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mercoledì, febbraio 25, 2004
La Città n° 4 del 25 Febbraio 2004 Quindicinale di opinione e servizi di Viterbo e provincia Direttore responsabile Mauro Galeotti Cellulare 3393337869
Editrice - Redazione - Pubblicità: Studio Pubblicitario Viterbese S.r.l. Viterbo - Via T. Carletti, 35 - Tel.0761.345.877 Fax 323.049
Iscrizione al Tribunale di Viterbo n.381 del 19 Febbraio 1992
Il mercatino più grande dell'Alto Lazio "Sotto il campanile" CHE SI TENEVA A VITERBO, cacciato da Gabbianelli, E' A VITORCHIANO, A DUE PASSI DA VITERBO
OGNI TERZA DOMENICA
DEL MESE
Questoro? E quando mai si castrano!
Siore e siori... non uno, ma due parchi!
di Mauro Galeotti
Non mi fido affatto della decisione dell'inatteso dietro-front dell'Amministrazione comunale sul destino, pieno di cemento, ben 154000 metri cubi, della Valle dell'Arcionello. Infatti, per i più sembra sia una "sconfitta" del Centro destra che governa al Comune, ma non mi pare proprio che, i signori del Palazzo dei Priori, l'abbiano intesa così. Anzi a me pare una "bella" mossa politica attuata prima delle elezioni, dopo che i governanti della città hanno constatato, e fiutato, il gran botto che faranno il 13 Giugno. Checché ne dica Fracassini. Non mi fido perché non credo che cambierà molto, se non qualche balletta di cemento in meno, tanto è vero che al grido di vittoria di Antonello Ricci, coordinatore del gruppo cittadino "Salviamo l'Arcionello", da parte del Comune, per bocca, appunto, dell'assessore all'Urbanistica, Antonio Fracassini, questi non accetta di parlare di sconfitta dell'Amministrazione. Tanto è vero che dichiara che il "nuovo" piano per l'Arcionello sarà al più presto portato in Consiglio comunale, con alcune modifiche.
Ma la cosa "nobile" di tutta la faccenda è che a fare retro marcia, almeno così appare, all'iter amministrativo relativo al Piano integrato dell'Arcionello, siano stati gli stessi proprietari e società interessate. Ossia i proprietari e i costruttori che per amore del verde, spontaneamente, nobilmente, con tutto il cuore, figurateveli, si... castrano! Fracassini, che in fondo in fondo non è una cattiva persona, e si trova tra vasi di coccio e vasi di ferro, ha anche dichiarato di voler sottoporre il "nuovo piano" dell'Arcionello all'attenzione dei cittadini, delle associazioni e degli ordini professionali. Ma, a proposito di quest'ultimi, l'assessore come la mette con la Giunta, della quale ovviamente fa parte, che ha dato incarico ad un avvocato, per tremila euro, di valutare se c'è la possibilità di denunciare gli ordini professionali che, esprimendo pubblicamente il loro parere in merito alla faccenda dell'Arcionello, hanno dichiarato il loro dissenso a tale operazione?
Alle affermazioni di cui sopra si contrappongono quest'altre che leggo sul Corriere di Viterbo del 18 Febbraio, appena passato. Fracassini, infatti, afferma che il Piano integrato dell'Arcionello "è già stato presentato" per sottoporlo al Consiglio comunale prima delle elezioni. Ciò, afferma, per non dare motivo all'opposizione di sollevare sospetti sulla faccenda. Ma che bravo! Ma che buono, l'assessore! Specialmente quando dichiara che le "passeggiate", organizzate dal Comitato "Salviamo l'Arcionello", non c'entrano nulla con quanto è avvenuto. "E' solo capitato che qualche suggerimento - dice Fracassini - è stato accolto e ora, con il nuovo piano, le costruzioni previste nella valle verranno dislocate altrove". E mi chiedo dove?
Poi l'assessore dà l'anatema finale: "L'ambiente non verrà mutato di una virgola". E qui, sicuramente, si riferiva alle nuvole nel cielo, che continueranno a passare liberamente, se sospinte dal vento. Peccato che il 17 Febbraio scorso, l'architetto Gianni Cesarini, progettista del Piano con Marco Andreoli, sulle colonne del Corriere di Viterbo, nelle vesti di tecnico serio e stimato, ha affermato: "Nessun ripensamento: i proprietari hanno solo deciso di rimodulare il progetto. Le cubature restano inalterate". E Fracassini, in controcassa, lo stesso giorno afferma in politichese che il Comune: "intende valorizzare l'area in tutte le sue parti, attraverso la costruzione di due parchi, quello dell'Arcionello e quello del Fosso Luparo. I privati hanno voluto, in questo senso, dirottare le somme stanziate inizialmente per altre opere sulla realizzazione dei parchi, che saranno ora collegati da un unico percorso".
A me pare di giocare a ping pong! Chi dice una cosa, chi dice l'esatto contrario. Ma al Comune di Viterbo la mano destra sa quello che fa la sinistra, oh scusate forse è meglio che tolgo "sinistra" e metto mancina? Intanto qualcuno ha fatto sparire sotto terra i resti di una cartiera seicentesca, innalzata su un mulino del '400, che a detta dell'architetto Giuseppe Zammerini, il quale elaborò le schede tecniche del Piano regolatore di Viterbo degli anni '70, era da considerarsi "di notevole interesse". E hai voglia tu, caro Giuseppe Parroncini, a sollecitare il presidente della Commissione ambiente della Regione Lazio, Luigi Celori, perché inizi la discussione in commissione sul Parco dell'Arcionello! Quello che manca è il rispetto. Il rispetto per la memoria storica. Il rispetto per l'ambiente naturale. Il rispetto verso noi stessi. Il rispetto verso coloro che verranno dopo di noi.
Mauro Galeotti
Contro il sindaco è tutta la Destra storica
Bravo! Bravo! Gabbianelli!!!
di Patrizia Coppa
Stavolta devo dire che Gabbianelli, il sindaco uscente scadente (nel senso che gli è scaduto il mandato), e comunque, senza nulla togliere, il ''peggiore dal dopoguerra ad oggi'', è stato proprio bravo.
Bravo, perché è riuscito a far coalizzare tutta la Destra, quella vera. Quella doc. Quella con i valori e composta da persone serie.
Bravo, perché con tutto il malcontento che ha scatenato, è riuscito a far sentire l'esigenza di contrastarlo.
Bravo, perché ho sentito dire da un suo avversario politico: "non posso più stare fermo a guardare lo scempio che sta commettendo".
Bravo perché ha saputo, con i suoi atti, far riunire tutta la Sinistra, che si è compattata davanti a lui.
Bravo, perché riesce ad essere l'avversario di se stesso, risparmiando le fatiche agli avversari.
Bravo, perché ce l'ha fatta a far disamorare tutti quelli che votavano AN.
Bravo, perché è stato abbastanza arrogante, autoritario e non rispettoso di tutti quei cittadini che avrebbero voluto parlare con lui e in questi cinque anni non ci sono mai riusciti.
Bravo, perché ha impaurito e ridotto a comparse gli assessori che non fanno nulla che lui non sappia, che non prendono iniziativa e che, forse, sperano, per il prossimo eventuale mandato, qualcosa di meglio che dire signorsì, sissignore! Sissignore signorsì! Oserei dire che quasi non c'è gusto a concorrere contro di lui! Ad ogni modo la Destra vera, quella doc dicevo, c'è ed è forte. E' importante, per chi è di Destra, poter avere un punto di riferimento che non sia rappresentato da Gabbianelli, e a Viterbo questa opportunità si presenta agli elettori forte, decisa, leale, piena di valore e portata avanti da gente seria, non arrogante, non piena di sé e non prepotente, in grado di offrire una alternativa importante, per il bene della comunità, per il bene della città e soprattutto "Per una alternativa sociale". E' questo il nuovo gruppo formatosi a Viterbo da Alessandro Bordoni e Marco Muzzi per Fiamma Tricolore, Giuseppe Occhini e Giuseppe Salomone per Fronte Sociale Nazionale e Nicola Parenti per Libertà d'Azione, il partito di Alessandra Mussolini. Questi sono i veri uomini della Destra, dall'altra parte non c'è altro che ... "Il Guerriero della luce"! Bravo Gabbianelli, perché ti sei pure trovato un bel soprannome tutto da solo!
Patrizia Coppa
Mauro Rotelli giardiniere
di Simone Galeotti
E già! Avete proprio letto bene! Sembra che il giovane e pimpante assessore alle Politiche giovanili, Mauro Rotelli, sappia saltare da un assessorato all'altro, da una competenza all'altra, con molta facilità. Troppa facilità. Tanto che qualche giorno fa, ha pensato bene di dedicarsi al Verde pubblico e ha fatto abbattere, di sua iniziativa, una dozzina di alberi in Piazza Crispi.
