*** Sito del quindicinale di opinione e servizi di Viterbo e provincia diretto da Mauro Galeotti - Cellulare 3393337869 *** Editrice - Redazione - Pubblicità: Studio Pubblicitario Viterbese S.r.l. - Viterbo - Via Tommaso Carletti, 35 *** Iscrizione al Tribunale di Viterbo n° 381 del 19 Febbraio 1992 *** Se ci vuoi scrivere la nostra e-mail è: spvit@tin.it
 

giovedì, aprile 28, 2005

Il 22 MAGGIO 2005

E OGNI QUARTA DOMENICA DEL MESE

SEI INVITATO AL

MERCATINO

DEL VIANDANTE

ad  ORTE

di fronte all'Uscita dell'Autostrada del Sole (A1)

Antiquariato - Artigianato

Collezionismo

Oggettistica

Modernariato - Curiosità

Libri - Arte - Mobili

Rigatteria - Dischi

Artigianato etnico

Il mercatino si terrà

ogni QUARTA domenica

del mese

compresi i mesi estivi.

Per informazioni: Cell. 3393337869 ( Mauro)

 

 

 

27 Aprile 2005           Anno XV n° 8           
           

Per l’occupazione della casa al Carmine         

L’assessore Rotelli fa acqua          
di Mauro Galeotti
   
        
           
E’ disastrosa, ormai lo sanno tutti, la politica sulla casa portata avanti, o meglio portata in dietro, dall’assessore al ramo secco, Mauro Rotelli, che, come arisanno tutti, se ne intende di più nella gestione di discoteche e organizzazione di spettacoli, assieme ai suoi amici, con palchi nelle aree pubbliche o private, misti a salsicce, braciole, pizza napoletana e birra.  La prova? vedi quello che combina ogni anno a Prato Giardino e alla Fiera di Viterbo!  A dirlo questa volta però non sono solo io, ma anche Angelo Bellucci, capogruppo e consigliere comunale di Rifondazione comunista. Ecco la dichiarazione che ci ha inviato e per questo lo ringraziamo.     

“Le risposte che l’assessore Rotelli, ha dato al Consiglio comunale alle interrogazioni dei gruppi di minoranza sul comportamento dell’Amministrazione rispetto all’episodio d’occupazione della casa malsana al Carmine, sono state molto evasive, sia nella fase del Consiglio comunale aperto al pubblico, che in quella a porte chiuse, chiesta al presidente del Consiglio per difendere la privacy della signora occupante. Parlando di strumentalizzazione dell’episodio da parte delle opposizioni, ha evitato di rispondere per far conoscere quali sono stati i costi economici che la comunità viterbese ha dovuto affrontare per soddisfare la sua volontà di mostrare i muscoli nei confronti del mondo del disagio sociale.            
Così come ha evitato di aprire un dibattito sulla disastrosa politica della casa, portata avanti da questa Amministrazione comunale. L’assessore si è fatto alfiere della privacy, subito dopo averla infranta con alcune risposte parlando del disagio famigliare della signora occupante, e ancora prima facendo piantonare quella casa, come se fosse occupata da una delinquente, piuttosto che da una donna incinta.   

Quanto è disastrosa la politica della casa di questa Amministrazione è dimostrato dalle decine d’occupazioni di case Ater e del Comune, che si sono susseguite in quest’ultimi tempi, costringendo le famiglie in difficoltà a fare atti fuorilegge o a far diventare pubbliche le proprie difficoltà e disagi. - continua Angelo Bellucci - L’ultima conferma è quella apparsa sul Corriere di Viterbo, in cui una famiglia di quattro persone deve dormire sulla propria auto perché non ha risorse economiche per pagare l’affitto, e a nulla sono valse le continue richieste d’aiuto di quellafamiglia ai servizi sociale di cui proprio quel Rotelli è a capo.  L’assessore Rotelli non pensa che avrebbero meglio protetto la privacy di quella famiglia se avesse dato ascolto a quel disagio, piuttosto che costringerli a chiedere aiuto pubblico attraverso i giornali?           
Forse anche quella famiglia avrebbe voluto difendere la propria privacy!!!     

Firmato           
Angelo Bellucci           
Capogruppo di Rifondazione Comunista al Consiglio comunale”.      

Poverino Rotelli! la tua politica sulla casa fa acqua da tutte le parti... e ne sentirai di belle sul verde pubblico... visto che sei assessore anche qui al ramo... secco.
E' proprio il caso di dirlo!
Mauro Galeotti  
           


ORTE: Successo del Mercatino del Viandante
di Simone Galeotti

Si è svolta, con notevole successo, la prima edizione del Mercatino del Viandante di fronte al casello autostradale (A1) di Orte.
Domenica 24 Aprile, ha preso il via una nuova manifestazione organizzata dal Comune di Orte. Si tratta di un incontro tra i visitatori e le cose antiche. Si è trattato di un appuntamento ben organizzato dagli amministratori comunali ortani, i quali hanno in animo di rivitalizzare la Località Caldare, che si trova a due passi da Orte, proprio di fronte al casello dell'Autostrada del Sole, più nota come A1.
Il sindaco, Dino Primieri, il vicesindaco, Giuseppe Picchiarelli, l’assessore alla cultura e turismo, Maurizio Bernardini, quello al commercio, Mauro Primieri unitamente agli altri colleghi di giunta Angelo Ciocchetti e Francesco Galli, hanno fortemente voluto la realizzazione di una manifestazione che avesse un fine non solo turistico, ma anche con solide basi culturali e qual è cosa migliore che riportare in luce le nostre tradizioni?
“E’ nostro desiderio riportare alla conoscenza di tutti, gli oggetti che usavano i nostri nonni, i nostri antenati.
Far conoscere ai nostri ragazzi, - dice il vicesindaco Picchiarelli - strumenti di lavoro o di svago ormai caduti nel dimenticatoio, dimenticati nelle soffitte o nelle cantine.
Oggetti esposti al pubblico che è pure possibile portare a casa, esporli nelle proprie vetrine, sui tavoli delle nostre abitazioni e mostrarli con orgoglio, quasi fosse un cimelio, a chi viene a farci visita. Sarà nostro intento, - conclude Giuseppe Picchiarelli - constatato l’enorme successo di domenica scorsa, di ampliare il mercatino rendendolo sempre più importante e di notevole qualità, contattando e invitando importanti antiquari che operano su Roma, Perugia, Terni, Spoleto e, perché no, nel resto d’Italia”.
“Dobbiamo e vogliamo rendere ancora più accogliente il neonato Mercatino del Viandante - ha affermato l’assessore alla cultura e turismo, Maurizio Bernardini - sulla base dell’importante esperienza di domenica scorsa, cercando di dare un supporto di ricezione e di intrattenimento ai numerosi visitatori che amano il mondo dell’antiquariato.
Faremo in modo che gli appassionati delle cose antiche, una volta fatta visita al Mercatino, vengano ad ammirare i particolari ed unici monumenti che caratterizzano Orte e a gustare i nostri prodotti, che tanto sapientemente i ristoratori ortani sanno proporre a chi è amante della buona e genuina cucina locale.


