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martedì, settembre 28, 2004

Il mercatino dell’antiquariato-artigianato
piu’ grande dell’Alto lazio
“Sotto il campanile”
E’ a VITORCHIANO,
Domenica 24 Ottobre 2004
e ogni “quarta
domenica del mese
per informazioni: 3393337869



E’ in vendita la videocassetta col Trasporto della Macchina di S. Rosa del 3 Settembre 2004, durata 58 minuti.
E le videocassette
dei Trasporti dal 2000 al 2003.
Sono in vendita i video delle Mini Macchine del Pilastro,
del Centro Storico e di Torre
S. Biele del 2004 e precedenti.
Info: tel. 3393337869

29 Settembre 2004
Anno XIV n° 18


Che fine sta facendo l’ex mattatoio?
Sorca pelosa
di Mauro Galeotti

Si è tanto parlato di ristrutturare il vecchio mattatoio della nostra città, in Via Faul.
Se ne è parlato a destra e a sinistra, di sopra e di sotto. Fu pure fatto un mega studio per dare una diversa destinazione a quei locali intrisi di sangue e di disperati muggiti, nitriti, belati e grugniti.
Ricordo che nel Maggio 2003 i giornali pubblicarono che dal 12 Maggio sarebbe stato aperto un cantiere nella Valle di Faul, per lo spostamento del Fosso Urcionio, al fine di ristrutturare l’ex mattatoio per riqualificare, valorizzare e recuperare la zona.
Ricordo che fu pure stipulata una convenzione tra il Comune e la Fondazione Carivit, attraverso la quale l’ex mattatoio sarebbe stato destinato ad attività museali (Museo della Ceramica), laboratori di restauro, spazi espositivi e convegnistici, auditorium creando così una vasta gamma di attività culturali di qualità.
Sempre dal 12 sarebbero dovuti iniziare i lavori per la preparazione degli spazi e dei cavi sotterranei.
Tutto quanto sopra è basato su una deliberazione della Giunta del nostro Comune, la numero 787 del 20 Novembre 2001. Successivamente la Giunta con deliberazione 227 del 15 Aprile approvò il progetto preliminare dei lavori nell’importo di euro 464.000 iva compresa, finanziati dalla Regione Lazio.
Se oggi, tu che mi leggi, passi in Via Faul all’altezza dell’ex ottocentesco mattatoio, fallo a bordo di un’auto perché così passerai alla svelta e non sarai stordito dalla puzza emanata dall’Urcionio.
Non correrai il rischio di essere morso da qualche sorca pelosa.
Non correrai il pericolo di cadere nel fosso, visto che una porta, posta sul fianco sinistro dell’edificio e che conduce sopra al fosso stesso, è costantemente aperta.
Non ti accorgerai del deprecabile stato di abbandono in cui si trova l’ex mattatoio.
Ancora una volta parole solo parole...
Mauro Galeotti


Signore! Non sanno quello che fanno
di Bruno Matteacci

Da tempo scrivo in merito al problema della segnaletica sul territorio comunale di Viterbo senza avere alcun risultato; salvo quando il Comune indicò una via a senso unico, che in realtà era a doppio senso di circolazione; si trattava della strada Cassia Sud, all’epoca dei fatti era sindaco di Viterbo Meroi che intervenne subito. Intervenne modificando la segnaletica errata.
Oggi, analogo errore è stato commesso sulla Cassia nord, in prossimità del Cimitero. Del caso ne ho parlato nel numero precedente ma, alla data attuale, nessuno si è mosso. Lo stesso tratto di strada, visto da una parte è a senso unico, mentre visto dalla parte opposta è a doppio senso di circolazione.
Assurdo!
A questo punto devo pensare che i responsabili del traffico e della segnaletica sono dei superficiali e certamente se ne fregano di quanto viene loro suggerito.
A Viterbo ci sono segnali doppi, messi a distanza di circa un metro, l’uno dall’altro; addirittura ci sono cartelli indicanti uffici e itinerari coperti da altri cartelli. Esistono segnali che sono in contrasto l’uno con l’altro come ad esempio, per citarne qualcuno: in via della Volta Buia, in via Vico Squarano, in via San Giacomo e per ultimo, come ho già scritto, sulla Cassia Nord. In altre zone accade di vedere la segnaletica verticale che vieta di girare a sinistra, mentre la segnaletica orizzontale l’autorizza: vedi per esempio in via Monte Pertica, dove sarebbe vietato girare su via Montello. In altri casi è stata omessa totalmente la segnaletica inducendo l’utente della strada a fare manovre pericolose, come ad esempio: la omissione del segnale con il quale si obbliga ad andare diritti in via Monte Nevoso, vietando la svolta a destra e a sinistra in via Montello e via Bainsizza. Come pure in via Vico Squarano dove è vietato girare a sinistra, in via Salicicchia, che poi è a senso unico verso Porta San Pietro.
Un giorno, quando sollecitai di mettere un segnale, indicante che ad un certo punto via della Pila diventava a doppio senso di circolazione, da un funzionario responsabile, per me irresponsabile del servizio, mi sentii dire: Se mo riempimo Viterbo de segnali.
Poi non parliamo dei semafori che hanno un costo non indifferente per la cittadinanza, oltre ad essere un grosso impedimento allo snellimento del traffico per la mancata funzionalità del via libera a destra negli incroci. Ad esempio in via Fratelli Rosselli.
Termino nella elencazione perché in effetti ci vorrebbe tutto il giornale, ma penso che questa volta sia più che sufficiente quanto scritto perché ho avuto il piacere di parlare con l’assessore Sandro Zucchi, il quale mi ha chiaramente detto che condivide quanto lamentato e segnalato dal giornale.
L’Assessore Zucchi ha ammesso che ci sono circa duecento segnali da rimuovere e da sostituire; il tutto per una spesa di varie decine di miglia di euro. Comunque il dinamismo dell’assessore Zucchi è stato ancora una volta dimostrato quando mi ha detto: A costo di prendere due chiavi ed un cacciavite, ci vado io a modificare certe segnalazioni. Parlavamo dei segnali sulla Cassia Nord, davanti al Cimitero, di cui alle foto a fianco riportate.
Certo la redazione della Città non può essere che soddisfatta e, nell’augurare buon lavoro all’assessore Zucchi, lo ringraziamo e sussurriamo: Fusse che fusse la volta bbona!
Bruno Matteacci


