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giovedì, maggio 26, 2005 Il 26 GIUGNO 2005 E OGNI QUARTA DOMENICA DEL MESE SEI INVITATO AL MERCATINO DEL VIANDANTE ad ORTE di fronte all'Uscita dell'Autostrada del Sole (A1) Antiquariato - Artigianato Collezionismo - Oggettistica Modernariato - Curiosità Libri - Arte - Mobili Rigatteria - Dischi Artigianato etnico Il mercatino si terrà ogni QUARTA domenica del mese ricordalo, compresi i mesi estivi. Per informazioni: Cell. 3393337869 (Mauro)
25 Maggio 2005 Anno XV n° 10
Una bella tagliata etrusca poco nota Via dell’Impero di Mauro Galeotti A noi Viterbesi è nota per la sua bellezza la tagliata etrusca fuori Porta Faul, quella che conduce al Signorino. Ma pochi, credo, conoscono un’altra magnifica tagliata etrusca, che si trova a due passi da Viterbo. Si tratta di quella sulla Strada Ponte Sodo. Si raggiunge percorrendo le vie: Via San Paolo, fuori Porta Faul, Via Vico Quinzano, al Salamaro, e al di là della rotonda ecco che scende Strada Ponte Sodo. Ma a dispetto del nome di sodo c’è ben poco, infatti, pare che la via sia soggetta a frane. E di questo se ne è fatto carico il Comune di Viterbo. Verso Dicembre dell’anno scorso che ti fanno ‘sti solerti tecnici comunali? ti transennano immeditamente la strada, piazzando una serie di belle barriere in metallo bombardate di cartelli. Sulla transenna posta in prossimità della rotonda, che si trova al termine di Via Vico Quinzano, è un cartello che indica strada senza uscita. Io l’ho oltrepassata e a cento metri mi sono imbattuto in altre due transenne. Su di esse campeggia fiero e impettito un bel cartello di divieto di transito, mentre un cartello stradale su un palo indica il senso unico, un altro il divieto di accesso ai camion ed un altro ancora la larghezza massima della strada che è di 2,10 metri. Ma insomma si passa o no? Boh! Non contenti i nostri solerti tecnici comunali hanno pure installato un altro cartello. Su di esso si legge Strada Ponte Sodo interrotta anche ai pedoni pericolo frana. Quindi la strada è interrotta per i veicoli e per le persone che vi transitano a piedi. Ma io ho potuto proseguire, perché il caso vuole che le due transenne siano accoppiate ed accantonate al muro che delimita la strada. Insomma, le transenne stanno lì a fare le belle statuine, e chi, come me ci si trova davanti, ritiene possibile oltrepassare la barriera che in effetti non c’è perché... non c’è. Dopo di che si assiste ad uno spettacolo inimmaginabile. La tagliata si presenta nella sua maestosità. Nella sua possanza. Nel suo mistero. La percorro tutta d’un fiato con la roccia che accarezza la mia vettura. Magnifico spettacolo! Di frane neppure l’ombra! neppure l’odore! Raggiungo la fine della strada che sbocca sulla Cassia Sud. E qui mi domando, perché all’inizio della Strada Ponte Sodo, verso il Salamaro, un segnale indica che la strada è senza uscita? Comunque nessuna frana è in vista! Ritorno indietro e a pochi metri dalla tagliata, ecco qua un paio di cartelli di senso vietato. Su uno è appiccicato un foglio di carta con scritto Strada Ponte Sodo interrotta anche ai pedoni pericolo frana ml. 50.00. Sopra alla scritta è stampato il segnale di divieto di circolazione. A questo punto non ci si capisce più nulla! perché non si sa se la strada è ancora soggetta a frane, oppure il pericolo è sventato. Non si capisce se si può passare lungo la strada, oppure no. Non si capisce chi sarà responsabile se davvero si verificasse una frana. L’incuria da parte del Comune di Viterbo è palese, il me ne frego regna a Palazzo dei Priori e dopo la gran botta che i camerati si sono presa dopo le elezioni, chi mai potrà pensare di regolare il transito in una piccola stradina di campagna? La mente è altrove, è in Via Marconi dove si sta preparando la grande arteria per le tipiche parate fasciste, così pure Viterbo avrà la sua bella Via dell’Impero, come volle il Duce a Roma. Mauro Galeotti
A buon intenditor... di Claudio Santella “Nec sibi sed toti genitum se credere mundo”(1) questo verso, che ricordo a memoria perché legato ad un episodio della mia gioventù, curioso quanto simpatico a ricordarsi, mi pare si attagli alla perfezione, se collegato con un evento che appresso riporto, a più di uno dei nostri amministratori ed a più di uno di loro dirigenti, di ogni ordine e grado. Eravamo, io ed alcuni miei amici, nei tempi ormai lontani della nostra giovinezza, nella facoltà di lettere dell’Università “La Sapienza” di Roma, quando spinti dalla passione per la lingua latina, ma anche dalla curiosità, decidemmo di andare ad ascoltare Ettore Paratore. Paratore, insigne latinista di fama mondiale, avrebbe tenuto una lezione nell’aula magna della facoltà. Quella lezione fu però caratterizzata da un episodio curioso quanto simpatico, allora a viverlo, ora a ricordarlo. All’ingresso dell’aula magna, era stato affisso, chissà da chi, un cartello, molto ben visibile, in cui si diceva che il professor Paratore non avrebbe tenuto lezione perché all’estero…, non ricordo per quale motivo. Se non che la cosa, non vera, suscitò le ire del professore che, arrivato puntualmente, visto il cartello, cominciò a scagliare tuoni e fulmini dalla cattedra in una maniera che a me, studente di giurisprudenza, sembrò addirittura simpatica e pittoresca. Ricordo, come fosse ieri, e con estrema simpatia, la figura del prof. Paratore che, battendo con forza e ripetutamente il pugno destro sulla cattedra ed agitando in alto l’altra mano, urlava, verso gli studenti presenti e all’indirizzo dell’autore dell’avviso affisso, tutto il suo disappunto. La cosa si protrasse per diversi minuti; ora, naturalmente, non ricordo le parole esatte, ricordo però che ad un certo punto disse:.”