a manca che è in atto la ristrutturazione arborea, e non solo, di Prato Giardino.

Tanto che gira voce che siano stati impegnati 80mila euro per tale bonifica. Insomma Mauro Rotelli da una parte salvaguarda il verde pubblico di Prato Giardino e dall'altra lo fa calpestare.

Ai 966 che l'hanno votato le conclusioni.

Mauro Galeotti

 

Chi la dura la vince

di Bruno Matteacci

"Chi la dura la vince" un vecchio motto che si usava quando l'interlocutore faceva "il sordo", perché non era a lui gradito il contenuto di quanto gli veniva detto, sollecitato o richiesto! Io, a dispetto di qualcuno, appartengo alla categoria di colui che non "molla". "Mollare" sarebbe come tradire i propri concittadini "mollare" è come voler dire: Io avevo torto nel perorare certe cause, oppure "mollo" perché sono stanco! No! egregio signor Sindaco, no cari assessori non "mollo" perché dietro a queste righe siamo in molti che vogliamo far sì che le cose a Viterbo vadano meglio.

Allora questa è l'occasione per rinverdire nella memoria dei sordi alcuni problemi che esistono sul territorio di Viterbo e che, per la loro eliminazione, ci vogliono pochi spiccioli. Passo ad una fredda elencazione: in via della Pila manca il segnale indicante il doppio senso di circolazione, la stessa è indicata strada a senso unico! In Viale Armando Diaz, all'altezza del termine di Via Vico Squarano, è presente, a ridosso del muro del giardino dei Padri di San Pietro, un segnale indicante che il tratto di strada in direzione Porta Romana è a senso unico; a pochi metri dallo stesso, visto nel senso opposto, è un segnale indicante che lo stesso tratto di strada è a doppio senso di circolazione: pazzesco!

In Piazza della Rocca è un cartello indicante l'obbligo di andare diretti, verso Via S.Faustino, vietando, così, la svolta sul lato apposto della piazza, e vietando anche la svolta in Piazza Sallupara. Al termine di Via Matteotti, salendo, è ancora un cartello antico, indicante il divieto di svolta, come pure in Via S. Maria in Gradi è presente un analogo cartello, che vieta l'accesso in Via Tedeschi. Cosa si attende a sostituirlo con uno attualmente in vigore?

Lungo la Cassia, all'altezza del Cimitero di San Lazzaro, è un continuo pericolo tentare di entrare nel parcheggio antistante il cimitero stesso in quanto è presente la doppia striscia longitudinale, che vieta l'attraversamento, mentre è consentito, con grave pericolo, dietro alla curva verso nord.

Nel tratto dello svincolo dalla Cassia verso la Tuscanese, sarebbero utili, per non dire indispensabili, più segnali da porre lungo la curva, indicanti la direzione verso destra. Segnali che consistono in piccoli pannelli bianchi con righe nere indicanti il senso della curva, come del resto sono stati installati poco oltre. Altro neo, che potrebbe essere eliminato, è il modo in cui è scritto Bel Colle, infatti, in alcune segnalazioni si legge Belcolle, tutto attaccato.

Chi di dovere dovrebbe decidersi su come presentarlo alla cittadinanza, la quale anche in questa circostanza vede che a Viterbo non ci sono le idee chiare! Infatti, per avere una ulteriore conferma, basta vedere che al Comune di Viterbo, nel dubbio di dove termina il tratto urbano lungo la Cassia Nord, sono stati messi, a distanza di pochi metri, due segnali con la scritta Viterbo con la striscia trasversale rossa. Certo che in una città dove esiste una boulevard è grave vedere certe somarate.

Bruno Matteacci

 

Coraggio e chiarezza

di Claudio Santella

 "Non abbiate paura di aprire, anzi di spalancare le porte a Cristo". Lo abbiamo sentito dire più e più volte dal compianto pontefice Giovanni Paolo II. Lo abbiamo anche sentito ripetere dal suo successore Benedetto XVI. Lo abbiamo sentito e lo abbiamo condiviso: allora facciamolo, con coraggio e chiarezza.

Non aver paura di spalancare le porte a Cristo significa avvicinarsi a Cristo non solo con il pensiero e con le parole, ma anche con le azioni; significa comportarci bene con il nostro prossimo quando siamo con lui in conflitto d'interessi. Significa comportarci bene con noi stessi quando ci costa sacrificio; significa comportarci bene nelle nostre azioni quotidiane, nei momenti normali; significa fare bene il nostro dovere; significa contribuire, per la nostra parte, ad un ordinato e giusto vivere sociale; significa dire la verità in modo chiaro e sereno; significa essere sempre pronti a riconoscere il proprio errore; significa essere onesti, onesti senza aggettivi, onesti e basta.

Attenzione, però, perché l?onestà è come la verità: è una e, come la verità, è nuda. Sebbene si cerchi di vestirla, con menzogne di tutti i tipi, adatte a tutte le stagioni, essa, come la verità è e rimane nuda. Non si veste né di se né di ma e soprattutto non è gratuita, ma ha anch'essa un suo costo. Ed è un costo salato, che si paga a rate e spesso versando anche un congruo anticipo. L'onestà richiede coraggio, perseveranza, forza, pazienza e fede, oltre che due buone spalle, perché con il tempo fa rimanere soli, sebbene non come il serpente, ma come l'aquila ed il leone.

