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giovedì, gennaio 27, 2005
Il mercatino dell’antiquariato-artigianato piu’ grande dell’Alto Lazio “sotto il campanile” è a VITORCHIANO, Domenica 27 Febbraio 2005 e ogni “quarta” domenica del mese per informazioni: 3393337869 La Città 26 Gennaio 2005 Anno XV n° 2
Non ci fermerete, manco col passone... A buon intenditor... di Mauro Galeotti Quello che tutti i candidati di qualsiasi partito, per raggiungere qualsiasi poltrona, sia essa comunale, provinciale, regionale o parlamentare, hanno sempre infilato nel loro programma elettorale, quale problema che avrebbero risolto, è stato, e purtroppo sarà ancora per anni ed anni ed anni, la questione termale di Viterbo. In merito non si è fatto parlare dietro neppure il sindaco di Viterbo, Giancarlo Gabbianelli, il quale nel programma elettorale che ha presentato sul sito www.gabbianelli2004.it, alla voce Sviluppo termale e turistico, promette: L’importanza e lo sviluppo del turismo connesso ai centri termali c’impone, utilizzando le numerose sorgenti, un potenziamento ed una riorganizzazione funzionale degli impianti già esistenti ed il recupero delle “zone libere”, di quelle zone cioè accessibili a tutti, quali ad esempio l’area “Piscine Carletti”. In particolare è di prioritaria importanza la riapertura, continuando il rapporto sinergico tra Regione e Comune, che ha consentito l’acquisizione della proprietà, dello stabilimento termale ex terme INPS. Anche la progettualità privata sarà coinvolta, al fine di valorizzare e rendere fruibile l’area termale nella sua interezza. Ovviamente nulla di tutto ciò è stato fatto! Oh sì, scusa tanto Giancarlo mio!, dimenticavo che hai definito fiore all’occhiello la realizzazione (sic!!) delle Piscine Carletti, al bivio della Tuscanese con la Strada delle Terme. Che sbadato! E’ che se per grande realizzazione intendi un po’ di erba tagliata, quattro alberelli e una recinzione artigianale a croce di Sant’Andrea, realizzata con quattro passoni di legno, c’è veramente da stare poco tranquilli, specialmente se rileggo la tua affermazione di poc’anzi, propinata ai tuoi elettori che l’hanno bevuta: L’importanza e lo sviluppo del turismo connesso ai centri termali c’impone, utilizzando le numerose sorgenti, un potenziamento ed una riorganizzazione funzionale degli impianti già esistenti ed il recupero delle “zone libere”, di quelle zone cioè accessibili a tutti, quali ad esempio l’area “Piscine Carletti”. Non la faccio lunga sulla realizzazione del nuovo aspetto delle Piscine Carletti. Basta fare un salto su quell’area per constatare quanto fumo negli occhi dà la gestione Gabbianelli a quelli che non vogliono vedere. Fango a volontà quando piove e polvere a iosa quando c’è il sole, niente servizi igienici, niente punto di ristoro, niente spogliatoi, niente docce. Quello delle Terme è un cavallo di battaglia che pare fatto apposta, sta lì da decenni, senza che nessuno lo risolva, proprio perché poi ridiventi un problema da risolvere. Più volte da queste pagine è stata presentata ai lettori la disastrosa situazione in versa tutto il territorio interessato dalla zona termale che caratterizza la nostra città. Il Bullicame e le abbandonate e sporche piscine intorno ad esso parlano chiaro. Tutta l’area che circonda la sorgente più importante, ricordata anche dal Sommo poeta, è in un degrado allarmante. Sporcizia ovunque; gabinetti in box sfasciati da mesi e mesi; file di tufi anonimi che percorrono vari sali e scendi senza capirne lo scopo; mucchietti di sterro posti qua e là; arbusti incolti; buche varie che costituiscono un serio pericolo per chi si avventura a fare quattro passi sulle bianche superfici termali. Insomma è un’area tanto osannata e altrettanto dimenticata! E non sono da meno le altre antiche terme che gravitano intorno al Bullicame. Terme di una importanza storica unica, rara, ineguagliabile, ma Gabbianelli & C. non se ne accorgono. Per loro sono più importanti i dossi artificiali anche se è provato, dalle disposizioni di legge, che è illegale installarli nelle vie in cui si trovano. Per loro è più importante mettere i dissuasori e causare pericolo di vita per chi, come è accaduto qualche giorno fa, si è visto soccorrere, facendo percorrere a piedi Via san Pellegrino, dai dottori e dagli infermieri accorsi con l’ambulanza che non ha potuto oltrepassare il dissuasore posto in Piazza san Carluccio. Per loro è più importante abbattere inesorabilmente verdeggianti alberi, siano essi in Via fratelli Rosselli, in Via Genova, in Via Raniero Capocci. Poi chi se ne frega se cadono a pezzi le Terme di Santa Maria in Silice o Selce, ancora in buona parte interrate, poste all’interno di quello che, ahimé, fu lo Stabilimento termale INPS. Chi se ne frega delle Terme del Prato, all’interno dell’aeroporto militare, a due passi da quell’aeroporto da cui nel sogno di Gabbianelli già partono i Jumbo e i Jet, tanto da fare invidia a Fiumicino. Chi se ne frega delle Terme del Bullicame, terme romane poste sulle Strada Bagni all’altezza del km 2 e mezzo, nascoste dalla vegetazione, seppur si estendano per almeno 25 metri e si innalzino per oltre due metri. A seguire, pochi metri appresso, verso nord, è un’altra parete lunga circa 30 metri. Mi limito qui, e mi rammarica il pensiero di quanto sarebbe utile e necessario realizzare percorsi ben studiati, che possano illustrare e valorizzare le nostre terme nascoste e abbandonate. Ma sono parole al vento! Parole gridate e ascoltate da gente sorda. Questo quindicinale vuole difendere la nostra Città, che non può né parlare, né ribellarsi, tanto che ad essa ha dedicato la testata; esce due volte al mese, ed espone senza peli sulla lingua il pensiero e le opinioni di chi vi scrive. Credo che ciò sia assai evidente, usando a volte anche parole pesanti, ma che comunque sono nel nostro gergo quotidiano. Qualcuno sta provando da tempo a tapparci la bocca inviando squallidi personaggi nei bar per buttare via le copie de La Città lì depositate, oppure a far interrompere la pubblicità ai nostri inserzionisti. Che in effetti, poi, smettono. Sono azioni meschine, che ricordano i tempi del Fascismo, quelli del manganello e dell’olio di ricino. Io sono qua pronto ad affrontare ogni dialogo, ogni confronto verbale. Questi pusillanimi, questi vigliacchi, questi quaquaraquà continuino pure ad agire sotto sotto, dietro dietro, coperti da un casco, da una telefonata anonima, e provino pure a mettere il passone nella rotativa, mentre è in stampa il nostro foglio, potranno fermarla per un po’... potranno bloccare il motore, ma stiano certi che non riusciranno mai a imprigionare la nostra voglia di essere uomini liberi, sì! liberi di esprimere il proprio pensiero, la propria opinione! Mauro Galeotti La verità viene sempre a galla di Bruno Matteacci Una vecchia canzone degli anni cinquanta dice: La verità fa male.... E’ vero la verità fa male a coloro che si sentono colpiti, che si sentono sbuciardati, che si sentono chiamati in causa per inadempienze commesse, per bugie dette o per inattività nel proprio mandato. Ma la verità viene sempre a galla! Sono concetti che non spariranno mai; sono concetti che resteranno fino a quando esisterà l’uomo. Spesso si parla, si scrive, del più e del meno senza tenere nella debita considerazione che quello scrivere, quel dire potrebbe far male a qualcuno. Ma attenzione a volte chi scrive, chi parla, ha davanti a sé una moltitudine di problemi che interessano la collettività; di pensieri che gli sono stati rappresentati da amici; addirittura a volte si ha davanti l’immagine di persone stanche di subire; mentre chi legge e chi rilegge, perché vive i problemi di quanto scritto, si vede rappresentato nel contenuto di quanto cerca di vedere, magari con una forzatura. Questa premessa scaturisce in seguito al contenuto del mio articolo, pubblicato il 12 gennaio scorso, dal titolo: sfilze di contravvenzioni, che qualche vigile urbano del Comune di Víterbo non ha gradito. Ho avuto il piacere di scambiare due parole con alcuni vigili urbani in servizio, in una freddolosa giornata, per le vie di quella Città che, come ho scritto si attraversa in tredici minuti. Tutto bene, se non che, quei simpaticissimi, affabili, cortesi infreddoliti vigili urbani si sono, educatamente, lamentati del fatto che ho loro attribuito di avere, in servizio, una autovettura a testa; quando l’unica autovettura che hanno è quella privata, acquistata e mantenuta con i propri sacrifici economici. La verità viene sempre a galla.Tra persone civili tutto è più facile. E’ vero, non tutti i vigili urbani, comandati