Il Mercatino del Viandante - ha concluso Bernardini - è stato un successo inaspettato, perché era alla sua prima edizione, specialmente per i numerosi espositori di cose antiche, quest’ultimi si sono visti ammassare avanti al proprio banco decine e decine di curiosi. Espositori che si sono sentiti protagonisti per le numerose domande circa la funzione dei molti oggetti ‘misteriosi’ del vivere quotidiano dei tempi perduti”.Piatti, ceramiche, brocche, posate, mobili, soprammobili, orologi, libri vecchi, stampe antiche, cartoline, monete, minerali, ferri vecchi, merletti e chi più ne ha più ne metta… c’era di tutto al Mercatino del Viandante che si tiene ogni quarta domenica del mese.
Oggetti che ormai non si usano più e verso i quali i ragazzi restano stupefatti, come la conoscenza del pitale, in ceramica per i più facoltosi e in smalto per i più modesti. Lo scaldaletto, detto pure prete, lo scaldino in terracotta, che toglieva un po’ di freddo se poggiato sulle ginocchia.
Ai banchi di antiquariato, hanno fatto cornice anche i banchi di artigianato che hanno presentato ai visitatori le idee messe in atto da chi ha estro e voglia di creare.
Ecco allora collane e ciondoli, realizzati da valenti artisti, venuti dalle regioni confinanti con la Provincia di Viterbo. Ecco oggetti abbelliti con l’arte, niente affatto facile, del decoupage. Oggetti realizzati con la pasta di sale, oggetti scolpiti nel legno da artigiani che grazie alle loro sapienti ed esperte mani, da un inerte pezzo di legno, fanno nascere un animale, un vaso, un portacenere.


Il prossimo mercatino si svolgerà, sempre dinanzi al casello di Orte dell’Autostrada del Sole, il 22 Maggio 2005. E’ certa la presenza delle bancarelle che hanno dato la loro prima adesione alla manifestazione e quella di altre, che già si sono prenotate per la seconda edizione che si prevede possa raggiungere gli oltre cento banchi.
In effetti il successo di pubblico è stato constatato da tutti, assieme alla qualità dei prodotti, ciò farà sì che il Mercatino del Viandante sia destinato a diventare il mercatino di antiquariato e artigianato più grande del Centro Italia. Per informazioni e partecipazione: cellulare 3393337869 (Mauro)
Simone Galeotti


Proprio un bell’esempio!

di Agnese Galeotti

Ancora disagi per i cittadini. Ancora intralci al commercio del centro storico viterbese.
La decisione delle autorità di chiudere al traffico l’accesso dentro le mura ha causato non pochi malcontenti tra i commercianti e notevoli sono state anche le polemiche di cittadini che nel centro storico si recano per lavorare. Infatti, quest’ultimi si sono trovati costretti a parcheggiare le auto a notevole distanza dal luogo in cui lavorano.
Aperti i parcheggi a pagamento, tra i quali quello di Piazza Martiri d’Ungheria al Sacrario, ma la convenienza di pagare un parcheggio per ore ed ore non va di pari passo con il guadagnarsi il pane quotidiano. Rimane il parcheggio sterrato e gratuito nella Valle di Faul, sì, ma, sinceramente, io come tante altre ragazze, mi sento abbastanza restia nel parcheggiare in quella zona, soprattutto perché non è sicuro dover andare a riprendere la macchina a tarda sera, dopo il lavoro.
I commercianti del centro sono veramente adirati, questa volta, e sì, perché non è favorito affatto il commercio nel centro storico, anzi viene sempre più penalizzato. Chiudere il traffico significa danneggiare fortemente i negozi del Corso e adiacenti. I cittadini vogliono la comodità di giungere un luogo e fare compere senza troppi disagi. Soprattutto in una zona dove la circolazione è già pesantemente intralciata dai lavori di via Marconi, di Via Matteotti.
Certo è facile prendere la decisione di chiudere il traffico da parte di chi ci amministra, tanto al lavoro ci vanno accompagnati dall’autista ed hanno il perenne permesso di valicare le transenne ed ogni frontiera. Loro possono!
Bella democrazia! Bell’esempio!
Agnese Galeotti


Bello bello...
di Bruno Matteacci

Di bello ci sono varie specie: il bello; il bello utile; il bello indispensabile; il bello soggettivo; il bello di convenienza; il bello brutto e il bello bello.
Questa volta, obiettivamente, voglio parlare di un bello bello! Giorni addietro mi trovavo al bullicame per fare delle abluzioni e, tra uno sciacquo ed un risciacquo, ho sentito dei commenti fatti da vari frequentatori, veramente da due persone, che tra loro parlavano della sorgente solfurea delle Masse di San Sisto.


Dicevano che era uno sconcio il fatto che per accedere alle vasche fosse fatto l'obbligo di pagare una determinata cifra, anzi mi pare che la quantificassero a dieci euro a volta. Nel sentire questa discussione ho teso l’orecchio e, incidentalmente, mi hanno coinvolto nella discussione, che poi più che discussione sembrava un voler lapidare qualcuno in particolare, persone che gestiscono la cosa pubblica. Io, che normalmente mi interesso di problemi della Città nell’interesse della collettività operando, nel mio piccolo, su questo quindicinale che mi concede la possibilità di giungere, disinteressatamente, nelle case di molti Viterbesi, mi sono fatto parte diligente allo scopo di accertare la veridicità di quanto dicevano i due signori. A questo punto mi sono recato in località Le Masse d dove con piacere ho notato che ivi è una bellissima vasca, dei servizi igienici, la doccia, delle sedie a poltroncina, cosa molto importante; luoghi riservati a spogliatoi, possibilità di avere una bevanda fresca e, credete, c’è tanta, tanta ospitalità ,cordialità e quello che maggiormente conta tantissima igiene. Per non parlare poi dell’agevole accesso, creato con la sistemazione del fondo stradale, che permette l’uso di un vasto parcheggio. Preso atto, con un attento esame della situazione mi sono informato sul modo di gestione della struttura.


E’ risultato che la sorgente Le Masse di San Sisto è gestita da una Associazione culturale di volontariato che ha preso il nome della sorgente e che per la partecipazione all’associazione stesa, è dovuta, per una sola volta, la somma di euro dieci oltre ad un contributo annuo di euro dieci per spese di gestione, assicurazione, e quant’altro necessario ed utile per una buona funzionalità della struttura, che come ripeto è soddisfacente e gradita dalla collettività.Speriamo che altre strutture analoghe, possano sorgere nel territorio comunale di Viterbo, perché quello che ho visto è ‘bello bello’! Con l’occasione vorrei richiamare l’attenzione della Sovrintendenza alle belle arti per la tutela delle strutture murarie, esistenti, che minacciano di cadere; stante la loro età e il divieto ad effettuare lavori di consolidamente. Altresì sarebbe gradito che il Corpo Forestale di Viterbo dia le dovute disposizione atte a far tagliare quanto spontaneamente nasce intorno alle predette, storiche, strutture murarie.
Bruno Matteacci


Dove sono i fiori?

di Francesca Bruti

Anche quest’anno la primavera torna a Viterbo; nonostante il brutto tempo degli ultimi giorni. Come ogni anno, il quartiere medievale di San Pellegrino farà da sfondo alla manifestazione San Pellegrino in Fiore, giunta alla XVIII edizione. E’ sicuramente un’ottima occasione per passeggiare per le antiche vie della città ed apprezzare la ricchezza artistica del nostro centro storico.
Ma… mi sorge una domanda: ci saranno i fiori? Devo dire la verità: le edizioni degli ultimi anni non si sono rivelate molto interessanti. Ogni volta tornavo a casa in po’ delusa. Certo, erano presenti molti stand per la vendita; ma in realtà, appartenevano a pochi vivai che avevano quasi il monopolio. Un po’ di decorazioni intorno alle belle fontane del quartiere; ma perlopiù costituite da foglie e piante verdi. Qualche composizione lungo le vie; ma niente di eccezionale. Infine, una serie di piante e piantine per abbellire la piazza del Duomo; ma i fiori dov’erano?
Spero proprio che quest’anno la partecipazione dei venditori alla manifestazione sia più numerosa e offra uno spettacolo migliore, degno della cornice medievale che la ospita.
Francesca Bruti


Piazza Verdi, Chiesa di San Marco
Il Comune ha posizionato un contenitore per la raccolta dei vestiti, proprio al margine della gradinata che conduce alla Chiesa di San Marco in Piazza Verdi.
Ciò impedisce ai fedeli ed al parroco di appoggiarsi allo scorrimano ivi esistente, recando notevole difficoltà specialmente alle persone anziane. Sarebbe proprio il caso che il Comune facesse arretrare di un metro il contenitore, permettendo così un'agevole salita e discesa della scalinata.