Probabilmente l'assessore alle Politiche giovanili, sovrastato dalla roboante musica delle ''sue'' amate discoteche, si è dimenticato quale sia il suo ruolo in questa Amministrazione comunale? Eccomi qui a ricordarglielo, puntuale. Innanzitutto, caro Rotelli, ti dico come funziona una normale amministrazione: essa è composta da vari assessori, ognuno dei quali è incaricato riguardo un certo ambito. Tu sei l'assessore dedicato alle Politiche giovanili e come capirai non ti deve riguardare il Verde pubblico. Primo perché non sei assolutamente competente in quel settore, secondo perché un assessore al Verde pubblico (pubblico significa di noi tutti e non tuo, caro Rotelli), per fortuna c'è ed è il vicesindaco Giovanni Arena. Inutile dire che qui la vicenda, riguardo a chi abbia dato realmente l'ordine del taglio degli alberi, a Piazzale Crispi, si complica e purtroppo a complicarla è la stessa Amministrazione. Quest'ultima prima smentisce, poi ritratta, poi aggiusta e, infine, fa anche la spiritosa. Il che mi pare pure grave. Mi riferisco alla risposta incrociata, scritta a quattro mani, (se ne sentiva il bisogno?), sul Messaggero, da Rotelli e Arena, i quali, con delle allusioni tolkeniane, del tutto fuori luogo, rispondono ''ridacchiando'' agli attacchi della stampa e dell'Associazione Achille Poleggi, riguardo l'inopportuna decisione presa da Rotelli.
Cari Giovanni Arena e Mauro Rotelli vi ricordo che non siete pagati per fare dell'ironia, e che tra l'altro è proprio l'attuale Amministrazione Gabbianelli ad aver fatto ''scappare'' da Viterbo, colui che ha portato in Italia la saga del grande Tolkien. Mi riferisco all?indimenticabile Alfredo Cattabiani, ultimo uomo di cultura fatto fuggire dalla nostra città. Di conseguenza, prima di fare della banale ironia, citando Tolkien, è meglio che rileggiate la vostra storia recente e vi mettiate d'accordo tra di voi! Ma se il fatto di non ricordare la vostra storia recente mi tocca poco o niente, mi spiace di più che poco ricordate anche della storia passata di noi tutti. Mi riferisco ad un ''certo'' Parco della Rimembranza, vi dice nulla? Bèh, per chi non lo sapesse, il Parco della Rimembranza era proprio l'attuale Piazza Crispi, e, cosa più significativa, quel parco, per essere della ''Rimembranza'', aveva qualcosa di particolare che doveva far ricordare a tutti le atrocità della guerra (quella del '15 - '18). Ma indovinate un po' quale era questa cosa particolare?
Vi aiuto! Più che una cosa erano tante, erano grandi, avevano le radici, i rami e tutto il resto! Avete indovinato? Esatto! Gli alberi erano il tramite con la storia! Gli alberi dovevano ricordare i nostri caduti nella Prima guerra mondiale. Fortunatamente, si fa per dire, gli alberi fatti tagliare dal nuovo ''giardiniere'' di Palazzo dei Priori non erano gli stessi piantati ottant'anni fa, ma se fossero stati quelli, dubito che ci sarebbe stata più attenzione. Comunque quello che mi preme è che quel messaggio di pace che Piazza Crispi, ex Parco della Rimembranza, aveva, venga ricordato anche oggi. Pertanto spero che l'assessore Arena, o chi ne fa le veci (vedi Rotelli), faccia qualcosa per questo. Se il ricordo di quei nostri caduti nella Guerra del '15 -'18 non affondasse nel dimenticatoio, sarebbe una bella cosa! Aggiungo ancora, che da quello che gli stessi Rotelli e Arena scrivono nell'''onirica'' risposta alla stampa e all'Associazione Achille Poleggi, si evince che gli alberi malati fossero solamente tre o quattro. Ma allora perché gli alberi fatti tagliare dal pimpante Rotelli sono oltre una dozzina? Forse che il tanto decantato ''lavoro di squadra'' tra gli assessori di questa Amministrazione, manca del parere di un ''assessore ragioniere'' che sappia fare due conti? mah!
Cerco di sdrammatizzare perché quello che i due, ''malandrini'' assessori, (così si definiscono loro stessi nella risposta a ''Merlino'', sul quotidiano Il Messaggero), stanno facendo passare per normale amministrazione, di normale non ha nulla, ed anzi è gravissimo che un assessore come Rotelli, si attribuisca il diritto di prendere decisioni, riguardo competenze non sue. Cosa ancora più assurda è che i due ''malandrini'' assessori, sempre nella risposta scritta al Messaggero, prendano spunto dalla situazione di ''critica'' per un'autocelebrazione, tanto fuori luogo, quanto era fuori luogo la citazione tolkeniana precedente. Ma come si fa a trasformare un'accusa così grave, in un momento per decantarele proprie imprese personali? ari mah!
E va bene| abbiamo capito che oggi il cuore di Rotelli batte per il Verde! Mica come quando si è occupato del tanto osannato Summer Village a Prato Giardino! All'epoca, il suo cuore ''Verde'' non si era fatto sentire per niente! Abbiamo visto tutti le pessime condizioni in cui la sua bella iniziativa ha lasciato le ormai ''ex'' aiuole di Prato Giardino. Le bottiglie e i vetri rotti abbondavano in terra da tutte le parti. I prati, una volta verdi, grazie anche alla brillante idea di privarli delle loro protezioni, sono stati facile ''preda'' di piedi selvaggi. Inutile dire che di verde, quei prati, non hanno più niente. Ma attenzione gente! Quello è il passato! Oggi c'è un nuovo ''giardiniere'' in città! Un nuovo cuore verde batte per le strade di Viterbo! A tutti gli alberi della città' si salvi chi può!
Simone Galeotti
30 minuti di sosta in Via Garibaldi e Via Cavour
di Bruno Matteacci
Per conoscere lo stato d'animo dei Viterbesi è sufficiente fare quattro passi attraverso la città e fermarsi ad ascoltare quanto dice la gente. Fare , in poche parole, quanto ho fatto ed ascoltato nei giorni 20 e 21 febbraio scorso lungo il tratto che va da Porta Romana, giù per via Garibaldi, Fontana Grande e via Cavour. Lungo questo tratto esistono oltre duecento operatori commerciali, artigianali e professionali che da tempo non riescono più a sbarcare il lunario in maniera tranquilla in quanto, quotidianamente, si trovano in lotta con le disposizioni del Comune di Viterbo che, tramite i zelanti Vigili Urbani, rendono loro la vita impossibile. Tutto scaturisce dal "divieto di sosta" esistente lungo le predette vie e la impossibilità che hanno gli operatori locali a svolgere, con serenità, la propria attività lavorativa; senza esasperare, non solo loro stessi, ma anche e soprattutto i clienti che si vedono multati, se trovati con l'auto in temporanea sosta. E' capitato che una signora, al fine di evitare l'insistenza del vigile nel farle rimuovere l'auto, è dovuta uscire dal negozio senza prendere il resto di quanto doveva pagare. In un'altra occasione un signore, che aveva ordinato un certo prodotto, che era in fase di impacchettamento, è dovuto uscire senza ritirare la merce ordinata. In un altro caso è capitato che un signore ha parcheggiato l'auto sul lato destro, all'inizio di via Cavour, lasciando accese le luci ad intermittenza, per andare nella vicina farmacia per acquistare delle medicine; al ritorno ha trovato il fatidico biglietto rosa sul parabrezza e l'assenza del vigile urbano. Le conclusioni sullo stato d'animo di questi signori e dei relativi commercianti è facile desumerlo. Ora, sarebbe molto più semplice se il Sindaco o l'Assessore alla viabilità stabilissero di autorizzare, lungo le citate vie, una sosta limitata, almeno, a trenta minuti.
Ciò consentirebbe la sopravvivenza di molte attività ivi esistenti e la libertà di scelta negli acquisti da parte della cittadinanza. In particolare ritengo, sentiti pure gli umori di molti cittadini, che la istituzione della temporanea sosta, nelle immediate vicinanze delle farmacie, dovrebbe rivestire carattere d'urgenza. I motivi di questa ''caccia'' all'auto in sosta nel tratto Porta Romana - via Cavour sono da ritenersi: infondati, immotivati, inutili, inefficaci, (se non sotto l'aspetto finanziario per le casse del Comune), prepotenti se si dà uno sguardo ad altre vie della città come: via Cairoli, via Matteotti, via E. Bianchi e, non per ultima, via Monte Asolone dove è consentita la sosta nei due lati rendendo la stessa una strettoia difficile da percorrere. Vista la "sordità" del Sindaco e degli Assessori (in)competenti, tenuto conto dello stato d'animo ed economico di molti operatori, che pagano le tasse, ben venga quanto letto su un quotidiano locale: "Per il bene della città, via Gabbianelli". Speriamo... dipende solo da noi!
Bruno Matteacci
21 Febbraio 1996
di Bruno Matteacci
Questa data sarà, come lo è stata per questi ultimi otto anni, una data da ricordare, non solo perché il 21 Febbraio 1996, il dinamico, l'amico fraterno, il sacerdote, il parroco don Armando Marini è partito, da questa terra, per lidi migliori; lasciandoci storditi spaesati, soli orfani addolorati perché Lui era ed è, per noi, punto di riferimento per la soluzione dei problemi dell'anima e del corpo. Penso comunque, che non sia il caso di girare la lama che ha ferito il nostro cuore, ma è importante non dimenticare, perché come da anni dico: "si muore quando si è dimenticati". Quindi se tanto mi dà tanto, don Armando non morirà mai perché è nei nostri cuori e vi rimarrà. Faremo di tutto per tramandare nel tempo, ai nostri nipoti, la figura e le opere di don Armando. Come Egli ha voluto fare nel tempo, inculcandoci l'amore per San Valentino e Ilario, i due primi martiri della cristianità, che vissero nel 303 d. C. Sì il 21 Febbraio lo ricorderemo anche perché nel 2004 si è visto realizzato il sogno di don Armando grazie a Piermaria Cecchini ed alla Compagnia "I Giovani" che hanno portato sulla scena, con tanta bravura, la storia dei due martiri dal titolo: ''A sud di Dio, l'Itinerario della fede Valentino e Ilario martiri silenziosi''. Il dramma antico, scritto e diretto magistralmente da Piermaria Cecchini si è tenuto per volontà dell'Associazione "Don Armando Marini", con il patrocinio della Città di Viterbo, il 21 Febbraio 2004 alle ore 21 nella Cattedrale S. Lorenzo, dove sono custodite le Teste dei Martiri, alla presenza del Vescovo di Viterbo, l'assessore Fosca Tasciotti, don Bruno Marini e tanti, tanti, tantissimi amici di don Armando che hanno applaudito a lungo l'opera, l'autore e gli interpreti che hanno fatto vivere il sogno di don Armando.
