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venerdì, agosto 27, 2004
25 Agosto 2004 Anno XIV n° 16
A VITORCHIANO SI SVOLGE OGNI QUARTA DOMENICA IL MERCATINO DI ANTIQUARIATO E ARTIGIANATO. VIENI A TROVARCI!
SE VUOI PARTECIPARE TELEFONA AL 3393337869 (Mauro)
Ancora un bluff!!! Prima la Fontana dei Leoni, ora Fontana Grande Restaurata?
di Mauro Galeotti
Sono tante le chiacchiere che fanno gli amministratori, appollaiati giù pel Comune di Viterbo, per valorizzare la nostra città. Litigano su chi deve organizzare i Grandi eventi. Organizzano Summer Village e i giochi sulla sabbia. Mettono palle di travertino dappertutto e dalle loro bocche non escono altro che parole, sopra le parole. Sotto le parole. Dietro le parole. Parole nelle parole e intanto il monumento più rappresentativo della nostra bella città medievale, sta crollando a pezzi e subisce da mesi una violenza inaudita, sotto gli occhi dei Viterbesi e di chi ritiene di amministrarci. Ma vi siete accorti che Fontana Grande è in un degrado spaventoso? Fino alla mattina del 20 Agosto, appena passato, è mancata l’acqua. Mancava ormai da mesi. La vasca, ovviamente vuota, è stata il ricettacolo delle immondizie e dei vetri rotti. Questo fatto ha spinto qualche sprovveduto ad entrare dentro la vasca a forma di croce, unica a Viterbo, e di attaccarsi, spostandola gravemente, ad una delle piramidi che la caratterizzano. La piramide è quella rivolta verso Via Garibaldi. E’ stata divelta dalla base ed è stata pericolosamente in bilico, fino al 19 Agosto, quando qualche buon’anima l’ha riposizionata nel suo alloggio. Poteva cadere da un momento all’altro! Ma, ora leggo che l’Amministrazione comunale l’ha fatta restaurare a tempo di record! Ma che brava! Peccato che è solo un altro bluff, come quello della Fontana dei Leoni, finita di restaurare prima delle elezioni e dopo quest’ultime, d’un colpo, di nuovo ricoperta con teli. Fontana Grande restaurata? Che ridere, che pena! Ma le avete viste le gravi fessure ancora aperte in più parti della stessa? Crepe che con l’Inverno, a causa del ghiaccio, peggioreranno la situazione aprendosi ancora di più, con il conseguente deterioramento e sfaldamento della struttura architettonica di Fontana Grande. La più bella fontana di Viterbo, commemorata anche con un francobollo delle Poste Italiane, ha trascorso l’Estate priva di vita, il cuore non gli batteva più. Gli è stato tolto il respiro e la sua pelle non era più umida, le sue membra erano asciutte, secche, aride. Morte. I turisti che hanno visitato la nostra città, si sono trovati dinanzi ad una fontana nuda. Infatti, come può vivere una fontana senz’acqua? che senso ha la sua esistenza? e chiedo ai soloni, che stanno giù pel Comune, com’è mai che fino al 20 Agosto l’acqua non usciva dai cannelli e poi d’incanto... fu l’acqua! senza che, in questi mesi, sia stato eseguito alcun vero restauro? Ma fresche cronache ci dicono che è stata restaurata in poche ore!!! Peccato però, c’è stata qualche svista!!! La piramide, posta verso il numero civico 12, è ancora staccata dalla base, la vasca perde acqua da un parapetto, dalle scale fuoriescono vari inspiegabili rivoli, un cannello della vasca superiore getta acqua fuori misura e gli altri vanno un po’ per conto loro. Ma tutto va bene Madama Dorè, la festa di santa Rosa si avvicina freneticamente, la città sarà piena zeppa di visitatori, la fontana, in quell’occasione, sarà aggredita, sommersa dalle persone, come avviene ogni anno, ma tutto va bene Madama Dorè. Quello che più stupisce in questa città è che la massa dei Viterbesi se ne frega. Sta in silenzio. Pensa ad irrigare il suo orticello avanti casa, di quello del vicino, senza acqua, se ne frega, se ne frega alla grande... tanto qualcuno (leggi noi, de La Città) ci penserà, mettendo a rischio, come ormai è abitudine, il proprio culo. Tradotto vuol dire: minacce per telefono; sms per sfotterci; i nostri giornali prelevati in massa, nei luoghi ove sono esposti, e gettati via; querele; ditte che interrompono la pubblicità sul giornale per paure varie; permessi, per partecipare a manifestazioni locali, non concessi, senza darne motivazione; interruzione del Mercatino dell’antiquariato Sotto il Campanile, unico rapporto, dell’editrice di questo quindicinale, col Comune di Viterbo... La nostra è una lotta impari, lo sappiamo bene, ma quello che ci dà la forza di continuare è la possibilità di salvare la nostra città da chi la sta usando a suo piacimento e a suo favore. I nostri figli hanno il sacrosanto diritto di vivere in una Viterbo dove il confronto con le altre opinioni e il rispetto delle idee altrui siano la base per un bel vivere quotidiano.
