*** Sito del quindicinale di opinione e servizi di Viterbo e provincia diretto da Mauro Galeotti - Cellulare 3393337869 *** Editrice - Redazione - Pubblicità: Studio Pubblicitario Viterbese S.r.l. - Viterbo - Via Tommaso Carletti, 35 *** Iscrizione al Tribunale di Viterbo n° 381 del 19 Febbraio 1992 *** Se ci vuoi scrivere la nostra e-mail è: spvit@tin.it
 

mercoledì, dicembre 22, 2004

22 Dicembre 2004
Anno XIV n° 24

Auguri di Buone Feste
ai lettori dai nostri
inserzionisti
e da noi tutti!!!

Auguri pure al sindaco

Gabbianelli & C.(amerati)
Se non esistessero cosa scriveremmo?

 

Il mercatino dell’antiquariato-artigianato
piu’ grande dell’Alto Lazio
“Sotto il campanile”
E’ a VITORCHIANO,
Domenica 26 Dicembre 2004

e ogni “quarta
domenica del mese
per informazioni: 3393337869

inoltre...

Il mercatino di antiquariato e artigianato lo trovi a CORCHIANO (VT) in occasione del Presepe vivente nei giorni 1 e 2 Gennaio 2005 e 5 e 6 Gennaio 2005


Via Genova lo dice il nome stesso
Una via proprio a risparmio

di Mauro Galeotti

Da quando hanno aperto il Semianello fino all’Arcionello, la circolazione stradale in Via Genova si è fatta più pesante. Ormai quella strada, fino a qualche tempo fa un po’ marginale, è divenuta una importante via di scorrimento. Infatti, chi deve raggiungere il Quartiere Ellera, la Strada Teverina, la Strada Cassia Nord, il Cimitero, l’Università, il Palazzo di Giustizia, Tuscania e così via, sa bene che gli conviene imboccare Via Genova in direzione del Semianello.
Ebbene ti sei accorto in che stato è la via dedicata alla bella città ligure?

Oh sì che te ne sei accorto. Infatti, se ci sei transitato con l’auto, anche una sola volta, avrai visto e sentito le buche e la miriade di fessure che caratterizzano il manto stradale. Sembra una groviera mista, sapientemente, ad una ragnatela.

E’ un disastro in ogni dove: all’imbocco da Via Vicenza, all’incrocio con Via Belluno, nel parcheggio, ma... si asfalta la piccola rotatoria in Via I Maggio, a venti metri dalla casa del sindaco, che peraltro non è funzionale, perché troppo piccola e per questo assai pericolosa, infatti appena ti immetti sulla rotatoria, da destra ti arriva subito un’auto che ti ha immeditamente davanti.

E poi te lo figuri un TIR proveniente da Via Belluno che deve svoltare verso la Palanzana? Salirà con le ruote sicuramente sui cordoli. E poi, il fondo stradale non aveva così impellente necessità di essere rifatto!
Ma tanto il “segno del comando” ce l’hanno i padroni del Palazzo e perciò fanno e disfanno.


Torno a Via Genova.


Se, invece, in Via Genova ci sei passato a piedi, ti sarai accorto che non ci sono i marciapiedi e quelli che sono gli spartitraffico sono pericolosissimi, perché privi di un piano sia esso in cemento che di bitume. Gli spartitraffico, anche semi distrutti, si presentano con il ciglio e terra battuta, a volte anche con pozze d’acqua, erbaccia, che non manca mai, e pure con detriti edili, con nudi paletti che un tempo dovevano essere segnali stradali.
Addirittura, vicino alla parrucchiera e al pub è rimasta la base di un tronco d’albero tagliato da poco.
Chissà perché! Il tronco è un pericolo per le auto e per i passanti. Ma chi se ne frega, tanto a Viterbo si vive un po’ meglio dice qualcuno... qualcuno però che non ci vive e che fa solo sondaggi telefonici.


Non manca la classica serie di vecchi secchioni per le immondizie che, ormai a Viterbo è tradizione, si presentano con la bocca verso la carreggiata con il conseguente rischio, da parte di chi li usa, di essere travolto dalle auto che al loro passaggio sono costrette a sfiorare e cercare di evitare i culi degli utenti del CEV. CEV, che pur avendo già sollevato tale pericoloso inconveniente, continua a lasciare i cassonetti in quelle rischiose posizioni.
Non tengo conto della sosta selvaggia in tutta la via. Auto a destra, a sinistra, sugli spazi dove dovrebbero passare i pedoni e chi più ne ha più ne metta.
Ma Gabbianelli ha ricevuto più del 56 per cento dei voti... segno che va tutto bene Madama Dorè.
Mauro Galeotti


Non danno manco la luce ai defunti!!!
di Bruno Matteacci

E’ una vergogna il comportamento del Comune di Viterbo in merito alla illuminazione votiva alle tombe del Cimitero di san Lazzaro e in quelli delle frazioni.
Da vari giorni tutte le tombe sono senza luce perché i signori del Comune non hanno provveduto, nei termini, a rinnovare il contratto, con chi cavolo pare a loro, per la concessione della gestione dell’illuminazione di cui sopra. Contratto che scadeva il 1° Dicembre 2004.


Sembra che più appetiti si siano manifestati da parte di varie ditte che aspirerebbero ad ottenere la gestione del servizio stesso.
Tutto è nella mente di Dio; certo è che chi viene toccato nei sentimenti è il cittadino, è colui che intende onorare i propri defunti, convinto che la persona amata morirà anche nel suo cuore, solo quando la stessa sarà dimenticata da colui che ancora subisce le mancanze di chi amministra. Hanno tentato di mandare fumo negli occhi ai pochi creduloni facendo eseguire, da varie ditte locali, certi lavori nel Cimitero.


Hanno fatto vedere che un gruppetto di giovani, magari accompagnati da qualche amministratore comunale, appartenenti al partito della fiammella, il 2 Novembre, ha provveduto a ripulire una ventina di tombe, tutte ubicate nel vialone centrale, luogo di facile visione per coloro che entrano in quel luogo santo. Certo i più sprovveduti avranno detto: Ma che bravi questi giovani. Mentre i più accorti hanno detto: Ma questi ci prendono per deficienti? Non pensano che abbiamo capito che si tratta solo di una messa in scena, che si ripete ogni anno sempre sulle stesse venti trenta tombe? Ma non sono coloro che amministrano il Comune di Viterbo e se ne fregano della precaria situazione strutturale e pittorica della Chiesa? Della mancata illuminazione? Degli allagamenti che spesso invadono vari viali?.


Quanto sopra è vero anche se, da qualche tempo, qualcosa in meglio si è pur visto. Forse è cambiata la mano di chi ha la responsabilità di tenere in ordine il Cimitero? Ben venga! Il cittadino vuole che si provveda immediatamente a ripristinare l’illuminazione votiva al Cimitero! Vuole che automaticamente tutti coloro che erano utenti della Luminex oggi, e della ditta Morelli ieri, diventino utenti del nuovo gestore, qualunque esso sia. Senza che si debba rinnovare la richiesta della prestazione.
Ciò, all’occhio dell’attento cittadino, appare solo una perdita di tempo o meglio un temporeggiare da parte dell’Amministrazione comunale che, ancora una volta fa acqua da tutte le parti.
Bruno Matteacci


Almeno per prendere un caffè...
di Simone Galeotti

La situazione in cui versa Via Cavour è strana. All’inizio della via è presente un cartello che vieta la sosta delle autovetture, nonostante questo come dimostrano le foto, le vetture spesso sono ugualmente parcheggiate per l’intera lunghezza della via.


E’ evidente che qualcosa nel divieto in questione non funziona. Appurato che le auto in sosta in Via Cavour non creano nessun intralcio alla circolazione, ...
infatti, sono anni che la parte destra della carreggiata è perennemente occupata da una fila di automobili, perché l‘Amministrazione non fa qualcosa per cambiare quella che sembra una delle famose regole non scritte? Cioè, nonostante il divieto di sosta, in Via Cavour, ci si parcheggia, eccome! Basta vedere le foto! trovare un posto libero è impresa impossibile!
Eppure dovrebbe vigere in pieno il divieto che è posto all’inizio della via!


I casi sono due, o i vigili urbani non fanno il loro dovere, cioè non elevano multe a chi vi sosta nonostante il divieto, oppure il segnale di divieto è talmente ingiustificato ed inopportuno che molti automobilisti non ritengono di rispettarlo. Io stesso ho constatato che i vigili urbani fanno il loro dovere e, quando passano per la via, non mancano di elevare multe a chi non rimuove solertemente la propria vettura. Di conseguenza la risposta è una sola: il divieto in questione va rimosso perché inopportuno.
Ho appurato che il sogno irrealizzabile di vedere Via Cavour completamente sgombera dalla autovetture è naufragato più volte, perché allora non rimediare alla situazione di fatto, trasformando il divieto in un limite di sosta a tempo?