in servizio sulla strada, hanno in dotazione un automezzo del Comune, in quanto la maggioranza dei mezzi di trasporto è riservata per servizi speciali come: urbanistica, LL.PP., tributi, infortunistica, anagrafe, commercio, messi notificatori, contatti con le frazioni, ufficiali, Comandante, Assessore e rappresentanze politiche amministrative, varie, del Comune. Insomma chi usa in minor frequenza, o meglio chi non usa i mezzi in dotazione al Corpo dei Vigili urbani, sono proprio quei cortesi vigili che tra un parcheggio e l’altro, tra un incrocio e l’altro, rappresentano, con decoro, prestigio e professionalità il Comune di Viterbo; quel Comune che, a certi livelli, perde le qualità sopra elencate, perché svaniscono nel nulla. Da tempo scrivo, contesto, suggerisco, mi lamento di cose che non vanno per il verso giusto e nessuno, di coloro che hanno il dovere e l’onere di precisare, risponde. Devo dedurre che la verità fa veramente male! Con i vigili, con cui ho parlato, è stato un ottimo rapporto: loro nella propria professionalità ed io nella mia sincera, lunga esperienza e grande amore per Viterbo. Tutto si chiarisce, tutto si appiana quando c’è il rispetto, il dialogo e la stima del proprio e dell’altrui lavoro e personalità. Chi ha orecchie intenda e metta in pratica. Bruno Matteacci Ma quanto mi costi? di Agnese Galeotti Si è rotto di nuovo uno dei paletti in ghisa che sono stati installati all’ingresso di Via Roma da Piazza del Plebiscito. E’ stato riparato abbastanza presto, forse per non far vedere l’ennesima rottura. Non conto più le volte che i paletti dissuasori, voluti da Gabbianelli, sono stati rotti e riparati, rotti e riparati, rotti e riparati... ma quanto ci costa questa mania di controllo, se la sommiamo, poi, alle palle di Piazzale Gramsci che un mese sì e l’altro pure le trovo in terra rotte? Vedi ad esempio la penultima rottura, di circa dieci giorni fa, e quella di ieri davanti all’albergo durante la nevicata, tutte e due da riparare. Il guaio è che le palle ce le siamo rotte anche noi, che paghiamo e paghiamo e paghiamo le bischerate di chi ha la pretesa di comandare e mettere ordine, ordine, ordine come accadeva nel Ventennio fascista. Agnese Galeotti Monnezza avanti alla Chiesa delle Farine di Simone Galeotti Una delle più belle chiese nelle immediate vicinanze di Viterbo è quella di Santa Maria delle Farine, risalente alla fine del 1200. Bella la facciata in peperino con lo stemma della famiglia Gatti, memore di quel Silvestro che la fece ricostruire. Ebbene è talmente apprezzata da chi guida il Comune di Viterbo che avanti ad essa sono due bei cassonetti per la raccolta delle immondizie. Come se non bastasse al loro fianco vengono abbandonati, regolarmente, elettrodomestici di ogni tipo, frigoriferi di ogni forma, stufe di varie marche e anche, perché no!, stigliature di negozi, cartoni dalle dimensioni più varie, sacchi di sterro... E bravi i dirigenti del CEV, e bravi pure i caporioni del Comune di Viterbo! Bravi, passerete alla storia per la monnezza abbandonata avanti ai monumenti, avanti alle chiese. Sarete ricordati per quanto rispetto avete per i luoghi dedicati alla Vergine Maria. Sarete ricordati anche da tutti gli sposi che scelgono la deliziosa chiesa per la loro unione d’amore. Complimenti! Simone Galeotti
Che brutte quelle antenne! di Francesca Bruti Caro lettore, quando ti capita di camminare per le vie di Viterbo, ogni tanto alza gli occhi e guarda che brutto spettacolo! Sopra palazzi e torri antiche, vedrai spuntare delle orrende antenne di colore nero o argento. Vedi la torre in via Rosselli o il palazzo della Prefettura, in piazza del Plebiscito, o i tetti dei palazzi che si vedono dal giardinetto del Comune. Capisco che la tecnologia avanza e che tutti vogliamo vedere la televisione; ma quando si toccano secoli di storia per un’antenna, bisognerebbe trovare un’alternativa. Non mi riferisco alle antenne sulle nostre case, perché è legittimo e normale metterle sopra i tetti; ma a quelle piazzate sui palazzetti antichi del Centro Storico. Tu alzi lo sguardo e quello che ricevi è un pugno in un occhio! Forse chi ce le ha messe, le vuole far passare per arte moderna? Non credo proprio, semplicemente vanno montate in altre zone, meno visibili, e soprattutto in modo da non deturpare il nostro patrimonio artistico, che rende così bella e importante la nostra città. Sui tetti delle case già abbondano ormai le normali antenne; ma, ultimamente, ne sta comparendo un nuovo modello, veramente brutto, più grande e appariscente, senza curarsi del posto dove viene installato. E queste strutture stanno crescendo come funghi! Vedi la torretta delle Poste centrali in via Ascenzi o i palazzi in via dei Mille. Allora, vorrei dire a chi decide o autorizza questi lavori di andare a vedere i palazzi, prima di dare il consenso per il montaggio delle antenne. E se proprio non si può fare a meno di rovinare la vista ai passanti (e gli antichi palazzi medievali), almeno che le antenne vengano camuffate. Francesca Bruti Abusi legittimi? di Bruno Matteacci Io ho poco tempo per passeggiare attraverso la città di Viterbo, ma quando giro ho il piacere di guardare le cose belle che incontro lungo il mio andare. Spesso però mi imbatto in obbrobri commessi o tollerati dall’Amministrazione comunale, come ad esempio il vedere un segnale che indica il tratto di via Armando Diaz a senso unico verso Viterbo - Porta Romana. E’ pazzesco! Già a suo tempo rilevai che in loco era un segnale che indicava il predetto tratto di strada a senso unico, fu subito rimosso. Ora, giungendo a Viterbo, all’altezza del muro di cinta dell’Istituto San Pietro, vicino all’immagine della Madonna, è una freccia bianca, su fondo azzurro, di quelle lunghe, indicante che il tratto di strada è a senso unico. Ma è incredibile! Si tenga poi conto che da oltre un mese segnalo che in via della Pila è stato divelto il segnale indicante il doppio senso di circolazione, il segnale è stato portato via, ma non sostituito. Qualcosa si è mosso, ma non è sufficiente ad eliminare qualche incidente. Come pure mi auguro che non accada qualche incidente davanti al Cimitero, dove ci si trova in difficoltà ad entrare nel parcheggio antistante il Cimitero stesso. Secondo l’operato di qualche cervellone si può accedere nel parcheggio entrando davanti al cancello principale, oppure in curva, vicino alla ex abitazione del custode. Ci vuole poco... basta creare il passaggio, debitamente segnalato, all’altezza del semaforo. Come pure sarebbe utile e necessario che si mettesse una freccia indicante il Cimitero, nel punto in cui è lo svincolo per la Cassia. Poi sarebbe cosa gradita sapere, dal Comandante della Polizia urbana, quante contravvenzioni sono state elevate a carico dei proprietari di cani o detentori della care bestioline che non hanno ottemperato al disposto dell’ordinanza del Sindaco n° 709 del 12 dicembre 1994, n. 22718. Si ricordino il Sindaco, l’Assessore alla P.U., il Comandante dei Vigili urbani che l’ordinanza fu emessa nel “rispetto dell’igiene ambientale e alla evidente cattiva situazione igienica delle vie pubbliche e delle aree verdi in Viterbo”. Sig. Sindaco, Sig. Assessore, Sig. Comandante dei VV.UU., non far rispettare una Legge dello Stato (23/12/73, n°535); una Legge regionale (6/6/1980, n°52); un Regolamento comunale d’igiene (15/4/1932, n°103); una Ordinanza sindacale (n° 709/94) non è un reato? Non è una omissione di atti? Ma è possibile che in questa magnifica Città ogni trasgressione, ogni abuso sia legittimo! O legittimabile! Bruno Matteacci
