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mercoledì, marzo 23, 2005

23 Marzo 2005

Anno XV n° 6

 

Un Bilancio all’insegna del “taglio”

Penalizzati Viterbo e i Viterbesi

di Mauro Galeotti

In Consiglio comunale ho sentito il battagliero Sandro Mancinelli, consigliere comunale dei DS, che elencava ai presenti, tra cui il sindaco, i tagli che la nostra Amministrazione comunale ha effettuato sulle spese del Comune nel Bilancio del 2005. Incuriosito ho dato un’occhiata al Bilancio ed ho visto seri tagli, da parte dell’Amministrazione comunale, a spese di notevole interesse sociale e culturale.

Ho potuto constatare che in Comune predicano bene e razzolano male. Altro che ancora meglio con Gabbianelli, slogan che il nostro amato sindaco ci ha propinato durante l’ultima campagna elettorale.

Si è fatta tanta pubblicità perché Viterbo si distingue per i cosiddetti “grandi eventi” e poi che leggo? un bel taglio di oltre 152.000 euro alla voce di bilancio Teatri, attività culturali e servizi diversi nel settore culturale.

Ma, a tal proposito, cosa aveva promesso Gabbianelli nel suo programma elettorale del 2004?

“A livello locale sarà necessario stimolare e sviluppare la cultura dell’ospitalità creando ulteriori e più concrete sinergie tra operatori del settore (pubblici esercizi, hotel, alberghi, etc.), fonti di finanziamento e strutture per la formazione e l’aggiornamento dei lavoratori”. “Organizzazione di eventi nel centro storico che coinvolgano giovani artisti, progettisti, per promuovere nuove alternative artistiche e per attuare la riqualificazione urbana”.

Poi, senza alcun riguardo, un altro bel taglio è stato dato alla voce manifestazioni turistiche. Una diminuzione di spesa di ben oltre la metà di quanto era stato iscritto nelle previsioni definitive dell’esercizio 2004. Parlano tanto di diffondere le bellezze della nostra terra, poi i fatti sono ben altri. Infatti, cosa aveva promesso Gabbianelli nel suo programma elettorale del 2004?

“L’importanza e lo sviluppo del turismo connesso ai centri termali c’impone, utilizzando le numerose sorgenti, un potenziamento ed una riorganizzazione funzionale degli impianti già esistenti”. Un altro bel colpo di mannaia è stato inferto alla scuola e all’assistenza scolastica con un taglio di 220.000 euro.

Cosa aveva promesso Gabbianelli?

 “Attuazione di una politica che rafforzi, in virtù del principio dell’autonomia, il rapporto tra Ente locale ed istituti scolastici, collaborando insieme per l’implemento dell’offerta formativa. Istituzione di un apposito capitolo del Bilancio Comunale, volto a finanziare i progetti presentati dagli istituti scolastici. Completamento della messa a norma degli edifici scolastici, ed attuazione di una serie di provvedimenti che possano rispondere alle necessità di ampliamento strutturale degli istituti, al fine di dotare le scuole di quegli standard necessari per essere in linea con la concezione di scuola moderna ed europea”.

Va aggiunto il notevole ridimensionamento delle spese per gli asili nido, servizi per l’infanzia e per i minori, quasi 110.000 euro in meno. Diminuite anche le spese per i servizi di prevenzione e riabilitazione di oltre 155.000 euro. Insomma, i tagli per le Funzioni nel settore sociale sono di ben 1.267.500 euro, alla faccia dei cittadini e dei servizi a loro necessari.

Ma cosa ha promesso Gabbianelli?

“Potenziamento del Servizio Sociale Professionale attraverso il quale troverà la sua prosecuzione il rapporto privilegiato instaurato con le famiglie, il cui ruolo rappresenta l’elemento portante della nostra società. Incentrare il servizio sociale sulla famiglia, vuol dire caratterizzarlo sempre di più come “centrale d’ascolto”, confronto e sostegno per nuclei familiari in difficoltà.”

E altri tagli sui cittadini sono stati praticati alle spese per l’assistenza, beneficenza pubblica e servizi diversi alla persona. Il Comune di Viterbo ha tagliato oltre 991.000 euro. Tagli sono stati fatti alla scuola materna, al settore sportivo e ricreativo, alla protezione civile.

Mauro Galeotti

 

Il Signore delle rotonde

di Simone Galeotti

Oramai abbiamo tutti chiaro che nostro signore delle rotonde, nonché sindaco di Viterbo, Giancarlo Gabbianelli, ha una predilezione particolare per questo modo di trasformare gli incroci viterbesi.

Da quando c’è lui seduto sulla seggiola-trono di palazzo dei Priori ce ne è stato un proliferare non comune… Sinceramente io non sentivo il bisogno di almeno un paio di queste ingombranti rotonde. Mi riferisco sia a quella piazzata all’incrocio di Via Belluno, a cento metri dalla casa del sindaco e sia a quella provvisoria di fronte al supermercato Leclerc, nella zona Poggino. In particolare in questo articolo mi voglio riferire a quest’ultima. Infatti mi pare del tutto fuori luogo una rotonda in quel punto, chiunque vi passi in queste settimane si può facilmente accorgere di quanto ci voglia, in termini di tempo, per attraversarla. Prima, per chi proveniva dalla zona Poggino, era molto agevole sorpassare il punto in cui oggi vi è la fatidica rotonda. Ora, invece, la fila che si forma per chi proviene da questa direzione arriva anche fino al cavalcavia.

La rotonda non è solo inopportuna, ma anche antiestetica. Mi immagino la bella sensazione del turista che vi s’imbatte.... Sono mesi che quegli spartitraffico di plastica bianca e rossa appaiono indecorosi di fronte il Leclerc, mi sembra ora che o si ufficializzi la rotonda con la realizzazione di qualcosa di fisso, oppure si capisca, e sarebbe meglio, che la rotonda in quella posizione è inopportuna e si tolgano una volta per tutte quegli spartitraffico imbarazzanti! Ma di imbarazzanti non ci sono solo gli spartitraffico di plastica… ad imbarazzare l’automobilista e l’eventuale turista ci si mettono pure le frecce blu di ,“obbligo di direzione”. Infatti basta osservare le foto che pubblico per capire quanto queste frecce siano messe lì un po’ a casaccio…

Prendendo in considerazione il senso di marcia Poggino-Via Garbini abbiamo in sequenza: una prima freccia che obbliga la svolta a destra, ma se si svolta a destra, si entra nel nuovo distributore di benzina! Sarebbe opportuno che la direzione di questa freccia puntasse verso il basso e non verso destra, in quel caso sarebbe corretta e indicherebbe l’obbligo, giusto, di “passare” a desta e non voltare!

Continuando, le due frecce che seguono, sono ancora più “pazze”… una, quella di sinistra, oltre ad essere inutile indica una direzione in alto a destra che “astralmente” è forse in linea con Marte! L’altra freccia, invece, punta sempre verso il cielo, ma questa volta il pianeta indicato è probabilmente Saturno…

Passiamo ora all’ultima, per fortuna!, freccia, quella che piazzata proprio sullo spartitraffico al centro della rotonda dovrebbe indicare la direzione obbligatoria verso destra, ma che immancabilmente sembra indicare, anche essa, qualche imprecisato pianeta astrale! Senza considerare, poi, che è del tutto rivolta a sinistra invece che a destra e può facilmente trarre in inganno l’automobilista che, seguendola, più che arrivare sulla Luna, potrebbe semplicemente avere un incidente frontale! Lo dico per esperienza diretta perché non più di qualche settimana fa, passando per la rotonda in questione, ho visto un automobilista che invece di seguire il senso della rotonda ha voltato, contromano, a sinistra. Probabilmente ingannato dalla freccia.

Ora mi chiedo, ma possibile che nessuno si preoccupi di mettere ordine tra queste frecce? Ci vorrà la consulenza di un capo indiano? Sono settimane che indicano direzioni astrali… mi pare ora di sistemarle. E gli antiestetici spartitraffico di plastica? Togliamoli! grazie.

Simone Galeotti

 

Col sobbalzo ti passa il singhiozzo

di Agnese Galeotti

Chi ha il singhiozzo e si trova a Viterbo è proprio fortunato. Infatti, la nostra città è dotata di sistemi automatici ed efficacissimi per farlo passare. Ci ha pensato con notevoli sforzi, la nostra Amministrazione comunale. Infatti, basta salire sulla propria autovettura, oddio va bene anche l’auto di un amico o di un parente, e ci si deve dirigere verso il Quartiere Ellera.

Durante il tragitto non c’è nessun problema, perché il singhiozzo conserverà lo stesso ritmo cadenzato dell’inizio, perché a coadiuvare tale stato saranno le buche sulle strade di cui è orgogliosamente cosparsa Viterbo. Vi consiglio di passare da Via Zara, perché lì, grazie alla presenza dei dossi artificiali, inizia la cura.

