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mercoledì, novembre 24, 2004

Il mercatino dell’antiquariato-artigianato
piu’ grande dell’Alto Lazio
“Sotto il campanile”
E’ a VITORCHIANO,
Domenica 28 Novembre 2004
e ogni “quarta
domenica del mese
per informazioni: 3393337869

24 Novembre 2004
Anno XIV n° 22


Vai in Via Belluno e ti passa il singhiozzo
...ma lì ci abita il sindaco!!!
di Mauro Galeotti

Lo sanno tutti che a Viterbo il 30 Novembre, in occasione della festa di sant’Andrea pescatore, si regala qualcosa ai bambini insieme al caratteristico pesce di cioccolata. Un’usanza prettamente viterbese. E poi tra bambini si chiede: A te che ti ha portato sant’Andrea? e a te cosa ti ha portato?.
Quest’anno la nostra amata e solerte Amministrazione comunale ha ben pensato di fare un bel regalo per sant’Andrea anche a tutti i Viterbesi.
E sì! ci ha portato una bella fagottata di dossi stradali artificiali. Una novità per Viterbo che farà salire l’indice di gradimento dell’esimio signor sindaco, già tanto amato dai Viterbesi che lo hanno votato ed osannato.
Salirà anche la percentuale di gradimento nella scala dei valori ove sono individuati i vari rapporti, da tempo tanto in difficoltà, tra cittadino, ossia tutti noi poveri sudditi, ed amministrazione, ossia tutti loro arroccati nel Palazzo dei Priori.
I dossi sono stati inchiodati in Via Belluno, dove ha l’abitazione il signor Giancarlo Gabbianelli, illustrissimo sindaco di Viterbo, in Via Santa Maria della Grotticella e in Strada Ellera.
Ho guardato qua e là e guarda un po’ che t’ho trovato! Ho trovato che i dossi artificiali possono essere installati, come specifica il comma 5 dell’articolo 179 del Codice della Strada, solo su strade residenziali, nei parchi pubblici e privati, nei residences, ecc.[...] Ne è vietato l’impiego - continua il comma 5 - sulle strade che costituiscono itinerari preferenziali dei veicoli normalmente impiegati per servizi di soccorso o di pronto intervento.
E’ anche obbligo dell’Amministrazione comunale inserire negli appositi segnali verticali un pannello integrativo, lo specifica il comma 7, con la parola serie oppure n... rallentatori.
Da ciò risulta chiaro che per l’installazione dei dossi artificiali, o rallentatori di velocità, sono richieste le seguenti condizioni, che traggo dalla circolare del Ministero dell’Interno, Direzione centrale per la Polizia stradale, Divisione 1ª, n° 300/ A/45182/103/ 12 /12 del 7 Settembre 1999 a firma del direttore Piscitelli: 1° - presenza di strade residenziali, parchi pubblici e privati, residence e luoghi simili; 2° - esistenza di limiti massimi di velocità per ciascuna strada interessata fino a 50 Km/h; 3° - presenza di strade che non costituiscono itinerari preferenziali per i veicoli di soccorso o di pronto intervento; 4° - esistenza di una particolare zona del territorio comunale, da delimitarsi come zona residenziale, all’interno della quale, qualificare le strade come strade residenziali.
Chi ha stabilito che Via Belluno è una strada residenziale? Mi risponde sant’Andrea: ... ma lì ci abita il sindaco!
Dove è lì il parco pubblico o privato? Ancora sant’Andrea: ... ma allora sei tosto, lì ci abita il sindaco!
Dov’è lì un residence o luogo simile? Andrea dal cielo: ... ma allora n’hai capito, lì ci abita il sindaco!
Chi ha stabilito che Via Belluno non costituisce uno degli itinerari preferenziali per i veicoli di soccorso o di pronto intervento?... Ma a due passi non c’è la sede del Corpo dei Vigili urbani e un po’ più in là quella dei Vigili del fuoco? e se dovesse transitare lungo la via un’ambulanza per raggiungere il nuovo raccordo in Via Genova? Ancora Andrea spazientito: ...non hai capito! ... lì ci abita e ci dorme il sindaco!!!
Chi ha deciso che Via Belluno è una particolare zona del territorio comunale, delimitata come zona residenziale, all’interno della quale sono state qualificate le strade come strade residenziali? Di nuovo sant’Andrea ... ti tiro un pesce se non la smetti!!! lì ci abita il sindaco!!!
Lo stesso vale per Via Santa Maria della Grotticella e per la Strada Ellera, dove, tra l’altro, come nei segnali di Via Belluno, non è specificato il numero dei dossi, come prevede il Codice stradale. Al nostro sindaco non basta concedersi l’autorizzazione a parcheggiare l’automobile Rover sindachesca in curva in Via Ascenzi? Pericolo costante per l’automobilista che si vuole immettere nella via, costretto a invadere la corsia opposta.
Non basta l’installazione dei dissuasori in Via Roma, al Corso Italia e in Via san Pellegrino corredati di antiestetici semaforini?
Non basta la barriera per accedere al Comune?
Non bastano i giorni e giorni necessari ai cittadini per conferire con lui? Cos’altro vuole in nome di quello che nel Ventennio era il comandamento degli squadristi fascisti, ordine e disciplina?
Via Belluno è una strada di maggior transito, non è una strada residenziale, è quindi un abuso l’utilizzo dei dossi artificiali e con l’installazione di essi si è contravvenuto alle norme sopra citate. Grave è il pericolo che corrono gli automobilisti che vi transitano!
Ma ha affermato bene l’onorevole Rodolfo Gigli, in un intervento dell’Ottobre scorso, quando ha apostrofato Gabbianelli dicendogli che Il Comune non è casa tua!.
Mauro Galeotti


Il Capitano Medico Rauccio racconta Nassiriya
di Riccardo Manca

Mercoledì 12 Novembre 2003, ore 10 e 40, un boato fortissimo ha spezzato l’aria di Nassiriya, infrangendo per sempre la vita di 19 Eroi Italiani. Tra i soccorritori c’era anche un militare dell’Arma di origini viterbesi. I suoi genitori sono nati nella Città dei Papi. Nassiriya un anno dopo è anche la storia del Capitano Medico Alessandro Rauccio, 30 anni. Ecco il racconto, dalle sue parole, di quel giorno maledetto.
“Sono stato il primo soccorritore - afferma - perché l’ospedale militare italiano ‘Role 2+’ era a 15 chilometri e quello americano era a 19.
Mi trovavo a circa cento metri da ‘Maestrale’, la palazzina colpita. Nel momento della strage ero all’interno di ‘Libeccio’, la sede del Reggimento ‘MSU’ ed avevo appena terminato la quotidiana attività sanitaria.
Pochi istanti dopo l’esplosione - continua - sono uscito dal ‘Medical Support’ e con un infermiere, mi sono recato sul posto a bordo di un’ambulanza jeep”.
I vetri delle finestre di “Libeccio” andarono in frantumi. Il cielo sopra Nassiriya era pesante di fumo e di polvere.
“La situazione era drammatica, - riprende il Capitano - il mio sguardo è stato catturato da un carabiniere in gravissime condizioni. Facevo la spola tra ‘Maestrale’ e gli ospedali insieme ad un mio collaboratore. Quando partì il primo aereo per l’Italia, un ‘C130’ dell’Aeronautica Militare, con venti feriti a bordo, io sono rimasto a Nassiriya per portare a termine l’attività sanitaria”.
Il “C130” atterrò a Ciampino alle ore 17 e 25 di un plumbeo pomeriggio di Novembre.
I feriti, una volta giunti in Italia, furono ricoverati al Policlinico militare del Celio. In stanze da due letti ciascuna.
Sentire la voce di colui che, per primo, arrivò sullo scenario dell’attacco di Nassiriya, è qualcosa di veramente profondo. Spiegabile, a parole, solo in parte.
“Sono rimasto a Nassiriya fino al 21 Novembre - conclude Rauccio - fino a quando cioè l’ultimo ferito non era nelle condizioni di essere trasportato in Italia”.
E’ trascorso un anno da quando l’aria di Nassiriya divenne scura, in un giorno intriso d’autunno. Quando l’Italia, orgogliosa, sbirciava il cielo per scorgere l’arrivo di quell’aereo militare. Assordante nel silenzio della scena. Sulla pista di Ciampino, settecento uomini compatti, con quelle divise rosse e nere, attendevano gli Eroi.
Lo scrivente, ringraziando vivamente il Capitano Medico Alessandro Rauccio, esprime profonda gratitudine e stima nei confronti dell’Arma dei Carabinieri.
Riccardo Manca