Sono state due ore che sono trascorse velocemente, troppo velocemente, sono state due ore da ricordare con la speranza che questo dramma venga riproposto allo scopo di consentire, al più presto, a tutti i Viterbesi di vivere queste fantastiche ore, con lo stesso amore come hanno vissuto, anche se solo attimi, vicino a don Armando.
Bruno Matteacci
Il Quartiere Santa Barbara è abbandonato a se stesso
di Simone Galeotti
Una nuova scuola materna al Quartiere Santa Barbara per il 2006 con solo quattro classi? Se continua così di scuole ce ne vorranno due e molto prima del 2006. Le iscrizioni per il 2004/2005 sono aumentate del 30% e a settembre prossimo, come lo scorso anno, molti bambini si vedranno rifiutare l?iscrizione perché non c'è posto. Il Comitato Gens Città Nuova torna alla carica. Nonostante il sindaco Gabbianelli abbia affermato come ''propaganda elettorale'' ciò che il Comitato sta perseguendo, e che il Comitato stesso ''conta meno di niente'', il presidente Fabrizio Fersini risponde: ''E' sempre maggiore il numero di persone stanco delle solite promesse, sempre di più si rivolge a noi, iscrivendosi al Comitato, chiedendoci di dare loro voce . E' sorprendente come il Sindaco sembri dimenticare o forse non capire che il Comitato non ha velleità politiche. Che nessuno di noi intende concorrere per alcuna poltrona alle prossime elezioni. Che l'unico intento è quello di migliorare la qualità della vita dei cittadini che abitano a Santa Barbara e che questo è un diritto sacrosanto. Che è giusto rivendicare, a prescindere da chi sia il sindaco o l'appartenenza politica dell'Amministrazione comunale.
Se non si capisce tutto ciò e ci si agita tanto, sbandierando presunte sollevazioni elettorali, evidentemente il Comitato ha ragione di credere che ciò che è stato promesso non corrisponde all'esatta verità. Pertanto - prosegue Fersini - il Comitato va avanti per la sua strada''. Per il 27 Febbraio è stata indetta un'ulteriore assemblea presso la Parrocchia di Santa Barbara. Questa volta straordinaria per dare inizio alla 1ª petizione di firme sui temi ed i problemi più scottanti del quartiere. Dopo le parole servono i fatti, ed in mancanza di un progetto esecutivo della scuola materna ed elementare entro il mese di Maggio 2004, ci sarà un sit-in in Piazza del Comune. Ma il Comitato Gens Città Nuova non si sta muovendo solo sul fronte Scuola. E' stato realizzato un dettagliatissimo dossier, peraltro già consegnato a tutte le forze politiche viterbesi, sullo stato di salute del Quartiere Santa Barbara: cassonetti, illuminazione, marciapiedi, panchine, parcheggi, aree verdi, monitoraggio della raccolta dei rifiuti. I dati che emergono sono incredibili: cassonetti insufficienti, frequenza di raccolta inadeguata in raffronto agli abitanti residenti, otto vie e Piazza Michelangelo, del tutto prive di illuminazione , marciapiedi inesistenti, panchine latitanti, parcheggi scarsi, assenza di verde pubblico. Pertanto Gens Città Nuova si è riunita Lunedì 23 febbraio alle ore 21, presso la Parrocchia S. Barbara, in un gruppo di lavoro permanente, ed ha passato al setaccio i gravi problemi riscontrati con il dossier già presentato all'Amministrazione comunale e a tutti i Gruppi consiliari. Scopo finale , produrre , a chi di dovere , la documentazione necessaria, perché venga fatta piena luce sulle precise responsabilità da attribuire.
Simone Galeotti
Due parole a Giovanni Arena
di Bruno Matteacci
Caro Giovanni, ho letto, la polemica sorta a seguito della estirpazione delle piante in Piazza Crispi. Pur ammettendo la legittimità del provvedimento, stante le precarie condizioni delle piante esistenti, mi ha turbato lo "sballottamento" delle responsabilità o dei "meriti" sorti fra te, il tuo collega di Giunta Rotelli e, addirittura il presidente della Circoscrizione. Ognuno ha tentato di prendere i meriti, se meriti ci sono, nel fare il proprio dovere allo scopo della salvaguardia della pubblica e privata incolumità. Si è scritto molto, si è detto tanto, ma tutto ha fatto capire che, in seno alla Amministrazione comunale, c'è confusione in quanto ognuno cerca di apparire il più possibile. A questo punto mi sento legittimato segnalarti che, in via Monte Nevoso, davanti alle porte del supermercato CONAD sono presenti due "ceppi" di acacia che, a suo tempo, il Comune fece tagliare lasciando intendere che le avrebbe sostituite con i "prunus" come quelli, che sono stati messi a dimora, dalla ditta Daniel Plants, sulla stessa via. Ora, per la seconda volta due signore, nell'uscire dal Supermercato CONAD, hanno inciampato nei ceppi, ivi esistenti, facendosi male, una in un ginocchio e l'altra in un gomito, con la conseguente rottura di bottiglie di olio che aveva nella borsa della spesa. Ora, caro Giovanni, ti pare accettabile il comportamento del Comune di Viterbo?
Il pericolo, esistente su Via Monte Nevoso n° 10, fu segnalato mesi addietro dal nostro giornale. Purtroppo, siete rimasti tutti "sordi" e il pericolo rimane fino a quando si procederà, in via legale, con una denuncia a carico del Comune per mancata tutela della salvaguardia della pubblica e privata incolumità per la quale, per quanto riguarda Piazzale Crispi, avete fatto a gara per rimettere in pristino le piante tolte. Vedi tu se puoi dare le disposizioni atte ed eliminare tale inconveniente. Oltre me ed il titolare del Supermercato CONAD, molti cittadini te ne saranno grati. Cari saluti.
Bruno Matteacci
Viale Trieste coi marciapiedi impossibili
di Agnese Galeotti
Ancora una volta mi trovo a far presente all'Amministrazione comunale, i disagi che riguardano Viale Trieste. Ancora una volta, perché già in precedenza avevo reso nota la situazione in cui si trovano i marciapiedi di questa strada. Con tanto di foto, avevo documentato il dislivello tra la carreggiata e i marciapiedi. Quest'ultimi sono cosparsi di buche e dossi. In alcuni tratti i marciapiedi sono così stretti da rendere difficile il passaggio anche di una sola persona. In altri tratti il livello, che dovrebbe essere notevolmente superiore alla strada, è nettamente inferiore, causando ovvio pericolo per i pedoni, niente affatto protetti dall'eventuale fuoriuscita delle auto che transitano lungo il viale. Addirittura le auto vengono parcheggiate in alcuni spazi del marciapiedi, i pedoni, loro malgrado, si trovano costretti a lasciare il marciapiedi e ritrovarsi sulla strada. Ma possibile che a Viterbo i problemi si debbano ripetere, ripetere e ripetere ancora, sperando utopicamente che vengano risolti?! Io continuo a far presente il problema ancora una volta all'Amministrazione comunale.... ricordando che tra poco ci saranno le elezioni, chissà, forse in questo modo si impegnerà un po' di più nel risolvere il problema.
Agnese Galeotti
Puzza a go go!
di Agnese Galeotti
Percorrendo la zona fuori Porta Faul, o meglio la strada che porta alle Terme, sulla sinistra, si trova il letto dell'Urcionio. Per chi non lo conoscesse è il torrente che attraversa la nostra città, ed è, purtroppo, ridotto a raccolta di liquami. In questa parte della città il letto del torrente è scoperto e senza recinzione. Chi non conosce la zona potrebbe cadervi dentro, e nonostante questo è anche pericoloso per la presenza di topi. Inoltre il cattivo odore invade le zone circostanti dove si trovano attività commerciali che hanno il diritto di essere tutelate. Per di più il suo affluente, il Fosso San Pietro, viene preso di mira e utilizzato come discarica dai cittadini poco civili, pertanto la situazione ed il degrado continuano a peggiorare. Sono anni ormai che l'Urcionio e il Fosso San Pietro sono in questo stato. Considerando che si trovano all'entrata di una delle porte della città, non è dignitoso accogliere i turisti con la visione di tale degrado. Speriamo che l'Amministrazione comunale si rimbocchi le maniche.