La sirena dimenticata e ritrovata di Pantaleo Spagna Alcuni giorni fa, passando per la via Tedeschi, alzando gli occhi, mi sono apparsi i comignoli dei forni della vecchia ceramica viterbese. Tra quei manufatti, si è presentata al mio sguardo la sirena. Tutto ciò è potuto accadere perché la società che sta ristrutturando l’area della ex ceramica, ha provveduto a rimuovere tutte le varie piante arboree, tralci d’edera, rovi di spine che per un cinquantennio, hanno prosperato a dismisura. Hanno reso tutta la zona un bosco incolto, nascondendo alla vista di tutti, il degrado dei fabbricati fatiscenti, dei forni e dei laboratori della ceramica stessa. Dalla cessazione dell’ultimo evento bellico che si è abbattuto sulla nostra città, nella mia memoria, non ho più avuto posto il ricordo della sirena. Oggi, così all’improvviso, l’averla rivista, ha riportato alla mia mente, i giorni dei terribili bombardamenti di quella sciagurata guerra, la quasi distruzione della città, le terribili visioni delle macerie di tanti fabbricati sventrati o distrutti (interi quartieri), di cadaveri in mezzo la strada, la fame, la disperazione di tante famiglie, il pianto di tante persone per la perdita dei loro cari. La sirena suddetta, aveva accompagnato la mia adolescenza, al rintocco del mezzogiorno all’orologio di San Sisto, la sirena suonava per avvertire che era vicina l’ora del pranzo, per i Viterbesi era un appuntamento giornaliero, pieno di letizia. Nel periodo bellico, il suono della stessa sirena, cominciò ha diventare un incubo. Quando le operazioni belliche erano ancora lontane, il suono della sirena avvertiva che era in corso un pericolo di incursione aerea. All’inizio degli allarmi, la popolazione snobbava tale pericolo, nessuno gli prestava ascolto. Ricordo che le forze dell’UNPA (Unione Nazionale Protezione Antiaerea) di allora, avevano l’ordine di far uscire tutti gli abitanti da Viterbo e i Viterbesi, pensando di essere al sicuro, si recavano fuori Porta Romana, verso il piccolo bar della Sorugenia e lì si aspettava che la sirena risuonasse di nuovo per avvisare il cessato allarme. Quando il fronte dei belligeranti si avvicinò alla nostra città, incominciarono a passare stormi di fortezze volanti che portavano la distruzione di tutto e di tutti, scali ferroviari, nodi stradali, caserme, tutto veniva distrutto. Anche da noi, dopo il primo bombardamento degli alleati all’aeroporto di Viterbo, incominciò in tutti noi la paura e quando la sirena suonava, si correva nei rifugi o ci si allontanava in aperta campagna, per poter stare tranquilli. Quando gli alleati avevano liberato Roma e avanzavano verso il nord, incominciarono su Viterbo i bombardamenti che ne distrussero un terzo con tanti vittime. Poi incominciò la guerra dei nervi su Viterbo, la notte divenne un incubo, ogni sera dopo una certa ora, la sirena suonava e tutti sobbalzavano nel letto, raccomandando l’anima a Dio e tutti si chiedevano, toccherà a me? Sulla nostra città, già martoriata e con tante famiglie distrutte, da tanti lutti, si aggirava un solo apparecchio nemico veniva chiamato la vedova e ogni tanto, questo aereo lasciava cadere una bomba che distruggeva una casa, ora in un quartiere, ora in un altro, rendendo la vita impossibile. La sirena, suonò finché le truppe alleate, i liberatori, entrarono in Viterbo e si allontanarono verso il nord, inseguendo le truppe tedesche in ritirata, portando così le loro distruzioni e la morte altrove. Dalla fine di quei giorni di guerra, la sirena cessò di urlare e suonare a più riprese, quel suono ti entrava nel cervello e ti lacerava l’animo riempiendoti di terrore. Da allora, per quasi una sessantina di anni, la sirena venne cancellata dalla mia memoria. Quando l’ho rivista in mezzo a quei ruderi, ho avuto un tuffo al cuore e sono affiorati in me i ricordi di quel brutto periodo della nostra vita. Chissà se i giovani di oggi hanno mai saputo che esisteva la sirena nella nostra Viterbo. Pantaleo Spagna Bei cipressetti, cipressetti miei di Q.d.P. In ogni Comune, per legge, la parte politica, eletta con voto popolare, esercita poteri di indirizzo sull’attività amministrativa: definisce, a mezzo di direttive generali, obiettivi, priorità, piani e programmi, e, per la realizzazione di ciò, assegna ai dirigenti le risorse relative, perché, sempre per legge, ai dirigenti spetta l’adozione di atti e di provvedimenti autonomi, per la realizzazione dei programmi dell’Amministrazione. Ora che l’Amministrazione comunale cerchi di rendere Viterbo più vivibile è un dato di fatto. La prova tangibile di ciò sta nelle osservazioni positive di chi a Viterbo viene di tanto in tanto. Tuttavia troppe cose stonano con questo disegno dell’Amministrazione comunale. Una di queste cose, ad esempio, sono i cipressi che fiancheggiano il monumento ai Caduti in piazza del Sacrario: giacciono in uno stato pietoso, conseguenza di un abbandono pressoché totale. Eppure sono lì a rendere onore ai Caduti per la Patria, mica all’ultimo arrivato. E siccome le disgrazie non vengono mai sole, identica sorte è toccata al cipresso che si trova nelle immediate vicinanze, a fianco, cioè, della Chiesa di San Giovanni degli Almadiani. Se il fatto fosse isolato il male sarebbe minore, ma di queste fattispecie, poco edificanti, è costellata la città. Si ha l’impressione che qualcuno che può, qualche dirigente, qualche funzionario, da solo o con la collaborazione di altri, fate voi, l’elencazione è puramente esemplificativa, fidando sul fatto che il popolo finisce sempre con l’attribuire ciò che non gli garba a colui che ha eletto, e comunque a chi lo rappresenta, faccia di tutto per mettere in cattiva luce, davanti al popolo, questo o quell'esponente politico, il Sindaco in primo luogo, servendosi anche di quelle piccole cose, che hanno il privilegio di essere più a contatto con la gente comune. E’ vero che il Sindaco si è trovato tra i piedi molti dirigenti già dirigenti, ma è anche vero che, sempre per legge, la qualifica di dirigente viene scissa dall’incarico dirigenziale, che, così come viene conferito può essere revocato in qualsiasi momento, sia con destinazione ad altro incarico, sia con esclusione del conferimento di ulteriori incarichi. Ed ogni legge mira sempre al bene sociale. A buon intenditor poche parole, signor Sindaco. Q.d.P. Pomeriggio bollente di Riccardo Manca Pomeriggio bollente, quello del 19 Gennaio scorso, per il centralino dei Vigili del Fuoco del Capoluogo della Tuscia. Per quel giorno, su tutto il territorio della Tuscia, si attendeva una nevicata che, alla fine, non c’è stata (a parte una leggera spolverata sulla Faggeta). Si sono registrati, tuttavia, una serie di inconvenienti legati al maltempo. Pioggia e vento, in prima linea. A causa del vento che soffiava sulla Città dei Papi, infatti, sono rovinati a terra alcuni alberi e rami. Mancavano pochi minuti alle ore 19 quando, al centralino del 115, arrivava la segnalazione di un albero finito a terra, in Via Ippolito Nievo, per il forte vento. Quest’ultimo, impassibile, soffiava sin dal primo pomeriggio. In questa circostanza, l’albero aveva ingombrato la serie stradale. Sul posto, una squadra di Vigili del Fuoco (accorsi dal vicino Comando Paolo Garofolo), una volante della Polizia ed una pattuglia di Vigili Urbani. Diversi interventi si sono registrati, dovuti anche all’imprudenza dei Viterbesi, per aprire porte inaspettatamente chiuse e per spegnere incendi di camini. Il giorno successivo, 20 Gennaio, non è stato da meno. A San Martino al Cimino, le raffiche di vento avevano seriamente danneggiato un pannello solare. A Corchiano, Vigili del fuoco impegnati per rimuovere un palo della Telecom. Il palo in questione era stato completamente divelto. Altri interventi sono stati portati a termine brillantemente, per rami ed alberi pericolanti, in diverse località della Tuscia. C’è voluta tutta la professionalità del personale del Comando provinciale Paolo Garofolo per ridurre, al minimo, gli inconvenienti prodotti dal maltempo che, nei giorni scorsi, ha colpito l’intera provincia. Riccardo Manca Vade retro fumo!!! di Francesca Bruti Finalmente è entrata in vigore la nuova legge sul fumo. Fin da subito, c’è stato chi l’ha amata e chi l’ha odiata. Io sono fra quelli che l’ha amata, anzi, l’aspettavo con ansia. Inutile ripetere i numerosi danni alla salute che il vizio del fumo porta, sia a chi ne fa uso, sia a chi subisce passivamente la sigaretta, dovendo condividere con gli altri l’aria corrosa dal fumo. Danni ampiamente dimostrati da medici ed esperti. Molti fumatori rispondono a questa legge protestando e dicendo che il loro libero diritto di fumare è violato. Ma io mi chiedo da quale punto di vista sono valutati i diritti del cittadino: se due persone si trovano in un locale o in un ufficio pubblico, il fumatore può vivere per alcune ore senza toccare la sigaretta, ne sentirà la necessità, ma può stare senza; chi non fuma o respira l’aria consumata dal fumo o… che fa? Decide di non respirare? Vi assicuro che è terribile essere costretti a condividere poco spazio con persone che fumano e non potersi allontanare, per motivi diversi (lavoro, cena, fila agli sportelli…). Per non parlare dei vestiti: stare anche solo cinque minuti in mezzo a sigarette accese costringe a lavare subito gli abiti appena messi, per l’odore che poi emanano! Allora, parliamo della legge. Sicuramente è molto dettagliata sulle disposizioni che i locali e gli uffici devono attuare, per creare aree adatte ai fumatori. Però, non ne prevede l’obbligo. Infatti, molti gestori hanno semplicemente posto il divieto di fumare, senza predisporre le