Patapumfete, ecco il primo dosso... Madonna mia! non sentirete subito l’effetto..., ma con un po’ di pazienza ecco... patapumfete un altro bel dosso, alto alto, che spacca l’auto, sì, ma che produrrà i primi effetti benefici per combattere il vostro singhiozzo. Ed ancora pochi metri e... patapumfete ancora un meraviglioso dosso tutto nero e giallo...

Noterete che il singhiozzo cala il suo ritmo assillante, incontrollabile. Bene! Bene! Si va finalmente verso la soluzione del problema.

Ora dirigetevi verso il Semianello, lì a due passi, la cura sta per terminare. Appena raggiunto il ponte che sovrasta il Semianello stesso, preparatevi perché tra breve sarete guariti. Infatti, d’un tratto ari patatumfete... mfete... mfete. Un enorme scalino colpisce inesorabilmente le gomme della vostra autovettura che, sì, si potrebbero anche spaccare, ma certamente il duro colpo consentirà la vostra guarigione.

Sì! il singhiozzo sparirà.

Agnese Galeotti

 

Armiamoci e... partite

di Claudio Santella

Il C.E.V. ha distribuito a destra ed a manca un volantino con il quale dà risonanza alla campagna per la raccolta differenziata dei rifiuti solidi urbani, affermando di voler migliorare la qualità della vita nella nostra città. Si legge, in questo volantino che l’Amministrazione comunale ed il C.E.V. sono lieti di informare il cittadino che è in atto la riqualificazione del servizio di raccolta differenziata dei rifiuti solidi urbani. L’obiettivo immediato di questa iniziativa è il raggiungimento del 15% di raccolta differenziata dei rifiuti, che, grazie ad accordi con consorzi nazionali per il recupero delle parti riciclabili dei rifiuti stessi, verrà destinato ad aziende specializzate che li recupereranno e li riutilizzeranno come materie prime, rappresentando di fatto una risorsa utile per il miglioramento dei servizi pubblici.

Si danno nello stesso volantino disposizioni per la raccolta differenziata, si distribuiscono consigli, si esorta a conservare il volantino stesso e di utilizzarlo in caso di dubbi ed incertezze. Di fatto, però, c’è soltanto una cosa: che il 15% dei rifiuti viene lasciato in loco dagli addetti alla raccolta degli stessi. Forse non sono quelli destinati alle ditte specializzate, forse sono quelli che nessuno vuole e che non recano utilità a nessuno, né a ditte, né ad amministrazioni, né ad amministratori, né, tantomeno, ai cittadini, Anzi a questi ultimi recano soltanto nocumento, e speriamo che il danno si fermi lì. Non mi credete? Provate ad osservare i vari secchioni adibiti alla raccolta dei rifiuti solidi urbani, essi sono stracolmi perché pochi, distribuiti male e posizionati ancor peggio. In alcune zone della città, poi, la raccolta non viene effettuata nemmeno tutti i giorni con le conseguenze che ognuno può immaginare. A noi cittadini basterebbe che la raccolta dei rifiuti venisse effettuata senza tante chiacchiere e sproloqui. Nell’effettuare il servizio, infatti, come se non bastasse, gli addetti si guardano dal raccogliere per bene ciò che dai cassonetti è traboccato, una raccolta sommaria e via, chi s’è visto s’è visto. Gli addetti al controllo non si sa nemmeno chi siano.

Cattivo odore dappertutto, cattivo odore che il cittadino deve sopportare anche da vicino, perché molti contenitori sono posti a ridosso delle fermate degli autobus. Espressione di un sudiciume diretto e riflesso. Cani e gatti che banchettano indisturbati. Ragazzi che invitati da tale esempio sporcano dappertutto nella convinzione che ciò sia non solo lecito, ma anche giusto: lo fanno anche mamma e papà, lo fanno tutti, nessuno dice niente, si può fare. Noi non abbiamo, purtroppo, un arcivescovo come quello di Hong Kong, anche se l’espressione va intesa, ovviamente, in senso figurato, e quindi non solo dobbiamo sopportare questo ed altro, ma dobbiamo imparare a credere che ciò sia giusto. Coraggio, miei cari lettori, “Armiamoci e partite” è il titolo di queste poche osservazioni, ma la fine è “e quando tornerete saremo vincitori”.

Claudio Santella

 

Ma che faccia tosta

di Bruno Matteacci

Hanno proprio la faccia tosta, hanno la memoria corta..., hanno il modo di fare come quello di un povero , ma molto povero di mente! Passa il tempo e tutto va nel dimenticatoio: amicizia promesse, impegni, conoscenze. Passate le elezioni, se incontri i personaggi che oggi sono alla ribalta della campagna elettorale, questi non si degnano nemmeno di guardarti.

Oggi distribuiscono: sorrisi, strette di mano, pacche sulla spalla, ammiccamenti. A volte, si lasciano sfuggire la frase “che per il tuo futuro ... ci pensano loro”. Non è che mi sono sognato questi giudizi, basta leggere i manifesti dove si possono trovare frasi come queste: “Una nuova politica per la Tuscia”...dopo cinquant’anni ancora parlano di nuovo; “Alla Regione per risolvere i problemi”... di chi? Oppure: “Per continuare insieme”...ma quando mai abbiamo cominciato insieme?

Ancora: “Niente più tiket e meno liste di attesa”,... ma quando eravate al potere che cosa avete fatto? Poi: “Per continuare il lavoro insieme”...arifacce, ma quando abbiamo cominciato insieme? Leggi ancora: “Impegno, non promesse”... se tanto mi da tanto, basta vedere quello che stanno facendo a Viterbo. La grande scoperta l’ha fatta chi ha scritto: “Uniti si vince”..., ma chi sono gli altri?

Poi: “La Tuscia è tua affidala a chi la ama”... non mi fido, l’amo troppo! Poi questa: “Il tuo Presidente”...quello che avevo è stato grande amico, ma mai mio, sul fatto di cambiare...,sono d’accordo! “Risveglia la Tuscia”...quando si è addormentata? Chi era al potere cosa ha fatto per tenerla... sveglia? Poi questa: “Esperienza e passione”... per quanto concerne “l’esperienza” lo condivido, ma per la “passione” riserviamola per una bella donna e non per la “politica”, che è subdola e alla portata di tutti! Appresso: “Uniti per vincere”...era meglio per “amministrare”! Senti, senti: “una Provincia in cammino verso una nuova frontiera della pace, del lavoro e dei diritti”...; ho capito solo che è per la “nuova frontiera”..., quella che ha cambiato.

 Ancora: “Il tuo consenso per lavorare insieme allo sviluppo della nostra terra...”,sarebbe stato meglio “per”. “Facciamo ripartire l’Italia”...sono d’accordo, ma senza “l’arroganza nazionale”. Poi questa dice tutto: “per le famiglie, per il lavoro, per le attività”..., è arrivato il mago Zurlì. Leggi questa: “Uniti nell’ulivo”... sarebbe stato meglio...”nell’oliveto” visto che il frutto è rimasto sulla pianta. Anche questa non è da meno: “impegno, serietà, competenza”... sull’impegno e serietà ci credo.

L’ultima Mazz..ata è; “Completamento aeroporto civile, raddoppio Cassia ad Aurelia...” e, udite udite: “ferrovia Roma Viterbo”. Cara Elettrice, caro Elettore, come scrissi sul precedente numero, non dirò: “Vota Tizio e non votare Caio”. Medita, medita, importante che tu vada a votare, non andare al mare, non restare a casa, vota con coscienza con l’augurio di poter trovare qualcuno che rinunci ai milioni di indennità, e che si limiti a percepire solo tanto quanto potrebbe guadagnare con il suo onesto lavoro e mantenere, decorosamente, la propria famiglia senza fare ville e quant’altro in barba di chi gli ha dato il voto. E’ pur vero che esiste la legge che regola le indennità di carica, ma è una legge che fa ricordare: “Quando la mamma chiama a tavola, tutti sono d’accordo sul programma”. E’ altrettanto vero che esiste anche la facoltà di rinunciare alle indennità come, del resto, faceva qualche vecchio amministratore del passato. Altri tempi... da rimpiangere e non dimenticare!

Bruno Matteacci

 

Qua... e la’...

di Periscopio

Le paline poste alle fermate degli autobus servono per indicare all’utente, ed all’autista, il luogo preciso dove è posta la fermata dell’autobus stesso. Sulle medesime è indicato anche il numero della corsa che passa in quel posto e sul traliccio della paline v’è posto un cartello, scritto a caratteri piccolissimi e spesso illeggibili, dove sono riportati gli orari delle varie corse. Sulla parte posta in alto delle paline, quella a bandiera, regna incontrastata questa o quella pubblicità. Ci chiediamo: Non sarebbe meglio che su quella parte venissero indicate, oltre al numero della linea, anche le varie fermate che la compongono, a caratteri indelebili e ben visibili, con il carattere della fermata in loco di colore diverso; il verso della corsa indicato con una freccia, per modo che qualsiasi utente, anche quello anziano, anche quello con una vista non più d’aquila, possa sapere senza difficoltà quale sarà l’autobus che passerà da quelle parti? A Roma, ed in molte altre città, viene fatto, perché non imitare? Gli utenti ringraziano.