Agnese Galeotti
Gabbianelli ''uomo di profonda cultura''
di Mauro Galeotti
Nel 1848 William M. Thackeray, uno scrittore inglese coniò un termine diventato comune in tutte le lingue ossia ''snob''. Esso oggi si usa per definire una persona eccentrica dai gusti raffinati, quasi aristocratici, ma nel suo significato originario stava ad indicare chi mostrava una cultura che in realtà non possedeva. Anche il sindaco Gabbianelli si atteggia ad ''uomo di profonda cultura'', pur non avendone gli opportuni titoli. Ciò si deduce da un'attenta lettura della rubrica settimanale ''Parola di Sindaco'' con la quale, da buon tuttologo, intrattenendosi su qualunque tema, ogni domenica lui, maestro di pensiero e di vita, si propone sulle colonne del quotidiano Corriere di Viterbo. Approfitto dell¹occasione per rivolgere un appello ai colleghi del Corriere. Essendo cominciata la campagna elettorale, non sarebbe opportuno cessare la pubblicazione di una rubrica così sfacciatamente partigiana: un monologo agiografico ed apologetico senza alcuna possibilità di contraddittorio? Se si volesse continuare, per par condicio, analoghi spazi non dovrebbero, quantomeno, essere messi a disposizione, sin d'ora, anche ai candidati a sindaco della prossima elezione? Ciò per mettere tutti sullo stesso piano poiché la sproporzione nell'accesso ai media tra l'attuale sindaco e gli altri candidati è veramente enorme. Gabbianelli sceglie con cura le sue foto ufficiali con una particolare predilezione per quella di lui seduto alla sua scrivania preso di tre quarti con la mano destra poggiata sul bracciolo della poltrona e il gomito leggermente alzato, vestito con giacca chiara e cravatta intonata e con l'aria seria ed assorta di chi, conscio dell'alto incarico, vuole diffondere un'immagine d'elevate capacità ed efficientismo. Ogni occasione è buona per celebrare il suo io. Il mensile d¹informazione ''Il Comune di Viterbo'', edito a cura della stessa Amministrazione comunale potrebbe essere ribattezzato ''L'Eco di Gabbianelli'' poiché, avendo da qualche tempo perso ogni contenuto, è rivolto esclusivamente a mostrarlo a colori in carta patinata in tutte le salse. Si comincia con la seconda di copertina in cui, accompagnato da una sua foto sorridente formato tessera ferroviaria, ci ammannisce banalità infarcite della retorica più povera, cercando di spargere ottimismo nel magnificare il nulla. Poi, inoltrandoci nel resto della pubblicazione, ogni pagina mostra le fotografie della sua partecipazione a quella manifestazione, incontro mondano o spettacolo, all'inaugurazione delle poche e modeste realizzazioni della sua amministrazione, anche le più irrilevanti. Ho notato che sul suddetto mensile, da qualche tempo, compaiono le pubblicità delle varie società che gestiscono i servizi comunali (ROBUR, FRANCIGENA e CEV), perciò mi sono chiesto se fra i doveri delle stesse ci fosse anche quello di finanziare, non so in quale misura, con i nostri soldi, l'insignificante pubblicazione. Visto che le società si sono già prestate a finanziare varie manifestazioni tra le quali il ''Summer village'', l'inaugurazione del Fontanile di Fiescoli e varie altre partecipazioni, faccio appello ai presidenti delle stesse, i vari Attilio Moretti, Mario Soggiu e Luigi Pianura, affinché nella prossima tornata elettorale mantengano le società al di sopra delle parti, evitando di concedere sponsorizzazioni che possano apparire in qualche modo un sostegno diretto o indiretto a qualche partito o candidato. Recentemente mi sono visto recapitare in casa la ''Carta dei Servizi'' della Francigena, la società che, in un mare di passività, gestisce quel carrozzone, tra i peggiori, che si occupa dei trasporti pubblici, dei parcheggi e della farmacia comunale. Dapprima l'iniziativa mi è parsa encomiabile, ma mi sono dovuto presto ricredere. L'introduzione, che spettava al presidente Pianura, è stata invece svolta dal sindaco Gabbianelli che, ovviamente, non poteva limitarsi solo a questo. Visto che c'era, perché non mostrarsi? Nelle successive pagine, anche nelle foto a ricordo della presentazione dei nuovi autobus in Piazza del Plebiscito è, addirittura, al posto guida di uno degli autobus. Caro Pianura questa dovevi proprio risparmiarmela! Avresti dovuto rivendicare le tue prerogative di presidente e non prestarti in alcuna maniera a fare lo spolverino ad operazioni dal sapore di ''culto della personalità''. E che dire della televisione locale Teletusciasabina che ha rimandato per numerose volte in onda il lungo servizio per la manifestazione del 28 giugno scorso dedicata al recupero del Fontanile di Fiescoli, con continue inquadrature del sindaco Gabbianelli. E' la stessa televisione che, ogni volta che si parla d¹Alleanza Nazionale, accompagna il sonoro, con immagini di repertorio che mostrano la vecchia sede del partito in Via Cardarelli, con continue zumate sulla targa con il simbolo elettorale, e che ha privilegiato Gabbianelli mostrandolo in ogni possibile occasione. Tornando alla rubrica ''Parola di Sindaco'', in un recente articolo del 10 Febbraio, credo che abbia superato ogni limite, per quanto, in alcune sue parti, sia sconclusionato. Il ricordo di suo nonno, che tenendolo teneramente abbracciato davanti al camino, gli insegnava che in certi momenti bisognava lasciar parlare il cuore, mi ha veramente commosso. Siamo al romanzo ''Va dove ti porta il cuore'' di Susanna Tamaro o meno prosaicamente alla canzone ''ascolta solo il cuore'' di Ezio Greggio ed Enzo Iacchetti, nella trasmissione Benedetti dal Signore o alle massime dei cioccolatini Perugina. E quanto deve essere stato ''ponderato'' il finale dell'articolo in cui, passando da palo in frasca, conclude con un: ''Che buon sapore ha avuto la scorsa domenica, vero viterbesi?''. A Gianca', ma che vuol dire nel contesto del tuo scritto? Giancarlo, se puoi accetta un consiglio da amico, cerca di farti apprezzare ed accettare per come realmente sei, con i tuoi pregi e difetti. Non sforzarti di apparire una persona diversa. D'altronde, lo affermi tu nell'articolo, tuo nonno te l¹ha detto. Per raggiungere i nostri ideali non conta arrivare alla meta da molti appetita, ma da come questa si raggiunge, importante è, diceva tuo nonno, ''come si è'' e non ''quanto si è''. E non comprendo tuo nonno quando ti insegnava che si è ''deboli'' quando si è ''convinti di fare bene una cosa'' quest'ultima, inoltre, riconosciuta dagli altri. Poi mi perdo tra le tue parole o meglio quelle di tuo nonno... ma te le sei ricordate nel modo giusto? perché sono talmente ingarbugliate che non sono riuscito, alla fine, a capire qual era per tuo nonno ''la vera essenza della vita''. Poiché io non ho avuto un nonno come il tuo, poteva tornarmi utile saperlo! La gente, comunque, ha imparato a conoscerti, sa come sei nella realtà. Potresti finire per perdere credibilità. Non ti cimentare in compiti troppo ardui. In frasi pescate qua e là. Non fare lo snob! Risparmiami la tua prosa incerta, grossolana e sconclusionata! Non è preferibile un'aurea mediocrità ad una pseudo cultura? Ma sono convinto, conoscendoti bene, che nessuno ti fermerà e seguiterai imperterrito a proporci ogni settimana le tue banalità, profuse nella tua qualità di ''sindaco di Viterbo''. Per cercare di elevare i contenuti e invitarti a profonde riflessioni, voglio suggerire uno spunto per un tuo prossimo articolo, riportando alcuni pensieri di San Tommaso d'Aquino, filosofo e teologo del tredicesimo secolo, il quale sosteneva che al centro di ogni azione e quindi anche di quella politica c'è l¹uomo e il benessere comune. Ogni scelta deve essere guidata dall'etica. Chi svolge una funzione pubblica deve considerarsi parte di un'aristocrazia, intesa non nell'accezione comune di classe detentrice della ricchezza ma, secondo l¹etimo, come i migliori, i più buoni. Chi è scelto per una funzione pubblica deve esserlo per le capacità e doti morali ''secondum virtutem''. Lo sai, per quanti sforzi faccia, non vedo in te alcuna delle caratteristiche e qualità indicate da San Tommaso, per chi vuole fare politica.
Mauro Galeotti
Palazzo Arcangeli
di Riccardo Manca
Percorrendo via San Lorenzo, proprio di fronte a via Chigi, si trova lo storico Palazzo Arcangeli. Nel 1640 fu acquistato dalle Convertite del Buon Pastore le quali, nel 1720, lo rivendettero ad un certo signor Massinaghi. Quest'ultimo riuscì ad ottenere, dalle autorità dell'epoca, il permesso per demolire la torre che si trovava all'angolo via San Lorenzo-via Zazzera che, secondo le autorità stesse, andava ad intralciare il traffico viario.
Alla famiglia Massinaghi successe, intorno alla seconda metà del '700, quella dei Zelli-Pazzaglia. Dopo alcuni anni, una Zelli si unì in matrimonio con un erede della famiglia Arcangeli. Il palazzo, a questo punto, cambiò nome. Nel 1798, alcuni Francesi furono accolti all'interno della nobile reggia, per salvarli da una intensa sedizione dei Viterbesi. Nello stabile ebbe ospitalità, nel 1812, il re di Spagna Carlo IV insieme alla moglie Maria Luigia, il figlio Francesco ed il nipote Carlo Ludovico. Sette anni più tardi trovò cordiale accoglienza, l'imperatore austriaco Francesco I con l'imperatrice Carolina di Baviera e la figlia Carolina.