…perché lo dico io quando non ci sono… per esempio martedì prossimo debbo andare a Stoccolma e non…” A quel punto uno studente, più burlone degli altri, urlò dal fondo dell’aula: “Il brutto è che ritorni, no che te ne vai!”. Apriti cielo: già verde di suo, il professore assunse un colorito ancora più verde, urla e pugni sulla cattedra, risate di tutti i tipi da parte degli studenti… poi, così come può soltanto una grande autorità morale, silenzio ed inizio della lezione. “Nec sibi sed toti genitum se credere mundo” cominciò il professore, scandendo in metrica questo verso, con tutt’altro tono, ma con lo stesso timbro di voce chiaro, forte e questa volta affascinante. Si sentivano volare le mosche: quell’uomo, che poco prima si era lasciato trasportare dall’ira, ora si lasciava trasportare dall’entusiasmo e dall’amore per quello che stava facendo. E come lo faceva! Trasmetteva ai suoi studenti non tanto il suo sapere, ma il desiderio di sapere: arte, purtroppo, in via di estinzione. Orbene, questo verso, riferito dall’autore a Catone l’Uticense, non sono riuscito a ricordare per anni ed anni chi lo avesse scritto. Un vuoto secolare di memoria: ricordavo tutto di quella lezione, ma il nome dell’autore non mi veniva in mente; ci pensavo e ci ripensavo, ma non riuscivo a ricordare. Poi, all’improvviso, grazie allo spot pubblicitario di un amaro, la luce: Lucano, Pharsalia. Che c’entra, direte voi, che avete la compiacenza di leggere, il verso di Lucano con i nostri amministratori? In realtà niente, se non per il tono che, soprattutto alcuni, si danno. Per la sostanza no, non c’entra, se non al contrario; collegato, però, con l’episodio che mi ha richiamato alla memoria il nome dell’autore un significato ce l’ha: spesso, anche da una piccola cosa, da un particolare insignificante, a volte addirittura non attinente, la verità viene a galla e tutto diventa chiaro. Intelligenti pauca, ossia A buon intenditor poche parole. (1) (M. Annaei Lucani belli civilis liber secundus – v.383 - Il quale credeva di essere stato generato non per sé, ma per tutto il mondo – n.d.r.-) Claudio Santella
Stop alle “allegre” spese del sindaco di Agnese Galeotti Nonostante il colore sia gradito da Gabbianelli, con la Sinistra alla Regione gli dice proprio "nero"! Infatti, il sindaco abituato fino a poco tempo fa ad ottenere il suo volere con una semplice telefonata ed un signorsì di risposta, questa volta ha dovuto prendersi un bel no, secco ed irremovibile del neo assessore regionale ai trasporti, Fabio Ciani. Come afferma anche il consigliere comunale Mauro Innocenzi dei Ds, in una recente intervista: “Ora le cose sono cambiate, forse a Palazzo dei Priori non se ne sono ancora accorti...". E, sì, le cose sono cambiate davvero ed io aggiungerei “per fortuna!". Era ora che questa situazione di “favori tra camerati" finisse! Il sonante “no!" del assessore Ciani, rivolto a Gabbianelli, riguardava la richiesta da parte del Comune di tenere alzate le sbarre del passaggio a livello di Porta Fiorentina. Senza dubbio, ridurre le chiusure delle sbarre ha notevolmente aiutato il traffico cittadino di quella zona, con tanto di gradimento da parte dei cittadini. Ma, andando ad analizzare attentamente tra le righe della questione, ecco venire alla luce i veri guadagni e le vere remissioni di tutto ciò. Indovinate un po’ a chi andavano i guadagni e a chi le remissioni? Il giochino delle sbarre alzate, infatti, ci costa ben 400.000 euro l’anno! Soldi spesi, guarda un po’, per i bus navetta della Francigena, riguarda un po’, gestita dagli amici di cordata di Gabbianelli, ariguarda un po’, facenti parte del gruppo FI-AN! Ma le spese non finiscono qui, infatti, altri 180 euro al giorno, lo ripeto! “180 euro al giorno!” finiscono dalle nostre tasche a quelle dei tassisti, per il servizio di trasporto dei macchinisti da Porta Romana a Porta Fiorentina. Fatti due conti in tasca credo proprio, e sicuramente non sarò la sola, che ci convenga davvero aspettare quei cinque minuti in fila nel traffico attendendo che il treno passi, piuttosto che buttar via tanti soldi. Soprattutto per il fatto che all’inizio della storia, i patti erano altri. Infatti, le sbarre dovevano rimanere alzate solamente per un periodo a termine. Il Comune, si era ripromesso di realizzare tre campate nei pressi di Via della Ferrovia, per snellire notevolmente il traffico in quella zona. Ma come troppo spesso accade da parte di questa Amministrazione comunale, il tutto è rimasto solo fumo e niente arrosto. Mah! fatto sta che ora gli amici degli amici contano pochino e se la prendono in saccoccia, perché ora, alla Regione, gli amici di Gabbianelli non ci sono più, e finalmente il nostro sindaco troverà chi misurerà e valuterà l’opportunità delle sue allegre spese. Agnese Galeotti
Sindaco Gabbianelli, ma che brutta figura!!! A noi il sindaco di Viterbo Giancarlo Gabbianelli non ci invita alle sue conferenze stampa e noi, ovviamente, “ce ne freghiamo”, ma la conferenza sul comunque lodevole ed apprezzabile “avanzato stato di sperimentazione nell’erogazione di servizi tecnologici al cittadino ed all’impresa”, che l’esimio primo cittadino, quello con un caratteraccio, ha voluto chiamare “Viterbodigitale”, ha visto produrre e presentare al pubblico tre opuscoletti intitolati “Città di Viterbo”, “Viterbo” e “Viterbodigitale” che per simbolo ha una farfalla. In due di essi sono riprodotte delle foto. Un affresco nel Chiostro della Trinità è stampato al rovescio e altrettanto lo è la foto del Campanile del Duomo e del Palazzetto di Valentino della Pagnotta. Complimenti, signor sindaco, Viterbo sarà pure digitale, sarà pure all’avanguardia, ma quali speranze ha se il tuo staff non è neppure capace di presentare normali foto pel verso giusto? Giancarlo, Giancarlo quante ce ne combini!