 

I parcheggi a pagamento regnano per tutto il territorio comunale. Sovrani assoluti. In barba alla norma del Codice della strada che prevede nelle immediate vicinanze di un’area adibita a parcheggio a pagamento un’altra area, adibita a parcheggio libero e di superficie superiore, l’Amministrazione comunale ha pensato bene di sottoporre a balzello tutte le aree destinate al parcheggio nella nostra città. Quelle che non sono a pagamento sono destinate ai residenti nel centro storico, che magari durante la giornata prendono la loro macchina per andare a lavorare in periferia. Qualche spazio destinato al libero parcheggio in realtà si trova, ma le immediate vicinanze e la superficie superiore vanno a farsi benedire. Forse che l’Amministrazione comunale, dipingendo di blu tutte le aree destinate al parcheggio spera di acquisire fama e risonanza pari alla canzone “Nel blu dipinto di blu” del compianto Domenico Modugno? Una riconsiderazione del problema non sarebbe da disprezzare. I marciapiedi, tanto per rimanere nel tema, vengono costruiti per dar modo ai cittadini che si spostano a piedi per la città, di camminare su spazi ad essi riservati al riparo dalle insidie del traffico. Tale iniziativa, non solo utile ed encomiabile, ma anche necessaria, è addirittura tutelata dal Codice della strada che fa divieto alle varie autovetture e mezzi motorizzati, di sostare sui marciapiedi stessi. Ebbene, a Viterbo non è così. Ognuno può parcheggiare sul marciapiede che vuole, il rispetto delle norme del Codice è lasciato alla buona educazione ed senso del sociale del singolo cittadino. V’è di più: l’Amministrazione comunale ha assoldato alcune unità di personale, le ha vestite da vigili urbani, ha conferito loro la relativa autorità, ha assegnato il compito di elevare contravvenzione a tutte le macchine che, sostando nei relativi spazi a pagamento, hanno superato, anche di poco, l’orario stabilito, e le ha sparpagliate per tutta la città. Ora provate a rivolgervi a queste unità di personale ed a far notare loro che questa o quella macchina vi impedisce di passare su questo o quel marciapiede; vi sentirete rispondere che non è loro compito provvedere alla tutela della vostra richiesta; loro sono ausiliari del traffico, dovete rivolgervi altrove. In buona sostanza non solo non faranno niente, ma avalleranno con il loro comportamento il sopruso di chi parcheggia in modo vietato. Ed i nostri figli guardano.

Sempre per rimanere nel tema, un signore vissuto qualche secolo fa, Tommaso Hobbes, diceva che è diritto ciò che viene comandato. Un altro signore, vissuto ancor prima, molto prima, di nome Trasimaco, definiva il giusto come l’utile del più forte. I nomi di questi signori sono affidati alla mia memoria, che spesso mi trae in inganno. Non me ne abbiate, anzi scusatemi per l’eventuale errore. Il concetto però è valido, tanto valido che un altro signore, più vicino a noi nel tempo, Pasquale Stanislao Mancini, spostò il concetto nel campo del diritto amministrativo ed a proposito della mancata protezione di questi interessi del cittadino, ebbe ad affermare: “…sia pure che l’autorità amministrativa abbia fallito alla sua missione,…sia pure che questo cittadino è stato di conseguenza ferito, e forse gravemente, nei propri interessi… che cosa ha sofferto…semplicemente una lesione degli interessi. Ebbene che vi si rassegni”. Ma di questo abbiamo già detto.

Periscopio

postato da: Spvit | 10:39 |

Uovo = Pasqua

di Francesca Bruti

Sono pochissime le persone a cui non piace il cioccolato; e tutti ci aspettiamo di poterne mangiare un po’ durante le feste pasquali. In tutto il mondo, l’uovo è uno dei simboli della Pasqua ed è confezionato in materiali e colori diversi. Ma quanti di noi conoscono l’origine di questa usanza? Se quelle di cioccolato o di cartapesta hanno un’origine recente, le uova vere, colorate e decorate, hanno una storia antichissima, che affonda le sue radici nella tradizione pagana. Simbolo della vita che nasce, l’uovo cosmico è all’origine del mondo: al suo interno avrebbe contenuto il germe degli esseri. Infatti, al tempo del paganesimo in alcune credenze, il Cielo e la Terra erano ritenuti due metà dello stesso uovo, e le uova erano il simbolo del ritorno della vita. Presso i Greci, i Cinesi e i Persiani, l’uovo era anche il dono che veniva scambiato in occasione delle feste primaverili, quale simbolo della fertilità. L’uovo era visto anche come magia, a causa dell’inspiegabile nascita di un essere vivente da un oggetto così particolare. Le uova venivano pertanto considerate oggetti dai poteri speciali, ed erano interrate sotto le fondamenta degli edifici per tenere lontano il male; erano portate in grembo dalle donne in stato interessante, per scoprire il sesso del nascituro, e le spose vi passavano sopra prima di entrare nella loro nuova casa. Gli antichi Romani usavano seppellire un uovo dipinto di rosso nei loro campi, per propiziarsi un buon raccolto. Anche con l’avvento del Cristianesimo, l’uovo viene usato quale dono augurale, come simbolo di rinascita, ma questa volta non della natura bensì dell’uomo stesso, della Resurrezione di Cristo: il guscio è la tomba dalla quale Cristo uscì vivo. Le uova decorate possono essere colorate sode oppure vuote; per dipingerle, si possono usare coloranti sintetici o naturali, secondo diverse tecniche di colorazione. Nell’antichità, i colori brillanti dovevano rappresentare la luce del sole; mentre il colore rosso era simbolo del sangue di Cristo. Le uova di cioccolata appartengono ad una tradizione recente e sono nate dalla fantasia di alcuni pasticcieri, per rendere più goloso lo scambio di questo oggetto-simbolo pasquale tra le persone. Ma le uova più famose furono quelle di un maestro orafo, Peter Carl Fabergé, che nel 1883 ricevette dallo zar Alessandro la commissione per la creazione di un dono speciale per la zarina Maria. L’orafo compose un uovo di platino smaltato bianco, che si apriva per rivelare un uovo d’oro, che a sua volta conteneva un piccolo pulcino d’oro ed una miniatura della corona imperiale. Gli zar ne furono così entusiasti che ordinarono a Fabergé di preparare tutta una serie di uova da donare ogni anno. Perché la Pasqua non cade mai lo stesso giorno? Anche per calcolare il giorno della festività pasquale si deve ricorrere a tradizioni antiche. Infatti, si festeggia nel giorno in cui si compie il passaggio dalla stagione del riposo dei campi a quella della nuova semina, e quindi della nuova vita per la natura; ovvero nella prima domenica successiva al plenilunio che segue l’equinozio di primavera. L’unica cosa certa è che si celebra una domenica compresa tra il 22 marzo e il 25 aprile. Per il calcolo di questa festa, solo nel 325 d.C. con il Concilio di Nicea, si stabilirono dei criteri fondati sulle Sacre Scritture, in modo da promuovere l’unità tra le varie chiese e un’unica osservanza della Pasqua. Così, la Pasqua Cristiana coincide con l’inizio dei festeggiamenti della Pasqua Ebraica che dura per 8 giorni. Buona Pasqua a tutti.

Francesca Bruti

 

E’ PASQUA, UNA RIFLESSIONE!

Signore, tu che conosci e scruti fino in fondo il cuore di ogni persona; ti affido le pene e le sofferenze, le paure, l’ansia, la fede, la speranza, la carità di ognuno di noi. Tu che per primo hai portato la Croce, fa’ che anche noi; con coraggio, umiltà, amore, rassegnazione possiamo seguirti. Fa’ che, con amore, noi si accetti sempre la tua volontà, anche nei momenti più bui, difficili e dolorosi della nostra esistenza. Fa’ che lo Spirito Santo, le preghiere, il silenzio, l’ascolto della tua parola siano sempre il nostro bastone, sui cui appoggiarsi, per camminare in questa valle di lacrime. L’amore vero, che passa attraverso la Croce, non è solo sentimento, ma attenzione, rispetto, donazione, comprensione, responsabilità a fiducia per il mondo intero. Grazie o Dio per le tue premure e affetto che hai sempre per tutti noi, per gli ammalati, gli anziani, le persone sole, per i piccoli, per tutti i nostri cari defunti e per le anime più scordate. Tu ci ami per quello che siamo: peccatori con tanti difetti e limiti. Infinita è la tua misericordia e il perdono. Con Maria, la Mamma celeste di tutti, non ci abbandonare mai e guidaci, per mano, per la strada che ci condurrà a te.