 

Contestazione di cattivo gusto nei confronti del sindaco Gabbianelli

Ricevo e volentieri pubblico.
Nonostante che tra il Sindaco Gabbianelli e questo periodico ci siano discordanze di opinioni, mi associo con coloro che, come Angelo Allegrini, hanno trovato riprovevole il comportamento di alcuni personaggi, nei confronti del Sindaco stesso, durante la sua relazione in occasione del 25 Aprile. Difendere lo spirito della Costituzione, difendere la Costituzione, significa anche celebrare il 25 aprile nella maniera adeguata. Nel 60° anniversario della liberazione dall’invasore il ricordo dell’epopea della Resistenza non può non coniugarsi infatti con la celebrazione dei valori che i nostri padri costituenti seppero imprimere indelebilmente nella Carta fondamentale della Repubblica.
Dall’incontro del meglio che veniva espresso da tutte le forze politiche democratiche e antifasciste il nostro Paese è stato capace di inscrivere nel proprio DNA le condizioni irrinunciabili per la sua stessa esistenza; condizioni che, tutte insieme, vennero compendiate in una sola parola che, più di ogni altra, fu la vera connotazione della nuova identità italiana: libertà.


Oltre alla libertà economica, alle libertà religiose e a quelle sociali e morali, ciò che contraddistinse il nuovo stato e lo rese diverso da quello che era stato durante il ventennio di dittatura fascista fu dunque la libertà di credere, propagandare e professare senza timore le proprie idee.Questi valori – come molto bene ha ricordato il presidente Mazzoli nel suo lucido intervento – permisero all’Italia di risorgere dalle rovine, crescere e consolidarsi democraticamente e, ancora oggi, rimangono validi e insostituibili.Non vi possono essere deroghe; o ci si crede, sempre, o ci si pone sullo stesso identico piano di chi ci oppresse.


Per questo, come Margherita, ci dissociamo dal comportamento dei quattro esagitati che hanno oggi tentato di impedire al Sindaco di pronunciare il suo discorso, disturbando una manifestazione che aveva saputo anche suscitare emozione tra tutti i partecipanti e tra un gruppo di turisti capitati per caso. Legalità significa rispetto delle regole e, soprattutto, delle istituzioni, che sono patrimonio di tutti e di cui non ci si può appropriare per farne uso di parte. Mi pare che questo sia stato uno dei motivi ricorrenti dei nostri discorsi nell’appena conclusa campagna elettorale che ci ha permesso di vincere sia la Regione che la Provincia: sarà nostro personale compito rassicurare i cittadini che questo impegno manterremo, isolando politicamente le posizioni facinorose.
Per un’Italia veramente di tutti, nessuno escluso.
Angelo Allegrini


Centro chiuso

di Francesca Bruti

I giorni 23 e 24 Aprile, forse avrete notato che il centro di Viterbo era chiuso alla circolazione delle auto. Questa disposizione non è nuova ai cittadini, perché in vari momenti dell’anno può capitare che le aree dentro le mura rimangano chiuse, per permettere la circolazione pedonale. Ora, lo stop alle auto diverrà routine; tutte le settimane dalle 15 del sabato alle 20 della domenica si ripeterà.


L’iniziativa nasce per una buona causa. Infatti, anche a Viterbo stiamo superando i valori massimi di polveri sottili. Aumenta l’inquinamento ed è giusto che si pensi a migliorare la qualità dell’aria.Ma, come capita spesso nella nostra città, è mancata la comunicazione tra l’amministrazione comunale e la cittadinanza. Risultato? I commercianti del centro si sono molto arrabbiati, perché nessuno li aveva informati sulla nuova disposizione. Come era già avvenuto in passato per la chiusura di Porta Faul causa lavori. E a loro dire, la chiusura del centro comporterebbe un taglio pesante sui guadagni. Allora, sono d’accordo sulle iniziative volte a migliorare la vivibilità della città. La salute prima di tutto. Però, una città si basa sul buon lavoro dei cittadini e sul loro rapporto con le amministrazioni.
Quindi, la prossima volta sarebbe il caso di parlarne anche con loro!

Francesca Bruti

 

Santa Maria della Quercia

di Ricardo Manca

Percorrendo la Strada Statale 204 Ortana da Viterbo si transita in un ampio e perpendicolare viale alberato e dopo circa due chilometri si giunge al centro abitato de La Quercia, dove è situata un’importante basilica rinascimentale intitolata a Santa Maria della Quercia. La Chiesa fu eretta su progetto di Giuliano da Sangallo tra il 1470 ed il 1525 per accogliere un’immagine miracolosa della Madonna. Si racconta, infatti, che questa sia apparsa nei pressi di un albero di quercia sul quale era stata collocata una tegola dipinta con un’immagine della Madonna con il Bambino. Un’ampia gradinata conduce al sagrato dove si ergono due colonne e due pilastri. 

La facciata risale al 1509 ed è in bugnato smussato opera di Carlo di Mariotto e Domenico di Jacopo da Fiorenzuola: in essa si aprono tre portali ornati con lunette in terracotta vetriata di Andrea Della Robbia. Il fronte è coronato da un timpano in cui sono scolpiti un possente albero di quercia e due leoni opposti. Sulla destra dell’edificio si erge un maestoso campanile a tre ordini decorato da nicchie, forse opera dell’architetto Ambrogio da Milano. Una curiosità, le due monumentali campane hanno il loro nome. La prima, denominata Maria, è stata costruita nel 1578 e pesa 48 quintali. La seconda Agata, costruita nel 1655, raggiunge i 35 quintali. L’interno, a tre navate, è in purissimo stile rinascimentale ed è diviso da colonne. Il soffitto in lacunari dorati sfoggia al centro lo stemma pontificio di Paolo III Farnese: la storia narra che la sua doratura sia stata effettuata utilizzando l’oro che Cristoforo Colombo portò in Europa dal nuovo continente.