Esaminiamo un attimo, a volo d'uccello, alla luce di questi due elementi, onestà e verità, un fatto accaduto di recente: il crollo delle mura perimetrali del Museo Civico. Una parte delle mura perimetrali del Museo Civico cittadino è crollata; una parte delle mura che costituiva testata d'angolo. La cosa lascia riflettere. Il Museo Civico è reduce da una restaurazione totale effettuata da circa dieci anni. Come può un muro perimetrale, o meglio l'angolo di un muro perimetrale, restaurato completamente dieci anni fa, crollare all'improvviso e senza motivo? Chi ha restaurato il Museo? Come sono stati fatti i lavori?

Chi è stato il responsabile di essi? Chi ha effettuato i dovuti controlli? Quanto è costato? Come sono state ripartite le spese? Chi ha collaudato l'opera? Sono state fatte degli interventi successivi? Di che genere? A che titolo? In che modo? I vari prestatori d'opera sono stati regolarmente pagati? Perché? Come?

Tutta una serie di domande che sorgono spontanee, Tutte hanno diritto ad una risposta, espressa, chiara, precisa, inequivocabile. Tutta una serie di risposte da confrontare. Domande da intendere senza fraintendere, cui va risposto senza divagare e senza perdersi nel tempo. E visto che si parla tanto, ad ogni piè sospinto e dappertutto, di Magistratura, auguriamoci che essa faccia qui valere la sua nobilitade.

Claudio Santella



E bravi i nostri referendari

di Sanclaudio


Praticamente, chiaramente, evidentemente avete mai fatto caso a quante volte vengono usati questi avverbi da chi ha poco da dire perché non sa o perché ha poche idee, durante i suoi discorsi.

Aggiunti a ''cioè'' che Luca Goldoni amava definire ''il lubrificante del discorso'', questi avverbi, oggi tanto di moda, fanno grande sfoggio nell'eloquenza dei cultori del nulla. Non a caso Catone diceva: Rem tene, verba sequentur, che tradotto liberamente vuol dire: Se hai le idee chiare le parole giuste ti verranno da sole. I discorsi di queste persone, invece, troppo lubrificati dai vari avverbi, scivolano via velocemente, incomprensibilmente, precipitevolissimevolmente

Tutto sommato meglio così, basta prestare attenzione, altrimenti si rischia di prendere sul serio qualche coacervo di interessi che ci viene propagandato dopo che è stato verniciato di ''sociale''. Del resto, chi non sa cosa dire cerca sempre di svicolare in un modo o nell'altro, anche chiamando in causa, sull'argomento, altre persone, come, ad esempio, nel caso del prossimo referendum del 12 giugno 2005. Attraverso questo referendum, i nostri rappresentanti ci chiamano ancora una volta ad esprimerci su problemi di loro competenza.

Oramai è diventato di moda ricorrere all'istituto del referendum ad ogni piè sospinto; a noi questo par fuor di luogo. Il popolo, che ha delegato i suoi rappresentanti, deve essere chiamato ad esprimersi direttamente su argomenti di interesse generale, che non solo hanno vasta e grande rilevanza sociale, ma anche che conosce bene e che sente direttamente ed oggettivamente, quali ad esempio, come è avvenuto in passato, la scelta tra monarchia e repubblica, l'aborto, il divorzio. Non può essere chiamato ad esprimersi, con autorità referendaria, su argomenti che non conosce, che nessuno si cura di fargli conoscere, di farli diventare suoi, che vengono si e no accennati previa sottile strumentalizzazione da parte di chi ha interesse. Il povero elettore si trova a decidere, con conseguenze che hanno rilevanza pratica, su cose alle quali non è in grado di dare una risposta seria.

Si deve accontentare di ciò che gli hanno ammannito coloro che aveva delegato a decidere su quelle stesse cose. Il delegato non può delegare il delegante solo quando e se gli fa comodo: deve affrontare e risolvere i problemi per cui è stato delegato. E' sufficiente che egli si applichi, per la soluzione di questi problemi, così come si applica per la soluzione dei suoi problemi privati. ''Bisogna andare a votare, e votare si o no, ma bisogna votare...'', abbiamo sentito asserire dall'on. Massimo D'Alema mentre, in una trasmissione televisiva, parlava del referendum del 12 giugno 2005, ''poiché soltanto una manifestazione di volontà precisa, chiara inequivocabile, può condizionare il legislatore in un secondo tempo. Davanti ad una astensione dal voto il legislatore rimane nel dubbio e può prendere delle decisioni che non corrispondono con la volontà popolare...''.

Tutto questo è pittoresco. E bravo on. D'Alema. Ci dica, allora, per favore: ''Come si è comportato il legislatore allorquando la volontà popolare, attraverso vari referendum, si è espressa più volte, chiaramente, inequivocabilmente, sempre contro il finanziamento pubblico dei partiti?''.

Ce lo dica in modo preciso chiaro, inequivocabile, poiché una risposta diversa potrebbe dare adito a dubbi, incomprensioni, incertezze. Caro onorevole, anzi cari onorevoli, ci punge vaghezza che in questo comportamento di onorevole ci sia ben poco. Il termine ''onorevole'', così ricordato, ci fa tornare in mente una canzoncina che recitava così:

L'onorevole Bricolle/ deputato di Gioia del Colle/ onorevole qua, onorevole là,/ sembra proprio una celebrità./ Alla camera quando c'è udienza/ con grande imponenza/ a sedere egli va,/ poi s'affaccia pianino pianino si fa un pisolino/ e tira a campa'''

Non saranno queste le parole esatte, perché riportiamo a memoria ciò che la memoria stessa ci riporta, e quindi sono comprensibili e giustificabili gli errori, ma il concetto è reso.