Mura di plastica di Periscopio Dalle pagine di questo quindicinale abbiamo espresso più volte la nostra opinione sui dossi artificiali che l’Amministrazione comunale ha “piazzato” su alcune vie cittadine. Opinione che è inutile stare qui a ripetere. Credevamo che il Sindaco non prestasse orecchio alle nostre osservazioni, invece non è così: provate a percorrere la strada Teverina o viale Francesco Baracca che dir si voglia: il manto stradale è ridotto ai minimi termini. Pieno di buche, di rattoppi, di avvallamenti è fonte di instabilità e di pericoli, soprattutto per i motorini, che pure vi transitano numerosi. E bravo il nostro Sindaco: è riuscito a far rallentare la velocità a chi percorre quella strada non solo senza apporvi dossi artificiali, ma risparmiando pure, o meglio senza spendere una lira! Sempre dalle pagine di questo quindicinale abbiamo chiesto una prima volta al Sindaco di fornirci copia del provvedimento con il quale veniva disposta la deroga all’osservanza delle norme del codice della strada sul territorio comunale, e non abbiamo ricevuto risposta. Abbiamo rinnovato la nostra richiesta una seconda volta e nuovamente non abbiamo ricevuto risposta. Di fronte a questo atteggiamento ci siamo chiesti: Che sia silenzio assenso? Che sia silenzio rifiuto? Poi la risposta illuminante: è il silenzio concesso all’imputato: ha facoltà di non rispondere. Che l’Amministrazione comunale non sia insensibile al grido di dolore che emana da queste pagine è provato anche da un altro fatto: abbiamo più volte lamentato il comportamento, a nostro giudizio, troppo permissivo dei vigili urbani di Viterbo nei confronti di quegli utenti della strada indisciplinati e prepotenti. Lo abbiamo fatto con la speranza che l’Amministrazione vi ponesse rimedio. Orbene l’Amministrazione il rimedio ve lo ha posto: non si vede più un vigile urbano nei momenti cruciali di traffico nemmeno a cercarlo. Potenza della democrazia che attribuisce il potere al popolo e gli dà la libertà di espressione. A proposito di democrazia Socrate diceva: “Assommare i voti degli stolti e degli incompetenti per decidere le cose essenziali della vita in comune, così come noi facciamo qui in Atene con questo sistema che si chiama democrazia, mi pare davvero quanto di più folle possa concepirsi”.…E pensare che Socrate conosceva soltanto la democrazia ateniese! Quale sarebbe stato il suo pensiero se fosse stato a conoscenza della democrazia moderna dei paesi altamente industrializzati dell’Europa occidentale, e dell’America o di quelle dell’Unione sovietica e delle democrazie popolari dell’Europa orientale o di quante altre che non stiamo qui ad elencare? Il nuovo Presidente della Regione Lazio, Pietro Marrazzo ha nominato Regino Brachetti assessore regionale, gratificando così la Tuscia attraverso una sua rappresentanza fisica diretta nella stanza dei bottoni. La cosa non può che farci piacere. In cinque anni la Destra non ha mai trovato il modo di gratificare in ugual maniera il suo più consistete serbatoio di voti. E poi si autodefiniscono Politici, esperti cioè di cose pubbliche. Nell’antica Grecia, quella del sopra citato Socrate, il cittadino che si occupava della cosa pubblica veniva chiamato “polites”; il cittadino privato, colui cioè che si occupava degli affari propri, veniva invece appellato “idiotes”. Fate un po’ Voi. La viabilità a Viterbo è migliorata di molto; lo abbiamo già affermato e lo sosteniamo senza difficoltà: onore al merito. Auguriamoci che queste migliorie possano trovare riscontro anche per la viabilità extra moenia. Auguriamoci, cioè, il miglioramento di quelle vie che collegano Viterbo e la sua provincia con le zone adiacenti, altrimenti, per usare un eufemismo, non manifestamente infondata potrà sembrare l’idea che sono cambiati i burattini, ma i burattinai sono sempre gli stessi. Parlando di viabilità extra moenia, cioè fuori le mura, intendiamo riferirci al completamento di quelle arterie in corso secolare d’opera quali la superstrada Terni – Viterbo – Civitavecchia ed il tratto della Cassia che unisce Monterosi a Viterbo, oltre che al miglioramento di tutte le altre strade che collegano la nostra città con altre località di interesse culturale, turistico, commerciale o altrimenti economico. Se così non dovesse essere quando l’auspicato aeroporto sarà terminato, una volta arrivati a Viterbo, per spostarsi velocemente bisognerà affittare delle aquile. Si dice che a breve, in Comune, verrà festeggiato il gemellaggio tra via Gorizia e via Montello. Madrine e padrini di tale cerimonia saranno le vigilesse ed i vigili urbani unitamente alle altre forze dell’ordine che con essi collaborano per l’ordinato svolgimento del traffico in quelle vie. Non sappiamo se tale cerimonia, alla quale parteciperanno di diritto i presidenti delle rispettive Circoscrizioni, sarà presieduta dal Sindaco o dall’Assessore al traffico. Considerata poi la fattiva collaborazione data ai Vigili Urbani dalle altre forze dell’ordine speriamo che chi presiederà la cerimonia del gemellaggio non si dimentichi di invitare ad essa il Prefetto, che le rappresenta tutte. Ci piacerebbe sapere se l’Assessore o il Dirigente addetti alla segnaletica stradale siano stati informati, o sappiano per conoscenza personale, che gli Ufficiali Giudiziari non hanno più la loro sede al n. 54 di via Armando Diaz, ma hanno trovato più adeguata e consona cittadinanza in alcuni locali del nuovo Palazzo di Giustizia. Sembra di no, visto che ad oggi i vari segnali stradali ancora insistono nei loro siti e nelle vecchie indicazioni. Eppure siamo certi che i Vigili Urbani hanno inviato loro una valanga di segnalazioni in merito a ciò, se non altro per evitare ai cittadini quel minimo di disagi cui possono andare incontro. Forse i nostri delegati desiderano che il cittadino, nel suo girovagare, si soffermi ad ammirare le bellezze storico-artistiche della nostra città. Speriamo che il cittadino, se così è, nel suo giro turistico forzato, non si soffermi ad ammirare le nuove mura di plastica che hanno sostituito quelle crollate, ormai da qualche anno, tra Porta S. Pietro e Porta del Carmine. Chissà dove sono andate a finire tutte le pietre originali che erano state numerate ad una ad una per far si che la ricostruzione fosse la più fedele possibile. Speriamo che la Sovrintendenza addetta, o qualche altro alto ufficio preposto, non esamini troppo dall’alto il caso, troppo dall’alto fino a sorvolarlo. Periscopio
