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martedì, luglio 27, 2004

28 Luglio 2004
Anno XIV n° 14


Il mercatino dell’antiquariato-artigianato
piu’ grande dell’alto Lazio
“Sotto il campanile”
E’ a VITORCHIANO,
Sabato 7, dalle ore 14,

e Domenica 8 Agosto

dalle 9 alla sera in occasione

della Sagra del Cavatello

e Domenica 22 Agosto 2004
e ogni “quarta”
domenica del mese



Gigli & C., Simeone & C. stiano attenti
Non farsi incantare!

di Mauro Galeotti

Mi pare giusto che, non solo Forza Italia, ma anche l’UDC chieda a Gabbianelli conto dei risultati positivi ottenuti dalle ultime elezioni. Infatti non mi pare fuori luogo la richiesta, da parte del segretario comunale dell’UDC, Alessandro Marcoaldi, di un secondo assessorato oltre quello già occupato. E perché no, non sarebbe male lasciare l’assessorato allo Sviluppo economico che è già nelle mani di Fosca Tasciotti, assessore UDC.

D’altronde se Gabbianelli, purtroppo, sta ancora a cavallo sulla poltrona di sindaco lo deve solo a Forza Italia e all’Unione dei democratici cristiani (UDC), perché se fosse stato per il suo partito, AN, ossia Alleanza Nazionale, si sarebbe attaccato al tram! Tanto è vero che AN ha perduto un posto di consigliere al Consiglio comunale di Viterbo.

Mi pare quindi opportuno e logico che la forza rappresentativa di AN da tre assessorati, che aveva nella precedente Giunta Gabbianelli (1999-2004), sia ridimensionata a due poltrone assessorili. Ma Gabbianelli non l’intende, si crede di poter fare ancora come gli pare e piace, ed ha inventato lo spezzettamento dell’impero comunale, ossia degli assessorati, rendendoli più deboli e quindi meno appetibili da parte di coloro che avanzano le legittime richieste.
Ma la paraculata del gabbianello nostrano sarà ben filtrata dagli uomini responsabili di Forza Italia, Candido Socciarelli e Giovanni Arena, e dal suo capogruppo Rodolfo Gigli.

Sarà ben setacciata anche dai responsabili dell’UDC, non più propensi a dire “signorsì signore” all’imperatore Giancarlo Gabbianelli, come nei passati cinque anni.
Le cose sono cambiate non credo proprio che il segretario provinciale UDC, Francesco Simeone, e quello comunale, Alessandro Marcoaldi, siano ancora disposti a vivere nella penombra del “peggior sindaco dal dopoguerra ad oggi”. Del “guerriero della luce”. Ossia del sindaco Gabbianelli che sta usando la tattica di spezzettare il potere per tenere meglio tutto sotto controllo. Vorrebbe, insomma, tenere il suo zampino in ogni dove, ingerendo, comandando, decidendo, come ha fatto finora. Spezzetta l’Urbanistca, spezzetta lo Sviluppo economico, spezzetta la Cultura... è più abile di un macellaio!

Intanto ha deciso che l’Urbanistica se la tiene, dice lui, fino a Natale, vantandosi del fatto che non l’ha ceduta ad AN... ossia al suo partito! Ma non vi viene da ridere... o, meglio, da piangere?
Ma chi l’ha votato non ritiene che ancora cinque anni con cotanto sindaco siano la fine della città? Poveri noi!
Gigli & C., Simeone & C. non fatevi incantare da chi gioca con il puzzle!

Mauro Galeotti


Severo Bruno in Consiglio comunale abbassa la cresta a Gabbianelli
E’ questo l’intervento tenuto ieri durante il Consiglio comunale dal capogruppo Severo Bruno che dà un importante peso all’opposizione a Palazzo dei Priori.
Con esso si apre, finalmente, una nuova “presenza della minoranza”.
Si apre un dibattito ove vengono messi in discussione gli incarichi ai “sapientoni” esterni voluti e graditi da Gabbianelli. In particolare il dito è puntato sulla struttura guidata dall’architetto Armando Balducci, fedele e sincero amico del sindaco.

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Con atto n. 164 del 20 marzo 2003 la Giunta comunale deliberò di istituire uno staff di tecnici, alle dirette dipendenze del sindaco, per attività di progettazione finalizzate all’attuazione del programma dell’amministrazione.
La struttura sarebbe stata composta da due laureati, un ingegnere e un architetto e da quattro diplomati geometri.
Responsabile della stessa fu nominato l’architetto Balducci al quale, ancor prima di stabilire i compensi dei componenti, fu contestualmente fissato l’incremento della indennità di posizione per effetto della nuova incombenza affidatagli (euro 6.713,83).
Con una successiva deliberazione, la 321 del 14 maggio, furono indicati i nominativi dei tecnici scelti per far parte dello staff: un ingegnere, un architetto e tre geometri, e fissati i compensi loro spettanti.
La stessa delibera indica anche i presupposti legislativi e normativi che legittimano la costituzione di tale struttura.
Su tali presupposti sarà opportuno fare chiarezza con un rigoroso approfondimento.
Il comma 6 dell’art.110 del “Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali” di cui al D.Lgs. 18 agosto 2000 n. 165 consente di prevedere, nel Regolamento sull’ordinamento degli uffici e dei servizi degli enti, la possibilità, per obiettivi determinati, di ricorrere a collaborazioni esterne ad alto contenuto di professionalità.
Inoltre il comma 6 dell’art. 7 del D. Lgs. 30 marzo 2001 n. 165 “Norme generali sull’ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche” stabilisce che per esigenze cui non possono far fronte con personale in servizio, le amministrazioni pubbliche possono conferire incarichi individuali ad esperti di comprovata competenza, determinando preventivamente durata, luogo, oggetto e compenso della collaborazione.
Infine l’art. 84 del vigente Regolamento di ordinamento degli uffici e dei servizi nel definire i presupposti che giustificano il ricorso a collaborazioni esterne ad elevato contenuto di professionalità, precisa le modalità da seguire per attuarle.
Si può ricorrere a collaborazioni esterne quando sia necessario acquisire conoscenze, esperienze ed apporti utili che eccedano le normali attribuzioni del personale dipendente o che si rendano indispensabili per favorire la riorganizzazione degli uffici o la formazione del personale o per esigenze straordinarie non fronteggiabili con il ricorso alle normali procedure concorsuali.


Le collaborazioni vanno definite nell’oggetto e nella durata e per i professionisti è richiesta specifica e notoria competenza e un curriculum che oltre ai titoli comprenda gli studi, le esperienze lavorative da cui poter desumere il requisito dell’alta professionalità nella materia oggetto dell’incarico.
L’esame del quadro normativo e legislativo di riferimento non fornisce alcun presupposto di legittimità agli atti adottati dalla Giunta per giustificare la creazione di tale struttura di staff.
Si crea una struttura senza precisare preliminarmente in maniera dettagliata e rigorosa gli obiettivi limitandosi a fornire generiche indicazioni quali compiti di analisi studio e progettualità in materia programmatoria ed edilizia prive di contenuti reali.
Non è questo il modo corretto di procedere. L’amministrazione prima individua nel dettaglio le opere che vuole attuare, poi se si rinvengono tra esse opere che per loro peculiarità richiedono il ricorso a professionalità specialistiche non rinvenibili all’interno dell’ente, allora si attivano le procedure per ricercare esperti di chiara fama, nei particolari campi, per un’eventuale collaborazione di cui andrà preventivamente precisata la durata.
Potrebbe essere, ad esempio, il caso del geologo, del calcolatore di strutture complesse o di specialisti in discipline particolari. Qualora non esistessero tali figure nell’organico comunale sarebbe giustificato il ricorso a forme di collaborazioni esterne ad alto contenuto di professionalità.

Ciò non è avvenuto e di fatto si è dato vita ad una struttura esterna parallela, che svolge compiti analoghi a quelli degli uffici tecnici al punto da diventare un loro duplicato, nella quale, e lo dico con il massimo rispetto per le persone, non si riscontra quel requisito fondamentale richiesto dalle leggi e dagli ordinamenti interni: l’alto contenuto di professionalità.
Trattasi quindi di struttura illegittima creata per essere gestita a proprio uso e consumo, senza dover sottostare a quegli obblighi che si avrebbero nel caso di un rapporto d’impiego continuativo, da utilizzare secondo le esigenze del momento al di fuori di ogni corretta programmazione e di ogni controllo. Nel corso delle numerose proroghe disposte la struttura ha più volte modificato la sua composizione, dilatandosi a dismisura a partire dal maggio 2004, fino a comprendere undici unità che costano ai cittadini circa trentamila euro al mese in un rapporto che dilatandosi nel tempo diventa continuativo al di là di ogni esigenza straordinaria.
Ad esempio, quale alta professionalità possiede uno dei componenti la struttura, di cui non sono indicati i titoli posseduti, assunto con l’incarico di collaborare con i tecnici per la predisposizione di elaborati ed istruzione dei procedimenti.
Ci sia fornito il curriculum professionale di tutti gli altri componenti di questa struttura.
Si deve precisare per ognuno i requisiti di alta professionalità posseduti. La verità è che trattasi di ordinari professionisti con titoli analoghi a quelli del personale comunale ma, vista l’età, con esperienza senz’altro inferiore, privi della qualifica di “esperti” ad alto contenuto di professionalità che giustificherebbe il rapporto di collaborazione in essere.