Sull’altare maggiore vi è un imponente tabernacolo in marmo bianco, eretto nel 1490 da Andrea Bregno. Il tempietto custodisce la tegola con l’immagine della Vergine con Bambino e parte del tronco di quercia su cui era posta. Dietro l’altare maggiore, nella zona absidale, si trova un notevole coro ligneo completamente intarsiato ed un imponente leggìo attribuito a Feliziano da Viterbo. Tele ed affreschi cinquecenteschi adornano le cappelle e le parti presbiterali della Basilica. Il chiostro gotico fu eretto nel 1487 da Daniele da Viterbo. Nella sagrestia della chiesa sono conservati pregevoli corali cinquecenteschi ed una raccolta di ex voto del secolo successivo. Vorrei aprire una parentesi. Questo è il mio centesimo articolo su queste colonne. Tra le righe ci sono stati anche i giudizi. Il più significativo? E’ uno di quelli che fanno drizzare i peli sulla pelle. La Santa Sede ha espresso gratitudine per la capacità dimostrata per la scomparsa di Giovanni Paolo II.
Questo mi onora, in maniera indescrivibile. Questo Aprile me lo ricorderò per tutta la vita.
Riccardo Manca


Finalmente riaperta Porta Faul
di Sanclaudio

Da qualche giorno Porta Faul è stata riaperta al traffico. Finalmente, dopo tanto tempo, gli automobilisti possono nuovamente fruire di quel passo per entrare in città. Il transito, però, non è ancora agevole data la presenza in loco dei lavori che riguardano la deviazione del fosso Urcionio.
Con un po’ di attenzione e con molta cautela, tuttavia, è possibile passare. Speriamo che i lavori ancora in corso siano portati a termine quanto prima per modo da dare respiro al traffico locale e sollievo ai vari automobilisti che sono costretti a transitare di lì.


Sarebbe auspicabile comunque che l’amministrazione comunale provvedesse a sistemare adeguatamente tutta l’area a ridosso di porta Faul, area che, ora come ora, non dà una bella impressione di sé a chi vi getta appena appena lo sguardo. Non è sufficiente ripulire alla meno peggio un pezzo di strada che attraversa la valle per riqualificare quei luoghi che, per il fatto stesso di trovarsi entro le mura cittadine, meriterebbero ben altra e più consona considerazione. Non è necessario entrare in particolari, ma va da sé che lo spettacolo offerto da una parte dall’ex mattatoio e dall’altra dall’ex gazometro non è certo piacevole. E neppure piacevole è la sistemazione del terreno e dell’ambiente loro circostante. Le soluzioni, utili e contemporaneamente gradevoli a vedersi possono essere diverse, non ultima quella di un parcheggio a terrazze che venga ad essere la naturale continuazione di quel boulevard attualmente in corso d’opera nella vicina via Marconi. Signori architetti, fateci vedere la vostra maestria, non crediamo ci sia bisogno di scomodare i vostri colleghi di Babilonia. Vi ringraziamo fin da ora.
Sanclaudio  

postato da: Spvit | 00:34 |

mercoledì, aprile 13, 2005

Il 22 MAGGIO 2005

E OGNI QUARTA DOMENICA DEL MESE

SEI INVITATO AL

MERCATINO

DEL VIANDANTE

ad  ORTE

di fronte all'Uscita dell'Autostrada del Sole (A1)

Antiquariato - Artigianato

Collezionismo

Oggettistica

Modernariato - Curiosità

Libri - Arte - Mobili

Rigatteria - Dischi

Artigianato etnico

Il mercatino si terrà

ogni QUARTA domenica

del mese

compresi i mesi estivi.

Per informazioni: Cell. 3393337869 ( Mauro)

 

13 Aprile 2005 Anno XV n° 7

Il Mercatino del Viandante

di Mauro Galeotti

Domenica 24 Aprile 2005, a cura del Comune di Orte, si svolge avanti all’Uscita di Orte, dell’Autostrada del Sole, a cento metri dai caselli, il primo “Mercatino del Viandante” con oggetti di antiquariato ed artigianato.

La manifestazione, consente agli appassionati di cose vecchie e di oggetti realizzati a mano, di poter annotare nella loro agenda un appuntamento importante che li vedrà impegnati ogni quarta domenica del mese, mesi estivi compresi. Il “Mercatino del Viandante” raduna numerosi antiquari con le loro robe vecchie, i loro oggetti ormai in disuso, i mobiletti di ogni epoca e le particolari curiosità che li caratterizzano.

Non mancano i banchi degli artigiani con monili realizzati dagli stessi, molto spesso unici, estrosi e dalle forme più svariate. Saranno presenti anche espositori di artigianato etnico. Collane, orecchini e braccialetti sono, alla grande, la delizia delle ragazze e delle signore. I collezionisti di francobolli, cartoline, figurine, monete e sorpresine Kinder, avranno il loro da fare per cercare e frugare tra un banco e l’altro.

Per arricchire la cultura dei visitatori sono a loro disposizione banchi di libri vecchi e recenti, infatti è abbastanza facile trovare quel saggio o quel romanzo o quel fumetto che da tempo si cerca. Non mancano i manifesti d’epoca, le cartine geografiche che vanno dal ‘600 alla metà dell’800, le stampe originali di uccelli, di fiori, di moda dell’Ottocento. Il “Mercatino del Viandante” diventerà ben presto il mercato più grande dell’Alto Lazio e delle province limitrofe e si svolge, come detto, nelle vie di fronte al casello autostradale di Orte, a contatto con gli alberghi, in un’area talmente ampia da poter ospitare a centinaia le auto dei visitatori. Per informazioni e per partecipare come espositore basta telefonare al 3393337869.

Il “Mercatino del Viandante” è un appuntamento da non perdere, voluto dall’Amministrazione comunale di Orte per dare vita a una manifestazione che si svilupperà in breve tempo, grazie proprio alla ottima posizione in cui si trova, infatti è a due passi dalle province di Roma, Terni, Perugia, Viterbo, Arezzo, Siena. Insomma è un punto che si raggiunge facilmente in automobile e dove parcheggiare è un gioco. La zona Caldare con le sue numerose attività commerciali, ove appunto si svolge il mercatino, nonché Orte città e Orte Scalo trarranno da tale iniziativa vantaggi sia economici che turistici.

Mauro Galeotti

 

Marrazzo a sostegno di Mazzoli

di Agnese Galeotti

Grande successo ha ottenuto domenica il comizio di Piero Marrazzo, neo-vincitore delle elezioni regionali, presso la sala dei Padri Giuseppini. Marrazzo, ospite da due giorni nella Tuscia, ha ribadito il suo voler dar vita ad una regione europea.

Far sì che il Lazio sia sempre al passo con tutti i paesi dell’Unione Europea. Secondo il neo-presidente, per Lazio si devono intendere tutte le città che lo rappresentano e non identificarlo solamente nella capitale. Finalmente un po’ di riconosciuta importanza alle nostre belle terre. Non dimentichiamo che la Tuscia è ricca di storia e incantevole dal punto di vista paesaggistico.

Ora quello che ci auguriamo è che venga eletto un assessore viterbese che ci rappresenti “in casa”. Marrazzo sostiene di voler dare ad ogni provincia la sua personale rappresentanza, ma per il momento non si sbilancia nel fare i nomi. Durante l’assemblea, Piero Marrazzo, si è mostrato sereno e sicuro sulla vittoria del candidato Mazzoli. Infatti a parlare sono i risultati! le cose stanno cambiando. Il “popolo”, deluso dal Centrodestra al potere sta finalmente aprendo gli occhi e dirigendosi verso orizzonti sereni e fatti concreti. In primis il completamento della Trasversale che darà nuova vita ad un turismo più proficuo, come anche un necessario ed immediato potenziamento della Cassia e, ancora, una sanità finalmente competente.

Non ci resta che augurare ad Alessandro Mazzoli un in bocca al lupo per le prossime elezioni ed al nuovo presidente Marrazzo un buon lavoro.

