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mercoledì, febbraio 23, 2005 Il mercatino dell’antiquariato-artigianato “Sotto il campanile” E’ a VITORCHIANO, Domenica 27 Febbraio 2005 e ogni “quarta” domenica del mese per informazioni: 3393337869 23 Febbraio 2005 Anno XV n° 4 Finalmente AN non è solo di Gabbianelli & C. Bravo Michele! di Mauro Galeotti Sto guardando con molta attenzione le vicende di Alleanza Nazionale viterbese. Il Partito, fino a qualche giorno fa, del sindaco di Viterbo, Giancarlo Gabbianelli, poi ho scoperto che è pure di Michele Bonatesta, senatore della Repubblica italiana. Sì l'ho scoperto perché mi pareva che in quel Partito l'uomo che muoveva tutti i fili, fosse solamente Giancarlo Gabbianelli. Mi pareva che li muovesse tirandone vari. Uno attaccato a Marcello Meroi, uno attaccato al delfino Mauro Rotelli e, infine, uno solamente, perché basta per tutti e due, a Marco Bracaglia e ad Antonio Fracassini. E li ha tirati spesso per portare a termine i suoi discutibili e discussi progetti. Un sindaco, Gabbianelli, abituato a fare il Padrone del Palazzo. Abituato ad usare il Comune come fosse casa sua. Espressione, quest'ultima non mia, infatti gli fu ben appioppata, tempo fa, dall'onorevole Rodolfo Gigli. E il guerriero della luce, come ama definirsi Gabbianelli, era abituato, durante lo svolgimento del suo primo mandato, a comandare. Ad essere ubbidito, altrimenti.... Ad avere la gestione dei sudditi tanto da creare in Comune il Periodo della paura. - Ma poi se lo sa Gabbianelli... - Sì! ma che non lo sappia Gabbianelli... - Eh, ma Gabbianelli non vuole... e così via. E credevo che a determinare ogni cosa in Alleanza Nazionale viterbese fosse il ben pettinato, con tanto di ondine ben phonate, Giancarlo Gabbianelli. Insomma, credevo che dentro AN locale, quello che affermava e voleva il signore del semianello, il guerriero della luce, si doveva eseguire. Senza discutere. Senza ripensamenti. Senza esprimere giudizi. Invece, in questi ultimi giorni ho visto, ho vissuto, ho goduto in AN momenti di... libertà. Sì! il senatore Michele Bonatesta ha tirato fuori le palle, oddio non che non le avesse prima, è un maschio!, ma stavolta ha messo dei paletti dissuasori a Gabbianelli, vista la predilezione di quest'ultimo verso questi strumenti repressivi. Ha fatto vedere alla Società d’Azione Gabbianelli & C. affiliata all'altra Società Armando Balducci & C., che il Partito non è solo appannaggio di una persona che si vanta pure di avere un caratteraccio, ma che è un insieme di individui, che dopo le linee programmatiche esposte dieci anni fa a Fiuggi, da Fini, ha all'interno gente che dialoga. Che discute. Che propone. Che lavora seriamente senza dover obbligatoriamente obbedire, come accadeva nel Ventennio. E Bonatesta non ha obbedito alle pressioni. Ha agito per il bene di Alleanza Nazionale, con strategie che ha pure spiegato pubblicamente. Ma niente, quando la ruota non gira come il Padrone del Palazzo vuole, questo non ci sta. “Bonatesta, come si è permesso di mettere in lista al posto di Paolo Bianchini, il presidente provinciale di Azione Giovani, Riccardo Cuccodoro?”. Ossia secondo la minoranza di AN, rappresentata da Gabbianelli-Meroi-Lega, il loro presidente provinciale, Michele Bonatesta, non si doveva permettere di mettere in lista Bianchini sulla piazza di Nepi. Insomma, Bianchini, vicino a Gabbianelli & C., non doveva essere toccato! Come se un candidato eletto in un collegio debba diventare proprietario del collegio stesso. Il presidente provinciale di AN, Bonatesta, a cui spetta la composizione delle liste per le elezioni provinciali, sarebbe dovuto stare agli ordini di un gruppetto di iscritti ad AN, per garantire certi posti di potere. Per garantire certe posizioni che hanno creato il malcontento persino all'interno di AN, tra gli stessi iscritti del Partito, i quali, e sono davvero tanti, chiedono che AN sia un Partito dove chi merita e chi lavora per la città abbia la strada libera. Abbia la fiducia che merita. Basta con i favoritismi, con gli amici degli amici. Se AN vuole crescere deve tenere stretti quegli uomini, e ce ne sono, che alla luce del sole non siano guerrieri della luce, non si adoperino per dividere il Partito, ma che con luce pacata e modesta si mettano al servizio di tutti i cittadini. A tal proposito, giustamente, per mettere in chiaro le posizioni in AN, è intervenuto sul quotidiano on line Tuscia Web, Bruno Barra, vicepresidente provinciale di AN, il quale nel dare la sua solidarietà a Riccardo Cuccodoro, reo di aver accettato la candidatura di un collegio di proprietà di Paolo Bianchini, ha affermato che: Non trovo tracce nello Statuto del Partito, - sto leggendo su Tuscia Web - di norme che autorizzino un piccolo gruppo (Gabbianelli-Meroi-Lega, ndd) o una componente di imporre le scelte ad una maggioranza democraticamente eletta da un Congresso in ambito territoriale. Non credo che coloro che agiscono così rappresentino la vera Alleanza Nazionale che il popolo è abituato a conoscere e votare. Probabilmente sono loro al di fuori del Partito uscito da Fiuggi, Verona e Bologna. Mi rivolgo a coloro che hanno votato Alleanza Nazionale. Aprite gli occhi! sappiate distinguere, nel vostro Partito, chi ama e lavora veramente per la Città di Viterbo da chi invece la utilizza a proprio uso e consumo. Da chi vuole imporre la sua volontà, senza possibilità di dialogo, senza possibilità di discussione, senza osservare le basi della democrazia e della libertà individuale. E' duro mantenere la libertà di pensiero, di opinione, quando un individuo, che ha il potere in mano, crede che la tua città sia solo sua. Ma è altrettanto di sollievo quando vedi che non tutti sono fatti della stessa pasta. Quando vedi che in molti si ribellano all'oppressore di turno. Quando vedi che lo mettono a nudo di fronte a tutti. Quando i suoi atteggiamenti vengono banditi. Votate per coloro che non sono asserviti ad un solo personaggio. Votate per coloro che hanno le palle, per coloro che vi fanno capire i perché di certi loro atteggiamenti e di certe loro scelte. Michele Bonatesta e Bruno Barra, l'hanno dimostrato. E guardate, alla luce dei fatti di questi giorni, le affermazioni fatte da Gabbianelli nella passata campagna elettorale sul suo sito internet www.ancorameglio.it: “Perché di nuovo Sindaco? Per amore di potere o di prevalere. No”. Peccato, che purtroppo in troppi, ci hanno creduto. Mauro Galeotti Uniti per gridare: BASTA!! di Agnese Galeotti Da poco sono iniziati i lavori a Via Marconi, e come previsto, anche le polemiche di numerosi cittadini non si sono fatte attendere. "Il cuore della De Amicis deve battere ancora", "Aiutateci a salvare le scuole del centro", "Più scuole, meno boulevard", questo citavano i cartelli innalzati da numerosi genitori e docenti, approdati all’ultimo Consiglio comunale. Uniti per gridare le loro preoccupazioni dovute ai lavori in Via Marconi. Infatti, oltre ai numerosi uffici e locali commerciali, ad essere disagiati dall'ennesimo cantiere, sono proprio i genitori degli alunni delle scuole del centro. Non essendoci più parcheggi sulla via principale, i genitori dove lasceranno e dove aspetteranno i loro bambini che frequentano quella scuola? Per non parlare del caos acustico che i lavori causeranno durante la mattinata con l’inevitabile disturbo delle lezioni. Non ci dimentichiamo che sono stati stanziati ben 560mila euro per abbellire Via Marconi. Una via già in buone condizioni. Ma Gabbianelli risponde: "Si parla tanto di rilanciare il centro storico, e nel momento in cui si mette mano ad un'opera di riqualificazione, ci