L'ultima erede della famiglia Arcangeli fu Pia, sposa nel 1880, dell?ufficiale medico Giuseppe Foggetta. L'ultima famiglia a risiedere nel palazzo fu quella dei Mimmi. Al primo piano dell'immobile, si trovava una stanza blindata utilizzata agli inizi del Novecento, dalla Banca Popolare Cooperativa. Sede dell'Istituto di credito era proprio il palazzo. Esiste una curiosità da citare, ovvero il motivo per il quale la banca fallì. Fece bancarotta per aver investito troppi capitali nella costruzione dello 'Zuccherificio viterbese''. Nel 1935 il primo piano del palazzo divenne sede della Federazione provinciale dei Fasci di Combattimento. Ora la facciata del palazzo è coperta da teli e ponteggi. La storia moderna ha voltato pagina.
Riccardo Manca
Il Sellaro
di Riccardo Manca
Un uomo, un cavallo, chilometri da percorrere e terreni da arare. Questo sodalizio ha origini lontane. Oggi il lavoro del ''sellaro'' è meno richiesto, perché nel lavoro dei campi, ad alleviare la fatica dei contadini, gli animali sono stati sostituiti dai trattori dalle motozappe e da tante altre macchine agricole moderne. Tra i sellai viterbesi spiccavano i nomi di: Francesco Bevilacqua, Umberto Bertuccini, Nazzareno Dobici; lavoravano intorno alla metà degli anni Trenta. I materiali che usava il ''sellaro'' trasudavano fatica, pazienza e storia.
Quest'ultimo trascorreva tutto il giorno a cucire selle, cosciali, soatti; gli strumenti, gli attrezzi usati erano gli aghi senza punta che servivano a portare il filo attraverso i buchi fatti dalla subbia; il coltello a spessore per tagliare il cuoio; il marcapunto che marcava la traccia dove doveva passare il filo rendendo la cucitura diritta e precisa e il compasso a soffietto, utile per rigare il cuoio. I materiali usati erano il cuoio, il filo trattato con la cera vergine, la iuta, la lana ed il crine. Oltre alla sella, questo artigiano, confezionava anche la bisaccia alla ''maremmana'', che si pone sul dorso del cavallo; i cosciali fatti con la pelle di capra ed indossati dai butteri e dai cacciatori; il ''soatto'', cioè il collare a cui veniva applicato il campanaccio e messo al collo delle mucche; infine realizzava due corde: la ''lacciara'' e la ''pastora''.
Tutti prodotti questi che, al giorno d'oggi, sono andati svaniti per il travolgente fluire del tempo.
Riccardo Manca
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lunedì, febbraio 16, 2004
La Città n° 3 dell'11 Febbraio 2004 Quindicinale di opinione e servizi di Viterbo e provincia Direttore responsabile Mauro Galeotti Cellulare 3393337869
Editrice - Redazione - Pubblicità: Studio Pubblicitario Viterbese S.r.l. Viterbo - Via T. Carletti, 35 - Tel.0761.345.877 Fax 323.049
Iscrizione al Tribunale di Viterbo n.381 del 19 Febbraio 1992
Il mercatino più grande dell'Alto Lazio "Sotto il campanile" CHE SI TENEVA A VITERBO, cacciato da Gabbianelli, E' A VITORCHIANO, A DUE PASSI DA VITERBO
OGNI TERZA DOMENICA
DEL MESE
Michele Bonatesta capisco l'imbarazzo
Riproporre Gabbianelli è come fare karakiri
di Mauro Galeotti
Credo che una dimostrazione di forza dimostrata dal Centrosinistra, in questa tornata preelettorale, sia memorabile. E credo altrettanto che una dimostrazione di debolezza dimostrata dal Centrodestra, in questa tornata preelettorale, sia memorabile. In poco tempo i partiti del Centrosinistra sono riusciti a individuare un candidato da sostenere per le prossime elezioni a sindaco della nostra città. Mi riferisco all'avvocato Severo Bruno. Il Centrosinistra ha ben compreso che la comoda poltrona, finora occupata dal peggior sindaco di Viterbo dal dopoguerra ad oggi, un certo impiegato del tribunale, Giancarlo Gabbianelli, può essere conquistata. Al contrario, ho scritto, il Centrodestra si sta dimostrando disgregato, litigioso, presuntuoso, prepotente. E c'è poco da sostenere lo scadente sindaco Gabbianelli, caro Michele Bonatesta, presidente provinciale di AN, quando affermi che non si discute la sua ricandidatura a sindaco della città, perché così è stato deciso dalle alte sfere della Casa delle libertà. Ed affermi ''I sindaci uscenti, come è noto, vanno ricandidati e, d'altronde, specie quando si tratti di sindaci uscenti che hanno ben operato (e l'ottimo lavoro dell'amministrazione Gabbianelli è sotto gli occhi di tutti) sarebbe suicida pensare ad eventuali sostituzioni''. Ma il punto scottante, caro Michele, è proprio nell'affermazione, assai discutibile, ''sindaci uscenti che hanno ben operato''.
E' proprio qui che il Centrodesta non deve fare come lo struzzo. Deve tirare fuori la testa da sotto terra e con serietà e sincerità affermare che Giancarlo Gabbianelli non si è dimostrato il politico all'altezza di rappresentare la Casa delle libertà. Capisco che non è facile tagliarsi i coglioni da soli, ma quando l'evidenza e tanto evidente, evidentemente il ''sacrificio'' va fatto. Affermare che Gabbianelli è stato un bravo sindaco dopo le ''ribellioni'' avvenute in questi ultimi giorni da parte di Forza Italia e dell'UDC, mi pare proprio da testa di struzzo. Si sa bene che in Alleanza nazionale Gabbianelli non è ben visto. Come scordare quel Gabbianelli che nel 1997 si allontanò da AN, presentandosi alle elezioni alla Camera dei deputati nella lista ''Impegno sociale'', che fu la causa dell'uscita dalla scena parlamentare di Ferdinando Signorelli? Gabbianelli non piace, fa troppo come gli pare, gli assessori sono troppo a lui soggetti. Alcuni di questi presi singolarmente lamentano il loro condizionamento. Ho testimoni che possono affermarlo. Come si può sostenere, da parte di AN, la ricandidatura di Giancarlo Gabbianelli, quando sul Corriere di Viterbo di domenica scorsa lo stesso, in dispregio di qualsiasi accordo col Polo, afferma: ''Farò il sindaco pure senza il Polo''.
Come si fa a sostenere Giancarlo Gabbianelli, quando nel frattempo è sceso in campo il ''signore nero'', ricco dell'esperienza di tre legislature nell'MSI, l'ex senatore Ferdinando Signorelli. Il vero schietto simbolo dell'autentica Destra storica viterbese, quella schiva alle poltrone, schiva al cemento dissennato, quella pronta ad aprire le braccia a ''chi non si riconosce nell'operato del sindaco Gabbianelli'', pur essendo di Destra. Inoltre gira voce che Severo Bruno piaccia a più del 50% dei Viterbesi e che Gabbianelli sia in forte calo, nella percentuale dei consensi, è dimostrato anche dal quotidiano Il Sole 24 ore, che evidenzia la perdita di posizione, costante e inesorabile, della nostra città nei confronti delle altre città italiane. Caro Michele, riproporre Gabbianelli porterà Alleanza Nazionale alla rovina. Perderà inesorabilmente voti. Fai un giretto dai commercianti di Via Garibaldi, Piazza Fontana Grande, Via Cavour, Via Roma, Piazza delle Erbe, Corso Italia, il Poggino, Santa Barbara, Santa Lucia, il Pilastro... e chiedi cosa pensano dell'operato del sindaco Gabbianelli! Ne sentirai di tutti i colori, anzi ne sentirai del ''tuo'' colore, il nero, perché sono tutti incazzati... neri. Ma, Michele, mi sai dire cosa è stato capace di fare in cinque anni se non inaugurare opere pubbliche realizzate da altri (Regione, Università, Provincia)? Opere tutte già avviate prima della sua elezione a sindaco di questa splendida città.
Anzi! cosa è stato capace di non fare! Ha creato uno stato di agitazione e di paura tra i dipendenti comunali! Ha creato ingiustizie tra i funzionari dipendenti comunali (De Cesare, Falcioni...). Ha creato un super manager che fa cattivo e bel tempo (Balducci). Ha creato tre società Robur, CEV, Francigena che a suo dire avrebbero dato la svolta economica al Comune di Viterbo e che invece la svolta l'hanno data ai rispettivi presidenti, tra i quali il suo amico fedele di partito, Mario Soggiu, tra l'altro, in privato, è una gradevolissima persona. Ha distrutto l'immagine secolare del Cortile del Palazzo dei Priori eliminando sul lato sinistro, una fila di sei coperchi di sarcofaghi etruschi, rinvenuti nel 1694 in grotte sepolcrali, in località Agro Cibellario, Cipollara. Ha trasformato Piazza del Plebiscito in ''piazza degli spettri'', bucando inesorabilmente gli antichi palazzi che la circondano, per infilare decine e decine di sgradevoli e improponibili faretti, col risultato che la piazza è buia. Ha creato gli antiestetici, costosi e pericolosi ''dissuasori'', memori anche a Viterbo del ''muro'' di triste memoria. Ha cacciato via da Viterbo il Mercatino dell'antiquariato e artigianato ''Sotto il Campanile'', che ora si svolge regolarmente a Vitorchiano, che veniva organizzato sin dal 2000 dalla casa editrice che edita questo quindicinale. Chiedigli perché ci ha chiesto il preventivo di spesa a metà 2003, perché ha aperto le buste delle ditte interpellate e perché, poi a Settembre, a trattativa privata lo ha dato a chi gli è parso e piaciuto! In merito è una denuncia alla Procura della Repubblica della quale si attende l'esito. Ha reso pericoloso il transito delle auto in Via Ascenzi costrette a percorrere il primo tratto controsenso, perché si ostina a parcheggiare in piena curva l'auto a sua disposizione, la Rover.