installazioni all’interno dei locali. Così capisco anche i fumatori che: o entrano e non fumano, o non possono entrare se vogliono fumare. Si è detto che la legge italiana sul fumo è tra le più severe d’Europa. In molti Stati non esiste proprio una legge contro questo vizio. Perché? Forse perché gli altri sono più bravi di noi; riescono a condividere stessi spazi, rispettando la volontà di chi non fuma e accendendo la sigaretta solo quando è possibile. Proviamo anche noi a rispettarci un po’ di più! Francesca Bruti Qua e là di Periscopio Il traffico cittadino a Viterbo si svolge in maniera caotica; è evidente ed inconfutabile. Le norme che sono preposte a tutela di chi circola non vengono fatte rispettare da coloro che sono addetti a ciò. Ora mi sorge un dubbio: che l’Amministrazione Comunale abbia emanato un qualche provvedimento con il quale tutti coloro che circolano sul territorio del Comune di Viterbo sono affrancati dall’osservanza delle norme del Codice della Strada? Sembra di sì. Se è così, signor Sindaco, la preghiamo cortesemente di farci avere una copia di codesto provvedimento in modo che ne possiamo prendere cognizione tutti? Grazie. A proposito di Dirigenti, sembra che l’Amministrazione comunale abbia istituito per i propri dirigenti dei corsi di aggiornamento aventi per oggetto varie materie attinenti la pubblica amministrazione. Corsi interni, beninteso, non corsi presso la Scuola Superiore di Pubblica Amministrazione. Si dice che questi corsi abbiano avuto un buon successo ed abbiano dato ottimi risultati, soprattutto quelli sull’invisibilità. Provate ad andare nei vari uffici comunali e chiedete di qualche dirigente: bravi se riuscite a vederlo, bravissimi se riuscirete a parlarci; a meno che non siate qualcuno, naturalmente. Viene da chiedersi se più che corsi di aggiornamento sia opportuno fare dei corsi di formazione. Ma ciò è manifestamente infondato. Codesti stessi Dirigenti farebbero bene a riflettere sul fatto che l’interesse legittimo del cittadino, cioè l’interesse del medesimo ad avere una buona amministrazione, non è solo l’interesse che egli fa valere davanti al giudice. E’ anche l’interesse alla relazione. L’interesse legittimo in una amministrazione di dialogo il cittadino l’ottiene in primo luogo durante l’azione amministrativa. E’ lì che i soggetti dialogano; ma non possono dialogare con chi non c’è, oppure, se non sono a conoscenza di ciò che l’Amministrazione ha deciso. Il cittadino, anche per motivi di tempo, non può rivolgersi sempre al Sindaco per ogni cosa. E’ puerile. Diamo a ciascuno il suo. Mi chiedo: che siano sempre convocati dal Direttore Generale? Se è così auguriamoci che sia per chiarire loro alcune idee. Si è aperto l’anno giudiziario ed il Procuratore Generale della Corte di Cassazione ha fatto la consueta relazione annuale sullo stato dell’amministrazione della giustizia in Italia. Ricoperto dei consueti orpelli, attorniato dalle solite autorità, alla presenza del Capo dello Stato. Mi piacerebbe che a fare la suddetta relazione fosse il Presidente dell’Ordine Nazionale Forense e spiego il perché. Ogni forma di organizzazione statale ha il suo apparato giudiziario per assicurare l’amministrazione della giustizia, ma soltanto gli Stati democratici assicurano il diritto alla difesa. Sarebbe molto più bello che tale relazione venisse lasciata, istituzionalmente, al rappresentante degli avvocati, a simboleggiare che in Italia il diritto alla difesa, affermato e garantito, è anche palesemente riconosciuto. Mi dicono, invece, che gli avvocati, per protesta, non erano presenti alla cerimonia, per il secondo anno consecutivo. Non è cosa da poco. Periscopio Domani, 27 Gennaio, ricorre l’Anniversario della traslazione dei SS. Martiri Valentino ed Ilario, dal luogo del martirio alla Cattedrale di San Lorenzo di Viterbo, che avvenne nel 1303. Questo semplice messaggio giunga e resti nei cuori di tutti i Viterbesi perché il ricordo degli Stesi sia sempre vivo e ci accompagni nel cammino della vita. Ricevo e volentieri pubblico Mittente: Antonio Magagnino Viale B. Buozzi 45 - VITERBO Tel.338-7431582 Carissimo Mauro, sono Antonio Magagnino di Viterbo. Come tu già saprai da molti anni, per passione svolgo ricerche su persone coinvolte in eccidi durante la Seconda Guerra Mondiale, che per la storia sono ancora da identificare. Attualmente, mi trovo in possesso di particolare documentazione cartacea, in merito all'eccidio di un centinaio di Carabinieri Reali, in territorio di Albanese con precisione nella zona di Tirana, comandati dal Col. Giulio GAMUCCI, e meglio conosciuta come la vicenda della “Colonna Gamucci”. Solo due degli autori furono condannati dalle Autorità Giudiziarie di Roma negli anni ‘50; - STARAVECKA Xelal nato il 21 marzo 1921 a Skapari (Albania), ex Cap. della Gendarmeria Albanese, libero dopo appena cinque anni; - HOXHA Kadri Col. della Gendarmeria Albanese condannato in contumacia. Per quanto sopra, per motivi legati a studio e ricerche, ti chiedo nei limiti del possibile, la pubblicazione sulla tua rivista pubblicitaria, il contenuto della presente lettera munita di relativo recapito, allo scopo di reperire documentazione testimonianze e quant’altro di interessante, per la vicenda narrata. Cordialmente Ti ringrazio Antonio Magagnino
postato da: Spvit | 16:26
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venerdì, gennaio 14, 2005
Il mercatino dell'antiquariato-artigianato piu' grande dell'Alto Lazio "Sotto il campanile" E' a VITORCHIANO, Domenica 23 Gennaio 2005 e ogni "quarta" domenica del mese per informazioni: 3393337869
12 Gennaio 2005 Anno XV n° 1
Prefetto, Comandante dei Vigili urbani... La legge è uguale per tutti? di Mauro Galeotti
Se un qualsiasi cittadino commette un'infrazione al Codice della Strada ciò è, ovviamente, motivo di punizione. Se invece il mancato rispetto è da parte del sindaco di Viterbo, Giancarlo Gabbianelli, tutto tace! Mi riferisco all'evidente e palese mancata osservanza da parte di quello che, ahimé!, lo indicano come primo cittadino, dell'articolo 179 del Codice della Strada, in merito ai rallentatori di velocità. In poche parole dei dossi artificiali che tanto piacciono a Giancarlo Gabbianelli, l'uomo che vanta di avere un caratteraccio, come amò apostrofarsi in campagna elettorale che, ancora ahimé e ahinoi, lo ha visto di nuovo eletto. I dossi artificiali piantati in Via Belluno, in Via santa Maria della Grotticella, in Via Po, in Strada Ellera e in Strada Cuculo sono abusivi e pertanto vanno rimossi. L'articolo del Codice della Strada sopra indicato parla chiaro. Al comma 5 leggo: I dossi artificiali possono essere posti in opera solo su strade residenziali, nei parchi pubblici e privati, nei residences, ecc.; possono essere installati in serie e devono essere presegnalati. Ne è vietato l'impiego sulle strade che costituiscono itinerari preferenziali dei veicoli normalmente impiegati per servizi di soccorso o di pronto intervento. Le strade che ho citato non sono state dichiarate dal Comune come strade residenziali, anche perché non possono esserlo, infatti sono strade di collegamento bello e buono, ossia non muoiono in un quartiere o in una zona circoscritta. Circoscritto, ad esempio, è il quartiere Santa Lucia, circoscritto è un parco come Prato Giardino o un residence inteso come un complesso di piccole abitazioni arredate in cui i servizi sono organizzati centralmente, così lo definisce il dizionario Devoto-Oli. E' chiaro l'abuso dell'installazione dei dossi. Ma non basta. Le strade sopra elencate sono, come ho scritto, di importante collegamento. Via Belluno, a monte della quale è una rotonda motivo che c'è notevole circolazione di veicoli, collega il Quartiere Cappuccini, la Palanzana e La Quercia (attraverso la Strada Cuculo) con il centro di Viterbo (Via Genova). La stessa Via Belluno si collega con il Semianello. Può essere considerata questa una strada residenziale, un parco pubblico o privato, un residence? Via santa Maria della Grotticella collega la nuova strada che conduce all'Ospedale di Belcolle e poi a San Martino al Cimino, con il centro di Viterbo (Porta Romana), il Quartiere San Biele, il Quartiere Grotticella e la Strada Cimina che conduce a vari paesi della provincia (Canepina, Caprarola, Ronciglione). Può essere considerata questa una strada residenziale, un parco pubblico o privato, un residence? Via Po si immette su Viale Trieste, che collega Viterbo a La Quercia e Bagnaia, con il Quartiere Ellera e il Semianello. Può essere considerata questa una strada residenziale, un parco pubblico o privato, un residence? Strada Ellera