Agnese Galeotti

 

L’esame di coscienza!!!

di Bruno Matteacci

Dopo le ultime elezioni regionali e provinciali, penso che ognuno di noi dovrebbe fare un esame di coscienza per assaporare giustamente i risultati elettorali. Non è sufficiente esultare per i voti ottenuti e non è altrettanto sufficiente rattristarsi per i voti perduti o non riconfermati, secondo le varie aspettative. Importante è non chiudersi dentro di sé; è necessario fare un’analisi sul perché ci sono stati degli spostamenti di elettori da un punto all’altro. Premesso che la scelta del fattore uomo è determinante e considerato che il colore politico, se politica ancora c’è, conta, penso che quello che più importa sono i fatti.

Fatti positivi o negativi, secondo da quale parte si prende in esame il risultato elettorale. La cosa che dovrebbe, anzi che deve, rimanere chiara è che al centro di tutto ci deve essere: l’interesse per la Città, il futuro per i cittadini assicurato, il rispetto reciproco, la giustizia e non: l’interesse personale, la vendetta, il ricatto, la caccia alla indennità di carica e quant’altro potrebbe danneggiare la collettività, in particolare i meno abbienti; bisognosi, più degli altri, di giustizia, di assistenza e comprensione.

Se chi di dovere facesse questo esame di coscienza, sono convinto che tutto andrebbe meglio e a favore del cittadino. Chi ha perduto voti si domandi: “dove abbiamo sbagliato? Forse abbiamo rotto un po’ le scatole ai cittadini? Forse il caos del traffico l’abbiamo creato noi, nell’aver voluto fare troppe cose nello stesso tempo? Forse i residenti e i commercianti di via Marconi si sono vendicati, incuranti di come verrà la predetta via? Vuoi vedere che la carenza o l’errata segnalazione stradale ha inciso sulla scelta elettorale? Vuoi vedere che i frequentatori del Bullicame si sono inquietati e non hanno votato come speravamo?” Alla fine può sorgere un dubbio che dovrebbe far meditare chi ha avuto una flessione di voti e fargli dire: “Siamo stati giusti? Dove abbiamo sbagliato? Abbiamo, forse, gestito male la cosa pubblica?”

Ma lasciamoli riflettere e meditare, ne hanno bisogno. Ad ogni momento c’è possibilità di ravvedersi! Di rimando coloro che hanno ottenuto qualche voto in più si devono domandare: “Ma abbiamo fatto tutto per aiutare il cittadino? Abbiamo mantenuto fede ai nostri programmi? Oppure, siamo stati superficiali o indifferenti alle aspettative dei Viterbesi? Ci siamo battuti per difendere e tutelare il cittadino? Questo misero incremento di voti lo meritiamo?” L’esultanza, che abbiamo veduto leggendo i vari manifesti, stupisce in quanto tutti parlano a titolo personale e nessuno a nome del proprio partito ignorando che, colui che vota sceglie per primo il programma, la dottrina politica e poi l’uomo che dovrebbe mettere in pratica il tutto.

Per ultimo dobbiamo fare l’esame di coscienza noi elettori che giungiamo al giorno delle elezioni frastornati, spesso confusi e quasi sempre nel dubbio su chi orientare la nostra scelta elettorale. A chi dare il voto? Chi è che appaga i nostri desideri politici, le nostre aspettative? Leggi, vedi, ma poco o nulla “senti” perché non ci sono contatti verbali, assemblee, riunioni, comizi. Quegli incontri che ci sono, vengono fatti intorno ad una “porchetta” e i contatti politici amministrativi vanno a farsi benedire. Alla fine la conclusione è una: votiamo, perché è un dovere votare, con la speranza che il domani sia migliore. Questo è quanto auguro a tutti i Viterbesi. Staremo a vedere!

Bruno Matteacci

 

In fila per il Papa

di Simone Galeotti

Attraverso queste righe voglio raccontare, a chi non ha potuto recarvisi, le emozioni e le sensazioni provate durante la grandissima manifestazione di affetto nei confronti del nostro Papa. La mia avventura inizia nel primo pomeriggio, quando insieme ad altri due amici decidiamo di metterci in coda per arrivare alla Basilica di San Pietro. Purtroppo la lunghezza della fila va oltre quello che i vari telegiornali ancora annunciano. Infatti, non inizia in Via della Conciliazione, ma almeno un Km prima.

E’ vero, invece, quanto annunciato riguardo le decine di volontari pronti ad offrire acqua ai pellegrini. Le bottigliette sono molte e costanti, tanto che anche i meno organizzati possono facilmente recuperarne qualcuna. Meno buona è invece la situazione riguardo i bagni. Piuttosto pochi e non facilmente raggiungibili da tutte le parti della fila. Accanto a noi ci sono persone di tutte le età. Non mancano nemmeno i bambini accompagnati dai genitori. In ogni momento è possibile ascoltare qualche gruppo che inizia ad intonare canti rivolti a Giovanni Paolo II. Mentre i passi procedono lenti anche il sole lentamente inizia a calare.

Dopo circa due ore e circa un km di fila arriviamo finalmente in Via della Conciliazione. E’ l’emozione più forte vissuta finora. Quando si svolta e si vede per la prima volta la facciata della Basilica di San Pietro scatta, immancabile, l’applauso. Sui volti di molti appare un sorriso quasi infantile. Tutti sembrano ancora bambini che guardano felici ad un regalo inaspettato. San Pietro ci aspetta. Nei maxi schermi posti lungo la via possiamo seguire l’andamento della fila fino all’interno della basilica. A quattro ore dall’entrata in Via della Conciliazione, l’altro momento emozionante, è l’arrivo in Piazza San Pietro. Abbiamo circa sei ore di fila alle spalle quando avanziamo i primi passi lungo la bellissima piazza. Il colonnato del Bernini ci accoglie come ha già fatto con altre centinaia di migliaia di pellegrini prima di noi.

Le due fontane sono rigogliose di acqua che scorre. L’obelisco, invece, si erge isolato rispetto la fila già incanalata verso la destra della piazza. Mancano ancora due ore prima di poter giungere sui gradini di San Pietro, ma già il clima si è fatto più frenetico. La meta sembra vicina, vicinissima. A circa cento metri dalla basilica accade l’unico fattaccio, una signora di mezz’età si sente improvvisamente male e sviene tra la folla. Fortunatamente nulla di grave. Dopo otto ore di fila, a circa cinque minuti dalla mezzanotte, possiamo finalmente compiere gli ultimi metri alla volta della Basilica. Ed ecco il momento che aspettiamo da ore. Improvvisamente siamo lì, di fronte Giovanni Paolo II. Abbiamo pochissimi secondi per renderci conto del suo volto ancora sofferente. Giusto il tempo di un segno della Croce. L’estremo saluto ad una Papa Pellegrino, come anche noi, oggi, siamo stati.

Simone Galeotti

Uno tsunami d’amore

di Claudio Santella

Ricordo, come fosse ieri, il giorno in cui Giovanni Paolo II, all’inizio del suo pontificato, prese possesso, quale vescovo di Roma, della basilica di S. Giovanni in Laterano. Tutte le autorità andarono ad accoglierlo: molte per dovere d’ufficio. Era, a quel tempo, sindaco di Roma, Giulio Carlo Argan, al quale spettò l’incombente di pronunciare il discorso di benvenuto. Il discorso di Argan, però, più che di benvenuto fu di circostanza, e non senza secondi fini, perché in esso, il Sindaco di Roma, elencò tutti i mali possibili ed immaginabili in cui avevano versato e versavano Roma ed i Romani, sottolineò la cattiva amministrazione che la città aveva dovuto subire, ed elencò una serie di fatti e misfatti che non sto a ripetere. Intanto che ascoltavo le parole di Argan mi chiedevo quale sarebbe stata la risposta del Pontefice.