Quel pino panoramico a Porta Bove!
Pantaleo Spagna

Intorno agli anni cinquanta circa, chi si affacciava dal giardino del Palazzo dei Priori, aveva la possibilità di gustare uno spettacolo oggi irripetibile. Poteva vedere la magnifica Valle di Faul, si poteva gustare la visione della fuga dei tetti che dal basso dell’Urcionio si innalzavano sino alla Trinità.
Si potevano vedere i terrazzamenti dei vitigni con i loro pergolati dove sotto erano ubicati i laboratori artigiani in cui si costruivano le corde.
Famoso il detto dei genitori ai figli che non studiavano ti mando a girare la ruota, si potevano osservare i magnifici tramonti che si stagliavano sulle mura urbane e a ridosso delle mura. In prossimità di Porta Bove si innalzava un magnifico pino che conferiva allo spettacolo una nota di colore unico.
Il pino centenario, aveva una grossa chioma che superava i merli guelfi delle mura a ridosso della Porta Bove e a chi si affacciava dal giardino dei Priori, era la prima cosa che gli saltava agli occhi. Con un po’ di fantasia sembrava il famoso pino panoramico di Napoli nei pressi del museo di San Martino (anche lui oggi scomparso).
Il terreno, su cui il pino era ubicato, era di proprietà di Consalvo Delle Monache, soprannominato Farinella, un giorno, questo signore pensò bene di tagliare il nostro albero, perché gli dava fastidio, togliendo così a tutti, viterbesi e forestieri, quella bella visione.
Qualche anno più tardi (1965), un nostro concittadino, poeta, l’indimenticabile segretario del Comune di Viterbo, Giuseppe Saveri, scrisse una magnifica poesia, piangendo il nostro pino; Viterbo che passa. Questo è il verso
“Regnava ‘n pino vecchio d’anne cento,
Su ma lo sfonno de la Porta Bove;
Me pare de vedeje ancora move
Le fronne scarne adacio adacio al vento.
E dorce accarezzà l’aria cilestre.
Mo ‘n boia senza core l’ha tajato.
E gnuno ‘ncora l’adà condannato.
Piagne Santa Maria de le Ginestre.
E la contrada ha perso la letizia.
Quanno che ‘l sole scenne giu ,ma ‘l nare
Rosso se tegne ‘n segno de mestizia”
Quel boia (poeticamente parlando) era Consalvo.
Oggi quel terreno appartiene all’architetto Pio Marcoccia, sono sicuro, conoscendo il suo amore per la città di Viterbo che lo ha avuto Sindaco, che senz’altro provvederà a ripristinare a ridosso della Torre di Porta Bove voluta e costruita nel 1215 dal proconsole della città Bonaventura Bovone da cui prese il nome, come dicevo, sono sicuro che provvederà a rimettere in sito un bellissimo pino e ridare ai Viterbesi ed a tutti, la possibilità di riavere quella visione d’altri tempi.
La foto del pino, si può vedere a pagina 95 del libro di Andrea Scriattoli Viterbo nei suoi monumenti e sulle foto n° 147 e 149 del volume C’era una volta Viterbo di Mauro Galeotti.
Pantaleo Spagna


Ci vuole maggior conoscenza sul modellismo
al Mercatino dell’antiquariato di Viterbo

di Simone Galeotti

Come ogni terza domenica del mese, in Piazza dei Caduti a Viterbo, si svolge il mercatino dell’antiquariato e del collezionismo in genere. La manifestazione, già avviata dalla Società che edita questo quindicinale, soffre della restrizione, operata dal Comune, riguardo le categorie di espositori che vi possono partecipare. Il Comune di Viterbo ha voluto eliminare dal mercatino tutti quei banchi che non hanno a che fare con il mondo antiquario e del collezionismo. La scelta naturalmente è discutibile, ma non è mia intenzione farlo in questo articolo. Quello che mi preme è, però, la trasparenza che ci deve essere o dovrebbe essere in una delibera comunale e nella sua relativa applicazione. Cosa che a Viterbo non sta avvenendo. Infatti la delibera in questione riguardo il mercatino dice che ad esso possono partecipare, oltre a quegli espositori di oggetti di antiquariato, anche quelli che propongono oggetti nel campo del collezionismo e del modellismo, senza relativa specificazione di categorie. Ne consegue che, secondo la delibera, al mercatino è possibile esporre tutto quello che riguarda l’immenso e vario mondo del modellismo. Vista proprio la vastità di questo mondo, ogni terza domenica, nascono discussioni, su cosa appartenga o no al modellismo, tra i banchisti ed i vigili urbani che organizzano e devono far rispettare il testo della delibera. Purtroppo è evidente che i vigili urbani incaricati, non rientrando nei loro compiti l’essere esperti di antiquariato, di modellismo e di collezionismo, non siano preparati ovviamente in tali materie e possono scambiare veri e propri modellini, dal costo di centinaia di euro, per giocattoli da bambini, vietandone, di conseguenza, l’esposizione. Mi spiego meglio. Esiste, da molti anni, tutto un mondo di collezioni, provenienti dal Sol Levante, dedicate ai famosi manga e anime giapponesi.
Questi costosi modellini, già montati o ancora da montare e dipingere, non sono assolutamente dei giocattoli, sebbene a volte il loro aspetto li possa far sembrare tali, e qui giustifico i vigili. Ma questi modellini giapponesi, al pari di altre categorie di modellismo, hanno pieno valore di collezione.
Chi è che regalerebbe al proprio figlio una modellino di moto da 180 euro? Chi farebbe giocare un bambino con un sofisticato modellino di robot statico, composto da decine di piccoli pezzi completamente da incollare, montare e verniciare assolutamente non adatto ad un pubblico non adulto?
Questi sono oggetti che ad un occhio inesperto, come quello dei vigili urbani in questione, possono facilmente sembrare dei giocattoli, ma che giocattoli non sono. Faccio un paragone per scacciare via ogni dubbio: prendiamo, per esempio, i classici soldatini di piombo. Bene, chi è che si sognerebbe, al giorno d’oggi, di definire le bellissime collezioni di soldatini, dei semplici giocattoli? Chi permetterebbe ad un bambino di giocare con i soldatini da decine e decine di euro l’uno, sebbene questi possano apparire, per loro natura, dei giocattoli? Rispondo io, nessuno. Nessuno lascerebbe toccare la propria collezione di soldatini di piombo ad un bambino. E la stessa identica cosa vale per i modellini giapponesi, nuova avanguardia del collezionismo/modellismo. Anche questi modellini di robot, come i soldatini di piombo, sono dei veri e propri oggetti da collezione, per appassionati e cultori del genere. Soltanto l’ignoranza in materia può attribuirgli il valore di giocattoli.
E’ chiaro che nei vigili urbani preposti a far rispettare la delibera, c’è una certa incertezza riguardo a cosa sia o non sia il modellismo al giorno d’oggi. Per questo propongo un corso accelerato di modellismo ai vigili preposti al mercatino affinché dalla prossima terza domenica siano accettati anche quei modellini e quei non giocattoli, propri del collezionismo dei nostri giorni, che fino alla domenica scorsa sono stati ingiustamente emarginati dalla manifestazione.
Simone Galeotti