collega La Quercia e Vitorchiano con il Semianello e il Quartiere Ellera. Può essere considerata questa una strada residenziale, un parco pubblico o privato, un residence? Strada Cuculo collega La Quercia con la Palanzana, il Quartiere Cappuccini e il centro di Viterbo (Via Belluno poi Via Genova). Può essere considerata questa una strada residenziale, un parco pubblico o privato, un residence? Inoltre, chi se la prende la responsabilità di decidere se queste strade non costituiscono itinerari preferenziali dei veicoli normalmente impiegati per servizi di soccorso o di pronto intervento, come previsto dal comma 5 dell'articolo 179 del C.d.S.? Gabbianelli col suo noto pessimo carattere? Ma fatemi il piacere! Come può pensare il padrone del Palazzo dei Priori che non sia necessario il passaggio da Via Belluno di un mezzo di soccorso (pompieri, ambulanze) se dovesse accadere un incidente in Via Monte Cervino. In Via I Maggio. Alla Palanzana? Chi abita lungo le Strade Ellera, Cuculo, Grotticella, Belluno, Po se ha necessità di essere trasportato con urgenza all'ospedale o gli va a fuoco la casa, come può avere lo stesso celere soccorso o pronto intervento di cui possono vantare altri cittadini che non hanno lo sbarramento causato dai dossi? E se nevica? come potranno fare gli sgombraneve a individuare i dossi per evitarli? Quanto sopra è evidente a tutti, ma nessuno interviene. Stanno tutti zitti! Manco se Gabbianelli fosse l'Onnipotente. E non è finita. Il comma 6 dello stesso articolo 179 del C.d.S. ad un certo punto specifica: Nella zona interessata dai dossi devono essere adottate idonee misure per l'allontanamento delle acque. Sulla Strada Ellera e sulla Strada Cuculo nulla di ciò è stato eseguito, tanto che le stesse sono state invase dalle acque piovane creando enormi pozze d'acqua che, oltre tutto, hanno contribuito a sfaldare il manto stradale, creando pericolose buche. Un altro abuso commesso dal sindaco Gabbianelli, e tutti stanno zitti, è quello di aver fatto collocare i dossi su strade (Via Belluno, Via santa Maria della Grotticella, Via Po) dove era in atto una regolare linea urbana per il trasporto dei cittadini che serviva gli abitanti di quelle vie. In loco sono ancora i pali che indicano le fermate dei bus pubblici. Al riguardo così dispongono gli ultimi due commi del paragrafo 5.6 della Direttiva del Ministero dei Lavori Pubblici del 24 Ottobre 2000, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n° 301 del 28 Dicembre 2000: I dossi prefabbricati devono essere approvati; quelli eventualmente collocati su itinerari di attraversamento dei centri abitati, lungo le strade più frequentemente percorse dai veicoli di soccorso, di polizia o di emergenza, o lungo le linee di trasporto pubblico, devono essere rimossi. Si rammenta che il loro permanere in opera, in caso di incidenti riconducibili alla loro collocazione, può dar luogo a responsabilità in capo a chi ne ha disposto la collocazione o a chi non ne ha disposto la rimozione. Quindi se accadesse qualche incidente a risponderne sarebbe Gabbianelli? Una responsabilità non da poco!!! Ma pur di non ammettere la frescaccia fatta e di tornare indietro sulle decisioni che contravvengono le disposizioni della Direttiva di cui sopra, ho saputo che quelle linee sono state cancellate. Ma allora se non servono più perché a suo tempo furono adottate? Si è pertanto sprecato denaro pubblico per un servizio che non era necessario? Ma tutti stanno zitti! Tanto per ridere e verificare quanto sono sconclusionati tra Comune di Viterbo e Francigena, la società fortemente voluta da Gabbianelli per la gestione dei trasporti urbani, se apri il sito www.francigena.vt.it e clicchi sugli orari delle linee e clicchi sui numeri 13, 11, 11 F e 4 trovi ancora ad oggi che le Vie Belluno, santa Maria della Grotticella e Po sono servite dai bus pubblici... E' proprio un gran bailamme! Per finire, mi riferiscono, fonti non ufficiali, che questo giochetto ci è costato almeno 40.000 euro, 77 milioni e mezzo di lire, e che non si sa se è stata fatta un'ordinanza dal sindaco, opportunamente motivata. Tanto è vero che dietro ai cartelli indicatori dei dossi, a tutt'oggi, non leggo il numero dell'ordinanza e la data a cui dovrebbero fare riferimento i Vigili urbani in caso di contravvenzione verso chi non rispetta i segnali. Possibile che questo sindaco commette atti che sono vietati dal Codice della Strada, sono vietati da una Direttiva ministeriale e nessuno interviene?
Mi pare che questa giunta comunale, con a capo Giancarlo Gabbianelli, faccia come gli pare e piace. E non ha sbagliato Rodolfo Gigli rivolgendosi a Gabbianelli quando nell'Ottobre scorso gli ha detto: Il Comune non è casa tua! Prefetto, Procura, Comandante dei Vigili urbani, Polizia stradale, assessori comunali e chi altro ha funzioni di controllo... che ne pensate? Se nessuno risponde questa città non fa per me, non fa per i miei figli... per i nostri figli, che dovranno viverla dopo di me, dopo di noi. Mauro Galeotti
"Una via a livello europeo" di Simone Galeotti
Una Via a livello europeo. Queste sono le testuali parole con cui il nostro sindaco Gabbianelli ha definito la futura Via Marconi. E sì, per chi non lo sapesse, questa amministrazione ha intenzione di cambiare faccia all'attuale Via Marconi trasformandola in una via a livello europeo. Quale sia poi questo livello europeo, magari bisognerebbe chiederlo al sindaco. Quello che mi chiedo io, invece, è se a Viterbo, questa via a livello europeo, sia proprio quello che ci manca. Strano che il Comune preferisca spendere soldi, molti soldi, per realizzare la nuova Via Marconi e continui ad ignorare da anni la disastrosa situazione in cui versano le strade nella zona del Poggino. Strano che il sindaco Gabbianelli non si preoccupi di far cacciare alla nostra amministrazione la grande quantità di soldi pubblici che serviranno ad alberare, come da progetto, tutta la nuova Via Marconi ed invece solo qualche settimana fa la sua Amministrazione ha fatto provvedere a segare di netto e senza pensarci su, gli alberi in Viale Raniero Capocci. Quel verde pubblico gratuito e già presente non andava bene?
Bisogna per forza che si spendano altri soldi per un, del tutto nuovo, verde pubblico? Perché l'Amministrazione prevede di poter spendere tanti soldoni che serviranno per alberare Via Marconi e non prevede di spendere quelli già necessari per sostituire gli alberi mancanti in viale Trieste? Ci sono forse vie di serie A e di serie B? Strano che il nostro sindaco non badi a spese nel prevedere di ripavimentare completamente Via Marconi e invece non provvede a rifare l'asfalto disastrato in molte zone della nostra città. Basti pensare oltre che al già citato Poggino, a Via Genova tutta bucherellata, a Viale Trento interamente costeggiato dal dislivello creato dai continui lavori di scavo, Via Vico Squarano, Via sant'Antonio... e questi sono solo alcuni esempi. Si potrebbe tranquillamente continuare. Ma di queste vie, il Comune, non si preoccupa e piuttosto che spendere i soldi pubblici dove servirebbe, preferisce autorizzare costosi progetti per rinnovare una delle poche vie che non necessitano di rinnovamento! Incredibile! Voglio precisare che non ritengo che il progetto della nuova Via Marconi sia un brutto progetto, ma prima di spendere i soldi per questo lavoro sarebbe opportuno che il Comune tirasse fuori quelli necessari per aggiustare la Viterbo che non solo non è a livello europeo, ma nemmeno a livello paesano. Chissà se i turisti non si accontenteranno di svegliarsi in via Marconi, di fare colazione in Via Marconi, di passeggiare in Via Marconi, di pranzare, cenare ed acquistare solo ed esclusivamente in Via Marconi, unica via a livello europeo in una città che, di europeo, non avrà altro? Simone Galeotti
Sfilze di contravvenzioni di Bruno Matteacci
