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mercoledì, marzo 23, 2005 23 Marzo 2005 Anno XV n° 6
Un Bilancio all’insegna del “taglio” Penalizzati Viterbo e i Viterbesi di Mauro Galeotti In Consiglio comunale ho sentito il battagliero Sandro Mancinelli, consigliere comunale dei DS, che elencava ai presenti, tra cui il sindaco, i tagli che la nostra Amministrazione comunale ha effettuato sulle spese del Comune nel Bilancio del 2005. Incuriosito ho dato un’occhiata al Bilancio ed ho visto seri tagli, da parte dell’Amministrazione comunale, a spese di notevole interesse sociale e culturale. Ho potuto constatare che in Comune predicano bene e razzolano male. Altro che ancora meglio con Gabbianelli, slogan che il nostro amato sindaco ci ha propinato durante l’ultima campagna elettorale. Si è fatta tanta pubblicità perché Viterbo si distingue per i cosiddetti “grandi eventi” e poi che leggo? un bel taglio di oltre 152.000 euro alla voce di bilancio Teatri, attività culturali e servizi diversi nel settore culturale. Ma, a tal proposito, cosa aveva promesso Gabbianelli nel suo programma elettorale del 2004? “A livello locale sarà necessario stimolare e sviluppare la cultura dell’ospitalità creando ulteriori e più concrete sinergie tra operatori del settore (pubblici esercizi, hotel, alberghi, etc.), fonti di finanziamento e strutture per la formazione e l’aggiornamento dei lavoratori”. “Organizzazione di eventi nel centro storico che coinvolgano giovani artisti, progettisti, per promuovere nuove alternative artistiche e per attuare la riqualificazione urbana”. Poi, senza alcun riguardo, un altro bel taglio è stato dato alla voce manifestazioni turistiche. Una diminuzione di spesa di ben oltre la metà di quanto era stato iscritto nelle previsioni definitive dell’esercizio 2004. Parlano tanto di diffondere le bellezze della nostra terra, poi i fatti sono ben altri. Infatti, cosa aveva promesso Gabbianelli nel suo programma elettorale del 2004? “L’importanza e lo sviluppo del turismo connesso ai centri termali c’impone, utilizzando le numerose sorgenti, un potenziamento ed una riorganizzazione funzionale degli impianti già esistenti”. Un altro bel colpo di mannaia è stato inferto alla scuola e all’assistenza scolastica con un taglio di 220.000 euro. Cosa aveva promesso Gabbianelli? “Attuazione di una politica che rafforzi, in virtù del principio dell’autonomia, il rapporto tra Ente locale ed istituti scolastici, collaborando insieme per l’implemento dell’offerta formativa. Istituzione di un apposito capitolo del Bilancio Comunale, volto a finanziare i progetti presentati dagli istituti scolastici. Completamento della messa a norma degli edifici scolastici, ed attuazione di una serie di provvedimenti che possano rispondere alle necessità di ampliamento strutturale degli istituti, al fine di dotare le scuole di quegli standard necessari per essere in linea con la concezione di scuola moderna ed europea”. Va aggiunto il notevole ridimensionamento delle spese per gli asili nido, servizi per l’infanzia e per i minori, quasi 110.000 euro in meno. Diminuite anche le spese per i servizi di prevenzione e riabilitazione di oltre 155.000 euro. Insomma, i tagli per le Funzioni nel settore sociale sono di ben 1.267.500 euro, alla faccia dei cittadini e dei servizi a loro necessari. Ma cosa ha promesso Gabbianelli? “Potenziamento del Servizio Sociale Professionale attraverso il quale troverà la sua prosecuzione il rapporto privilegiato instaurato con le famiglie, il cui ruolo rappresenta l’elemento portante della nostra società. Incentrare il servizio sociale sulla famiglia, vuol dire caratterizzarlo sempre di più come “centrale d’ascolto”, confronto e sostegno per nuclei familiari in difficoltà.” E altri tagli sui cittadini sono stati praticati alle spese per l’assistenza, beneficenza pubblica e servizi diversi alla persona. Il Comune di Viterbo ha tagliato oltre 991.000 euro. Tagli sono stati fatti alla scuola materna, al settore sportivo e ricreativo, alla protezione civile. Mauro Galeotti
Il Signore delle rotonde di Simone Galeotti Oramai abbiamo tutti chiaro che nostro signore delle rotonde, nonché sindaco di Viterbo, Giancarlo Gabbianelli, ha una predilezione particolare per questo modo di trasformare gli incroci viterbesi. Da quando c’è lui seduto sulla seggiola-trono di palazzo dei Priori ce ne è stato un proliferare non comune… Sinceramente io non sentivo il bisogno di almeno un paio di queste ingombranti rotonde. Mi riferisco sia a quella piazzata all’incrocio di Via Belluno, a cento metri dalla casa del sindaco e sia a quella provvisoria di fronte al supermercato Leclerc, nella zona Poggino. In particolare in questo articolo mi voglio riferire a quest’ultima. Infatti mi pare del tutto fuori luogo una rotonda in quel punto, chiunque vi passi in queste settimane si può facilmente accorgere di quanto ci voglia, in termini di tempo, per attraversarla. Prima, per chi proveniva dalla zona Poggino, era molto agevole sorpassare il punto in cui oggi vi è la fatidica rotonda. Ora, invece, la fila che si forma per chi proviene da questa direzione arriva anche fino al cavalcavia. La rotonda non è solo inopportuna, ma anche antiestetica. Mi immagino la bella sensazione del turista che vi s’imbatte.... Sono mesi che quegli spartitraffico di plastica bianca e rossa appaiono indecorosi di fronte il Leclerc, mi sembra ora che o si ufficializzi la rotonda con la realizzazione di qualcosa di fisso, oppure si capisca, e sarebbe meglio, che la rotonda in quella posizione è inopportuna e si tolgano una volta per tutte quegli spartitraffico imbarazzanti! Ma di imbarazzanti non ci sono solo gli spartitraffico di plastica… ad