Sanclaudio

 

Don Armando

di Bruno Matteacci

Non è stato mai necessario aggiungere il cognome al nome del caro don Armando. Dire il suo nome era ed è come dire: Don Armando Marini, nato a Viterbo il 3 giugno 1940, ordinato Sacerdote il 27 giugno 1965. La prima Santa Messa la celebrò il 29 giugno dello stesso anno e, sono convinto, che per don Armando, ogni qualvolta celebrava la Messa era una commozione come la prima volta. Io mi sento un privilegiato per averlo conosciuto e per essere stato al suo fianco in varie circostanze della vita.

Lo ricordo parroco nella Chiesa di Sant?Angelo in Piazza del Comune; faceva una certa impressione positiva vederlo lì con le braccia conserte davanti all'ingresso della chiesa, con la ''talare'' o meglio, per chi non sa, con la tonaca: abito caratteristico del clero cattolico lungo fino ai malleoli e abbottonato sul davanti. Negli anni sessanta, la tonaca era ancora il simbolo dello stato sacerdotale, ma già si vedevano alcuni sacerdoti che da tempo indossavano il clergyman che consisteva in una giacca e pantaloni di colore antracite e dalla pazienza con il collare bianco.

Don Armando ha sempre indossato la tonaca perché lui era sacerdote dentro e fuori. Lo ricordo ancora quando assorto da tanti problemi, spesso non suoi, giungeva, con qualche minuto di ritardo per celebrare la Santa Messa nella Chiesa di San Lazzaro al Cimitero, dove, tutti i giorni, tantissima gente lo attendeva con amore e con fede. Quando entrava, percorreva il corridoio tra le due file di banchi. Si sentiva il rumore caratteristico della stoffa agitata dal movimento veloce che egli teneva. Ricordo che mamma mia lo rimproverava, benevolmente, dicendogli: "Figlio mio non correte, vi fa male".

La mamma istintivamente lo chiamava "figlio mio", perché ha voluto sempre, un gran bene a don Armando; come del resto, con tanto orgoglio anche io ero tanto amato dalla Zi' Peppa, madre di don Armando e di questo ringrazio Dio. A Villanova mancava una voce e don Armando fu inviato in loco, per portare la voce di Dio, unitamente al caro fratello don Bruno.

Furono anni difficili, furono anni che videro, sasso su sasso, crescere una struttura muraria immensa comprendente: la chiesa, il campo sportivo con gli spogliatoi e la tribuna, l'abitazione per il sacerdote, il locale da adibire a teatro e vari ambienti atti ad ospitare le associazioni spontanee, che giornalmente aumentavano e avevano ospitalità.

Da un deserto, grazie a don Armando e la sua famiglia, che lo ha aiutato sempre, quell'arido terreno, è diventato un paradiso terrestre, dove chi aveva fame di amore di aiuto, di compagnia, di serenità, di pace, di preghiera, lì la trovava. Purtroppo le cose belle, spesso, durano poco. Ma se fatte con amore, come era costume di don Armando, durano, e quanto durano, perché esse sono scolpite nei cuori con la fiamma dell'amore verso Cristo. Non voglio aggiungere altre date, altri avvenimenti che servirebbero a scrivere una parola a me non gradita: "fine".

Nulla è finito Armando, il nostro caro don Armando è vivo nei cuori dei Viterbesi, tutti lo ricordano e nessuno lo dimenticherà mai, e lui continua a vivere in noi perché si muore quando si è dimenticati. Noi non lo dimenticheremo! Ciao Armando, come disse Piermaria Cecchini, continua a guardarci dalla finestra del Paradiso.

Bruno Matteacci

 

Amenità

di Periscopio

Quando cadde il primo palazzo della storia recente, a Barletta, il magistrato incaricato delle indagini mandò a chiamare il Mattone, il Ferro ed il Cemento per sapere da costoro, presenti ai fatti, come erano andate le cose.

Al Mattone, entrato per primo alla presenza del giudice, questi chiese: ''Eravate presente voi, al momento del crollo? Che cosa facevate?'' Ditemi tutto quello che sapete''. ''Certo che ero presente - rispose il Mattone - e stavo pure in una posizione scomoda, perché ero stato messo di taglio, in posizione verticale, per cui al momento del crollo, mancandomi una sufficiente area d'appoggio, non ce l'ho fatta a resistere in piedi e sono stato travolto, se fossi stato messo di piatto, in posizione orizzontale, il discorso sarebbe stato diverso e probabilmente ora non staremmo qui a piangere sul latte versato''.

''Avete ragione - lo interruppe il giudice - considerata la vostra posizione non posso ascrivervi colpe. Potete andare. Fate entrare il Ferro, per favore". Nell'uscire il Mattone si rivolse al Ferro dicendogli: ''Ha detto che io non ho colpe, va dentro tu che vuole interrogarti''.

Anche al Ferro, entrato, il giudice rivolse le stesse domande: ''Eravate voi presente al momento del crollo? Quale era la vostra posizione?''