Br

 

Sondaggi elettorali in rete

di Fabio Ceccarini

Chi è avanti nei sondaggi? Ogni giorno siamo praticamente investiti dall’ennesimo sondaggio sulle prossime elezioni regionali e le società specializzate fanno praticamente a gara nel fornire lo stato di salute - elettorale, s’intende - di questa o quella lista, di questo o quel candidato. Per i cybernauti che vogliono essere informati sull’ultimo sorpasso nelle intenzioni di voto, poiché è di questo che si tratta, diamo allora qualche indirizzo di sito da andarsi a visitare. Iniziamo con quelli istituzionali. La Presidenza del Consiglio dei Ministri, da un po’ di tempo ha aperto un suo spazio web all’indirizzo: www.sondaggipoliticoelettorali.it (anche se digitate www.sondaggielettorali.it è lo stesso). Il sito, che raccoglie tutti i sondaggi commissionati ai sensi della Legge 22 febbraio 2000, n. 28, è curato dal Dipartimento per l’Informazione e l’Editoria. I sondaggi sono ordinati cronologicamente cominciando dai più recenti. Per ciascuno di questi è sempre riportato il committente (testate giornalistiche o formazioni politiche) e l’autore della ricerca, le varie società demoscopiche. Sul sito www.regionali05.it, sito indipendente di Giovanni Vago, trentaseienne imprenditore laureato in statistica negli U.S.A., è possibile invece conoscere tutte le ultime novità sulla prossima competizione elettorale che vedrà il rinnovo di 14 consigli regionali, tutti tranne quelli delle regioni a statuto speciale e del Molise. Attraverso una cartina interattiva dell’Italia, si può accedere ai sondaggi relativi a ciascuna regione, semplicemente cliccandoci sopra. Inoltre, con un effetto visivo immediato, è possibile farsi un’idea complessiva delle tendenze di voto. Con il colore rosso, sono segnalate le regioni che quasi sicuramente saranno conquistate dalla coalizione di Centro-sinistra. Con il colore azzurro, quelle appannaggio del Centro-destra. Le incerte, per il momento soltanto l’Abruzzo, sono evidenziate in giallo. Con il colore rosa quelle tendenti verso il Centro-sinistra. Infine, con il colore celeste, quelle tendenti verso il Centro-destra. Sull’immancabile pagina dedicata al Chi sono, l’autore ci tiene a precisare la sua fede liberale, ma pure che questo è un servizio offerto “con l’idea di essere uno strumento utile per chiunque voglia avere sotto mano tutti i sondaggi sulle elezioni regionali del 3/4 Aprile 2005”. Naturalmente, dice lui, con chiaro spirito super partes. Se pensate il contrario, fateglielo notare, parole sue. Ma forse, l’unico sondaggio che conta davvero è che la gente non segue con interesse queste regionali. Infatti, da un sondaggio (e da cosa se no?) pubblicato da Demos Euriskos (http://brunik.altervista.org/20050317083853.html), gli Italiani che seguono la competizione elettorale sarebbero meno di 1 su 5. Pochini. Che sia colpa dei sondaggi?

Fabio Ceccarini

 

Fontana di piazza della Rocca

di Riccardo Manca

La fontana della Rocca, è situata nella piazza omonima e viene alimentata dalla sorgente del Respoglio. L’acqua giunge tramite tubazioni in terracotta con alcuni tratti in ferro; lungo il corso del condotto esistono pozzetti di divisione in pietra. Nel 1449, i Priori ed il Consiglio decisero di restaurare la suddetta fonte. In quell’occasione, fu aggiunta una vasca lunga sette piedi, sormontata da un arco. L’acqua sgorgava da due bocchettoni a testa leonina sopra i quali erano scolpiti altrettanti stemmi. L’incarico del lavoro fu affidato a mastro Niccolò Stroncaporri. Successivamente si optò per la realizzazione di una fontana più bella e grandiosa che sostituisse quella antica. L’esecuzione venne affidata allo scalpellino viterbese Paolo Cenni, il cui progetto non fu apprezzato dai cittadini. Si ricorse quindi a Tommaso Ghinucci da Siena ed in seguito a Raffaele da Morlupo. Neanche questi disegni piacevano ai Viterbesi, per diretto interessamento del Cardinale Alessandro Farnese, fu chiesto nuovamente al Cenni di presentare la sua opera. Il blocco di peperino, utilizzato per la coppa maggiore, fu estratto dalla cava delle Pietrare. In seguito i lavori vennero di nuovo interrotti, poiché i Viterbesi non erano ancora pienamente soddisfatti. Quando le Autorità interpellarono Raffaele da Morlupo ed Ippolito Scalza, entrambi gli artisti rifiutarono. Nel 1575, l’incarico di progettare la fontana fu assegnato a Giacomo Barozzi detto il Vignola, all’epoca occupato nella costruzione del Palazzo Farnese a Caprarola. L’esecuzione del modello fu affidata a Paolo Cenni, ma la fontana risultò pericolante ed il Cenni non venne neanche pagato. Il progetto del Vignola fu ripreso nel 1576, sotto la giuda dell’architetto Malanca. Vennero riutilizzate alcune parti dell’esemplare precedente e furono consolidate le fondazioni ad opera dello scalpellino Antonio Di Pietro di Viterbo, il quale si avvalse della collaborazione dei figli Cesare e Diomede. Nei primi anni del Novecento, molte carrozze del servizio pubblico stazionavano nelle vicinanze della fontana. Quest’ultima, gravemente danneggiata il 17 Gennaio 1944, nel corso della Seconda Guerra Mondiale, venne restaurata nell’Aprile 1948.

Riccardo Manca

 

NOI POVERI PENDOLARI

di Francesca Bruti

Il rapporto tra i viaggiatori viterbesi e le amministrazioni comunale e regionale sembra essere una storia infinita. Nella mattina di sabato 19 Marzo, nella sala del cinema Trieste, si è tenuta l’assemblea del Mosp (Movimento spontaneo dei pendolari viterbesi), per cercare di fare chiarezza sulla situazione sempre più precaria delle corse ferroviarie, che collegano l’Alto Lazio con la capitale. Non è che si sia risolto un granché! E’ vero che è stato accettato il treno veloce Viterbo-Roma Tiburtina via Montefiascone e Orte; ma si tratta di un passo avanti relativo, tanto da essere stato definito un “contentino”. Ciò che interessa veramente i pendolari è il potenziamento della corsa rapida Porta Fiorentina-Bracciano-Roma Ostiense. Attualmente, è disponibile solo un treno rapido in andata e ritorno; se ne richiedono almeno tre. Inoltre si punta il dito sul rispetto degli orari, sulla mancanza di pulizia sui treni e la scarsa reperibilità dei biglietti, dato che una stazione è chiusa nei giorni festivi e prefestivi (Porta Fiorentina), l’altra non ha proprio la biglietteria aperta (P. Romana)! Peccato che all’assemblea di sabato non ci fosse molta gente; forse, anche i pendolari stanno perdendo la speranza di avere delle risposte concrete. Allora, aspettiamo il periodo post-elezioni, con la speranza che qualcosa finalmente cambi.

Francesca Bruti

 

Il ricordo della Palanzana

di Pantaleo Spagna

Facendo seguito alla pubblicazione della poesia di un nostro concittadino emigrato in Germania una quarantina di anni fa, un tramonto a Viterbo, mi ha colpito il testo di un’altra sua fatica poetica che trascrivo: Il ricordo della Palanzana, di Gerardo Tonnicchi: Ripensando al tempo tramontato / e tornando indietro con la fantasia / mi rivedo a Viterbo dove ci sono nato / che per trent’anni e più fu casa mia. / Da quando all’estero sono emigrato/ mi assilla una piccola nostalgia, / quaranta sono gli anni che lo lasciato / ma nel mio cuore , c’é la fotografia. / Mi rivedo gironzolar sul Montepizzo / dove scorre il fosso del bersaglio / poi risalire in cima al precipizio / con tanta cautela, senza fare uno sbaglio. / Arranco fra le coppole delle vignete / passando dove so l’orte del villano, / tra le ginestre siepe e castagnete / arrivo dove nasce l’acqua e c’é pantano. / Dalle pendici arrampico il bel monte / fino a quella cima da me desiderata, / con la gioia nel cuore e il sole in fronte / veder Viterbo, la sua spianata. / Su nella vetta dove c’è il cratere / con la croce verso la marina, / è una rara bellezza, e con piacere / vedere la natura che cammina. / Rivedo il paesaggio che mi sta intorno / e la primavera che ginestra natura,/ non si trova sito in questo mondo / come la Palanzana, fior di natura. / Vedo San Martino Vetralla con la Cura / il Bulicame che ogni male cura / l’aria che si respira è quella nostrana. / Il Bagnaccio, la Zepponame, Montefiascone, / Fastello, Bolsena, Marta, Capodimonte, / sotto li Cimini si trova Ronciglione / Canapina, Vignanello, Bagnaia sotto il monte. / La Cipollata, Pappagallo, Toscanella, / Le Pietrare, Petregnano, e Tre Croce, / Montarone, Precojo, e Cacciabella, /il Pagliano, dove l’acqua bolle e cuoce. / Queste luochi che mi sono tanto care / le tengo nel ricordo e nella fantasia, / le tengo dentro il petto vicino al cuore / e mi si calma, la piccola nostalgia. / La lontananza fa grande amore / e fa amare il paese di esso nativo, / della Palanzana tengo un fiore / è il ricordo, che io desio. In questo lavoro, Gerardo esprime tutto il suo amore e la nostalgia per la sua Viterbo.