Per esempio si potrebbe consentire la sosta gratuita per un limite di tempo non superiore ai trenta minuti. Questo permettere anche a chi rispetta le regole di fermarsi in Via Cavour e magari prendersi un caffè in uno dei due bar nella via, allo stesso modo di coloro i quali oggi fanno la stessa identica cosa, ma violando le regole. La sosta consentita di trenta minuti farebbe felici sia i commercianti, contenti del non doversi più vedere sfrecciare via i clienti dal negozio al passaggio dei vigili urbani, e sia quei cittadini onesti che, in Via Cavour, nonostante le evidenti infrazioni di molti, non parcheggiano. Spero che questa proposta venga seriamente presa in considerazione dall’Amministrazione comunale, perché le regole non scritte, non fanno piacere a nessuno.
Simone Galeotti


BBrrr... i loculi!!!
di Agnese Galeotti

Rincaro loculi al Cimitero? Il Comune di Viterbo chiede scusa.
E sì, il Comune ed il Sindaco in prima persona sono molto dispiaciuti, esprimono tutto il loro cordoglio ai cittadini che, però, saranno costretti a pagare il 38% in più sul prezzo iniziale, per un loculo presso il Cimitero di Viterbo. In poche righe, il succo della faccenda è questo. Qualche anno fa, il Comune di Viterbo ha messo a disposizione delle famiglie interessate, tot loculi ancora da costruire. I cittadini, fatti due conti in tasca, hanno deciso di potersi permettere a prezzo ics una spesa senz’altro utile per il futuro. Cosa è successo poi?


Il Comune ha stabilito la cifra per i loculi in questione, prima di dare il via alla ditta appaltatrice dei lavori. Gli anni passano. La vita rincara anche se gli stipendi e le pensioni sono sempre gli stessi. E la ditta dell’appalto, avendo ricevuto il via dal Comune in ritardo, ha alzato i prezzi per i lavori da eseguire. Il Comune, di conseguenza, si è trovato a sottoscrivere un contratto con essa, a prezzi superiori del 38% rispetto a quelli iniziali. In pratica, in questo caso, tra i due litiganti il terzo se la prende in saccoccia! Il terzo in questione chi sarà mai? esatto! noi cittadini. E le saccocce indovinate un po’ di chi sono? esatto... sono proprio le nostre!


I capoccia del Palazzo dei Priori si giustificano dicendo che i cittadini non avevano un contratto con il Comune per il quale sia loro diritto pagare la cifra stabilita all’inizio di tutto, ma solo una richiesta su cartastraccia. Quindi dobbiamo scusare il Comune per la poca diligenza nell’affrontare la situazione e tirar fuori i soldi in più senza protestare troppo!!


Ma il rispetto nei nostri riguardi dove è andato a finire? Dove è finito il rispetto per tutte quelle famiglie che con sacrifici e privazioni speravano di essersi assicurate un loculo ad un costo alla loro portata di borsa? Famiglie che si ritrovano aumentato il prezzo per una mancanza del Comune, e che molto probabilmente dovranno rinunciare a quello che credevano già di aver in mano!

Ancora una volta sui cittadini pesa l’operato di questa Amministrazione comunale. E nonostante sia già abbastanza, tutto questo non basta. Infatti, per quanto riguarda l’illuminazione dei loculi già presenti, il Comune si serve di una ditta, alla quale i cittadini hanno pagato in anticipo il dovuto per l’illuminazione fino alla fine di Dicembre.

Non si può dire lo stesso per la ditta, che non ha pagato la luce all’ENEL la quale ha, giustamente, preso provvedimenti staccando il servizio. I nostri cari defunti sono al buio nonostante da parte nostra abbiamo pagato il dovuto. Ora mi chiedo, perché il Comune non ci tutela su questo, dato che la ditta prescelta è stata, appunto, scelta dall’Amministrazione Comunale?
Un po’ di rispetto in più per i cittadini non guasterebbe affatto, e soprattutto più rispetto per i defunti!
Agnese Galeotti


Lo sparviero
di Bruno Matteacci

Lo Sparviero è un uccello dell'ordine dei rapaci, famiglia dei falconidi. In Italia è uccello di passo: in autunno ne giungono molti che poi rimangono da noi per la cattiva stagione, ma il più gran numero seguita il suo viaggio verso Sud. Uno sparviero ha trovato accogliente il clima viterbese ed è rimasto a volteggiare sopra la turrita città della Tuscia. Vola con grande destrezza; è forte e petulante, talché assale piccioni, pernici, starne, allodole, amministratori comunali e provinciali. Quando non trova altro mangia anche insetti, rettili e politici.


Lo Sparviero da tempo gira, gira sopra la città di Viterbo; immagazzina atti, fatti e misfatti che si compiono nel nome di amministriamo la città come vogliamo noi!
Ma lo Sparviero dall'alto vede, scruta, apprezza, giudica con serenità, quanto accade a Viterbo.
Viene da domandarsi: ma cosa accade, che non vediamo? che subiamo?
Tra un giro, una picchiata ed una ruota intorno alle mura, lo Sparviero ha veduto, ha scrutato, ha notato e si domanda:


- perché ci sono molte auto che percorrono Via Ascenzi, in senso contrario al normale senso di marcia? Sono auto delle amministrazioni comunale e provinciale, della Prefettura, della Asl e, tante altre di enti vari che, pur consumando la benzina pagata dalla collettività, per motivi ignoti, creano intralcio al normale utente della strada, che paga la benzina con il proprio stipendio che, da Piazza dei Caduti, per raggiungere Piazza del Plebiscito, effettua un lungo giro fino a Porta Romana e scende attraversando Via Garibaldi, Via Cavour; mentre i prepotenti marciano in senso contrario. Questo è un abuso. A parere dello Sparviero,che segue attentamente la sua rotta di volo, marciare contro senso dovrebbe essere consentito, in casi di urgenza ad automobili con apposita segnalazione rumorosa e luminosa, in casi di urgenza, e che intervengono nell'interesse della pubblica e privata incolumità.


- all’inizio di Via La Fontaine, con piacere, si nota un segnale con il quale viene indicata la direzione da seguire per raggiungere Siena. Ottima cosa. Continuando la stessa via, all’incrocio con Via della Fabbriche, si nota un secondo segnale con il quale viene indicata la direzione da seguire, ma giunti a Porta San Pietro ci si domanda: Ma lo zelante funzionario, che è responsabile della segnaletica stradale, segue l'evolversi dei lavori fino al termine degli stessi?.
Sembra che non sia così, perché in tale punto non si conosce la direzione da seguire!


- da oltre venti giorni il segnale, indicante che il secondo tratto, a salire, di Via della Pila è a doppio senso di circolazione è stato divelto ed è a terra dietro alle auto in sosta. Ma è possibile che con tanti vigili urbani, agenti di zona, nessuno si sia accorto di ciò.


Al fine di evitare il peggio è bene provvedere subito in quanto l’utente della strada crede che quello sia un tratto a senso unico come precedentemente indicato.


- a proposito di segnalazione stradale, in Piazza del Gesù necessita un segnale che indichi che Via San Lorenzo, uscendo dalla Piazza, è a senso unico verso destra; basta mettere una freccia... mi sembra che al Comune di Viterbo di frecce se ne intendano poco! Basta guardare al termine di Via Matteotti, dove manca la segnalazione che vieti la svolta a sinistra, verso la piazza, oppure come in Via Maria Ss. Liberatrice, dove manca la freccia indicante il divieto di accesso in Via delle Mura... vuoi vedere che ‘sti funzionari comunali co’ le frecce ci giocano a fare gli indiani?
Bruno Matteacci


Natale gia’ Natale
di Riccardo Manca


Ricordi, curve di memoria. Tanti, i flash-back impressi nella testa dei nostri nonni, sul Natale di un tempo. Natale, già Natale.
La festività Natalizia ha la caratteristica di rendere le persone più accomodanti e più propense a sopportare le insidie quotidiane. La natività di Gesù, a distanza di due millenni, riesce a riprodurre quella atmosfera di raccoglimento, attendendo la Mezzanotte Santa.


I nuclei familiari si ritrovano attorno alla tavola senza fattori esterni che influenzano le conversazioni, ma con ritrovato spirito di unità.
La Santità del Natale, riaccende la fede cristiana in una società in cui, la linea guida è la prevaricazione sugli altri è quelle di avere sempre di più, a prescindere dalle conseguenze. Ecco allora che la riflessione seria e pacata trionfa sulla velocità e sull’eccesso.