Ebbene, a quella fiumana di parole il Papa rispose così: “E’ venuto a Roma un nuovo successore di Pietro, anche lui molto provato per la privazione dei diritti umani”. Una risposta breve, lapidaria, incisiva, che ammutolì tutti. Provai ammirazione per quel Papa. La risposta, coincisa e pungente, era vera. E come tutti i discorsi di verità era semplice. Il Papa, senza perdersi in fronzoli, orpelli ed allusioni varie, coglieva nel segno e dimostrava, senza mezzi termini, di non avere paura.

Orbene, quella risposta, che ricordo a memoria, anche perché brevissima, non fu riportata da nessun mezzo di comunicazione e di informazione: non la riportò, la Radio, non la riportò la Televisione, non la riportò nessun giornale. Il diritto dei cittadini ad essere informati venne sostituito dal diritto dei giornalisti a scegliere le notizie da propinare ai cittadini; quella libertà di stampa, sempre sbandierata ed a cui si fa puntualmente ricorso per sproloquiare, non fu avvertita da nessuno. In buona sostanza e molto sinteticamente il Papa non era ben accetto: c’era e veniva manifestato un rifiuto.

Un rifiuto che una corrente di pensiero cercò, in seguito, di far serpeggiare tra la gente e che, sempre in seguito, si manifestò in un attentato. Ebbene, quel Papa, che già aveva conquistato i Romani, quelli veri, con il suo saluto iniziale, con quel suo “mi corriggerete”, non si fece impressionare da quelle parole: le ascoltò, le valutò, le capì benissimo e, da buon padre, ne fece tesoro per insegnare, con l’esempio, ciò che può l’amore per il prossimo. Quel Papa aveva capito ciò di cui Roma ed i Romani avevano bisogno. L’aveva capito e si diede subito da fare. Quel Papa, per nulla scosso dal muro d’ombra che gli era stato parato davanti, abituato a rimboccarsi le maniche, incominciò con i fatti, come aveva già fatto altrove, a dimostrare ai Romani ed a tutto il mondo il suo amore. Un amore attivo, mai sazio, che con il tempo ha coinvolto tutti, anche i più ostinati, anche i sepolcri imbiancati. Ed allora, davanti a tanto Uomo, davanti a tanto esempio, ognuno di noi ha buttato dietro le proprie spalle le paure, i dubbi, i pregiudizi e gli è corso incontro, aprendosi in se stesso, aprendo se stesso a lui, abbracciandolo spiritualmente, nella piena felicità di farlo.

I giovani prima di tutti; perché per loro è stato naturale ricambiare il candore del Papa con il loro candore giovanile. E sono sorti spontanei i Papaboys, suoi simmaci. Uomini così ce ne sono stati pochi, pochissimi, e, purtroppo, pochissimi ce ne saranno. Sorretto dalla fede e certo di operare nel nome e nella dottrina di Cristo quest’Uomo è entrato pian piano in ognuno di noi. Senza violenza, ci ha invasi tutti e ci ha trasformati con la forza del suo amore. Un amore forte ed inarrestabile come uno tsunami, che, come uno tsunami, penetra dappertutto cambiando la vita. E’ entrato nei nostri cuori portandoci dolcezza, forza e spirito di sacrificio. Speriamo che entri anche nelle nostre azioni.

Ci ha insegnato, con l’esempio, a non aver paura, ad aprire, anzi a spalancare le porte a Cristo, perché la dottrina di Cristo, anche a chi non crede nell’altra vita, insegna a vivere, in questa, in pace con il nostro prossimo. E insegna anche a morire. Sempre con l’esempio, ha dimostrato che ognuno di noi deve, senza mai usare violenza, lottare e spesso soffrire per riuscire a conseguire ciò che vuole. Lui che ebbe a dire che quello che desiderava raggiungere, quello su cui si sforzava e si tormentava di raggiungere, era vedere Dio faccia a faccia, e che per questo viveva, si muoveva, esisteva, Lui il suo obiettivo l’ha raggiunto.

Questo Papa, che all’inizio del Suo pontificato aveva subito l’affronto di un rifiuto, alla fine del Suo pontificato riceveva l’abbraccio di tutti e tutti rifiutavano che ci abbandonasse. Questo può l’Amore per il prossimo, quello predicato da Cristo, quello di Cristo e del Suo ultimo Vicario Giovanni Paolo II.

Claudio Santella

Né Vigili né Urbani

di Periscopio

Sulla strada Teverina, all’altezza del Campo Sportivo Scolastico, non c’è una mattina che non vi sia ingorgo di traffico. L’ingorgo, che si protrae fino all’incrocio che collega detta strada con il semianello, è dovuto al malcostume di alcuni che, incuranti delle esigenze del prossimo, parcheggiano dove capita e come capita, sicuri che né vigili urbani, né altre forze dell’ordine interverranno mai.

Eppure di spazi per fermare correttamente le macchine ci sono. Non è così? Ci piacerebbe essere smentiti con i fatti, magari dimostrandoci che a questi utenti della strada indisciplinati vengono colà costantemente elevate delle contravvenzioni. Restiamo in attesa. Grazie. Sempre percorrendo la strada Teverina, per venire a Viterbo, all’altezza della casa di cura Villa Rosa, sulla destra, ogni mattina, nell’ora di punta del traffico, si consente che le macchine sostino sul marciapiede, intralciando il traffico. Poco più avanti, sebbene vi sia un divieto di sosta, si ripete la stessa cosa, cosicché coloro che debbono girare a destra e che potrebbero circolare liberamente, sono costretti ad incolonnarsi nella fila di macchine che procedono diritte e che sono ferme per motivi di traffico, questa volta giustificati. Tutto questo per consentire a più di un maleducato di non fare un paio di passi a piedi in più. Ed il vigile urbano?

Sta facendo contravvenzione a chi si è attardato oltre il consentito con la propria macchina negli spazi a pagamento. Desidereremmo sapere, per rimanere nel tema, se è più grave, per l’utente della strada, il fatto che una macchina venga lasciata in sosta per un tempo superiore a quello consentito dal pagamento della tariffa oraria, o il fatto che a piazzale Gramsci, nel tratto di strada che va da viale Trento a via Garbini, vengano lasciate sempre e sistematicamente in sosta, anche sulle strisce pedonali le varie autovetture? Il bello è che i vigili urbani che prestano servizio in quella zona, pur accorgendosi dell’intasamento del traffico, si guardano bene dall’intervenire.

Possibile che non si rendono conto delle cause dei continui ingorghi o intoppi che il traffico subisce? Ne dubitiamo. All’inizio di via della Ferrovia, nel tratto di strada che va da viale Trieste a via Giovanni Acerbi, è ripresa l’abitudine di parcheggiare le macchine, a volte anche in seconda fila. Evidentemente non bastano i secchioni per la raccolta dei rifiuti solidi urbani, colà piazzati, ad occupare il suolo stradale, ed è opportuno che qualche automobile venga messa lì ad esporre le grazie della sua linea. Tutto questo sotto gli occhi del vigile urbano che, anziché provvedere in merito, preferisce soggiornare sull’angolo del marciapiede antistante il negozio di filati e da lì guardare il traffico nella più beata indifferenza.