si viene a dire che c'era altro da fare?” Per riqualificare il Centro Storico, a mio parere, si intende più esplicitamente cercare di portare più soldi ai commercianti del Centro Storico stroncati dai grandi centri commerciali, comodi da raggiungere e dove sostare è molto meno complicato. E certo non si dà una mano al Centro Storico togliendo i parcheggi nelle immediate vicinanze del Corso. E continua Gabbianelli: “I disagi? Anche per il semianello ci sono stati (altro lavoro discutibile specialmente negli accessi, ndr). E comunque siamo a disposizione dei genitori per alleviarli. Se il problema è la sosta volante, troveremo una soluzione”. Troverete una soluzione?! E quale?! Tutte le mattine il sindaco con la sua-nostra auto Rover, con tanto d'autista, da noi pagato, farà il giro delle case per prelevare i bambini da portare a scuola? E all'ora di pranzo? Li riporterà a casa uno per uno?! Ma per favore! Siate seri! Infine, il sindaco ha letto al Consiglio comunale una lettera ricevuta per il suo compleanno da alcuni ragazzini, tanto per intenerire gli animi. A Gabbiane' guarda che il guerriero della luce puo' fare effetto solo sui bambini, se ti metti in una favola, ma i genitori delle tue favole ne hanno piene le tasche!! Le tue voglie di grandezza e la cura delle tue amicizie a noi non interessano, pensa invece di far illuminare Via Sebastiano del Piombo, ancora al buio! Lì ben 29 famiglie vivono da oltre tre anni questo grave disagio. Noi ci siamo stancati di tirare fuori soldi per lavori che, nella nostra città, non sono urgenti! Agnese Galeotti Mercatino: che brutta fine! di Simone Galeotti Ma che fine ha fatto il Mercatino dell'Antiquariato che si teneva a Viterbo ogni terza domenica del mese? Ma frega a qualcuno, giù pel Comune, la simpatica e culturale manifestazione del Mercatino dell'Antiquariato? Questo consueto appuntamento era partito tanto bene, con oltre cento espositori che riempivano tutta Piazza dei Caduti, parte di Via Ascenzi e parte di Piazza Martiri d’Ungheria, poi per fare un dispetto, ci ha messo le mani Gabbianelli. La manifestazione è caduta nell’oblio. I banchi ogni volta sono poco più di una ventina e vanno sempre a diminuire. Ma lui, Gabbianelli, continua a far finta di niente e fa appendere gli stendardi e uno striscione con una non indifferente spesa. Soldi pubblici, quest'ultimi, buttati dalla finestra. Infatti, Gabbianelli si ostina a dare errate informazioni in merito all'ubicazione del mercatino, che certo, con i tanti problemini che gli crea in questo momento Michele Bonatesta, non gliene può fregare di meno. E che non gliene frega ce lo dimostra da tre mesi. Infatti, la terza domenica di Dicembre, il mercatino si è tenuto in Piazza Fontana Grande e che ti fa Gabbianelli? Fa appendere a destra e a manca stendardi, unitamente ad uno striscione collocato all'imbocco del mega-parcheggio di Piazza Martiri d'Ungheria, con la pubblicità del Mercatino avvisando i passanti che lo stesso si terrà in Piazza dei Caduti. Che fa poi Gabbianelli a Gennaio per pubblicizzare il Mercatino che viene aperto in Piazza della Repubblica? Fa appendere a destra e a manca stendardi, unitamente ad uno striscione collocato all'imbocco del mega-parcheggio di Piazza Martiri d'Ungheria, con la pubblicità del Mercatino avvisando i passanti che lo stesso si terrà in Piazza dei Caduti. Che fa, poi, Gabbianelli a Febbraio per pubblicizzare il Mercatino dell'Antiquariato che si tiene in Piazza Fontana Grande? Fa appendere a destra e a manca stendardi, unitamente ad uno striscione collocato all'imbocco del mega-parcheggio di Piazza Martiri d’Ungheria, con la pubblicità del Mercatino avvisando i passanti che lo stesso si terrà in Piazza dei Caduti. Importante per Gabbianelli è apparire, poi se dietro è tutto uno sfascio, chi se ne frega! Simone Galeotti Ricordo di Bruno Matteacci Ricordo, quando ero piccolo, che qualcuno diceva, a proposito della utilizzazione del tempo, che “lavare, con il sapone, la testa dell'asino si perdeva tempo e sapone”. Era una esclamazione che dicevano gli anziani in quanto ogni buon sforzo che faceva l'uomo nel suggerire qualcosa, nel dare un consiglio, nel tentare di reprimere un eventuale danno, era tutto inutile per l'asino, che rimaneva silenzioso, testardo, ricalcitrante. Oggi viene spontaneo dire: “che si perde tempo e danaro ogni qualvolta che si parla al vento”, perché l'interlocutore non ascolta, non accetta i consigli, se non dopo molto tempo per non dare, al momento, soddisfazione a chi gli ha suggerito l'argomento. Di questa ultima ipotesi ne ho le prove in quanto certi episodi mi danno ragione; certe proposte, suggerite, sono state recepite e messe in atto, dal mio interlocutore, dopo qualche mese che le ho fatte, tramite questo quindicinale che, ancora una volta ripeto, è intitolato “La Città” solo perché intende fare gli interessi della Città di Viterbo e dei suoi Cittadini. A questo punto viene spontaneo andare al contenuto della volontà di chi scrive in quanto il concetto espresso è chiaro! E' comprensibile che l'articolo è diretto all'Amministrazione Comunale di Viterbo e che l' interlocutore principale è il Sig. Giancarlo Gabbianelli, quale capo dell'Amministrazione, quindi responsabile, in prima persona, di tutto ciò che ha l'onere e l'onore di rappresentare. In poche parole domando al Sindaco di Viterbo: “Se un cittadino del suo Comune, non ottempera ad una disposizione che regola il vivere sociale della collettività, se lo stesso facesse una buca in una strada lei, Sig. Sindaco farebbe, logicamente, emanare dei seri provvedimenti punitivi, con sanzioni amministrative o denunce dirette all'Autorità Giudiziaria, atte a ristabilire l'ordine per la tutela della pubblica e privata incolumità”. Non è così che lei Signor Sindaco farebbe? Io sono convito che la risposta è positiva. Allora cosa dovrebbero fare le Autorità di controllo del Comune, che devono provvedere pure alla protezione del cittadino, quando in una strada, come via della Pila, manca un segnale indicante che il tratto di strada è a doppio senso di circolazione e non a senso unico come indicato? Perché lei Sindaco non ha provveduto? Che per caso si aspetta il morto? Sono trascorsi oltre due mesi dalla prima segnalazione; tutti hanno ignorato l'importanza del problema e questo è grave! Non avrei voluto scriverlo, ma date le circostanze devo concludere dando ragione agli anziani i quali dicevano quanto riportato all'inizio. Solo che oggi, per rispetto dei Viterbesi dico, con la “A” maiuscola: “Suggerire, consigliare, parlare con l'Amministrazione Comunale di Viterbo è perdere tempo”. Ma io, se Dio vuole, di tempo ne ho molto. Voi per amministrare, di tempo, ne avete ancora per poco, grazie a Dio! Bruno Matteacci PERCHE’, PERCHE’, PERCHE’ di Bruno Matteacci - Il Comune di Viterbo non provvede a far spostare i pali, utilizzati per il trasporto di energia elettrica, siti: uno in via Monte Zebio, angolo via Monte Sacro e l'altro in via Rossini, angolo via Santa Maria della Grotticella? I due grossi pali, di cemento, sono un pericolo in quanto occupano parte dello spazio utile per effettuare l'accesso sulle vie confinanti. Tra Comune e C.E.M. spero che qualcosa si faccia! - La Circoscrizione, interessata territorialmente, non ha fornito il parere di merito sui lavori, voluti dalla Giunta Municipale, intesi a rivoluzionare la maestosità di via G. Marconi? Forse non è stato richiesto? Non sarebbe stato opportuno coinvolgere la Cittadinanza, con la convocazione di assemblee cittadine, come si faceva quando la volontà del Popolo era gradita, attesa e tenuta nella debita