Cose strane si vedono in questa povera Italia, ma ancora più strane si vedono, a colpo d'occhio, in questa sonnolente Viterbo che vedo trascorrere i giorni, tutti uguali, tra caos del traffico, fra abusi a danno dei più deboli, a sfilze di contravvenzioni per divieto di sosta in una città priva di parcheggi liberi o a tempo. C'è una corsa alla contravvenzione dell'auto lasciata, anche per l'attimo dell'acquisto di un medicinale. Dicono che il Comune ha bisogno di danaro, dicono che una buona percentuale dei proventi, derivanti dalle contravvenzioni, viene usata per l'acquisto di auto mezzi per il Corpo dei Vigili Urbani. Assurda è questa destinazione di danaro pubblico in quanto i mezzi di trasporto, a disposizione dei VV.UU., sono quasi una a persona, se si tiene conto delle motorette, delle motociclette, delle fiammanti auto a disposizione degli ufficiali, dell'assessore e delle varie vetture, di piccola cilindrata, di tutte le marche, oltre logicamente ai mezzi atti alla rilevazione degli incidenti stradali. Oggi si vede che il vigile, che è in servizio al determinato incrocio, raggiunge il posto di lavoro in auto; se si deve spostare, anche di pochi metri, usa l'auto. Basta vedere a Piazza dei Caduti dove continuamente sostano auto dei VV.UU. come del resto capita in Piazza del Plebiscito. Veramente siamo diventati stanchi, non ci si muove più a piedi, ma questo può accadere al libero cittadino che paga il carburante, l'olio, la manutenzione, il bollo, l'assicurazione della propria autovettura e non è tollerabile che in una città, che per attraversarla da un capo all'altro ci vogliono circa 13 minuti, un vigile urbano, stipendiato, professione scelta, decorosamente presentabile, sia per la bella divisa che per il prestigio derivante dall'essere un vigile urbano del Comune di Viterbo, debba avere a disposizione una autovettura. Poi se calcoliamo che gli stessi non si vedono quasi mai nei nuovi quartieri come Santa Barbara, Villanova, Pilastro, Pianoscarano. Si salva il quartiere Cappuccini perché in loco è la sede del Corpo dei Vigili Urbani, allora sì che si vedono i vigili, ma si vedono che sfrecciano a bordo dei loro mezzi alimentati con il carburante che paghiamo noi e con tutto quello che ne consegue. Quindi la conclusione dovrebbe essere quella di limitare le spese e, se possibile, evitare la caccia alle auto in sosta, anzi da queste colonne si segnala l'opportunità di consentire il parcheggio temporaneo lungo Via Garibaldi e Via Cavour allo scopo di trattare gli utenti della strada e i commercianti alla stessa stregua di altri luoghi dove è consentita la sosta in un lato della strada. Bruno Matteacci
Ancora cemento in Via Ricci di Agnese Galeotti
Pare che dove è la rotonda sulla Cassia Sud in quello spicchietto di verde, unico rimasto, verso Via Ricci, sarà incementato. Cosa hai capito, non ci faranno una pista di pattinaggio, a quella ci pensa l'assessore Mauro Rotelli al Sacrario, dove ogni anno si scrocia qualche ragazzino scivolando sulla pista di ghiaccio. Dicevo in quell'area ci costruiranno un altro bel palazzone a dispetto del verde pubblico, di cui è assessore il delfino di Gabbianelli, ari tal Mauro Rotelli. Non ho visto mai un'amministrazione comunale così solerte e attenta... basta che vede un buchetto colorato di verde... che tacchette, con la bacchetta magica, ti ci costruisce un bel monumento in cemento armato con ascensori, finestre, portoni e balconi. Come sta per accadere a sinistra di Via san Bonaventura per chi entra Porta Murata. Anzi lì l'erba è timida, fa capolino appena appena, infatti sa già che avrà vita breve. Agnese Galeotti
Settimo anno al Centro sociale del Pilastro di Pantaleo Spagna
Il giorno 19 Dicembre, il Centro Sociale Pilastro,concludeva il settimo anno della sua esistenza. L'anno è trascorso pieno di avvenimenti, ludico-culturali, i quali hanno interessato un numero considerevole di utenti. La giornata del 19 u.s., si è conclusa con la partecipazione del Sindaco Gabbianelli, con l'assessore Rotelli e l'assessore Tasciotti. Con l'occasione è stata consegnata al Sindaco, la tessera di socio del nostro Centro. Il Sindaco aderendo alle aspirazioni del Centro Sociale Pilastro, di poter accedere ai piani superiori della struttura di via Minciotti attualmente occupati dal Progetto Giovani, di prendere nel corso dell'anno 2005, la delibera di assegnazione dei locali di che trattasi, al nostro Centro. La festa di chiusura dei festeggiamenti, si è svolta, presso la palestra della Parrocchia del Sacro Cuore, gremitissima di persone (trecento circa) con un programma pieno di sorprese, predisposte dal Presidente Barozzi e dal Comitato di Gestione. poesie, musiche, canti, esibizione di una scuola di ballo latino-americano che ha suscitato l'entusiasmo dei presenti, l'estrazione di una favolosa tombola ed è culminata con un grandioso rinfresco e brindisi finale. Il gioco della tombola, nel nostro Centro è una vera istituzione, tutti i giorni, la sala dedicata a questo passatempo, è sempre gremita di accaniti giocatori, ma il Centro, ogni tanto esula dalla normalità e sbalordisce i nostri utenti con estrazioni di tombole eccezionali: per le varie ricorrenze che si succedono, nel corso dell'anno, (vedi; festa della donna, festa della mamma, Pasqua, Natale ecc.) il Centro esordisce con estrazioni fuori del normale. Tombola pastaiola: con premi esclusivamente con prodotti di pasta di vari formati e di marche eccezionali. Tombola marinara: con i premi tutti a base di confezione di pesce. Tombola rosa: in occasione della festa della donna, i premi erano tutti di indumenti intimi e ad ogni signora, il Centro donava una rosa. Tombola mariana: in occasione della festa della mamma i premi erano delle magnifiche icone sacre e la cerimonia si è conclusa con offerte devolute ai bambini del terzo mondo. Tombolovone: i premi della tombola consistevano in grossi uova di cioccolato da 500 grammi a 10 chili di peso e seconda delle vincite. Tombola natalina: premi con panettoni, spumanti e per il premio finale, un babbo Natale di circa 10 chili di peso. Nel corso di quest'ultimo anno, non sono mancate conferenze, recital di poesie, concerti, adesioni a manifestazioni culturali e raduni conviviali. Si concludeva il settimo anno, con gli auguri del Presidente per un nuovo anno pieno di concordia, amicizia e solidarietà con i più bisognosi di affetto e d'amicizia Pantaleo Spagna
Ho vinto la lotteria di Riccardo Manca
Vi ricordate Paolo Villaggio nel film Ho vinto la lotteria di Capodanno alle prese con il biglietto serie Z 01717? La Tuscia, per una serata, si è immersa in quel film comico. Il biglietto della serie P 042411 si è aggiudicato il primo premio della Lotteria Italia. E' stato venduto a Gorizia e vince cinque milioni di euro. Ok, ma anche nella Tuscia la befana è stata benevola, recapitando un premio di prima ed uno di terza categoria. Il biglietto della Lotteria Italia serie R 250005 è stato venduto, i primi giorni di Ottobre, in una tabaccheria di Via Roma, a Ronciglione. Nulla di strano, tranne il fatto che questo tagliando risulta vincitore di una cifra come 550 milioni di euro. Facendo un rapido conto, si tratta di un miliardo e cento milioni del vecchio conio. I Monopoli di Stato hanno comunicato i premi attribuiti alle rivendite presso cui sono stati venduti i biglietti vincenti della Lotteria Italia. Al rivenditore del biglietto spetterà un premio di euro 1.500. Altro tagliando, altro regalo. La befana, quest'anno, ha deciso di sostare anche in una rivendita di Civitella d'Agliano e la Tuscia è da serie A. In questo piccolo centro, infatti, è stato venduto il biglietto serie A 928245 vincitore di un premio di terza categoria (quindici mila euro). Per gli ottanta premi di terza categoria, il compenso alla rivendita è di 400 euro. Impossibile tracciare gli identikit dei probabili milionari, anche se per il tagliando di Ronciglione affiora qualche indizio in più. In questo caso, a sentire qualche indiscrezione, il possibile milionario potrebbe nascondersi in una persona del luogo. Un nota di colore. Nella mattinata successiva l'estrazione, si è presentato nella tabaccheria di Via Roma il possessore del biglietto serie R 250006, quello venduto subito dopo quello vincente. Chi sarà il milionario di Ronciglione? Domanda da decimo premio della Lotteria Italia. Riccardo Manca
La festa è finita ognuno a casa sua di Francesca Bruti