Dissetarsi di Bruno Matteacci Per due o tre numeri di questo quindicinale non ho scritto quanto si dovrebbe e potrebbe scrivere relativamente ai problemi che assillano i Viterbesi. Proprio per questo mio silenzio varie persone mi hanno chiesto e sollecitato di scrivere qualcosa che evidenzi lo stato di abbandono delle nostre vie cittadine. Veramente più che solleciti, ho avuto specifiche segnalazioni sulle condizioni delle vie: Vanni, I Maggio, Col Moschin, Monte Santo, Sabotino, Brenta, Monte Bianco, Matteotti, Trento, Capocci, Belluno, cardinal la Fontane, Vico Squarano, Bruno Buozzi, Emilia, Pilastro, ma penso che si farebbe prima a dire quali siano le poche vie che hanno un fondo stradale discreto, ben poche! Un signore, che per quanto mi ha lasciato intendere, sa quello che dice e ama la città di Viterbo, ha detto che secondo lui i lavori di manutenzione delle vie cittadine non si effettuano solo perché trattasi di ordinaria manutenzione. Forse a qualcuno conviene che si facciano solo lavori per i quali necessitano: progettisti, direttore dei lavori, controllori dei calcoli di opere in cemento, assistenti, responsabili dei cantieri, architetti, geometri, ingegneri. Ditte che prendono in appalto i lavori e altre ditte che prendono i sub appalti e, in particolare la necessità di travertino bianco e non di peperino, ignorando che siamo nella patria del peperino e che se le opere fossero state fatte con detto materiale, si sarebbe dato lavoro a tante ditte locali che versano in cattive condizioni, stante la concorrenza creata dall’amministrazione locale con l’uso del travertino proveniente da località fuori provincia. Ho fatto un giro per Viterbo per prendere visione dei nominativi che si possono leggere sui vari numerosi cartelli che fanno bella vista delle opere in corso di realizzazione. I miliardi sono tanti, i tecnici pure, ma sempre gli stessi. Sono forse i soli che hanno le capacita per tali incarichi? Oppure la maggioranza dei professionisti che io stimo rinunciano a detti incarichi? A me pare però un’ipotesi assurda visto che sono prestazioni professionali ben remunerate e quindi dovrebbero essere ambite. Allora cosa si deve pensare, se non che alla fontana del Comune si può dissetare soltanto colui che è amico del fontanaro o che gode della fiducia dello steso? È pur vero che certi comportamenti hanno origini antiche, ma santo Iddio è possibile che si debba continuare sempre nello stesso modo, anche se chi è arrivato dopo, a suo tempo, ha criticato l’altrui modo di amministrare? Siamo al punto che molti rimpiangono il passato, anche se è vero che il peggio viene sempre dietro con l’augurio però che il domani sia migliore, non tanto per noi quanto per i nostri nipoti a cui lasciamo certo non un buon esempio, ma una storia sulla quale avranno molto da meditare e da imparare. Speriamo che traggano solo il bene, anche se lo stesso è minimo, ma foriero di buone speranze. Bruno Matteacci postato da: Spvit | 16:39 | Il parco dell’Arcionello dedichiamolo ad Achille Poleggi postato da: Spvit | 16:37 | mercoledì, maggio 11, 2005 Il 22 MAGGIO 2005 E OGNI QUARTA DOMENICA DEL MESE SEI INVITATO AL MERCATINO DEL VIANDANTE ad ORTE di fronte all'Uscita dell'Autostrada del Sole (A1) Antiquariato - Artigianato Collezionismo - Oggettistica Modernariato - Curiosità Libri - Arte - Mobili Rigatteria - Dischi Artigianato etnico Il mercatino si terrà ogni QUARTA domenica del mese ricordalo, compresi i mesi estivi. Per informazioni: Cell. 3393337869 (Mauro)
11 Maggio 2005 Anno XV n° 9
Una soluzione... esempio di efficienza Le luci al... catrame di Mauro Galeotti In questi ultimi mesi l’Amministrazione comunale si è impegnata ad illuminare un buon tratto di mura castellane. La nostra città, infatti, vanta la conservazione integrale di tutta la cerchia muraria che un tempo la difendeva dai nemici. Un impegno importante realizzato dal Comune di Viterbo, specialmente per quanto riguarda il risultato ottenuto a Porta Fiorentina, Porta della Verità, Porta Romana, Porta San Pietro. Meno favorevole è, invece, il risultato dei tratti di mura che collegano le rispettive porte. Infatti, chi di notte percorre Viale Raniero Capocci, ha la sensazione di trovarsi al cospetto di un cimitero. Le pareti di quelle mura sono al buio, le torri sono poco illuminate e non potrebbe essere altrimenti per i deboli faretti piantati in terra. Ma la cosa che dà del cimiteriale sono i numerosi lumini che tentano di dare un tono ai merli, senza riuscirvi. Un merlo ed accanto, nascosto, un lumino. Un merlo ed accanto, nascosto, un lumino. Un merlo ed accanto, nascosto, un lumino. Una sequenza interminabile. Allarmante. Che mette paura. Ciò è dovuto al semplice fatto che le pareti delle mura non sono illuminate a sufficienza. Quindi l’occhio di chi guarda è attratto da quei lumini che fanno capolino tra un merlo e l'altro. Sarebbe proprio il caso che il progetto attuato fosse rivisto