considerazione? - Il Comune di Viterbo non rende pubblico, con appositi manifesti murali, la convocazione dei Consigli Comunali, comunicando altresì l'ordine del giorno? Una volta c'era il banditore che annunciava al Popolo i fatti che potevano interessare la collettività, sebbene l'analfabetismo era elevato, oggi il cittadino si vuole interessare della gestione della cosa pubblica e non essere coinvolto solo quando deve votare! - Il Comune di Viterbo, visto che non informa la cittadinanza dello svolgimento dei Consigli Comunali e che non tutti leggono i giornali, non ripristina l'usanza medioevale di suonare il campanone della Torre Civica, trenta minuti prima della riunione del Consiglio? A Gubbio, Città gemellata con Viterbo, è una usanza molto gradita dalla popolazione ed apprezzata dai turisti. - Il Comune di Viterbo, o per esso la Francigena, non provvede a far mettere in uso una pensilina, nella fermata del servizio urbano lungo la via Cassia, direzione Montefiascone, davanti al cimitero? La messa a dimora di una pensilina, in loco, sarebbe molto più semplice del previsto, considerato che alle spalle della fermata è disponibile un ampio spazio di terreno inutilizzato. - Non proseguono i lavori di sistemazione del parcheggio, sito sotto il ponte di accesso a Bagnaia, che sono fermi dal 7 ottobre scorso? Lo stato di disagio dei residenti e di coloro che frequentano Bagnaia è giunto al limite della sopportazione e non più tollerabile dal momento in cui sono venuti a conoscenza di quanto la Giunta Municipale intende fare su via G.Marconi! Bruno Matteacci Via Sebastiano del Piombo è al BUIO!!! Gent.mo Direttore allego file con una lettera che le sarei grato se potesse trasformare in un articolo di protesta alla nostra “cara” Amministrazione comunale. Cordiali saluti Floris Stefano Viterbo 14/02/2004 LA CITTA’ Attenzione Gent.mo Direttore responsabile Mauro Galeotti Gentile Direttore, le scrivo per segnalarle un caso di trascuratezza, se così vogliamo chiamarlo, da parte della vecchia Amministrazione Comunale e di conseguenza da parte della Nuova, che continua ad ignorare il problema che di seguito Le descrivo. Io, come altre 29 famiglie, sono residente in Via Sebastiano del Piombo, che fa parte della toponomastica cittadina dal 2002; si trova nel quartiere Pilastro, ad appena 300 metri dalle antiche mura che delimitano il centro storico cittadino. Si figuri che in tre anni, l’Amministrazione comunale non è riuscita ancora a mettere una targa con il nome della via. Passi questo, ma se le vengo a dire che, ancora dopo tre lunghi anni, non è riuscita a mettere un solo lampione che illumini la suddetta via, che nel suo tratto iniziale comprende anche un ampio parcheggio pubblico, lei non mi crederà. La cosa mi sembra eccessiva, sopratutto quando mi guardo in giro e vedo imprese incaricate dall’Amministrazione, che sostituiscono lampioni, a destra e a manca, tra l’altro perfettamente funzionanti, con altri nuovi, praticamente identici ai precedenti (vedi Via Belluno, guarda caso dove abita il Sindaco), e noi siamo ancora al buio. Premetto che, chi ha effettuato i lavori di sistemazione della via, parzialmente adibita a parcheggio, ha già predisposto tutto il necessario per il passaggio dei cavi elettrici a servizio di una eventuale illuminazione pubblica, che doveva essere messa in loco rapidamente a detta di consiglieri, presidenti di Circoscrizione e tecnici comunali. Questi, a suo tempo, sono stati messi al corrente della situazione e tutti hanno sparato promesse di rapida risoluzione della cosa, ma a tutt’oggi ancora non si è fatta luce sulla questione. Sottolineo, che questa via sta anche diventando appetibile campo di azione, per delinquenti occasionali, che, approfittando della copiosa oscurità, fanno man bassa sia in appartamenti, che in auto che si trovano parcheggiate all’interno delle aree condominiali prospicienti la via, ed all’esterno nel suddetto parcheggio pubblico. Più di una volta le Forze dell’Ordine sono dovute intervenire a seguito di denunce di cittadini. Non Le vengo poi a descrivere i disagi incontrati a causa dell’ultima nevicata, dove nessun mezzo comunale è apparso all’orizzonte per provvedere alla pulizia della strada, e le due giornate passate con il piazzale coperto dal ghiaccio e la sera per di più al buio, per chi abitava in quella via, non sono state certo piacevoli, glielo posso garantire. Fortunatamente sono presenti, all’interno delle famiglie che abitano in Via Sebastiano del Piombo, numerosi bambini, che ci guardiamo bene, visto i tempi che corrono, dal farli passare lungo la stessa nelle ore serali. Purtroppo in inverno l’oscurità sopraggiunge molto presto, quindi noi genitori non siamo per niente tranquilli, anzi la cosa ci preoccupa ogni giorno di più. Mi rendo conto che i problemi da risolvere per la nostra Pubblica Amministrazione sono molteplici e probabilmente anche più urgenti del nostro, ma dopo tre anni sarà anche ora di accendere qualche lampadina, oppure no?? Tra l’altro gli oneri di urbanizzazione sono stati strapagati ormai da tempo, e mi corregga Direttore se sbaglio, prevedono anche l’obbligo da parte dell’Amministrazione, di provvedere alla illuminazione delle vie cittadine. Le chiedo scusa caro Direttore se l’ho annoiata con queste chiacchiere ma le assicuro che, se dovesse mai passare dalle mie parti, si renderà conto che quello che ho segnalato non è che la pura verità. Io e tutti gli abitanti di Via Sebastiano del Piombo la ringraziamo anticipatamente se potrà segnalare questo nostro caso sul suo giornale, sperando che chi di dovere faccia finalmente qualcosa. La ringrazio e La saluto cordialmente. Stefano Floris Caro Stefano, magari tutti i cittadini avessero il coraggio che ha Lei denunciando le cose che non vanno in questa città, quanto sarebbe più attenta l’Amministrazione nel gestire il danaro pubblico! Ma non è così, molti temono di apparire, temono ritorsioni e per questo preferiscono subire... contenti loro...
Eroi à la page di Claudio Santella Eroe è colui che compie spontaneamente qualcosa che non gli è richiesta, qualcosa che va oltre il proprio dovere, per la quale non percepisce niente, che la compie senza stare a calcolare se quello che sta per fare possa tornargli utile, che la compie con la consapevolezza che compiendola andrà incontro a grandi rischi, ivi compreso quello di lasciarci, con moltissime probabilità, la pelle. Orbene, nel rispetto dei veri eroi, non confondiamo gli eroi con chi eroe non è, non mescoliamo chi è stato vero eroe con chi viene millantato per tale. Absit iniuria verbis, sia chiaro, è bene dirlo, ma far passare per eroe chi eroe non è o non è stato, è offendere i veri eroi, ed il bisogno di difendere la memoria degli eroi è troppo forte. Oggi, forse per un inquinamento del pensiero e del linguaggio, v’è una tendenza ad attribuire la qualifica di eroe anche a chi non ha fatto altro che il proprio dovere, purché indossi una divisa o rappresenti una istituzione. L’eroe non ha bisogno di orpelli, li supera, non se ne cura. Appartenere ad una qualche arma o ad una qualche istituzione sembra essere diventata conditio sine qua non per potere aspirare alla qualifica di eroe, per averne diritto. Non è così, semmai è il contrario. Le Forze Armate, le Istituzioni, non hanno assolutamente bisogno di questi mezzucci per avere rispetto e considerazione da parte dei Cittadini. Le Forze Armate e le Istituzioni di episodi che vanno oltre la loro funzione sociale, che dimostrano il loro valore, l’essenza vera del loro DNA, ne hanno da vendere. Le Forze Armate, le Istituzioni hanno una loro rilevanza sociale