Ed il Ferro rispose: ''Altroché se ero presente, signor giudice, veramente al posto mio doveva esserci mio cugino, molto più robusto di me, un pezzo d'uomo con due spalle così; ma hanno messo me, che, mi guardi signor giudice, sono esile, gracile e che non godo nemmeno ottima salute, al momento del crollo ho cercato di resistere: tira, tira da tutte le parti, purtroppo non ce l'ho fatta. Mi dispiace, ma non ho potuto fare di più''.

''Considerata anche la vostra situazione non posso attribuirvi nessuna colpa. Vi ringrazio, potete accomodarvi'' disse il giudice al Ferro, congedandolo, ''Per cortesia, uscendo, dite al Cemento di entrare. Grazie''. Il Ferro, uscendo, si rivolse al Cemento dicendogli:

''Ha detto che anche io non ho colpe, va dentro tu che vuole interrogarti''. Ed il Cemento entrando:

''Vuoi vedere - disse - che adesso questo se la prende con me, che non c'ero per niente...''.

Al Museo Civico cittadino la ricostruzione delle mura crollate procede. Viterbese attenzione: ''E le mura, bada ben, che sian fatte di Moplen...''.

Visto che siamo in tema, perché non si promuove un referendum per abrogare le norme che svicolano l'eletto dal mandato elettorale.

Al momento di partecipare ad una elezione un partito, una lista, debbono presentare e presentano un programma elettorale; l'eletto per quel partito, per quella lista, deve osservare, rispettare, cercare di attuare il programma per la cui realizzazione ha ricevuto voti ed è stato eletto. Non deve girovagare per l'emiciclo cui appartiene in cerca di poltrone più comode, siano dove siano. Deve attenersi al mandato ricevuto. Se non lo fa decade automaticamente.

L'ostracismo. Nell'antica Grecia democratica, l'ostracismo era un istituto attraverso il quale venivano allontanati dalla città, per espressa volontà popolare, i cittadini macchiatisi di qualche ignominia che meritava di essere punita con l'esilio. I cittadini si riunivano nell'agorà e scrivevano il nome del loro concittadino che volevano punire con l'esilio su un frammento di coccio o ostracon, da qui il nome di ostracismo. Sarebbe il caso che, in Italia, venisse ripristinato questo istituto.

Periodicamente, diciamo a metà di ogni legislatura, ad ogni livello, si tengono delle consultazioni popolari, e attraverso queste consultazioni si contrassegna su apposita scheda, che riporta i nominativi di tutti gli eletti e felicemente regnanti, il nome o i nomi di coloro che, a giudizio popolare, non hanno adempiuto il loro mandato o lo hanno adempiuto meno degli altri. Questi signori tornano a casa e non sono immediatamente ricandidabili. Contestualmente si provvede alla loro sostituzione. Un po' come il Senato americano, al cui rinnovo non si procede in una unica soluzione. Il modo come realizzare la cosa è da approfondire, ma molti parassiti vanno a casa e chi è eletto è costretto a darsi da fare per gli altri ed a darsi da fare di più e meglio dei suoi colleghi. Aria pulita!

Periscopio

postato da: Spvit | 13:13 |

2ª infiorata al Pilastro
di Pantaleo Spagna

Nell'ambito dei festeggiamenti parrocchiali della chiesa del Sacro Cuore
di Gesù, nello spirito di collaborazione tra il Centro Pilastro e la parrocchia,
ha preso vita l'iniziativa dell'infiorata in onore della Madonna (unica
manifestazione nel quartiere.)
Martedì 31 Maggio, sulla via Carlo Minciotti a cura degli utenti del Centro
Sociale Pilastro, come per incanto, è stata realizzata una bellissima infiorata
sulla pavimentazione stradale, in onore della Madonna del Pilastro. La parrocchia
del Sacro Cuore, come ogni anno, alla fine del mese di Maggio, organizza
una solenne processione per le vie del quartiere. Il percorso di detta processione,
quest'anno ha interessato anche la via Minciotti dove è la sede del nostro
Centro. Per iniziativa del presidente Barozzi, il Comitato di Gestione ha
stabilito come due anni fa, in occasione del transito della processione
avanti la nostra sede, di onorare la Madonna con l?infiorata di che trattasi.

Gli utenti del Centro, per l'occasione si sono trasformati come tante api
operaie e nei giorni precedenti la processione, infervorati dalla bella
iniziativa, hanno lavorato in tutti i campi: alcuni si sono adoperati di
reperire presso i bar del quartiere, dei fondi del caffè, altri hanno colorato
varie balle di trucioli di legname, altre signore hanno preparato i festoni
da appendere ai lati della via, la signora Fiorella ha fornito le bellissime
piante di fiori per guarnire i margini della strada, altri hanno pensato
all'impianto elettrico per la illuminazione, il Presidente ha preparato
i disegni e le misure per la realizzazione delle varie composizioni per
formare l'insieme dell?infiorata sul suolo stradale. La giovane signora
Ombretta, socia onoraria del Centro, ha preparato il cartone con il disegno
della Madonnina che poi il giorno dopo ha realizzato sul suolo della via.