Ma di tali strutture all’interno dello stesso settore urbanistica se ne rinvengono altre. Dall’inizio del 2003 c’è un consulente per la progettazione e la pianificazione urbanistica assunto con gli stessi arbitrari criteri utilizzati per la struttura di staff. La giustificazione è di dare maggiore funzionalità al settore per potenziare l’attività di progettazione e pianificazione urbanistica.
L’incarico al professionista, ad ogni sua scadenza viene prorogato senza che venga mai fornita una qualsiasi indicazione dei compiti che sta svolgendo salvo, lo si evince dalle deliberazioni, che sta portando avanti un intenso lavoro di programmi di progetti di pianificazione, quali non è dato sapere, riguardanti il centro storico della città. Siamo ancora una volta nel generico.
Non vengono preliminarmente indicati i compiti da svolgere che giustificano il ricorso a consulenti di alta professionalità. La procedura è completamente ribaltata. Prima si individua il consulente e poi gli si trovano i compiti da svolgere. Vorremmo anche capire perché questo professionista, pur avendo un impegno per sole diciotto ore settimanali, venga retribuito quasi come chi svolge trentacinque ore settimanali (euro 2529,60 contro euro 2815,20).
Infine, limitandoci ancora al settore urbanistica, esiste un ulteriore rapporto di collaborazione, ormai quasi quinquennale, che vede, con continuità, un geometra incaricato di incombenze tecniche connesse con le espropriazioni. Di fatto il geometra pur non essendo negli organici del Comune svolge il ruolo di impiegato stabile con una incombenza per la quale, stante la carenza d’organico, nell’ambito dei piani triennali delle assunzioni, si sarebbe dovuto prevedere l’indizione di un concorso per riempire il vuoto e dotare l’organico di un tecnico da adibire a quelle incombenze.
In questa maniera il soggetto interessato avrebbe dovuto fare una scelta tra l’impiego pubblico e la libera professione, invece con la soluzione adottata gli si consente di fare contemporaneamente sia il libero professionista sia l’impiegato comunale. Il mantenimento di tutto il personale tecnico straordinario del settore urbanistica, nell’attuale configurazione, costa di soli compensi professionali euro 411.223,89 l’anno.

Nell’elenco fornito delle attività prodotte dalle strutture suddette non si rinviene alcuna delle opere che Lei, con tanta solerzia, ha inaugurato nel corso della recente campagna elettorale.
Inoltre anche il raffronto dei costi sostenuti per le attività delle strutture raffrontati con il valore degli onorari di professionisti esterni è aleatorio sia perché non tiene conto dei costi di funzionamento della struttura (attrezzature, dotazioni, ecc.) e delle attività di supporto che gravitano intorno ad essa, sia perché nella maggior parte dei casi trattasi di studi di fattibilità, di progetti preliminari da completare per i quali si hanno dubbi, stante i pesanti tagli imposti dal governo ai bilanci comunali, che si potrà pervenire alla loro realizzazione essendo in gran parte, salvo quelli ove esistono particolari e palesi interessi, destinati a rimanere sulla carta quale frutto di errata programmazione.
La situazione che ho evidenziato sarà portata all’attenzione della sezione Regionale della Corte dei Conti per richiedere alla stessa l’accertamento della regolarità delle procedure adottate e sollecitare l’accertamento di eventuali responsabilità che, Le ricordo, sono di tipo patrimoniale.
Infine poiché mi risulta che situazioni analoghe a quelle del settore urbanistica si rinvengano anche in altri settori del Comune chiedo che si faccia conoscere al Consiglio comunale e alla cittadinanza il numero esatto di dipendenti straordinari presenti nei vari organismi comunali e la spesa sostenuta nel 2003 e prevista nel 2004 a tale titolo.
Inoltre richiedo che il Consiglio sia informato su tutti i rapporti di collaborazione esterni a qualsiasi titolo in essere, sulla loro durata e sui loro costi. Attendo risposta scritta.


Un altro argomento che rende inaccettabile il progetto di variazione di bilancio è l’ operazione SWAP decisa con delibera di Giunta del 16-6-04, con cui si è trasformato il complessivo indebitamento del Comune rinnovando tutti i debiti e i mutui, anche quelli conclusi a tassi convenienti.
La fretta di una operazione ad alto rischio che rende non prevedibile l’effettivo indebitamento alla scadenza del debiti: in teoria potrebbe anche trasformarsi in una operazione positiva, ma comunque troppo rischiosa per il Comune. Come faranno gli Amministratori presenti alla scadenza a fronteggiare il debito ingente ed imprevisto? Forse per questo l’assessore Barbieri era contrario all’operazione e questa si concluse in sua assenza?
Con l’uso di simili mezzi finanziari secondari il Comune ha ottenuto liquidità che probabilmente costituisce il vero motivo della operazione, ma a quale prezzo?
E perché da una parte si fa ricorso a simili mezzi straordinari di finanziamento e dall’altra si spendono miliardi delle vecchie lire per assumere consulenti e mettere un ufficio LLPP e Urbanistica parallelo a quello esistente con modificazioni delle professionalità dei dipendenti?
Una finanza “creativa” di tal genere deve allarmare.
Nell’ interesse del Comune e dei cittadini viterbesi io esprimo il mio voto contrario a tutta l’operazione di variazione del bilancio, sbagliata nella forma e nel metodo.

Il consigliere comunale
della lista Bruno per Viterbo
AVV. SEVERO BRUNO

Ma l’Urbanistica forse è un giacimento aurifero?

di Bruno Matteacci



Più tempo passa e più c’è da “conoscere”, non dico da “imparare” perché imparare certe cose, certi modi di amministrare, intendere, ragionare è cosa assurda, cosa che soltanto qualche esaltato dal “potere” ed illuminato, chi sa da che cosa, può fare. Certi ragionamenti, certi modi di governare evidenziano il carattere prepotente del soggetto in esame.

Nel nostro caso mi limito a scrivere quanto avviene al Comune di Viterbo dove, da oltre un mese e mezzo, dalla elezione del Consiglio comunale, i “vincitori” non sono riusciti ad eleggere l’organo esecutivo del Comune stesso: la Giunta Municipale.

Alla data attuale una coalizione politica, che ha una maggioranza schiacciante, per solo sete di potere, non ha eletto tutti ed otto gli assessori e quindi non si ha ancora la minima idea dei problemi che assillano i Viterbesi e, tanto meno, si conosce chi sarà colui preposto alla soluzione dei problemi stessi. L’unico problema che assilla il neo-sindaco e gli altri uomini della maggioranza è la gestione del settore “urbanistica” del territorio comunale di Viterbo. Come se lo stesso fosse il solo problema di Viterbo o la panacea per la soluzione di tanti altri problemi... problemi che a tanti sfuggono d’importanza.

Forse con l’interessarsi dell’urbanistica si risolvono i problemi della sanità? Oppure con la gestione dell’urbanistica si risolvono i problemi dei pensionati? Vuoi vedere che con la gestione dell’urbanistica si risolvono i problemi della assistenza degli anziani? Oppure con la gestione dell’assessorato all’urbanistica si risolve il problema finanziario del Comune? Ma poggiamo saldamente i piedi in terra!

Ricordo che, nella mia gioventù, “urbanistica” significava: “Scienza che si propone di regolare ‘razionalmente’ lo sviluppo della città mediante piani regolatori, regolamento del traffico, delle comunicazioni al fine di creare condizioni, il più possibile, favorevoli alla vita ed al lavoro degli abitanti”.

Oggi, stando alla finestra a guardare quanto accade nel Palazzo dei Priori, si giunge ad una conclusione: “ma la gestione dell’urbanistica significa, forse, gestire un giacimento aurifero”?
Quale interesse hanno tutti questi signori (sic!) per voler gestire tale assessorato?
Se veramente lo scopo dell’urbanistica è quello sopra trascritto, penso che non ci sia necessità di singole persone del settore da coinvolgere, ma necessiti il coinvolgimento in commissioni composte da: ingegneri, architetti, geometri, industriali, associazioni di categorie, sindacati e, non per ultimi, rappresentanti del popolo convocati in riunioni da effettuare in tutte le Circoscrizioni.

Tutti insieme studiare il meglio, nell’interesse di tutti, senza favoritismi, senza ripicche, senza vendette. Venga fatto tutto con serenità e con la coscienza a posto; certi di non aver favorito nessuno e tanto meno di non aver danneggiato una sola persona per reconditi interessi o, per i soliti dispetti.

Vorrei capire e sapere cosa intende Gabbianelli quando, come letto su un quotidiano di Viterbo, dice: “l’urbanistica non va considerata affidata ad AN visto che me la tengo io”. Ma lui chi è? C’è da domandarsi: “ma lui non si considera appartenente al gruppo politico di AN?”