degna della massima considerazione, non dobbiamo sminuirle, magari per un interesse che non è loro, mettendo in esagerato risalto ciò che è per esse è normale. Un soldato che muore in battaglia è un soldato che è morto nell’adempimento del proprio dovere, un soldato che muore in un incidente qualsiasi è un cittadino che muore, un soldato che muore durante la sua normale attività è un cittadino che muore in servizio per causa di servizio o meno. Non è un eroe. Il concetto vale per tutti. Eroe può essere anche il comune cittadino, e spesso lo è stato. Questo sembra essersi dimenticato. Quanti ricordano Sante Zennaro, il cittadino che, diversi anni fa, per salvare la vita a degli alunni e a delle maestre, sequestrate ed in preda ad un folle in una scuola, compì un gesto eroico e venne ucciso, nel suo disperato tentativo, dal folle stesso? A lui fu intitolata quella stessa scuola. Oggi si è perso il concetto di eroe. Oggi, a quel cittadino sconosciuto, che, in una fiera, accortosi dell’imminente pericolo in cui versava un bambino, non ha esitato, per salvarlo, a compiere un gesto che gli è costata la vita. A quel cittadino sconosciuto, rimasto tale, nemmeno un grazie. Forse abbiamo bisogno di eroi à la page. Poi, però, non ci lamentiamo se, a livello internazionale, non veniamo presi in considerazione o se veniamo fatti passare per i soliti furbi. Proviamo ad avere considerazione di noi stessi e fare in modo di averla per meriti veri. Non abbiamo bisogno di soldati millantatori, il miles gloriosus di Plauto lasciamolo al teatro. Claudio Santella L'Africa profonda è a Porta Faul e dintorni Via sant’Antonio, una delle strade più antiche della città, è una vergogna. L’area già occupata dalla Chiesa di san Clemente è in completo abbandono e il pericolo impera. Basta un non nulla per cadere al di là di un muretto insignificante e rompersi l’osso del collo cadendo dove è il vecchio Mattatoio. Quella che era una casetta fa brutta mostra di sé a tutti coloro che imboccano Via sant’Antonio dalla Valle o Porta Faul. La Torre detta della Bella Galiana è stretta da una ex porcilaia che ne elude tutto lo splendore. Parte delle mura che si collegano con Porta Faul sono crollate. Porta Faul ha il tetto rotto e dentro ci piove talmente che presto le infiltrazioni causeranno danni assai pericolosi per chi vi è costretto a passare. Porta Valle è abbandonata a se stessa tra pietre e terriccio che si accumula ad ogni pioggia. Bel modo di curare la memoria storica della nostra città! QUA E LÁ di Piscopo Basta uno sguardo per rendersi conto che il servizio di nettezza urbana nella nostra città non funziona. Sotto i secchioni disseminati più o meno selvaggiamente per l’abitato di Viterbo giace indisturbata l’immondizia che ivi cade durante il deposito e la raccolta della stessa. Sta lì perché chi è addetto alla rimozione non provvede. Sta lì perché nessuno degli addetti alla sorveglianza sorveglia. Sta lì per dare una educazione ai nostri figli che osservano ed imitano. Sta lì perché nessuno di noi fa rilevare questo sconcio. E’ anche colpa nostra. E’ una questione di pulizia morale, non di pulizia fisica. Pubblica Amministrazione significa cura concreta dei pubblici interessi; cura concreta e doverosa di pubblici interessi. La Pubblica Amministrazione va intesa quindi come l’apparato burocratico cui è affidata la cura concreta dei pubblici interessi, e non come l’apparato burocratico i cui interessi debbono essere pubblicamente soddisfatti, non come organizzazione pubblica preposta al soddisfacimento degli interessi dei propri organi, magari facendoli suoi. Basta un altro sguardo per rendersi conto che il servizio dei parcheggi non risponde ad un criterio di soddisfazione di pubblico interesse. Il parcheggio a pagamento regna sovrano, anzi regna tiranno. Dove prima, senza balzello, era vietata la sosta, ora, a balzello imposto, la sosta è consentita. Ma il cittadino ha interesse a che le autorizzazioni o i divieti alla sosta corrispondano al soddisfacimento del proprio bisogno di sostare, e non al soddisfacimento del bisogno dell’Amministrazione di incamerare soldi, anche in barba alla norma del Codice della Strada che prevede, laddove esiste un’area di parcheggio a pagamento, un'altra area di parcheggio libero di superficie uguale o maggiore, nelle immediate vicinanze. Via Marconi, l’unica via di una certa ampiezza che collega la città vecchia con l’esterno della mura cittadine, verrà ristretta. Non mi sembra una buona idea. Verrà dotata di alberi e di panchine. Attenzione: un conto è fare, un altro conto è strafare. Comunque, come dice un vecchio adagio popolare, male che vada, ci attaccheremo all’arberi pe’ strada. Periscopio San Valentino di Francesca Bruti Ogni anno, il 14 febbraio, coppie di innamorati di tutte le età si preparano a vivere una giornata, interamente dedicata a loro. Ma nella nostra società pervasa dal consumismo, anche questa occasione è diventata buona per mettere mano al portafoglio, e… spendere! Allora, andiamo indietro nel tempo e scopriamo quale è stato il significato per cui è nata questa festa. Forse poche persone sanno che l’origine della festa dell’amore deriva dal tentativo della Chiesa di porre fine ad un popolare rito pagano, dedicato alla fertilità: siamo davanti ad una delle ricorrenze più antiche che esistono. Infatti, fin dal IV secolo a. C. i Romani pagani rendevano omaggio, con un singolare rito annuale, al dio Lupercus. Dopo che i Luperici, l’ordine di sacerdoti addetti a questo culto, avevano compiuto dei sacrifici propiziatori con gli animali, all’interno della grotta dove, secondo la leggenda, la lupa aveva allattato Romolo e Remo; i nomi di donne nubili e di giovani scapoli venivano messi in un'urna e opportunamente mescolati. Scelte le coppie, queste per un intero anno avrebbero vissuto in intimità, affinché il rito della fertilità fosse concluso. L'anno successivo sarebbe poi ricominciato nuovamente con altre coppie. Secoli dopo, i padri precursori della Chiesa decisero di porre fine a questo rituale blasfemo, cercando un “Santo degli innamorati”, per sostituire il deleterio Lupercus. Così, trovarono un candidato probabile in Valentino, un vescovo che era stato martirizzato circa duecento anni prima. Precisamente, nel 270 d. C., il vescovo Valentino di Interamna, amico dei giovani amanti, era stato invitato dall'imperatore pazzo Claudio II. Questi aveva tentato di convincerlo a convertirsi al paganesimo. San Valentino, con dignità, aveva rifiutato di rinunciare alla sua fede e, imprudentemente, aveva tentato a sua volta di convertire Claudio II al cristianesimo. Il 24 febbraio 270, San Valentino fu lapidato e poi decapitato. Secondo la leggenda, prima dell’esecuzione, Valentino compì un miracolo: donò la vista alla figlia cieca del guardiano della prigione. Il 14 febbraio si festeggia anche un altro Santo omonimo, San Valentino, vescovo di Terni, divenuto il patrono della città. Sempre nello stesso secolo, questo Santo subì la stessa sorte dell’altro, perché durante un soggiorno a Roma cercò di convertire un rinomato filosofo pagano, Cratone. Per questo fu processato in tribunale e condannato alla decapitazione. Il suo corpo fu trasportato e accolto con tutti gli onori a Terni. Francesca Bruti Note su Via Marconi di Riccardo Manca In questo periodo, Via Marconi sta cambiando il suo aspetto, sono quindi andato a cercare, come un topo d'archivio, notizie storiche inerenti la via. Intorno al 1246, esisteva una massa tufacea che proteggeva la Città dei Papi e giungeva fino al Ponte Tremoli che sormontava il Torrente Urcionio. La rupe, nella Viterbo attuale, può