Mauro Galeotti
Un vero pugno nell’occhio
di Bruno Matteacci
Non c’è peggior sordo di chi non vuole sentire e, proprio perché ormai sono convinto che il mio interlocutore rientra nella categoria di chi non vuole sentire, mi limiterò a suggerire proposte, indicare deficienze o carenze, proporre soluzioni su problemi esistenti sul territorio della città di Viterbo. Continuerò a scrivere, certo di essere letto da molti cittadini di questa Viterbo che sbuffa, borbotta, mormora che, con voce sommessa, si complimenta con noi della redazione con frasi come queste: bravi, avete coraggio, continuate così, ma che alla fine vota, vota democraticamente e liberamente come vuole, per chi vuole. Gente strana! Questo però è il bello della democrazia, è il frutto dei sacrifici e delle lotte dei nostri genitori che si sono battuti contro la violenza, le prepotenze, le oppressioni. Forte del fatto che mi sento parte viva della Città continuerò, con lealtà, a fare la mia battaglia contro coloro che tentano di combatterci in vari modi; a volte anche con mezzi sleali. Ognuno deve stare al suo posto e nessuno può impedire, a chi vuole, di partecipare alla vita cittadina stando anche fuori del palazzo del potere. Io scriverò, chi di dovere leggerà? Poi non me ne frega tanto, visto che anche se legge, spesso non agisce nel senso suggerito, se non nei casi eclatanti. Forse è una maniera come tante per non dare soddisfazione l’interlocutore? Lo spirito della legge che istituì, a suo tempo, l’ufficio per le relazioni con il pubblico (URP) è quello di aprire le porte del Comune a tutti e non di mettere le barriere e pretendere che, per entrare in Comune, si debbano dichiarare le generalità e lasciare, in visione, i documenti. Assurdo! Comunque si sta avvicinando la festa di Santa Rosa, vedremo le stesse persone escluse da certe manifestazioni, vedremo i soliti ignoti girare per le sale del Comune, solo perché portatori di voti. Per fortuna vedremo, comunque, una bella Macchina di Santa Rosa che già si è riproposta con la bellissima idea, avuta senz’altro dal dinamico Contaldo Cesarini, appaltatore per la costruzione della Macchina stessa, del pannello raffigurante la Macchina che troneggia a Porta Romana e che allieta l’occhio con la sua maestosità e i suoi bellissimi colori. A proposito della Macchina di S.Rosa; a parte la grave omissione dell’esposizione dello stendardo, raffigurante la Macchina della signora Palazzetti Valeri, Spirale di fede, che è stato dimenticato a Piazzale Gramsci, proporrei di spostare, verso Porta Fiorentina, i primi tre stendardi in modo che siano più visibili a coloro che provengono dalla Cassia nord e continuare la esposizione degli altri oltre la curva in quanto, nella attuale posizione, gli stessi sono ignorati perché si trovano semi nascosti. Il Comune, nel senso di vita e attività amministrativa, lo si deve trovare ovunque: lungo le strade, nella segnaletica, nel traffico, nei servizi in genere. Invece più tempo passa e più deficienze si notano. Ad esempio in Via Vico Squarano, nel punto in cui si può svoltare in Via Salicicchia, strada a senso unico, è un segnale che vieta tale immissione, obbligando l’utente della strada ad andare diritto, sulla destra, verso la Cassia sud. E’ sufficiente togliere il segnale e tutto scorrerebbe normalmente. Altro provvedimento che, a mio parere, merita una critica è la scelta dei nuovi contenitori per la raccolta dei rifiuti solidi urbani che per aprirli si devono usare le mani al posto dei piedi, come si faceva con quelli dismessi. Nuovamente domando, perché analoga osservazione la feci in occasione della messa in opera dei cassonetti al Cimitero: ma quando il Comune deve acquistare un prodotto, perché non tiene conto delle esigenze della cittadinanza nel rispetto delle norme igieniche? Quante mani sporche toccheranno quelle maniglie? A me pare che si spenda danaro solo per svuotare qualche magazzino che ha prodotti poco funzionali, acquistati da amministratori poco oculati. Altro problema è la situazione in cui si trova il Cimitero di San Lazzaro a Viterbo. A suo tempo fu promessa la presenza delle Forze dell’ordine, all’interno del Cimitero, allo scopo di garantire una certa serenità. Per qualche giorno si sono vedute le auto in questione, poi tutto è tornato nel normale: autovetture di privati che transitano ad una certa velocità; furto di fiori; gruppi di gatti che scorrazzano per i viali, ciò in barba al cartello che vieta l’ingresso di animali; furto dentro alla Chiesa di San Lazzaro come quello avvenuto nella settimana di ferragosto, quando sono stati asportati alcuni capitelli di legno dai confessionali. Non sarebbe il caso di inviare una pattuglia di Vigili urbani che ogni tanto faccia capolino al Cimitero? E’ vero che è terra dei morti, ma è anche vero che è il luogo più sereno e meta, sicura, di tutti. Si ricordi che la civiltà dei popoli si vede, soprattutto, attraverso il rispetto che si ha per chi ci ha preceduto. Per ultimo, sarebbe il caso di spostare la targa, messa a dimora sulla base della torre adibita a campanile della Chiesa di San Sisto, recante la pubblicità IAT, informazione e accoglienza turistica, è sproporzionata e fastidiosa, un vero pugno nell’occhio.