In malora la Fontana del Gesù
di Simone Galeotti

In Piazza del Gesù è una antica fontana costruita nel 1923 utilizzando quella che si trovava nel demolito Monastero di san Domenico, che sorgeva dove oggi è Via Tommaso Carletti. La fontana è abbastanza gradevole e discretamente inserita nell’ambiente medievale, scrivo discretamente perché la vasca grande, totalmente realizzata nel 1923, è inusuale nelle nostre fontane.
Infatti si presenta completamente liscia, e ancor di più è poco credibile il giglio sulla sommità della stessa.
Ma a parte tutto ciò quello che allarma il passante, il turista, il viterbese è l’abbandono cronico in cui versa la Fontana del Gesù.
Le cannelle dove dovrebbe uscire l’acqua sono completamente chiuse; la vasca grande è attraversata da rivoli d’acqua; i gradini sono malconci e sempre bagnati col rischio di far cadere chi vi passa sopra; la melma ha invaso ogni dove e le vasche si presentano sporche tanto dentro quanto fuori.
Si dice Viterbo la città delle belle fontane, sì ma... sporche e abbandonate.
Simone Galeotti


Sembra il muro di una villetta
di Agnese Galeotti

Sono finalmente quasi conclusi i lavori di ristrutturazione delle antiche mura, della seconda metà del XII secolo, crollate anni fa nei pressi di Porta del Carmine.
Le pietre furono in parte numerate in previsione del riutilizzo delle stesse nella ricostruzione.
Ma l’idea è stata tristemente abbandonata. Infatti la ristrutturazione è avvenuta sì, ma a dir poco in una maniera orrenda!
Infatti sono state utilizzate delle nuove pietre e di simile formato l’una dall’altra.
Posizionate con una precisa logica di tre pietre orizzontali e una verticale, il risultato è molto diverso dalla realtà del passato. Basti notare la differenza con le vecchie mura, molto differenti tra loro, sia nelle forme delle pietre che per la mancata logica geometrica adoperata nel posizionarle.
La ristrutturazione attuata delle mura di Viterbo ha creato il muro di cinta, vero e proprio, di una moderna villetta!
Le antiche pietre delle mura cadute, che fine hanno fatto?
Perché non sono state più utilizzate?
Chi se l’è portate via? Per quale altro fine sono state, o saranno, utilizzate? Ancora una volta un lavoro svolto sì, ma ancora una volta veramente a cacchio!
Agnese Galeotti

In rappresentanza del Coordinamento "Salviamo l'Arcionello" questa mattina ho avuto un incontro informale con il sindaco Gabbianelli.

Non esito a definirne importante l'esito rispetto ai destini dell'area Arcionello-fosso Luparo. Siamo forse ad un passo da quel "patto (di qualità) per l'Arcionello" che è da tempo lo slogan proposto dal Coordinamento.
Il sindaco ha dimostrato significativa apertura rispetto alle concrete richieste diffuse via mass-media da noi qualche settimana fa.
Gabbianelli ha accettato di buon grado di partecipare ad una passeggiata "speciale" alla scoperta dell'Arcionello guidata dal sottoscritto: tale passeggiata si svolgerà martedì 5 ottobre alle ore 15. Tutti voi giornalisti viterbesi, ovviamente, siete fin d'ora invitati a partecipare.
Ci siamo salutati, dopo quasi un'ora di cordiale e schietto confronto, con l'impegno da parte del sindaco di concretizzare nel più breve tempo possibile (forse entro poche settimane) quel pubblico incontro caldeggiato dal Coordinamento per arrivare ad una soluzione concreta e condivisa sui destini dell'area in questione.
Da oggi il Parco per Viterbo è più vicino.
Cordialmente
Antonello Ricci


Mussolini e i pacifisti
di Pantaleo Spagna

E’di questi giorni la diatriba politica tra Destre e Sinistre sui movimenti pacifisti, a questo proposito mi è tornato in mente, un vecchio disco a 33 giri in mio possesso, nel quale è inciso un discorso di Mussolini tenuto a Torino in data 23 Ottobre 1932, in occasione dell’anno decimo dell’era fascista. Nel disco Mussolini tra l’altro trattava l’argomento dei pacifisti di allora. Sono rimasto colpito di come le cose si ripetono nel tempo e non sapevo che anche allora esistevano le organizzazioni pacifiste.
Mi permetto trascrivere alcune frasi del discorso, per mettere in evidenza la pace e i pacifisti di allora:

In questa città di frontiera, che non ha mai tenuto la guerra, io dichiaro perché tutti intendano che l’Italia segue la politica di pace, di vera pace, che non può essere dissociata dalla giustizia. Di quella pace che deve ridare l’equilibrio all’Europa, di quella pace che deve scendere nei cuori come una speranza e una fede. Eppure, oltre le frontiere, ci sono dei farneticanti, i quali non perdonano all’Italia fascista di essere in piedi. Per questi residui o residuati di tutte le logge è veramente uno scandalo inaudito che ci sia l’Italia fascista, perché essa rappresenta una irrisione documentata ai loro principi che il tempo ha superato, poiché essi hanno inventato il popolo non già per andargli incontro alla nostra franca maniera, ma lo hanno per mistificarlo, per dargli dei bisogni immaginari, per dargli dei diritti inconcepibili. Costoro non sarebbero alieni dal considerare quella che si potrebbe chiamare guerra di dottrina fra principi opposti, poiché nessun nemico peggiore della pace di colui che fa di professione fa il panciafichista o il pancifondaio.
L’accostamento alla parola pace di allora era come quello di oggi.
Pantaleo Spagna


Dio vede e provvede
di Q.d.P.