Il periodo natalizio è appena passato e come per magia (ed io aggiungerei, anche con un po' di malinconia) ognuno di noi è stato ricatapultato nella dura e quotidiana realtà. Si spengono le luci colorate, si mangiano gli ultimi dolci avanzati, e tra un regalo desiderato ed un altro che non sappiamo dove mettere, si pensa già alla prossima festa comandata. Questa è un'espressione che non sopporto, ma che è usata da molti: festa comandata. Ma comandata da chi? Nessuno ti obbliga ad essere per forza felice; anzi, sono convinta che il Natale sia la miglior occasione per pensare a ciò che di sbagliato abbiamo fatto agli altri e a noi stessi durante l'anno trascorso. E invece no; pensiamo a quanti regali fare, quanti ne riceveremo (perché tutti noi ci aspettiamo il regalo da certe persone, vero?) e alla fine delle feste siamo stressati perché abbiamo mangiato troppo e dormito poco! Addirittura, il giorno della Befana, o meglio dell'Epifania; ho sentito qualche mio amico dire, in mezzo alle bancarelle del Sacrario: - Basta con tutta questa confusione, troppa festa!. - Ma come troppa festa; hai solo vent'anni e ti lamenti di questo. E a sessant'anni che dirai!? E' vero che a Viterbo non ci sono molte occasioni di svago, e spesso ci si lamenta che non si fa o che non c'è niente, quindi almeno a Natale è giusto che le persone escano di casa e occupino le strade. Diciamo la verità: ogni occasione è buona per lamentarsi. Ho come l'impressione che spesso questo periodo sia vissuto come una parentesi, per infilarci dentro tutti i buoni sentimenti che durante l'anno non possiamo permetterci di avere, perché semplicemente non ci interessa averli o perché non prestiamo attenzione, come essere buoni, generosi, affettuosi, ecc. Finite le feste, chiusa la parentesi. Tutti a casa propria. Ci sarà stato qualcuno che quando i parenti sono partiti avrà detto: Finalmente la casa è libera, oggi non devo cucinare!. Io amo il Natale. Da cattolica praticante che sono, lo amo soprattutto per il significato religioso che porta. E mi piace andare in giro per negozi o bancarelle a cercare quel certo regalo per quella certa persona. Penso che le strade debbano essere piene di luci; mi piace fare l'albero e il presepio in famiglia. Tutto questo mette allegria. E poi, si ha qualche giorno di vacanza. Pensandoci, mi dico che sarebbe bello cercare le piccole cose che ci uniscono agli altri, anche durante tutti gli altri mesi dell'anno. Me se a qualcuno tutto ciò non interessa, va bene, perfetto; non faccia finta di essere buono solo perché è Natale. Viviamo come meglio crediamo questo momento, ma viviamolo e non lamentiamoci anche in vacanza! Ed ora che siamo tornati alla normalità, sarebbe meglio ricordarci di questo la prossima volta che ci lamenteremo del tanto lavoro, del troppo studio, e faremo il conto alla rovescia per le vacanze della prossima ''festa comandata''! Buon anno a tutti! Francesca Bruti
postato da: Spvit | 14:43
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Qua e là... là e qua di Periscopio
Un mio amico, che presta servizio al Comune di Viterbo, mi confidava che, recatosi una volta all'ufficio personale per prendere visioni di alcuni documenti contenuti nel suo fascicolo personale, si è visto opporre delle difficoltà da parte del personale addetto, per motivi di privacy. Questo mio amico era anche un po' imbarazzato perché non voleva creare fastidi a quella unità di personale, che tra l'altro era collega, e si chiedeva come mai potessero verificarsi inconvenienti del genere. Caro amico, forse quell'unità di personale agisce così in ossequio alle disposizioni ricevute; probabilmente il responsabile di quel servizio condivide le affermazioni di Filippo Bustiere, sindaco di una ridente cittadina, il quale era solito dire che una cosa è tanto più trasparente quanto meno si vede. Che si voglia agire in siffatto modo credendo così di rispettare il diritto alla riservatezza e quello all'accesso ai documenti, anch'esso tutelato? Chissà ?! La scuola media statale Pietro Egidi di Viterbo, in occasione delle gite scolastiche a scopo didattico, che per solito vengono fatte all'inizio della bella stagione, ha portato, qualche anno fa, alcuni suoi allievi a visitare la foresta fossile di Dunarobba, nella vicina provincia di Terni. Iniziativa pregevolissima, nulla da dire, ci mancherebbe altro, non ci passa nemmeno per la testa. Per la testa ci passa invece un suggerimento da dare a quella scuola, sempre pienamente libera di accettarlo: porti i suoi ragazzi a vedere le foglie fossili che si trovano dai tempi dei tempi, ammassate, l'una sull'altra, in grande quantità, lungo viale Trento, a due passi dalla scuola medesima. Quelle foglie, cadute dagli alberi sovrastanti, giacciono colà, sacre vestigia, a testimoniare la nostra civiltà, che rispetta le cose antiche e le onora. Proponiamo che, come a Dunarobba, vengano create delle protezioni affinché questo nostro patrimonio storico e culturale non vada disperso. E non ci si venga a dire che non c'è un dirigente che attui gli indirizzi turistici-culturali dati dall'amministrazione. Sono così protetti e coccolati che l'idea non ha fondamento. Sulla lavagna dell'aula VI della facoltà di giurisprudenza dell'Università di Roma ''La Sapienza'', nel lontano 1968, un buontempone, non so se durante un ozio capuano o per illuminazione ricevuta, scrisse con un pennello intinto nel minio questa frase: Soltanto la stupidità può dare l'idea dell'infinito. Oggi questa frase, nonostante la vernice sia stata asportata, si legge ancora su quella lavagna. Sembra una delle solite frasi scritte qua e là dai vari grafomani tanto per imbrattare; essa ha invece un suo significato profondo. Provate a ricordarla: vedrete quante volte vi verrà in mente allorquando vi capiterà di vedere delle cose assurde. Non vi preoccupate non ci sarà alcun bisogno di cercarle, esse sono più vicine di quanto pensiamo; vedrete come, alla luce di questa frase, vi appariranno meglio. Quel ragazzo era un saggio. Periscopio
Deficienze della democrazia italiana di Claudio Santella
Il saper cogliere l'essenza delle cose è proprio delle intelligenze superiori, il saperle esporle con parole appropriate, chiare, alla portata di tutti, è proprio delle persone dotate di una notevole cultura. Quando capita di imbattersi in qualcuno che gode di entrambi questi privilegi, il buon senso consiglia di star lì ad ascoltare, in silenzio. Riporto, ritenendolo di interesse comune ed attinente a quanto premesso, ciò che ho trovato in un foglio di un vecchio giornale a proposito della nostra democrazia. Vale la pena di esser letto. E' l'opinione di un grande giurista, che riconosco dalla foto, di cui mi sfugge il nome, perché non appare, come la sua foto, sul frammento del giornale da me rinvenuto: Maestro nel suo campo, invitato ad esprimere un parere in merito, afferma che la deficienza più grande della democrazia italiana è quella degli uomini. E' possibile far funzionare bene uno Stato, un partito, qualsiasi struttura, malgrado ogni deficienza di costituzioni e di leggi, se si diano uomini col cuore puro, di buona volontà, non scarsi d'intelligenza, ma non c'è costituzione o legislazione che possa sopperire agli uomini. Quando la classe politica, afferma l'intervistato, non si preoccupa che della propria conservazione, non guarda lontano, ma soltanto alla prossima scadenza elettorale, non ha mai il coraggio dell'impopolarità, quando governanti e partiti neppure concepiscono che si possa cadere su una questione di principio, essere magari subissati da una valanga di voti contrari, vedere alle elezioni i propri elettori ridotti alla metà, pur di mettere un punto fermo, convinti che il popolo finisce poi per riconoscere chi aveva ragione, e ripaga, sia pure a distanza di tempo, quella sconfitta, quando accade tutto ciò nessun rimedio legislativo può valere. Non si può far nulla quando ci si blocca su formule, su espressioni vaghe, e non si pongono i problemi in termini concreti, accessibili a tutti, quando i politici non hanno fiducia nel popolo e non credono gli si possano dire amare verità, chiedere dei sacrifici. La situazione è ancora peggiore allorché non c'è neppure l'ipocrita omaggio alla virtù: penso ai rifiuti di autorizzazione a procedere, giustificati soltanto dalla solidarietà di partito; agli aumenti di indennità votatesi dai parlamentari, mentre sono sul tappeto le miserrime pensioni della previdenza sociale; agli impieghi negli infiniti enti pubblici conferiti senza concorso non ai più meritevoli, ma con una distribuzione tra i partiti. Questi sono rintocchi funebri per la democrazia. Non vedo, prosegue l'intervistato, rimedi adeguati e meno che mai pronti. Occorrerebbero, da un lato, una riforma costituzionale che dimezzasse il numero dei parlamentari e, dall'altro, una legge elettorale che svincolasse il deputato dalla sua regione e quindi dalla preoccupazione dei minuscoli interessi di campanile. Si permetterebbe ai direttori dei partiti, se lo volessero, di non dover sacrificare i migliori tra gli iscritti al locale procacciatore di voti. Stampa, radio, televisione non possono contribuire che enunciando tutte le malefatte dei politici e ponendo in luce le poche prese di posizione coraggiose, gli onesti che rifiutano la solidarietà e perdono l'ufficio pur di non accettare la regola che si debbono chiudere gli occhi pur di non vedere le malefatte del compagno di partito, e ancora più usando l'arma dell'ironia e del ridicolo contro il parlare a vuoto, il non inquadrare i problemi in termini concreti.