essere identificata in Via Valle Piatta, Via Ascenzi, Piazza dei Caduti (detta nel 1948 Piazza della Libertà), Via Santa Maria in Volturno e l’inizio di Via Marconi. Per creare quest’ultima, intorno al 1935, fu demolito il Palazzo Bussi - Belli che si trovava in Via Principessa Margherita, l’odierna Via Matteotti. Nei primissimi anni Trenta, iniziarono i lavori per la copertura del Torrente Urcionio, il quale scorre sotto le attuali Piazza Verdi, Via Marconi e Piazza dei Caduti. La copertura del Torrente Urcionio, nei pressi del Ponte Tremoli, fu realizzata su un progetto approvato il 28 Novembre 1929. I lavori iniziarono nel 1932 e furono eseguiti dalla Ditta Umberto Zei. Le case con la facciata principale su Via Principessa Margherita, furono demolite intorno al 1937 per aprire l’attuale Via Marconi; all'epoca denominata nuova Via Littoria. Nel 1939, il tratto di copertura del Torrente Urcionio, corrispondente a Via Marconi, venne utilizzato come rifugio antiaereo. In quell’occasione venne eseguito dalla Ditta Alfredo e Settimio Fortini un piano al di sotto della volta esistente; vennero realizzati tre ingressi, servizi igienici ed aperture per l’aerazione. Vi operarono per i lavori elettrici Giuseppe Minelli; per i lavori di falegnameria Armando Bizzarri; per i lavori idraulici Salvatore Zucchi; direttore dei lavori era l’ingegner Giannini. Il rifugio funzionò: i bombardamenti non recarono alcun danno agli occupanti. Dal 1945 al 1948, nei sotterranei della Banca d'Italiam in Via Marconi, furono conservati qualcosa come ventimila volumi della Biblioteca degli Ardenti, recuperati all'interno del Palazzo Pocci, distrutto dai bombardamenti aerei del 26 Maggio 1943. Il progetto della banca d'Italia porta la firma di Rocco Giglio. Presso il Ponte Tremoli, interrato nel 1937, era la porta omonima. Questa nel 1193, fu teatro di uno scontro tra Viterbesi e Tedeschi. In quel tempo era denominata Porta di Pone Tremolo. Dov'è Ponte Tremoli. Lì sotto, di fronte a Via Cairoli. A ricordarlo, due malinconici parapetti in pietra. Riccardo Manca postato da: Spvit | 14:10 | mercoledì, febbraio 09, 2005 Il mercatino dell’antiquariato-artigianato piu’ grande dell’Alto Lazio “Sotto il campanile” è a VITORCHIANO, Domenica 27 Febbraio 2005 e ogni “quarta” domenica del mese per informazioni: 3393337869 (Mauro) 9 Febbraio 2005 Anno XV n° 3 Nessun rispetto per i cittadini Cassa chiusa di Mauro Galeotti “Si comunica che dal 01/02/2005 l’ufficio cassa resterà chiuso e tutte le violazioni potranno essere pagate soltanto tramite c/c postale. Per disbrigo pratiche inerenti l’attività sanzionatoria, il pubblico sarà ricevuto nelle giornate di lunedì, mercoledì e venerdì dalle ore 9,00 alle ore 12,00”. Questo è scritto su un cartello attaccato sul cancello posto all’ingresso dello stabile sede dei Corpo dei Vigili urbani di Viterbo. Faccio quattro, cinque passi verso l’entrata e mi trovo davanti a quest’altro cartello: “Si comunica che dal 01/02/2005 l’ufficio cassa resterà chiuso. Tutte le violazioni potranno essere pagate soltanto tramite c/c postale. Per disbrigo pratiche inerenti l’attività sanzionatoria, il pubblico sarà ricevuto: lunedì e venerdì: 9,00 - 12,00 mercoledì 15,00 - 18,00". A parte quel “potranno”, che mi pare ovvio debba essere sostituito con un “dovranno”, visto che c’è poi un sentenzioso “soltanto” che non dà via di scampo, e a parte quel "Tutte le violazioni potranno essere pagate", infatti le violazioni non si pagano semmai si commettono e di conseguenza si pagano con la sanzione accessoria, ma il comandante colonnello, o generale, non so, dei Vigili urbani, Alfredo Matteucci, si è accorto della diversa informazione diffusa dai due comunicati? Insomma, l’orario è dalle 9 alle 12 di lunedì, mercoledì e venerdì, come sentenzia il primo cartello, oppure è dalle 9 alle 12 del lunedì e del venerdì e dalle 15 alle 18 del mercoledì, come dispone il secondo cartello? Nemmeno voi sapete quello che volete, quello che fate, figuriamoci il povero cittadino che, con voi, si vede costretto ad avercela a che fare. Ed avercela a che fare con voi, signor comandate colonnello, o generale, non so, Alfredo Matteucci, non è mai piacevole perché già si presuppone che chi vi deve frequentare, o vi deve interpellare, o vi deve contattare... deve pagare qualcosa, come, ad esempio, una contravvenzione. E sì, non siete certo distributori di caramelle! Ed a proposito di contravvenzioni, signor comandante colonnello, o generale, non so, Alfredo Matteucci, credo che la chiusura della Cassa per la riscossione dei nostri euro, per le multe che ci fate con tanto zelo, sia la classica goccia che fa traboccare il vaso. E sì perché passi, se la vogliamo poi far passare, che il vigile debba, dico debba, multare il più possibile per raggiungere certi traguardi da qualcuno prefissati, per far contento qualcun altro; passi che i vigili prediligono fare multe per divieto di sosta; passi che per lei, comandante colonnello, o generale, non so, è regolare che l’auto Rover del sindaco Gabbianelli, stia in sosta, in curva, in Via Ascenzi, davanti al suo ufficio, e magari tutti noi potessimo farlo davanti al nostro ufficio!; passi che nemmeno una parola è uscita dalla sua bocca in merito ai dossi artificiali, che il sindaco Gabbianelli ha voluto installare in più vie della città, con palese abuso e nessun rispetto del Codice della Strada; ma non può passare ed essere digerito che per pagare una contravvenzione, non piacevole già di per sé, si debba: togliere il fogliettino rosa dal parabrezza alzando il tergicristallo; montare in auto; raggiungere la sede dei Vigili urbani; leggere i due cartelli sconclusionati; trovare la cassa chiusa; ritirare obbligatoriamente il modello di conto corrente postale; constatare che è disponibile solo quello per le contravvenzioni col foglietto rosa; subire che non è disponibile quello per le contravvenzioni col foglietto giallo (penna ottica); che per quest’ultimo bisogna pure copiare il modello di versamento postale; che bisogna reperire e riempire il conto corrente; che si deve andare alla posta e fare la consueta lunga fila; lì si deve tirare fuori nervosamente il borsello, pagare pure un euro in più per il bollettino postale, e, finalmente, dopo aver pagato la multa e l'euro in più, uscire dall’incubo. Ma comandante colonnello, o generale, non so, dei Vigili urbani, Alfredo Matteucci, le pare che questo sia il modo di avere rispetto per il Cittadino? di avere rispetto del suo tempo? di avere rispetto della sua pazienza e della sua libertà? Non mi pare proprio! e che ne pensa l’assessore, nuovo di zecca, Sandro Zucchi? Lui, è un medico che aggiusta le ossa, e credo sia al posto giusto, se caso mai fosse, qualcuno perdesse le staffe. Mauro Galeotti Per salvaguardare i pedoni? di Simone Galeotti Da queste pagine è stato denunciato il mancato rispetto delle norme del Codice della Strada da parte del sindaco Giancarlo Gabbianelli, in merito ai dossi artificiali, installati in Via Po, in Via santa Maria della Grotticella, dove addirittura alcuni dossi sono stati collocati su un tratto di strada di competenza della Provincia di Viterbo, in Via Zara, sulla Strada Ellera, sulla Strada Cuculo e in Via Belluno. Quest’ultima è la via dove ha la propria abitazione il sindaco Gabbianelli. Quei dossi, a sentire il sindaco, sono stati collocati per rallentare il transito delle vetture e quindi salvaguardare i pedoni che passano in quelle vie. Ma ho voluto recarmi in Via Belluno, ripeto la strada che il sindaco Gabbianelli percorre più volte ogni giorno seduto sulla sua/nostra Rover, per verificare quanto sia