Ha dato incarico ad un avvocato, impegnando addirittura tremila euro, soldi di noi contribuenti, di valutare se le ''opinioni'' espresse democraticamente dall'Ordine degli Architetti in merito alle decisioni dell'Amministrazione comunale di edificare a destra e a sinistra, siano passibili di querela. Ha trascurato il ripristino di monumenti storici come: le mura castellane cadute al Carmine; le stesse cadute nella Valle di sant'Antonio; le mura castellane da Via Signorelli a Porta Faul che si sgretolano e lasciano cadere sassi a causa del gelo e della pioggia; la Chiesa di santa Croce a Porta Faul ormai semidiruta; le antichissime mura civiche che cadono a pezzi presso Via sant'Antonio; il funzionamento delle fontane, vedi Fontana Grande, la più bella fontana viterbese, tuttora asciutta; il mattatoio comunale nella Valle di Faul e il Gazometro importanti esempi di archeologia industriale dell'800; Porta Faul col tetto a pezzi; la stessa Valle di Faul col verde trascurato o inesistente e abbandonata in ogni dove; il Teatro dell'Unione in eterno restauro; la Chiesa di santa Maria delle Fortezze con gli affreschi cinquecenteschi che cadono a pezzi e di facile asporto...
Ma in compenso si è dimostrato un ottimo cementificatore in dispregio di quanto proposto dai saggi e non scrivo in merito perché nei precedenti numeri ne ho già dette di cotte e di crude. Michele, che non sia un sindaco riproponibile telo hanno fatto capire anche i tuoi alleati. Nando, ossia Rodolfo Gigli (FI), ha detto che non è scontato riproporre Gabbianelli, ed anche Alessandro Marcoaldi (UDC) ha alzato la voce. Per entrambi Alleanza Nazionale, rappresentata al Comune da Gabbianelli, ha preso troppo potere, trascurando anche nella divisione degli assessorati l'appoggio dei partiti alleati.
Michele Bonatesta ravvediti, Gabbianelli è ormai un cavallo perdente! Non sarà che AN vuole proprio sostenerlo perché faccia, da solo, un bel tonfo?
Mauro Galeotti
La verità sulla Mostra "Viterbo Opera", che è costata 30.000 euro!
In queste condizioni ci sono i presupposti per rinnovare il mandato a Gabbianelli? Certamente no!
di Mauro Galeotti
Nella più assoluta generale indifferenza, lo scorso 31 Gennaio si è finalmente conclusa, con profondo sollievo di tutti, la grande mostra ''VITERBO OPERA'', per ospitare la quale per ben 45 giorni è stata monopolizzata la sala dell'ex Chiesa di san Giovanni Battista degli Almadiani al Sacrario, sottraendola a quegli usi plurimi cui era adibita per destinarla alla celebrazione dei fasti e della grandeur del regime del sindaco Giancarlo Gabbianelli, ossia di colui che passerà alle cronache cittadine come il peggior sindaco dell'era repubblicana.
Nonostante il grande spiegamento di mezzi mediatici, il battage pubblicitario disposto, il non indifferente costo di tutta la manifestazione ammontante a 30.000 euro, l'operazione di spacciare l'operato dell'amministrazione Gabbianelli come fecondo di realizzazioni e capace di incidere profondamente la realtà cittadina cambiando il volto e i destini della città, non è riuscita. La pochezza e l'incapacità sono invece emerse in tutta la loro evidenza.
E' noto che ogni amministrazione che subentra nel governo della città usufruisce di tutte le iniziative e i programmi che quelle che l'hanno preceduta hanno avviato. Per cui per un po' si vive di rendita dovendosi completare le iniziative avviate e programmate da altri, dopodiché si impostano i nuovi programmi cercando di dar loro attuazione nel corso del mandato o in quello successivo se i cinque anni a disposizione non saranno sufficienti, ammesso si possa contare, se meritevoli (non è questo il nostro caso), su un secondo mandato. Se si escludono le iniziative avviate dalla giunta Meroi, se non addirittura da quella Fioroni, che faticosamente si è cercato di completare, le attività proprie della giunta Gabbianelli sono di scarso rilievo e numero. Alcuni progetti sono semplici enunciazioni di facciata da inserire nel libro dei sogni per i quali non si intravede alcuna concreta possibilità attuativa, sia per mancanza di risorse, sia perché frutto di carente programmazione non rapportata alle effettive esigenze del territorio.
Che senso ha parlare ed impiegare preziose risorse per l'aeroporto di Viterbo per completare il quale, con l'attuale flusso dei finanziamenti, non basteranno i prossimi venti anni quando a tutti risulta evidente che, ammesso si riuscisse a vederlo attuato in tempi brevi, si tratterebbe di una ''cattedrale nel deserto'', simbolo d'errate scelte capaci di non portare alcun beneficio all'economia di un territorio in cui le attuali depresse condizioni economiche per le quali, vista l'inerzia dei nostri governanti locali, non si intravedono possibilità d'inversioni di tendenza, e il mancato sviluppo non determineranno mai una domanda di trasporto aereo, capace di giustificare in alcun modo la presenza di una struttura di tal genere sul territorio.
Prima dell'aeroporto, in una corretta programmazione, sarebbe opportuno che ogni risorsa disponibile fosse utilizzata per completare la Trasversale Orte-Viterbo-Civitavecchia, per il raddoppio della S.S. Cassia fino a Monterosi e per il completamento del collegamento ferroviario (raddoppio del tratto Cesano-Roma) con la capitale per raggiungere la quale, nonostante l'elettrificazione della linea, occorrono ancora tempi biblici. Ma di ciò non vi è traccia, mentre sarebbe necessario che con opportune scelte politiche e mirato utilizzo di mezzi finanziari, da reclamare in ogni sede, si determinasse il decollo economico di un territorio ricco di potenzialità, ma povero d'idee per il cui riscatto occorrerebbero governanti che smettessero di preoccuparsi solo della loro immagine personale e di portare avanti le iniziative di determinate lobbies di potere e fossero invece capaci di far sentire a chi di dovere le istanze del territorio e delle sue genti. Come cittadino, poi, l'idea di avere un aeroporto nellanostra città non mi fa certamente gonfiare il petto per l'orgoglio, anzi, mi suscita disagio per il notevole impatto ambientale sul territorio di una infrastruttura posta troppo a ridosso della città, poiché o nelle fasi di atterraggio o di decollo gli aerei dovranno passare per forza a bassa quota sui popolosi quartieri di Villanova e di Santa Barbara.
Ritornando alla mostra ''VITERBO OPERA'' apprendo che nel libro dei sogni della giunta Gabbianelli si rinvengono, allo stato embrionale, l'ampliamento dello Stadio Rocchi per euro 3.500.000 di cui solo in questi giorni, potenza delle prossime elezioni, e state certi che i tifosi della Viterbese, se si andrà in serie B, dovranno a lungo aspettarlo, si sente parlare, a livello di promessa, di contributo per euro 3.000.000 da parte del Governatore della Regione, Storace; del Tuscia Expo per il quale ''sono state attivate le procedure'', ma ancora si discute sulla sua localizzazione e delle interconnessioni con la viabilità esistente; di un sottopasso ferroviario tra Porta Fiorentina e Porta Romana per cui si è allo studio di fattibilità e non si sa come saranno reperiti i 4.131.000 euro necessari; di un progetto preliminare generale di euro 4.537.900 riguardante il Teatro dell'Unione, quando non si riesce a completare, nonostante le assicurazioni dell'assessore Fosca Tasciotti, quel modesto intervento fermatosi per lungo tempo, perché qualche solone di tecnico comunale non era a conoscenza del fatto, noto persino ai sassi, che scavando sul lato del teatro, lungo Via Rosselli, si sarebbe andati ad incocciare il manufatto di copertura del fosso Urcionio.
E che dire della piscina comunale, iniziata da tempo immemorabile, di cui non si sa quando si riuscirà a vedere la fine; dell'allargamento di Via Raniero Capocci per euro 723.039, di cui si parlava già ai tempi del sindaco Fioroni; del parcheggio interrato in Piazza Martiri d'Ungheria, i cui primi finanziamenti risalgono anch'essi ai tempi di Fioroni sindaco; dei marciapiedi di Viale Trieste per euro 723.039, per cui si è solo alla progettazione preliminare (campa cavallo!); dello spostamento del Fosso Urcionio per euro 610.000 da sotto il mattatoio in via Faul, opera necessaria per consentire la realizzazione di quel Museo della ceramica che la Fondazione Carivit si è impegnata ad eseguire a suo carico e per cui ha già, da diverso tempo, svolto i concorsi progettuali e che per passare alla fase esecutiva attende pazientemente lo spostamento del fosso per cui, se si andrà avanti di questo passo, suo malgrado, si vedrà costretta a dirottare su altre iniziative i finanziamenti promessi.