Quindi un sindaco espresso da elettori di AN e di coloro che si sono alleati a tale gruppo? Forse Gabbianelli si sente figlio politico del nonno fiammante di AN? Ce lo faccia sapere e se possibile ci dica pure quali sono tutti questi “motivi”. Si noti io non parlo di “interessi”, ma di “motivi” che spingono tanta gente ad avere “appetiti” per la gestione dell’assessorato all’urbanistica; soprattutto perché abbiamo il legittimo diritto di sapere con chi abbiamo a che fare; come vengono spesi i nostri euro e come viene gestita la finanza comunale, nella sua totalità.

Comunque, per ora non possiamo dire che a Viterbo non si fa a meno di “palle”. Anzi è stato addirittura manomesso un bel marciapiedi con aiuola, già esistente in piazza della Rocca, solo con lo scopo di mettere a dimora delle “palle” di travertino. Non dico che siano brutte, ma non ritengo giusto, economicamente parlando, far manomettere un’opera esistente e carina solo per mettere delle “palle”. Il sindaco, il peggiore dal dopoguerra ad oggi, fino a pochi giorni ormai trascorsi, si beava dei lavori fatti al Bullicame. Sembrava che a Viterbo non avevamo due pozze di acqua, ma delle piscine con palme e servizi in genere, tali da soddisfare gli utenti. Al Bullicame è uno schifo: mancano i servizi igienici, la puzza regna, l’acqua nelle vasche non c’è e dove c’è è stagnante e putrida.

Sindaco non tutti possono godersi la natura come gradirebbero, ma non impediamo loro di godere, senza spese, quello che “madre natura” ci ha dato, senza spese, e che spesso, con l’intervento dei politici, come sta accadendo al Bullicame, diventano luoghi impraticabili.

Bruno Matteacci


Ma che palle...!!!

di Simone Galeotti

In principio le palle furono due. Due palle appunto! Poi invece aumentarono e si possono vedere in piazzale Gramsci. Le palle a cui mi riferisco sono quelle grandi e bianche di travertino che quest’amministrazione ha iniziato a disseminare per la città. Proprio in questi giorni un gran numero di queste enormi palle bianche sono state poste in Piazza della Rocca. Ma che c’entrano con la nostra città questi “palloni” di travertino? Che c’entrano in una città ricca di monumenti medioevali come Viterbo? L’amministrazione sentiva così tanto il bisogno di qualche altra “palla” da affibbiare ai noi Viterbesi?

Peccato che chi ha posto queste palle non abbia pensato invece a qualcosa che avesse un maggior senso artistico. Peccato che, oltre tutto, non abbia nemmeno pensato a realizzarle in peperino, vera e unica pietra simbolo della nostra città.

Mi piacerebbe capire in quale daltonica visione una palla di travertino bianca possa stare bene immersa in una medievale città in peperino. Chissà quanto ci è costato in euro sonanti la realizzazione di tutte queste palle?! non sarebbe stato meglio spendere quei soldi per valorizzare i monumenti e le statue che abbiamo, invece di creare oggetti che non possono avere alcun valore artistico?

Ancora una volta quest’amministrazione dimostra di non saper valorizzare ciò che abbiamo e anche in questo caso ha sentito il bisogno di porre la propria evidente “firma” sul campo. Intanto i giovani universitari che, proprio in questi giorni, stanno lasciando Viterbo, non lesinano sarcastiche allusioni: per loro Viterbo è diventata “la città delle palle”?

Non sanno quanto hanno ragione!

Simone Galeotti


Un preservativo per la Fontana delle erbe

di Agnese Galeotti

Cambia il materiale di copertura ma non il disagio, infatti la fontana di Piazza delle Erbe è di nuovo infagottata.
Lo era stata già all’inizio dei lavori di restauro, finiti guarda il caso, poco prima delle elezioni amministrative, ed ora che il sindaco è stato eletto.... puff!! ecco di nuovo i teli a coprire il monumento.
Secondo l’assessore Antonio Fracassini, la fontana è stata sottoposta ad un’accurata pulizia dal guano, ossia dalla cacca, dei piccioni.

Beh, se fossimo in un’altra città e se non conoscessimo come opera l’amministrazione comunale guidata dal “guerriero della luce”, nonché impavido sindaco di Viterbo, Giancarlo Gabbianelli, avremmo tolto tanto di capello di fronte a tutto ciò....
Ma... ca' nisciuno è fesso!

Basta fare due conti, Gabbianelli è il sindaco delle inaugurazioni facili.
Come quella della rotatoria vicino a Pesci, da settimane già funzionante ed inaugurata solo poco prima delle elezioni (come mai?). Oppure l’inaugurazione della fine dei lavori di ristrutturazione del tribunale, che però rimane ancora chiuso (come mai allora è stato inaugurato?). Ancora, dell’aeroporto, che nonostante sia stato inaugurato resta pura utopia (ri-come mai?).

Come dice Lubrano, “la domanda sorge spontanea”: non sarà che i lavori della fontana di Piazza delle Erbe non erano del tutto conclusi? Non sarà stato “spacchettato il regalino prima del natale” solo per una “ennesima inaugurazione” in previsione delle elezioni?
Perché tanto improvviso amore per questa fontana che oggi viene liberata dagli escrementi dei piccioni, quando molti monumenti e palazzi ne sono infestati e rimangono ignorati da anni?

Perché tanto rispetto per questa fontana da tempo dimenticata dall’amministrazione comunale?
Perché tutte queste attenzioni, quando è palese la distrazione più volte dimostrata verso le fontane della nostra città, basti notare Fontana Grande, una delle più importanti, lasciata perennemente senza acqua! E che dire della fontana di Piazza del Gesù con la fontana che lascia uscire l’acqua a gocce.

Io impacchetterei gli impacchettatori per gettarli nell’acqua fresca della fontana di Piazza delle Erbe, visto mai gli si rinfrescassero le idee!?
Ci vuole tanto a capire che a Viterbo c’è bisogno di un restauro completo e ben organizzato?
Invece di restaurare una fontana qui e un giardinetto là, bisognerebbe iniziare da una parte e rimettere a nuovo, per poi proseguire gradualmente fino ad ottenere una Viterbo più bella e restaurata con logica operativa.

Il modo in cui agisce l’amministrazione comunale è disorganizzato, pulire una singola cosa e lasciare intorno ad essa la sporcizia e il degrado a cosa serve?
Il vero problema è chi ha votato Gabbianelli, permettendogli di fare come gli pare e piace. Una vera beffa per quei cittadini creduloni che si sono fidati degli slogan di Gabbianelli: “Con Gabbianelli, ancora meglio!”.

Agnese Galeotti


La Macchina di santa Rosa nell’800

di Riccardo Manca

Dal 1802 al 1809, il tradizionale trasporto della Macchina di Santa Rosa venne sospeso. In quegli anni si svolse regolarmente la processione religiosa, che doveva aver luogo prima dell’Ave Maria, priva del trasporto della Macchina.
L’immagine di Santa Rosa veniva portata con un baldacchino preso in prestito da una chiesa viterbese.

Nel 1810 riprese il tradizionale trasporto. L’autorizzazione venne concessa dal barone Camillo de Tournon, prefetto francese del Tevere, che approvò uno stanziamento di denaro per le feste di Santa Rosa.
Il barone concesse che il trasporto del nuovo “Campanile che Cammina” venisse effettuato, annullando così, l’ordine del Papa. Camillo de Tournon giunse a Viterbo l’11 Gennaio 1810.

Il trasporto del 3 Settembre fu un vero trionfo con entusiasmo alle stelle per i Viterbesi. Grande fu lo stupore dei Francesi che, al seguito del prefetto, assistettero all’evento.
Assiepati lungo il percorso del “Campanile che cammina”, erano alcune migliaia di Viterbesi e moltissimi turisti.
Il disegno della Macchina è di autore ignoto. Alla base della Macchina era un drappo con la dicitura: “A S.Rosa di Viterbo / la patria riconoscente / eresse. L’anno 1810”.

Dopo dieci anni, nel 1820, Angelo Papini ottenne l’incarico di costruire la nuova Macchina di Santa Rosa, all’epoca trasportata da 36 Facchini.
Una curiosità. Il modello che Papini costruì nel 1823 costò 270 scudi, veniva illuminato da circa 250 lumini e raggiunse, per la prima volta nella storia, l’altezza delle mura castellane a ridosso della Chiesa di San Sisto.
Il costruttore della Macchina, intorno al 1893, riceveva dal Comune un compenso extra di 150 lire per le fermate del “Campanile che cammina” determinate dal fondo stradale dissestato. Alla fine dell’Ottocento l’altezza della Macchina superava di oltre un metro quella delle mura castellane.

Riccardo Manca


P.S.
Ringrazio sentitamente il direttore responsabile e l’intera redazione de “La Città” per gli auguri che mi sono stati rivolti in merito al raggiunto sogno: io giornalista!
Una bella esperienza, bella per davvero! Grazie!



Poteri forti a Viterbo

di Patrizia Coppa

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devo dire altro?

Patrizia Coppa


Tesori nascosti della città di Viterbo
Edicole sacre a Viterbo

di Pantaleo Spagna

Attraversando le nostre vie, sovente ci troviamo davanti a quegli altarini sulle pareti delle case, corredati da lumini, merletti, qualche fiore finto e si può pensare che gli abitanti di quelle vie riversino la loro fede alle sacre immagini in essi contenute.
Una religiosità popolare, ha dato origini alle “edicole”, quei tempietti, quasi piccole opere d’arte, ove sovente l’immagine di Maria invita alla preghiera.
Oggi, magari si passa frettolosamente per le strade, ognuno è preso dalle sue preoccupazioni, dai suoi affari e forse nemmeno fa caso a quelle immagini, che affettuose ci guardano di lassù, sui muri.