Bruno Matteacci
Immondizia in Via san Paolo
di Simone Galeotti
Una delle vie più frequentate in questi ultimi anni è senza dubbio Via San Paolo, sì quella che collega la rotonda davanti a Porta Faul con i Quartieri del Carmine e di Pianoscarano. Una via che consente di vedere anche un tratto di mura che un tempo era per lo più sconosciuto. Una via esterna alla città vera e propria, una via di scorrimento che collega le Terme, la stazione degli autobus al Riello e la Cassia. Una via dove transita molta gente, insomma. Ebbene in questa strada movimentata ed un po’ rappresentativa della città l’immondizia impera. Impera proprio davanti alle antiche grotte che si trovano a destra di chi scende la via. Grotte un tempo adibite ai più svariati usi e che oggi sono veri e propri cassonetti non svuotati però dal CEV. E non è tutto. Il giardino che si trova di fronte alle grotte, non protegge gli eventuali frequentatori, specialmente se si tratta di bambini, perché ha la staccionata sfasciata in vari punti. Oh Dio! chiamare giardino la superficie che va dall’area già occupata dalle Case Minime fino a lambire la Torre detta della Bella Galiana è un vero e proprio eufemismo. Il titolo sarebbe appropriato solo se il verde fosse curato veramente e non per scusa, limitandosi a tagliare con la falce fienara il fieno che spontaneamente e costantemente vi nasce.
Simone Galeotti
E quando il 3 Settembre sarà di domenica?
di Agnese Galeotti
Da qualche giorno è in circolazione un volantino dell’A.N.V.A. Confesercenti Viterbo, che riporta letteralmente “gli operatori informano la gentile clientela che la tradizionale fiera di Santa Rosa di Viterbo si svolgerà domenica 5 settembre 2004”. La tradizionale fiera (pure tradizionale ci scrivono!!) in onore della Santa è stata spostata dal 4 al 5 Settembre.
Di nuovo? Ancora?! Sotto quest’Amministrazione comunale, se ne devono vedere proprio di tutti i colori! Sotto quest’amministrazione, si è riusciti a passare anche sopra i santi! “Sono stati i commercianti a chiedere al sindaco di spostare la data della fiera”. “E’ più comodo per i commercianti spostarla alla domenica”. Queste le voci che girano sull’argomento, saranno poi vere? Possibile che l’interesse economico valga più di una tradizione secolare?! Voglio dire, fra due anni il 3 Settembre sarà di domenica e la fiera del 4 Settembre, già spostata alla domenica successiva, quando si svolgerà una settimana dopo? Ossia dovremmo attendere sei giorni per andare alla fiera? Sai quanto saranno contenti i commercianti? Scusate l’ignoranza, credevo che Santa Rosa fosse una festa religiosa, patronale e non che fosse diventata un business!! Lo trovo riprovevole, infinitamente triste tale menefreghismo nei confronti della tradizione, dei sentimenti sinceri che la maggior parte dei Viterbesi prova per la nostra Santa. Scherza coi fanti e lascia stare i Santi, dice un antico proverbio, lo ricordo a chi decide per tutti noi, amico mio, se continui così prima o poi Dio ti fulminerà le chiappe!
Agnese Galeotti
Hanno rotto le palle!
di Agnese Galeotti
Ma è mai possibile che, nella nostra città e nella nostra provincia, le cose debbano essere sempre fatte a metà? Molte strade fuori Viterbo, come ad esempio, quella per andare al mare e quella che conduce al lago sono state asfaltate da tempo, ma sono ancora prive della segnaletica orizzontale. Sono strade piene di curve pericolose e senza alcun tipo di segnaletica orizzontale, lo diventano ancora di più. Anche a Viterbo in Piazzale Gramsci, ad esempio, la carreggiata è stata asfaltata, ma niente... la segnaletica orizzontale è... all’orizzonte. In compenso hanno rimontato le due palle di travertino che qualcuno ha gettato in terra. Ma quanto ci costano e costeranno ancora ‘ste brutte palle pure antiestetiche? Perché iniziato un lavoro non viene portato a termine come andrebbe fatto? Cosa aspettate? Mi chiedo, se dovesse accadere un incidente, come si gestirebbe la ragione ed il torto senza un minimo di regolamentazione stradale visiva?! Comune e Provincia provvedete a sistemare la situazione prima che ci scappi il possibile morto!