Fontanasfera una vergogna nera
si Simone Galeotti

L’abbiamo scritto e riscritto, addirittura anche un autorevole giornale locale, pochissimi giorni fa, ha sollevato di nuovo il problema, ma al Comune le orecchie sono quelle del mercante... non ci sentono.
Mi riferisco alla drammatica indecente situazione in cui versa Fontanasfera, la fontana opera di Capotondi, che si trova presso il Palazzetto dello Sport.
Che dire! Da quando abbiamo sollevato il caso nulla è accaduto, a parte l’aver demolito il casottino che conteneva le pompe ed il motore per far defluire l’acqua dalle bocchette della fonte.
La fontana è piena zeppa di scritte inneggianti motti e sigle certamente non pacifiste.
La sfera è invasa da scritte di ogni tipo, la vasca è piena di immondizia ed è senz’acqua, il piano in peperino, che circonda la fontana, è sommerso dal terriccio proveniente dal terreno soprastante.
Possibile che tanto menefreghismo, memore del me ne frego, caratterizzi questa Amministrazione comunale?
Simone Galeotti


I cassonetti con l’apertura rivolta verso la strada sono un pericolo!!!
di Simone Galeotti

Questa è proprio una città strana, infatti da parte dell’Amministrazione comunale a volte si organizzano meritorie giornate per difendere la vivibilità della città, per favorire i cittadini a lasciare l’auto a casa, per garantire l’incolumità degli stessi sia dal punto di vista ambientale che del traffico e poi patatrac! ti trovi di fronte ai nuovi cassonetti, collocati in maniera tale che, di fronte al semplice e consueto gesto di gettare il giornaliero sacchetto dell’immondizia, corri il rischio di essere investito e trovarti con le ossa rotte!
Fateci caso ma tantissimi cassonetti hanno l’apertura verso la carreggiata percorsa dagli autoveicoli. Addirittura qualcuno ha una delle due bocche per gettare l’immondizia ostruita perché posta a ridosso di muri o recinti. Senza contare che per aprire i nuovi cassonetti si è tornati all’antico metodo, cioè quello di dover per forza sollevare con la mano il coperchio che toccano tutti, con tutta l’antigienicità della situazione. Inoltre la buca che serve ad immettere i sacchetti dell’immondizia non è sufficientemente ampia per inserirvi i sacchi condominiali, ossia quelli grandi.
Ma al C.E.V. chi comanda se n’è accorto oppure dorme?
Perché un cittadino, anziano o giovane che sia, deve essere costretto a correre tale pericolo?
Simone Galeotti


Un euro anche se la sosta è di pochi minuti. Bello sì!!!
di Agnese Galeotti

Quante volte ci capita di cercare un parcheggio e trovandolo si trova a pagamento?
E quante volte, trovato il parcheggio, siamo costretti a sprecare un euro di schedina anche se la nostra sosta dura pochi minuti? Credo che ciò sia poco corretto. E’ come se fossimo al supermercato a comprare uno spicchio di parmigiano e arrivati alla cassa ci facessero pagare l’intera forma.
Oppure come se andassimo al distributore di benzina a riempire un quarto di serbatoio ed il benzinaio ci facesse pagare un pieno di carburante. Ma vi pare giusto?
Perché devo pagare un servizio per un’ora intera, quando in realtà molte volte quel servizio lo sfrutto per pochi minuti? Inoltre, è da aggiungere anche il fatto che i parcheggi non a pagamento sono notevolmente inferiori agli altri.
Quindi o parcheggi e paghi, o te la prendi in saccoccia! Mmm... non so perché, ma questo concetto mi sembra molto poco democratico. Beh, del resto, mica siamo tutti fortunati ad avere un autista tutto per noi, ai nostri comodi, che ci scarrozzi a destra e a manca, e ci aspetti in macchina concludere quel che abbiamo da fare. In fondo, non tutti possiamo decidere di farci un bel parcheggio solo per noi proprio di fronte al portone del nostro ufficio.
E ancora, non tutti possiamo avere ciò... addirittura spesato dal Comune! Cavolo! Mica tutti possono essere a tale livello!! Ma che scherzate?!
No, no! Noi plebe, se vogliamo un parcheggio non a pagamento, è giusto che lasciamo le nostre auto a Porta Faul, al buio e sul fango. E’ giustissimo, inoltre, che da lì, ci facciamo una bella scarpinava in salita, al freddo ed al gelo d'inverno, o al sole cocente d'estate, fino ad arrivare a Piazza del Sacrario, o al Corso o dov'altro sia. Come si dice, le comodità hanno il loro prezzo... ma un euro all'ora, mi sembra un po' eccessivo! Comunque anche volendo sostare in un parcheggio a pagamento, soprattutto in alcune zone, è veramente difficile trovare le schedine da compilare per il parcheggio. Spesso, capita che i tabaccai o i bar nei dintorni ne siano privi.
Come ad esempio al parcheggio in Via dell'Orologio Vecchio.
E mi chiedo, ma, in quel caso, come dobbiamo comportarci?
Lasciamo la macchina parcheggiata e andiamo alla ricerca della fantomatica tesserina? E se quando torniamo alla nostra automobile il diligente vigile ci ha elevato la multa, cosa si fa?
Il fogliettino rosa viene strappato spiegata la situazione al tutore dell'ordine, oppure oltre all'euro della scheda dobbiamo aggiungere anche l'importo della multa? Non vorrei sembrare saccente o puntigliosa, ma... adottare un sistema di parchimetri non sarebbe meglio, magari con previsto il tempo di sosta inferiore anche ad un’ora? Tutto questo non è utopia. In alcuni paesi questo sistema già esiste da anni.
Viterbesi sveglia!
Non rimanete sempre zitti di fronte alle decisioni che chi di dovere prende per noi. Perché prendere decisioni al posto nostro, non sempre vuol dire a favore nostro!
Agnese Galeotti


Bongiorno monnezzaaaa
di Q.d.P.