Il giorno 30 Maggio, una bella squadra di settantenni, con tanto entusiasmo
e pieni di buona volontà, alle ore 8,30, si sono dati appuntamento avanti
la sede sociale e sono partiti con le loro macchine, alla volta della nostra
montagna, per raccogliere fiori di svariate qualità e colori, necessari
per la realizzazione dell'infiorata in questione.
Il giorno 31, alle ore 8, tutte le persone che si erano impegnate alla realizzazione
dell'opera eccezionale, era pronti agli ordini del presidente Barozzi, dando
inizio ai lavori che si sono protratti sino alle 20,30 della sera. Tutti
quanti hanno superato la fatica non indifferente resasi necessaria, affinché
tutto riuscisse nel migliore dei modi, con molta cordialità e amicizia.

Con molto piacere, nel corso dei lavori, ho inteso innalzarsi dal gruppo
di lavoro, dei canti mariani, accompagnati dalla pianola del maestro Roberti,
i canti hanno reso l'ambiente pieno di letizia e di amore verso la Madonna.
Un piccolo vento ponentino, ha messo in apprensione tutti, perché scompaginava
i disegni e i decori dei lavori fatti sulla pavimentazione stradale. Per
ovviare a questo pericolo, sono state intensificate le innaffiate per fissare
al suolo le varie materie impegnate.
All'imbrunire, il lavoro era terminato e tutti guardavamo soddisfatti quanto
realizzato. Alle ore 21, quando le campane della chiesa del Sacro Cuore
annunciavano al quartiere, l'uscita della processione, su tutto il perimetro
della via Minciotti, sono state accese le lampade votive, che davano una
visione suggestiva a tutta la via. Molte utenti del Centro, un po' claudicanti
che non potevano seguire la processione, hanno atteso il passaggio della
stessa, avanti la sede del nostro Centro. Particolare degno di nota, quando
la statua della Madonna era prospiciente la nostra sede, la processione
ha sostato diversi minuti ed il Parroco ha esternato parole di elogio verso
il Centro Sociale come istituzione ed ai suoi utenti, per il bel lavoro
eseguito con fede e amore verso la Madonna. Il Sindaco Gabbianelli, essendo
nativo nel quartiere Pilastro, ha onorato con la sua presenza, la processione.
Nella continuazione dei festeggiamenti, la parrocchia, il giorno 1° Giugno
alle ore 21, nel piazzale adiacente la chiesa, ha svolto la Festa del Dolce,
allietata da due lavori teatrali recitati dal gruppo Attori per Caso del
Centro Sociale Pilastro, che hanno avuto molto successo tra il pubblico
presente e fragorosi sono stati gli applausi. Le utenti del Centro, in una
pausa dello spettacolo, hanno offerto ai presenti dei dolcetti caserecci
da loro preparati. La festa della parrocchia è proseguita il 2 Giugno, nel
nuovo Campo Sportivo Parrocchiale con uno spettacolo di pattinaggio. Il
giorno 3 Giugno, alle ore 21, nella chiesa del Sacro Cuore, La Compagnia
In?Stabile di Vitorchiano, ha presentato un bel lavoro, l'Inchiesta, Indagine
su Cristo, liberamente tratto da testi di Diego Fabbri.
Si è notata l'assenza dei parrocchiani allo spettacolo. Sabato 4 Giugno,
a chiusura dei festeggiamenti, nel piazzale adiacente la chiesa, si è tenuta
una Cena di fraternità, grande è stato il compiacimento di tutti e la serata
si è conclusa in grande letizia.
Pantaleo Spagna


La pinacoteca del Museo Civico
di Riccardo Manca

Un pezzo di storia viterbese, lo scorso 25 Maggio, è finita sotto la polvere
del crollo avvenuto al Museo Civico. Sono andati distrutti un prezioso coro
ligneo di noce della fine del Cinquecento, che si trovava nella chiesa di
S. Clemente, due opere del Settecento di Ludovico Mazzanti, un sarcofago
etrusco in terracotta, nonché una vetrina con bronzetti etruschi: danni
per milioni di euro. Ludovico Mazzanti nacque nella Capitale il 5 Dicembre
1686 e morì a Viterbo il 29 Agosto 1775. Il pittore romano venne sepolto,
all?interno della Chiesa della Trinità, nella sepoltura di casa Zazzera,
con la quale il noto artista aveva rapporti di parentela. All?interno della
sala VI del Museo Civico, è ubicata la Pinacoteca. Questa venne formata
nel XIX secolo dopo l?espropriazione dei beni ecclesiastici eseguita a Viterbo
tra il 1870 ed il 1874. Le opere, di notevole interesse, furono in un primo
momento esposte e conservate presso il Palazzo dei Priori; dal 1912 vennero
trasferite nella Chiesa di S. Maria della Verità poi, dopo la Seconda Guerra
Mondiale, all?interno del Museo Civico. Nella sala è la Sfinge, opera scultorea
del 1286, firmata da frate Pasquale romano dei Predicatori di santa Maria
in Gradi. E? poi un Leone in marmo, opera della seconda metà del XIII secolo,
che presenta una lavorazione incompleta nella parte posteriore. Forse era
un elemento di base di un monumento e proviene da S. Maria in Gradi. In
fondo è un particolare acquamanile in bronzo, per uso liturgico, a forma
di leone, opera della prima metà del Duecento della bassa Sassonia, proviene
anche questo da Gradi. Il dipinto su tavola, in fondo alla sala, rappresenta
la Madonna in trono con il Bambino ed angeli, un eccellente esempio di scuola
romana, sempre duecentesco, apparteneva a S. Maria in Gradi. Di fronte,
ancora del secolo XIII e sempre di scuola romana, è la Madonna con il Bambino,
una tavola, detta anche Madonna bizantina, portata su tela nel 1913 probabilmente
dal restauratore Cochetti. Particolare è il drappeggio a bretelle del vestitino
del Bambino e l?aureola a graticola. Sul retro del pannello è conservato
il dipinto su tavola, proveniente dalla Chiesa di S. Maria della Pace, Madonna
con Bambino, su fondo oro, del XIV secolo, opera di Vitale degli Equi da
Bologna.
L?artista è attivo per circa trentanove anni, dal 1330 al 1359; le figure
centrali vengono inquadrate in una cornice ad arco acuto lobato. Il Bambino
è rivolto verso un cardinale presentato da un santo vescovo. E' stato depositato
in Museo nel 1912 e restaurato nel 1949.
Riccardo Manca