veritiero il fatto che i pedoni siano finalmente salvaguardati da chi deve subire i dossi abusivi. Intanto ho visto che in Via Belluno, alcuni cassonetti dell’immondizia hanno l’apertura verso la carreggiata, dove chi va a gettare il sacchetto dei rifiuti si trova a un niente dall’essere investito dalle auto in transito. Ho visto che, sì, la strada è stata pulita dalla neve con il sale, ma al contrario il marciapiedi è stato lasciato con la neve, che si è ghiacciata, col rischio di far scivolare i pedoni. Ho visto poi, che qua e là sono sparse numerose cacche e caccone lasciate dai cani, e non ho mai visto fare contravvenzione ai padroni che non raccolgono i bisogni dei loro amici a quattro zampe. Ho anche visto che non c’è scampo per i non abili. Infatti, la quasi totalità dei marciapiedi non è accessibile ad una carrozzina per invalidi, infatti, non ci sono gli scivoli. Alcuni tratti di marciapiede non solo si presentano con l’asfalto a groviera, ma a volte il palo della luce è talmente vicino al muro che una carrozzina proprio non ci va. Ho pure visto che lungo la via transitano auto di pronto intervento, per prova ho una foto che ritrae il passaggio di una jepp dei nostri Vigili del fuoco. Ho notato anche auto che parcheggiano contro il senso di marcia, ossia percorrono contro mano la via per sostare. Ho visto pure, ed ho fotografato, auto in sosta dove è il divieto e così costringere i pedoni ad occupare la carreggiata, per lunghi tratti, al fine di poter camminare per raggiungere le loro mete. Ed infine, ma certo la dice lunga sul fatto che in quella via ci abita il sindaco Gabbianelli, ho notato e fotografato per mia tranquillità e prova, che la salitella privata che dal garage del palazzo dove abita Gabbianelli immette in Via Belluno, è ancora oggi piena zeppa di sale marino. Sale utilizzato per far sciogliere la neve, neve che era su un’area privata. A te che leggi la conclusione. Ma sì! il sindaco ha voluto i dossi artificiali perché si preoccupa di salvaguardare i cittadini dal passaggio delle auto... sì è proprio così! Simone Galeotti Via Marconi, che ridere... monumenti storici, ma dove!?! di Agnese Galeotti In una città già abbastanza disagiata dai notevoli cantieri di lavoro sparsi qua e là, ecco arrivarci tra capo e collo un altro scomodo cantiere, proprio nel cuore di Viterbo. Vi chiederete cos’altro sia passato per la testa all’attuale Amministrazione comunale? La decisione di trasformare una comoda e normalissima Via Marconi, in una più “europea” Via Marconi boulevard. Ed il tutto dovrebbe essere realizzato prima del Giro d’Italia, per fare così bella figura di fronte al resto del mondo. Poi se le condizioni delle strade in periferia, e non, sono disastrose, chi se ne importa, tanto il Giro d’Italia mica passa da lì! Le strade periferiche sono piene di buche pericolose, asfalti mal rappezzati da precedenti lavori, transenne perenni a segnalare buche che non verranno mai rattoppate come nella zona Poggino. Dossi artificiali fuori legge in Via Genova, Via Po, Via Belluno... Spendono e sperperano soldi per abbellire, invece di accomodare!! La decisione dei lavori, non è passata neanche in Consiglio comunale. Beh, giustamente... o no, Gabbianelli ha stabilito che il tutto si doveva fare, quindi della decisione degli altri chi se ne importa. Chiusi gli occhi e tappate le orecchie, tutte le problematiche e le perplessità sollevate intorno a lui non l’ha viste, né sentite. Così per lunedì 7 febbraio... è stato annunciato l’inizio dei lavori, che poi non hanno avuto inizio. Cominciamo proprio bene! A quanto pare, il tutto è stato fatto alquanto alla carlona. Difatti il progetto non è stato mai posto all’attenzione di un livello istituzionale, è stato solamente presentato al Teatro dell’Unione dal super manager Armando Balducci, amico del sindaco, completo di fotomontaggi, per rendere l’idea di come la via apparirà a lavori finiti. Ma i lavori richiederanno del tempo, molto tempo, e poi, con una procedura che non è affatto condivisibile, sono stati affidati al CEV, una delle tre società, le altre sono la Francigena e la Robur, fortemente volute da Gabbianelli, con a capo amici degli amici. Infatti, doveva essere fatta regolare procedura di evidenza pubblica, ossia doveva essere svolta una regolare gara d’appalto tra più ditte. E chiedo ancora, ma il CEV nel suo oggetto statutario ha fini ben diversi dall’Impresa stradale e non ha i requisiti richiesti dal DPR del 25/1/2000 n° 34 dove all’articolo 1, comma 2° leggo: La qualificazione è obbligatoria per chiunque esegua lavori pubblici. Ma a che servono le leggi se poi non sono osservate o non vengono fatte osservare? Sul Messaggero un articolo riporta le parole dell’assessore ai lavori pubblici Antonio Fracassini: il cantiere non comporterà disagi alla cittadinanza, se non quello dell’istituzione del divieto di sosta per tutto il periodo dei lavori. A parte il fatto che tra il dire ed il fare c’è di mezzo il mare, anche se il problema fosse solo quello del divieto di sosta su tutta la via per il tempo dei lavori, gli uffici, le scuole, l’università e le varie attività commerciali in quella via, sicuramente ne risentirebbero gravemente. Inoltre non ci dimentichiamo che altri cantieri, in Via della Cava/Via Matteotti e a Porta Faul, stroncano il traffico disagiando il transito in tutta la zona. Chissà se un giorno, per questa Amministrazione comunale, saccente e poco aperta al confronto, varrà più il nostro parere e i nostri bisogni, piuttosto che una bella, ma poco pratica apparenza? ...io la risposta già la conosco, ma spero di sbagliarmi! Agnese Galeotti P.S. Una cosa che mi ha fatto ridere a crepa pelle è stata l’affermazione, da parte dei soloni del Comune, che la via è stata ridisegnata per valorizzare i monumenti storici (sic!) che ivi si trovano. Poveri noi! questoro non sanno nemmeno riconoscere edifici eretti dopo la Seconda guerra mondiale! Poveri noi! con che capocce abbiamo a che fare!!! Sono deboli di udito di Bruno Matteacci Quando si parla con una persona che non sente o non vuol sentire, alziamo il tono della voce con la speranza che quanto intendiamo dire venga recepito. Nel mio caso non posso alzare il tono del mio dire se non pregando il direttore del settimanale di scrivere, con caratteri cubitali, o almeno in neretto, visto che il colore è adatto al caso. Da oltre due mesi un tratto di via della Pila è percorso, con grave pericolo dei cittadini, a senso unico, sulla base di quanto appare dalla segnaletica, mentre, oltre l’incrocio con via Monti Cimini, via della Pila è a doppio senso di circolazione. Cosa è accaduto? Il segnale indicante che la predetta via è a doppio senso di circolazione, a causa di un incidente stradale, è stato divelto, noi, nel quindicinale La Città, lo abbiamo subito segnalato, ma senza raggiungere lo scopo prefisso. Al Comune di Viterbo sono deboli di udito, o addirittura sordi. Certo è che se ne fregano di troppe cose! Ignorano che loro sono l’espressione elettorale del Popolo, di quel Popolo che vuole essere amministrato da chi ha scelto. Sì, cari signori, voi siete stati scelti dalla maggioranza dei cittadini viterbesi ed ora non potete fare quello che volete. Avete l’onere di ascoltare tutti, in particolare quando quello che si dice e si scrive è a vantaggio della collettività! Ma è possibile che quando girate per Viterbo vedete solamente gli spazi da occupare per magnificare con manifesti le vostre persone e non vi accorgete che ci sono tanti problemi? In via del Paradiso sono mesi che il semaforo è stato reso non visibile da chi si deve immettere su viale Trieste. L’ultimo