Durante la notte tra il 15 ed il 16 settembre ultimo scorso, sulla città di Viterbo, è piovuto a più non posso, se è consentita un’espressione forse non appropriata, ma che rende bene l’idea.
La pioggia è stata accompagnata da un bel temporale che credo abbia svegliato molti cittadini, tra i quali il sottoscritto.
Per solito quando si è svegliati durante la notte da un temporale, non si prova fastidio, ma ci si abbandona a qualche riflessione inerente ad esso e si va col pensiero al giorno seguente ed a ciò che il temporale stesso può aver causato.
Poi ci si rigira nel letto e, assaporando il piacere che dà la pioggia battente mentre ci si trova tra le lenzuola, si torna a dormire più o meno profondamente.
Poiché nella mattinata successiva si sarebbero riaperte le scuole, uno dei miei pensieri è andato ai ragazzi che di li a poche ore si sarebbero recati nelle rispettive sedi scolastiche ed al disagio che avrebbero provato a causa del maltempo. Incominciamo bene – mi sono detto – proprio il primo giorno di scuola! – Non mi sono, però, preoccupato più di tanto, perché il fatto rientrava, e rientra, nella natura delle cose normali e quindi è normalmente affrontabile e superabile.
Non ho pensato, invece, ai lati positivi di quanto stava accadendo, per lo meno a quei lati positivi che ho avuto modo di constatare personalmente il mattino seguente e di toccare con mano, per usare un’altra espressione più realistica, quando sono uscito di casa per recarmi al lavoro: la pioggia fortunatamente era cessata e l’acqua, che era caduta in abbondanza, aveva portato via con sé tutte le sporcizie che per solito si trovano sulle strade; l’aria fresca del mattino, pulita ancor di più dalla pioggia, dava a chi la respirava, un piacere maggiore del solito, ed anche un po’ diverso.
Passando, poi, per via Ascenzi e per piazza del Comune ho avuto il piacere di notare che la pioggia caduta era riuscita a portar via anche lo sterco dei piccioni che aveva trovato cittadinanza, non so se per usucapione o per comodato d’uso, sui marciapiedi che fiancheggiano i palazzi di quella via e di quella piazza, marciapiedi che erano diventati veramente indecenti, soprattutto davanti agli ingressi dei pubblici uffici.
Anche l’urina dei vari cani, che aveva addirittura reso più scuri i piedistalli delle colonne del palazzo comunale e delle basi degli archi che separano via Ascenzi da piazza del Plebiscito, era stata portata via dall’acqua e gli stessi avevano riacquistato il loro originario bel colorito. La vergogna era stata lavata: i nostri ragazzi, andando a scuola, non avrebbero avuto modo di vergognarsi dei loro patres; Dio vede e provvede.
Q.d.P.


Nuovi riconoscimenti all'artista Maria Assunta de Frassine

Il 29 Febbraio 2004 l’artista N.D. Maria Assunta de Frassine è stata nominata Accademico gentilizio, classe Belle arti, dell’Araldica Accademia internazionale Il Marzocco di Firenze. Ed ancora... Il 19 Settembre 2004, presso Villa Lante di Bagnaia si è tenuta la premiazione del Premio internazionale artistico letterario “Una rosa per Santa Rosa”, organizzato dall’Accademia internazionale Francesco Petrarca, sotto l’Alto patronato delle segreterie dello Stato italiano e vaticano. A Maria Assunta de Frassine è stato conferito il diploma d’onore con medaglia in oro e argento e il titolo di consorella. L’artista ha inoltre donato al Monastero di Santa Rosa un quadro ad olio, 50x70, raffigurante Santa Rosa con in mano una rosa.
Alla nota pittrice giungano le felicitazioni della nostra redazione.


Viterbe e il Centro Sociale Pilastro
di Pantaleo Spagna

Il giorno 3 Settembre ultimo scorso, la città di Viterbo, ha ospitato una comunità di un paese francese denominato Viterbe. La cittadina francese, ubicata in Francia in prossimità della città di Tolosa, è sorta intorno al 1300, voluta forse da qualche pellegrino venuto a Roma per il giubileo, il quale essendo passato dalla nostra città, rimase influenzato dalla fede che i Viterbesi avevano per Santa Rosa. Credo sia questa la ragione perché nella chiesa del paese francese, esiste il culto della nostra Santa e la sua immagine è effigiata su una vetrata e per la stessa ragione credo, sia stato dato il nome di Viterbe alla cittadina. Un socio del Centro Sociale Pilastro, Arnaldo Spazza, qualche anno fa, in uno dei suoi viaggi in Francia, si è imbattuto proprio nella città di Viterbe e chiesto informazioni presso la biblioteca del paese, ha avuto interessanti notizie. Tornato al nostro Centro, ne ha parlato con i soci, nel contempo Spazza, ha tenuto una corrispondenza con la cittadina francese ed così il Centro Pilastro ha ritenuto opportuno tenere uno scambio epistolare per creare uno spirito di amicizia tra i due paesi.
La cosa con il tempo è maturata, anche perché la parrocchia del Sacro Cuore del Pilastro, in un suo pellegrinaggio a Lourdes, aveva programmato di passare da Viterbe, e la cittadinanza riservò agli ospiti viterbesi, una calorosa accoglienza durante la quale fu offerto al parroco francese, una statua in vetroresina di Santa Rosa ed al sindaco un libro fotografico della città di Viterbo.
Al fine di incentivare un reciproco interscambio culturale e turistico, oltre che per ricambiare l’accoglienza riservata al gruppo viterbese, fu rivolto al sindaco di Viterbe, l’invito a visitare la nostra città, cosa avvenuta in coincidenza delle Feste di Santa Rosa 2004.
Considerati i particolari rapporti instaurati tra la cittadinanza di Viterbe e i nostri concittadini, dei quali molti utenti del nostro Centro Sociale, nonché i legami storici e l’affinità del nome delle due città e che a Viterbe è onorata Santa Rosa, il Centro Sociale Pilastro propose all’Amministrazione Comunale di Viterbo, un gemellaggio o un’altra analoga iniziativa tesa a legare ancor più le due città. A tale scopo, su proposta del Centro Sociale Pilastro, si è costituito un Comitato composto con rappresentanti della Parrocchia del Sacro Cuore, della Terza Circoscrizione e dello stesso Centro Sociale Pilastro e tale Comitato ha tenuto numerose riunioni nei locali del Centro per definire i dettagli della visita dei cittadini d’oltralpe a Viterbo.
Ne è scaturito un grosso lavoro organizzativo, concretizzatosi nella calorosa accoglienza degli ospiti francesi a Viterbo, culminata la sera del 3 Settembre con il trasporto della Macchina di Santa Rosa a cui hanno assistito i cinquantacinque francesi tra questi il sindaco di Viterbe, nei posti a loro riservati in Piazza Verdi.
La comitiva francese, è stata ospitata dalla parrocchia del Sacro Cuore e l’Amministrazione Comunale ha salutato gli ospiti presso la chiesa degli Almadiani e il sindaco francese, monsieur Robert Gelis, ha ringraziato a nome del suo gruppo, tutti per l’accoglienza ricevuta. Alla Parrocchia ed al Centro Sociale ha rinnovato i ringraziamenti della festa organizzata, esternando la sua gratitudine a tutti i collaboratori.
E’ intenzione del Centro Sociale Pilastro perseverare nell’iniziativa di promuovere; tra la nostra città e quella francese, un gemellaggio che rafforzi ancor più legami di amicizia già così accentuati
Pantaleo Spagna