Viterbo, in ogni suo angolo antico, offre alla vista dei più attenti, questi meravigliosi tempietti: via Valle Cupa con la sua Madonna con Bambino, via del Ponticello ha una statuina della Madonna, via San Cristoforo con il Santo che attraversa il corso d’acqua portando sulle spalle il Bambino, via San Girolamo, via della Volta Buia, via del Cunicchio, via della Pettinara, via Santa Rita, via Cento Ponti, via Baciadonne, via Crochi, via delle Caprarecce e tante altre vie ci invitano a vedere, a godere di questi piccoli monumenti che ricordano la fede cristiana della nostra città.

Non parliamo poi delle immagini sacre campestri; sulla strada Capretta è il casaletto del Padre Eterno, strada Bagni con i santi Ilario e Valentino, strada Signorino con l’immagine della Madonna della Quercia, in strada Castel d’Asso una statua della Madonna e tante altre oasi di fede della gente contadina.
L’amore per la Madre di Dio e la devozione per i Santi, ha lasciato una testimonianza tangibile nel tempo portando sino a noi queste immagini sacre.
Il pensiero mi va, nel lontano Medioevo, quando non esistevano, né elettricità né gas e i vicoli dei paesi erano tutti bui come la pece. Solo le fiammelle dei lumini delle immagini sacre, davano il punto di riferimento, l’ubicazione al viandante notturno che si avventurava lungo le vie del borgo.
Allora, oltre l’aspetto sacro delle edicole, le stesse svolgevano una funzione sociale, nell’ambito della vita paesana, in sostanza i lumini erano la pubblica illuminazione di quel periodo.


Pantaleo Spagna


Soffrire molto nel proprio io


Nella cassetta delle lettere della redazione ho trovato la poesia che appresso pubblico, certo di fare cosa gradita all’anonimo redattore della stessa.
Il principio ispiratore di pubblicarla, deriva dal fatto che l’estensore deve “soffrire molto nel suo io”.
Deve essere una persona dall’animo buono, ma che si trova veramente in un mare periglioso.
Spero che rileggere quanto egli ha scritto, possa servire, quale sprone, per aprire maggiormente gli occhi, il cuore, l'animo e trovare quel Dio che cerca nella sua poesia.


“Faccio un salto e poi rientro dentro di me”

Sono in mezzo al mare
e tanta voglia di amare.
Ma fatico quando incontro le onde
e il buio si fa intorno a me.

Il mare si agita, è cattivo è la vita;
le difficoltà mi agitano
e mi dispero un po'.

Ho voglia e guardo intorno a me,
sono solo, vedo il buio e tante onde
che mi travolgono, ma che cosa vogliono?

Dove vado? Cerco di salvarmi
e vedere in quale direzione andare.
Ho voglia di gridare: “Ma che ci sto a fare
qui in mezzo a tanta acqua? In mezzo al mare?”

Mi dico:
“Mi trovo bene essere solo”,
ma poi ho una tentazione di andare verso la città
perché mi mancano gli uomini
dico: “Faccio un salto e poi rientro dentro di me”.

Tuoni, lampi... mi vogliono mettere paura
e la fatica è dura, devo farcela contro.
Non so dove andare; cerco qualcuno
Mio Dio dove sei?

Anche la luna sembra nascondersi
nessuno si fa vedere.
Le stelle giocano a nascondino.
Dov’è una luce?

A che serve la tempesta?
Faticare così tanto?
Sto male, a chi mi rivolgo?
Stare con la gente o da solo?
Ha senso amare.. nel buio?















































































































































































































































































postato da: Spvit | 18:44 |

giovedì, luglio 15, 2004

14 Luglio 2004
Anno XIV n° 13


Quello del sindaco Gabbianelli
Un futuro... a strisce
di Mauro Galeotti

Per mesi da queste colonne abbiamo scritto di tutto e di più sulla cattiva gestione del Comune di Viterbo ad opera del “guerriero della luce”, dell’“uomo dai facili calci in culo”, del “peggior sindaco di Viterbo dal dopoguerra ad oggi”, insomma di Giancarlo Gabbianelli, sì proprio lui, quello che metteva i timbri al Tribunale di Viterbo (ma perché non c’è rimasto!). Ta pum, ta pum, ta pum, ricordate?
Ci siamo impegnati tutti noi ad aprire gli occhi ai nostri lettori, avvisandoli della mala gestione della cosa pubblica cittadina.
Ben oltre diciassettemila ci hanno seguito, uno su tre, il resto, troppi davvero, sono stati trasportati dalla corrente. Dall’onda. Dalla tendenza. Dal caos. Ed eccoci a dover sottolineare in rosso che Gabbianelli si è rivelato per quello che è stato, è, e sarà: “il peggior sindaco di Viterbo dal dopoguerra ad oggi”.
La prova, se ce ne fosse bisogno, è la situazione incredibile che lui stesso ha voluto creare in Comune. Sta appoggiando un governo zoppo, anzi zoppissimo, della nostra Viterbo. Ha voluto-potuto nominare solo quattro assessori su otto, perché Forza Italia, finalmente, non vuole più stare ai voleri del sindaco-padrone. Non ho mai visto, in questi ultimi anni, Forza Italia così unita, così compatta. Il merito è dei consiglieri e dei politici che la rappresentano.
E guarda il caso a guidare il carro azzurro è quel Rodolfo Gigli, onorevole, che ha un bagaglio di esperienza alle spalle da far invidia a chiunque voglia intraprendere la carriera politica.
Ricordo nella precedente amministrazione, mal guidata da Gabbianelli, che gli assessori, di qualsiasi colore loro fossero, erano tutti al servizio di Giancarlo. Il sindaco, infatti, ha un potere troppo forte, che purtroppo gli dà la legge, e può arrotolare o srotolare qualsiasi assessore a lui non gradito o viceversa.
In questi cinque anni appena trascorsi i partiti, FI, UDC e, perché no, AN (il partito di Gabbianelli), non hanno protetto i loro assessori dagli umori del Giancarlo locale. Ed allora bisognava stare attenti, noi giornalisti, a non esaltare troppo, sui nostri articoli, quell’assessore o quell’altro, perché non si poteva mettere in ombra il dio in terra, onnipotente: il gabbianello di casa nostra.
Era rischioso.
Poteva addirittura “cacciare via” chi avesse osato cotanto affronto a Sua Maestà.
Ma oggi, caro Giancarlo, ta pum, ta pum, ta pum, le cose sono cambiate. Sulla tua strada hai trovato Nando Gigli e amici che ti stanno facendo un mazzo così!
Oh sì! tu la tua arroganza non l’hai mica mai persa! e ancora ci provi a tirare calci in culo a destra e a manca, specialmente se ti toccano l’architetto Armando Balducci, come hai affermato in Consiglio comunale. Ma pensa al tuo... futuro, che mi pare, Forza Italia, tutta, te lo abbia reso a strisce o nero (il tuo colore preferito!), scegli tu!
Continua pure ad assumere la strafottenza che ti distingue. Continua pure a dichiarare che hai un caratteraccio, quasi fosse un merito quando lo dici. Continua pure a dire che ami i Viterbesi, tutti...
Se sei coraggioso... se ci ami davvero... dimostralo!
Dimettiti!
Fai finire questo incubo che ti vede unico attore. Libera la tua, la nostra città, da te!
Ma siccome non ti dimetterai, dimostra, almeno, di essere il sindaco della Città. E dai a Cesare, o meglio a Nando, quello che è di Nando & C.
L’Urbanistica!
Ma a te preme mantenere in carica Armando Balducci, hai paura che il tuo fedele amico, una volta persa l’Urbanistica sia defenestrato, ma non è così, stai tranquillo. Ti dico stai tranquillo!!
O forse... vuoi vedere che invece non stai tranquillo!? ma perché mai! ma non sono tuoi alleati quelli di Forza Italia?
Non avete guidato insieme, per i passati cinque anni, il Palazzo?
Allora fidati.
Beh, sì, il tuo partito ha perduto consensi, ha perduto un consigliere e Forza Italia invece ne ha guadagnati due e qualcosetta in più meriterebbe, questo è pur vero, specialmente se pensi che sei sindaco grazie all’appoggio importante di Nando Gigli & C.
Lo so che ti rompe le palle, ma a Gianca’ c’hai da sta’, o chini la testa o salti la minestra!
Ormai sei grande, le cose come vanno lo sai.
Ma tu la testa non la chini, non ne hai l’orbace, sei troppo pieno di te, talmente pieno che... scoppierai.
Mauro Galeotti


Che sarà mai un po’ d’olio di ricino!
di Bruno Matteacci

L’arroganza, la prepotenza, l’esercizio del potere oltre i limiti, hanno trovato il fondo; tutto ha un limite, tutto prima o poi viene a galla. Dove c’è la democrazia e non la dittatura, tutto ha fine. A Viterbo qualcuno si era illuso che le cose sarebbero potute andare avanti, non dico per un Ventennio ma per un altro quinquennio! La gestione politica amministrativa del sindaco, Giancarlo Gabbianelli, ha raggiunto il traguardo. Certo non è il traguardo voluto dal sindaco di Viterbo, eletto dal 56% dei Viterbesi.
Viterbesi, popolo sereno, tranquillo, laborioso, fiducioso, credulone che lo ha voluto, nuovamente, sullo scranno più alto del Comune. I benpensanti avrebbero dovuto capire, prima del dodici giugno, che nell’aria c’era un malumore, un non gradimento, sulle candidature del centro-destra; per non dire che già si sentiva puzza di bruciato.