I quesiti del referendum
di Francesca Bruti

Nei giorni 12 e 13 Giugno prossimi ci sarà il referendum sulla legge 40/2004,
che tratta della fecondazione assistita. Essendo un argomento molto delicato,
è opportuno che tutti abbiamo ben chiaro cosa dice ognuno dei quattro quesiti
su cui votare; per evitare che la confusione ci porti a fare una scelta
sbagliata. Ecco i 4 punti, con le alternative del sì e del no.
-Il 1° quesito chiede di eliminare i limiti di ricerca sulle cellule staminali:
la legge vigente vieta di utilizzare cellule staminali, prelevate da embrioni
non utilizzati, per effettuare ricerche scientifiche. Le cellule staminali
sono cellule che, debitamente orientate, sono capaci di moltiplicarsi permettendo
la cura di una serie di organi vitali. Rispetto alle cellule staminali adulte,
quelle embrionali sono totipotenti, ovvero possono rigenerare tutti i
tipi di tessuti organici; se voti sì, si potranno effettuare ricerche scientifiche
sulle cellule embrionali, che secondo i loro sostenitori permetterebbero
di trovare una cura a malattie come l'Alzheimer, il Parkinson, la sclerosi,
il diabete, le cardiopatie e vari tipi di tumore; se voti no, si lascia
la legge così com?è e si evita la possibilità di produrre embrioni in numero
superiore a quelli da impiantare, senza che gli altri siano sprecati,
si evita la cosiddetta clonazione delle cellule.
-Il 2° chiede di eliminare il limite dei tre embrioni e l'obbligo di impiantarli
tutti insieme: la legge vigente obbliga la donna a non produrre più di 3
embrioni per ogni ciclo di cura e di impiantarli tutti insieme. In caso
di insuccesso del trattamento, la donna deve sottoporsi a un nuovo ciclo.
La legge vigente vieta alle coppie di effettuare la diagnosi preimpianto
sulle cellule degli embrioni, per vedere se sono sani; se voti sì, viene
eliminato il limite della creazione di massimo 3 embrioni e abolito l?obbligo
di impiantare contemporaneamente gli embrioni che, così, possono essere
congelati e utilizzati per un impianto successivo o anche per la ricerca;
se voti no e lasci la legge così, eviti la selezione e distruzione volontaria
degli embrioni e il loro congelamento e lasci che la natura faccia il suo
corso.
-Il 3° chiede di eliminare l'articolo 1 della legge che mette sullo stesso
piano i diritti della donna e quelli del concepito: la legge vigente eguaglia
i diritti del concepito (inteso come ovulo fecondato non ancora impiantato
nell'utero) con quelli della madre eliminando la possibilità di congelare
gli embrioni, di effettuare ricerche scientifiche o diagnosi preimpianto
su di essi.
Tutti gli embrioni, quindi, devono essere impiantati e solo successivamente,
in caso di malformazioni o gravidanze plurigemellari a rischio, è consentito
l'aborto terapeutico; se voti sì, si disconoscono i diritti dell'embrione
e si afferma l?autodeterminazione e la tutela della salute della donna;
se voti no, si lasciano per embrione e donna gli stessi diritti di salvaguardia
della vita, perché si ritiene che l'embrione come soggetto concepito sia
progetto di vita, da non eliminare; la legge non costringe la donna a ricevere
l'embrione, ma ritiene non giusto rifiutarlo una volta cercato.
-Il 4° chiede l'abolizione del divieto alla fecondazione eterologa: la legge
vigente consente la fecondazione assistita solo con seme e ovuli della coppia
che vuole avere un bambino; se voti sì, sarà possibile effettuare la fecondazione
assistita anche utilizzando gameti di donatori esterni alla coppia, dando
la possibilità di concepire anche a quelle coppie in cui uno o entrambi
i partner sono sterili; se voti no, lasci così la legge, evitando tutta
una serie di problemi etici e pratici che si verrebbero a creare, come la
possibile difficoltà per i genitori di accettare una creatura che potrebbe
essere biologicamente figlia solo di uno dei due. Alternativa alla fecondazione
eterologa è allora l'adozione. Inoltre, la cura di certe malattie richiede
la conoscenza della storia sanitaria dei propri genitori, ma se uno è esterno,
ciò non è possibile.
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Personalmente penso che ognuno debba rispondere della propria coscienza
e non seguire gli schieramenti politici dei partiti, essendo un tema che
ci tocca in modo individuale.
Io sono per votare quattro no, perché sono d'accordo con le idee che li
supportano e perché, mentre prima non vi era alcuna legge che regolasse
questioni così delicate, ora almeno con la legge 40 si è posto un limite
al completo far west.
Inoltre, con una legge vigente, è sempre possibile modificare gli aspetti
che non vanno. Ma ancora di più sono vicina alle posizioni prese dal comitato
nazionale Scienza&Vita, che promuove la scelta di non andare a votare,
perché la vita non può essere messa ai voti. L'astensione è una scelta al
pari del diritto di voto, è una forma di opinione prevista dalla Costituzione
Italiana e, in questo caso, serve ad esprimere un deciso no all?uso stesso
dei referendum su materie così decisive per il futuro dell'uomo.
A differenza di quello che molti pensano, il non voto non è supportato solo
dalla Chiesa e dai cattolici, ma da tutti quelli che sono per la promozione
della vita, al di là degli schieramenti politici. Infatti, questo comitato
riunisce le idee di molte associazioni nazionali, che per questa occasione
si sono unite, e suoi promotori sono medici e scienziati che a sostegno
della legge portano spiegazioni scientifiche e non solo etiche. Come ad
esempio il fatto che per effettuare ricerche sulle cellule staminali, non
sia necessario sacrificare quelle embrionali, ma si possono fare ricerche
con quelle adulte.
Tanto più che negli esperimenti fatti su animali, le cellule staminali embrionali
si sono rivelate tendenzialmente cancerogene. Lo scienziato Angelo Vescovi,
uno dei maggiori studiosi mondiali di cellule staminali, ha affermato: ''Ad
oggi infatti non esiste alcun tipo di sperimentazione sulle cellule staminali
embrionali e dunque non ci sono terapie'' 77 premi Nobel sono a favore del
referendum, ma nel mondo ce ne sono 248, dunque vuol dire che tutti gli
altri non sono riusciti a convincerli?.
Francesca Bruti