Sant’Antonio alla Palanzana
di Riccardo Manca


Il convento di Sant’Antonio alla Palanzana, dedicato al Patrono di Padova, venne costruito su un terreno situato in un’antica contrada denominata Romito Santo.
Nel lontanissimo 1535, il Vescovo di Viterbo aveva chiesto al Comune, senza esito, una sistemazione al nuovo Ordine riformato dei Cappuccini, presso la Chiesa Santa Maria delle Fortezze.
Il 30 Settembre 1538, il terreno dove venne edificato il convento, fu donato dal Cardinale Niccolò Ridolfi. In quel periodo, i frati, ottennero l’autorizzazione per utilizzare parte dell’acqua della Palanzana. I frati, in compenso, avevano l’impegno di conservare attiva una fontanella ubicata all’esterno del muro del convento.
L’impegno si concluse quando il flusso d’acqua venne interrotto dalla signora Tommasa Alfieri (5 Giugno 1910 - 26 Marzo 2000), proprietaria del convento stesso.
Nel 1554, il Padre custode della struttura era Frate Egidio d’Orvieto e nel 1571 Frate Marco da Viterbo. Questi restò miracolosamente illeso nella Battaglia di Lepanto. Papa Gregorio XIII visitò il convento nel 1578. Una cronaca dell’epoca ricorda l’evento. Eccola: Gregorio XIII addì 16 settembre 1578 sul tardi del dì fece una divota visita al convento.
Nella struttura vi dimorò, nel periodo a cavallo tra il 1693 ed il 1694, San Crispino da Viterbo.
Nel 1906, i frati fecero eseguire un acquedotto in ghisa che sostituì quello realizzato in precedenza. Dopo alcuni anni, l’acqua era così pura che venne richiesta dalla Società Ferrarelle la quale voleva imbottigliarla. La storia, comunque, non ebbe alcun seguito. Il Comune, intorno al 1912, acquistò il cinquanta per cento dell’acqua in dotazione al convento. Per l’occasione venne stipulato un regolare contratto tra l’Amministrazione Comunale ed i frati Augusto Monaco e Domenico Moracci. Nel 1955, i frati si trasferirono nel Convento di San Paolo. Intorno al 1959, nel convento della Palanzana furono ospitati alcuni orfani custoditi dalle Monache del Pronto Soccorso. Dal 1970, sulla zona vige il vincolo panoramico dato dalla particolare posizione in cui si trova. Sull’architrave dell’ingresso al convento è scolpito: Qui formidolosus et timidus est revertatur.
Riccardo Manca

















































































































































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mercoledì, settembre 15, 2004

Il mercatino dell’antiquariato-artigianato
piu’ grande dell’Alto Lazio
“sotto il campanile”
E’ a VITORCHIANO,
Domenica 26 Settembre 2004
e ogni “quarta
domenica del mese
per informazioni: 3393337869

15 Settembre 2004
Anno XIV n° 17


Tutte le notti al buio e in piena solitudine
Povera Porta Faul!!!

di Mauro Galeotti

Porta Faul, pochi se ne saranno accorti, è stata aperta modificando la struttura di una torre delle mura castellane. Come avvenne per Porta della Verità.
Porta Faul, molti se ne saranno accorti, la sera e la notte è al buio più completo. Non è affatto considerata dai nostri amministratori che stanno giù pel Comune. Hanno illuminato a destra ed a sinistra, magari più a Destra che a Sinistra, hanno verniciato le porte di legno e curato il verde intorno alle altre porte della città, ma per Porta Faul nulla di tutto ciò.
E’ stata schernita. Presa in giro. Con essa sono state dimenticate anche le vie intorno: Via sant’Antonio, Via Faul, Via del Pilastro, tutte al buio più completo nella parte nei pressi della porta.
E dire che Porta Faul fu eretta su disegno di Giacomo Barozzi detto il Vignola nel 1568. Quello del Palazzo Farnese di Caprarola! Quando mai in un’altra città si sarebbero fatti sfuggire un’occasione del genere per darsi vanto?
Ma giù pel Comune pensano ad altro, pensano all’architetto Armando Balducci lo hanno fatto capo dei capi, intanto la raffica delle inaugurazioni pre elettorali è terminata e di qui a cinque anni, ossia alle prossime elezioni, beato chi ha un occhio!