Già in fase pre-elettorale si notava un certo atteggiamento prepotente di Gabbianelli e compagni... o scusate, volevo scrivere camerati, che già volevano stabilire il numero degli assessorati, delle poltrone da occupare, delle presidenze da regalare ai sciocchi servitori e ai portatori di acqua, magari con il secchio bucato; si perché ci sono stati gregari che non sono giunti al traguardo, ma che comunque gli avevano già assicurato una presidenza... vedremo poi, Gigli permettendo, se quanto ventilato o sospettato avverrà. Il tempo ci darà ragione! Non lo hanno voluto capire i Viterbesi, se non quei 17.856 elettori che hanno negato il voto a Gabbianelli, preferendolo a Severo Bruno. I Viterbesi avrebbero dovuto capire che il carro del centro-destra partiva con delle ruote traballanti che poggiavano sì su un asse solido, ma sboccolato difetto che non avrebbe consentito al carro di marciare diritto e giungere al termine della corsa. C’erano, in poche parole, tanti discorsi che lasciavano chiaramente intendere che non esisteva accordo fra le parti; che c’era chi voleva abbuffarsi di posti di potere e chi si accontentava, invece, di amministrare i soldi della collettività. In questo trambusto di supposizioni, di chiacchiere, di speranze uscì una voce, che fece addrizzare le orecchie, che fu recepita da tanti, me compreso, con piacere. Gigli Rodolfo, Nando per i più, concorrerà con Forza Italia. Conoscendolo e avendo, nel tempo, apprezzato le sue doti, ebbi la certezza che la mosca per il naso Nando non se la faceva passare. Detto e fatto; oggi, dopo la prima seduta del Consiglio Comunale, con piacere, posso dire: “anvedi come bussa Nando!”.


L’arroganza del sindaco; il quale ha lasciato intendere che lui usa gli scarponi chiodati per dare i calci in culo a chi si trova nella sua stanza, sui suoi passi e che non condivide le sue proposte, le sue iniziative, i suoi voleri, le sue argomentazioni, le sue scelte dei collaboratori... in poche parole... i suoi amici; è venuta meno, Se continua cosi Gabbianelli potrà preparare la valigia per andarsene a casa, in quanto la pacchia, di amministrare a modo suo, sarebbe finita! A me pare che, troppo spesso, si usa il pronome possessivo “suo”, ma se andassimo ad analizzare i cinque anni di vita amministrativa del Comune di Viterbo, troppi ne troveremmo. Poi i conti devono quadrare ed essere trasparenti e non solo numeri freddi, ragionieristicamente parlando. A seguito di ciò ecco il primo ostacolo che ha messo in pericolo di naufragio il tranquillo veleggiare della barca Gabbianelli; non per colpa dei vari gabbiani, tanto ricordati da lui e camerati; ma per una variazione al bilancio, per la gestione di un avanzo di Euro 1.945.370,44 pari a lire 3.766.761.569 dicasi (tremiliardisettecentosessantaseimilionisettecentosessantunomilacinquecentosessantanove) di cui: Feste per Santa Rosa lire 677.694.500; compensi per T.F.R. al personale trasferito dal Comune ad altre Società comunali lire 182.000.000; parcelle per spese legali lire 193.624.000.

Udite, udite!! Sono state spese lire 193.624.000 per il servizio di navetta. A proposito della navetta ricordo, al lettore, che il sindaco, più volte, si è vantato di essere riuscito a non far abbassare più le sbarre del passaggio a livello di viale Trieste, ma non si è mai degnato di far sapere che il Comune, quindi noi, pagavamo lire 193.627.000 per le prestazioni fatte dai titolari di Taxi, per il trasporto giornaliero del personale di Trenitalia, dalla stazione di Porta Fiorentina a quella di Porta Romana e viceversa; oltre, logicamente, al limitato costo per l’occasionale trasbordo di utenti, il servizio ferroviario, tra le due stazioni. Ai Viterbesi troppo caro è costata la tanto ventilata vittoria del sindaco sulla eliminazione, temporanea, del passaggio a livello... Pensionato, operaio, tu che devi vivere con esigue somme sobbarcandoti tutti i costi per una sopravvivenza, almeno degna, pensa che il sindaco, per fare bella figura davanti ai “gerarchi” e forestieri, ha speso i nostri soldi per addobbi e allestimenti idrici (sic!) per un totale di lire 69.705.720 e lire 38.725.400 per un rinfresco.


Non solo hanno magnato a sette ganasce, fregandosene di chi paga, ma Gabbianelli ci ha fatto spendere, per addobbi floreali, lire 12.285.755 oltre a lire 16.458.295 per compensi a qualche ragazza che fungeva da sorvegliante lungo i corridoi del Palazzo dei Priori, durante la serata del trasporto della Macchina di S.Rosa o meglio della serata della magnata; alla faccia dei Viterbesi che si sono visti sottrarre, sebbene paganti, una intera tribuna per cederla, gratuitamente, a “gerarchi” romani ai quali si poteva riservare parte della tribuna. Il sindaco ha fatto spendere, per la presenza di un giorno di forestieri, lire 4.840.575, per una pulizia straordinaria dei locali di rappresentanza. Dovremmo concludere dicendo: “mamma mia come erano sozzi i locali frequentati dal sindaco!”; forse il tutto è dipeso dal fatto che lui indossa, come chiaramente ha fatto intendere, scarponi chiodati che, purtroppo, raccolgono sporcizia e deiezioni varie. In compenso, la generalità dei Viterbesi ha potuto gustare, per lire 18.588.192, la bellezza dei fuochi artificiali, con un laconico sospiro: “poveri soldi di noi Viterbesi, finiti in fumo”.


Il denaro meglio speso e che tutti i Viterbesi non rimpiangono è stato quello per il pranzo dei facchini di Santa Rosa, gli unici che se lo meritano; anche se spesso il merito è sempre lui che se lo vuole accaparrare, sia con la sua dovuta partecipazione iniziale per il saluto ai facchini, che con l’arrogante comportamento, di competenza del più umile tutore dell’ordine, lungo il tragitto del trasporto della Macchina di Santa Rosa. L’amara conclusione che il povero cittadino viterbese deve tirare è che i guai non finiscono qui al Comune di Viterbo, ma che, grazie al presidente di Alleanza Nazionale, Michele Bonatesta, che si è subito preoccupato del caso sollevato, non da Gigli come Rodolfo Gigli, ma da Gigli come capogruppo di Forza Italia, il quale ha, per ora, concesso alla attuale amministrazione, solo l’appoggio esterno; impegnandosi, volta per volta, a valutare i problemi, e quindi di non entrare in Giunta. A questo punto il senatore Bonatesta ha minacciato la crisi amministrativa alla Provincia di Viterbo, facendo venire meno l’appoggio di A.N. a Forza Italia. Sarebbe come dire “tu mi rompi le palle al Comune (alludendo a Gigli) e io te le rompo alla Provincia retta dal presidente Giulio Marini di Forza Italia”.
Bravi, andate avanti così: i Viterbesi ve ne saranno grati, anche se questa volta hanno bevuto tutto manca, per ora, l’olio di ricino!
Bruno Matteacci


Uno sguardo a Piazza Verdi, Prato giardino e Piazza della Rocca
di Agnese Galeotti

In Piazza Verdi, meglio conosciuta come Piazza del Teatro, oltre alla spaventosa lentezza dello svolgersi dei lavori in corso per la ristrutturazione del Teatro dell'Unione, ho notato la presenza di alcuni cavi scoperti penzolanti, sicuramente antiestetici e probabilmente pericolosi.
Inoltre tutti i vasi avanti agli ingressi del Teatro sono mal ridotti e le piante quasi tutte secche, decisamente poco ornamentali per la facciata di un teatro.
E ancora, tra Piazza Verdi e Via fratelli Rosselli, è un profondo avvallamento della strada, la quale ha ceduto. Molto pericoloso. Soprattutto per le autovetture più basse che battono contro i sampietrini ogni volta che passano per quella via.
Aspettiamo l'intervento dell'Amministrazione Comunale.
...aspettiamo un po'!


A Prato giardino è ricominciata, da qualche giorno, la manifestazione "Viterbo Estate", con stand e spettacoli all'interno del parco pubblico. Come successo l'anno passato, nessun rispetto è stato fatto mantenere dall'amministrazione comunale nei confronti delle aiuole, continuamente calpestate per la mancanza di alcun tipo di recinto.
Inoltre il parco è quasi del tutto al buio, basta andare verso i bagni pubblici all'interno di esso, per essere sommersi dalle tenebre!
Chi assicura i cittadini di non essere aggrediti se decidessero di fare una passeggiata al di fuori degli stand?
Mmm... non sarà tutta una tattica per concentrare "i polli nel pollaio a beccare il mangime del padrone"?! Eh sì, non potendosi allontanare dalle varie bancarelle, è più probabile che i ragazzi passino il loro tempo a spendere e spandere tra i vari stand. E come sempre, il rispetto delle persone viene dopo quello per il portafogli...