Vivere tra i propri cari il momento della Natività riesce nell’intento di far sentire, in tutta la sua essenza, il concetto di famiglia; il vero nucleo portante della società che è sempre pronta a cambiare i punti di riferimento e le nuove mete a cui tendere senza però scalfire un valore così importante.
Magari non ci crederete, magari la ritenete solo pura retorica o forse alzate le spalle scettici, ma il 24 Dicembre i valori cattolici prendono decisamente il sopravvento in una Viterbo che si trasforma. Tutta.


Gli spigoli della vita quotidiana si addolciscono; l’aria inquinata dell’ordinaria Viterbo diviene più trasparente, in un moltiplicarsi di atmosfere.
Poi, certo, subito dopo l’Epifania, si torna agli spigoli, agli attriti, quando il quotidiano si presenta ancora alla porta. Le ore del Natale vissute nella Viterbo alternativa, in fondo, servono a temprare, a dare forza e tolleranza per affrontare i giorni normali in un normale capoluogo di provincia.
I più sinceri auguri di un Buon Natale ed un felicissimo anno nuovo a tutti i lettori.
Riccardo Manca


Auguri di Buon Natale
di Claudio Santella

“Come in uno specchio”…è un film di Ingmar Bergman. Chi lo ha visto si sarà posto una domanda, una domanda non generata da ateismo, ma da un’ansia troppo prolungata, da una angoscia: perché Dio tace? Ora che è Natale, tutti, pur sotto diverse forme, ci poniamo questa domanda. Anche io me la pongo: perché Dio tace?


Vorrei dare una risposta a questa mia richiesta. Perché è troppo importante per la mia tranquillità. Perché vedo in questa notte Dio presente nella vita dell’uomo, perché ho fede che questa presenza, per essere divina, non può non avere trasformato tutto. E’ un fuoco questa presenza, è un radicale cambiamento del nostro modo di vedere. Siamo ormai obbligati a guardare in alto, a giudicare le cose in modo diverso, ad agire come, senza Dio, mai avremmo potuto agire.
Eppure ci sembra che Dio taccia, sia lontano… fuori dalla nostra vita… Lo sentiamo, talvolta, per dirla con una espressione ormai troppo di moda, come morto…

E’ Dio che tace o noi non siamo capaci di ascoltarLo? E’ Dio che tace o noi abbiamo chiuso il nostro cuore alla Sua presenza? E’ Dio che tace o non ci è mai interessato niente di Dio?

Ci sentiamo tutti sentimentali in questa notte. Sfruttiamo tale coincidenza per scrutare nel nostro cuore. E’ venuto Dio, e non si è presentato a mani vuote: Ci ha portato la pace, e noi dividiamo le epoche storiche con la data delle guerre.

Ci ha portato la giustizia, e noi calpestiamo i più elementari diritti pur di star bene.

Ci ha portato l’amicizia, e noi ne facciamo uno strumento di interesse. Ci ha portato la verità, e noi viviamo di compromessi.

Ci ha portato la generosità, e noi la chiudiamo elegantemente in un pacco di Natale.

Ci ha portato la libertà, e noi la sappiamo togliere con una firma.

Ci ha portato l’umiltà, e noi facciamo pesare i titoli del biglietto da visita.

Ci ha portato la semplicità, e noi sprechiamo milioni per un vestito.

Ci ha portato la povertà, che ci fa ricchi perché ci fa accontentare, e noi abbiamo scelto la ricchezza che ci rende poveri perché sempre avidi.

Ci ha portato la ricchezza perché sia distribuita, e noi…come ce la sappiamo distribuire?

Ci ha portato l’amore, e noi lo cacciamo anche dall’ultimo difensore di esso: la famiglia.

Ci ha portato la vita, e noi la sappiamo negare ai figli.

Ci ha portato, Dio, tutto se stesso, e noi ce lo ricordiamo il 25 dicembre, quando la Sua presenza è un pretesto…

Forse tutto questo non riguarda noi personalmente… ma se solo desideriamo o speriamo di vivere così la presenza di Dio non ha avuto alcuna incidenza nella nostra vita. Vangelo scomodo quello della Natività. Ci turba?

Ci credevamo pieni di fede e ci scopriamo “atei non praticanti”. Dio non è entrato nella nostra vita che in minima parte. Non ha trasformato niente perché non Lo abbiamo ascoltato. Abbiamo imbastito migliaia di trattati, di costituzioni….ma non siamo stati capaci di scrivere un vangelo con la nostra vita. Anche questa festa è una protesta. L’abbiamo strumentalizzata per fare commercio. Per essere autentica deve ritornare quella che era: la ricorrenza della presenza di Dio. Non ricorrenza da compleanno, ma ripresenza. Dio con i suoi doni che profondamente entra nella nostra vita in tutte le sue manifestazioni. Buon Natale? Non perché lo sia, ma perché lo diventi. Ecco l’esame:

E’ Dio che tace o noi non Lo abbiamo ascoltato? Auguri allora! Auguri di buon Natale. Che almeno questa notte sentiamo la presenza di Dio. Almeno questa notte disponiamoci ad ascoltare la Sua parola. (Queste parole, questi auguri, furono rivolte, a me e ad altri, da una persona non da poco, nella notte di Natale di molti anni fa. Qualcuno che le ha ascoltate con me forse ricorderà. Le riporto, Li riporto, per tutti. Non me ne vogliate).
Claudio Santella


Stranezze di Destra

Le cose più strane accadono sotto questa amministrazione mal guidata da un sindaco di AN. Mi voglio riferire ai lavori del Teatro dell’Unione e precisamente al marciapiede che lo fiancheggia in Via Fratelli Rosselli. Lasciamo stare gli anni di tempo che ci sono voluti per togliere la palizzata che delimitava l’area dei lavori atti ad allontanare l’umidità dal teatro stesso.

Lasciamo stare la colorazione slavata, pallida, tipica del fantasma. Ma vi siete accorti che il ciglio del marciapiede salendo a sinistra è di travertino, ossia di colore bianco, e quello del nuovo marciapiede a fianco dell’Unione, è in peperino, ossia di colore grigio?
Vi siete accorti che la prosecuzione del ciglio grigio verso il semaforo miracolosamente ridiventa bianco travertino?
Vi siete accorti che le piastrelle in peperino del nuovo marciapiede sono di formato assai differente da tutto il resto?

Vi siete accorti che non solo non sono stati ripiantati gli alberi tagliati per eseguire i lavori, ma che non è stato nemmeno realizzato il classico quadrato per accoglierli?
Ma chi è il direttore dei lavori? Dormiva?

E’ proprio vero la mano sinistra non sa quello che fa la destra e qui la Destra non sa proprio quello che fa!!!


Sarà finita la vernice bianca?
di Simone Galeotti

E’ vero! non siamo sotto elezioni e sappiamo tutti quanto questa Amministrazione prediliga rifare la segnaletica stradale sotto il periodo elettorale. Ce ne siamo accorti durante l’ultima campagna, quando il sindaco Gabbianelli era indaffaratissimo ad inaugurare un po’ qua e un po’ là. Ma spero che il periodo natalizio sia propizio e la nostra indaffarata Amministrazione (indaffarata a collocare dossi, naturalmente), trovi il tempo per far rifare (e in alcuni casi fare dall’inizio!) la segnaletica orizzontale di molte vie di Viterbo.


Inizio segnalando che inspiegabilmente in Via Ascenzi, proprio sotto l’ufficio del nostro sindaco, le strisce che dovrebbero dividere la carreggiata sono completamente assenti. Visto che la via in questione è a doppio senso, la mancanza delle strisce bianche di divisione della carreggiata è inspiegabile e crea pericolo. In un eventuale incidente sarebbe assai discutibile attribuire la colpa.

Qualche maligno sostiene che le strisce in questione non vengono tinteggiate perché se così fosse, metterebbero troppo in risalto l’infrazione che l’auto Rover sindachesca, parcheggiata in curva su Via Ascenzi, obbligherebbe tutti gli automobilisti a commettere. Infatti, chi percorre la suddetta via provenendo da Piazza del Comune, dovendo “evitare” il parcheggio che il nostro sindaco si è autorizzato di propria mano all’inizio di Via Ascenzi, è obbligato ad invadere la carreggiata opposta. Speriamo che il nostro sindaco metta a tacere tale malignità dando disposizioni al più presto per tracciare le suddette strisce.