I nostri metodi attuali - in particolare, la scelta operata tra i politici tra la solidarietà incondizionata o l'opposizione acre ed ingiusta, per cui nulla è buono di quel che si fa nel campo opposto '- non vedo quale miglioramento possano portare. Non è dubbio che, anche con tutti i difetti del nostro sistema, sussiste quel grande bene che è la libertà, e pertanto ritengo si debba difendere questo sistema contro i contestatori di destra o di sinistra. Quindi resistenza alle forze anarcoidi, a chi vuol fare piazza pulita per ricominciare tutto daccapo; cercare noi, se non lo fanno i parlamentari, di dare il bando alle forme equivoche, alle parole vuote, di porre ogni problema in termini concreti. La prognosi non è favorevole alla democrazia, ma siamo in una materia in cui le previsioni valgono molto poco. Abbiamo visto più volte nella storia crisi del sentire generale, ridestarsi dei popoli, affiorare di cariche di idealismo, di capacità di rinuncia, che nessuno sospettava. Nella speranza che Dio susciti una di queste benevoli crisi, dobbiamo parlare tutti un linguaggio chiaro, non aver paura di dire verità amare, di crearci per esse dei nemici.Spero di non averVi annoiato, Vi ringrazio per l'attenzione. Claudio Santella
Don Alceste è vivo... è un santo, non è morto di Bruno Matteacci
Il 9 Gennaio 2005 è stato l'anniversario della nascita di don Alceste Grandori. Centoventicinque anni di vita di un personaggio, unico, che che non morirà mai nell'animo dei Viterbesi, sia per chi ha avuto la fortuna di aver vissuto nell'epoca che don Alceste, con il Suo immenso cuore, attendeva giovani ed anziani nella Sua Chiesa di San Leonardo, sia da coloro che hanno conosciuto don Alceste per averlo sentito nominare dai genitori, dai nonni o per aver letto qualcosa che parla di Lui. In un opuscolo, stampato nel Marzo del 1980, in occasione della ricorrenza del centenario della nascita di don Alceste, è stato scritto, da un carissimo amico quale è stato Rosario Scipio, grande figlio della Tuscia: ''Don Alceste è vivo... don Alceste è un Santo... non è morto, ma è più vivo che mai!''. Queste parole, dette e scritte da un Uomo che ha vissuto gli anni migliori vicino a don Alceste, ci devono far riflettere... ci devono far meditare... ci devono spronare affinché non si dimentichi, nel tempo, don Alceste Grandori che, nella Sua Santità è stato l'anello centrale di congiungimento di tre Grandi: il cardinale Pietro La Fontaine che fu Padre spirituale di don Alceste come don Armando Marini è stato Figlio spirituale prediletto di don Alceste.
Non a sproposito riferisco la frase detta dal Vescovo di Viterbo, mons. Luigi Boccadoro in occasione di una manifestazione religiosa tenuta a Viterbo: ''La Chiesa di Viterbo, delle volte, si ripete con personaggi come La Fontaine, don Alceste e don Armando''. A conclusione di questa modesta riflessione, fatta con tanto amore ed affetto, non dobbiamo e non possiamo dimenticare i Santi Valentino ed Ilario, base sulla quale poggia la cristianità viterbese! Bruno Matteacci
PERCHE?...PERCHE?... Perché l'Amministrazione comunale non provvede a mettere in uso una panchina, con relativa tettoia, nella fermata di servizio urbano nella linea che giunge al cimitero, sul lato opposto dello stesso; per intenderci all'altezza del semaforo? E dire che di terreno libero c'è in abbondanza! Perché sebbene già segnalato, nessuno ha provveduto a rimettere in uso il segnale indicante il doppio senso di circolazione in via della Pila? Eppure è facile pensare cosa potrebbe accadere... la colpa poi a chi la diamo? Al morto o al ferito grave? Mentre gli amministratori se ne fregano! Perché entrando da Porta Romana non è segnalato il divieto di svolta a sinistra? Esiste un divieto di accesso che si vede troppo tardi. Perché non viene messo in uso un segnale indicante il senso di marcia su via San Leonardo? Scendendo da Via Carletti non c'è segnalazione che obblighi la marcia verso sinistra.... capisco alla Destra certi obblighi sono antipatici... ma necessari. Una volta, prima del raddoppio di Via Capocci, era vietato svoltare a sinistra per Via San Bonaventura; c'era una freccia bianca su fondo azzurro che prescriveva l'obbligo di andare diretti; ora questa manca, anche se è vero che in loco sono tracciate, sul fondo stradale, le doppie strisce. Ma al Comune sono a conoscenza che la segnaletica principale è quella verticale? Il perché è chiaro, quella orizzontale si può cancellare, può essere coperta da terriccio o da neve. Santo Iddio, ma è possibile che si debba mantenere in servizio gente da 3.000 euro per non fare nulla, nell'arco della mesata? Perché non vengono rimossi i cassonetti della raccolta dei rifiuti solidi urbani siti in mezzo alla strada in Via della Pila, angolo via Monti Cimini? Per intenderci parlo del tratto che non ha apertura sulla Strada Cimina, all'altezza del palo della luce N° 32. Perché il Comune insiste ancora nel ringraziare dieci ditte viterbesi meritevoli di aver fatto dei lavori nella Chiesa di San Lazzaro, in sostituzione ai doveri del Comune? Basta con questo lecca lecca a firma dell'assessore Mauro Rotelli e del sindaco Giancarlo Gabbianelli, ormai sono trascorsi due mesi dal giorno del "miracolo". Bruno Matteacci
Solidarnosc! di Claudio Santella
Alcuni anni fa andava di moda la parola Solidarnosc, presa in prestito dalla lingua polacca, che in italiano vuol dire solidarietà. Non v'era discorso ove essa non trovasse posto. I mezzi di comunicazione la proponevano e la riproponevano a dismisura. Oggi non si usa più, non va più di moda. Oggi si usano le parole inglesi: meno si conoscono, più si usano. Anche per solidarnosc è stato così. Quanti hanno afferrato il suo significato? Quanti l'hanno usata senza cognizione di causa, senza averne percepito l'essenza? Usato per la collettività, il significato di solidarnosc è diverso da quello di collettività, questa ha in sé un che di materialistico che la solidarietà eleva a spiritualità. Solidarietà è un concetto più complesso, più intenso, implica in sé l'amore, e senza l'amore non è più.
Amnesty Amnesty international di Viterbo nell'augurare a tutti un buon e felice anno 2005, intende quest'anno, grazie a questo quindicinale, pubblicare notizie aggiornate sui casi che essa segue da sempre, particolarmente nell'Europa dell'Est e nei Balcani (zone specifiche attribuite alla sezione di Viterbo). Questa raccolta di informazioni verrà intitolata Amnesty international notizie. Per capire un attimo il ruolo e lo spirito di Amnesty international, basta citare le parole di Marco Bertotto, Presidente della sezione nazionale di Amnesty international nell'introduzione dell'agenda 2005: ''...meno noto, a molti sconosciuto, è invece il preziosissimo lavoro dei difensori dei diritti umani, uomini e donne che individualmente o nell'ambito di associazioni, comitati, comunità religiose o sindacati agiscono quotidianamente per il rispetto dei diritti umani all'interno dei propri Paesi. Il loro lavoro è, purtroppo, molto familiare ai governi, ai loro eserciti e alle squadre della morte così come ai gruppi armati di opposizione. Sono uccisi a centinaia ogni anno. Rivendicano i diritti delle minoranze, si prendono cura degli emarginati, avviano azioni legali per sconfiggere l'impunità e per ritrovare figli e nipoti scomparsi, sollecitano leggi per ratificare i trattati internazionali... Creano solidarietà e attenzione. Lottano contro l'oblio e il silenzio. Tra i difensori dei diritti umani e Amnesty international c'è un legame indissolubile.''
Ultimi -avvenimenti del 2004. - Anche UCK davanti al Tribunale. A Bruxelles, in data 15 novembre si è aperto davanti al Tribunale internazionale per la ex Jugoslavia, il primo processo della storia della Corte dell'Aja contro tre albanesi del Kosovo, accusati di crimini di guerra e contro l'umanità commessi durante il conflitto con le forze Serbe, negli anni 1998-1999.
- Nel suo rapporto annuale, il Procuratore del Tribunale internazionale dell'Aja (TPI), Carla Del Ponte ha annunciato un mese fa a Sarajevo che entro la fine dell'anno 2004 sarebbero state concluse tutte le inchieste in corso e finalizzati nuovi 5 o 6 atti d'accusa per crimini di guerra commessi in Bosnia, Croazia o in Serbia -Montenegro. Il TPI dovrebbe concludere tutti i processi entro il 2008 e chiudere nel 2010. "Questo tribunale - ha affermato Del Ponte - non chiuderà i battenti prima di avere sotto processo Karadzic e Mladic e per questo il TPI chiede la collaborazione dei vari governi".
- Sempre in Bosnia, dal 2 dicembre, l'UE si è lanciata nella sua più importante operazione militare mai svolta nel quadro della sua nascente politica di difesa: la missione di pace in Bosnia-Erzegovina. Infatti vi è il passaggio delle consegne fra la missione dell'Alleanza atlantica SFOR e l'operazione Europea EUFOR-Althea forte di circa 7000 uomini di 22 paesi UE, tra cui l'Italia, più undici extra-europei tra cui Canada e Turchia.
- Il 15 dicembre, la Corte internazionale di giustizia ha respinto le accuse per genocidio presentate dalla Serbia e Montenegro contro otto paesi della NATO fra i quali l'Italia, per la partecipazione alla guerra del Kosovo del 1999 - In Romania, negli ultimi giorni del suo mandato, il presidente uscente Ion Iliescu ha annunciato di aver concesso la grazia a Miron Cozma, ex leader dei minatori condannato a 18 anni di prigione per aver sovvertito il potere dello stato in occasione dell'imponente e violenta manifestazione dei minatori organizzata nel settembre del 1991 che aveva portato alle dimissioni dell'allora governo guidato da Petre Roman. | | |
postato da: Spvit | 09:35
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