imbarazzare l’automobilista e l’eventuale turista ci si mettono pure le frecce blu di ,“obbligo di direzione”. Infatti basta osservare le foto che pubblico per capire quanto queste frecce siano messe lì un po’ a casaccio… Prendendo in considerazione il senso di marcia Poggino-Via Garbini abbiamo in sequenza: una prima freccia che obbliga la svolta a destra, ma se si svolta a destra, si entra nel nuovo distributore di benzina! Sarebbe opportuno che la direzione di questa freccia puntasse verso il basso e non verso destra, in quel caso sarebbe corretta e indicherebbe l’obbligo, giusto, di “passare” a desta e non voltare! Continuando, le due frecce che seguono, sono ancora più “pazze”… una, quella di sinistra, oltre ad essere inutile indica una direzione in alto a destra che “astralmente” è forse in linea con Marte! L’altra freccia, invece, punta sempre verso il cielo, ma questa volta il pianeta indicato è probabilmente Saturno… Passiamo ora all’ultima, per fortuna!, freccia, quella che piazzata proprio sullo spartitraffico al centro della rotonda dovrebbe indicare la direzione obbligatoria verso destra, ma che immancabilmente sembra indicare, anche essa, qualche imprecisato pianeta astrale! Senza considerare, poi, che è del tutto rivolta a sinistra invece che a destra e può facilmente trarre in inganno l’automobilista che, seguendola, più che arrivare sulla Luna, potrebbe semplicemente avere un incidente frontale! Lo dico per esperienza diretta perché non più di qualche settimana fa, passando per la rotonda in questione, ho visto un automobilista che invece di seguire il senso della rotonda ha voltato, contromano, a sinistra. Probabilmente ingannato dalla freccia. Ora mi chiedo, ma possibile che nessuno si preoccupi di mettere ordine tra queste frecce? Ci vorrà la consulenza di un capo indiano? Sono settimane che indicano direzioni astrali… mi pare ora di sistemarle. E gli antiestetici spartitraffico di plastica? Togliamoli! grazie. Simone Galeotti
Col sobbalzo ti passa il singhiozzo di Agnese Galeotti Chi ha il singhiozzo e si trova a Viterbo è proprio fortunato. Infatti, la nostra città è dotata di sistemi automatici ed efficacissimi per farlo passare. Ci ha pensato con notevoli sforzi, la nostra Amministrazione comunale. Infatti, basta salire sulla propria autovettura, oddio va bene anche l’auto di un amico o di un parente, e ci si deve dirigere verso il Quartiere Ellera. Durante il tragitto non c’è nessun problema, perché il singhiozzo conserverà lo stesso ritmo cadenzato dell’inizio, perché a coadiuvare tale stato saranno le buche sulle strade di cui è orgogliosamente cosparsa Viterbo. Vi consiglio di passare da Via Zara, perché lì, grazie alla presenza dei dossi artificiali, inizia la cura. Patapumfete, ecco il primo dosso... Madonna mia! non sentirete subito l’effetto..., ma con un po’ di pazienza ecco... patapumfete un altro bel dosso, alto alto, che spacca l’auto, sì, ma che produrrà i primi effetti benefici per combattere il vostro singhiozzo. Ed ancora pochi metri e... patapumfete ancora un meraviglioso dosso tutto nero e giallo... Noterete che il singhiozzo cala il suo ritmo assillante, incontrollabile. Bene! Bene! Si va finalmente verso la soluzione del problema. Ora dirigetevi verso il Semianello, lì a due passi, la cura sta per terminare. Appena raggiunto il ponte che sovrasta il Semianello stesso, preparatevi perché tra breve sarete guariti. Infatti, d’un tratto ari patatumfete... mfete... mfete. Un enorme scalino colpisce inesorabilmente le gomme della vostra autovettura che, sì, si potrebbero anche spaccare, ma certamente il duro colpo consentirà la vostra guarigione. Sì! il singhiozzo sparirà. Agnese Galeotti
Armiamoci e... partite di Claudio Santella Il C.E.V. ha distribuito a destra ed a manca un volantino con il quale dà risonanza alla campagna per la raccolta differenziata dei rifiuti solidi urbani, affermando di voler migliorare la qualità della vita nella nostra città. Si legge, in questo volantino che l’Amministrazione comunale ed il C.E.V. sono lieti di informare il cittadino che è in atto la riqualificazione del servizio di raccolta differenziata dei rifiuti solidi urbani. L’obiettivo immediato di questa iniziativa è il raggiungimento del 15% di raccolta differenziata dei rifiuti, che, grazie ad accordi con consorzi nazionali per il recupero delle parti riciclabili dei rifiuti stessi, verrà destinato ad aziende specializzate che li recupereranno e li riutilizzeranno come materie prime, rappresentando di fatto una risorsa utile per il miglioramento dei servizi pubblici. Si danno nello stesso volantino disposizioni per la raccolta differenziata, si distribuiscono consigli, si esorta a conservare il volantino stesso e di utilizzarlo in caso di dubbi ed incertezze. Di fatto, però, c’è soltanto una cosa: che il 15% dei rifiuti viene lasciato in loco dagli addetti alla raccolta degli stessi. Forse non sono quelli destinati alle ditte specializzate, forse sono quelli che nessuno vuole e che non recano utilità a nessuno, né a ditte, né ad amministrazioni, né ad amministratori, né, tantomeno, ai cittadini, Anzi a questi ultimi recano soltanto nocumento, e speriamo che il danno si fermi lì. Non mi credete? Provate ad osservare i vari secchioni adibiti alla raccolta dei rifiuti solidi urbani, essi sono stracolmi perché pochi, distribuiti male e posizionati ancor peggio. In alcune zone della città, poi, la raccolta non viene effettuata nemmeno tutti i giorni con le conseguenze che ognuno può immaginare. A noi cittadini basterebbe che la raccolta dei rifiuti venisse effettuata senza tante chiacchiere e sproloqui. Nell’effettuare il servizio, infatti, come se non bastasse, gli