Santa Maria della Quercia
Memorie a cura di Pantaleo Spagna
(continua dal numero del N° 10 del 25 Maggio)
Archivio suddetto Lib. Reformat. Vol XVII c. 82.
1469= 25 Giugno, Stabilita la edificazione di una Chiesa grande alla Quercia,
la Società della Madonna, eletta dal Comune, delibera di darsi una costituzione,
e ferma le norme che debbono regolare le spese della fabbrica.
1483= 27 Novembre, Contratto col quale Maestro Vincenzo fabbro (viterbese)
assume la costruzione del loggiato o parapetto di ferro, da porsi sulla
facciata del Convento, dietro il campanile (questo interessante loggiato
esiste tuttora, colle sue colonnine a spirali e con i suoi archetti acuti
intramezzati da rosoni quadribolati, il tutto in ferro battuto). Trovo una
nota, sulla guida di Viterbo di Cesare Pinzi, collegata a questo Maestro
Vincenzo, il lodato costruttore di quella bella ringhiera ogivale che anche
oggi vediamo al lato della facciata di S. Maria della Quercia presso il
campanile. La figlia Sabetta, andò in sposa al noto pittore viterbese Antonio
del Massaro detto Il Pastura.
1488-1490. Costruzione dell'Edicola o Tabernacolo della Madonna, che racchiude
la Quercia e la Tegola miracolosa.
1495= Marzo, si danno a cottimo a Maestro Piero Antonio di Manfredo da Carpi,
le dorature del Tabernacolo della Madonna e gli stucchi soprastanti il detto
Tabernacolo.
1504-1506. Pagamenti fatti a Maestro Bernardino di Giovanni da Viterbo e
a Maestro Domenico di Giacomo di Firenzuola, scalpellini, per la costruzione
e le sculture della porta grande della facciata.
1507-1509. Pagamenti fatti a Maestro Bernardino da Viterbo, Carlo, Mariotto
e Domenico da Firenzuola, tutti scalpellini, pella costruzione della facciata
(fino al timpano), ad Andrea della Robbia, per tre mezzi tondi di terra
cotta vetrata sulle tre porte della facciata, a Maestro Giampiero di Valle
Lugana, per la scultura dell'arme di Giulio II sulla facciata.
1513= 1 Dicembre. Cottimo di quattro libri corali, scritti e notati da Fra
Cosimo, monaco di Vallombrosa, e miniati da Fra Eustaccio da Firenze, Domenicano.
(questi quattro libri miniati da Fra Eustaccio non esistono più, perché
dopo l'indemaniamento del Convento del 1873, non vi si trovano più).
1514= 7 Gennaio. Istromento , con cui si alloga la costruzione degli stalli
intarsiati del coro a Maestro Domenico di Zanobio del Tasso, ed a Maestro
Giuliano di Giovanni, sopracchiamato del Pollastra, ambedue intagliatori
fiorentini, con obbligo di fare gli stalli a somiglianza di quelli dell?Abbadia
di Monte Cassino fuori Siena, e porre sui pilastri i capitelli, della forma
di quelli del coro di San Salvatore fuori la porta a S. Miniato di Firenze.