In Piazza della Rocca ho notato che il Comune ha fatto sostituire le pietre delle aiuole spartitraffico poste davanti al Museo della Rocca. Mi chiedo perché, visto che erano in buone condizioni. Perché sprecare i "nostri" soldi cambiando qualcosa che non ha bisogno di essere sostituita?!
Sindaco Gabbianelli, quei soldi non potevano essere spesi in maniera migliore, realizzando i marciapiedi dove mancano? Ad esempio in Viale Raniero Capocci presso il Crocifisso, oppure in Viale Trieste, oppure nel Quartiere Ellera, del tutto mancanti in numerose vie, oppure...
Agnese Galeotti


Omaggio a Gabbianelli
Nessuna risposta

Al neo eletto sindaco Giancarlo Gabbianelli noi iscritti delle associazioni non profit di volontariato Itinera ed Itinerando, con oltre 1800 tesserati, avremmo voluto fare le congratulazioni e gli auguri per un buon mandato, come già fatto per la precedente tornata elettorale. Due righe sincere di buon augurio, un oggetto in argento e una rosa bianca ben auguranti.
Non lo abbiamo potuto fare per due motivi precisi, prima di tutto ancora non abbiamo capito se Gabbianelli abbia veramente vinto queste elezioni oppure no, e poi, soprattutto, non abbiamo ancora saputo se gli auguri e l'omaggio dell'altra volta li abbia mai ricevuti. Non una parola, non un cenno di risposta.


In compenso però, Gabbianelli ci ha cacciato dal Centro Sociale Polivalente, ci ha sfrattato dalla sede legale, ci ha escluso da ogni progetto comunale e non ha mai risposto neppure alla nostra domanda di iscrizione all'albo del volontariato comunale. Per queste ragioni più che un augurio di buon mandato, ci auguriamo che possa essere “mandato” a casa sua. Sarebbe l'unico modo con cui oltre mille persone possano continuare a svolgere il loro lavoro di volontariato. Gli auguri più sentiti vanno a Rodolfo Gigli, l'unico vero politico viterbese in grado di riportare un po' di democrazia e giustizia in questa città deturpata da cinque anni di arroganza gabbianelliana. "Anvedi come balla Nando!"
Gli iscritti Itinera ed Itinerando


Festa in parrocchia
di Pantaleo Spagna

Il giorno 9 u.s., alle ore 21, nel piazzale della chiesa del Sacro Cuore, si è svolta una bella manifestazione a conclusione del GREST 2004.
Organizzatrice perfetta di tutto il soggiorno, è stata la signora Katia, la quale con molta pazienza ed abnegazione nel corso delle due settimane del raduno, ha diretto tutto con perfezione, facendo si che i ragazzi si sentissero a loro agio.
Lo scopo della cerimonia di questa sera organizzata dal Parroco, è stato quello di festeggiare i piccoli partecipanti al grest e dare cosi modo ai genitori dei ragazzi stessi, di conoscere le varie attività che nell’ambito del soggiorno nei locali della parrocchia, i loro figlioli hanno svolto con gare, giochi, animazioni, canti, gite.


Il Parroco, dopo aver fatto vedere un video sul grest realizzato dal signor Di Prospero, dal quale tutti si sono resi conto come si è svolto il soggiorno, ha dato la parola alla signora Giovanna, quale presentatrice ufficiale della serata, la quale ha presentato e spiegato a tutti l’iter della manifestazione. La festa alla presenza di numerosi genitori e numerosi abitanti del quartiere, è stana animata da una sceneggiatura su Pinocchio di sei scene in originali costumi, recitata e interpretata dai bambini del grest.
Un plauso particolare si deve alla signora Fiammetta, coreografa della manifestazione, la quale ha curato in particolar modo la recita e i balletti che hanno movimentato la serata. Sono state eccezionali le catechiste e le animatrici e animatori che per tutto lo spettacolo hanno seguito e guidato i ragazzi dai più piccoli ai più grandini.
Lo spettacolo è finito con un bel buffet tra l’allegria generale.
Pantaleo Spagna


Prova di portata
di Frisigello

Per limitare le spese al costruttore della Macchina di Santa Rosa, il Comune di Viterbo decise nel 1920, di concedere a Virgilio Papini, l’ex Chiesa della Pace, per costruire la Macchina di Santa Rosa.
Qui, già da alcuni anni, negli ultimi giorni del mese di Agosto, si svolgeva la misurazione e la scelta dei Facchini.
Nella Chiesa di Piazza Luigi Concetti, sconsacrata nel 1870, si andavano a radunare decine di uomini vigorosi i quali, per esattezza, dovevano dare una dimostrazione pratica della loro forza, trasportando per un breve tratto, un peso vicino al quintale. Dopo accurate ricerche non sono ancora venuto a conoscenza di notizie più dettagliate riguardanti questa prova di portata.
Al tempo di “Volo d’Angeli”, alla “prova di portata” di ciascun facchino veniva attribuito un punteggio. Questo poteva variare da uno a quattro punti. La votazione era così suddivisa: un punto per come si alzava la cassetta; da uno a due punti era per il lavoro che svolgeva il facchino nella vita; un punto per l’andatura del facchino durante la prova di portata.


La cassetta, all’epoca, non era munita di cavalletto ed aveva un peso di 160 chilogrammi.
Intorno al 1979, con l’avvento di “Spirale di Fede”, la cassetta venne provvista di un robusto cavalletto in ferro. In seguito anche il peso venne diminuito: 150 chilogrammi.
Tra le mura dell’ex Chiesa della Pace, Virgilio Papini ha scritto le pagine più affascinanti della storia della Macchina di Santa Rosa.
Chiunque passava trovava Virgilio Papini impegnato intorno ad un pezzo della Macchina all’interno dell’ex Chiesa.
L’acutissimo ideatore, accoglieva tutti i concittadini con eccellente cordialità. In seguito, conduceva parenti ed amici, in una stanza proprio a ridosso della Chiesa, in cui aveva lo studio per spiegare i particolari dei suoi disegni della Macchina.
Frisigello


Riccardo Manca è giornalista!

Riccardo Manca, giovane appassionato di storia locale e di ogni cosa che riguardi la Macchina di santa Rosa coi suoi Facchini, è stato nominato giornalista-pubblicista dall’Ordine interregionale dei giornalisti del Lazio e Molise.
I redattori ed il direttore responsabile di questo quindicinale augurano al novello giornalista di raggiungere le più alte vette e di battere tutti i traguardi da lui ambiti.
La redazione



Viterbo esoterica
di Giancarlo Di Lorenzo


Tramanda il più antico cronista viterbese, quell’Anzillotto della metà del ‘200 che Viterbo possedeva sei nobiltà (cose eccezionali), tra cui la bella Galiana, di cui molto si è detto, e una donna chiamata Anna dai capelli metà rossi e metà verdi.
Due secoli dopo un altro cronista viterbese, Nicolò della Tuccia, continuatore di predetto Anzillotto, tramanda la leggenda, rievocata peraltro negli affreschi della Sala Regia di Palazzo dei Priori nel Municipio di Viterbo ma smentita dall’Enciclopedia Italiana, che un avventuriero viterbese sarebbe stato il capostipite della dinastia bizantina e poi astigiana dei Paleologi (palaiòs lògos = vecchia parola da Viterbium = Vetus verbum), per cui lo stesso Zar di Russia lvàn il Terribile ne sarebbe stato discendente attraverso la nonna patema, mentre una delle due bisnonne paterne era addirittura genovese (!).