E ancora, perché non ricordare l'ipotetico intervento per euro 635.000 su Palazzo Calabresi che da tempo immemore attende un'adeguata destinazione; la rotatoria di Via Belluno (euro 314.604), messa in cantiere presso la limitrofa abitazione del sindaco più per rendere agevoli le manovre della sua auto di servizio, che per l'effettiva necessità di disciplinare l'incrocio, data come conclusa quando tutto è rimasto come prima. Così come gli interventi sulle reti fognanti nelle località minori (euro 1.403.000), dati anch'essi per conclusi quando deve essere ancora posta la prima pietra. E perché non affermare che sono ancora nella mente di Dio: gli interventi al depuratore comunale (euro 1.950.000); alle piscine ''Carletti''; la scuola materna al quartiere Santa Barbara (euro 1.838.769), attesa da quasi un decennio dai diecimila abitanti insediati; gli interventi alla zona industriale del Poggino, che giace in uno stato di degrado assoluto; il Parco del Paradosso di cui ci si è solo riempiti la bocca senza alcuna concreta iniziativa e ultimi, non per importanza, gli interventi di ricostruzione delle mura civiche crollate nel 1997 e quelli di restauro degli altri tratti di cui si è parlato solo per i numerosi incarichi professionali ampiamente distribuiti.
Sapete quali sono le realizzazioni iniziate e concluse in cinque anni? Udite, udite! - Le palle in piazzale Gramsci (euro 39.721); - Il rifacimento delle pavimentazioni in Via Cavour e via Garibaldi (euro 335.696); - La recinzione di Pratogiardino (euro 130.000); - L'adeguamento della Strada Poggino (euro 170.948); - Il giardino Palazzo Comunale; - La pavimentazione di Via S. Rosa.
Gli altri interventi che la giunta Gabbianelli vorrebbe inserire nel suo carnet non sono farina del suo sacco. Mi riferisco al recupero dell'ex Convento di S. Maria in Gradi, interamente realizzato dall'Università della Tuscia, in attuazione di quanto disposto dal governo di Centrosinistra che, per merito dei ministri Giovanna Melandri e Vincenzo Visco e con il contributo del senatore Ugo Sposetti, aveva assegnato l'ex carcere all'Università e garantito un primo finanziamento di £ 10.000.000.000. E il tanto vantato nuovo tribunale opera che, dopo le vicende che portarono al fermo dei lavori per il contenzioso con l'impresa Veggi, il sindaco Fioroni provvide a rifinanziare per oltre £20.000.000.000 e il suo successore Meroi ad avviare le procedure di gara, per cui Gabbianelli ha solo dovuto provvedere alla sua esecuzione stravolgendo, tra l'altro, il progetto originario e incrementando a dismisura i costi di realizzazione con una serie di perizie di variante da molti ritenute illegittime.
E il Semianello di cui a nove anni dal suo inizio la Regione, ente committente, ancora non riesce a completare, per i numerosi contenziosi in atto, nemmeno il primo lotto il cui costo, nel frattempo, si è addirittura triplicato. Per non parlare di come il lavoro è stato realizzato. Le immissioni al semianello dalla viabilità esistente gridano vendetta, in quanto avvengono in precarie condizioni di sicurezza, senza alcun rispetto delle normative. Provate ad immettervi da Via Garbini sul semianello e vi renderete conto a quali pericoli andrete incontro. La corsia d'accelerazione è inesistente così come le condizioni di visibilità che non consentono di percepire i veicoli che provengono ad elevata velocità dalla galleria di Via Garbini, per cui l'immissione è un vero e proprio salto nel buio, specialmente di notte.
Possibile che in Comune non c'è stato nessuno che abbia mosso i dovuti rilievi nei confronti di un'opera male eseguita contestando i lavori e richiedendo opportuni adeguamenti agli stessi? A ciò aggiungo il mancato decollo delle Terme, la politica ambientale che ci vede come la pattumiera dell'Alto Lazio e del Reatino, con un inceneritore che incombe sul nostro territorio a breve distanza delle terme comunali; il mancato completamento dei lavori dell'Ospedale di Belcolle, inspiegabilmente fermi, per i quali l'allora ministro della sanità Rosy Bindi, su interessamento dell'onorevole Fioroni, garantì circa settanta miliardi delle vecchie lire. E la gestione del territorio rivolta a dar corso ad un nuovo Piano regolatore con cui si ipotizza una città di 100000 abitanti, immaginata da qualche mente delirante non esistendo al riguardo alcun presupposto socio economico, essendo la previsione frutto di un'indagine demografica priva d'ogni valore scientifico. Piano regolatore, poi, di fatto già svilito dalle iniziative adottate che porteranno, su zone incontaminate del territorio, altri 12000 abitanti al di fuori d'ogni programmazione e delle previsioni dello strumento urbanistico in essere.
Da quanto sopra risulta evidentissimo che la giunta Gabbianelli non ha risolto alcuno dei problemi della città e, di fatto, ha contribuito pesantemente al loro aggravio. L'economia locale ristagna, le attività economiche e commerciali a stento riescono a sopravvivere, il PIL, prodotto interno lordo, della provincia cresce meno delle altre province del Lazio, la disoccupazione ha un'incidenza nettamente superiore alla media nazionale al punto che non si riescono a creare occasioni d'impiego per i nostri giovani che devono cercare fortuna altrove. Per quanto riguarda la qualità della vita, secondo una recente indagine statistica del Sole 24 ore siamo passati dal 75° posto all'80°, e per la qualità ambientale abbiamo perso addirittura venticinque posizioni passando dalla 48ª posizione alla 73ª.
In queste condizioni ci sono i presupposti per rinnovare il mandato a Gabbianelli? Certamente no!
C'è solo da prendere atto del fallimento suo e della sua giunta, della sua incapacità di governare questa città e, prima che procuri ulteriori irreparabili danni, è necessario restituirlo alla sua innocua occupazione di aiuto cancelliere del tribunale, cancellandolo per sempre dalla scena politica. Questi problemi egli non se li pone, preso a rimirarsi allo specchio. Ad apparire diverso e migliore da come è nella realtà, teso ad ottenebrare le menti dei cittadini con l'autocelebrazione di sé e delle sue ipotetiche realizzazioni, al punto da finire per illudersi in una facile vittoria alle prossime elezioni di cui non esistono i presupposti, viste le continue contestazioni e prese di posizione che giungono da quelli che dovrebbero essere i suoi alleati e sostenitori. Quest'ultimi, in realtà, sono i primi a contestarlo, lo dimostrano le liste dissenzienti che nascono nella sua stessa area, come quella del senatore Signorelli, con l'aggiunta del crescente malcontento avvertibile in ogni strato della popolazione che sempre più prende coscienza della incapacità ed inadeguatezza della sua amministrazione.
Ma che se ne importa! Mettiamo da parte i veri problemi.! Chi se ne frega! Andiamo avanti! Sotto con la meravigliosa pista di ghiaccio, con VITERBO ICE (a proposito si dice VITERBO ON ICE), con il CARNEVALE VITERBESE, con VITERBO RIDENS (cosa ci sarà mai da ridere, non si sa), e poi con le nuove edizioni di LUDIKA, ESTATE VITERBESE, SUMMER VILLAGE, OCTOBER FEST, NOVEMBER FEST, HALLOWEEN, BATTAGLIA TRA GUELFI E GHIBELLINI, NATALE, il MILLENNIO, la BEFANA da guinness dei primati e tutte le altre iniziative che l'assessore dell'effimero, Mauro Rotelli, sarà capace di inventarsi per far contento il sindaco e far dimenticare alla gente i problemi di ogni giorno: il progressivo impoverimento e la difficoltà, accertata la notevole continua perdita di valore degli stipendi e retribuzioni, ad arrivare alla fine del mese con qualche soldo in tasca. Attenzione! La gente ha cominciato ad aprire gli occhi e a non accetta più di farsi incantare dalle apparenze.
E' giunto il momento di affrontare i veri problemi, di rendersi conto, di là della cortina fumogena artificiosamente creata, della realtà delle cose e fare le dovute scelte, mandando a casa gli attuali inaffidabili governanti della città, in primis il sindaco Gabbianelli, non dimostratosi all'altezza di assolvere i delicati e gravosi compiti del suo ufficio, insieme a tutti i suoi seguaci inseriti nelle strutture del Comune, mettendo così le basi, con un'oculata scelta degli uomini giusti, al riscatto e rinascimento di questa nostra amata città.
Mauro Galeotti
La bella favola dell'Ordine degli architetti, degli ingegneri, dei geometri e il drago...
Il "gabbiano" non vola più
di Simone Galeotti
Nelle favole c'è sempre una città incantata, ma in questa, la città, non ha più nulla d'incantato. Al contrario, è ''disincantata'', e lo è rispetto al suo sindaco. Il ''gabbiano'' non vola più, nonostante di ''libero'' ci sia rimasto soltanto il cielo. Nella città disincantata, la libertà di stampa viene minacciata dall'arroganza di uno, contro tutti. Contro i suoi, addirittura.
C'è un sindaco che fa il politico e lo fa male. In questa città il sindaco politico vuole recuperare e cementificare. Migliaia di metri cubi di cemento di discutibile utilità per tutti, di indiscutibile necessità per lui unico, il sindaco. Ci sono gli Ordini degli architetti, degli ingegneri e dei geometri, che cercano di esprimere il loro parere. Lo fanno denunciando sui giornali la loro opinione contraria a quello che il sindaco, lui solo, vuole realizzare nella città. Inutile altro cemento! Non è quella l'area giusta! Ridicola la scusa del ''recupero'' tanto decantata dal sindaco! Recupero... chissà se il sindaco ha davvero mai letto la definizione di recupero. Nel suo dizionario la parola recupero probabilmente significa ''riversare cemento sulla storia passata''. Bel recupero! Bella scusa! Tanti soldi che girano!