segue


Anti-zanzare alla giapponese
di Simona De Santis

Sembra che gli eclettici giapponesi abbiano trovato una simpatica soluzione
alla fastidiosa presenza delle zanzare che, con l'arrivo della bella stagione,
infestano case e giardini.
Si tratterebbe di un particolare paio di pantofole (nel qual caso di pantofole
anti-pizzico) formate da uno zampirone di forma elicoidale posizionato
sulla punta delle stesse.
Lo zampirone diffonderebbe nell?aria uno dei tantissimi spray repellenti
anti-zanzare che è possibile acquistare un po' ovunque.
Un rimedio studiato per le piacevoli passeggiate serali, quando non si dispone
degli efficacissimi diffusori e delle impenetrabili zanzariere delle nostre
abitazioni.
Ammesso e non concesso che riuscissimo a trovare queste fatidiche pantofole
(o magari ad adattarne un paio per tale specifica funzione), una cosa è
certa, le zanzare probabilmente si allontaneranno così come buona parte
dei nostri amici. Provare per credere.
Simona De Santis


Ci scrive il famoso signor ROSSI
Una leccatina ci sta sempre bene

Ricevo e volentieri pubblico questa e-mail spedita a:
sindaco@comune.viterbo.it , giornale - nuovo
oggi viterbo hyrer
, spvit@tin,it
avente per oggetto: ferrovie & affini

«Ormai le elezioni regionali e provinciali sono passate ma, noto che usare
le ferrovie/ferrovieri/ sindacalisti ferrovieri parapolitici è ancora di
moda per il vostro foglio. Cos'è, il boss ha dato modo a qualche parente
(stesso cognome) di esercitarsi sul tema per farle acquisire qualche merito
di fronte alla parte politica del cuore?
Vengo al fatto: prima pagina de La città 25 mag 05 - ANNO XV - cos'è
nostalgia? - visto anche il titolo sotto la testata.
Sia il Galeotti maschio che la Galeotti femmina sono infoiati dalla voglia
di sputare parole addosso al miglior Sindaco che ha avuto Viterbo negli
ultimi 50 anni (per questo i Viterbesi lo hanno rieletto in maniera plebiscitaria).
Altrimenti come si possono spiegare le parole che concludono il pezzo iniziato
a pag 1: ''....a via Marconi dove si sta preparando la grande arteria per
le tipiche parate fasciste, così pure Viterbo avrà la sua bella Via dell'Impero,
come volle il Duce a Roma''

Ma signor Galeotti, dove pensa di essere? Ma è sveglio? Non è che sta ancora
sognando quel nullafacente del Cicciobello!! La prego, si svegli e si accorgerà
che mentre lei dormiva negli ultimi 10 anni la fatiscente città in mano
all?arco costituzionale è diventata una città che per grazia, eleganza e
sapore ci invidia tutta l'Italia.
Nello stesso numero come ho già detto, forse per far esercitare l?apprendista
forse parente, è ospitata la lamentela della Agnese.
Orbene di cosa si lamenta l'Agnese?
Si lamenta che il comune di Viterbo spenda dei soldi per quei 5-6 signori
che a furor di comitato passante per le vari elezioni, hanno ottenuto che
il Sindaco, obtorto collo, mettesse a disposizione una navetta per lor signori
tra le due stazioni!!! Sono d'accordo anch'io, GIUSTO, sarebbe ora che tale
navetta NON ci fosse più e che lor signori facciano come tutti i comuni
cittadini di Viterbo che non hanno nessuna delle due stazioni vicine!!
Ma cosa arriva addirittura l'Agnese ad auspicare? Che la nuova Giunta della
Regione, venga a Viterbo a chiuderci il passaggio a livello! Ma siamo matti?
Possibile che la passione per la parte politica della sinistra, pur di fare
dispetto e creare malcontento a Viterbo, colpevole di farsi governare OTTIMAMENTE
dal CDX arrivi ad esaltare una eventuale decisione in tal senso?
Siamo alla farsa. Tutti possono vedere alla sera come quel treno con 5-6
vagoni si muova tra le stazioni con 3 passeggeri a bordo!
Sissignore 1 persona ogni due vagoni! Nel frattempo, intorno a P.le Gramsci
almeno 300 automobilisti imprecano alla presenza di tale convoglio vuoto
che serve per riportare nel garage di casa qualche ferroviere!
Ma i signori della Regione Lazio, il ferroviere sindacalista parapolitico
e l'Agnese vadano a farsi costruire un passaggio a livello sul proprio viale
di casa!!
Capisco Signor Galeotti che la supponenza del suo foglio non le permetterà
di trovare mai spazio per una voce come questa che, sull?argomento, ritengo
essere comune alla totalità dei viterbesi. Ma non gliene faccio una colpa.
Molti come diceva qualcuno, usano il proprio potere collegando il cuore
alla pancia e non al cervello.
Cordialmente Claudio ROSSI - Viterbo - Cell. 3280XXXXXX»

Signor Claudio Rossi, La ringrazio per il suo prezioso tempo, che ha voluto
dedicarci.
Saranno contenti il sindaco di Viterbo, il quotidiano Nuovo Viterbo Oggi
e Alleanza Nazionale, ai quali Lei ha voluto spedire questa leccatina, oh
scusi, letterina.
Noi intanto, pubblicando interamente il suo scritto, l'abbiamo accontentata,
ora spero che anche Gabbianelli l'accontenti nei suoi desiderata.

postato da: Spvit | 13:09 |