addetti si guardano dal raccogliere per bene ciò che dai cassonetti è traboccato, una raccolta sommaria e via, chi s’è visto s’è visto. Gli addetti al controllo non si sa nemmeno chi siano. Cattivo odore dappertutto, cattivo odore che il cittadino deve sopportare anche da vicino, perché molti contenitori sono posti a ridosso delle fermate degli autobus. Espressione di un sudiciume diretto e riflesso. Cani e gatti che banchettano indisturbati. Ragazzi che invitati da tale esempio sporcano dappertutto nella convinzione che ciò sia non solo lecito, ma anche giusto: lo fanno anche mamma e papà, lo fanno tutti, nessuno dice niente, si può fare. Noi non abbiamo, purtroppo, un arcivescovo come quello di Hong Kong, anche se l’espressione va intesa, ovviamente, in senso figurato, e quindi non solo dobbiamo sopportare questo ed altro, ma dobbiamo imparare a credere che ciò sia giusto. Coraggio, miei cari lettori, “Armiamoci e partite” è il titolo di queste poche osservazioni, ma la fine è “e quando tornerete saremo vincitori”. Claudio Santella
Ma che faccia tosta di Bruno Matteacci Hanno proprio la faccia tosta, hanno la memoria corta..., hanno il modo di fare come quello di un povero , ma molto povero di mente! Passa il tempo e tutto va nel dimenticatoio: amicizia promesse, impegni, conoscenze. Passate le elezioni, se incontri i personaggi che oggi sono alla ribalta della campagna elettorale, questi non si degnano nemmeno di guardarti. Oggi distribuiscono: sorrisi, strette di mano, pacche sulla spalla, ammiccamenti. A volte, si lasciano sfuggire la frase “che per il tuo futuro ... ci pensano loro”. Non è che mi sono sognato questi giudizi, basta leggere i manifesti dove si possono trovare frasi come queste: “Una nuova politica per la Tuscia”...dopo cinquant’anni ancora parlano di nuovo; “Alla Regione per risolvere i problemi”... di chi? Oppure: “Per continuare insieme”...ma quando mai abbiamo cominciato insieme? Ancora: “Niente più tiket e meno liste di attesa”,... ma quando eravate al potere che cosa avete fatto? Poi: “Per continuare il lavoro insieme”...arifacce, ma quando abbiamo cominciato insieme? Leggi ancora: “Impegno, non promesse”... se tanto mi da tanto, basta vedere quello che stanno facendo a Viterbo. La grande scoperta l’ha fatta chi ha scritto: “Uniti si vince”..., ma chi sono gli altri? Poi: “La Tuscia è tua affidala a chi la ama”... non mi fido, l’amo troppo! Poi questa: “Il tuo Presidente”...quello che avevo è stato grande amico, ma mai mio, sul fatto di cambiare...,sono d’accordo! “Risveglia la Tuscia”...quando si è addormentata? Chi era al potere cosa ha fatto per tenerla... sveglia? Poi questa: “Esperienza e passione”... per quanto concerne “l’esperienza” lo condivido, ma per la “passione” riserviamola per una bella donna e non per la “politica”, che è subdola e alla portata di tutti! Appresso: “Uniti per vincere”...era meglio per “amministrare”! Senti, senti: “una Provincia in cammino verso una nuova frontiera della pace, del lavoro e dei diritti”...; ho capito solo che è per la “nuova frontiera”..., quella che ha cambiato. Ancora: “Il tuo consenso per lavorare insieme allo sviluppo della nostra terra...”,sarebbe stato meglio “per”. “Facciamo ripartire l’Italia”...sono d’accordo, ma senza “l’arroganza nazionale”. Poi questa dice tutto: “per le famiglie, per il lavoro, per le attività”..., è arrivato il mago Zurlì. Leggi questa: “Uniti nell’ulivo”... sarebbe stato meglio...”nell’oliveto” visto che il frutto è rimasto sulla pianta. Anche questa non è da meno: “impegno, serietà, competenza”... sull’impegno e serietà ci credo. L’ultima Mazz..ata è; “Completamento aeroporto civile, raddoppio Cassia ad Aurelia...” e, udite udite: “ferrovia Roma Viterbo”. Cara Elettrice, caro Elettore, come scrissi sul precedente numero, non dirò: “Vota Tizio e non votare Caio”. Medita, medita, importante che tu vada a votare, non andare al mare, non restare a casa, vota con coscienza con l’augurio di poter trovare qualcuno che rinunci ai milioni di indennità, e che si limiti a percepire solo tanto quanto potrebbe guadagnare con il suo onesto lavoro e mantenere, decorosamente, la propria famiglia senza fare ville e quant’altro in barba di chi gli ha dato il voto. E’ pur vero che esiste la legge che regola le indennità di carica, ma è una legge che fa ricordare: “Quando la mamma chiama a tavola, tutti sono d’accordo sul programma”. E’ altrettanto vero che esiste anche la facoltà di rinunciare alle indennità come, del resto, faceva qualche vecchio amministratore del passato. Altri tempi... da rimpiangere e non dimenticare! Bruno Matteacci
Qua... e la’... di Periscopio Le paline poste alle fermate degli autobus servono per indicare all’utente, ed all’autista, il luogo preciso dove è posta la fermata dell’autobus stesso. Sulle medesime è indicato anche il numero della corsa che passa in quel posto e sul traliccio della paline v’è posto un cartello, scritto a caratteri piccolissimi e spesso illeggibili, dove sono riportati gli orari delle varie corse. Sulla parte posta in alto delle paline, quella a bandiera, regna incontrastata questa o quella pubblicità. Ci chiediamo: Non sarebbe meglio che su quella parte venissero indicate, oltre al numero della linea, anche le varie fermate che la compongono, a caratteri indelebili e ben visibili, con il carattere della fermata in loco di colore diverso; il verso della corsa indicato con una freccia, per modo che qualsiasi utente, anche quello anziano, anche quello con una vista non più d’aquila, possa sapere senza difficoltà quale sarà l’autobus che passerà da quelle parti? A Roma, ed in molte altre città, viene fatto, perché non imitare? Gli utenti ringraziano.