Ma la segnaletica orizzontale manca anche in altri punti della nostra città. Proprio non lontano da Via Ascenzi e sempre abbastanza vicino all’ufficio del nostro sindaco c’è Piazza del Comune, la cui famosa rotonda obbligatoria (in via Cavour è annunciata da un cartello) è totalmente irriconoscibile, tanto che, oramai, quasi nessun automobilista che da Via Cavour vuole raggiungere Via S.Lorenzo ne osserva l’obbligo di percorrerla e, a fine Via Cavour, volta direttamente a sinistra.


Di rotonda in rotonda, che cosa dire a proposito della nuova e fiammante mini rotonda che quest’amministrazione ha piazzato ad appena cento metri dalla casa del nostro sindaco Gabbianelli? La rotonda in questione, posta all’incrocio di Via Belluno con Via I Maggio, dopo più di un mese dalla sua realizzazione è ancora priva della segnaletica orizzontale. È inammissibile che dopo tutto questo tempo, la nostra Amministrazione non sia ancora riuscita a completare l’opera con le opportune strisce bianche indispensabili affinché tutto funzioni correttamente.

Da settimane sono presenti i cartelli che avvisano l’automobilista della mancanza della segnaletica orizzontale, e da settimane il Comune non si preoccupa di provvedere. È proprio strano che sempre il Comune invece e sempre a Via Belluno (nonché in molte altre “disgraziate” zone di Viterbo) abbia trovato il tempo di piazzare i famosi e abusivi dossi rallentatori. Come è possibile che quest’Amministrazione faccia così propria la “causa” del pericolo sulle nostre strade tanto da provvedere a piazzare in tutta la città quei dossi inopportuni e invece trascura il pericolo che una segnaletica orizzontale non tracciata causa per tutti i cittadini? Mi chiedo, quando sono stati piazzati i dossi a Via Belluno (dopo la realizzazione della rotonda) perché non si è provveduto, prima, a ripristinare l’opportuna segnaletica orizzontale?


Pensate che nel parcheggio accanto alla rotonda in questione sono addirittura presenti due cartelli di divieto di sosta che ne motivano il divieto (in un parcheggio sigh!) per la “prossima” realizzazione della segnaletica orizzontale, la data indicata si riferisce al giorno 16 Dicembre. Sebbene il 16 Dicembre sia oramai trascorso, basta recarsi al suddetto parcheggio per verificare che di segnaletica orizzontale... nemmeno l’ombra. Tant’è che i due cartelli di divieto sono ancora abbandonati e ben visibili nel parcheggio. Come mai la data non è stata rispettata? Chissà... forse il piazzare dossi avrà tolto così tante forze alla nostra amministrazione che, questa, non è più riuscita a rispettare i cartelli da lei stessa fatti sistemare!


Rimanendo in zona, in Via I Maggio ancora una volta una via a doppio senso di circolazione, la striscia bianca che dovrebbe dividere la carreggiata è inspiegabilmente assente. Inutile ricordare il pericolo che questa mancanza crea a tutti gli automobilisti che percorrono la già angusta via. Proseguendo, all’inizio di Via Vicenza, per intenderci la parte della via che è a doppio senso di percorrenza, manca (neanche a dirlo!) la striscia che dovrebbe dividere la carreggiata nei due sensi di marcia. Ma possibile! Voglio proprio vedere in caso d’incidente come si può fare ad attribuirne la responsabilità. Senza contare che una mancanza del genere non fa altro che favorire proprio gli incidenti!


Idem per Via della Pila. Anche lì manca l’opportuna segnaletica orizzontale che divida i due sensi di marcia. Per non parlare poi della disastrata Via Genova, dove la segnaletica orizzontale è completamente assente e il caos regna sovrano. Sarebbe opportuno che la nostra Amministrazione, la prossima volta, prima di spendere i soldi pubblici in pericolosi e ridicoli dossi di rallentamento, pensasse a sistemare quello che di dovere deve sistemare.
La segnaletica orizzontale delle vie soprascritte è completamente assente,mi aspetto una tempestiva “risposta”, come tempestivo è stato il moltiplicarsi dei dossi.
Simone Galeotti


Qua e là
di Periscopio

Sono andato alle sorgenti delle Terme Carletti ed ho visto, colà, accatastato attorno ad un secchione, un mucchio di immondizia. Ho visto e rivisto più volte quello stesso mucchio. Signor Sindaco, la vecchiezza di quei rifiuti sfiora ormai l’antichità: decida Lei se mandali alla discarica o al Museo Civico. Grazie.

Che il Sindaco Gabbianelli sarà ricordato dai posteri come colui che ha dato una viabilità a Viterbo è scontato, come pure è assodato che l’architetto Armando Balducci, fatte le debite proporzioni, sta a Viterbo come l’architetto Fontana sta a Roma. Orbene, ciò premesso, mi chiedo come mai non si riesca a dare una sistemazione al marciapiede che, in viale Francesco Baracca, costeggia la ferrovia in prossimità del passaggio a livello e, similmente, al passaggio pedonale che, in viale Trento, conduce alla stazione di Porta Fiorentina? Forse che tale compito, al Comune, è stato affidato all’opposizione?

Ha mai provato, sig. Sindaco, a guardare sotto ai secchioni dei rifiuti solidi urbani e nelle immediate vicinanze di essi? Neppure tutta l’acqua che è caduta in questi giorni è riuscita a dare una pulita. Del resto è giusto che sia così. Il buon Dio, che vede e provvede, ha voluto servirsi della pioggia per farci notare che anche Viterbo, come tutta l’Italia, del resto, è immersa nel fango. Che non sia un sollecito a provvedere!?

E’ venuto a Viterbo Pietro Marrazzo ed ha parlato, tra le altre cose, del raddoppio della Cassia e dell’ammodernamento della linea ferroviaria Roma Viterbo. Dopo aver considerato che Marrazzo concorre per la regione e che quindi dovrà spiegare, poi, ai romani, che sono molti di più dei viterbesi, come farà a rendere più rapido quel treno senza farlo fermare ad ogni pie’ sospinto, a guisa di un autobus urbano, non appena entra nella provincia di Roma, senza arrecare loro nocumento, mi chiedo: ma glielo hanno detto a Marrazzo che sono più di cinquanta anni che, ad ogni elezione, a Viterbo vengono tirati fuori i problemi del raddoppio della Cassia e della ferrovia Viterbo-Roma? La prossima volta di che cosa lo faranno parlare? del problema delle terme? Marrazzo, Marrazzo, “guarda com’entri e di cui tu ti fide: non t’inganni l’ampiezza de l’intrare”. (Dante, Inferno, canto V).
Periscopio



















































































































































postato da: Spvit | 19:58 |

martedì, dicembre 07, 2004

Il mercatino dell’antiquariato-artigianato
piu’ grande dell’Alto Lazio
“Sotto il campanile”
E’ a VITORCHIANO,
Domenica 26 Dicembre 2004

e ogni “quarta
domenica del mese
per informazioni: 3393337869

inoltre...

Il mercatino di antiquariato e artigianato lo trovi a CORCHIANO (VT) in occasione del Presepe vivente nei giorni 1 e 2 Gennaio 2005

e 5 e 6 Gennaio 2005

Vieni a trovarci!!!

Buone Feste a Tutti!!!!!!!!!!!!