tratto di via Zara è a doppio senso di circolazione, non segnalato. L’accesso al Cimitero di Viterbo, non è possibile farlo se non si modifica la segnaletica sulla Cassia... per ora basta, tanto se continuate così avremo tempo per dire quello che non volete vedere. Bruno Matteacci La tecnologia avanza ma... Che fatica viaggiare di Francesca Bruti La tecnologia avanza, ma i problemi sono sempre gli stessi. La mattina del 31 Gennaio scorso, i numerosi pendolari, che sono soliti prendere il treno delle 6,40, da Roma Ostiense in direzione Viterbo, sono stati protagonisti di un viaggio infinito verso le loro mete. Per fare un percorso che necessita in genere meno di due ore, con i treni di Trenitalia (secondo me, sempre troppo tempo), ci sono volute ben quattro ore! Infatti, a causa di un guasto tecnico al treno precedente delle 6,10, che viaggiava sulla stessa linea, l’intero percorso ha subito un’interruzione. Così, il convoglio, ha prima fatto una lunga sosta tra Anguillara e Bracciano, poi è tornato indietro e i malcapitati sono stati costretti a salire sulle navette sostitutive, messe a disposizione ad Anguillara. Beh, è un caso, direte voi. Invece, no. Sono molto frequenti guasti o problemi tecnici su questa linea ferroviaria; e chi come me viaggia da anni per motivi di studio o di lavoro, spesso ha subito disagi nel trasporto. Inoltre, sono anni, anni, e anni, che sento dire dagli amministratori provinciali di Viterbo che “sarebbe” necessaria una linea più diretta verso Roma, alternativa alle numerose e lunghe soste nelle piccole stazioni tra le due città. Ma niente. Chissà quanto ancora dovremo aspettare. Intanto, noi passiamo il tempo seduti sulle poltrone dei treni. Francesca Bruti Elusioni amministrative di Claudio Santella Amo leggere, di tanto in tanto, dei pensieri di Michele Federico Sciacca, professore di filosofia teoretica. Non so perché, non me lo sono mai chiesto; forse perché i miei testi scolastici di storia della filosofia sono stati scritti da lui. Curiosa è una nota dello stesso autore che si legge nella prefazione della ristampa di una sua opera, dice: Queste pagine sono nate scritte; pertanto si ristampano tali e quali. In uno di questi passi, intitolato Tutto è chiarissimo si legge: Una mattina, il re Jerone domandò a Simonide che gli dicesse chi fosse Dio; Simonide gli chiese un giorno di tempo per pensarci sopra. L’indomani, a corto di una risposta soddisfacente, gliene chiese due, poi quattro e così di seguito. Alle meraviglie del re per il moltiplicarsi continuo dei giorni, Simonide rispose che più ci pensava e più il problema gli sembrava oscuro. Oggi non vi sono Simonidi prudenti e pensosi: oggi, è tutto chiarissimo e chiunque incontriate vi sa dire, senza pensarci sopra un solo istante, che Dio è questo o quest’altro, una superstizione o un’illusione, la storia o la scienza, o che so io. Vi sa dire, così dicendovi, che non esiste affatto e che pertanto è perfettamente inutile arrovellarsi la testa per dire chi egli sia. Tanto queste, ormai, son cose saputissime; ci sono altri problemi, oggi! (*) Non sembra che Michele Federico Sciacca abbia scritto questo pensiero durante un suo soggiorno nella nostra città, magari mentre era alla ricerca di qualcosa presso qualche ente o qualche amministrazione pubblica? La domanda sorge spontanea, direbbe un noto conduttore televisivo! Il motivo della domanda è comunque fondato. Provate a girovagare per gli uffici pubblici della nostra città ed a chiedere una qualunque cosa che richieda un poco di impegno, da parte del pubblico dipendente, per essere soddisfatta. Vi sentirete rispondere con una percentuale che si aggira intorno al 90% dei casi che la cosa non è di loro competenza, che dovete rivolgervi ad un altro ufficio, che dovete fare così e non colà, che quello o che quell’altro. Insomma vi sentirete rispondere che…. Scusate, è meglio che mi fermi qui, altrimenti questi signori addetti a soddisfare le legittime e dovute richieste del cittadino, sono capaci di identificare le loro elusioni nella saggezza e nella prudenza di Simonide. (*) Dal libro “In spirito e verità” Marzorati Editore – IV edizione/60 – pag. 97 Claudio Santella Una forte esplosione di Riccardo Manca Chilometro 37 della Strada Statale Cassia, lungo la corsia in direzione Roma- Viterbo. Erano da poco passate le ore 9 del 2 Febbraio scorso. Un uomo, operaio di una ditta romana, stava lavorando con una pala meccanica. Ad un tratto, una forte esplosione. Era stata tranciata la condotta per il rifornimento del gas alla zona industriale Settevene a Nepi. L’incidente ha provocato la fuoriuscita del metano che è esploso e si è incendiato. Immediatamente. Le fiamme sono arrivavate fino a cinquanta metri di distanza e l’esplosione, avvenuta in località Monte Terzo nel comune di Nepi, provocava un rumore assordante. Sembrava di stare sul set di un film. Invece era tutto reale. L’uomo che guidava la pala meccanica, rimasto ferito, è stato trasportato all’ospedale Andosilla di Civita Castellana. Quando è scattato l’allarme, sul posto sono giunti Carabinieri (giunti da Monterosi, dalla stazione nepesina e dalla compagnia civitonica); Vigili del fuoco (da Bracciano Roma e Viterbo); Polizia stradale (da Monterosi e dalla Capitale). Intanto gli specialisti della “Snam” e dell’ “Italgas” hanno immediatamente interrotto la condotta del metano a monte e provveduto alle riparazioni del caso. Sul posto anche il personale della Provincia. La lesione è avvenuta in una condotta secondaria e non si è presentato il problema per l’approvvigionamento di metano della zona rifornita. I cavi della Telecom sono stati ridotti in un cumulo di cenere. Pesanti ripercussioni sul traffico; la Cassia è stata chiusa. Per un paio d’ore, l’area interessata all’esplosione è stata circoscritta e la circolazione veicolare interrotta e deviata magistralmente dalle Forze dell’Ordine. Il pensiero di tutti è corso ai danni che l’incidente poteva provocare. Poi, a vincere è stata la consapevolezza che, fortunatamente, i danni registrati (rispetto a quello che poteva accadere) erano contenuti. Riccardo Manca QUALE GIUSTIZIA? di Claudio Santella Un giudice di Milano ha assolto alcuni procacciatori di kamikaze dalle accuse di attività terroristica che erano state loro mosse e per le quali erano stati arrestati. Apriti cielo! Tutti addosso a quel giudice, “dalli all’untore”. Non c’è stato uno che non si sia meravigliato che fosse potuto accadere quanto era accaduto. Per contro, pur avendo desiderato di sbagliarmi, mi aspettavo qualcosa del genere; mi aspettavo, cioè, che prima o poi qualche giudice l’avrebbe combinata grossa. La Magistratura è composta da tanti giudici, è come un mosaico, ed in ogni mosaico, ogni pietruzza va messa al proprio posto, nel modo giusto, altrimenti il mosaico non viene bene. E’ imperfetto. E’ brutto, in misura direttamente proporzionale alle imperfezioni. Se poi vi mettiamo delle pietruzze che non sono idonee, il mosaico non solo non viene bene, ma non è mosaico. Questo nella Magistratura non deve accadere. Il cittadino, quando sta dinanzi al giudice, deve avere la certezza di avere davanti una persona non solo preparata tecnicamente, ma anche colta, di buon senso, che emani fiducia, stima, ammirazione. E questa certezza la deve sentire naturale, la deve sentire davanti a qualsiasi giudice, da qualsiasi punto di vista lo osservi e lo valuti. Il cittadino non deve avere l’impressione, la sensazione, il dubbio che quel giudice non sia all’altezza, non deve sentirsi l’ut nemo del Qui fit Mecena... per vari perché. Non dico che il cittadino abbia questa impressione, dico