I parcheggi a pagamento regnano per tutto il territorio comunale. Sovrani assoluti. In barba alla norma del Codice della strada che prevede nelle immediate vicinanze di un’area adibita a parcheggio a pagamento un’altra area, adibita a parcheggio libero e di superficie superiore, l’Amministrazione comunale ha pensato bene di sottoporre a balzello tutte le aree destinate al parcheggio nella nostra città. Quelle che non sono a pagamento sono destinate ai residenti nel centro storico, che magari durante la giornata prendono la loro macchina per andare a lavorare in periferia. Qualche spazio destinato al libero parcheggio in realtà si trova, ma le immediate vicinanze e la superficie superiore vanno a farsi benedire. Forse che l’Amministrazione comunale, dipingendo di blu tutte le aree destinate al parcheggio spera di acquisire fama e risonanza pari alla canzone “Nel blu dipinto di blu” del compianto Domenico Modugno? Una riconsiderazione del problema non sarebbe da disprezzare. I marciapiedi, tanto per rimanere nel tema, vengono costruiti per dar modo ai cittadini che si spostano a piedi per la città, di camminare su spazi ad essi riservati al riparo dalle insidie del traffico. Tale iniziativa, non solo utile ed encomiabile, ma anche necessaria, è addirittura tutelata dal Codice della strada che fa divieto alle varie autovetture e mezzi motorizzati, di sostare sui marciapiedi stessi. Ebbene, a Viterbo non è così. Ognuno può parcheggiare sul marciapiede che vuole, il rispetto delle norme del Codice è lasciato alla buona educazione ed senso del sociale del singolo cittadino. V’è di più: l’Amministrazione comunale ha assoldato alcune unità di personale, le ha vestite da vigili urbani, ha conferito loro la relativa autorità, ha assegnato il compito di elevare contravvenzione a tutte le macchine che, sostando nei relativi spazi a pagamento, hanno superato, anche di poco, l’orario stabilito, e le ha sparpagliate per tutta la città. Ora provate a rivolgervi a queste unità di personale ed a far notare loro che questa o quella macchina vi impedisce di passare su questo o quel marciapiede; vi sentirete rispondere che non è loro compito provvedere alla tutela della vostra richiesta; loro sono ausiliari del traffico, dovete rivolgervi altrove. In buona sostanza non solo non faranno niente, ma avalleranno con il loro comportamento il sopruso di chi parcheggia in modo vietato. Ed i nostri figli guardano. Sempre per rimanere nel tema, un signore vissuto qualche secolo fa, Tommaso Hobbes, diceva che è diritto ciò che viene comandato. Un altro signore, vissuto ancor prima, molto prima, di nome Trasimaco, definiva il giusto come l’utile del più forte. I nomi di questi signori sono affidati alla mia memoria, che spesso mi trae in inganno. Non me ne abbiate, anzi scusatemi per l’eventuale errore. Il concetto però è valido, tanto valido che un altro signore, più vicino a noi nel tempo, Pasquale Stanislao Mancini, spostò il concetto nel campo del diritto amministrativo ed a proposito della mancata protezione di questi interessi del cittadino, ebbe ad affermare: “…sia pure che l’autorità amministrativa abbia fallito alla sua missione,…sia pure che questo cittadino è stato di conseguenza ferito, e forse gravemente, nei propri interessi… che cosa ha sofferto…semplicemente una lesione degli interessi. Ebbene che vi si rassegni”. Ma di questo abbiamo già detto. Periscopio postato da: Spvit | 10:39 | Uovo = Pasqua di Francesca Bruti Sono pochissime le persone a cui non piace il cioccolato; e tutti ci aspettiamo di poterne mangiare un po’ durante le feste pasquali. In tutto il mondo, l’uovo è uno dei simboli della Pasqua ed è confezionato in materiali e colori diversi. Ma quanti di noi conoscono l’origine di questa usanza? Se quelle di cioccolato o di cartapesta hanno un’origine recente, le uova vere, colorate e decorate, hanno una storia antichissima, che affonda le sue radici nella tradizione pagana. Simbolo della vita che nasce, l’uovo cosmico è all’origine del mondo: al suo interno avrebbe contenuto il germe degli esseri. Infatti, al tempo del paganesimo in alcune credenze, il Cielo e la Terra erano ritenuti due metà dello stesso uovo, e le uova erano il simbolo del ritorno della vita. Presso i Greci, i Cinesi e i Persiani, l’uovo era anche il dono che veniva scambiato in occasione delle feste primaverili, quale simbolo della fertilità. L’uovo era visto anche come magia, a causa dell’inspiegabile nascita di un essere vivente da un oggetto così particolare. Le uova venivano pertanto considerate oggetti dai poteri speciali, ed erano interrate sotto le fondamenta degli edifici per tenere lontano il male; erano portate in grembo dalle donne in stato interessante, per scoprire il sesso del nascituro, e le spose vi passavano sopra prima di entrare nella loro nuova casa. Gli antichi Romani usavano seppellire un uovo dipinto di rosso nei loro campi, per propiziarsi un buon raccolto. Anche con l’avvento del