9 Dicembre 2004
Anno XIV n° 23


Sono caduti l’uno dopo l’altro
Abbattuti senza pietà!
di Mauro Galeotti

Se ne sono andati via così senza parole, senza contestare, senza scappare, senza una lacrima. Lì impalati. In fila indiana. Hanno lasciato i loro compagni di strada, i loro vicini di alloggio, i quali non hanno potuto far niente per trattenerli. Hanno lasciato le loro radici piantate su questa terra etrusca da decenni e decenni e decenni.
Sì ci hanno lasciato, li ho visti abbattuti moralmente e fisicamente, essi sopravvissuti alla guerra, ai gas di scarico, ai rigidi inverni, alle soffocanti estati. Essi che con i loro bracci hanno sempre protetto chi gli si poneva sotto, dando tanto refrigerio, l’Estate, e tanto sole, l’Inverno.
Sono stati i simboli del sano respirare, del verde nel cielo, del paesaggio desiderato.
Un tiro di corda e... ffrrrrrriiimmm... ffrrrrrriiimmm... ffrrrrrriiimmm... uno dopo l’altro sono saliti a pezzi sul camion che li ha trasportati dove ancora potranno dare un po’ di calore, l’ultimo, poi, però, resterà di essi solo il ricordo.
Neppure una goccia di sangue è uscita dalle loro vene! neppure un gemito! solo un allarmante silenzio ha invaso i loro verdi cuori.
Ricordo di averli visti in una vecchia fotografia nella quale erano un carro e un asino, guidati dal contadino che rimirava un motto del nero Duce, dipinto sulla facciata del Molino Profili sulla Cassia.
Li ricordo anche negli anni ‘50, quando da bambino mi chiedevo perché gli avessero colorato la pancia con una fascia bianca. Poi ho saputo che era per farli vedere meglio a chi gli passava vicino.
Con un paio di giorni un altro pezzo di verde cittadino è andato in fumo. L’Amministrazione comunale ha deciso di abbattere, come carne al macello, gli alberi, gli splendidi tigli che si trovano, lapsus, che si trovavano sul Viale Raniero Capocci, dove è la curva al di là della quale è il Monastero di santa Rosa. Neppure Lei, che ha acchiappato con le mani le palle dei cannoni sparate dai Francesi nel Settecento, nell’attacco di Porta Romana, ha potuto fare niente. Non ha potuto acchiappare... le motoseghe. Neppure i santi hanno potuto far niente!
Mi chiedo quali siano stati gli interessi, lo scopo di tale inaudito, sconsiderato, disumano, scempio.
Qualcuno, maligno, dice che il palazzo, ricostruito dove era il Molino Profili, così senza alberi si vede meglio. I locali in vendita hanno più aria, più visuale, sono... valorizzati.
Invece qualcun altro dice che il taglio criminale è dovuto all’allargamento della carreggiata. Sì sembra che lì saranno create tre corsie. Dicono pure che gli alberi da tagliare sono anche quelli verso le mura castellane. Sarebbe, insomma la prosecuzione delle tre corsie che si fermano all’altezza del Palazzo della Camera di commercio. Se le cose stanno così, i signori del Palazzo dovranno anche abbattere i nuovissimi pali della luce che sono, ari lapsus, erano in linea con gli alberi appena decimati.
E poi, visto che ci siamo, per allargare la strada a tre corsie, all’altezza di Porta della Verità, poiché lo spazio è esiguo, propongo l’abbattimento di tutto quel tratto di mura, tanto sono vecchi pezzi di pietra che ogni tanto cadono e sono inutili. Per raggiungere Viale Diaz, propongo, altresì, la demolizione delle torri delle mura e di Porta Romana, magari trasferendo al Museo civico, per rispetto, la statua settecentesca di santa Rosa.
Non è finita la proposta!
Poi propongo di girare a destra, abbattere tutto ed arrivare a Piazza san Pellegrino, pensate che bello!!! una strada a tre corsie nel quartiere medioevale con tanto di semafori, di passaggi pedonali, di sottopassi, di garage multipiano, con la possibilità di aprirvi un altro centro commerciale!! che bello!!! ma al mondo chi ce l’ha tale meraviglia!
Nessuno!!!... appunto.
Mauro Galeotti


Manca l’ordinanza? Dossi che... sballo!!!
di Simone Galeotti

E non l’hanno capito che è un abuso l’installazione di dossi artificiali così come sta facendo il Comune di Viterbo! Il Comune continua a piazzarli a tutto spiano. Non solo li ha collocati senza rispetto delle disposizioni del Codice della Strada, in Via Belluno, in Via santa Maria della Grotticella e in Strada Ellera, adesso li ha pure messi in Via Po e li metterà sulla Strada Cuculo e poi a Roccalvecce, a Grotte santo Stefano già ci sono e poi chissà dove... Fanno proprio come gli pare e piace. Lo sanno anche i sassi.
I dossi artificiali si possono collocare solo sulle strade dichiarate dal Comune strade residenziali.
Domanda... ma il Comune ha dichiarato strade residenziali le vie di cui sopra? No! e allora i dossi sono un abuso e vanno eliminati.
Una strada residenziale si deve individuare un una zona residenziale come potrebbero essere il Quartiere santa Barbara, il Quartiere santa Lucia, satelliti circoscritti della città, ma non in vie di scorrimento e di importante collegamento come lo è Via Belluno, che consente l’unione della Strada Cimina, tramite Via Monte Cervino, con il Semianello.
Che l’avete fatto a fa’ ‘sto Semianello se poi non ce lo fate raggiungere comodamente?
E che dire di Via santa Maria della Grotticella: che unisce la Strada Cimina con la nuova strada che conduce all’Ospedale di Belcolle e San Martino al Cimino?
Poi dove la mettiamo Strada Ellera che collega due mondi? unisce, infatti, La Quercia col Semianello, ancora una volta da voi penalizzato.
Eccoci a Via Po che permette agli automobilisti, provenienti da Bagnaia-La Quercia, di non entrare a Viterbo e deviare sul Semianello, ancora una volta, da voi amministratori, penalizzato. E, inoltre, permette ovviamente il contrario, quelli che dal Semianello vogliono raggiungere l’Ortana non devono entrare nel Quartiere Ellera.
Siete proprio strani voi che avete la pretesa di amministrarci, abbattete gli alberi in pieno centro cittadino, mi riferisco agli alberi in Viale Capocci, per rendere più scorrevole il traffico e poi in periferia mettete i dossi artificiali. Ma non sarebbe più logico ampliare le strade di periferia e lasciare così come sono le vie della città, per scoraggiare l’automobilista a transitare dove la popolazione va più frequentemente a piedi?
Ed infine, sul retro dei segnali col simbolo dei dossi e col limite di velocità e il cartello con la tabella della presenza dei dossi, la ditta che li realizza ci ha infilato una strana incomprensibile scritta: Erredue sas - produzione segnaletica stradale - Viterbo tel. e fax 0761.270931 - anno 2004 - ord. n. [che sta per ordinanza numero seguito da uno spazio bianco, che nessuno ha mai riempito] del [seguito da uno spazio bianco, ove dovrebbe essere una data, che nessuno ha mai scritto] prot. n. [che sta per protocollo numero seguito da uno spazio bianco, che nessuno ha mai riempito].
Ciò si verifica in tutti i pali di cui sopra, collocati in tutte le predette vie.
Ma, guarda un po’, la ditta che fornisce i segnali al Comune è proprio strana, stampa sul retro qualcosa che non serve! Oppure vuoi vedere che dalla fretta di mettere i dossi, non è stata fatta neppure un’ordinanza? ed ovviamente non è stata neppure protocollata? ed ovviamente non è stata riportata neppure sul retro dei segnali?
Ed infine, infine davvero, dove li mettiamo gli autobus del trasporto urbano? Dico io... dove li mettiamo!
Immaginate uno di questi autobus arancioni, pieno zeppo di passeggeri, costretto a transitare ogni giorno, ogni mezzora, su una via piena di dossi artificiali. Immaginate lo stato dei passeggeri ad ogni sobbalzo. Lo stato delle sospensioni dell’automezzo. L’aumento della nevrosi dell’autista. Lo stomaco dei trasportati che rigurgita.
I dossi “eventualmente collocati su itinerari di attraversamento dei centri abitati, lungo le strade più frequentemente percorse dai veicoli di soccorso, di polizia o di emergenza, o [udite! udite!!] lungo le linee di trasporto pubblico, [ari udite! ari udite!!], devono essere rimossi”. Devono essere rimossi!! e non lo dico io, ma la Direttiva del Ministero dei Lavori pubblici del 24 Ottobre 2000, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n° 301 del 28 Dicembre 2000.
E guarda il caso in Via Belluno, in Via santa Maria della Grotticella e in Via Po esistono pali che indicano la fermata del bus. La linea n° 13 è in Via Belluno, la 11 e 11F in Via Santa Maria della Grotticella e la linea 4 in Via Po, come chiaramente indica, alla voce orario, il sito della Francigena, la società dei trasporti urbani. Tanti abusi tante sconvenienze e tutti stanno zitti. Sta zitto pure il presidente Luigi Pianura, stanno zitti i consiglieri di amministrazione e i dirigenti della Francigena. Complimenti!
Se si installano i dossi artificiali vuol dire che le forze dell’ordine dichiarano la loro impotenza, perché se c’è un comportamento scorretto degli automobilisti, significa che la sorveglianza è scarsa. Mettendo i dossi l’Amministrazione rinuncia di fatto a sorvegliare le strade. E’ pur vero che polizia, carabinieri e vigili urbani non possono essere ovunque, ma allora perché non installare semafori pedonali a chiamata, nelle vie dove c’è pericolo che i pedoni vengano investiti? Ad esempio, ha telefonato in redazione un colonnello, garbato e simpatico, il quale è stato investito in Via Monte Cervino, e grazie a Dio l’ha scampata, ci ha invitato a fare qualcosa per evitare di essere travolti nell’attraversare la strada. Ebbene! cosa di meglio dei semafori pedonali a chiamata? invece dei dossi abusivi?!
Ma d’altronde se il sindaco Gabbianelli si è auto-autorizzato a parcheggiare l’automobile Rover, a lui riservata (anzi si è riservato due posti), in piena curva, trovando pure l’appoggio del Comandante dei Vigili urbani, davanti all’ingresso del suo ufficio in Via Ascenzi n° 1, che vuoi sperare!!!
Simone Galeotti
P.S.
Ironia della sorte, pur rimanendo fermo quanto sopra ho scritto, in merito alle strade residenziali, chi amministra non ha pensato affatto di porre i dossi artificiali in prossimità delle scuole, dove potrebbe essere tollerata e comprensibile tale operazione, anche se non previsto dal Codice.
Ma ha pensato a collocarli davanti alla casa del sindaco in Via Belluno, in Via santa Maria della Grotticella dove abita un assessore e la figlia di un dirigente della polizia urbana e in Via Po dove certo non abito io.