Di nuovo grazie, soprattutto considerando che quella strada, già stretta di suo, è chiamata a servire gli utenti provenienti da santa Barbara, da Santa Lucia, dalla Quercia, da Bagnaia, per non parlare dei paesi e delle frazioni vicini, che dovendo andare a via Vicenza, a via Genova, a via Belluno o verso la strada statale Cassia, sono costretti a passare di lì. Sempre aggirandoci per le strade vicine a piazzale Gramsci l’utente della strada avrà notato che va prendendo sempre più piede la cattiva abitudine di sostare con le macchine all’inizio di via S: Bonaventura, fermando le stesse dove capita, in modo da non consentire il passaggio né ai pedoni, né agli altri autoveicoli, se non con grandi rischi e pericoli. Eppure vi sono appositi parcheggi in loco. Provate a chiedere l’intervento dei vari vigili urbani: vi dirà bene se non verrete inquisiti. E pensare che i vigili urbani sono uno dei tanti biglietti da visita con cui si presenta la città. Che dire? Qualcuno ci aiuti!

Periscopio

Addio Karol

di Francesca Bruti

“Vi ho cercato e siete venuti, vi ringrazio”: queste le parole che Giovanni Paolo II ha rivolto ai giovani, accorsi a Piazza San Pietro, davanti le sue finestre, nelle ultime ore della sua vita. A loro, a noi giovani, è andato il suo pensiero mentre le forze lo stavano abbandonando. Questo perché ha sempre considerato i giovani la sua forza. Al di là della propria confessione religiosa o delle opinioni che ognuno può avere nei confronti della religione in genere, nessuno può negare la grandezza spirituale ed umana che questo Papa ha saputo trasmettere a tutti, nel mondo.

Egli fa parte della storia del mondo; ha cambiato la storia della Chiesa e il suo rapporto con le persone. E’ stato un uomo tra gli uomini; un uomo di Dio che ha sollevato gli altri dalle sofferenze, soffrendo lui stesso in silenzio. Ha detto no alla guerra. Ha detto sì alla vita, in ogni sua forma. Ha perdonato chi ha attentato alla sua vita e chiesto perdono ai popoli, facendosi carico delle responsabilità e dei peccati della Chiesa. Ha viaggiato tra la gente; ha aperto dialoghi con le altre religioni. Ha saputo parlare a tutti, cristiani e non, credenti e non. In particolare, con i giovani ha instaurato un rapporto speciale, sentendosi giovane lui stesso, in mezzo a loro. E’ stato lui ad istituire gli incontri mondiali con i giovani, nei suoi quasi 27 anni di Pontificato.

Nell’anno del Giubileo del 2000, io ero a Roma per la XV Giornata Mondiale della Gioventù. Dopo un’intensa settimana passata insieme, quel 19 agosto, eravamo in due milioni di persone provenienti da tutto il mondo, con i sacchi a pelo, a dormire sull’immenso prato di Tor Vergata. Non ci eravamo mai visti prima, ognuno con la sua storia, con la sua lingua; ma eravamo là, uno accanto all’altro, per condividere lo stesso amore per Dio, per ascoltare il nostro Papa. Egli ci chiamò “le sentinelle del mattino, la speranza del mondo, del nuovo millennio”. Due anni dopo a Toronto, in Canada, purtroppo non andai; ma ricordo le sue parole: “voi siete il sale della terra”. E così, con nostalgia e commozione, voglio ricordare Giovanni Paolo II, il Parroco del mondo, un po’ sofferente, ma pieno di vita. Grazie di aver vissuto tra noi. Ora continuerai a guidarci dal cielo.

Francesca Bruti

E meno male,che è “bello”!

di Q.d.P.

Alcuni giorni or sono siamo andati, purtroppo per necessità, al pronto soccorso dell’Ospedale di Belcolle. Appena varcata la porta carraia di quel luogo di cura abbiamo notato la grande quantità di immondizia buttata e lasciata marcire ai bordi delle strade che portano nei vari luoghi di cura. Cartacce, bottiglie di tutti i tipi, sacchetti ed involucri di plastica giacevano indisturbati. E meno male che è Belcolle, ci siamo detti, che se era brutto! Un vero e proprio esempio di civiltà e di buon andamento. La rappresentazione di ciò che alcuni di noi sono e di come vivono impunemente.

La realizzazione di una parte del modo di amministrare di chi ci amministra e di chi ad ogni elezione, promette di amministrarci nel prossimo futuro, se eletto o rieletto. Evidentemente per i nostri amministratori quello è il modo di sentire il normale vivere degli amministrati, non certo il loro, che ostentano perbenismo dappertutto, a cominciare dai manifesti elettorali! Perché non si immedesimano nella vita quotidiana dei cittadini cui hanno promesso ogni ben di Dio? Perché non li tutelano dai soprusi di un manipolo di asociali?

Ora non pretendiamo che chi amministra vada lì, con la scopa in mano, e provveda personalmente a pulire. Ci chiediamo però se quel servizio di pulizia sia reso (si fa per dire, data l’evidenza) direttamente dalla pubblica amministrazione competente, oppure sia reso attraverso un appalto. In quest’ultimo caso l’amministrazione è comunque tenuta al controllo ed ha la potestà di intervenire in merito: perché non lo fa? Perché lascia che questo modo di agire viva e proliferi indisturbato? A chi giova? non certamente ai cittadini, non agli utenti dell’ospedale, che anzi subiscono, da ciò, più di un danno.

Certamente a qualche portafogli. Quei predicatori di trasparenza, di chiarezza, di buona amministrazione, che tanto hanno sbandierato queste qualità durante le campagne elettorali, dove sono? E non ridano e si compiacciano del malcontento comune, causato da queste e da altre cose, coloro che si trovano all’opposizione, perché non sembra che facciano, né che si sentano in dovere di fare qualcosa. Saremmo contenti di essere smentiti: con i fatti.

Q.d.P.

La Loggia papale

di Riccardo Manca

Giovanni XXI fu eletto Papa in Viterbo il 17 Settembre 1276 ed incoronato nella Cattedrale di San Lorenzo dopo tre giorni. Morì nella Città dei Papi il 16 (secondo alcuni il 16 o il 20) Maggio 1277. La loggia Papale venne eretta nel 1267 e dopo pochi anni, nel 1278 venne denominata la Loggia del Papa. Il prospetto della loggia è composto da sette arcate trilobate ogivali, queste sorreggevano un tetto ormai distrutto. Attualmente sorreggono una trabeazione che presenta vari stemmi. Giuseppe Gerla nell’Archivio della R. Società romana di storia patria riporta che il più antico esempio di stemma pontificio colle chiavi poste in croce è probabilmente quello fatto scolpire a Viterbo, nel cuore del Patrimonio di S. Pietro, sul palazzo papale del 1267.