Cristianesimo, l’uovo viene usato quale dono augurale, come simbolo di rinascita, ma questa volta non della natura bensì dell’uomo stesso, della Resurrezione di Cristo: il guscio è la tomba dalla quale Cristo uscì vivo. Le uova decorate possono essere colorate sode oppure vuote; per dipingerle, si possono usare coloranti sintetici o naturali, secondo diverse tecniche di colorazione. Nell’antichità, i colori brillanti dovevano rappresentare la luce del sole; mentre il colore rosso era simbolo del sangue di Cristo. Le uova di cioccolata appartengono ad una tradizione recente e sono nate dalla fantasia di alcuni pasticcieri, per rendere più goloso lo scambio di questo oggetto-simbolo pasquale tra le persone. Ma le uova più famose furono quelle di un maestro orafo, Peter Carl Fabergé, che nel 1883 ricevette dallo zar Alessandro la commissione per la creazione di un dono speciale per la zarina Maria. L’orafo compose un uovo di platino smaltato bianco, che si apriva per rivelare un uovo d’oro, che a sua volta conteneva un piccolo pulcino d’oro ed una miniatura della corona imperiale. Gli zar ne furono così entusiasti che ordinarono a Fabergé di preparare tutta una serie di uova da donare ogni anno. Perché la Pasqua non cade mai lo stesso giorno? Anche per calcolare il giorno della festività pasquale si deve ricorrere a tradizioni antiche. Infatti, si festeggia nel giorno in cui si compie il passaggio dalla stagione del riposo dei campi a quella della nuova semina, e quindi della nuova vita per la natura; ovvero nella prima domenica successiva al plenilunio che segue l’equinozio di primavera. L’unica cosa certa è che si celebra una domenica compresa tra il 22 marzo e il 25 aprile. Per il calcolo di questa festa, solo nel 325 d.C. con il Concilio di Nicea, si stabilirono dei criteri fondati sulle Sacre Scritture, in modo da promuovere l’unità tra le varie chiese e un’unica osservanza della Pasqua. Così, la Pasqua Cristiana coincide con l’inizio dei festeggiamenti della Pasqua Ebraica che dura per 8 giorni. Buona Pasqua a tutti. Francesca Bruti
E’ PASQUA, UNA RIFLESSIONE! Signore, tu che conosci e scruti fino in fondo il cuore di ogni persona; ti affido le pene e le sofferenze, le paure, l’ansia, la fede, la speranza, la carità di ognuno di noi. Tu che per primo hai portato la Croce, fa’ che anche noi; con coraggio, umiltà, amore, rassegnazione possiamo seguirti. Fa’ che, con amore, noi si accetti sempre la tua volontà, anche nei momenti più bui, difficili e dolorosi della nostra esistenza. Fa’ che lo Spirito Santo, le preghiere, il silenzio, l’ascolto della tua parola siano sempre il nostro bastone, sui cui appoggiarsi, per camminare in questa valle di lacrime. L’amore vero, che passa attraverso la Croce, non è solo sentimento, ma attenzione, rispetto, donazione, comprensione, responsabilità a fiducia per il mondo intero. Grazie o Dio per le tue premure e affetto che hai sempre per tutti noi, per gli ammalati, gli anziani, le persone sole, per i piccoli, per tutti i nostri cari defunti e per le anime più scordate. Tu ci ami per quello che siamo: peccatori con tanti difetti e limiti. Infinita è la tua misericordia e il perdono. Con Maria, la Mamma celeste di tutti, non ci abbandonare mai e guidaci, per mano, per la strada che ci condurrà a te. Br
Sondaggi elettorali in rete di Fabio Ceccarini Chi è avanti nei sondaggi? Ogni giorno siamo praticamente investiti dall’ennesimo sondaggio sulle prossime elezioni regionali e le società specializzate fanno praticamente a gara nel fornire lo stato di salute - elettorale, s’intende - di questa o quella lista, di questo o quel candidato. Per i cybernauti che vogliono essere informati sull’ultimo sorpasso nelle intenzioni di voto, poiché è di questo che si tratta, diamo allora qualche indirizzo di sito da andarsi a visitare. Iniziamo con quelli istituzionali. La Presidenza del Consiglio dei Ministri, da un po’ di tempo ha aperto un suo spazio web all’indirizzo: www.sondaggipoliticoelettorali.it (anche se digitate www.sondaggielettorali.it è lo stesso). Il sito, che raccoglie tutti i sondaggi commissionati ai sensi della Legge 22 febbraio 2000, n. 28, è curato dal Dipartimento per l’Informazione e l’Editoria. I sondaggi sono ordinati cronologicamente cominciando dai più recenti. Per ciascuno di questi è sempre riportato il committente (testate giornalistiche o formazioni politiche) e l’autore della ricerca, le varie società demoscopiche. Sul sito www.regionali05.it, sito indipendente di Giovanni Vago, trentaseienne imprenditore laureato in statistica negli U.S.A., è possibile invece conoscere tutte le ultime novità sulla prossima competizione elettorale che vedrà il rinnovo di 14 consigli regionali, tutti tranne quelli delle regioni a statuto speciale e del Molise. Attraverso una cartina interattiva dell’Italia, si può accedere ai sondaggi relativi a ciascuna regione, semplicemente cliccandoci sopra. Inoltre, con un effetto visivo immediato, è possibile farsi