Tempo fa, ascoltando la radio, ho avuto il piacere di sentire la voce bonaria di Aldo Fabrizi che, sull’aria della canzone Buongiorno Tristezza, cantava il seguente motivetto: Bongiorno monnezza, è l’alba e te ritrovo nella via, è inutile ch’ aspetti, ‘n ce sta nissuno che te porta via.
Ansenti che olezza……
I meno giovani sanno che il solo nome di Aldo Fabrizi è di per sé tutto un programma: la sua presenza, da sola, era sufficiente per destare buon umore.
Ora che è passato a miglior vita riesce, comunque, e sempre, ad essere ricordato con simpatia ed a farci vedere ancora le cose dal lato buono di esse. Perfino davanti ad un cumulo di immondizia, accatastata con maleducazione e noncuranza attorno ad un secchione appena visibile e spesso stracolmo della medesima, il ricordo del buon Aldo ci fa passare il malumore che sentiamo sorgere in noi davanti a quella manifestazione di civiltà, e, facendoci vedere le cose sotto una luce diversa e più bella, suscita in noi un po’ di serenità.
Ora, che l’immondizia, nella nostra città goda di una posizione privilegiata è fatto noto; che chi dovrebbe vergognarsi di ciò ha messo a tacere la propria coscienza è umanamente comprensibile; che chi dovrebbe intervenire per far cessare ciò fa finta di non vedere è altrettanto evidente; che conviene star zitti è scontato. Ma conviene davvero? Se, come ho letto su un numero passato del Suo giornale, l’arcivescovo di Hong Kong suggerisce il contrario, un qualche dubbio mi sorge: non si diventa mica arcivescovo perché si è stupidi. Faccio un’altra riflessione: se il buon Aldo Fabrizi ha voluto sottolineare, attraverso i versetti sopra riportati, questo nostro cattivo costume, non credo che lo abbia fatto perché ciò accade a Viterbo, molto probabilmente perché si verificava, come si verifica, un po’ ovunque nel nostro Paese. E poi vogliamo andare in Europa? Ma andiamo………!
Q.d.P.


Servizi Sociali del Comune:
ma c’è proprio da vantarsi? Vergogna!!!

Riceviamo e volentieri pubblichiamo la lettera di una nostra lettrice disperata perché chiede udienza al sindaco Gabbianelli e quest’ultimo non la riceve da mesi.
Bell’esempio dei Servizi sociali comunali, sbandierati come funzionanti e all’avanguardia... sì ma fascista!
M.G.
“Sono una cittadina viterbese, mi chiamo Paola Tonnicchi. Scrivo questa lettera ai mezzi d’informazione della nostra città per avere un aiuto e farmi ascoltare dalle autorità comunali. Mio marito ha quarantasei anni e tuttora non ha un posto di lavoro fisso, anche se si è sempre dato da fare per lavorare onestamente come poteva. I mesi passano. Le bollette arrivano e gli affitti da pagare si accumulano. Ogni giorno la situazione si aggrava. E’ una lotta. Un anno fa chiesi al sindaco di darci una mano, ma ancora siamo in queste condizioni. Due settimane fa sono ritornata all’attacco chiamando la segretaria di Gabbianelli, spiegandole la situazione. Ancora non ho avuto risposta, anche perché, per mia sfortuna, il sindaco ha anche interrotto le udienze. Cosa dobbiamo fare? Molto presto penso che mi trasferirò sotto gli archi di piazza del Comune. All’ufficio di collocamento è inutile andare. E’ come sbattere addosso a un muro. Ecco Natale e se il signor sindaco ci volesse regalare la sua tredicesima, ben venga. Oppure dobbiamo andare a “spacciare droga” o “minacciare con le pistole” ... ovviamente finte, come si legge sempre più spesso sulle cronache della nostra città. Spesso le condizioni in cui ci si trova, portano ad atti disperati, ma io ritengo che poter parlare con il signor sindaco e magari ricevere un aiuto, possa essere già un buon traguardo. Ho ancora la speranza di poterci arrivare, e non voglio perderla. Spero che il sindaco prenda con serietà questa lettera, non ho intenzione di fermarmi qui, ma di approdare anche alla televisione.
Paola Tonnicchi”


Perché perché perché
di Bruno Matteacci

Perché...
... il Comune di Viterbo non provvede a far sì che si possa accedere nel parcheggio antistante il Cimitero di San Lazzaro con ingresso alla altezza del semaforo? L’accesso davanti al cancello principale non consente un sollecito snellimento del traffico; mentre quello più a nord è molto pericoloso in quanto si trova subito dopo una curva.
... il C.E.V. (Centro Energia Viterbo) non provvede a far spostare i cassonetti, per la raccolta dei rifiuti solidi urbani, ubicati in via Bastianini, angolo via Agnesotti? I predetti cassonetti coprono la visuale a sinistra, a chi si deve immettere su via Bastianini. Per evitare continui incidenti è sufficiente spostarli a destra.
... il Comune di Viterbo si ostina a lasciare il segnale che indica il divieto di svolta su via Salicicchia? Da Porta San Pietro la predetta via è inaccessibile perché vi è il segnale di divieto di accesso; da via Pianoscarano c’è il suddetto divieto che obbliga andare diretti, verso la Cassia, quindi vieta l’accesso su via Salicicchia, ma santo Iddio qualcuno ci dica come si va in via Salicicchia! Probabilmente al Comune di Viterbo conoscono la soluzione... ce la dicano!
... in una parte del terreno, che si trova in viale Raniero Capocci, angolo via San Bonaventura, non è stato seminato il “pratino”? Forse vedremo qualche costruzione, già nella mente di qualche amministratore?
... via Monte Cervino è stata ristretta a forma di imbuto? Quale necessità c’era di creare una aiuola così grande? Il traffico ne subisce le conseguenze!
... al termine di via Belluno, angolo via Genova, non è stato espropriato il terreno sulla destra, allo scopo di creare un agevole accesso al nuovo tratto di via Genova? E’ stata realizzata una strettoia che costringe l’automobilista ad una brusca fermata con code di auto proprio sulla curva. Le conseguenze sono i continui tamponamenti!
... chi di dovere, al Comune di Viterbo, non dà le dovute disposizioni affinché, davanti ai locali del Cinema Lux, nel punto in cui si può girare per immettersi su viale Trento, venga tracciato il segnale orizzontale di stop allo scopo di consentire la svolta a destra, con la precedenza su chi proviene dalla parte del passaggio a livello?
... il Comune di Viterbo, proprietario dell’area sita in via Monte Sacro, angolo via Monti Cimini, non provvede a far rimuovere tutte le stalle, in metallo e tavole, che sono un vero pugno nell’occhio? Si tenga conto che spesso vengono forestieri che partecipano a gare e tornei nel Palazzetto dello Sport e lo spettacolo non fa onore ai Viterbesi ed agli amministratori. Sarebbe il caso di utilizzare detta area, come parcheggio, con la creazione di una bella piazza.
... quando chiedemmo di mettere i dossi artificiali su via Cattaneo, via frequentata da molti alunni, stante il fatto che ivi sono due scuole, molti negozi, un supermercato ed un punto di cura per invalidi, fu detto che i dossi erano illegali? Oggi perché i dossi sono stati messi in funzione in via Belluno? Chi ci abita in via Belluno...? oltre qualcuno!
Bruno Matteacci


A quando la sistemazione?
Parcheggio alle fortezze
di Agnese Galeotti

Qualcuno, giù pel Comune, aveva promesso che avrebbe realizzato il parcheggio alle Fortezze, togliendo lo sconcio che caratterizza quella zona. Mi riferisco al terreno nudo e crudo, dove gli automobilisti sono costretti a parcheggiare le loro auto, posto tra i resti della Chiesa di santa Maria delle Fortezze e la stazione di servizio che si affaccia su Viale Diaz.
Quando piove, e questa è la stagione, quell’area diventa una fanghiglia pericolosa per chi la percorre, infatti, a causa della pendenza, è facile scivolare.
Testimoniano la pericolosità i numerosi solchi creati dai rivoli d’acqua che si formano quando, appunto, piove.
Ma quanto costerà mai asfaltare quella parte di piazzale?
E’ proprio vero che spesso i soldi per asfaltare le strade cittadine sono spesi male, è dimostrato, ad esempio, dall’ultima spesa sostenuta per coprire di manto bitumoso la nuova inutile, poco funzionale, pericolosa perché troppo piccola, mini rotonda alla sommità di Via Belluno.
Non fai in tempo ad impegnare la mini rotatoria che subito da sinistra arriva una vettura alla quale sei obbligato a dare la precedenza, verificate se è vero!
Ed ancora una battuta, in Via Monte Cervino, dopo il nostro articolo sui marciapiedi, ho notato che è stato rappezzato qua e là il piano percorso dai pedoni, è un palliativo, ma almeno si è vista la buona volontà, ma come la mettiamo con tutti gli altri marciapiedi invasi dall’erba e dai succhioni che si trovano alla base degli alberi? E’ facile scivolare o inciampare, perché non si provvede ad evitare tali pericoli?
Agnese Galeotti