Da questa loggia, i Pontefici impartivano la Benedizione Urbi et Orbi. Al centro del piano della loggia, è una fontana. Quest’ultima è andata a sostituire un’altra fonte costruita nello stesso periodo della loggia e denominata Fons Papalis. Intorno alla metà del XIV secolo crollarono il tetto ed il fronte della loggia papale verso la Valle di Faul. Il crollo distrusse quasi completamente la fonte. L’attuale fontana venne composta nel corso del XV secolo. Le maestranze conservarono la parte centrale della fonte originaria con la coppa ed aggiunsero la vasca, composta da sedici specchiature. Quest’ultime, sul fronte, presentano alcuni stemmi. Tre di questi sono della famiglia Gatti, di papa Sisto IV della Rovere; di Francesco Maria Visconti Sèttala e di Raffaele Riario. L’ingresso alla loggia è dalla porta che si affaccia sulla scala del Palazzo Papale.

Imponente è la grande volta che sorregge la loggia papale, al centro della quale vi è una colonna in muratura a pianta ottagonale. Questa, oltre a sorreggere la loggia, conduce l’acqua alla fontana stessa. Canonico della Cattedrale, nel 1654, fu Domenico Magri (1604-1672). Questi riordinò seicentotrentuno pergamene che vanno ad abbracciare il periodo dal 1077 al 1427. collaborarono all’operazione d’archivio anche Domenico Magalli, don Giacomo Bevilacqua nonché Pietro Egidi. Karol Jòzef Wojtyla è nato a Wadowice il 18 Maggio 1920. Eletto Papa il 16 Ottobre 1978, ha preso il nome di Giovanni Paolo II. Dopo un pontificato esemplare di quasi 27 anni, il Santo Padre si è spento il 2 Aprile scorso, alle 21 e 37. Dopo alcuni giorni, i funerali solenni. L’ultimo abbraccio a quel Pontefice venuto da molto lontano che ha fatto storia.

Riccardo Manca

 

Francesco Orioli e Cristina

di Pantaleo Spagna

Un viterbese illustre, Francesco Orioli, un uomo enciclopedico a cui la città di Viterbo ha intestato una scuola, il quale ha avuto una vita molto movimentata e avventurosa. Orioli nacque a Valentano nel 1783, passò la sua adolescenza, qua e là in piccoli paesi, ma nella biblioteca di sua padre, dottore in chirurgia, trovò il materiale di studio che le serviva. Il padre, visto che Francesco non era portato per la carriera ecclesiastica, lo indirizzò verso gli studi legali. Ma anche questi studi non andavano bene ed a vent’anni era insegnante di scienze naturali nel Liceo di Viterbo. Si trasferì a Perugia dove aveva ottenuto la cattedra di fisica.

Conobbe la politica e entrò in una associazione clandestina. A Viterbo creo una associazione che si chiamava “Telegrafo del Cimino” e tenevano le loro riunioni notturne presso il soppresso convento della Pace. A Perugia fu arrestato e fu rilasciato grazie alle informazioni giunte da Viterbo. Le sue vacanze le passava visitando; scavi di cose antiche che lo portarono ad un’altra scienza: l’archeologia. Nel 1815, caduto Napoleone, si trasferì a Castel Giorgio a fare il medico grazie alla laurea che aveva ottenuto a Perugia. Un amico di Roma, gli procurò una cattedra di fisica a Bologna dove collaborò alla compilazione del “Grande Dizionario Italiano”.

Nel 1820, Leopardi si rivolgeva a lui come ad uno dei maggiori ingegni italiani, questo periodo bolognese, fu molto brillante per l’Orioli. Nel 1820 e 21 la tempesta politica scoppiò in Italia e specialmente in Piemonte. In Francia era caduto Carlo X, l’esempio della Francia ebbe un contraccolpo a Bologna, l’Orioli salì su un tavolo in un caffè e fece una filippica contro il governo pontificio, entrò a far parte della Commissione che divenne il Governo della città. Nel Governo della province unite (Romagna, Marche e Umbria) l’Orioli fu fatto Vice Presidente e Ministro dell’Istruzione Pubblica. Orioli cadde in mano degli austriaci, fu prigioniero per tre mesi a Venezia e fu liberato grazie all’Ambasciatore della Francia. Nel 1831, fu costretto ad andare in esilio, s’imbarcò a Marsiglia e proseguì per Parigi con la famiglia e in misere condizioni economiche. Ma anche a Parigi, non tardò a farsi un nome: dette corsi pubblici di storia e di antichità romana e di altre scienze.

Conobbe la nobildonna milanese Cristina Trivulzio di Belgioioso, unica erede di una cospicua eredità della Lombardia, anche lei esule a Parigi, ma che aveva grazie alla sua intelligenza e di donna bellissima, creato un giro di esuli italiani, Niccolò Tommaseo, Pellegrino Rossi, Vincenzo Gioberti, i quali si unirono nel salotto di Cristina a Terenzio Mamiani, Giuseppe Poerio e Francesco Orioli. Anche Vincenzo Bellini frequentava il suo salotto molto amato da letterati, poeti, musicisti internazionali. L’eletta schiera dei patrioti italiani, si incontrava nella casa della Belgioioso con Miguet, il filosofo Coussin, il Fauriel, il Thiers, il conte di Montalembert, Honoré di Balzac, Prosper Méromée, e il poeta tedesco Heinrich Heime Nel 1834, violenti moti rivoluzionari scossero la Francia per provocare un’insurrezione nella provincia savoiarda della Savoia, vi furono cinque giorni di combattimento e il governo francese scopri che l’insurrezione era frutto di un’accordo fra la Giovane Italia e i comunisti di Lione e Parigi, furono considerati comunisti, Mazzini, Garibaldi e persino il conte Cavour.

Furono prese misure contro i fuorusciti italiani, mazziniani e moderati e le stesse misure furono prese oltre alla Belgioioso anche per Niccolò Tommaseo, Vincenzo Gioberti, Francesco Orioli, Giuseppe Poerio, e Terenzio Mamiani, tutti amici della principessa di Belgioioso. Dopo una breve dimora in Inghilterra, l’esule Orioli, accettò di andare professore di fisica all’Università di Corfù. e vi rimase per dieci anni in un ambiente favorevole per i suoi studi; filosofia, archeologia, retorica, poesia, filosofia, agricoltura. Per farlo tornare definitivamente in Italia, si apri una sottoscrizione in cui figuravano i nomi di Luigi Buonaparte, Gino Capponi, Nicolini, Viesseux e così l’Orioli potè beneficiare dell’amnistia accordata dal Papa Pio IX, l’Orioli, a Viterbo, fu reintegrato nella cattedra di universitaria e gli fu affidato l’insegnamento di storia antica. Orioli fu deputato di Viterbo, durante il Ministero Mamiani. Francesco Orioli, morì a Roma il 4 Novembre 1856 e fu commemorato presso l’Accademia degli Ardenti di Viterbo. Le notizie del soggiorno dell’Orioli a Parigi, le ho trovato su un volume della biografia della Belgioioso scritta da Arrigo Petacco, reperito presso la biblioteca del Centro Sociale Pilastro.

Pantaleo Spagna

postato da: Spvit | 14:32 |

mercoledì, aprile 06, 2005

Il 24 APRILE 2005

sei invitato all'inaugurazione del

MERCATINO

DEL VIANDANTE

ad  ORTE

di fronte all'Uscita dell'Autostrada del Sole (A1)

Antiquariato - Artigianato

Collezionismo

Oggettistica

Modernariato - Curiosità

Libri - Arte - Mobili

Rigatteria - Dischi

Artigianato etnico

Il mercatino si terrà

ogni QUARTA domenica

del mese

compresi i mesi estivi.

Per informazioni: Cell. 3393337869 ( Mauro)

postato da: Spvit | 09:27 |