Agnese Galeotti
Viva il Verde: Alberi secchi, alberi tagliati
di Simone Galeotti
Numerose sono gli alberi posti lungo le vie della città che sono stati tagliati per vari motivi e non sono stati più sostituiti. A questi si aggiungono anche alberi secchi lasciati lì in memoria della trascuratezza. Intendo riferirmi ad un grosso albero che si innalza in Viale Trieste, in prossimità di quello che una volta era l’Albergo Olimpia e ad altri quattro sempre sulla stessa via. Uno avanti alla Clinica Santa Teresa e gli altri tre avanti alle Scuole elementari. Un altro albero secco si trova, invece, sul ciglio della strada che conduce alle Terme dei papi, ad angolo con Strada Montarone ed un altro ancora si trova, solo soletto, secco secchetto, in via XXIV Maggio. Piuttosto, avete visto in che stato di abbandono è Strada Bagni. Vicino all’ingresso delle Terme dei Papi e all’ingresso delle Terme INPS, l’immondizia impera, nessuno pulisce da giorni e giorni. Gli alberi tagliati e mai sostituiti sono tanti, per ora i più urgenti mi sembrano i quattro alberi in Via Vicenza, posti sul marciapiedi che fiancheggia il giardino poco curato dove, fino al 21 Agosto, una arruffata siepe, piena di rovi, lo delimita con la ferrovia. Ah, dimenticavo! e che dire del grande pino, tagliato a raso, che si trovava accanto al Monumento alle Vittime civili in Piazza dei Caduti? Quando sarà sostituito?
Simone Galeotti
postato da: Spvit | 20:45
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martedì, agosto 03, 2004
4 Agosto 2004 Anno XIV n° 15
Il 7 e l'8 Agosto 2004
in occasione della Sagra del Cavatello
a Vitorchiano si svolge
il mercatino dell'antiquariato e artigianato
"Sotto il Campanile"
Intonaci, finestre, portoni del Centro storico Una rinfrescata
di Mauro Galeotti
Ne esistono centinaia e centinaia di esempi in questa nostra città di Viterbo. Intendo riferirmi allo squallore, cui siamo costretti a godere, quando percorriamo le vie che caratterizzano Viterbo. Squallore dovuto allo stato indegno e indecoroso in cui vengono lasciate le facciate dei palazzi e delle case, siano a destinazione pubblica, che privata. Non si comprende come possa essere tollerato tale stato di cose. Non esiste, in questa città, una via o una strada del Centro storico che si presenti allo spettatore, al passante, al turista, al cittadino, con i requisiti più elementari: facciate e pareti ben dipinte, in maniera uniforme e con colori consoni all’ambiente storico in cui si trovano. Siamo talmente abituati a vedere brutti e rovinati prospetti, che se per caso un palazzo viene pitturato a nuovo stona vicino agli altri che si presentano privi di intonaco, con i sassi che sembrano denti pronti a mordere, con le imposte delle finestre multicolor e multi forma. Addirittura non facciamo più caso ai palazzi di tre quattro piani con l’intonaco rifatto e colorato solo al piano terra. Magari perché vi è stata aperta un’attività commerciale, il cui titolare ha dato una ripulita, una rinfrescata solo nella parte che lo riguarda. Roba da matti! A dare una mano allo sconcio ci si è messa, da un pezzo, anche l’installazione del gas metano che ha deturpato, senza nessun ritegno, palazzi costruiti dal Medioevo ai nostri giorni. Esempio volta stomaco, uno per tutti, è il groviglio di tubi del gas metano a ridosso del Palazzo Lomellino. La ignobile vergogna si trova di fronte al pulpito di San Tommaso, posto sull’angolo della Chiesa di santa Maria Nuova. Se hai coraggio vallo a vedere e mi saprai dire! Ed ancora a dare una mano allo sconcio sono le famose palle che qualche solone in Comune scelse un po’ di anni fa per illuminare le nostre vie medievali. Ma perché non sono state scelte, come si usa nelle città aventi le stesse caratteristiche storiche di Viterbo, le lanterne? E visto che sono in argomento, come è mai in via Chigi sono presenti a distanza di un metro lanterne doppie, miste a bracci dell’illuminazione ormai dismessi da anni e anni? Qualcuno sa dare una risposta? E perché nelle vie cittadine sono ancora i bracci in ghisa, in delizioso stile liberty del 1905, che non assolvono più alle loro funzioni perché sostituiti dalle famose palle?. E perché sono stati distrutti i due lampioni del 1874 che erano in Piazza del Plebiscito, morti e sepolti nei magazzini della ditta Morelli, come ebbi modo di dimostrare quando ho pubblicato le foto che testimoniavano tale fatto? Qualcuno, in Comune, mi disse che i lampioni erano in restauro e che sarebbero stati messi al più presto davanti al Teatro dell’Unione. A parte l’incomprensibile arbitraria scelta dello spostamento, infatti, davanti al teatro non ci sono mai stati lampioni, sta di fatto che quelle luci sono sparite. C’è