Mauro Galeotti


Strade dissestate a iosa

di Agnese Galeotti

Anche quest’anno si è conclusa la festa di Santa Rosa. Ancora una volta l'imponente Macchina, la più bella per quel che mi riguarda, è stata portata in trionfo.
Ma le feste finiscono, e si torna alla vita quotidiana. Le ferie finiscono, si torna al lavoro, la gente rientra dalle vacanze, il traffico nella città aumenta.
E gira che ti rigira per le strade di Viterbo non si può fare a meno di notare lo stato in cui sono ridotte. La maggior parte delle vie sono piene di buche. L’asfalto, come si può notare dalla foto, presenta crepe e dissesti stradali insostenibili. Via Sant’Antonio, per chi non la conoscesse, quella che da Porta Faul conduce fino a Via San Lorenzo passando per il vecchio ospedale, è piena di buche, uno stato pietoso! Lo stesso vale per Via Garbini una strada fondamentale che dal centro conduce verso la periferia della città, una via continuamente carica di traffico. E ancora Viale Trento, Via Rosselli, per la quale, dopo un notevole ritardo, finalmente sono conclusi i lavori di ristrutturazione del Teatro Comunale. Uno dei marciapiedi di Via Rosselli è stato rifatto, come si dice, alla carlona. Ovvero in una parte del marciapiede è stato usato un taglio di pietra diverso dal rimanente.
Altre strade per le quali urge un riassesto totale sono: Viale Trieste, percorrerlo con il motorino è diventato pericoloso, pieno di dissesti, avvallamenti, buche dovute ai lavori. E ancora Via Marconi, Via del Pilastro, Via del Crocifisso. Per non parlare di Via Ricci dove addirittura la segnaletica orizzontale è incomprensibile. Dulcis in fundo, Piazza del Sacrario. Presso il parcheggio, prima della discesa che conduce a Porta Faul, la segnalazione orizzontale è veramente... come dire, difficile trovare una parola per descriverla... direi improbabile! Strisce nuove miste a vecchie, corsie a senso unico con disegnate frecce a doppio senso. Roba... da far diventare matti!
Viterbo città di cultura e d’arte...
Sì infatti tra buche sull’asfalto, crepe per le strade e segnaletiche orizzontali assurde, la nostra città sembra un quadro di Picasso! Per non parlare delle zone in cui l'asfalto è stato rinnovato, come Piazza della Rocca e Piazzale Gramsci dove i lavori si sono conclusi da tempo, ma della segnaletica orizzontale non si sente neanche la puzza di vernice.
Perché una volta iniziato un lavoro non viene portato a termine? Mah! ...misteri della vita.... anzi misteri di quest'amministrazione comunale, la quale fa comparire e scomparire lavori in corso da un momento all’altro. Ricordate i lavori a Piazza delle Erbe? La fontana impacchettata, poi per le elezioni, puff!! spacchettata in un lampo e poi passata la paura ripuff!! di nuovo infagottata. E che dire di Fontana Grande secondo gli amministratori comunali restaurata e che invece è ridotta un san Lazzaro.
Al Poggino prima delle elezioni sembrava venisse travolto il mondo! Passate le elezioni quella zona industriale si trova nella monnezza di sempre. L’asfalto è pieno di crateri, non di semplici buche, segnalati da mesi con le transenne, come quelle in Via dell’Agricoltura.
Povera la mia città! La vedo giorno dopo giorno sempre più giù! Infatti sotto l’amministrazione comunale in carica, Viterbo si buca!


Agnese Galeotti


I corridoi di Belcolle con le buche

di Bruno Matteacci

Di recente è stato dato inizio all’uso dei nuovi locali adibiti a pronto soccorso nell’Ospedale di Belcolle. Veramente è una bella struttura; per chi la deve frequentare come paziente forse è un poco meno bella, ma nel bisogno è meglio soffrire nel bello, piuttosto che in un tugurio come era la vecchia ubicazione del pronto soccorso.
Devo dire che il personale medico e paramedico è molto cortese, non dico che prima non lo fosse, tutt'altro, ma mettere un bel mazzo di fiori in un bel vaso di porcellana o di vetro di Murano fa un altro effetto che vedere lo stesso mazzo di fiori in un vaso di lamiera o in un vecchio vaso di terracotta incrinato.
Dicevo del personale: veramente sollecito, premuroso, zelante e preparato. Ciò l’ho constatato l’11 settembre, alle ore sedici. Però, purtroppo, un grosso neo ha deturpato la prima impressione. Il pavimento del locale, attraverso il quale si accede nei locali della vecchia struttura, è pieno di gobbe e avvallamenti. Detta situazione sembra voler dire: attenzione, sotto le ruote della lettiga o della carrozzella, le senti le buche? Ebbene preparati al peggio perché nell’attraversare il corridoio di radiologia ti accorgerai cosa significa sentire le interiora alla gola.
E’ veramente una vergogna. Toppe in ogni luogo, avvallamenti ovunque. E’ una situazione indecorosa ed offensiva per la cittadinanza viterbese, che non merita tale trattamento. Tanto per rimanere in argomento di buche è sufficiente affacciarsi nei locali del laboratorio analisi, aperto al pubblico, nei vecchi locali del pronto soccorso dell’ ex Ospedale Grande degli infermi, per vedere una buca, formato orma di un piede di misura 42, che da oltre tre mesi è un pericolo pubblico.
A volte il personale, addetto alla consegna dei risultati delle analisi chimiche, ha coperto la buca con un pezzo di cartone, non tenendo conto che aveva creato una trappola allo sprovveduto utente che ivi si recava per motivi di salute. Ma è possibile che non ci sia un responsabile che debba rendere conto dello stipendio percepito?
A questo punto mi viene di pensare: che sia uno stipendio indebitamente pagato, considerato che passa il tempo e nessuno provvede ad eliminare tale inconveniente?