Pantaleo Spagna

 

Centro Sociale Pilastro “Cittadella della Socialità”

di Pantaleo Spagna

Sono stati presentati venerdì 4 febbraio, nel corso di una affollata conferenza stampa, il programma delle iniziative previste per il 2005 e la “Cittadella della Socialità”, ovvero una proposta di sistemazione del Centro Sociale Pilastro come potrebbe concretizzarsi dopo il previsto ampliamento dell’attuale sede. Una proposta quest’ultima che nei propositi del Presidente del Centro Sociale Pilastro Luciano Barozzi, doveva essere un contributo di idee sul futuro della struttura , che nei fatti è stata da tutti apprezzata e applaudita tant’è che l’assessore Fosca Tasciotti , presente alla Conferenza in rappresentanza dell’Amm.ne Comunale, ha definito la “Cittadella della Socialità” un progetto esecutivo pronto ad essere attuato, un vero modello di accoglienza per la terza età. Con il previsto accorpamento di altri locali il Centro Sociale Pilastro diverrebbe una struttura unica nel suo genere, una vera “Cittadella della Socialità” con una sede ampia ubicata centralmente nel quartiere di riferimento e facilmente raggiungibile dal resto della città, circondata da uno spazioso giardino attrezzato e alberato fornito anche di campo da bocce, con ulteriori sevizi quali biblioteca, videoteca, sala per il tempo libero, segreteria o stanza per assistente sociale, sala teatro da usarsi anche come mini-sala congressi. L’ampliamento del Centro Sociale Pilastro permetterebbe di soddisfare in forma ottimale le crescenti esigenze degli utenti che stanno raggiungendo il ragguardevole numero di 600 iscritti, soprattutto permetterebbe di superare i forti disagi quotidianamente subiti dall’utenza, l’80% appartenente alla terza età, per carenza di spazi , barriere architettoniche, scale interne e mancanza di servizi igienici al piano superiore. Un sogno che al Centro Sociale “Pilastro” tutti auspicano si concretizzi quanto prima, ovviamente, come più volte ribadito dal Presidente L. Barozzi, dopo aver trovato una sistemazione ancor più consona e ideale di quella attuale per il Progetto Giovani nei cui locali il Centro Sociale si dovrebbe trasferire.

Pantaleo Spagna

 

MAMMA!

Sei stata veramente mamma, totalmente mamma, meravigliosamente mamma. O Mamma, dal cielo tu continui ad essere mamma di Gesù, con tutte le mamme corri davanti ai miei passi per illuminarmi la strada con la luce di Dio: Aspettami, mamma, perché quando arriverà il mio giorno, prima chiamerò: “Mamma” e poi con te correrò tra le braccia di Gesù. Mamma, grazie di avermi dato la vita, tu per prima mi hai parlato di Dio, mi hai insegnato a soffrire con dignità, con coraggio, con serenità e con abbandono fiducioso ad accettare la volontà del Padre. “Chi vive nel cuore di chi resta, non muore!” La speranza ha un nome: “Gesù”. La gioia ha un volto: “Maria”. Non finirò mai di ringraziare il Signore per avermi dato la capacità di amare, la gioia di essere e la forza di lottare ogni giorno.

Br

postato da: Spvit | 10:38 |

giovedì, marzo 10, 2005

Il mercatino dell'antiquariato-artigianato
''Sotto il campanile''

E' a VITORCHIANO,
Domenica 27 Marzo 2005

per informazioni: 3393337869



9 Marzo 2005
Anno XV n° 5


Ancora dossi abusivi sulle nostre strade
Il Prefetto che ne pensa?
di Mauro Galeotti

Il 12 Gennaio scorso ho scritto un articolo in merito ai dossi artificiali voluti dal sindaco di Viterbo, Giancarlo Gabbianelli, sulle strade della nostra città.
Ho scritto che tale volontà non rispetta le disposizioni, dettate dall'articolo 179 del Codice della Strada, in merito ai rallentatori di velocità.
Insomma i dossi in Via Belluno, Via Po, Strada Ellera, Strada Cuculo, Via Santa Maria della Grotticella e a Grotte santo Stefano sono abusivi.
Da allora sono passati due mesi nulla è accaduto.
I dossi sono al loro posto, hanno creato inevitabili problemi durante le nevicate, si trovano su strade ove sono ancora le paline della fermata dei bus pubblici, sono su strade di collegamento tra arterie importanti, insomma non sono certo strade da considerare tra quelle sulle quali il Codice ne consente l'installazione.
Ma che dice il Codice della Strada? L'articolo indicato parla chiaro.
Al comma 5 leggo: ''I dossi artificiali possono essere posti in opera solo su strade residenziali, nei parchi pubblici e privati, nei residences, ecc.; possono essere installati in serie e devono essere presegnalati. Ne è vietato l'impiego sulle strade che costituiscono itinerari preferenziali dei veicoli normalmente impiegati per servizi di soccorso o di pronto intervento?.
''Solo su strade residenziali''
e le citate strade non lo sono.
''Nei parchi pubblici e privati'' e le citate strade non lo sono.
''Nei residences'' e le citate strade non lo sono. Inoltre, chi può stabilire, con assoluta certezza, che quelle strade non debbano essere utilizzate dai mezzi di pronto intervento, come Vigili del Fuoco, Croce Rossa, Carabinieri, 113?
Ed ancora, se un abitante delle strade su indicate dovesse essere soccorso, è indubbio che subirebbe conseguenze gravissime nei ritardi e nel trasferimento al Pronto Soccorso, dovuti ai rallentamenti dell'ambulanza ad ogni dosso e ai sobbalzi che la stessa è sottoposta a subire con a bordo la persona appena soccorsa. Ed è ancora più grave che un cittadino residente nelle strade di cui sopra, debba essere costretto ad un trattamento punitivo nei confronti dei cittadini più ''fortunati'', che non hanno dossi artificiali nelle strade ove abitano. Sulle strade in questione sono ancora i pali che indicano le fermate dei bus pubblici. Al riguardo così dispongono gli ultimi due commi del paragrafo 5.6 della Direttiva del Ministero dei Lavori Pubblici del 24 Ottobre 2000, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n° 301 del 28 Dicembre 2000: ''I dossi prefabbricati devono essere approvati; quelli eventualmente collocati su itinerari di attraversamento dei centri abitati, lungo le strade più frequentemente percorse dai veicoli di soccorso, di polizia o di emergenza, o lungo le linee di trasporto pubblico, devono essere rimossi.
Si rammenta che il loro permanere in opera, in caso di incidenti riconducibili alla loro collocazione, può dar luogo a responsabilità in capo a chi ne ha disposto la collocazione o a chi non ne ha disposto la
rimozione''.
Avevo chiesto cosa ne pensassero le autorità locali, Prefetto, Comandante dei Vigili urbani, Polizia stradale, assessori comunali e provinciali. Non ho ricevuto nessun messaggio.

L'unico ad aver pubblicamente affrontato il problema, almeno in parte, è stato il consigliere comunale dei DS, Sandro Mancinelli. Avevo, infatti, denunciato che alcuni dossi lungo Via santa Maria della Grotticella sono stati installati su un tratto stradale di pertinenza della Provincia di Viterbo, ossia sulla vecchia Strada provinciale Sammartinese. Mancinelli ha tirato fuori il problema in Consiglio comunale. Mancinelli ha sollecitato la Provincia a far eseguire al Comune la rimozione dei dossi fuori legge sulla strada provinciale. Questo il testo della lettera inviata dalla Provincia al Comune, lo traggo dal quotidiano on line www.Tusciaweb.it: ''Rilevata l'assenza del presupposto giuridico all'istallazione di rallentatori di velocità su una strada provinciale e la pericolosità che da questa può derivare, anche rispetto alle eventualità future, si invita a rimuovere le opere arbitrariamente collocate, entro e non oltre 8 giorni dalla notifica della presente nota.
In caso contrario, questo ente chiederà all'Ufficio territoriale di Governo un provvedimento che autorizzi l'esecuzione in danno, con addebito di ogni spesa''.