qualcuno degli assessori che può dare una spiegazione ai cittadini? Quei lampioni sono o no patrimonio pubblico? Stanno per smantellare il ponteggio che ha consentito il restauro della facciata del Palazzo Arcangeli, in Via san Lorenzo, e sinceramente il colore dato è gradevole, ma sono spuntate sul tetto le orecchie che sembrano quelle di Topolino. Allarmante è che facendo un confronto delle stesse con il disegno del prospetto del palazzo, posto accanto all’ingresso, quelle orecchie di Topolino sono appena percettibili. Forse ad aumentarne il volume delle orecchie è stata l’acqua piovana che in questi mesi ha colpito la nostra penisola. Poveri noi come è ridotta questa nostra bella Viterbo! Eppure una Commissione dell’ornato mi sembra dovrebbe esserci. Dovrebbe esistere. In Val d’Aosta, ad esempio, pur pagando oro, non si trova un palazzo o una casa degradati nella facciata, nelle pareti o nelle imposte. Un altro mondo! Un’altra nazione! Un’altra cultura. Un altro interesse per la propria città! Mauro Galeotti P.S. Toh! ho trovato su internet, nel sito del Comune di Viterbo, che Viterbo ha la sua bella e corposa Commissione ornato del Comune di Viterbo con una presidentessa: Fosca Mauri Tasciotti; un dirigente architetto Emilio Capoccioni; un segretario Mauro Bianchi ed i componenti: architetto Ermete Aronne, architetto Umberto Camilli, geometra Deborah Caporossi, architetto Marco Ginebri, geometra Antonello Lupino, geometra Albertario Mainella, professor Guido Mazza, ingegner Danilo Monarca, ingegner Giorgio Pacini, geometra Umberto Pierini, architetto Lucio Quatrini. Sicuramente gente stimata, anche perché i più li conosco di persona ad iniziare da Fosca Tasciotti, ma qualcuno di loro avrà qualcosa da dire su quanto ho esposto sopra?
Viterbo dei trabocchetti
di Simone Galeotti
Ancora una volta mi trovo qui a chiedere spiegazione delle dimenticanze solite e discutibili di questa Amministrazione comunale. Questa volta mi vedo costretto a prendere in esame Via Solieri, al Carmine, questa zona è stata ridisegnata dal punto di vista viario già da qualche mese. I cambiamenti sono stati radicali, sensi unici dove vi erano doppi sensi e viceversa. Per capire quanto la nostra Amministrazione sia restia a finire quello che inizia basta percorrere Via san Paolo e Via di Vico Squarano, provenendo da Porta Faul, e ci si troverà di fronte ad una “provvisoria” transenna stradale, piazzata alla buona, che indica la nuova (ma la situazione è così da mesi! Sigh!) svolta obbligatoria a destra. Desolante vedere che quando c’è da piazzare “palle” queste vengono piazzate dall’Amministrazione senza problemi, e invece i problemi se li fa per sistemare definitivamente Via Solieri abbandonandola in questa situazione trasandata e “provvisoria” per mesi e mesi. Senza contare che dopo la svolta e dopo cento metri, ci si troverà di fronte, nuovamente, ad una transenna provvisoria con su attaccato ancora un più provvisorio cartello indicante la direzione “Roma”. Mah! Che cosa aspetta chi di dovere a porre rimedio a quest’indecenza che la nostra Viterbo non merita proprio? Come al solito, nella nostra città, appena ci si affaccia su qualche disfunzione di chi ci governa, a questa se ne aggiungono subito altre. Anche al Carmine, sempre in Via Solieri, come in Piazzale Gramsci, sono presenti (e dimenticati.. sigh!) gli oramai noti elementi scultorei viterbesi più caratterizzanti il governo “dimentichino” e “sperperone” di questa Amministrazione comunale: i mitici pali per semaforo, ovviamente, senza semaforo! Ari mah! Oramai questi brutti esempi di “nuova avanguardia architettonica” sembrano essere il vero elemento simbolo di questa Amministrazione, senza dimenticare le palle di travertino naturalmente, d’altra parte come si potrebbe?! Ma che ci dovremmo fare con tutti questi pali per semafori inutili ed inutilizzati? pagati oltre tutto con i nostri soldi? Qualche idea viene in mente... Non ho finito purtroppo! Si sa che quando si scava riguardo i problemi di Viterbo, non si finisce mai, ed infatti sempre al Carmine, ancora in Via Solieri è presente una cabina telefonica già da tempo inutilizzabile perché manca l’elemento essenziale... il telefono. Che facciamo? la sostituiamo o aspettiamo che qualche turista ci si imbatta per fargli sapere che a Viterbo, oltre ai semafori fantasma, ci sono anche le cabine telefoniche a trabocchetto? In effetti di palle per giocare al famoso gioco della MB ce ne sarebbero in abbondanza! vuoi vedere che... Simone Galeotti
Parcheggio selvaggio
di Agnese Galeotti