III B


‘gni tanto leggemo sul giornale
anche nella pagina vitorbese,
i “grandi” festeggeno un trentennale,
magnanno alla barba del Paese.
Amici cari del lontano dì,
riunimose anche noe come allora,
il trentennale della III B.
de festeggiarlo pare proprio l’ora.
Perché nun provamo a ritrovasse
tutti quanti ‘ntorno a ‘n tavolino?
De tante cose potemo ricordasse
magara facenno anche ‘no spuntino.
Nun semo “Grandi”, semo gente onesta,
parlanno e ammiranno ‘l panorama,
pe’ ‘na sera potemo anche fa festa
e ‘l conto pagallo alla romana.
De molti ricordo ancora i nomi,
de altri ricordo solo il viso,
nun ridete de’ versi siate boni,
questi servono solo per avviso.
Ricordo:
Tommasi, Morucci, Ceccarelli,
Dobici, Iadicicco, Fratellini,
Bruno, Rosa con Chiovelli
Ascenzi, Galeotti e Boccolini.
Molti nomi, vedete l’ho scordati,
ma i visi de’ compagni di quei dì,
in mente tutti quanti l’ho stampati,
cari compagni della III B.
Questo è l’appello che ‘l core fa
senza virgole, parentesi e puntini,
serva per dare a tutti quanti il là
e ritrovasse insieme a Boccolini.
Semo tutti impegnati, questo è vero,
la gente ce l’avemo sempre attorno,
ma l’appello che ve fò è assai sincero
decidete voe quindi, l’ora e ‘l giorno.
Questo è l’appello che feci tempo fa
purtroppo s’è ridotta ormai la schiera,
molti se ne so’ annati, senza ritorno,
colti, purtroppo, dalla sorte nera.
Nun ce resta altro, cari amici,
che rivolgere a loro il nostro “io”
pensando di ritrovarci, anche felici,
tutta la III B davanti a Dio.
Nino










































































































































































































































postato da: Spvit | 20:10 |

mercoledì, novembre 10, 2004

Il mercatino dell’antiquariato-artigianato
piu’ grande dell’alto lazio
“sotto il campanile”
E’ a VITORCHIANO,
Domenica 28 Novembre 2004
e ogni “quarta
domenica del mese
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10 Novembre 2004
Anno XIV n° 21


Purtroppo... però solo quando piove!!!
Al Poggino si pesca
di Mauro Galeotti

D’un tratto è diventato freddo e col freddo, si sa, arriveranno vento e pioggia e fin qui potrebbe essere tutto normale considerata la stagione, ma tutto cambia quando ci si trova al Poggino, la zona industriale di Viterbo, per eccellenza.
Sì lì tutto cambia!
Cambia... in meglio, checché se ne dica... infatti, chi volesse fare un bel bagno, non è affatto obbligato ad andare al lago di Bolsena o in quello di Vico, troppo lontani. A due passi e senza spesa alcuna, si può godere della stessa situazione: acqua in abbondanza! e sì perché al Poggino, quando piove, si creano delle vere e proprie fosse d’acqua da far invidia ai laghi veri e propri. Fosse che sono la delizia ed il piacere di coloro che hanno a che fare con le ditte che lì operano.
E’ proprio un paradiso lacustre.
I camionisti, quando giungono dinanzi all’ingresso dei capannoni delle aziende, prima di scendere dalla cabina dei loro autotreni calano la barchetta montata sui loro mezzi, come è la scialuppa di salvataggio sulle navi. Sulla barchetta caricano la merce da consegnare e con essa, a colpi di remi, raggiungono il magazzino della ditta.
Addirittura, l’ho visto con i miei occhi, qualche autista, nel trasferimento con la barca, trova pure il tempo di pescare. Oh sì di pesci ve ne sono pochi e al posto loro tirano su qualche scarpa vecchia, qualche barattolo, qualche busta di plastica, qualche pezzo di legno.
A volte l’amo si impiglia tra le numerose crepe dell’asfalto ed allora sono dolori, perché quei pezzi, che facilmente si staccano dalla sede stradale, sono troppo pesanti e cadendo non solo rompono il filo di nailon, ma, ai camionisti-pescatori, fanno perdere anche l’esca.
Importante da sapere: per poter pescare sulle strade allagate della zona industriale del Poggino, ci vuole la licenza di pesca rilasciata dal Comune di Viterbo. Se la volete avere in quattro e quattr’otto andate dal sindaco Gabbianelli a nome mio. Come al solito però tutto quanto sopra a qualcuno del Poggino non piace e c’è sempre lo scontento di turno, tanto che si lamenta, si lagna, brontola. Eppure il Comune di Viterbo si dà tanto da fare, facendo tesoro delle recenti affermazioni del presidente della Repubblica Ciampi, in merito al risparmio, infatti risparmia talmente tanto che per la zona del Poggino non fa niente. Infatti, riesce con estremo “sforzo d’inerzia” a lasciare le strade del Poggino, quando piove, così come sono. Riesce a lasciarle piene zeppe d’acqua piovana. Quell’acqua preziosa, pura e distillata che l’acqua Uliveto, di Nepi o Rocchetta gli fa un baffo.
Quel qualcuno si lamenta pure per le fogne inesistenti che, ovviamente, non lasciano defluire l’acqua piovana... ma scusate, se defluisse quale enorme danno ne avrebbe il pescatore-camionista!? e poi dove lo mettete il risparmio, tanto voluto da Ciampi?
Bravo Comune di Viterbo!!! resisti!!! continua a trascurare la realizzazione delle fogne.
Lascia che l’acqua al Poggino tracimi dalle strade. Fa’ sì che lo strato d’acqua piovana nasconda l’insidia delle voragini che ci sono nell’asfalto, tanto le elezioni ci sono state.
Mauro Galeotti


Serve un semaforo in Via Ferroni
di Simone Galeotti

Tutti sanno che le Poste italiane hanno una delle loro sedi in Via Ferroni, via che si trova lungo la Strada Cassia Sud, poco dopo il Buon Pastore. Lì hanno anche sede un importante ufficio statale, ossia l’Agenzia delle Entrate, e varie ditte private. Ebbene, chi vuole recarsi in automobile in quella zona, al momento di voltare si trova dinanzi a due pericoli, il primo è quello di correre il rischio di venire tamponato e il secondo è quello di venire in collisione frontale con un altro automezzo che proviene in senso contrario.
Poiché già è successo più volte che in quel tratto sia accaduto un incidente, qualcosa bisognerà pur fare per evitare tale costante pericolo.
Mancando una corsia preferenziale, forse per la scarsa ampiezza della carreggiata, coloro che venendo da Viterbo, si trovano nella necessità di voltare a sinistra, appunto verso le Poste, potrebbero essere salvaguardati installando in quel punto critico un semaforo.
Di semafori ce ne sono tanti che non sono utilizzati, vedi per esempio quelli in Piazzale Gramsci, ed allora mi chiedo perché lasciarli dove non sono necessari, quando potrebbero svolgere egregiamente la loro funzione per evitare situazioni di pericolo?
Peggio accade se si prova a raggiungere a piedi le Poste in Via Ferroni, infatti non esistono né un passaggio pedonale, né il marciapiede sia a destra che a sinistra, ma, ironia della sorte, il marciapiede esiste oltre l’imbocco di Via Ferroni.
Simone Galeotti