che non deve averla; dico che non ha la certezza sopra accennata, dico che deve avere quella certezza. L’attuale Governo, con il suo Capo in testa, non fa che ripetere che l’apparato giudiziario va rivisitato, perché ritiene che gli addetti all’amministrazione della giustizia siano politicizzati. Non mi sembra, però, che abbia imboccato la strada per andare in Paradiso. Al cittadino non interessa che il Giudice sia favorevole o contrario al Governo, al cittadino interessa che il Giudice sia Giudice. Non soltanto terzo e indipendente, ma capace di essere terzo ed indipendente. Dia al Cittadino quel giudice, un giudice che sia stato istruito, educato, cresciuto, preparato per fare il giudice. Mi chiedo e chiedo a Voi che avete la compiacenza di leggermi: ma ciascuno di noi se la farebbe fare una piccola operazione, una operazione semplicissima, diciamo una appendicite, da un architetto? da un bravo architetto? dal migliore architetto? Certamente No. Ma dal più bravo, insisto: No. No perché non ha la preparazione giusta; potrà essere il migliore di tutti, ma ha ricevuto una preparazione diversa, non adeguata, indirizzata per altri fini sociali. Ed allora, torno a chiedermi ed a chiederVi, perché dobbiamo farci giudicare da chi non ha ricevuto una preparazione idonea per fare il giudice. Si preoccupi il nostro governo, con il suo Capo in testa, a darci dei giudici idonei, ci dia dei giudici che per essere diventati tali abbiano percorso un cammino che a ciò li abbia formati, un cammino che non si limiti ad un corso universitario, ma che inizi già dall’adolescenza attraverso una appropriata preparazione scolastica. Un cammino difficile, non impossibile, un cammino duro, mirato, che accompagni il giudice durante tutta la sua carriera, che non deve essere automatica, ma sudata e meritata. Una volta per poter iscriversi a giurisprudenza occorreva aver conseguito la maturità classica, e solo quella maturità, e non a caso solo quella. Una volta per avanzare nella carriera il magistrato doveva superare delle prove ed aver dato prova di aver ben operato. Elimini il nostro Governo, con il suo Capo in testa, le varie leggi che liberalizzano la progressione delle carriere ai magistrati, fissi delle valutazioni periodiche sistematiche, stabilisca che il magistrato, così come ogni altra persona che possa incidere nella sfera giuridica di altre persone, sia sottoposto periodicamente a visita psichiatrica; stabilisca un adeguato periodo di tirocinio per ogni tipo di attività cui il magistrato sia addetto. In buona sostanza ci dia dei magistrati all’altezza del loro compito. Faccia in modo che il cittadino vada dal magistrato, così come il fanciulletto si rivolge al padre quando subisce un torto, perché ha fiducia nel padre, perché per il fanciulletto non c’è nessuno meglio del padre. Vedrà, il Governo, che così facendo avrà anche e contemporaneamente giudici che non gli saranno contrari e/o ostili. E badate bene, dico queste cose perché voglio bene alla Magistratura, perché mi dà fastidio che non sia rispettata e che non si rispetti . Auguriamoci che la prossima legge di ristrutturazione della giustizia ci avrà liberati dai bruti che sono addetti alla sua amministrazione, così da non provare più sentimenti di meraviglia e di indignazione per notizie di mal celata ingiustizia che rischiano di farsi sempre più frequenti. Claudio Santella Cara mamma Cara mamma, il tempo passa inesorabile e, nel ricordo di ciò che fu, di ciò che insieme abbiamo vissuto, tutto diventa bello, più bello di quello che è stato perché rimarrà vivo nella memoria e niente potrà cancellarlo. Perché, vedete mamma, in certe occasioni, in certe situazioni non si apprezza quello che si ha. Sarebbe come dire che certe cose si apprezzano solo quando vengono meno. C'è una frase, ormai molto sfruttata, ma sempre attuale, che così recita: "La libertà è come l'aria, la si apprezza solo quando non c'è". Io, cara mamma, voglio ricordare quanto di bello c'è stato tra noi; voglio ricordare quei bei momenti in cui siamo stati, materialmente, vicino, sia nella gioia che nel dolore, e sono stati tanti, cara mamma, perché noi tutti i giorni stavamo insieme, magari litigavano per delle sciocchezze, normalmente per il fatto che voi eravate sempre troppo premurosa nei miei confronti ed io pensavo al vostro futuro, un eventuale futuro "senza" di me..! Ricordo quei bei viaggi che abbiamo fatto nella nostra terra natia; ogni angolo della magnifica Gubbio, che abbiamo visitato, era per voi un ricordo. Avevate davanti ai vostri occhi immagini chiare, vive, che riuscivate a farmele vedere come su uno schermo televisivo gigante. Ricordo la casa dove siete nata, dove siete cresciuta; la scuola che avete frequentato; il luogo dove avete conosciuto il babbo, dove andavate a ballare; la chiesa dove avete sposato e la vostra prima casa da sposetti, la casa dove è nata, mia sorella, Bruna e quella di Casamorcia dove abitavate quando sono nato io, all'ospedale di Gubbio. Di tante cose mi parlavate quando andavamo in Umbria; in particolare, lungo il tragitto, mi parlavate del viaggio fatto in bicicletta con il babbo, quando nel 1944, siete ritornati a Viterbo per recuperare quanto rimasto sotto i bombardamenti. Ricordo quegli anni di sfollamento trascorsi in località Pisciano di Camporeggiano, in una casa dove oggi è un magnifico agriturismo chiamato la Cianciallegra. Tutto era bello! eravamo una famiglia unita: Babbo, voi Mamma, Bruna ed io. Quanti sacrifici avete fatto con il babbo, mai e poi mai ci siamo sentiti soli! Nel bene e nel male voi siete stata sempre importante in quel "tavolo", a quattro zampe; mai esso a vacillato perché le basi erano forti ed erano fissate con la "colla" dell'amore, nel rispetto della unità della famiglia. Grazie, mamma adorata, per quello che avete fatto per me. Lunedì 14 febbraio, San Valentino, giorno degli innamorati, voi sarete in cielo con il Babbo. Mi lasciaste proprio in questa giornata, nel 1996, per andare Su, in quel Luogo dove avete trovato tante care persone per le quali avete vissuto. Io arriverò, quando Dio Vorrà. Ciao! Bruno Ricevo da una mia amica “Inese”, una serie di poesie in dialetto viterbese, scritte da un nostro concittadino, da un paese della Germania, si chiama Tonnicchi Gerardo. Compiaciuto da quanto da lui scritto, mi è sembrato doveroso trascriverne una. Ecco il testo: Un tramonto a Viterbo Dopo il temporale Passeggiavo con Franco cognato mio / A Pianoscarano Ponte de Paradosso, / occhio fu’ desto del profondo pendio / verso la maremma dove scorre il fosso. / Ai nostri occhi fu visto sovrano / quadro che sol creato può fa pittura / sensibile pennello in una mano / di un grande artista aver paura. / Il cielo poco coperto all’orizzonte / con intervalli azzurri molto fitti, / Argentario Viterbo sotto il monte / illuminato di colori variopinti. / Raggi di mille color spanneva al monte / l’infinita maremma s’era indorata, / il tramonto baciava l’orizzonte / come, amor bocca bacia bocca amata. / Fra le nubi del manto tinto / speragli accesi ancor lanciava, / verso il mare che era gritto / il bagnasciuga l’onda smorsava. / Mentre si esibiva nella lenta discesa / al mister del creato noi si pensava, / lieti vedemmo la grande impresa / di color misti scena ancor cambiava. / Lo vedemmo calarsi adagio adagio / verso la maremma arida e sconfinata, / i nostri cuori si trovavano a suo agio / il nove Luglio settantanove fu questa data. Firmato Tonnicchi Gerardo Questo è il testo di Tonnicchi, scritto in Germania, pensando con tanta nostalgia al suo quartiere: Pianoscarano. Pantaleo Spagna postato da: Spvit | 12:15 | |