Bruno Matteacci


Restaurato il sottopasso di Piazza Crispi

di Simone Galeotti

In una Viterbo che ultimamente non è proprio quello che si dice il fulcro di attività lodevoli o nobili, voglio invece menzionare la bella iniziativa della Scuola di Arti Visive NEXT, che giovedì 26 Agosto 2004, ha concluso i lavori di restauro e ristrutturazione dei dipinti del sottopassaggio pedonale Piazza Crispi - Porta della Verità. Le opere di restauro sono state realizzate dalla nota Scuola di Arti Visive su commissione dell’Agenzia Panta CZ di Viterbo.
I lavori, diretti dall’organizzatrice nonché presidente della suddetta associazione, Antonella Properzi e dal coordinatore artistico professor Claudio Fioretti, sono stati realizzati anche grazie al preziosissimo e valido contributo dei promettenti allievi Martina Amatucci e Andrea Celestini.
Proprio perché non è facile trovare simili iniziative private nella nostra città, va maggiormente lodata questa, volta a restaurare i bei dipinti sulle pareti del sottopassaggio a Piazza Crispi. Va ricordato che il progetto dei dipinti, terminati nel Luglio 2002, è stato ideato e realizzato dalla stessa Antonella Properzi in collaborazione con i signori Claudio Fioretti, Carla Gianinetto e Franco Vittori. Tale progetto è ispirato all’affascinante opera pittorica dell’artista austriaco Gustav Klimt, insigne rappresentante all’inizio del XX secolo dello Jugendstil, noto in Italia come stile floreale, il quale, attribuiva l’assoluto primato alla bellezza. Filo conduttore dei dipinti realizzati nel sottopassaggio sono due noti quadri di Klimt intitolati Le tre età della vita e L’albero della vita, i quali accompagnano il passante, attraverso un’armoniosa e luminosissima esplosione di colori che corrono su dinamiche onde dorate, dentro un’ambientazione futuristica e rasserenante. Quello che ne scaturisce è una sorta di braccio teso tra passato e futuro che vuole sollecitare la sensibilità dei passanti ed avvicinarli al complesso e sempre affascinante mondo dell’arte.
Non posso nascondere la positiva impressione che quest’iniziativa solleva in chi ama l’arte e la nostra città. Senza contare che il sottoscritto è proprio uno studente della nostra facoltà di Conservazione dei Beni Culturali e quindi il primo a rimanere piacevolmente colpito dall’opera dell’associazione Culturale Next.
Quest’ultima organizza dal 1994 corsi di disegno, pittura, scultura e storia dell’arte, integrati da incontri periodici con storici dell’arte, artisti e psicologi organizzando anche mostre con le opere dei propri allievi. I corsi, patrocinati dai comuni di Viterbo e Tuscania, si svolgono a Viterbo (oltre che a Tuscania ) dal 1° Ottobre al 30 giugno di ogni anno e si concludono con una mostra didattica di fine corso e la consegna degli Attestati di partecipazione. Se il frutto di quest’impegno sono opere come quella realizzata al sottopassaggio di Piazza Crispi, ben vengano dieci, cento, e mille Associazioni Culturali Next, intanto ringraziamo Antonella Properzi e tutti i suoi collaboratori per l’impegno e la fatica dedicate alla nostra bella Viterbo.


Simone Galeotti


4° Trasporto della Mini Macchina di Santa Rosa di Via Torre San Biele


di Simone Galeotti

La sera del 6 Settembre scorso si è svolto il 4° Trasporto della Mini Macchina di Santa Rosa di Via Torre San Biele intitolata “Una rosa per Piero”.
Piero Marinetti è volato in cielo il 16 Novembre 2003, i ragazzi ed amici lo hanno voluto ricordare con affetto e sentimento in quest’occasione particolare.
Il trasporto, preceduto dal suono di tamburini, ha avuto il consueto successo di pubblico, il quale ha applaudito i volenterosi ragazzi che hanno ideato e costruito la Mini Macchina con le proprie mani ed a proprie spese. La Mini Macchina raffigura la Torre di san Biele, la loggia papale ed altri monumenti che caratterizzano la città di Viterbo. A salutare i ragazzi e a dare il tradizionale sollevate e fermi è stato il sindaco Giancarlo Gabbianelli, il quale ha loro augurato un buon trasporto ed ha promesso un contributo da parte del Comune per il prossimo trasporto. I facchini impegnati nella Mini Macchina, alta nove metri, sono stati una ventina ed hanno iniziato il trasporto dopo la benedizione del parroco. I lavori per la realizzazione della Mini Macchina sono stati eseguiti da Gino Catarcini, Giovanni Paolo Cecchetti, Daniel Marinetti, Alessandro Biscetti, Pasquale Russo, Maurizio Ciocchetti. La videocassetta con le riprese del Trasporto del 6 Settembre 2004, si può prenotare telefonando al numero 339.3337869.


Simone Galeotti


Ringraziamenti al Sindaco Giancarlo Gabbianelli

Riceviamo e volentieri pubblichiamo la seguente lettera, evidenziando i disagi e i danni economici subiti dagli esercenti dei supermercati di Via Cattaneo e Via Monte Nevoso.
Quest’ultimi, da anni, soddisfano le esigenze degli abitanti della zona con ottimi prodotti, accompagnati da cortesia e familiarità, sino al punto di essere considerati come “il negozio sotto casa”.

“I titolari della gestione dei supermercati operanti in Viterbo, località Cappuccini-Barco RINGRAZIANO il sindaco di Viterbo, Giancarlo Gabbianelli, per aver concesso una ulteriore licenza commerciale ad un discount nella zona, ignorando che, così facendo, ha danneggiato operatori commerciali viterbesi, clienti viterbesi delle banche locali e i contribuenti del Comune di Viterbo.
I titolari dei supermercati
di Via Cattaneo
e Via Monte Nevoso”.


Concorso fotografico
“Una rosa per Rosa”

di Agnese Galeotti

La Sezione soci Unicoop Tirreno di Viterbo ha indetto un concorso fotografico rivolto a tutti finalizzato a valorizzare l’elemento culturale della Festa di S.Rosa. Il concorso ha un tema: Una foto per Rosa momenti di suggestione e cultura popolare.
Le foto dovranno riprodurre elementi e o soggetti che hanno attinenza con la manifestazione. La partecipazione al concorso è gratuita. Possono partecipare solo foto del formato 20x30 cm che saranno suddivise in foto a colori o in bianco e nero e foto ad elaborazione digitale. Le foto che si possono presentare sono un massimo di cinque, da recapitare in busta chiusa entro il 25 Settembre 2004 presso il Punto soci Ipercoop di Viterbo al Riello.
La busta dovrà contenere una copia di ciascuna foto con sul retro nome, cognome, n° telefonico, recapito dell’autore e l’indicazione della sezione per cui si intende partecipare; inoltre, la scheda di partecipazione compilata con la quale si sottoscrive il regolamento.
Le foto saranno esposte al pubblico dal 2 Ottobre 2004 presso la Galleria del Centro Commerciale “Tuscia” di Viterbo.
Saranno premiate le prime tre foto di ogni categoria risultanti vincitrici del concorso. Ai primi classificati sarà donata una videocamera, ai secondi una macchina fotografica a pellicola o digitale. Per i terzi classificati è un buono spesa di 50 euro.
La premiazione avverrà presso il Centro Commerciale “Tuscia” di Viterbo il 2 Ottobre 2004. A tutti i partecipanti al concorso presenti alla premiazione verrà consegnato un omaggio.