Più diffusa nel Medioevo la leggenda del Prete Gianni, che il cronista tedesco Ottone di Frisinga ricorda di aver saputo nel 1145 a Viterbo da un vescovo siriano, che gli avrebbe riferito di un vasto impero dell’Asia centrale, metà buddhista e metà cristiano (nestoriano), vincitore degli islamici, definito del Prete Gianni, secondo l’orientalista Mario Bussagli da una deformazione di una parola cinese (più tarda è l’identificazione con l’imperatore d'Etiopia). Tornando a Nicolò della Tuccia è egli la più antica fonte del pittore Lorenzo da Viterbo, giacché Giorgio Vasari nelle sue Vite non ne parla, così come non parla di nessun pittore viterbese, anche se secondo alcuni critici Lorenzo sarebbe stato allievo di Masaccio e avrebbe sentito degli influssi di Benozzo Gozzoli e di Piero della Francesca. Il Tuccia ricorda di essere stato raffigurato nell’affresco dello Sposalizio della Vergine sito nella chiesa suburbana di S. Maria della Verità ed infatti in base a quella testimonianza più dettagliata egli è stato individuato nell’anziano dal cappello rotondo, che insieme con altri personaggi ci documenta sul costume fisico e civile della buona società viterbese del tardo Quattrocento (1469). Il dipinto, assai danneggiato dai bombardamenti del 1944 e poi ricostruito in base a una riproduzione giovanile del pittore locale Pietro Vanni, qui ci interessa in quanto “eretico” o almeno non in linea con i dettami della Chiesa Cattolica, benché si trovi in una chiesa cattolica, dal momento che tra le donne figurano le due ostetriche del Vangelo apocrifo dello pseudo Matteo, escluse dalla Chiesa Cattolica in quanto esaminatrici della verginità di Maria, indiscutibile dogmaticamente perchè affermata dal profeta Isaia e dai Vangeli (l’eresia sarebbe giunta a Lorenzo attraverso la cultura bizantina). Sarebbe qui troppo lungo trattare dei rapporti tra Viterbo e il più enigmatico dei poeti, Dante Alighieri. Qui mi basta ricordare che anche se il Divin Poeta diverse volte allude a Viterbo tanto che i fiumi infernali gli furono ispirati dal nostro Bullicame, egli mai la nomina nel suo poema, a differenza di altre città. Probabilmente vi si trovò a soggiornare almeno durante la famosa ambasceria nella Roma di Bonifacio Vlll. Certamente il bassorilievo forse del IV secolo sito nell’ex lavatoio sotto il ponte del Duomo gli ispirò l’episodio del centauro Nesso nel canto Xlll dell'Inferno, anche perchè sotto il poeta rievoca l’assassinio di Enrico di Cornovaglia avvenuto in quella chiesa del Gesù che è a pochi metri dal bassorilievo. Ma ciò che rende più misteriosa una città sono le formelle, le effigi scolpite o incise sui muri o sugli architravi delle porte. Esse sono di varia origine, riconducibili grosso modo a tre: nobiliare, ecclesiastica, corporativa.


A cominciare dallo stemma comunale, a Porta S. Pietro è il leone con la picca, prima che, come ricorda il nostro Anzillotto, essa picca venisse sostituita dalla palma di Ferento distrutta dai Viterbesi nel 1172 con il pretesto dell’eresia del crocefisso con gli occhi aperti (secondo alcuni il primitivo stemma civico sarebbe stato il liocorno, da come risulta dagli stemmi delle città nel pavimento del Duomo di Siena ma esso liocorno che fine ha fatto?).

Tra gli altri stemmi pubblici, le aquile effigiate nel Palazzo dei Papi non sarebbero ghibelline ma guelfe perchè hanno la testa rivolta a destra (quindi nessun misterioso contrasto coi Papi), così come la “T” di via S. Antonio non allude ai misteriosi Templari ma al bastone di S. Antonio Abate, cui la via è intitolata.
Tra le effigi anomale menziono le stelle intrecciate incise a Via Bussi da un massone che ivi abitava. Invece le misteriose testine umane che occhieggiano qua e là sono riconducibili a un’usanza apotropaica (di scongiuro) presente anche in Toscana e in Liguria (erroneamente il popolo parla di immagini diaboliche). Una è quella che improvvisa appare nel campanile dell’ex chiesa di S. Stefano accanto al cinema Genio per chi scende da Via S. Maria Egiziaca. Un’altra è scolpita nelle mura castellane visibili entro il Museo del Duomo. Un’altra (dubbia) è all’inizio di Via del Ganfione di fronte all’ex lavatoio. A pochi metri di distanza, all’inizio di Via Valle Piatta, ve n’è un’altra. E altre due sono a Via dell’Incontro, a San Pellegrino. Tra le formelle inspiegabili è il profilo muliebre con acconciatura greca al n. 40 di Via Borgolungo, al cui angolo è una figura che sembra l’Apollo di Veio (residui etruschi?). In un’altra vecchia viuzza, dalle misteriose case rinascimentali e popolane, Via Valle Cupa, è il bastone con il serpente intrecciato, simbolo del dio medico Esculapio e della medicina (n. 46) e due segni veramente inspiegabili (soprattutto il primo che non è religioso): “T” con una “V”, rovesciata al piede, al n. 27 e “V E - V S” divise da una croce avente il segno della freccia al piede, al n. 20. Quest’ultimo segno è presente anche all’inizio di Via S. Luca, a pochi metri da quella Via della Parrocchia dove in una colata di cemento io ho scorto l’immagine della Sindone.


Del resto lo stesso acronimo IHS (Iesus Hominum Salvator) iscritto in un sole raggiante è assai frequente a Viterbo. E’ presente nell’iconografia della Chiesa Cattolica ed è riconducibile a San Bernardino da Siena, ma alcuni vi scorgono significati esoterici. E poi dopo tante cose religiose, un simbolo fallico nella pietra angolare tra Via S. Pellegrino e Via Cardinal La Fontaine.
Infine, dopo tanto mistero, a Viterbo non poteva mancare una scritta strana: è quella in caratteri armeni sbalzati dal 1356 nell’architrave e negli stipiti della porta dell’ex ospedale (poi gerontocomio) dei SS. Simone e Giuda dietro la chiesa di S. Giovanni in Zoccoli a memoria dei monaci armeni che gestivano detto ospedale.
Giancarlo Di Lorenzo


C’era una volta

C’era una volta un bambino di dodici anni che aveva un sogno nel cassetto. Uno di quei sogni comuni ai bambini della sua età. Sognava di essere uno dei tanti giornalisti che macchiavano di inchiostro la carta dei quotidiani. Passano gli anni. Arrivano i primi amori, le prime avversità della vita. La voglia di realizzare quel sogno, però, in lui non ha mai vacillato.
Una notte del Maggio 1995, quel bambino ormai adolescente, ha iniziato a studiare il complesso di Santa Maria in Gradi. In mente, forse, ha già l’argomento da trattare per realizzare quel sogno: la storia della città di Viterbo. Nel corso di questi anni quel bambino, ormai ragazzo, (perché gli anni non passano solo per gli altri) ha esaminato innumerevoli documenti riguardanti personaggi, fatti e curiosità della “sua” Viterbo. Un lavoro duro, intenso, fatto di stampe, spesso impolverate, per raccontare il tempo che fu. Molte le ore sugli annosi libri d’archivio, altrettante quelle trascorse davanti al computer. Giorni e giorni trascorsi in biblioteca o all’Archivio di Stato. Interi pomeriggi a scrivere, a rileggere, a perfezionare, magari quando gli amici erano sotto l’ombrellone, oppure alla “Faggeta” per combattere il caldo estivo.
Un giorno del Maggio scorso, quel ragazzo, classe 1978, ha ricevuto una telefonata sul proprio cellulare. Una voce femminile ha dato il respiro della vita a quel sogno. Quel sogno che lui, per anni, ha cercato, voluto, accarezzato. Poi di corsa via, in automobile, a prendere quel sogno.
Gli ho telefonato anch’io per complimentarmi: “Risponde la segreteria telefonica...”.
Oggi, quel ragazzo, che il destino ha voluto fosse il giornalista Riccardo Manca, è veramente convinto che possa fare di questa esperienza un altro dei suoi ricordi indimenticabili.
L’avventura inizia qui, forse un altro bambino, leggendo questo foglio, comincerà anch’egli a sognare e magari un giorno…
Un amico
































































































































postato da: Spvit | 14:03 |

martedì, luglio 06, 2004

Viterbo, 6 Luglio 2004

Armando Balducci non sta in Comune perché è amico di Gabbianelli!

Oggi c'è stato il primo Consiglio comunale della seconda giunta Gabbianelli. tante chiacchiere, ma quello che più mi ha colpito sono state le risate sarcastiche, nervose, forzate, fuori tempo di Giancarlo Gabbianelli. Voleva far vedere a tutti quanto fosse "tranquillo".

Stava seduto sulla sua seggiola, sbracato, lo schienale superava la sua capoccia e ogni tanto tirava gli occhi con fare di superficialità. Assediato dai suoi quattro, muti, assessori, Fracasini, Rotelli, Bracaglia e Mauri Tasciotti, ha dato vita al solito ritornello, ossia che lui è stato eletto "plebiscitariamente" (poco più del 56 per cento non mi pare sia un plebiscito, pur se è rispettabile), che comanda lui, che manda via gli assessori se non funzionano, che Balducci non occupa il posto che occupa perché è suo amico, ma perché è bravo, che ama tutti i Viterbesi "ripeto tutti", ha sottolineato. Quindi pure me? Quindi pure Gigli? Quel Rodolfo Gigli che gliene ha dette papali papali durante la seduta consiliare. Senza mezzi termini con la semplicità e la fermezza che distingue l'azzurro di Forza Italia.

Ma Gabbianelli lo ha ignorato, ha fatto finta di non raccogliere le bastonate tra capo e collo che il "Nando", onorevole viterbese, gli ha propinato. Infatti nel ringraziare tutti gli intervenuti, non ha risposto a Gigli in merito alla cessione dell'assessorato all'Urbanistica, vero e solo nocciuolo della divisione tra AN e FI. D'altrone sono dieci anni che l'urbanistica viterbese è in mano di AN, sarebbe quindi proprio il caso, dopo l'evidente vittoria azzurra, che quest'ultima sia appannaggio dei forzisti.