un’idea complessiva delle tendenze di voto. Con il colore rosso, sono segnalate le regioni che quasi sicuramente saranno conquistate dalla coalizione di Centro-sinistra. Con il colore azzurro, quelle appannaggio del Centro-destra. Le incerte, per il momento soltanto l’Abruzzo, sono evidenziate in giallo. Con il colore rosa quelle tendenti verso il Centro-sinistra. Infine, con il colore celeste, quelle tendenti verso il Centro-destra. Sull’immancabile pagina dedicata al Chi sono, l’autore ci tiene a precisare la sua fede liberale, ma pure che questo è un servizio offerto “con l’idea di essere uno strumento utile per chiunque voglia avere sotto mano tutti i sondaggi sulle elezioni regionali del 3/4 Aprile 2005”. Naturalmente, dice lui, con chiaro spirito super partes. Se pensate il contrario, fateglielo notare, parole sue. Ma forse, l’unico sondaggio che conta davvero è che la gente non segue con interesse queste regionali. Infatti, da un sondaggio (e da cosa se no?) pubblicato da Demos Euriskos (http://brunik.altervista.org/20050317083853.html), gli Italiani che seguono la competizione elettorale sarebbero meno di 1 su 5. Pochini. Che sia colpa dei sondaggi? Fabio Ceccarini
Fontana di piazza della Rocca di Riccardo Manca La fontana della Rocca, è situata nella piazza omonima e viene alimentata dalla sorgente del Respoglio. L’acqua giunge tramite tubazioni in terracotta con alcuni tratti in ferro; lungo il corso del condotto esistono pozzetti di divisione in pietra. Nel 1449, i Priori ed il Consiglio decisero di restaurare la suddetta fonte. In quell’occasione, fu aggiunta una vasca lunga sette piedi, sormontata da un arco. L’acqua sgorgava da due bocchettoni a testa leonina sopra i quali erano scolpiti altrettanti stemmi. L’incarico del lavoro fu affidato a mastro Niccolò Stroncaporri. Successivamente si optò per la realizzazione di una fontana più bella e grandiosa che sostituisse quella antica. L’esecuzione venne affidata allo scalpellino viterbese Paolo Cenni, il cui progetto non fu apprezzato dai cittadini. Si ricorse quindi a Tommaso Ghinucci da Siena ed in seguito a Raffaele da Morlupo. Neanche questi disegni piacevano ai Viterbesi, per diretto interessamento del Cardinale Alessandro Farnese, fu chiesto nuovamente al Cenni di presentare la sua opera. Il blocco di peperino, utilizzato per la coppa maggiore, fu estratto dalla cava delle Pietrare. In seguito i lavori vennero di nuovo interrotti, poiché i Viterbesi non erano ancora pienamente soddisfatti. Quando le Autorità interpellarono Raffaele da Morlupo ed Ippolito Scalza, entrambi gli artisti rifiutarono. Nel 1575, l’incarico di progettare la fontana fu assegnato a Giacomo Barozzi detto il Vignola, all’epoca occupato nella costruzione del Palazzo Farnese a Caprarola. L’esecuzione del modello fu affidata a Paolo Cenni, ma la fontana risultò pericolante ed il Cenni non venne neanche pagato. Il progetto del Vignola fu ripreso nel 1576, sotto la giuda dell’architetto Malanca. Vennero riutilizzate alcune parti dell’esemplare precedente e furono consolidate le fondazioni ad opera dello scalpellino Antonio Di Pietro di Viterbo, il quale si avvalse della collaborazione dei figli Cesare e Diomede. Nei primi anni del Novecento, molte carrozze del servizio pubblico stazionavano nelle vicinanze della fontana. Quest’ultima, gravemente danneggiata il 17 Gennaio 1944, nel corso della Seconda Guerra Mondiale, venne restaurata nell’Aprile 1948. Riccardo Manca
NOI POVERI PENDOLARI di Francesca Bruti Il rapporto tra i viaggiatori viterbesi e le amministrazioni comunale e regionale sembra essere una storia infinita. Nella mattina di sabato 19 Marzo, nella sala del cinema Trieste, si è tenuta l’assemblea del Mosp (Movimento spontaneo dei pendolari viterbesi), per cercare di fare chiarezza sulla situazione sempre più precaria delle corse ferroviarie, che collegano l’Alto Lazio con la capitale. Non è che si sia risolto un granché! E’ vero che è stato accettato il treno veloce Viterbo-Roma Tiburtina via Montefiascone e Orte; ma si tratta di un passo avanti relativo, tanto da essere stato definito un “contentino”. Ciò che interessa veramente i pendolari è il potenziamento della corsa rapida Porta Fiorentina-Bracciano-Roma Ostiense. Attualmente, è disponibile solo un treno rapido in andata e ritorno; se ne richiedono almeno tre. Inoltre si punta il dito sul rispetto degli orari, sulla mancanza di pulizia sui treni e la scarsa reperibilità dei biglietti, dato che una stazione è chiusa nei giorni festivi e prefestivi (Porta Fiorentina), l’altra non ha proprio la biglietteria aperta (P. Romana)! Peccato che all’assemblea di sabato non ci fosse molta gente; forse, anche i pendolari stanno perdendo la speranza di avere delle risposte concrete. Allora, aspettiamo il periodo post-elezioni, con la speranza che qualcosa finalmente cambi. Francesca Bruti