Ultime sere per la manifestazione Viterbo Estate, meglio conosciuta come Summer Village. Alcuni lettori del nostro quindicinale hanno fatto presente un comportamento non equo da parte di chi ha l’obbligo di sorvegliare le auto in circolazione e quelle in sosta. In queste sere d’estate c’è chi, rimanendo a Viterbo, lascia l’automobile in Piazza dei Caduti per fare due passi al centro. E c’è anche chi va a prendere il fresco al Summer Village, ossia a Prato Giardino, parcheggiando l’auto in Piazzale Gramsci o in Piazza della Rocca. Apparentemente la serata è molto simile, ma la differenza c’è, e come! Infatti, nel primo caso, lo sfortunato automobilista trova una sonante multa sul parabrezza, se questa non è parcheggiata negli appositi spazi, nel secondo caso invece l’automobilista è fortunato e anche se ha parcheggiato l’auto in divieto di sosta sulla carreggiata, quest’ultimo può essere certo di non trovare alcuna multa. Perché?! Vi è mai capitato di passare in queste sere a Piazza della Rocca o a Piazzale Gramsci? E’ una giungla di autovetture parcheggiate in maniera disordinata, e di certo non nelle apposite strisce. Si vedono file di auto ai lati delle corsie di Piazzale Gramsci e si vedono pedoni che per raggiungerle camminano in mezzo alla strada. E’ pericoloso! Almeno alla pari di una vettura parcheggiata sulle zebre di Piazza dei Caduti. Allora perché le multe non vengono effettuate anche intorno al luogo ove si svolge il Summer Village? Perché invece fioccano salate solamente a chi parcheggia in Piazza dei Caduti? Questa discriminazione mi spinge per forza a non capire. Che forse ci sono automobilisti di serie A e automobilisti di serie B? Fare le multe ai clienti che espongono e operano al Summer Village porterebbe un gran numero di visitatori a non andarci più, vista l’impossibilità di parcheggiare altrove. Ma se è tollerato chiudere un occhio per favorire i commercianti di Prato Giardino, allora quest’occhio va chiuso pure per favorire i commercianti ed i locali del centro, i cui clienti vengono inesorabilmente multati. Viterbo Estate è una manifestazione organizzata e inventata dal Comune di Viterbo... o meglio figlia di cotal Mauro Rotelli, assessore ai Servizi sociali. E pensando alla lunga fila di auto parcheggiate sulla strada a Piazza della Rocca, mi viene da ricordare la lunga fila di auto parcheggiate durante l’Inverno sulla Strada Tuscanese, presso la discoteca Festival, di cui uno dei responsabili è l’assessore Mauro Rotelli, nonché pupillo del sindaco. Anche lì le multe non vengono mai elevate, sebbene sia altissimo il pericolo causato dalle autovetture in sosta. Quest’ultime obbligano le persone a camminare in mezzo alla strada col rischio che ne può derivare. Come mai alcune zone interessano meno l’attenzione dei tutori dell’ordine nel far rispettare le norme di sosta? Come mai? Agnese Galeotti
Il mio sindaco è Gabbianelli
di Bruno Matteacci
“Il mio Sindaco è Giancarlo Gabbianelli”, così ho avuto modo di affermare in un dialogo tra un gruppetto in spiaggia, ove si parlava del più e del meno. Uno dei presenti è andato su tutte le furie in quanto sosteneva che Gabbianelli non era e non è il mio sindaco, perché ho concorso, seppure come indipendente, in un altro partito che non faceva parte della coalizione del centro destra e, spesso, sul quindicinale La Città parlo male del sindaco. Purtroppo la madre degli imbecilli è sempre incinta e, purtroppo, nati da questa donna se ne trovano tanti. Ho tentato di far capire che Gabbianelli è il mio sindaco, perché, io cittadino di Viterbo ho come capo dell’Amministrazione comunale Giancarlo Gabbianelli e che lui rappresenta anche me; come io identifico in lui il primo cittadino di Viterbo. Poi, circa il parlare male del sindaco, è questione di punti di vista! Sarebbe come dire che il bicchiere è mezzo vuoto, mentre io sostengo che lo stesso è mezzo pieno. Non parlo male del sindaco... non ne parlo bene... il problema cambia! Ora sarebbe il caso di approfondire certe prese di posizione, sia da una parte che dall’altra. Io, e quando dico, io penso di interpretare anche il pensiero del direttore e degli altri redattori i quali, più volte, abbiamo esposto le nostre opinioni, dato i nostri suggerimenti, sollecitato varie soluzioni, fatto delle proposte. Mai un sorriso un cenno di assenso ad un nostro suggerimento, ad una nostra critica, ad una nostra osservazione. Lui, il mio sindaco, ignora! Guarda un po’, che situazione si è venuta a creare? Lui che ha il coltello dalla parte del manico... detta legge! Revoca concessioni, ignora il merito a chi ha avuto l’abilità di far rinascere il mercatino dell’antiquariato che, a causa di una cattiva precedente gestione, ben pagata dal Comune, era morto e sepolto. Il sindaco ignora questo evento che, con l’attuale gestione da parte del Comune, nonostante l’impegno