e corretto nei difetti su accennati. Addirittura un faretto, di quelli messi in terra, illumina assai vistosamente tre antiestetiche centraline dell'Enel, collocate a ridosso di una torre che si trova di fronte al Paolo Savi. Un vero pugno nello stomaco. Un altro pugno nello stomaco è la soluzione che qualche solone comunale ha adottato per risolvere il problema dei due faretti collocati in terra, lì posti, proprio all'ingresso, per illuminare l'arco di volta di Porta Romana. Cosa è successo? ai due faretti si è rotto il vetro di protezione, e cosa ti fa il genio comunale? invece che sostituire i vetri rotti... ha riempito i due buchi con una bella passata di catrame. Così da rendere fuori uso i faretti stessi e non più possibile ripararli. Complimenti! Ma non volevo comunque parlare solo di questo, quello che mi sta più a cuore invece è lo stato in cui sono le mura castellane che vanno da Porta del Carmine fino a Porta Bove. Ogni inverno che passa lo stato di quel tratto di mura peggiora inesorabilmente. L'azione delle acque piovane, del gelo e del vento le sta dilaniando sempre più. Le prime file di sassi, quelle dove un tempo erano i merli, cadono in continuazione. E' assolutamente necessario che tale stillicidio venga fermato. Specialmente nei tratti, tra Porta Bove e Porta Faul e tra Porta del Carmine e Porta di Valle. Un rischio notevole lo stanno correndo le torri che si innalzano tra Porta del Carmine e Porta di Valle. Infatti, le loro basi in tufo si stanno sgretolando, portando allo scoperto le file delle pietre che si trovano alla base delle medesime. Tra pochissimo, se non sarà effettuato un intervento serio ed immediato, crolleranno. Perderemo uno degli aspetti più incontaminati delle nostre mura, tanto è vero che questo tratto è l'unico che non ha subìto trasformazioni e modifiche causate dall'uomo nei confronti della naturalezza medievale che le distingue. Forte è ancora il loro rapporto con l'ambiente circostante. Forte la presenza orrida del Torrente san Pietro, che scorre tra fosse di tufo rendendo il paesaggio, allo stesso tempo, misterioso ed affascinante. In quel tratto le mura sono cadute, da mesi e mesi, per alcuni metri. Si è, infatti, spezzata la continuità che ne garantiva la stabilità. Nessuno se ne sta interessando e giorno dopo giorno c'è il rischio che quel pezzo di mura venga giù, come è accaduto recentemente a Tarquinia e come è avvenuto a Viterbo, al Carmine. Lì la ricostruzione, sì, è avvenuta, sebbene con estrema lentezza, e, purtroppo, con una realizzazione vergognosa, che nulla ha a che vedere con la tecnica di costruzione medievale. Una vera offesa alle nostre maestranze del Duecento! Chi ha progettato quella ricostruzione, probabilmente riteneva di dover realizzare il muro di cinta di una moderna villetta. Mi rivolgo al sindaco Giancarlo Gabbianelli, agli assessori: al Turismo Marco Bracaglia, al Patrimonio Antonio Fracassini, alla cultura e turismo Paolo Muroni, al Centro storico Maurizio Tofani... fate subito qualcosa per salvare questo pezzo di storia di Viterbo, non perdete tempo o sarà troppo tardi. Mauro Galeotti
Non rispettano neppure i “loro” giovani di Agnese Galeotti Qualche giorno fa, precisamente il 7 Maggio, intorno alle ore 10, alcuni ragazzi di Destra, del gruppo Vertice Primo, si sono riuniti in Piazza del Comune, armati di striscione e rancore. Tutto questo è stato scatenato dallo sfratto da un locale pubblico, inutilizzato, da loro occupato per riunirsi, parlare e affrontare insieme i problemi di loro giovani. La manifestazione è avvenuta senza l’intervento delle Forze dell’ordine, comunque, presenti sul posto. Il 5 Maggio i ragazzi di AN, come loro stessi si autodefiniscono sullo striscione sventolato durante la protesta, sono stati allontanati dall’ex asilo in località Le Farine. Di conseguenza quei giovani si sono risentiti e se la sono presa con il sindaco Gabbianelli, soprattutto perché in passato, si è vantato di quanto quei ragazzi fossero stati disponibili nel sostenere la sua candidatura. Addirittura, in un volantino pre-elettorale, il sindaco sosteneva, evidentemente esagerando, tanto è vero che io, giovane, non l’ho votato, che il 100% dei giovani viterbesi lo avrebbero votato. Ed ora quegli stessi giovani si sono ricreduti. Azione legalmente giusta, se vogliamo, ma moralmente, non biasimo quei ragazzi che si sono sentiti usati per le elezioni e poi abbandonati. "Alleanza Nazionale reprime i suoi giovani" questo recitava lo striscione in Piazza del Comune. Non contenti di manifestare in piazza, i giovani di Vertice Primo hanno poi raggiunto la Sala del consiglio per trovarsi faccia a faccia con chi li ha delusi, creando imbarazzo e disagio nel sindaco che, probabilmente si sarà fatto un esame di coscienza al cospetto degli stessi ragazzi, che tanti voti erano riusciti a portargli. A favore del gruppo di giovani, si è schierato anche il senatore di AN, Michele Bonatesta, il quale ha evidenziato il diverso comportamento dell’Amministrazione comunale nei confronti dei gruppi giovanili politici sia di Destra che di Sinistra. Per quanto mi riguarda credo che non importi di che schieramento appartengano i ragazzi. Non importi se abbiano i capelli rasati o rasta. Quello che veramente è importante è che abbiano entrambi, quelli di Destra e quelli di Sinistra, uno spazio tutto loro, dove parlare, discutere, pensare, stare insieme, per crescere. Spazio che deve essere mantenuto e rispettato, come le idee di qualsiasi giovane, garanzia autentica del futuro di questa città. Agnese Galeotti