In effetti, come ha affermato Gigli, anche se l'Urbanistica fosse assegnata a un membro di Forza Italia, questi e nessun altro potrebbero sfuggire alla super visione del sindaco, responsabile di tutto. Ma Gabbianelli, non cede, non vuole interferenze negli affari di competenza dell'urbanistica. Strano atteggiamento. AN perde alle elezioni un consigliere, FI vince e guadagna due consiglieri e Gabbianelli vuole che FI, non solo resti con quattro assessori come prima, ma che non chieda nulla di più.

Gabbianelli perde e vuole dettare le sue voglie. E si permette pure di affermare pubblicamente che tirerà i soliti "calcioni con lo scarpone", a chi non agirà negli interessi della città.

A queste parole ripenso allo stato in cui si trova Viterbo, ripenso alle decine e decine di fotografie che ho pubblicato sul passato numero 12 de "La Città".. A quelle raccapriccianti, che propongono tre secchioni dell'immondizia posti davanti alle mura etrusche, prima di entrare in Piazza san Lorenzo; a quelle che mostrano i pericoli corsi dai cittadini che percorrono Via san Clemente, nella quale, tra l'altro è un burrone di trenta metri; a quelle che mostrano i marciapiedi cittadini che non salvaguardano le persone che li percorrono.

Mi chiedo allora, alla luce di quanto sopra, ma chi dovrebbe dare i "calcioni con lo scapone" a Gabbianelli, responsabile della incolumità delle persone e della bella facciata della nostra città? Ovviamente lui stesso! se fosse coerente.

P.S. Finito il Consiglio comunale, stavo in Via Ascenzi, ad un certo punto sono usciti dal portone del Comune il sindaco Giancarlo Gabbianelli e l'architetto Armando Balducci. Ebbene si sono prima stretti la mano, poi si sono abbracciati e poi si sono baciati, ovviamente, sulle guance.

Ma Balducci non è amico di Gabbianelli! Non si può dire, altrimenti Gabbianelli s'incazza!

Mauro Galeotti

postato da: Spvit | 23:59 |

domenica, luglio 04, 2004

Viterbo, 4 Luglio 2004

Gabbianelli non si è smentito, dopo la rielezione a sindaco è ancora più arrogante di prima.

Complimenti a chi lo ha votato! Intanto l'Arcionello è aggredito sin da ieri dalle ruspe...

Lo avevo scritto ai 23491 Viterbesi di non votare Giancarlo Gabbianelli, il peggior sindaco di Viterbo dal dopoguerra ad oggi, perché se ho scritto che è "il peggior sindaco di Viterbo dal dopoguerra ad oggi", motivi ce ne erano, motivi che si sono immancabilmente ripresentati dopo la rielezione del "guerriero della luce". D'altrone basta frequentarlo pochi minuti il "gabbiano" che subito ci si accorge di che pasta è fatto. Provate a contraddirlo e lui subito vi caccia dall'ufficio del sindaco, come ha provato una volta a fare con me, testimone Sandro Zucchi, oppure se è per strada vi ignora, d'altronde... non vi vede, che ci può fare? Oppure vi toglie il permesso di sosta riservato ai giornalisti. Oppure, pur essendo direttore responsabile di una testata giornalistica, non vi fa accedere al percorso della Macchina di santa Rosa, negazione che si permette pure di non motivare. Oppure vi disturba, testimone un poliziotto, mentre state riprendendo con la videocamera, per un servizio giornalistico, un avvenimento viterbese come il Trasporto della Mini Macchina di santa Rosa. Oppure non vi invita alle conferenze stampa del Comune o non sapete l'ora esatta della riunione, perché vi viene data un'ora sbagliata. Oppure toglie l'unica attività culturale svolta col Comune, ossia il Mercatino di antiquariato e artigianato "Sotto il campanile", spostato ormai a Vitorchiano da un anno. Insomma il giornalista che non è in linea col regime..., ormai si sa, viene tolto dai coglioni.

Ve lo ricordate quanto ha fatto discutere in Forza Italia la ricandidatura di Giancralo Gabbianelli a sindaco di Viterbo?

Vi ricordate la prosopopea del grande Gabbianelli che vedendosi escluso da Forza Italia, fino a quel momento, aveva lanciato sui giornali la "minaccia" che, essendo il "guerriero della luce", lui si sarebbe presentato da solo? Senza l'appoggio di Forza Italia. Si sentiva talmente forte, talmente pieno di sé, talmente bravo che aveva ritenuto che sarebbe riuscito ad essere rieletto col solo appoggio di AN, UDC e NPSI.

Oh Dio! fossero state scolpite quelle affermazioni sulla pietra, oggi non l'avremmo tra le balle... invece Gabbianelli, grazie all'appoggio di Forza Italia, grazie all'appoggio di Rodolfo Gigli, è stato rieletto. Se Gigli non fosse stato costretto dai capoccioni di Roma ad appoggiarlo, il "gabbianello" avrebbe fatto un bel tonfo sull'immondizia visto che il suo partito, Alleanza Nazionale, ha perduto consensi dappertutto e anche a Viterbo. E' pertanto certo che se Forza Italia, se Rodolfo Gigli, avessero lasciato da solo Gabbianelli, il povero presuntuoso sarebbe rimasto come don Falcuccio, e se Forza Italia avesse presentato da sola un suo candidato questi, al ballottaggio, avrebbe occupato la poltrona di sindaco al posto di Gabbianelli, e ci saremmo tolti di mezzo, come afferma lui stesso, un sindaco con "un caratteraccio".

Gabbianelli pur sapendo che grazie a Forza Italia il suo didietro lo può riappoggiare per altri cinque anni (ma forse no, se continua a tenersi l'Urbanistica per proteggere il posto all'architetto Balducci) sulla sedia di sindaco, si permette di fare l'altezzoso. Di dettare legge, come ha sempre fatto nei cinque anni passati. Hai voglia a dire oggi che gli assessori erano liberi di decidere, di seguire autonomamente i loro assessorati... tutte chiacchiere del nostrano Gabbianelli, il quale vuole far passare la sua gestione della cosa pubblica come fosse una delle più ampie democrazie... invece mi ricorda tanto il Duce Mussolini, e... scusa Benito se ti ho paragonato a Gabbianelli.

Ma tutta Alleanza Nazionale, escluso Marcello Meroi, degnissima persona, pure democratica, mi pare di una arroganza inaudita. Ad esempio, leggo oggi che il senatore Michele Bonatesta, poiché i tifosi della Viterbese non hanno votato certi candidati da lui sostenuti, assieme all'Allegrini, non vedranno mantenuta la promessa che voleva la costruzione dello Stadio comunale in tempi brevi. I tifosi saranno puniti! Dovranno aspettare i normali tempi della burocrazia! Ma allora le promesse pre-elettorali per una soluzione rapida del nuovo Stadio erano solo balle!? Come al solito si gioca sulla buona fede degli elettori!

Che mondo! Ma non mi stupisco più purtroppo.

O forse sì!... per mia fortuna!

E dire che Giancarlo Gabbianelli appena rieletto, nella festa che ha voluto organizzare in Piazza del Gesù, a suon di porchetta vino e panini, assenti gli uomini di livello di Forza Italia, e questo la dice lunga sui loro rapporti, ha voluto che i presenti battessero le mani a due funzionari suoi amici. Si tratta dell'onnipotente, onnipresente, onni tutto architetto Armando Balducci e del calcolatore Guerrini. Non si era mai visto che un politico, sindaco, chiedesse un applauso in favore di due impiegati comunali. Ma quali sono i motivi di tale atteggiamento? Perché si dovrebbe battere le mani a due impiegati che dovrebbero aver svolto il loro lavoro come lo svolgono gli uscieri, i cantonieri, gli autisti... Qualcuno me lo sa spiegare? Che cosa c'è dietro che non riesco a capire? Perché non sono state battute le mani a Massimo Saldi, autista del sindaco, degnissima persona?

Ma voglio concludere con le affermazioni di Giancarlo Gabbianelli, alias il "guerriero della luce", alias "il peggior sindaco di Viterbo dal dopo guerra ad oggi":

"Ancora con Gabbianelli, ancora meglio!" (Per fortuna si sarebbe dovuti andare ancora meglio, intanto la giunta è monca, soli 4 assessori su 8, e bloccata nelle decisioni importanti)

"Ascolto tutti, poi decido io!" (Un politico molto molto democratico, che se lo tenghino pure i 23000 Viterbesi che l'hanno votato!)

Viterbo è migliorata, è cresciuta!"(Vedi le decine e decine di fotografie di Viterbo abbandonata pubblicate sul numero 12 del 23 giugno 2004 della "Città" e capirai quanto è migliorata Viterbo)

"Pretendo il meglio per Viterbo e i Viterbesi"(Idem come sopra)

"In 5 anni abbiamo fatto bene"(A parte il lastricato di Via santa Rosa, il rifacimento di Via Cavour, la bretella al Riello, lo spartitraffico a Piazzale Gramsci, l'inutile cancellata a Prato Giardino, ma in cinque anni cos'altro ha realizzato, se non aver vissuto di rendita inaugurando, anche opere incompiute, che poi non erano farina del suo sacco?)

"Viterbo 1999+2004, 5 anni spesi bene!"(Chi si accontenta gode!)

ed infine la più raccapricciante, esilarante "Viterbesi Vi amo!".(...per fortuna, altrimenti...)

postato da: Spvit | 18:05 |