e la disponibilità dei Vigili urbani, sta sempre più affievolendo. Il sindaco dovrebbe considerare i miei scritti, con i quali: chiedo, sollecito, indico, suggerisco, propongo soluzioni come se fatte, dai banchi del Consiglio comunale, da un qualsiasi consigliere. Per esempio, oggi mi sento di dover segnalare al sindaco lo stato d’animo di diciotto persone, oltre al mio, quando domenica 1° agosto, alle ore nove, ci siamo recati al Cimitero di San Lazzaro, in Viterbo, per ascoltare la Santa Messa. Purtroppo, giunti sul sagrato della chiesa, con sommo stupore, abbiamo appreso, da un avviso affisso su una bacheca, che per tutto il mese di agosto, nella suddetta chiesa, “non verranno celebrate le Sante Messe nei giorni feriali e nelle domeniche; in quanto la S. Messa verrà celebrata solo il sabato pomeriggio”. Ora, caro sindaco, non le sembra che piove sul bagnato? Ma è possibile che pure la chiesa, proprietà del Comune, gestita a spese dei cittadini debba restare chiusa per ferie, come un qualsiasi negozio commerciale? In quale altro affetto ci volete colpire? Poi il solito imbecille dirà che parlo male del sindaco; ignorando che il sindaco deve, dico deve tutelare i diritti dei cittadini e quindi anche i miei. Bruno Matteacci
Un inchino per Pio IX
di Pantaleo Spagna
Da qualche giorno a Porta Romana, è iniziato il montaggio dell’armatura della Macchina di Santa Rosa. Gli addetti alla manutenzione stradale, hanno iniziato il rifacimento di alcuni tratti della pavimentazione del manto stradale sulle vie Cavour e Garibaldi e piazza San Sisto. Nell’aria si avverte già l’emozione dei prossimi festeggiamenti per onorare la nostra Santa. Ali di Luce si appresta a far vedere e godere a tutti, la sua bellezza in quel clima magico del prossimo 3 Settembre.. Mi è capitato sottomano, un articolo di tanti anni fa che narra il passaggio di un’altra Macchina di Santa Rosa. Ricorreva l’anno 1857 e un campanile che cammina, costruito da un pittore viterbese, Vincenzo Bordoni, il quale aveva studiato presso l’Accademia delle Belle Arti di Roma e si ispirava all’arte gotica, fece una guglia alta quattordici metri trasportata da cinquantatré facchini e illuminata da molti lumini che rendevano assai suggestiva la Macchina nel buio della notte. Ospite eccezionale di quel trasporto, era stato Papa Pio IX. Quest’ultimo, assisteva allo spettacolo meraviglioso, dalla finestra del Palazzo dei Priori, attrezzata per la bisogna e poté assistere ad una cosa incredibile; i facchini della prima fila, si piegarono sulle gambe (nonostante l’enorme peso che gravava sulle loro spalle) e la Macchina si inchinò leggermente per fare omaggio al Pontefice. Intensi furono gli applausi della folla presente ed il Papa si congratulò con l’ideatore del trasporto e dette medaglie a tutti i protagonisti dell’impresa. Oggi, con la mole ed il peso della Macchina attuale, quell’impresa sarebbe impossibile da realizzare. Pantaleo Spagna
Che fine sta facendo il Palazzo di Vico
di Simone Galeotti
Ma qualcuno mi sa dare notizie sul Palazzo di Vico che si trova in Via dei Pellegrini e che si affaccia su Via sant’Antonio? Non mi riferisco alle notizie storiche, quelle le so. Ad esempio la via era chiamata Vicolo san Silvestro, per la chiesa omonima che poi è stata chiamata del Gesù. Il palazzo risale al 1243 e nel ‘500 fu rifatto in parte. Nel XVII secolo appartenne alla famiglia Serlupi, la quale nel 1671 lo cedette in enfiteusi a Roberto Gherardi per dodici scudi all’anno. Un suo omonimo successore lo cedette il 27 Febbraio 1787 ai Padri della Penitenza, i quali l’anno seguente lo trasformarono in convento. Dopo varie vicende nel 1818 divenne ricovero per gli orfanelli e alla fine di quel secolo fu destinato a sede delle Scuole femminili, poi di quelle elementari. Dalla fine del 2000 all’estate del 2001 il palazzo è stato restaurato. A seguire sono stati iniziati altri restauri. La facciata si presenta ben intonacata e colorata, anche il prospetto su Via sant’Antonio, con la bella loggia, è ultimato. Ma gli interni a che punto si trovano? E’ stato rifatto il tetto e sistemato il 1° piano quando sarà terminato il piano terra? Perché non si vede più nessun operaio al lavoro? Perché un muro che è stato demolito dalla parte di Via sant’Antonio non è stato ricostruito? Perché tutto intorno al medesimo muro non si è provveduto a bonificare l’area rimasta scoscesa sterrata e piena zeppa d’erbaccia? Vuoi vedere che i due miliardi e 200 milioni di lire sono stati insufficienti per il termine dei lavori? Qualcuno in Comune sa dare una risposta? o dobbiamo aspettare una sovvenzione dagli antichi proprietari, i di Vico? Simone Galeotti
L’Ordine degli architetti non ci sta!