Il ricordo della Palanzana di Pantaleo Spagna Facendo seguito alla pubblicazione della poesia di un nostro concittadino emigrato in Germania una quarantina di anni fa, un tramonto a Viterbo, mi ha colpito il testo di un’altra sua fatica poetica che trascrivo: Il ricordo della Palanzana, di Gerardo Tonnicchi: Ripensando al tempo tramontato / e tornando indietro con la fantasia / mi rivedo a Viterbo dove ci sono nato / che per trent’anni e più fu casa mia. / Da quando all’estero sono emigrato/ mi assilla una piccola nostalgia, / quaranta sono gli anni che lo lasciato / ma nel mio cuore , c’é la fotografia. / Mi rivedo gironzolar sul Montepizzo / dove scorre il fosso del bersaglio / poi risalire in cima al precipizio / con tanta cautela, senza fare uno sbaglio. / Arranco fra le coppole delle vignete / passando dove so l’orte del villano, / tra le ginestre siepe e castagnete / arrivo dove nasce l’acqua e c’é pantano. / Dalle pendici arrampico il bel monte / fino a quella cima da me desiderata, / con la gioia nel cuore e il sole in fronte / veder Viterbo, la sua spianata. / Su nella vetta dove c’è il cratere / con la croce verso la marina, / è una rara bellezza, e con piacere / vedere la natura che cammina. / Rivedo il paesaggio che mi sta intorno / e la primavera che ginestra natura,/ non si trova sito in questo mondo / come la Palanzana, fior di natura. / Vedo San Martino Vetralla con la Cura / il Bulicame che ogni male cura / l’aria che si respira è quella nostrana. / Il Bagnaccio, la Zepponame, Montefiascone, / Fastello, Bolsena, Marta, Capodimonte, / sotto li Cimini si trova Ronciglione / Canapina, Vignanello, Bagnaia sotto il monte. / La Cipollata, Pappagallo, Toscanella, / Le Pietrare, Petregnano, e Tre Croce, / Montarone, Precojo, e Cacciabella, /il Pagliano, dove l’acqua bolle e cuoce. / Queste luochi che mi sono tanto care / le tengo nel ricordo e nella fantasia, / le tengo dentro il petto vicino al cuore / e mi si calma, la piccola nostalgia. / La lontananza fa grande amore / e fa amare il paese di esso nativo, / della Palanzana tengo un fiore / è il ricordo, che io desio. In questo lavoro, Gerardo esprime tutto il suo amore e la nostalgia per la sua Viterbo. Pantaleo Spagna
Centro Sociale Pilastro “Cittadella della Socialità” di Pantaleo Spagna Sono stati presentati venerdì 4 febbraio, nel corso di una affollata conferenza stampa, il programma delle iniziative previste per il 2005 e la “Cittadella della Socialità”, ovvero una proposta di sistemazione del Centro Sociale Pilastro come potrebbe concretizzarsi dopo il previsto ampliamento dell’attuale sede. Una proposta quest’ultima che nei propositi del Presidente del Centro Sociale Pilastro Luciano Barozzi, doveva essere un contributo di idee sul futuro della struttura , che nei fatti è stata da tutti apprezzata e applaudita tant’è che l’assessore Fosca Tasciotti , presente alla Conferenza in rappresentanza dell’Amm.ne Comunale, ha definito la “Cittadella della Socialità” un progetto esecutivo pronto ad essere attuato, un vero modello di accoglienza per la terza età. Con il previsto accorpamento di altri locali il Centro Sociale Pilastro diverrebbe una struttura unica nel suo genere, una vera “Cittadella della Socialità” con una sede ampia ubicata centralmente nel quartiere di riferimento e facilmente raggiungibile dal resto della città, circondata da uno spazioso giardino attrezzato e alberato fornito anche di campo da bocce, con ulteriori sevizi quali biblioteca, videoteca, sala per il tempo libero, segreteria o stanza per assistente sociale, sala teatro da usarsi anche come mini-sala congressi. L’ampliamento del Centro Sociale Pilastro permetterebbe di soddisfare in forma ottimale le crescenti esigenze degli utenti che stanno raggiungendo il ragguardevole numero di 600 iscritti, soprattutto permetterebbe di superare i forti disagi quotidianamente subiti dall’utenza, l’80% appartenente alla terza età, per carenza di spazi , barriere architettoniche, scale interne e mancanza di servizi igienici al piano superiore. Un sogno che al Centro Sociale “Pilastro” tutti auspicano si concretizzi quanto prima, ovviamente, come più volte ribadito dal Presidente L. Barozzi, dopo aver trovato una sistemazione ancor più consona e ideale di quella attuale per il Progetto Giovani nei cui locali il Centro Sociale si dovrebbe trasferire. Pantaleo Spagna
MAMMA! Sei stata veramente mamma, totalmente mamma, meravigliosamente mamma. O Mamma, dal cielo tu continui ad essere mamma di Gesù, con tutte le mamme corri davanti ai miei passi per illuminarmi la strada con la luce di Dio: Aspettami, mamma, perché quando arriverà il mio giorno, prima chiamerò: “Mamma” e poi con te correrò tra le braccia di Gesù. Mamma, grazie di avermi dato la vita, tu per prima mi hai parlato di Dio, mi hai insegnato a soffrire con dignità, con coraggio, con serenità e con abbandono fiducioso ad accettare la volontà del Padre. “Chi vive nel cuore di chi resta, non muore!” La speranza ha un nome: “Gesù”. La gioia ha un volto: “Maria”. Non finirò mai di ringraziare il Signore per avermi dato la capacità di amare, la gioia di essere e la forza di lottare ogni giorno. Br postato da: Spvit | 10:38 | giovedì, marzo 10, 2005 Il mercatino dell'antiquariato-artigianato E' a VITORCHIANO,