Ma che polizia è? di Q. d. P. Polizia Urbana, Polizia Municipale, e adesso anche Polizia Locale. Ma quante polizie abbiamo? Il povero cittadino rimane frastornato e perplesso: c’era proprio bisogno anche di quest’ultima polizia? Non abbiamo già i Carabinieri e la Pubblica Sicurezza, con tutte le loro varie specializzazioni. La Vigilanza Privata, I Vigilantes, La Polizia Provinciale, la Polizia Penitenziaria, la Guardia Forestale, la Guardia di Finanza, i Vigili del Fuoco, la VAM, la SAS, l’Aeronautica ed altre varie specialità dell’Esercito nella nostra città? Forse Polizia Urbana, Polizia Municipale e Polizia Locale sono la stessa cosa, ma allora perché chiamarli con tre nomi diversi? Forse per avere tre Comandanti, tre vice comandanti, il triplo dei funzionari e quant’altro si possa immaginare ut unum faciant? Per carità, absit iniuria verbis, è ovvio, ma, suvvia, fateci capire qualcosa. Ciò nonostante, nonostante cioè tutta questa polizia, i vari episodi di sosta selvaggia che ci siamo permessi di segnalare, con particolare riferimento alla zona vicina al passaggio a livello in considerazione del traffico intenso che ivi ha luogo, soprattutto in determinate ore, si ripetono con immancabile, giornaliera, impunita periodicità. All’inizio di via della Ferrovia, ad esempio, vicinissimo all’incrocio, un furgone, metà bianco e metà azzurro, pieno di scritte pubblicitarie, che non passa cioè inosservato, sembra abbia un parcheggio privato. Non importa se agli altri utenti della strada, provenienti da Bagnaia, La Quercia, Grotte S.Stefano, Fastello, Roccalvecce, Santa Barbara, Santa Lucia, scusate se è poco, resta si e no uno spazio di circa quattro metri per passare. Signor Sindaco, lei che sa di latino, ci può tradurre amministrativamente questo detto: Cui prodest? Ciò nonostante, a piazza del Teatro le macchine sono parcheggiate qua e là senza un nesso logico. Con la disperazione, presupponiamo, del vigile urbano di turno che le guarda e, totus in illis, telefona in continuazione: presupponiamo per chiedere l’intervento del carro attrezzi. Sembrano pecore al pascolo sotto l’occhio vigile del pastore che sta lì assicurando loro l’immunità. Non manca, infatti, neppure qualche cane randagio che fa la guardia, senza museruola, naturalmente, se no che guardia farebbe. Ciò nonostante, sempre a piazza del Teatro, stante questo gregge di macchine in libera sosta selvaggia, si notano altri vigili urbani che si aggirano tra le auto parcheggiate entro le strisce blu, pronti ad elevare contravvenzione se la sosta si è protratta oltre il dovuto. La cosa si ripete sistematicamente anche in altre zone della città. Ora tutto ciò fa sorridere e poiché non crediamo che questo irrazionale comportamento, comune a tutti i vigili urbani, sia proprio del DNA di ognuno di loro, viene da chiedersi se esso non sia conseguenza di ordini imposti dall’alto, che i vigili sono costretti ad osservare. Non sarebbe meglio che l’amministrazione facesse apporre sul parabrezza delle auto di codesti ritardatari, a volte involontari, un avviso con il quale li si invita a saldare la differenza, entro un congruo periodo di tempo, presso il comando dei vigili urbani, pena il pagamento della prevista sanzione? Ciò nonostante, avrete notato che, da qualche tempo a questa parte, anzi da diverso tempo a questa parte, non è più in uso mettere, da parte dei conducenti dei vari mezzi in circolazione, le cosiddette frecce per indicare a chi segue ed a chi precede le loro intenzioni Avete notato il modo di immettersi nella circolazione che va prendendo sempre più piede? Si avanza fino a metà strada incuranti di chi sopraggiunge, si avanza piano piano per inserirsi nella colonna di traffico fino a mettersi di traverso e chi ha la precedenza deve stare pure zitto. Forse il nuovo codice della strada prevede che si faccia così; anzi così deve essere visto che contravvenzioni non vengono elevate e considerato anche che tempo fa chiedemmo al Sindaco, senza aver avuto ad oggi risposta, di farci sapere se avesse emanato un qualche provvedimento che esonerava dall’osservanza delle norme del codice coloro che circolavano sul territorio comunale. In questo caso crediamo che dovremo restituire la patente e sottoporci a nuovo esame di abilitazione alla guida. Par condicio, pari opportunità, parità di diritti, par…e vero! Ma Vi siete mai accorti delle forme di violenza che vengono continuamente perpetrate da una miriade di gentiluomini allorquando si mettono alla guida di una macchina o di un autoveicolo che sia? Il bello è che tale forme di civiltà, di rispetto per gli altri, di buona educazione, non solo vengono tollerate da chi è preposto ad impedirle, ma vengono da questi stessi posti in atto. Immissioni nel traffico violente e non segnalate, inserimenti nelle correnti dello stesso fatte a marcia indietro, parcheggi selvaggi ad ostruire le vie…e chi più ne ha più ne metta. E le contravvenzioni?….. Vengono elevate a chi si è intrattenuto oltre il dovuto negli spazi adibiti alla sosta, purché assente, si badi bene, altrimenti diventa un problema contestare la violazione. Capita spesso di vedere il conducente di questa o quella macchina con scritto sopra polizia urbana, polizia municipale, polizia locale tutto intento a telefonare con il proprio telefonino portatile mentre è alla guida dell’auto nel bel mezzo del traffico. Considerato che ogni vigile urbano è dotato di apposito radiotelefono di servizio con cui comunicare con la centrale operativa del proprio comando ci chiediamo se quelle telefonate siano private o meno. Ma allora non sono esse vietate in tali circostanze? Ci vuole molto a fermarsi da una parte per tale incombente? Il fatto si commenta da sé. Ci chiediamo con quale faccia possano poi fare contravvenzione a chi telefona durante la guida: ma forse non la fanno. Q.d.P.