E daje col cemento a Villanova!!!
di Agnese Galeotti

Villanova 1994, Via Ricci: un’altra famiglia si trasferisce in quella che sembra una zona tranquilla, anche con un piccolo giardino che un’agenzia immobiliare si premura di affermare essere condominiale, e che comunque nel P.R.G. tale area verde ricade in zona A2 (zona di interesse storico e ambientale), quindi non edificabile.
Ma ecco che dieci anni dopo, all’insaputa di tutti, si presentano alcuni estranei.
Estranei che effettuano misure, prelievi e quant’altro proprio su quel fazzoletto di terra, dove i molti bambini del quartiere giocano tranquilli, e che i condòmini hanno curato in questi anni.Viene spiegato che lì si costruirà un nuovo palazzone che si incastrerà tra gli edifici esistenti, soffocandoli.
Sfruttando lacune legislative e complicità di chi ha una qualche leva di potere, una concessione edilizia è garantita, anche se questa danneggia vistosamente cittadini e territorio (vedi D.M. 1444 del 1968). Allora si tenta di trovare una spiegazione (documentata) all’Ufficio colate di cemento, ma l’ostruzionismo opposto è fortissimo e qualcuno, nei corridoi comunali, parla addirittura di pratiche blindate. Si ritenta con la formula consigliata dall’avvocato e neanche così si ottiene quanto richiesto. Persino qualche studio notarile mette i bastoni tra le ruote, celandosi dietro una privacy che tale non è. Viene negato anche un sopralluogo di verifica. Tutte le porte sono sbarrate e solo con molta fatica ed ostinazione si scopre che la dirigenza cittadina ha ritenuto necessario declassificare quella zona da A2 a B3 (saturazione e sostituzione edilizia). E ciò in ragione di quale esaltante miglioria per la città? Sembra che per l’Amministrazione Comunale sia inderogabile devastare anche quest’ultimo spazio, invece di destinarlo a verde pubblico attrezzato (F6), a beneficio del quartiere, dato che è l’ultimo a non averne. Tra la lobby dei cosiddetti palazzinari e la dirigenza cittadina quali relazioni corrono? Quali sono i rapporti fra colui che chiede di costruire e coloro che valutano tale richiesta?
Miracolosamente, dopo tanta fatica, si riesce a vedere qualche progetto o relazione e si scopre che: gli aventi titolo a notare ciò che non è regolare vengono messi a tacere con due note a bordo pagina; che i progettisti fanno anche parte della commissione edilizia (che ovviamente vota all'unanimità).
Si resta stupiti e ci si pone l’inevitabile quesito: è forse il caso di chiedere delucidazioni alla Procura della Repubblica?

Agnese Galeotti


Ma le volete stura’
di Agnese Galeotti

E’ mai possibile che a Viterbo, una città che neppure è posizionata in una zona pianeggiante, ogni volta che piove si crea il finimondo?!
Ancora una volta, sono qui a scrivere della precaria situazione in cui si trovano le chiaviche della nostra città, una buona parte sono ostruite da residui. Ma le volete stura’!!
Basta un pomeriggio di pioggia ed ecco le strade trasformarsi in fiumi d’acqua e ogni modesto avvallamento si trasforma in una enorme pozza, causando disagi a non finire agli automobilisti, alle loro auto che si fermano, perché magari si bagna la calotta o chissà che, ed ai pedoni.
Più volte su questo foglio ho reso noto l’inconvenevole situazione, l’ho reso noto al sindaco ed agli amministratori comunali, ma forse fanno tutti di professione... i mercanti, visto che hanno le loro orecchie.
A tutt’oggi ancora nulla è stato risolto. Perché non viene organizzato un pool di operai addetti alla manutenzione e alla pulizia delle chiaviche? Se già esiste... o è scarso il numero degli addetti o il lavoro viene svolto a babbo morto!
Le chiaviche sono perennemente otturate da foglie, terriccio e melma, che impediscono all’acqua piovana di defluire dalle strade nel sistema fognario, rendendo inagibile il percorso stradale. La situazione è veramente critica, soprattutto in questi giorni pre-natalizi in cui vi è maggior bisogno di circolare in maniera ordinata, scorrevole e tranquilla. Basta col rischio che i pedoni siano infradiciati dallo sconsiderato automobilista che affronta le buche, piene d’acqua, a tutta velocità.
In Viale Trieste, ad esempio, si creano dei veri e propri corsi d’acqua che scorrono ai lati della carreggiata. Ciò causa la necessità da parte degli automobilisti di percorrere la via al centro col pericolo di scontro frontale con chi procede in senso inverso.
In Viale Trento un lago, simile a quello di Vico, ha impedito il passaggio dei pedoni e la fermata delle auto per tutta la mattina del 6 Dicembre. Poi è arrivato un furgone del Comune che e in tre hanno stappato le chiaviche che erano ostruite. Ma si può tollerare una cosa del genere? In Viale Trento ci sono sedi della ASL, la Biblioteca, una banca, la Conservatoria dei registri immobiliari, la stazione ferroviaria, alcuni esercizi commerciali... sono stati, ovviamente, tutti penalizzati per l’incuria dell’Amministrazione comunale. Quante volte dovrò ancora rendere noto tutto questo ai signori amministratori comunali?!
Tra pochi giorni è Natale e si ricevono i regali, speriamo che la giunta Gabbianelli ci porti in dono, sotto l’albero, un sistema di chiaviche pulito e ben funzionante.
Uhmm.. speriamo un po’...
Agnese Galeotti