A questo punto dottor Carlo Alfiero, Prefetto di Viterbo, Le chiedo di intervenire, affinché sia rispettato da parte dell'Amministrazione comunale di Viterbo, nella persona del sindaco, quanto disposto dall'articolo 179 e dalla direttiva ministeriale del 2000. Le chiedo ciò perché Lei è l'unico che ''vigila sulle Autorità amministrative operanti nella Provincia e che vi si sostituisce, in caso di urgente necessità, adottando le misure del caso''. E qui, caro Prefetto, urgenza c'è, perché non solo non sono stati tolti i dossi abusivi sulla Strada provinciale Sammartinese! Non solo non sono stati tolti i dossi abusivi sulle strade comunali e delle frazioni! Addirittura, in assoluta ''assenza di presupposto giuridico'', l'Amministrazione comunale di Viterbo continua ad installare dossi artificiali a suo piacere!
Vada in Via Monte Bianco e Via Monte Sacro, altri dossi artificiali abusivi sono stati piantati sull'asfalto... se non provvede subito, caro Prefetto, vuoi vedere che se li vedrà piazzare anche davanti all'ingresso del Palazzo del Governo!?!
Mauro Galeotti


Via del Piombo e buona amministrazione
di Claudio Santella

Ho letto con interesse la lettera, pubblicata sul numero del 23 febbraio de La città con la quale Stefano Floris lamenta la mancata illuminazione pubblica della via Sebastiano del Piombo, che si trova nel quartiere Pilastro, a ridosso delle mura cittadine. Osserva Floris, il cattivo modo di affrontare il problema da parte delle due ultime amministrazioni comunali. Probabilmente il problema dell'illuminazione di quella via è legato non al cattivo funzionamento dell'amministrazione comunale, ma al fatto che la stessa funziona. Mi lasci spiegare.
Come abbiamo già scritto, pubblica amministrazione significa cura concreta e doverosa dei pubblici interessi, di interessi che, proprio perché pubblici debbono essere realizzati nel rispetto di determinati canoni posti a salvaguardia di tutti i cittadini. La pubblica amministrazione, cioè non può agire a capocchia, ma deve rispettare il principio di imparzialità, che si rivolge a tutti i cittadini ed è garantito costituzionalmente. Non è detto, però, che questa modalità di agire sia sempre la migliore dal punto di vista dell'amministrazione in sé, cioè del far sì che si ottengano i migliori risultati, perché il principio di imparzialità garantisce che tutti i soggetti che vengono a contatto con la pubblica amministrazione abbiano un certo trattamento, che tutti possano godere di certe tutele, ma non garantisce che il risultato amministrativo sia il migliore. Assolutamente no.
Faccio un esempio che può risultare anche un po' troppo semplificante. Dieci anni fa bruciò la Fenice di Venezia, uno dei più importanti teatri del mondo.
Naturalmente da quell'episodio disgraziato si è aperta tutta una complessa azione amministrativa avente per obiettivo la ricostruzione del teatro.
Ora, non mi fraintenda, signor Floris, perché il discorso è un po' delicato.
Da un punto di vista dell'interesse, cioè del risultato complessivo di questa operazione, il risultato migliore quale sarebbe stato? quello di ricostruire il teatro, punto e basta. Il sindaco di Venezia chiama un'impresa di sua fiducia, una grande impresa, il padrone di questa impresa è amico suo, quindi sempre controllabile. La sera il sindaco lo può chiamare, chiedere che cosa stanno facendo, come vanno i lavori, gli dà l'appalto, i soldi ci sono, e si costruisce il teatro. Questo dal punto di vista del risultato è la migliore soluzione. Il sindaco chiama l'amico, trattativa privata, si parte con i lavori, in un anno è tutto a posto.
Invece così non si può fare perché c'è il principio di imparzialità. Il sindaco deve seguire tutta una serie di adempimenti: prima una gara per il progetto, quindi il bando, pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, termine per dichiarare il proprio intento a partecipare, poi un altro termine per presentare le offerte, nomina della commissione, la commissione valuta le offerte, presceglie quella di Tizio, Caio non è contento, ricorso contro Tizio, sospensiva del Tar Veneto, ricorso al Consiglio di Stato contro la sospensiva, sentenza di merito un anno dopo, ricorso al Consiglio di Stato contro la sentenza di merito. Questo soltanto per il progetto. Poi, assegnato il progetto, si parte con la gara d'appalto.

Di nuovo: bando, pubblicazione del bando, termine per dare l'intento a partecipare, termine per le offerte, nomina della commissione per valutare le offerte, alla fine viene prescelta una determinata offerta, gli altri impugnano, Tar, sospensiva del Tar, ricorso al Consiglio di Stato contro la sospensiva, sentenza di merito, ricorso al Consiglio di Stato contro la sentenza di merito. Conclusione: la Fenice di Venezia che poteva essere realizzata in un anno ce ne ha messi dodici. E' stata aperta l'anno scorso. Cioè abbiamo prodotto un risultato pessimo dal punto di vista dell'efficacia, dell'efficienza dell'azione amministrativa. Per costruire un teatro che tecnicamente richiede neanche un anno, ma diciamo un anno, ce ne sono voluti dodici. Quando a Parigi, al Louvre, hanno fatto le piramidi, che sono una delle opere più straordinarie di tutti i tempi, nel giro di due anni. E allora, vede signor Floris, che qualcosa non torna.
Qui si inserisce l'altro principio, stabilito anch'esso, e nello stesso articolo, dalla costituzione, che è quello del buon andamento. Perché la costituzione non si è limitata a parlare di imparzialità, ma ha parlato anche di buon andamento, esattamente per queste ragioni. Perché l'imparzialità presieda i rapporti tra amministrazione e cittadini senza che prenda notevolmente il sopravvento rispetto al buon andamento, perché poi c'è il problema del risultato.
Quindi una amministrazione giusta, imparziale, scrupolosa, attenta alle regole può anche essere una cattiva amministrazione dal punto di vista dei risultati. Bisogna,allora, sempre tenere presente che accanto al profilo dell'imparzialità c'è l'altro profilo del buon andamento. L'amministrazione deve agire producendo dei buoni risultati, risultati che corrispondono agli interessi complessivi della collettività. Naturalmente il giudizio è del tutto relativo.
Il principio di imparzialità a volte viene in contrasto con quello di buon andamento ed il problema dell'amministrazione moderna è quello di sposare questi due principi in maniera adeguata; dietro il principio di buon andamento c'è il principio di efficienza, il principio di efficacia dell'azione amministrativa e così via. Per far questo, però, chi è stato demandato ad amministrare la cosa pubblica ha bisogno di un buon apparato burocratico, dotato di persone capaci, scelte per merito, altrimenti tutto diventa difficile quando non impossibile. Sono principi che tra l'altro adesso sono anche stabiliti dalla legge 241 del 90 che l'amministrazione comunale sembra non conoscere.
Dico sembra, perché altrimenti non si spiega come all'interno della stessa sia presente un settore denominato: Assistenza agli organi istituzionali, e non credo che l'assistenza cui codesto settore è preposto sia quella sanitaria.
Non si scoraggi, comunque, signor Floris, perché se Lei, ed altri come Lei, per andare a casa di notte debbono accendere una candela, per compenso altri, che abitano in altre parti della città, se, andando a casa, trovano sul loro cammino una lampada fulminata, non se ne accorgono nemmeno. Da ciò può vedere, che sovente si lascia che uno dei due principi, di imparzialità e di buon andamento, prevalga sull'altro, ad libitum.
H.Q.N.I.T.C.
Claudio Santella


Lettera aperta agli elettori
di Bruno Matteacci

Cara Elettrice, caro Elettore, resterai stupito quando avrai letto la presente in quanto penso che ti aspettavi di avere un appello di qualche candidato alle prossime elezioni elettorali. La Regione e la Provincia aspettano i nuovi amministratori per il prossimo mandato e, a dire la verità, ci sono molti candidati che garantiscono un futuro migliore per tutti; mentre ce ne sono tanti, troppi, che garantirebbero sì un futuro migliore, solo se non fossero eletti.
Comunque, grazie a quella democrazia, per la quale molti nostri predecessori si sono battuti per concedercela, oggi possiamo scegliere e non votare coloro che non sono stati capaci ad amministrare il bilancio della propria famiglia o il reddito derivante dall'orticello sotto casa e che pretenderebbero di amministrare la cosa pubblica, magari, anche con un compenso milionario.
E' veramente avvilente vedere certe persone, tronfie, girare tra i banchi dei consessi pubblici ed è ancora più avvilente sentirli parlare, mentre leggono un foglietto con le quattro parole scritte da qualcuno o dal proprio figlio, che frequenta i primi anni delle scuole medie.
C'è uno sconforto nel pensare che dobbiamo scegliere, chi ci dovrà amministrare, tra una rosa di persone che ben poco ci possono dare se non l'arroganza, la prepotenza, la prosopopea. Allora l'appello che viene rivolto a te Elettrice e a te Elettore è quello di pensarci non una volta, ma venticinque volte, dato che le elezioni si terranno fra venticinque giorni; anzi non sarebbe male, come dicevano gli anziani, di pensarci due volte al giorno, cioè, alla sera, prima di addormentarsi e alla mattina, a mente fresca, appena svegliato. Cerca di pensare allo stato di disagio in cui ti trovi oggi quando cerchi un posteggio; quando devi muoverti in città tra il caos che altri hanno voluto ed attuato senza sentire il tuo, il nostro parere.