Qua e la’ di Periscopio Sistematicamente dove c’è una fermata dell’autobus c’è, a fianco, un secchione per la raccolta dei rifiuti solidi urbani, spesso con vari sacchetti di immondizia ad esso affastellati. Sta lì come un re con la sua corte. Un ragazzo in attesa dell’autobus commentava: Questa amministrazione ha tutti i difetti della Destra senza averne i pregi e nello spostarsi per mettersi sopravvento canticchiava sull’aria di Giovinezza: Che schifezza!.. che schifezza!… tutto intorno c’è monnezza!. Abbiamo già avuto modo di notare positivamente che alcune opere viarie hanno dato ampio respiro a Viterbo. Notiamo ora, forse con un po’ di ritardo, ma in questi casi sempre con piacere, che ampio respiro dà anche la sistemazione di quel vasto spazio che potete trovare percorrendo Via Garbini, sulla vostra sinistra poco prima del bivio che porta alla rotonda, intitolato alla principessa Mafalda di Savoia, che vi invitiamo a visitare. Provate a sedervi al tavolo di un bar colà prospiciente, magari sorbendo un caffè, ed a posare lo sguardo sul prato ben rasato che vi si para davanti, sugli alberi ben curati, sui vialetti puliti, sulle panchine utilizzabili: vi sentirete pervadere da un senso di piacevole quiete, ed anche il vostro caffè vi sembrerà più buono. In una delle sue opere, I Malavoglia, se non ricordiamo male, Giovanni Verga, afferma che chi comanda deve rendere conto. Vero, verissimo, altrimenti che maestro del verismo sarebbe il Verga. Solo che non è vero. Come sarebbe a dire non è vero? Chi credete di essere per contraddire il Verga? Direte Voi. Vi facciamo un esempio: il bollino blu. Da questo mese per avere accesso nel centro storico di Viterbo, le macchine debbono essere dotate del bollino blu, ma quali macchine? Gli autobus urbani? Gli autobus del Cotral? Le auto dei vigili urbani? Quelle delle forze dell’ordine? Quelle delle forze armate? Quelle degli enti pubblici? Quelle delle varie società o associazioni svolgenti servizio pubblico o parapubblico o para…. quello che volete? Forse che tali mezzi non inquinano? Avete mai provato a contare quante sono quelle che di esse circolano a Viterbo? Verga, Verga, siccome sei un bugiardo ti toglieremo dallo studio delle scuole, così impari. Provate a fare un salto a piazza del Plebiscito, chiamata familiarmente dai viterbesi Piazza del Comune, nelle ore di un qualsiasi pomeriggio, quando è più facile che non vi siano auto parcheggiate e, se Vi è possibile, quando la luce del sole assume una tonalità che più si attaglia al colore dei palazzi che vi si affacciano. E’ bellissima. Durante le mattinate si verifica l’esatto contrario: le macchine in sosta abbondano. Sono di servizio, dice il vigile. Ci viene un’idea, un’idea per nulla difficile da attuarsi: se le macchine in sosta per servizio davanti alla Prefettura venissero fatte sostare nel cortile interno della stessa, che è invece occupato dalle auto dei funzionari e dei dirigenti che colà lavorano, e le macchine di questi ultimi subissero la stessa sorte di quelle dei loro colleghi che, invece, lavorano in Comune o nella vicina Amministrazione provinciale, si otterrebbe il risultato del pomeriggio, sopra descritto. Magari facendo prestare servizio, però, in quella magnifica piazza, a qualche vigile urbano di qualche altro Paese dell’Unione Europea! Probabilismo: dottrina morale, la quale concede che in ogni circostanza l’uomo passa all’opinione o al partito che ha per sé qualche ragione o autorità, posponendole anche l’opinione che abbia ragioni o autorità più salde. E’ un bel tema che, però, non va trattato in questa sede. Infatti, non lo trattiamo, lo buttiamo là con l’augurio che qualcuno ci rifletta sopra, e magari abbia la compiacenza di scriverci sopra qualcosa. Se, poi, di queste sue riflessioni vorrà farcene parte, gliene saremo grati. “Viterbo città universitaria”, abbiamo letto su una insegna pubblicitaria installata nel piazzale adiacente al palazzo in cui hanno sede gli uffici della locale Questura. In quel piazzale, cioè, per renderlo più facilmente localizzabile, dove l’amministrazione comunale ha pensato bene di creare parcheggi a pagamento nonostante si trovi ben al di fuori delle mura cittadine. Valli a capire i nostri amministratori. Sollecitati da quella forma selvaggia di accattonaggio più che città universitaria, più che città di beni culturali, ci sembra una universitas bonorum, neque ad civium usum, sed eorum qui rei publicae praesunt. Domino nostro, latine callenti, nulla difficultas haec intelligere est. Vale atque vale, optime atque diutissime. Palazzo di giustizia. Costruzione appena terminata in cui hanno trovato cittadinanza i vari uffici preposti all’amministrazione della giustizia. Occupato da appena qualche mese presenta già delle carenze strutturali che lasciano perplessi. Prendete, ad esempio, in esame i locali destinati agli uffici del giudice di pace, che, in considerazione della materia e del valore delle cause, sono frequentati da una notevole quantità di persone. Non ci è dato conoscere le difficoltà in cui versano gli addetti ai lavori, ma ci è dato conoscere, però, lo stato in cui versano i cittadini che colà si recano, attori o convenuti, imputati o parti offese, per sentirsi dichiarare giustizia: tutti ammassati in un corridoio senza finestre, largo un paio di metri ed alto non più di due metri e mezzo. Non crediamo si debba aggiungere altro! Periscopio