Il Bullicame è di tutti!!!
di Agnese Galeotti

“Il Bullicame è di tutti cerchiamo di non sporcare” ...questo recita un malconcio ed arrugginito cartello presso le pozze sulfuree di Viterbo. Tutt’intorno ad esso, la desolazione, la sporcizia, l’abbandono. E pensare che le pozze furono risistemate poco tempo fa. Le fosse naturali furono trasformate in vasche simili a piscine. Chissà quanti soldi furono stanziati per quel progetto. Chissà in che rapporti era l’appaltatore dei lavori con l’attuale Amministrazione.
E chissà perché una volta conclusi i lavori non è stato attuato un piano di manutenzione delle pozze stesse. Dell’acqua sulfurea non si sente più neanche la puzza! Le vasche sono completamente vuote, sono piene di fanghiglia, immondizia, e attorno l’erbaccia la fa da padrona.
Vogliamo poi parlare dei gabinetti di plastica posizionati sul luogo? Fanno venire il voltastomaco!
Le porte non ci sono. Anzi, più precisamente sono state gettate in terra. All’interno... perdonatemi ma la situazione è indescrivibile! Che squallore! Veramente una situazione indegna! La strada per arrivare al Bullicame versa in condizioni dissestate da anni, con il rischio di rovinare le autovetture che vi si recano. Per risolvere tutto questo il Sindaco & C. cosa hanno fatto?...domanda banale... hanno fatto... niente! E’ quasi spaventoso come fioriscano i lavori in corso a Viterbo, spesso, a mio parere, in luoghi e situazioni inopportuni, qui che servono con urgenza... nulla si fa.
Pensare che anche Dante Alighieri pose attenzione sul Bullicame riportandolo in un canto della Divina Commedia.
Il sommo Poeta se vedesse ora in che condizioni si trova tutta la zona, straccerebbe la pagina che la riguarda!
Agnese Galeotti


Il nuovo palazzo di giustizia E’ avvolto dalla polvere
di Agnese Galeotti

Il Sindaco di Viterbo, pur non essendo terminati i lavori per la nuova sede del Palazzo di Giustizia, ha messo il peperone nel sedere a chi doveva eseguire il trasferimento degli uffici giudiziari in Zona Riello. L’ha dovuto fare per salvare la sua faccia, infatti, l’aveva promesso durante le elezioni e, ancora con gli operai impegnati all’interno e all’esterno del nuovo edificio, sono stati sradicati dalle vecchie sedi: impiegati, archivi e mobili.
Si è rivelato talmente inopportuno l’immediato trasferimento, che il primo disagio, tra i tanti, è stato il parcheggio delle auto, ancora in fase di realizzazione. Tanto è vero che le auto erano, e sono costrette, a percorrere il nudo polveroso terreno che circonda il Palazzo di Giustizia. Ne consegue che le finestre dell’edificio non possono essere aperte per la polvere che ovviamente si libra nell’azzurro aere.
La polvere quindi non può far altro che, come sta facendo, avvolgere tutta la struttura e coprirla giorno dopo giorno, piano piano, sempre di più, quasi avesse le funzioni di pellicola protettiva, fino a che un’anima buona si deciderà a far intervenire un’impresa di pulizie e una ditta che asfalti i piazzali adiacenti.
Agnese Galeotti


VITERBO - ROMA E VICEVERSA
di Q.d.P.

Ho avuto modo di parlare, alcuni giorni fa, con un cittadino di Roma che si trovava a Viterbo per motivi di lavoro e che era costretto, per gli stessi motivi, a fare la spola tra le due città con una frequenza considerevole. Non poteva, questo signore, fermarsi a Viterbo, nonostante il tipo di lavoro lo suggerisse, che per brevissimi periodi, due o tre giorni al massimo, e quindi aveva cercato e cercava un modo che gli consentisse di evitare, per quanto possibile, tutti i disagi tipici di chi deve fare, anche saltuariamente, il pendolare.
Spirito ameno, fornito di notevole cultura nonché di una capacità di osservazione altrettanto notevole, non legato in nessun modo all'ambiente, alle persone del luogo ed alle personalità dello stesso, questo signore, che preferiva non usare la propria macchina non solo per motivi economici e perché la frequenza dei viaggi gli procurava disagi e fastidi notevoli, legati anche all'età, ma soprattutto perché era un convinto assertore dell'utilità e dell'uso dei mezzi pubblici, osservava, in maniera obiettiva e con una intelligenza invidiabile, lo stato di fatto dei collegamenti pubblici, appunto, tra le due città, di Viterbo e di Roma. Gentile nei modi e nell'espressione, più che invitare al dialogo invitava, senza chiederlo, ad ascoltarlo senza interromperlo.
“Vi faccio grazia - diceva, usando il voi come se volesse rivolgersi a tutti i Viterbesi - di parlare delle strade che si incontrano entrando nel Viterbese, si ha subito un impatto negativo che è superfluo sottolineare. Un autobus, per quanto confortevole, non può volare e quindi è giocoforza che subisca tutte le agevolazioni offerte dalle strade che deve percorrere. Potrebbe considerarsi una scelta politica - continuava questo signore - quella, cioè, di agevolare la ferrovia rispetto alla strada, ma la cosa non migliora se passiamo ad esaminare i modi di collegamento ferroviari: erano meglio quaranta anni fa”. E credo che non avesse tutti i torti. Naturalmente, aggiungo io, lo stato delle carrozze ferroviarie è migliorato, ma se guardiamo i modi con cui il servizio viene offerto, dobbiamo constatare che essi sono senz’altro peggiori di quelli che venivano offerti quaranta anni fa. E quaranta anni non mi sembrano pochi. Non c'è un treno, come quaranta anni fa c'era, dico uno, che colleghi direttamente Viterbo con Roma Termini.
Non parliamo poi di treni diretti o di treni rapidi e quant'altro: volete raggiungere Roma, sorbitevi una miriade di fermate che si fanno sempre più frequenti avvicinandosi alla capitale; però se volete salire o scendere in una di quelle stazioni intermedie prossime a Viterbo neanche a parlarne. Forse che i cittadini del Viterbese non meritano le stesse attenzioni dei cittadini di Roma?
Poi, dulcis in fundo, si deve scendere alla stazione di Roma Ostiense: oltre il treno non prosegue.
“Perché non proseguire fino a Roma Termini - si chiedeva questo nostro ospite - dove, sia fuori che dentro la stazione, c’è una offerta di collegamenti con i mezzi pubblici superiore ad ogni altra?”.
Possibile, aggiungo di nuovo io, che per recarsi a Roma, e raggiungere il centro di essa, un cittadino, partendo da Viterbo, debba impiegare non meno di due ore per l’andata ed altrettante per il ritorno?
Non sono cose queste cui debbono pensare i nostri politici?
Speriamo che il nostro Sindaco, che senz’altro, ed a ragione, sarà ricordato come colui che ha dato una viabilità a Viterbo, non sia insensibile anche a questo tipo di problemi, che sono sì un poco extra moenia, ma che pure riguardano Viterbo. Auguriamoci che, qualora lo voglia possa riuscire a convincere coloro che dovranno collaborare con lui per la realizzazione di questa titanica impresa.
Q.d.P.