L'unico ad aver pubblicamente affrontato il problema, almeno in parte, è stato il consigliere comunale dei DS, Sandro Mancinelli. Avevo, infatti, denunciato che alcuni dossi lungo Via santa Maria della Grotticella sono stati installati su un tratto stradale di pertinenza della Provincia di Viterbo, ossia sulla vecchia Strada provinciale Sammartinese. Mancinelli ha tirato fuori il problema in Consiglio comunale. Mancinelli ha sollecitato la Provincia a far eseguire al Comune la rimozione dei dossi fuori legge sulla strada provinciale. Questo il testo della lettera inviata dalla Provincia al Comune, lo traggo dal quotidiano on line www.Tusciaweb.it: ''Rilevata l'assenza del presupposto giuridico all'istallazione di rallentatori di velocità su una strada provinciale e la pericolosità che da questa può derivare, anche rispetto alle eventualità future, si invita a rimuovere le opere arbitrariamente collocate, entro e non oltre 8 giorni dalla notifica della presente nota. A questo punto dottor Carlo Alfiero, Prefetto di Viterbo, Le chiedo di intervenire, affinché sia rispettato da parte dell'Amministrazione comunale di Viterbo, nella persona del sindaco, quanto disposto dall'articolo 179 e dalla direttiva ministeriale del 2000. Le chiedo ciò perché Lei è l'unico che ''vigila sulle Autorità amministrative operanti nella Provincia e che vi si sostituisce, in caso di urgente necessità, adottando le misure del caso''. E qui, caro Prefetto, urgenza c'è, perché non solo non sono stati tolti i dossi abusivi sulla Strada provinciale Sammartinese! Non solo non sono stati tolti i dossi abusivi sulle strade comunali e delle frazioni! Addirittura, in assoluta ''assenza di presupposto giuridico'', l'Amministrazione comunale di Viterbo continua ad installare dossi artificiali a suo piacere! Di nuovo: bando, pubblicazione del bando, termine per dare l'intento a partecipare, termine per le offerte, nomina della commissione per valutare le offerte, alla fine viene prescelta una determinata offerta, gli altri impugnano, Tar, sospensiva del Tar, ricorso al Consiglio di Stato contro la sospensiva, sentenza di merito, ricorso al Consiglio di Stato contro la sentenza di merito. Conclusione: la Fenice di Venezia che poteva essere realizzata in un anno ce ne ha messi dodici. E' stata aperta l'anno scorso. Cioè abbiamo prodotto un risultato pessimo dal punto di vista dell'efficacia, dell'efficienza dell'azione amministrativa. Per costruire un teatro che tecnicamente richiede neanche un anno, ma diciamo un anno, ce ne sono voluti dodici. Quando a Parigi, al Louvre, hanno fatto le piramidi, che sono una delle opere più straordinarie di tutti i tempi, nel giro di due anni. E allora, vede signor Floris, che qualcosa non torna. Prima di entrare nella cabina elettorale cerca di ricordarti quanto abbiamo scritto su questo quindicinale, nell'interesse della collettività, e quanto poco è stato recepito. Sia ben chiaro quello che abbiamo segnalato, non è stato recepito solo perché siamo noi, che non stiamo col regime, a segnalare il problema. E' solo un fatto di bassa politica, di scarso senso di responsabilità di chi dovrebbe recepire e mettere in atto certe soluzioni, che altrimenti peserebbero sulle spalle della collettività. Comunque non sarò certo io a dire: vota tizio e non votare caio, ma sii tu a scegliere, con coscienza, sulla base di quello che vedi ciò che stanno facendo alla tua, alla nostra Città. Superata la foresta, i Romani dilagarono e conquistarono tutta la regione dell'Etruria meridionale. L'importanza del luogo aumentò con l'apertura della strada consolare Cassia, che ancora oggi rappresenta un'arteria importantissima per la viabilità cittadina e che congiunge Viterbo alla Capitale in direzione Sud ed a Siena in direzione Nord. Tramontata la potenza dei Romani, durante i secoli che seguirono, il piccolo borgo subì il dominio di molti popoli barbari, tra cui quello dei Longobardi, il cui gusto architettonico ha lasciato tracce indelebili, come testimoniano la chiesa di San Sisto ed il piccolo chiostro di Santa Maria Nuova. Intorno al XII secolo i piccoli villaggi sorti accanto al borgo più importante, arroccato sul colle del Duomo, iniziarono ad assumere una fisionomia cittadina, circondando il proprio territorio di una possente cinta muraria, ancora oggi perfettamente conservata. Raggiunta una certa identità, la città divenne sede vescovile nel 1192 e quindi assunse sempre più importanza all'interno dello Stato della Chiesa. Nel periodo storico che seguì, durante le contese tra i sostenitori del papato, i Guelfi ed i sostenitori dell'Imperatore, i Ghibellini, a causa della sua fedeltà alla Chiesa, Viterbo cadde, dopo un lungo assedio, sotto il dominio di Federico postato da: Spvit | 12:18 | |