Agnese Galeotti


Questione Arcionello
Lettera aperta ai giornalisti


Cari amici giornalisti, è a voi che mi rivolgo, confidando nella stima e nella civile solidarietà che avete dimostrato per la nostra battaglia culturale lunga ormai un anno. Segnale rassicurante di vitalità democratica per Viterbo.
La nostra protesta sorridente, come tutti sanno, è per un parco. Un vero parco. Personalmente mi fido poco delle promesse del sindaco Gabbianelli: a sentir lui di parchi all’Arcionello e fosso Luparo ne farà addirittura due.
Ma buon senso insegna che le promesse sono del marinaio. A tutt’oggi del nuovo Programma Integrato depositato in comune a febbraio non si sa niente. Semplicemente non se ne parla più: e dire che l’assessore Fracassini si era sbracciato per promettere - anche lui! - un incontro per presentarlo alla Città.
Ebbene, noi chiediamo il saldo di quelle promesse. Chiediamo quell’incontro. E soprattutto chiediamo che quelle promesse diventino garanzie.
Prima richiesta. Non sappiamo se l’indagine aperta dalla Procura della Repubblica porterà alla chiusura del cantiere della palazzina di 7 appartamenti che sta sorgendo sui ruderi della ex-cartiera Discepoli (appena fuori dal perimetro del Programma Integrato). Comunque vada la vicenda, noi chiediamo che il Comune s’impegni a vincolare subito tutta l’area circostante per salvaguardare ciò che resta (e non è poco, credetemi) delle gore per l’alimentazione della ex-cartiera. Solo un vincolo può tutelare quei ruderi, pezzo significativo della nostra storia e identità cittadina.
Seconda richiesta. Buona parte del parco previsto nel Programma Integrato consiste in 11 ettari concentrati a monte della ex-cava Anselmi. È una bella cosa ma non basta. Noi chiediamo che il Comune s’impegni ad istituire come area protetta la suggestiva gola dell’Urcionio e le sue sponde almeno fino ai bottini dell’acquedotto d’inizio Novecento. Solo così sarà possibile proteggere la Palanzana da futuri appetiti palazzinari.
Infine. C’è la questione della bretella di collegamento tra via Genova e via De Gasperi: i lavori di sbancamento avevano cancellato già un anno fa un lungo tratto di strada medievale tagliata nel peperino. Denunciammo il fatto senza però osteggiare i lavori. Per senso di responsabilità. La realizzazione del semianello è questione senz’altro controversa e complessa, da non esaurire in due battute. Ma ora che i lavori si affacciano su fosso Luparo è necessario che il Comune ne garantisca il minimo impatto ambientale sulla valle. Altrimenti addio, fosso Luparo.
Le proposte del Coordinamento Salviamo l’Arcionello hanno già una forma ben definita. Sono tutte in un progetto di legge depositato alla Regione Lazio nel dicembre 2003. Noi chiediamo al sindaco Gabbianelli di discuterne sul serio. Insieme. Non nel modo farsesco con cui la questione fu liquidata in Consiglio prima delle elezioni. Chiediamo un incontro aperto, di vero confronto di dialogo sincero. Un faccia-a-faccia sereno e nel pieno rispetto delle diverse opinioni, ma che porti a un’apertura concreta dell’amministrazione, a impegni chiari e immediati.
Perciò mi rivolgo a voi, amici giornalisti. Perché di questo pubblico dibattito vogliate farvi mallevadori e protagonisti: dando ampia diffusione alla nostra richiesta, ma anche patrocinando l’incontro stesso come garanti e moderatori.
Mi rivolgo a voi perché in democrazia si vince in un modo solo: partecipando. Al di là di sbornie elettorali e trionfi plebiscitari.
Vi prego: aiutateci a realizzare questo progetto. Questo sogno d’un parco per Viterbo.
Con stima, amicizia e gratitudine.


Antonello Ricci


E’ proprio un gran caos
Segnaletica che dolore!

di Bruno Matteacci

Potrò sembrare prolisso nel trattare ancora problemi relativi alla segnaletica stradale, ma santo Iddio, ogni giorno se ne scopre una nuova. Davanti al Cimitero di san Lazzaro è un segnale quadrato con fondo azzurro, recante una freccia bianca al centro.
Dal Codice della strada si evince che con il predetto segnale, si intende indicare che il tratto di strada, immediatamente successivo alla sua collocazione, è a senso unico. Ma in quel punto la norma non è questa, infatti, la strada è ancora a doppio senso di circolazione; pertanto penso che ivi, il Comune di Viterbo, intendesse far mettere a dimora un segnale azzurro sì, con freccia bianca sì, ma rotondo; indicante che è vietato girare a sinistra e quindi è fatto obbligo andare diritti. Altro madornale errore è stato commesso nel tratto opposto, più precisamente, all’inizio del senso unico, a fianco del distributore Esso, dove è il segnale di obbligo andare diritti, mentre in loco deve essere messo il segnale indicante che il tratto di strada e a senso unico, a rafforzamento di quanto asserito, si può notare che poco dopo è un segnale indicante il doppio senso di circolazione.
Sempre nella zona del Cimitero, appare opportuno che si interrompa la riga continua, esistente quale segnaletica orizzontale, in quanto l’attuale condizione non consente, per coloro che, da Viterbo, vanno al Cimitero, entrare nel parcheggio antistante il Cimitero stesso; la manovra è consentita solo davanti al cancello centrale ma, stante il numero dei frequentatori e nel rispetto delle norme, si viene a creare una lunga coda di auto, con il relativo intralcio al traffico. Altra segnalazione, che a mio parere merita di essere presa in considerazione, è quella che mi è stata suggerita da una nostra simpatica lettrice, la quale ha rappresentato la necessità di far fare dei passaggi pedonali lungo Via Faul e di rendere, ai meno abili, percorribile quel tratto di strada, con l’abbattimento delle barriere architettoniche ivi esistenti. Basta poco per accontentare i tanti cittadini viterbesi che vivono questi problemi.