di Patrizia Coppa
Sembra che l’Ordine degli architetti di Viterbo e provincia, dopo aver contestato e diffidato l’Amministrazione comunale invitandola, invano, ad eliminare la qualifica di “architetto” ovvero di “dottore architetto”, a un geometra, abbia presentato un esposto alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Viterbo. L’ha fatto per tutelare i diritti degli architetti iscritti all’albo ed evitare che la impropria attribuzione del titolo venisse propagandata inducendo in errore il pubblico.
Forza Italia entra in giunta
Finalmente l’accordo tra Forza Italia e Giancarlo Gabbianelli, bada bene, non Alleanza Nazionale, perché mi è sembrata solo spettatrice, è stato raggiunto. Finalmente il Comune di Viterbo ha la sua Giunta che potrà operare per la città che ne ha tanto bisogno. Finalmente gli azzurri sono uniti sotto la guida carismatica di Rodolfo Gigli. Finalmente Gabbianelli è in gabbia. Ossia non sarà più il padrone incontrastato del suo operato, dovrà rendere conto ai suoi alleati (FI e UDC), da lui niente affatto considerati nella prima giunta, tristemente retta dal medesimo. Questi sono gli assessori di Forza Italia con le rispettive deleghe. - Paolo Muroni, nominato vicesindaco: cultura, sport, turismo, spettacolo - Giovanni Arena: agricoltura, industria, affari generali, contenzioso, personale, formazione professionale, politiche del lavoro, informatizzazione - Sandro Zucchi: polizia municipale, traffico, viabilità, parcheggi, orari - Maurizio Tofani: da subito edilizia pubblica e privata, centro storico, ambiente, a dicembre arriverà anche l’urbanistica in senso stretto. Buon lavoro a tutti voi! Buon lavoro anche a Fosca Tasciotti (UDC). Buon lavoro anche agli assessori di AN, ma solo se saranno liberi di decidere con la loro testa e non con quella del sindaco Giancarlo Gabbianelli.
Santa Rosa in Via Marconi
di Riccardo Manca
Alcuni mesi dopo la scomparsa del cavalier Virgilio Papini, nel 1951, il Comune di Viterbo bandì un concorso per la nuova Macchina di Santa Rosa. All’appalto, per la prima volta a carattere nazionale, parteciparono Ettore Lancetti, Giuseppe Zucchi, Felice Ludovisi, Rodolfo Salcini e Carlo Milani. La Commissione, nominata dall’Amministrazione Comunale, attribuì la vittoria al progetto firmato dall’architetto Rodolfo Salcini in collaborazione con lo scultore Francesco Coccia. Il progetto vincente risultò particolarmente innovativo. Al secondo posto si classificarono a pari merito Felice Ludovisi, Ettore Lancetti e Carlo Milani; al terzo l’artigiano viterbese Giuseppe Zucchi. La maggiore novità presentata dal modello di Rodolfo Salcini era rappresentata dall’altezza: 27 metri. Le Macchine dell’era Papini non superavano i 19 metri. Per la prima volta nella storia del Campanile che cammina, il traliccio interno venne realizzato in alluminio dalla ditta Fratelli Felicetti. Per realizzare il nuovo modello vennero interpellate alcune maestranze di Viareggio esperte nella lavorazione della cartapesta, guidate da Fabio Malfatti. L’appaltatore era Romano Giusti, il direttore dei lavori l’ingegnere Domenico Smargiassi. La costruzione della nuova Macchina venne accompagnata da alcune polemiche che raggiunsero il culmine con la decisione di far percorrere al nuovo modello anche Via Marconi fino a Piazza del Sacrario. Questa decisione divise i Viterbesi in due fazioni: tradizionalisti e modernisti. Le critiche arrivarono fino al giorno del trasporto. Nel periodo antecedente il 3 Settembre, lo scultore Francesco Coccia promosse un’azione legale contro il Comune di Viterbo. Questi sosteneva che le sculture in cartapesta erano state realizzate in maniera difforme dal suo progetto, chiedendo alle Autorità competenti il sequestro dell’intera opera. La sua domanda venne respinta dai Giudici e la nuova Macchina poté effettuare il trasporto. La vicenda giudiziaria si concluse ben oltre la durata dell’appalto. Il 3 Settembre 1952, la Macchina di Santa Rosa percorse Via Marconi e ritorno; un fatto isolato nella storia del “Campanile che cammina”. Il modello di Salcini rimase in vigore dal 1952 al 1958. Il 15 Giugno 1959 l’artista viterbese Angelo Paccosi vinse il concorso bandito dal Comune. Il nuovo modello della Macchina di Santa Rosa costò dodici milioni di vecchie lire. Riccardo Manca
postato da: Spvit | 20:25
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