Sant’Andrea riapre le porte di Riccardo Manca Dopo sei anni, alcuni giorni fa, con una solenne cerimonia ed una messa celebrata dal Vescovo di Viterbo Mons. Lorenzo Chiarinelli e dal parroco Don Alfredo Cento, è stata riaperta al culto la Chiesa di S. Andrea Apostolo nel quartiere di Pianoscarano. La suddetta Chiesa è edificata in quello che fu il Vicus Squaranus. Nel 1148, l’Amministrazione Comunale acquistò il quartiere di Pianoscarano dai monaci di Farfa per estendere la città di Viterbo. La Chiesa di S. Andrea, in quel periodo, non esisteva poiché la zona era disabitata. Alcuni cronisti viterbesi riportarono che nel 1187 fu fatto Piano di Scarlano. La data di costruzione della chiesa va cercata dopo il 1187. Il primo documento redatto riguardante la chiesa di S. Andrea che conosco è del 1230 e si trova nel Liber quatuor clavium. Papa Urbano IV, in data 12 Febbraio 1262 confermò al Monastero di Farfa la competenza sulla chiesa stessa. Dopo pochi anni, nel 1289, l’Abbate di Farfa inviò un’ingiunzione ai Rettori della chiesa di rispondere de iuribus et proventibus spectantibus ad monasterium al preposto di Santa Maria della Cella. Intorno al 1294, si registrò la concessione da parte di Papa Niccolò IV, di indulgenze alla Chiesa di S.Andrea per le festività di Santa Caterina, Santa Lucia e Santa Margherita. La Chiesa di S. Andrea, che nel XIV Secolo era la sede dell’Arte degli Ortolani, subì un grave crollo a causa del bombardamento del Secondo Conflitto Mondiale avvenuto il 25 Maggio 1944. In questa occasione andò perduto il ciborio in peperino sostenuto da quattro colonne che sovrastavano l’altare maggiore. Intorno al 1876, su questo altare era posto un affresco, attribuito allo Zuccari, raffigurante Sant’Andrea in croce. Nel 1946, la chiesa venne immediatamente ricostruita, recuperando la facciata. Il 6 Febbraio 1971 il terremoto di Tuscania danneggiò alcune componenti della struttura. L’interno, in stile Romanico, presenta una navata unica. Il tetto, a capriate, venne restaurato nel 1605, per merito di un contributo dell’Amministrazione Comunale pari a cinquanta scudi. La Chiesa di S. Andrea apostolo è stata chiusa al culto il 14 Febbraio 1999. Il 7 Maggio, dopo sei lunghi anni, le campane della Chiesa di S. Andrea Apostolo, a Pianoscarano, sono tornate a suonare. Riccardo Manca
L’economia della Tuscia di Francesca Bruti In occasione della III Giornata dell’Economia organizzata da Unioncamere, sono emersi dati interessanti che riguardano il nostro bel territorio. Secondo il V rapporto sull’economia della Tuscia, realizzato dalla Camera di Commercio, la ricchezza prodotta nel viterbese è in lieve crescita (incremento annuale tra il 1995 e il 2003 pari al +3,3%), anche se ancora inferiore rispetto alla media nazionale. Allora, non ci possiamo lamentare. Ma vediamo quali sono i settori in crescita e quali in perdita. Positiva è la situazione delle esportazioni, con i prodotti manufatturieri, l’artigianato e l’agricoltura che danno un forte contributo all’export provinciale. Forse non ci crederete ma una buona fetta di guadagno proviene dal turismo, che è in crescita, e pone Viterbo al 57° posto in Italia nella classifica delle imprese turistiche. Nonostante sia migliorato anche il mercato del lavoro, questo lo faccio rientrare nelle cose che non vanno, perché… non è tutto oro ciò che luccica: il tasso di occupazione rimane al di sotto della media della regione e dell’Italia; e il tasso di disoccupazione è superiore alla media delle altre città. Negativo è anche l’andamento del commercio; infatti, la maggior parte delle imprese della Tuscia si lamenta di aver guadagnato di meno nel 2004. Infine, l’ostacolo più grande all’espansione dell’economia viterbese è tutto il settore delle infrastrutture… veramente carente, e che danneggia tutti gli aspetti di natura economica e sociale. Ora, fate due conti… e vedete se secondo voi questi dati rispondono al vero. Francesca Bruti
Io ti amo Io ti amo gratis, è lo slogan dello spettacolo di beneficenza (a favore dei bambini africani dell’ospedale pediatrico di Kimbondo a cui è legata da anni l’associazione don Armando Marini), che prenderà vita il 13 Maggio alle ore 21 presso il Cinema Azzurro di Viterbo. Lo spettacolo sarà allietato dalla partecipazione straordinaria di don Giosy Cento e i Parsifal, Pier Maria Cecchini, Laura Leo e la compagnia teatrale I Giovani. Sarà suor Paola la testimonial della serata, nota al pubblico televisivo per la partecipazione alla trasmissione di Simona Ventura Quelli che il calcio….. Per più di venti anni era il Dopocena, spettacolo ideato e realizzato da Alberto Corinti e don Armando, in cui veniva assegnato il Premio della Bontà Valentino, a persone che si erano distinte nella loro semplicità attraverso grandi atti di amore e di bontà autentica verso il prossimo. Per questo durante la serata l’associazione assegnerà quest’anno il 1° Premio della Bontà don Armando Marini, ad una figura autentica di Mamma, che personalizza la bontà. Le associazioni Avis di Viterbo,Aido, Bambino cardiopatico, premieranno il concorso promosso dall’associazione don Armando Marini attraverso il dirigente del C.S.A. in tutte le scuole di 1° e 2° grado di Viterbo e Provincia dal titolo "Chi L’ha detto che ragazzi sono cattivi".
AMNESTY INTERNATIONAL NOTIZIE XX congresso nazionale di Amnesty International Il Gruppo Amnesty di Víterbo ha partecipato al xx congresso nazionale di Amnesty Intenational svoltosi a Rimini dal 23 al 25 aprile. E' stato eletto in questa occasione come nuovo presidente Paolo Pobbiati. Bosnia Durante i lavori del xx congresso, si è voluto ricordare: -Che ricorre quest'anno il decimo anniversario del massacro di Srebrenica, la città della Bosnia la cui popolazione, già provata da anni di conflitto e dopo essere stata sottoposta a settimane di attacchi militari da parte delle forze serbo bosniache, venne decimata una volta che, queste ultime entrarono nel centro abitato. -Che le vittime accertate della "pulizia etnica" eseguita dalle forze serbo- bosniache sono almeno 7000, in maggior parte ragazzi e uomini separati dal resto della popolazione e trasferiti dalle forze serbo-bosniache in luoghi di esecuzione.sommaria. -Che Srebrenica era stata dichiarata "zona di sicurezza" dalle Nazioni Unite e che la sua protezione doveva essere assicurata da un contingente Onu a guida olandese, che nulla fece - come riconosciuto, seppur tardivamente, dallo stesso segretario generale Kofi Annan e dalle autorità dei Paesi Bassi - per tutelare la popolazione locale e prevenire il massacro -Che, nonostante i progressi sul piano delle indagini e dei processi da parte del Tribunale internazionale dell'Aja per i crimini connessi nella ex Jugoslavia, i principali responsabili dell'eccidio della popolazione di Srebrenica rimangono tuttora impuniti; -Che la Sezione Italiana di Amnesty International ha già sviluppato rapporti di collaborazione con associazioni ed Ong attive nella ricerca della verità e giustizia su Srebrenica nonché con esponenti del mondo della cultura e dello spettacolo che hanno realizzato opere letterarie e teatrali su Srebrenica. postato da: Spvit | 14:01 | |