Prima di entrare nella cabina elettorale cerca di ricordarti quanto abbiamo scritto su questo quindicinale, nell'interesse della collettività, e quanto poco è stato recepito. Sia ben chiaro quello che abbiamo segnalato, non è stato recepito solo perché siamo noi, che non stiamo col regime, a segnalare il problema. E' solo un fatto di bassa politica, di scarso senso di responsabilità di chi dovrebbe recepire e mettere in atto certe soluzioni, che altrimenti peserebbero sulle spalle della collettività. Comunque non sarò certo io a dire: vota tizio e non votare caio, ma sii tu a scegliere, con coscienza, sulla base di quello che vedi ciò che stanno facendo alla tua, alla nostra Città.
Ricordati: della segnaletica, dei problemi esistenti al Cimitero, delle buche lungo le strade, dei dossi messi fuori legge, dei cassonetti che si aprono solo con l'azione manuale e quindi ti devi insozzare la mano ogni qualvolta li usi. Ricordati dei segnali stradali sbagliati e di quelli non collocati, ma segnalati, come il doppio senso di via della Pila; ricordati dei cassonetti messi in uso al cimitero e dello stato di disagio che causano nell'usarli; ricordati di come erano i marciapiedi nei giorni della nevicata e di quanto abbiamo richiesto nell'interesse dei Viterbesi e di quanto poco è stato fatto. Ricordati di tutto per non pentirti poi. Ricorda, innanzitutto, che c'è chi semina e c'è chi raccoglie. Quindi non ti far illudere ed ingannare: tante opere furono, a suo tempo, progettate e finanziate da altre Amministrazioni, poi sono state il cavallo di battaglia di chi è venuto dopo. E' facile e comodo amministrare così!
Bruno Matteacci


Antenna sopra alla fontana
di Agnese Galeotti

Ho visto con grande stupore che la nostra città si sta allineando alle esigenze dei tempi moderni. Si sta emancipando. E' in linea, ed è proprio il caso di dirlo, col mondo.
Mi riferisco alle antenne di cui si è tanto parlato. Antenne pericolose.
Antenne antiestetiche. Antenne che danno soldi a chi consente la loro collocazione sul proprio edificio.
Antenne... antenne... antenne.
Ma quello che ha indispettito la mia vista, la mia sensibilità nei confronti dell'ambiente, il mio amore per i nostri monumenti è stata la mega antenna installata sul tetto di una casa prospiciente Piazza Fontan di Piano.
Di brutture a Viterbo ve ne sono in ogni dove. Intendo riferirmi: a portoni e finestre in metallo anodizzato collocati nel Quartiere medievale di San Pellegrino; alle mura castellane appena ricostruite al Carmine che sembrano il muro di cinta di una villetta; alle mura di cinta crollate nella Valle del Paradosso; allo Stallone del Papa alla Rocca; alla Chiesa di santa Croce a Faul; al Gazometro a Faul; alle Conce a San Pellegrino col tetto di pannelli credo plastica; alla Domus Dei abbandonata e col tetto in parte in lamiera; alle facciate dei palazzi e delle case privi di tinta e con l'intonaco caduto; ai tubi del metano che avvinghiano senza rispetto le facciate degli edifici, e qui mi fermo, altrimenti... Ma chi ne ha dato l'autorizzazione?
Ma non vi vergognate!
Agnese Galeotti


Buche al Cuculo
di Simone Galeotti

Le sozzure della nostra Viterbo sono, ahimé, molte. Grave è la situazione in cui versa l'ormai trafficata Strada Cuculo. Quella che una volta era una semplice stradina di periferia, è oggi, a tutti gli effetti, una vera e propria strada di collegamento primario tra La Quercia e il Quartiere Cappuccini. Nonostante il Semianello, la Strada Cuculo rimane la scelta prediletta per molti automobilisti. Ma in che condizioni è questa strada?
Brutte!!! Basta transitarvi per accorgersi di quante buche e buchette affliggano l'automobilista che decide di percorrerla? In alcune entra per intero e profondamente tutta la ruota dell'auto. Il rischio di provocare danni costosi è evidente. Il rischio che in quella buca ci possa finire la ruota di uno scooter è, invece, allarmante. Inutile dire che per il motociclista non ci sarebbe modo di evitare una brutta caduta, con tutte le conseguenze del caso. A complicare la già grave situazione di semi abbandono, l'Amministrazione con a capo il sindaco Giancarlo Gabbianelli, ha pensato di peggiorarla piazzando, anche in Strada Cuculo, quei dossi abusivi che si è intollerabilmente permessa di piazzare un po' dappertutto. I dossi per rallentare la velocità delle auto, sembrano quasi una presa in giro per l'automobilista, che già deve adoperarsi ad evitare le buche improvvise sull'asfalto consumato.
Tanto che tra dossi artificiali, buche, e mancanza di opportuni scoli per l'acqua, la Strada Cuculo sembra, sempre più, un percorso di rally, dove però, non ci sono professionisti esperti ad affrontarsi, ma semplici automobilisti e motociclisti che meriterebbero maggior attenzione e rispetto. Invece l'Amministrazione comunale preferisce spendere oltre un miliardo di vecchie lire dei nostri soldi, per rinnovare Via Marconi, della quale nessuno si lamentava, e non fa niente, da anni, nei confronti della grave situazione in cui versa la Strada Cuculo. Peccato che i problemi veri non sono quelli di ridisegnare a suon di milioni, la già fortunata Via Marconi, i problemi veri sono altri.
Sarebbe opportuno che in questa nostra Viterbo si facesse maggior attenzione alla salvaguardia della vita dei cittadini, soprattutto quelli motociclisti, che ultimamente vengono sempre più trascurati. Purtroppo la nostra Amministrazione continua con questa politica del bello solo per trecento metri? tanti sono quelli che misura la prediletta Via Marconi. Dimenticandosi, invece, delle strade veramente disastrate, il cui rifacimento, costerebbe meno e non farebbe notizia.
Va bene... la politica innanzitutto! Ma alla sicurezza dei cittadini chi ci pensa?
Simone Galeotti


Ancora palle rotte e non solo
di Agnese Galeotti

E' davvero incredibile! Non passa mese che le palle a Piazzale Gramsci non si rompano. Quello che doveva rappresentare un gradevole spazio urbano, con abbellimento di palle ed aiuole è invece, costantemente, un intrigo tra palle che rotolano in terra, e vanno a sbattere a destra e a sinistra, e cartelli che indicano lavori stradali. Cartelli antiestetici che parcheggiano lì, per giorni e giorni, a cavallo delle basi prive della palla in travertino.
A questo stato di cose, assai ridicolo e beffardo, si aggiunge, ahimé, anche la rottura, ancora una volta, del dissuasore in Via Roma. Sì è di nuovo sfasciato. Al suo posto è stata infilata una transenna. Transenna, che, se avete notato viene appoggiata in un lato della strada, a poca distanza dal dissuasore, perché è inutile portarla via, constatate le frequenti rotture dell'ingegno di cui ne va fiero Giancarlo Gabbianelli, nostro amato sindaco.
Agnese Galeotti


Perché...
di Bruno Matteacci

-Il Comune di Viterbo non provvede a far rimuovere, sulla strada Cassia Nord, pochi metri dopo l'incrocio con via Villanova, il cartellone azzurro, con banda rossa sulla scritta VITERBO indicante la fine del centro urbano?
A circa cento metri, più a nord, esiste un analogo cartellone. Stranezze del Comune di Viterbo: "dove i segnali sono doppi e dove mancano gli essenziali".

- Il Comune di Viterbo non ha provveduto a mettere il segnale di doppio senso di circolazione in via della Pila? E' meschino e di cattivo gusto il silenzio dell'Amministrazione Comunale di Viterbo. Questo modo di comportarsi lo si può tenere nelle proprie famiglie e non al Comune dove si è stati eletti dal Popolo e pagati con il danaro della collettività.
- Il Comune di Viterbo non provvede a mettere a in uso il segnale di direzione obbligatoria e quindi di divieto di svolta, che è stato divelto da un autotreno, davanti al cimitero di San Lazzaro, alla altezza del semaforo, direzione Viterbo?
- Il Comune di Viterbo non provvede a congiungere via della Pila con strada Cimina? Che motivo c'è di mantenere i due tronconi di strada, entrambi chiamati strada della Pila? Che per caso il traffico darebbe fastidio a qualcuno che abita in zona? L'apertura di detto tratto di strada consentirebbe un facile accesso nel quartiere Barco, con vantaggi economici per i commercianti della zona. Del fatto ne godrebbero pure i militari della S.A.S..
- Allo scopo di evitare continui incidenti, il Comune di Viterbo non provvede a costruire, con estrema urgenza, una rotonda in largo De Sanctis?
- Non si evita, con sanzioni amministrative, la sosta delle auto in prossimità degli incroci? In via Monte Bianco, incrocio con via Monte Sacro, spesso accadono degli incidenti; poi rilevati dai Vigili Urbani che potrebbero documentare il ripetersi degli incidenti stessi e quindi avvalorare la necessità di prendere provvedimenti atti ad eliminare la causa.
Bruno Matteacci


Piano Scaricatore
di Pantaleo Spagna

Chi ai nostri tempi, passeggia per il viale Armando Diaz e volge lo sguardo verso la ferrovia, può vedere il piazzale di pertinenza delle FS, adibito una volta allo scarico delle merci che viaggiavano col treno. Oggi quell'area è abbandono. Anche il casello ferroviario versa in uno stato di degrado impressionante, detriti, macerie, recinzione fatiscente, insomma non è una cosa bella da vedere.
Negli anni precedenti l'ultimo conflitto mondiale, quell'area era piena di attività; tutti i giorni arrivavano treni con le merci, le quali venivano scaricate, stipate sul piazzale e poi prelevate dai rispettivi proprietari.