La rotonda in Via Belluno
di Simone Galeotti

Siamo alle solite. Se a Viterbo non ci si complica la vita, non siamo contenti. Anzi... se questa Amministrazione comunale non ci complica la vita non è contenta!
Guardate la mini rotonda che è stata appena creata all’incrocio di Via Belluno con via I Maggio e Via Monte Cervino. Io passo per quell’incrocio da anni e non mi è mai capitato nessun intoppo, non ho mai notato incidenti, non trovo quasi mai autovetture ferme in fila per passare. Mai visto niente, insomma, che possa giustificare la realizzazione di una rotonda. Non è un incrocio particolarmente trafficato, di conseguenza tutta questa attenzione da parte dell’Amministrazione per sistemarlo con la rotonda, mi pare veramente ingiustificata. Qualcuno mi suggerisce che proprio a Via Belluno ha casa il sindaco Gabbianelli... va be’... ma sarà un caso, no?
Ritornando all’incrocio in questione, nonostante fosse un incrocio tranquillo, evidentemente qualcuno ha sentito il bisogno di migliorarlo. E così si è deciso per una rotonda che in quel punto è soltanto d’intralcio alla circolazione. Sanno tutti che le rotonde vengono usate per smaltire grosse quantità di traffico in zone che oltretutto garantiscono spazio a sufficienza per la loro realizzazione. All’incrocio di via Belluno non c’è né lo spazio necessario, né la grossa quantità di traffico. Al contrario l’intralcio al traffico è stato realizzato con la rotonda stessa, che viste le esigue dimensioni dell’incrocio ha ridotto di molto la carreggiata e di conseguenza gli automobilisti sono costretti a guidare su un fazzoletto d’asfalto. Figuriamoci se ci dovesse passare un Tir o un camion di grandi dimensioni!
Oltre tutto, se vi recate all’incrocio, noterete di sicuro che il traffico non viene assolutamente smaltito dalla rotonda, al contrario l’impressione è di qualcosa messo lì per forza. Inoltre a diminuire lo scarso spazio disponibile ci si è messo pure il Comune realizzando una troppo ampia aiuola che si trova a destra di chi scende da Via Monte Cervino.
E’ evidente che questa Amministrazione preferisce sistemare zone di Viterbo che sono già belle e sistemate, piuttosto che intervenire in quelle che veramente necessitano di lavori. Basti pensare al Poggino, sono mesi che versa in condizioni pietose.
Sono mesi che piuttosto che ripristinare il normale manto stradale, questa Amministrazione preferisce porre delle trabicolanti transenne a salvaguardia dell’automobilista. Ma quale salvaguardia è quella di obbligare con le transenne un automobilista ad invadere la carreggiata opposta pur di evitare le voragini che il manto stradale presenta in più punti?
Io mi domando, come mai la nostra Amministrazione trova i soldi per sistemare l’incrocio in Via Belluno, proprio sotto casa del sindaco Gabbianelli, e invece non trova i soldi per riparare definitivamente le buche pericolosissime che da tempo persistono al Poggino? Eppure non è la prima volta che questo giornale segnala la grave situazione... Invece non abbiamo mai segnalato nulla che riguardasse l’incrocio di Via Belluno... Mah... Chissà...
Simone Galeotti



INCIPE PARVE PUER RISU
COGNOSCERE MATREM
di Claudio Santella

Il verso riportato nel titolo appartiene a Virgilio, nostro illustre antenato vissuto circa duemila anni fa; credo che il nome basti per giustificarne la citazione. Per chi sa di latino non è necessaria alcuna traduzione, questo verso è bello così com’è, non va guastato. Per chi non sa di latino, mi proverò a darne una versione chiedendo scusa all’autore: “Comincia, o piccolo fanciullo, a riconoscere la madre dal sorriso”.
Orbene, questo verso, la cui dolcezza si assapora sempre di più leggendolo e rileggendolo, mi è venuto in mente quando, verso la fine del mese di ottobre, appena trascorso, mi sono recato nelle scuole frequentate dai miei figli per partecipare, quale genitore, alle elezioni per il rinnovo di alcuni organi scolastici previsti nella nostra scuola. In occasione di questo evento, come la maggior parte di noi sa, ogni scuola fa precedere, per ogni classe, l’inizio delle votazioni da una riunione coordinata da un insegnante che illustra la situazione generale della singola classe e chiede, poi, ai vari genitori, di manifestare le loro impressioni, di esprimere le loro idee in merito a quanto ascoltato, di presentare i loro problemi, in modo che si possa avere una partecipazione collettiva ed attiva alla vita scolastica dei ragazzi. Ho avuto modo, in quella occasione, di ascoltare le opinioni dei vari genitori che avevano sentito il dovere di partecipare e che avevano voluto sottolineare l’importanza di quell’avvenimento.
Vi faccio grazia dei vari interventi di carattere personale che, cominciando con .”Mio figlio...” anteponevano i propri singolari interessi a quelli dei ragazzi nel loro insieme, per passare a sottolineare quelli in cui è emersa l’aspirazione ad una scuola migliore, non solo informante, ma anche formante, che desse soprattutto una spina dorsale ai nostri ragazzi. E’ emerso che ottenere ciò è faticoso, anche se gratificante, è emersa anche, ed a ragione, la sperequazione nel rapporto prestazione didattica/controprestazione economica.
E’ faticoso, si è detto, e lungo nel tempo, perché un corso scolastico non si esaurisce in un anno, e non è supportato da mezzi adeguati: non sono sufficienti l’impegno da parte degli insegnanti ed una collaborazione positiva da parte delle famiglie: occorre mettere gli operatori nella situazione di operare con serenità, più che con mezzi. Occorre considerare che, mi permetto di aggiungere, gli insegnati affrontano decine di corsi scolastici per professione, e che ogni professione, per essere esercitata nel migliore dei modi deve essere vissuta serenamente, e la serenità non può andare a braccetto con continui, assillanti problemi economici; chi, per lavoro, si dedica all’educazione dei giovani va gratificato per la sua opera in modo che si senta invogliato a dedicarsi pienamente ad essa. Valga per chi ha in mano una buona fetta di educazione e di formazione dei nostri figli, quanto vale per altre categorie con simili responsabilità sociali. Perdonate la digressione e torniamo a noi. Ho ascoltato, dicevo, con interesse i vari interventi, poi, ad un tratto, mi è venuto in mente il verso di Virgilio Incipe parve puer risu conoscere matrem. Ed allora mi sono isolato, ho messo le ali, ho sognato una scuola che accoglie i nostri figli con il sorriso, come una madre accoglie il proprio figlio, che a sua volta le sorride e le va incontro pieno di fiducia e senza riserve. Ho visto amore in ogni gesto della scuola, ho visto fiducia nei ragazzi verso la scuola dove si recavano contenti.
Ho visto gli insegnanti sereni prodigarsi con amore per i ragazzi che avvertivano questo amore e questo impegno, e li ricambiavano con altrettanto affetto, impegno ed entusiasmo, li ricambiavano col desiderio di apprendere e di stare a scuola, li ricambiavano con il sorriso.
Una scuola così richiede preparazione, dedizione, sacrificio e sforzi notevoli non unilaterali, e troverà molti “ma” sulla sua strada. La risposta sta nei versi che Virgilio fa seguire al verso citato e che può riassumersi così: Un ragazzo che non ha ricevuto un sorriso non avrà una vita felice.
Non svegliatemi per favore, lo so che sono un illuso.
Claudio Santella