Bruno Matteacci



Il vestito di Santa Rosa

di Riccardo Manca

Non si è ancora spenta l’eco del successo per il trionfale trasporto 2004 di Ali di Luce, la Macchina di Santa Rosa ideata da Raffaele Ascenzi e costruita da Contaldo Cesarini.
Per l’occasione voglio far conoscere un aspetto poco noto: la storia dell’abito di Santa Rosa. Intorno alla metà del XIV e del XV secolo, l’abito di Santa Rosa era color cremisi. La Patrona di Viterbo ne possedeva anche un altro di velluto fiorato. I due vestiti costarono ottanta ducati. All’epoca esisteva l’usanza di cambiare spesso il vestito di Rosa. In data 18 Settembre 1615, l’abito tanto sontuoso fu sostituito da un altro più semplice. Il corpo incorrotto di Santa Rosa fu vestito con una tonaca grigia di lana, un cordone alla vita ed un velo bianco in testa. Il 13 Ottobre 1658, per volere del Vescovo di Viterbo, fu mutato il vestito della Santa ed il velo bianco venne sostituito con uno di colore nero. Il 22 Aprile 1675 Rosa fu vestita di nuovo. Dopo pochi anni, nel 1697, l’abito fu cambiato a causa della realizzazione della nuova urna, avvenuta nel 1699. Nel 1750 quel vestito fu ancora sostituito. Il 2 Novembre 1760, la Patrona di Viterbo fu rivestita da capo a piedi, come scrisse Giovanni Selli, con una tunica di color nero.
Prima del 1921, anno della ricognizione del corpo, la Santa vestiva un abito monacale color nero con al collo un velo bianco ed in testa una corona. Successivamente fu vestita con un abito color cenerino ed al posto della corona venne sistemata un’aureola di metallo. Nel mese di Ottobre del 1946, fu cambiato l’abito in seta con un altro dello stesso colore. Il 13 Febbraio 1990, la cerimonia della vestizione di Rosa fu presieduta dall’allora Vescovo di Viterbo monsignore Fiorino Tagliaferri.
Rosa, quattro lettere fondamentali per chi vive nella Città dei Papi.


Riccardo Manca


Al Sindaco di Viterbo

di Pantaleo Spagna

Signor Sindaco di Viterbo, sono vari i lavori che l’Amministrazione da Lei presieduta, ha realizzato per abbellire la nostra città. I giardini e le aiuole in vari punti della città, la ricostruzione delle mura cittadine al Carmine, l’anello di circonvallazione, l’illuminazione delle porte e delle mura, i nuovi cassonetti per la raccolta dei rifiuti urbani, la cancellata al giardino comunale, le tanto criticate palle di travertino e tante altre cose.
Dietro tutte queste belle cose, signor Sindaco, Le vorrei segnalare la bruttezza che l’ufficio preposto alla toponomastica cittadina, ha effettuato da un po’ di mesi a questa parte. Nel quartiere Pilastro, dove le vie sono intitolate ad illustri personaggi che hanno dato lustro alla città di Viterbo, è stata aperta una nuova via alla quale è stato dato il nome di Sebastiano del Piombo, collocando su un paletto di legno, un cartone con il nome del grande pittore veneziano, autore della magnifica deposizione che tutti possiamo ammirare nel nostro Museo comunale.
Capisco che Sebastiano del Piombo non è cittadino viterbese, ma negargli una palina di ferro ed una targa metallica o di travertino uguale a tutte le altre targhe del quartiere, mi sembra un po’ troppo.
Signor Sindaco, La prego di interessarsi presso gli uffici competenti per colmare questa lacuna e dare al Pittore di che trattasi, la targa che si merita.
La ringrazio, sicuro che il quartiere Pilastro possa vedere al più presto risolta la bruttura della targa di cartone.


Pantaleo Spagna


Salvatore Aiello Pittore


di Pantaleo Spagna


Dal giorno 26 al 30 Agosto, Salvatore Aiello ha esposto nel Salone delle Feste del Centro Sociale Pilastro, una sua retrospettiva di lavori artistici effettuati nel tempo.
Salvatore Aiello, pensionato dell’Esercito Italiano, nel quale si è distinto nel gruppo sportivo, ha effettuato gare in tutta Italia. Aiello socio del Centro Pilastro, ha pensato bene di effettuare una mostra dei suoi lavori, nei locali del Centro suddetto. Dopo aver terminato il servizio militare, animato da tanta buona volontà e tanta voglia di fare, ha ripreso una passione che coltivava in gioventù, quella della pittura. I quadri di Aiello, sia ad olio, ad acquarello che a tempera, sono indirizzati su una pittura semplice senza tante elaborazioni, su scorci cittadini e del territorio viterbese, dipingendo su legno, maiolica, su tegole e altri materiali. I soggetti variano in diversi scorci medievali, quali per esempio, il quartiere San Pellegrino, piazza del Gesù con la Torre del Borgognone, particolare uno studio su una stampa del pittore viterbese Pietro Vanni, ancora sulle Macchine di Santa Rosa, su panorami, su soggetti floreali, insomma Aiello, si è sbizzarrito in vari campi.
La mostra, ha avuto un buon flusso di visitatori con molta soddisfazione dell’artista e il compiacimento dei dirigenti il Centro Sociale, per la buona riuscita dell’iniziativa culturale.
Complimenti al pittore Aiello per il suo lavoro, invitandolo a proseguire con successo nella sua attività artistica.


Pantaleo Spagna

































































































































































postato da: Spvit | 20:12 |