Il Comune è la casa di tutti e non la casa di Gabbianelli
di Bruno Matteacci

Io, e tanti come me quando abbiamo un problema da risolvere facciamo il tutto per far sì che quel determinato bisogno venga risolto nel migliore dei modi, senza danneggiare altri, dando però a tutti la possibilità di goderne gli effetti della soluzione trovata. Quando ciò non dipende dalle nostre forze, perché altri hanno la chiave della soluzione o il potere amministrativo e politico atto a risolvere tale problema ci vediamo impotenti, ma non servi sciocchi o piagnoloni. Pertanto quando abbiamo bisogno di risolvere qualche problema che cosa facciamo? Scriviamo su questo piccolo, ma importante giornale che viene atteso, ogni quindici giorni, con la speranza, dei molti, di trovare in esso la rivendicazione di una soluzione, di un problema che, magari sottaciuto da tanti, è gradito sentirlo invocare da uno che non ha peli sulla lingua e che scrive quello che pensa fregandosene anche se qualcuno; che sta al potere e non al podere, come dovrebbe stare; cerca di fargli chiudere la bocca con qualche invito a togliere la pubblicità, elemento essenziale per la vita di un quindicinale, come questo, che viene distribuito gratuitamente e letto da tante persone.
Certo non posso accettare l’invito di Alleanza Nazionale la quale con manifesti affissi per tutto Viterbo, invita la cittadinanza ad effettuare proposte, dare consigli e suggerimenti atti a migliorare il servizio di trasporto e circolazione viaria a Viterbo. Consigli che, come indicato, si possono dare nei locali del partito in via Cardarelli. Mi domando: perché invitare la gente nella sede di Alleanza Nazionale dando una fatua speranza che ivi si possa avere il toccasana per il miglioramento del servizio dei trasporti?
Che forse per avere il servizio urbano dei trasporti in località Cacciabella necessita varcare la soglia della federazione di Alleanza Nazionale? Sono anni che centinaia di persone, ormai diventate anziane, hanno lo sgradito onere di fare lunghe marce per arrivare nel quartiere più vicino. Signori di Alleanza Nazionale forse vi augurate di far accendere nel cuore di questa gente una fiammella di speranza per la soluzione dei loro problemi? Ma che ci stanno a fare le dieci Circoscrizioni, delle quali da tempo si parla della loro riduzione a cinque, facendo in modo di diminuire tanti, troppi carrozzoni, non operanti al cento per cento ma, pagati con i soldi del cittadino?
Non sarebbe stato il caso di invitare la cittadinanza ad effettuare proposte, a dare consigli e suggerimenti nelle Circoscrizioni invece che invitarli nella sede del partito del sindaco? La cittadinanza vuole entrare al Comune perché il Comune è la casa di tutti e non la casa di Gabbianelli, come ha detto Gigli, uno dei migliori sindaci dal dopoguerra ad oggi. Noi non vogliamo essere mortificati nel momento in cui vogliamo entrare in Comune; non intendiamo subire interrogatori vari come ad esempio: dove deve andare? con chi vuole parlare? cosa dove fare?
Sono affari nostri; ci sia riconosciuta la delicatezza della risposta!
Noi vogliamo entrare in Comune, che è casa nostra, e non cosa nostra, senza tanti preamboli. Pensando che non tutti hanno la forza per far rispettare i propri diritti perché, magari, vincolati dall’attesa di qualche favore, o timorosi di qualche vendetta, io invito gli amministratori comunali affinché facciano assemblee pubbliche nelle circoscrizioni dando così la possibilità a tutti di intervenire senza mettere addosso il marchio, con la fiammella a chi entra nella sede politica di chi amministra la cosa pubblica. E’ nelle sedi istituzionali che si devono discutere i problemi.
L’interlocutore del cittadino deve essere il sindaco, o chi per lui, ma solo sotto la veste di amministratore e non sotto le spoglie di un segretario di partito. Ecco perché critico il manifesto letto sui muri di Viterbo; perché in via Cardarelli troverò sì un viso cordiale, come potrebbe essere Michele Bonatesta o Marcello Meroi, ma ivi trovo solo un politico; mentre al Comune non voglio trovare un politico come Gabbianelli, ma un sindaco, anche come Gabbianelli, che faccia il sindaco di tutti nell’interesse di tutti. Questo è quanto io, che non ho votato, questa volta, il centro destra, mi auguro ed auguro ai Viterbesi.
Bruno Matteacci


The end, si volta pagina
di Riccardo Manca

Il 22 Novembre 2004, resterà nella memoria dell’Aeronautica militare. Ovvero uno dei capitoli della storia contemporanea della Città dei Papi in versione mimetica. Quel giorno, infatti, sono arrivati alla Scuola marescialli del Capoluogo della Tuscia, Sarvam fino al 31 Ottobre 2004, 350 reclute destinate a frequentare l’ultimo corso di leva della Vigilanza dell’Aeronautica militare.
Una cerimonia, quella dell’arrivo delle reclute, che si è ripetuta 379 volte.
Il primo corso, che la storia di Viterbo ricordi, è stata nel 1958; l’ultimo nei giorni targati 2004.
All’epoca, quarantasei anni fa, arrivarono oltre cinquecento giovani. Il 1° Settembre 1958, per essere più precisi, vi fu costituita la prima Scuola Centrale di Vigilanza Aeronautica Militare, divenuta poi, nel 1981, Sarvam - Scuola Addestramento Reclute e Vigilanza Aeronautica Militare.
Dal 1958 ad oggi, centinaia di migliaia di reclute sono transitate per la Scuola del Capoluogo della Tuscia. Tante storie, qui, sono state scritte e raccontate. Non solo militari e non solo viterbesi. Nella stanza dei ricordi, la caserma sulla strada Tuscanese, di memorie ne ha messe da parte un’infinità. Ora, in un capitolo del libro della storia di Viterbo, è comparsa la parola fine. Come un film militare che si è dispiegato a colori, poi improvvisamente le scene sono diventate gradualmente in bianco e nero.
Dal prossimo 31 Dicembre, quando il vecchio 2004 saluterà tutti, la Scuola della Città dei Papi sarà destinata alla formazione dei futuri marescialli. I primi corsi da marescialli, infatti, avranno luogo proprio a Viterbo nel mese di Ottobre 2005 che verranno articolati su un ciclo di studi triennali.
I futuri marescialli, in questa maniera, conseguiranno una laurea di primo livello in Scienze organizzative e gestionali presso l’Università della Tuscia.
In quel capitolo, nel quale il primo atto fu scritto nel lontano 1958, è comparsa l’ultima parola: The End, si volta pagina.
Riccardo Manca


Leggiamoci una poesia
di Claudio Santella

Leggo in diversi giornali, locali e non, molti articoli pertinenti fatti di vario genere che costellano a macchia di leopardo il nostro vivere quotidiano e che, a volte, influiscono su di esso in maniera rilevante. Ognuno di questi fatti meriterebbe ben più di un articolo che, a volte, non contribuisce tanto a risolvere il problema evidenziato quanto a tacitare la propria coscienza e a fuorviare il lettore più o meno ingenuo e preparato. Vengono trattati argomenti seri ed argomenti futili: tutti hanno la loro importanza, purché restino nel loro ambito. Ognuno, poi, dopo la lettura si sente autorizzato, invogliato e stimolato ad esprimere la propria opinione: il gioco è fatto.
Poiché anche io desidero esprimere la mia, per non contraddirmi, non lo farò entrando nel merito di questo o di quel fatto, ma osservando ciò che accade con gli occhiali forniti, a me come ad altri, da chi su ciò la sapeva e la sa lunga e che faremmo bene a conoscere di più e meglio: i poeti.
Eccovi alcuni brevi commenti di uno di essi, Trilussa, che illuminano più di tante parole e che si attagliano bene a molti fatti, questi o quelli che siano.
Un vecchio merlo se vantava spesso
de dormi fra le zampe d’un leone
senza dÏ che er leone era de gesso.
Quante persone co’ lo stesso trucco
hanno scroccato la reputazione
riparate da un simbolo de stucco
L’idolo disse: - Io penso
che in tutte quele nuvole d’incenso
c’è una prova d’amore e de fiducia;
ma in quanti casi, l’Omo che l’abbrucia,
m’affumica l’artare
pe’ nun famme vedé le cose chiare!
Dare spiegazioni sarebbe offendere l’intelligenza del lettore, il quale ha capito benissimo che non sono i fatti in sé che vanno giudicati, ma chi li pone in essere e le loro intenzioni. Datemi retta, qualora lo vogliate, leggiamoci una poesia.
Claudio Santella