Da Sua Santità
di Bruno Matteacci

Il biglietto, di colore rosso, n° 17137, rilasciato dalla Prefettura della Casa Pontificia, mi ha consentito di essere presente all’udienza generale di Sua Santità Giovanni Paolo II, tenuta il 27 ottobre 2004 alle ore 10,30. Tutto è stato imprevisto ed improvvisato in quanto nei miei programmi, per ora, non era compresa detta udienza ma, grazie al mio carissimo amico Gianluca Scrimieri, ho avuto questa possibilità. Infatti, Gianluca ha organizzato detto pellegrinaggio con un gruppo di preghiera Mariano di Vallerano, che si è poi unito ad un altro gruppo di Scandicci, a cui fa capo la signora Marcella Silei: donna magnifica e solare, a dir poco; espressiva di amore, a non finire; portatrice di grazia e maniere da apprezzare e non dimenticare nel corso della vita. Eravamo oltre cento persone con le quali, pur non conoscendole, ho stretto un forte rapporto di fraterna amicizia con tutti.
Siamo giunti a Roma, a piazza San Pietro, alle ore otto circa, abbiamo preso posto in prima fila, a pochi passi dal punto in cui è venuto poi il Santo Padre. Lo scopo della visita del gruppo Cuore Immacolato di Maria Regina dell'Amore di Vallerano ed il gruppo della parrocchia S. Luca di Scandicci è stato quello di iniziare, con fede, l'anno Eucaristico insieme con la Vergine Maria, secondo le intenzioni del Santo Padre facendo benedire la statua della Madonna che sosta nella chiesa dell'Eremo Santuario SS. Crocefisso di Vallerano.
Il tutto è stato organizzato sotto lo sguardo di Padre Giuseppe Mercuri, Rettore dell’Eremo che, per motivi di salute, non è potuto stare tra noi a Roma; infatti il gruppo è stato accompagnato da Fra’ Lamberto, guida spirituale del gruppo insieme a Padre Giuseppe che, il giorno successivo, ha celebrato la Santa Messa di ringraziamento, alla quale abbiamo partecipato numerosi.
Anche se la giornata è stata disturbata dalla pioggia, tutto è apparso bello nel momento in cui abbiamo veduto la signora Marcella Silei, inginocchiata davanti al Santo Padre, con a fianco la statua della Madonna che ricevevano la Santa Benedizione, certi che anche noi eravamo compresi in tale beneficio, essendo la signora Marcella nostra rappresentante e portatrice del saluto al Santo Padre.
Bruno Matteacci


LA MADRE DEGLI IMBECILLI
di Bruno Matteacci

La madre degli imbecilli è sempre incinta. Il 2 novembre scorso sono stato cortesemente informato che è pervenuta una lettera: al Sindaco di Viterbo, al dirigente della AUSL di Viterbo, al Comando N.A.S di Viterbo e, per conoscenza, alla Procura della Repubblica di Viterbo, contenente illazioni sotto il profilo igienico sanitario nei riguardi dei chioschi e dei campeggi in merito alla somministrazione di bevande e la fornitura di alimenti. Nel contesto della lettera vengono fatte delle illazioni sulla immobilità di certe strutture amministrative circa il mancato controllo, secondo l'imbecille, in quanto distolte da altre vicende. La cosa assurda, falsa e criminosa è l'aver apposto, al termine della lettera, il mio nome e cognome e una firma, probabilmente con lo scopo di mettere in cattiva luce il sottoscritto. Chi mi conosce sa bene che quando devo dire una cosa la dico pubblicamente, anche a mezzo stampa, se necessario, e la sottoscrivo, ma non come ha fatto l'imbecille.
Comunque, in data 4 novembre 2004, nel disconoscere totalmente la lettera ed il suo contenuto, con l'apocrifa firma a nome di Bruno Matteacci, ho presentato, a tutela della mia persona, formale denuncia contro soggetti ignoti che hanno inviato la predetta lettera a firma del sottoscritto, chiedendo la conseguente punizione dei colpevoli.
Bruno Matteacci



San Fortunato
di Riccardo Manca

La Chiesa di San Fortunato era ubicata nei pressi dell’attuale Chiesa di Santa Maria delle Fortezze. La suddetta chiesa fu eretta da Ildibrandino Rosae Guidonis e risaliva al 1132. La Chiesa di San Fortunato venne consacrata nel 1181 da Papa Alessandro III. In una nota scritta da Francesco Cristofori si legge che la chiesa era lunga una quindicina di metri: e doveva essere uno stanzone uniabsidale, illuminato dalle finestre laterali ad arco tondo, e dall’occhio di bue a traforo.
La Chiesa di San Fortunato era stata costruita fiancheggiando col alto dell’epistola le mura castellane. Nel 1244, il cardinale Raniero Capocci donò la chiesa ai Domenicani di Santa Maria in Gradi. Il 6 Luglio 1369, Silvestro Gatti, Francesco di Giacomuccio, Antonio ed Andrea Petrucci nonché Andrea Tommasi, cedettero al Monastero di Santa Maria del Paradiso, la chiesa ed il palazzo di San Fortunato con il patto di ricevere una tassa annua. Le monache di Santa Maria del Paradiso utilizzavano questo luogo per ripararvi nelle avversità. La storia ricorda che nel 1345, già esisteva un chiostro nel complesso religioso di San Fortunato.
Correva l’anno 1390, nel palazzo di San Fortunato vi alloggiarono le monache Cistercensi ed intorno al 1435, vi si stabilirono le Benedettine di Santa Maria del Paradiso.
Lo storico Giuseppe Signorelli ricorda che nel 1564, la Chiesa di San Fortunato risulta demolita. Dieci anni più tardi, il cardinale Francesco De Gambara unì la Parrocchia di San Fortunato a quella di San Leonardo in Colle. Intorno al 1608, la Chiesa di San Fortunato era quasi totalmente diruta e venne lentamente eliminata. Un fatto da sottolineare. Le pietre che componevano la costruzione vennero utilizzate per altri edifici. Peccato!
Riccardo Manca



III Trofeo Paolo Spagna
di Pantaleo Spagna

Il giorno 7 Novembre, in un laghetto in località Cinelli, si è svolta la gara di pesca sportiva, per il III trofeo Paolo Spagna, ricco di trofei e di coppe.
Grande la partecipazione degli sportivi che con la loro presenza hanno voluto esprimere, l’affetto e l’amicizia nei confronti di Paolo. Paolo Spagna, scomparso giovanissimo a causa di un incidente stradale, ha lasciato la sua immagine indelebile di ragazzo sano, felice e che esternava la sua serenità nel cuore di tantissime persone. Incredibile quanti ragazzi, conoscevano Paolo e ricercavano la sua amicizia e ancora oggi il suo ricordo è fervido e presente nei loro cuori. Tanti amici con la loro partecipazione alla gara sportiva, ricordano Paolo, oggi come allora e sono sicuro che il Suo Sorriso li accompagna ancora.
S.P.



Teatro “S.Leonardo”

Giovedì, 11 novembre 2004, alle ore 21, interveniamo numerosi a Viterbo, al Teatro “S.Leonardo” in via Cavour, per assistere al concerto di beneficenza in favore della sclerosi multipla - Sezione di Viterbo, tenuto da Don Giosy Cento e i Parsifal. L’ingresso è gratuito, la certezza di poter trascorre novanta minuti di spensieratezza è garantita; con la speranza che i membri dell’Associazione vengano amati ed aiutati e incoraggiati.





















































































































































postato da: Spvit | 21:08 |