C'era un andirivieni di carri agricoli, autocarri che caricavano e portavano a destinazione le merci arrivate con i treni, squadre di operai, di facchini, animavano la giornata del piazzale. Quando erano vicine le date delle fiere, Maggio e Settembre, arrivavano mandrie di animali che una volta scaricate, venivano condotte dai butteri, lungo il viale Capocci e poi sul viale Trieste, fino al campo boario per tutto il periodo della fiera. Poi rivenivano condotte di nuovo sul nostro piazzale per essere di nuovo fatte salire sui treni e ricondotte ai loro luoghi di origine. Quando era ora delle transumanze, ricordo che per giornate intere arrivavano convogli di vagoni merci, piene di armenti, inviati sulle nostre colline per i pascoli freschi.
Quei giorni erano pieni di movimento, il coro dei belati era continuo, si sentiva l'abbaiare dei cani pastori che rincorrevano le pecore indisciplinate; le urla e i fischi dei pastori per convogliare i greggi verso l'uscita del piano scaricatore . Durante l'estate (me lo ha ricordato la mia amica Maria), arrivavano attraverso la ferrovia, tanti tronchi di alberi, i quali dopo essere deposti in ordine sul piazzale, venivano scortecciati da tanti operai muniti da grosse asce, lasciando sul terreno una grande quantità di corteccia.
Si trattava delle tacchie le quali in particolar modo in quel tempo di guerra, erano gradite a una certa quantità di popolazione viterbese, che ne aveva bisogno.
Noi ragazzi cercavamo, sui suddetti tronchi, grosse larve e ci divertivamo a farle correre lungo i tronchi scortecciati. Sempre durante la guerra, con i carri merci, arrivavano dalla Sicilia, le arance per essere immesse sui nostri mercati. Mentre si effettuavano le operazioni di scarico, venivano per prime scaricate le casse di arance che avevano sofferto durante il viaggio ed erano un po' ammaccate. Erano i toccatelli e per noi ragazzi era una manna; si riempivano buste e buste di quelle arance, si portavano a casa e dai a fare spremute. Tenuto conto del periodo in cui vivevamo, era una grazia di Dio. Ricordo un giorno, vennero scaricate dal treno, alcune parti di cicogne, quei piccoli aerei da ricognizione abbattuti dalle contraeree, i quali rimasero sul piazzale parecchi giorni. Noi ragazzi scoprimmo subito, che nelle loro ali, era la benzina. Corremmo tutti a riempire fiaschi e bottiglie, divertendoci, poi, a fare dei piccoli falò, senza renderci conto che avevamo in mano delle potenziali bombe Molotov.
Una volta arrivò un treno carico di materiali bellici dismessi perché deteriorati o rotti e quindi inservibili. Con un mio amico detto Cacino, organizzammo di prelevare da un vagone, una pala d'elica di aereo in alluminio e a tarda sera, sfidando il pericolo di essere scoperti e arrestati la prendemmo furtivamente.
Quell'elica fu trasformata da Cacino, che era un valente fabbro, in tanti piccoli accendini distribuiti, poi, nel quartiere di San Leonardo.
Pensando a tutto quel movimento di cinquanta anni fa, oggi mi dà tanta tristezza vedere lo stato di abbandono di quel piano scaricatore, vedere quel cancello sempre chiuso e le erbacce che lo ricoprono
Pantaleo Spagna


Chicchi di storia viterbese
di Riccardo Manca

Il nome Viterbo deriva dal latino Vetus Urbs. Furono probabilmente gli Etruschi (X - XI Sec. a.C.) i primi ad abitare in questa zona, come testimoniano ritrovamenti di antiche costruzioni sul colle dove oggi sorge il Duomo ed il Palazzo Papale. Si trattava di un luogo fortificato che rimase isolato fino al 310 a.C. In quella data i Romani varcarono la misteriosa Selva Cimina, cioè i fitti boschi dei Monti Cimini che circondano la città e che, secondo la leggenda popolare, erano abitati da mostri orrendi e terrificanti.

Superata la foresta, i Romani dilagarono e conquistarono tutta la regione dell'Etruria meridionale. L'importanza del luogo aumentò con l'apertura della strada consolare Cassia, che ancora oggi rappresenta un'arteria importantissima per la viabilità cittadina e che congiunge Viterbo alla Capitale in direzione Sud ed a Siena in direzione Nord. Tramontata la potenza dei Romani, durante i secoli che seguirono, il piccolo borgo subì il dominio di molti popoli barbari, tra cui quello dei Longobardi, il cui gusto architettonico ha lasciato tracce indelebili, come testimoniano la chiesa di San Sisto ed il piccolo chiostro di Santa Maria Nuova. Intorno al XII secolo i piccoli villaggi sorti accanto al borgo più importante, arroccato sul colle del Duomo, iniziarono ad assumere una fisionomia cittadina, circondando il proprio territorio di una possente cinta muraria, ancora oggi perfettamente conservata. Raggiunta una certa identità, la città divenne sede vescovile nel 1192 e quindi assunse sempre più importanza all'interno dello Stato della Chiesa. Nel periodo storico che seguì, durante le contese tra i sostenitori del papato, i Guelfi ed i sostenitori dell'Imperatore, i Ghibellini, a causa della sua fedeltà alla Chiesa, Viterbo cadde, dopo un lungo assedio, sotto il dominio di Federico
II. Fu il cardinale Raniero Capocci, aiutato dall'intrepida giovinetta Rosa, futura Santa e Patrona della città, ad armare un esercito, organizzando la rivolta contro il potente sovrano.
Nella seconda metà del duecento Viterbo, che aveva mostrato con tanta tenacia la sua fedeltà alla Chiesa, diventò sede del primo Conclave, che avvenne nello splendido Palazzo Papale. E' qui che vennero nominati alcuni Pontefici famosi come Gregorio X (il Conclave più lungo della storia), Nicolò II e Martino IV.
Riccardo Manca


Ancora alberi abbattuti
di Agnese Galeotti

E alla fine la resa dei conti è venuta anche per gli alberi in Viale Raniero Capocci, di fronte all'antica porta urbana della di San Marco.
Sì! Dopo l'abbattimento degli alberi verso il palazzo "cattedrale", già ex molino Profili, sono stati inesorabilmente segati gli alberi verso le mura.
In Comune hanno deciso di allargare la strada e poco importa se le auto, i camion, i bus, transiteranno costantemente, giorno dopo giorno, ora dopo ora, a un metro da Porta San Marco e dalle Mura civiche, poco importano le continue disgreganti sollecitazioni a cui saranno sottoposti.
Importante è dare spazio alle auto, magari diminuendo lo spazio riservato ai pedoni dimezzando il marciapiedi. Magari trascurando il rifacimento del marciapiedi, che pochi metri più avanti, verso i ruderi del palazzo di Federico
II non esiste affatto. Anzi i pedoni sono costretti a camminare sullo sterro e con la carreggiata che è più alta del ciglio del marciapiedi che non c'è.
Sembra un gioco di parole, ma in gioco invece, purtroppo è la vita delle persone.
Agnese Galeotti


Fontana grande muore
di Simone Galeotti

Volevo rammentare a quelli che stanno seduti giù pel Comune di Viterbo che Fontana Grande è abbandonata a se stessa. Non getta più acqua da qualche mese, la vasca è piena di sporcizia e di escrementi di piccioni.
Una piramide, e forse non solo una, è scollegata dalla base, i partitori attaccati alla bocca dei leoni non sono più idonei alla loro funzione, infatti, almeno uno di essi lasciava cadere l'acqua, quando c'era, in maniera irregolare.

Le colonnine che sostengono i partitori e le piramidi sono consunte col pericolo di sfaldamento. Il pinnacolo sulla cima non è perpendicolare all'asse della fontana, potrebbe anche cadere!
Le luci non funzionano e la fontana è al buio più completo, sarebbe il caso di illuminarla dall'esterno con appropriati fari, evitando fili e filetti, fari e faretti all'interno delle vasche, che ne pregiudicano l'eleganza e il rispetto della struttura.
Fontana Grande, per la sua bellezza ed unicità, è stata commemorata anche dalle Poste Italiane con l'emissione di un francobollo che la ritrae.
Non meno abbandonata è la Fontana della Rocca, buia, scarsa d'acqua e sporca.
Simone Galeotti

postato da: Spvit | 12:18 |