Armigeri, tassari, boia e clero...
di Claudio Santella

Mentre sfogliavo un libro di poesie scritte da un poeta nostro conterraneo, Titta Marini, mi sono soffermato più a lungo su una di esse, che, a memoria, scusandomi degli errori, appresso trascrivo:
Quanno ‘n etrusco disgrazziatamente
S’aritrovava un fijo deficiente
Te lo sbatteva a Roma pe’ fa’ er Re
Con ‘n branco de lacchè.
Armiggeri, tassari, boia e clero
Merda su merda se formò l’impero.
Ricordo che codesta poesiola la recitava benevolmente mio padre, dietro richiesta del medesimo, al compianto Luigi Petroselli, quando, sindaco di Roma, veniva a Viterbo; non per significare che quel sindaco fosse poco intelligente, per carità, d’intelligenza Luigi Petroselli ne aveva da vendere, ma per far sapere che in quel sindaco c’era un po’ di noi Viterbesi, e che noi ne eravamo orgogliosi.
Non è stato solo per questi motivi, tuttavia, che mi sono soffermato su codesti versi, ma anche perché essi mi hanno richiamato alla mente alcune vicende che, ogni anno, di questi tempi, toccano tutti noi da vicino. E’, infatti, più o meno, in questo periodo dell’anno che i vari governi si accingono ad emanare la legge finanziaria, la quale, seppure predisposta per tempo, subisce, more solito, prima della stesura definitiva, oltre alle consuete critiche, aggiunte, eliminazioni e rattoppi vari; insomma una infinità di modifiche. Alla fine, chi di dovere, con buona pace di tutti, equo concitato, riesce a partorirla.
Qualcuno si domanderà come possa entrarci la poesiola di Titta Marini con la legge finanziaria; riflettiamo un poco: il nostro poeta ha voluto rilevare, riuscendoci perfettamente, che chi detiene il potere, o, se vogliamo, chi è demandato ad amministrare la cosa pubblica, cioè a dire ogni tipo e forma di governo, ha bisogno di alcune categorie di persone che, organizzate fra loro in una qualsivoglia struttura, gli siano a fianco per l’esercizio del potere stesso, preservandolo da eventuali rischi e pericoli. E queste categorie salvaguarda; solo queste. Non importa se ve ne siano altre più utili alla collettività: ciò che importa è che quelle categorie assicurino la forza, la ricchezza, l’impunità, tengano buono il popolo. Il resto non conta. Tutti gli altri non godono della stessa protezione, anzi, debbono contribuire, o se volete sono chiamate, alla protezione delle categorie privilegiate. Un esempio per tutti: la scuola; intendendo per scuola tutto ciò che va dalla materna, all’università, alla ricerca. La sua importanza è fuori discussione; eppure, smentitemi se sbaglio, non ricordo un governo che abbia aumentato le risorse finanziarie destinate ad essa.
La cosa si è ripetuta puntualmente, nonostante gli scioperi di rito, nonostante che il presidente della Repubblica inviti continuamente i nostri cervelli sparsi per il mondo a rientrare in Italia: il fatto che non rientrino è una delle prove che hanno cervello. Purtroppo è così da sempre.
Chi ha una qualche dimestichezza, anche minima, con le leggi amministrative, ricorderà che nel dibattito parlamentare attinente l’approvazione della legge sulla abolizione del contenzioso amministrativo, un membro del parlamento (Mancini) pronunciò una frase emblematica: ...sia pure che l’autorità amministrativa abbia fallito alla sua missione, che non abbia provveduto con opportunità e saggezza, ...sia pure che abbia, e forse senza motivi, rifiutato ad un cittadino una permissione, un vantaggio, un favore, che ogni ragione di prudenza, di buona economia consigliasse di accordargli, ...sia pure che questo concittadino è stato di conseguenza ferito, e forse anche gravemente, nei propri interessi... che cosa ha sofferto il cittadino in tutte le ipotesi testè discorse? Semplicemente una lesione degli interessi. Ebbene, che vi si rassegni.
Questa legge è del 1865. Ditemi che cosa è cambiato da allora; niente da fare, ora come allora, sotto qualsiasi bandiera, il principio fondamentale è lo stesso: ius est id quod iussum est.
E non andiamo a cercare le cause lontano, incominciamo a cercarle vicino, perché è vicino che stanno, anzi dentro di noi.
Claudio Santella




























































































































































postato da: Spvit | 16:12 |


La Società per la Conservazione dei Monumenti
di Pantaleo Spagna

La Società degli Amici dei Monumenti, vuole essere la continuazione della società che nel secolo passato si è tanto distinta nella Conservazione dei monumenti della nostra città.
Oggi gli Amici dei Monumenti operano nella nostra città, sotto la guida del comm. Ciorba, noto imprenditore edile, ed ha operato molti interventi atti al ripristino od alla riparazione di opere che altrimenti sarebbero andate in degrado. Certamente, ai nostri tempi, la nostra città non presenta le difficoltà che i monumenti cittadini mostravano all'inizio del secolo diciannovesimo, oggi la maggior parte dei monumenti storici hanno bisogno di qualche ritocco, di qualche convenzione, ma nel complesso non mostrano il disastroso stato di conservazione di allora. Mi sono domandato, chi ha formato la vecchia associazione che si è tanto distinta allora, chi erano gli uomini che la componevano ed allora su un vecchio bollettino municipale ho trovato la risposta alle mie domande. Nel l902, sorse la Società per la conservazione dei monumenti, per iniziativa di pochi benemeriti, tra i quali vanno ricordati Polidori Giacomo, che fu il primo presidente, mons. Bevilacqua Giacomo, Andrea Scriattoli, Luigi Rossi Danielli, Lorenzo Tedeschi, Stefano Cristofori, Luigi Balestra; primo nucleo intorno dell'associazione alla quale si raccolsero poi gli altri volenterosi che dal nulla, animati dall'ardente desiderio di promuovere una vigile cura dei nostri monumenti e di salvarli dalle offese e dalle deturpazioni derivanti più che dalle ingiurie del tempo, da quelle dell’incuria e dalla incomprensione degli uomini, crearono un organismo agile senza impacci di eccessive cautele burocratiche od amministrative; appassionato, fattivo e sopra tutto disinteressato, cioè senza ambizioni personali. Il primo lavoro effettuato dalla Società è stato quello della compilazione di un catalogo del materiale che giaceva alla rinfusa in uno stanzone del palazzo dei Priori.
Materiale proveniente da scavi e dai ritrovamenti nel territorio del Comune dalla soppressione delle antiche confraternite o dalla chiusura delle chiese e dall'incameramento dei beni di ordine religiosi dopo il 1870. Per il catalogo fu incaricata una commissione costituita da Valerio Caposavi, Pietro Egidi, Vincenzo Falcioniı, Cesare Pinzi, Luigi Rossi Danielli, Andrea Scriattoli e Giuseppe Signorelli. La società accolse per spontanea adesione, il fiore dell'intellettualità cittadina e la quota di adesione era di una lira, nel l904 poté iniziare il restauro del quartiere di San Pellegrino, in modo particolare il Palazzo degli Alessandri. Quest'ultimo aveva urgente bisogno di restauro che gli rendesse la sua originale bellezza deturpata da un dissennato ampliamento delle finestre che aveva rotto le linee degli architravi e roto la cornice a punta di diamante che corre sotto di esse per tutta la lunghezza della facciata, sia dell'accecamento della bifora nella torretta. I restauri furono continuati a più riprese e condotti a termine nel l908. Nel l905 fu restituito alla luce, il profferlo Mazzatosta, mirabile esemplare della nostra edilizia medievale.
Nel 1906, la Società pose mano al ripristino della chiesa di Santa Maria Nuova; oggi è difficile immaginare sotto quale goffa infagottatura di volte, di cornici, di stucchi, di altari pieni di colonne di gesso si nascondesse la nobilità dell'antica chiesa che fu l'affermazione e la consacrazione della nuova potenza conquistata dalla nostra città tra la fine del XI e la metà del XIII secolo. Santa Maria Nuova era la chiesa in cui venivano eletti e prestavano giuramento i magistrati cittadini, ove erano custoditi gli statuti cittadini e delle Arti e dove il popolo era convocato a prendere le decisioni più importati per la città. Ad aiutare i soci intervenne la munificenza di Giacomo Polidori, poi il Comune e quindi lo Stato, così nel 1914, la chiesa poté essere riaperta al pubblico. Durante gli stessi anni, la Società si interessò di un’altra grandiosa opera di restauro; quella del Palazzo Papale. L'opera voluta da due grandi vescovi dell’epoca, mons. Eugenio Clari e mons Antonio Maria Grasselli, poi assunta direttamente dallo Stato. Nel 1907, si operò sulla facciata anteriore e, nel l909 nella parte posteriore della facciata e finalmente nel 192O, completando radicalmente l’opera con l'abbassamento di tutto il tetto del vastissimo salone d’ingresso in modo che la merlatura campeggiasse del tutto libera. Ci fu la pausa della Grande guerra ed al termine della stessa, la società ebbe il tempo di realizzare un altro restauro,quello della facciata della chiesa di San Silvestro, ora del Gesù, nominata nella terzina dantesca e qualcuno si aspettava di vedere sulla facciata, qualcosa che rievocasse la visione del regicidio che il 13 Marzo del 1271 aveva sconsacrato quel luogo. Ultimo lavoro prima della Grande guerra, fu il restauro del profferlo Ciorba a Valle Piatta. Con la guerra, l’attività della Società si interruppe, riprendendo nel 1922, con il restauro del palazzo Farnese, a cui furono tolte le finestre rettangolari e ripristinate le eleganti bifore a sesto acuto ed a sesto rotondo (quelle che vediamo attualmente). Poi negli anni successivi, dopo una stasi, nel 1924 operò sulla casa Poscia, in via Saffi, nel 1927 concorse ai restauri della chiesa di S. Francesco, nel 1929 riaprì la loggetta della casa Viola sulla scaletta di via Saffi - via Cavour e finalmente nel 1931, la Società provvide al restauro del palazzo Gatti in via La Fontaine. Questa in succinto è l’opera della Società dei monumenti che il preside Agide Gottardi ha voluto ricordare ai Viterbesi.
Oggi gli Amici dei Monumenti saranno in grado di fare altrettanto? Chissà! Per esempio, perché non provvedono a restaurare il pulpito di San Tommaso D’Aquino a fianco della chiesa di Santa Maria Nuova?
Perché non provvedono ha mettere una decina di pietre mancanti alla finestra della Torre Casa di Ildebrando in via Sant’Antonio? Se son fiori, fioriranno.
Pantaleo Spagna









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