Per fortuna anche nella città disincantata c'è un principe azzurro, anzi tre, tre Ordini autorevoli: architetti, ingegneri e geometri. Il principe-ordine, dopo aver scacciato il fumo dagli occhi con una mano, e dopo aver letto la definizione della parola ''recupero'' su un qualsiasi dizionario che non sia ''il Gabbianelli'', si è accorto che riversare migliaia di metri cubi di cemento, non può essere proprio definito ''recupero''. Oltre tutto non è neanche previsto dal piano regolatore, quel ''recupero'', Oltre tutto... Ma le regole, nella città disincanta, sembrano non essere fatte per tutti. Pensate che il sindaco della città disincanta può benissimo parcheggiare in curva. E pensate che, sempre nella città disincantata, il comandante dei vigili urbani può, come per miracolo, raddrizzare quella curva.
Pensate. Sono tutti uguali nella città disincantata? No che non lo sono, mica tutti hanno un parcheggio gratuito proprio sotto l'ufficio. Mica tutti hanno l?autista con Rover personale assegnata dal Comune. Mica tutti sanno compiere miracoli... per i cittadini una curva rimarrà sempre una curva. C'è libertà nella città disincantata? No. C'è soltanto una certa ''Casa delle libertà'', ma di libero non c'è nulla. L'Ordine degli architetti & C., rispettabile e autorevole, ha espresso un parere, del tutto non vincolante per il sindaco. Ma visto che questo parere è contrario a quello del ''re'' della città disincantata, quest'ultimo, non trovando nel suo ''originale'' dizionario le parole ''libertà di stampa e di opinione'', ha pensato bene che questi presuntuosi architetti & C. andassero denunciati. Tutto questo accade nella città disincantata.
Il sindaco politico ha trovato qualcuno che ha avuto il coraggio di controbattere il suo volere. Ha trovato un principe autorevole che lo contraddice con il proprio parere tecnico, tutt'altro che trascurabile. L'Ordine degli architetti & C. ha espresso la sua opinione fortemente contraria al finto recupero, reale cementificazione. Purtroppo questa libertà di opinione non ci può essere nella città disincanta... Inaccettabile! dice il sindaco. Assurdo! Inaudito! Non posso essere contraddetto dal primo Ordine degli architetti & C. venuto! Mai... Colpa inaudita la loro! Come hanno pensato di poter esprimere un giudizio!?
Come si sono permessi!? Denunciamoli, se possibile!, dice il sindaco all'avvocato, ecco, questi sono TREMILA EURO dei nostri cittadini, vedi se riesci a denunciare questi presuntuosi! Fagli capire che questa non è più la città incantata! Ma ancora una volta il sindaco viene svergognato. Ancora una volta i nodi vengono al pettine, o meglio: le delibere vengono ai giornali! E se nessun principe è mai arretrato di fronte al drago, neanche gli Ordini professionali arretreranno ora. Se questa città disincanta fosse una cittadina francese del '700 allora questa ''favola'' non solleverebbe scalpore. In quell'epoca, la libertà non c'era e non c'era mai stata...
Ma immaginate, solo per un attimo, che questa città disincanta sia la nostra Viterbo... Provate ad immaginarlo, se ci riuscite... lo sforzo non è poi molto, in verità. Ecco... ora pensate alla libertà di stampa... bellissima. Ora immaginate la libertà d'opinione... una ''favola''! Sapete? anche nel Settecento francese le avevano immaginate, e qualcosa... hanno fatto.
Simone Galeotti
Farmacia comunale dove sei?
di Bruno Matteacci
Per qualcuno, leggere la pubblicità sui nostri giornali, è un boccone amaro; infatti, con vari modi e mezzucci ricattatori, si tenta di far togliere certe pubblicità. Noi andiamo avanti, godendo della stima riservata ai nostri giornali ed al loro contenuto, non servile; della condivisione delle nostre libere idee; della simpatia umana che riusciamo a trasmettere con la presenza di molti collaboratori, anch'essi liberi ed entusiasti di essere al servizio della propria città.
A proposito di pubblicità debbo ammettere che l'esistenza o meglio la sopravvivenza di alcuni giornali, in particolare quelli che vengono distribuiti gratuitamente, esiste grazie allo sforzo economico del proprietario degli stessi ed alla sponsorizzazione di enti e ditte che credono nella pubblicità effettuata a mezzo stampa. Altro mezzo utile a chi vuole pubblicizzare un prodotto, una attività professionale, artigianale o commerciale è quella effettuata nell'elenco telefonico, sia esso gestito dalla Telecom o da iniziative come quella dello Studio Pubblicitario Viterbese che agevola i Viterbesi distribuendo, gratuitamente, oltre diecimila elenchi telefonici tascabili ogni anno. Nel trascrivere le variazioni apportate nell?elenco telefonico ufficiale, della ditta che gestisce il servizio, ho potuto notare l'assurda collocazione, da parte del Comune di Viterbo, o da chi per esso, di certe strutture che sono spesso ricercate con urgenza dalla collettività. Ad esempio: se un cittadino dovesse cercare il numero telefonico della farmacia del Comune di Viterbo, sorge un problema in quanto, nella elencazione delle farmacie esistenti sul territorio comunale, sotto la voce ''farmacia'' non esiste quella comunale.
Pensi, il lettore, il numero della citata farmacia 0761270543, da qualche solone del Comune o della Francigena S.r.l., è stato trascritto sotto la voce ''Francigena S.r.l. - Farmacia Comunale''. Non sarebbe stato più logico e pratico inserirla sotto la voce: ''Farmacia Comunale - Francigena S.r.l''?. Poi a chi vuoi che interessi sapere che la stessa è gestita da una società retta da un ben pagato presidente?
Come pure la voce ''acquedotti'' non la si trova nel punto in cui dovrebbe logicamente essere. Il numero lo si può trovare sotto la voce ''Robur - gestione servizi a rete''. Anche per questo caso dico: ma a chi frega sapere che esiste la Robur? Poi maggiormente quando in casi di urgenza si deve consultare l'elenco telefonico? Non sarebbe stato più logico che il presidentissimo della Robur, lo strapagato Mario Soggiu, avesse suggerito di scrivere, sotto la lettera ''A'' ''acquedotti'', il numero telefonico 0761343087? Che dire poi del C.E.V.- Centro Energia Viterbo? Viene indicato con sette numeri telefonici ubicati in sette diverse vie; senza una specifica che possa orientare il cittadino, che paga le tasse. Tanto per rimanere in argomento, relativamente alla pubblicazione di certe attività vedo che non sono state lesinate le spese per la redazione di un opuscolo inviato ai cittadini tramite servizio postale, opuscolo che lascia molto a desiderare sotto l'aspetto tipografico, avendo l'ideatore, usato oltre dieci caratteri, uno diverso dall'altro. Comunque quello che hanno voluto evidenziare è lui, il sindaco Giancarlo Gabbianelli che, per ben tre volte, è stato fotografato in varie pose, di cui una alla guida di un autobus.
Vuoi vedere che questa è l'aspirazione di Gabbianelli? Guidare un autobus del Comune, in sostituzione della guida dell'Amministrazione comunale? Ben venga, ad ognuno il suo. Sicuramente lo farà bene e meglio!
Bruno Matteacci
Alberi secchi da sostituire
di Agnese Galeotti
Ho notato con piacere che nel Quartiere Ellera l'Amministrazione comunale sta sostituendo gli alberi che si sono seccati. Spero che il bel gesto non finisca lì, infatti altri alberi mancano in Piazza della Rocca, ai Cappuccini, lungo Viale Trieste, lungo Viale Trento, a Santa Barbara, a Santa Lucia, al Poggino, nella Valle di Faul.
La città non è solo asfalto e cemento, il verde è importante e la natura intorno ci fa sentire più sereni e più liberi, aiutiamola a ''invadere'' la nostra città e poi rispettiamola.
Agnese Galeotti
Persone indegne
di Agnese Galeotti
Qualche giorno fa, a Bolsena, è stato rinvenuto il corpo di un cane da caccia, di taglia media, galleggiare nel lago. Era stato legato con una fune e lasciato affogare. ''Bestie'' senza scrupoli, senza cuore, senza un minimo di umanità, hanno dato vita ad un gesto terrificante.
La cosa ancora più grave, sospettando che il fatto sia avvenuto la notte tra sabato e domenica di due settimane fa, è che l'allarme sia stato dato con notevole ritardo, nonostante centinaia di persone siano passate nei dintorni. Due bambini, rimasti scioccati dalla visione del povero cagnolino, si sono messi a piangere. Le madri, dunque, hanno subito contattato il signor Alberto Timoch che con l'intervento anche dei carabinieri hanno rimosso il cadavere.
Ma chi può aver agito in maniera così crudele, cattiva, sadica, vergognosa?! Persone indegne di essere chiamate tali, ma soprattutto indegne di vivere la vita che tolgono ad altri esseri viventi come se fosse niente!!! Fortunatamente esistono anche persone buone, e che amano gli animali. A Tuscania, ad esempio, i cittadini si sono adoperati per aiutare i volontari che si occupano di oltre trenta cani abbandonati.
Ora i volontari possono contare sull'appoggio di fondi da adoperare per i prodotti e il mangime utili ai cani. Spero vivamente che chi non sa amare gli animali possa imparare a farlo magari prendendo esempio da questi volontari!
Agnese Galeotti
Per fortuna che c'è l'assessore Giovanni Arena
di Simone Galeotti
E' di questi giorni la notizia della delibera, da parte del Comune, di un bando per l'assegnazione di quattro locali ''artigiani'' in via Cavour. La nobile iniziativa risale all'assessore Giovanni Arena (FI), che pare sia l'unico ad accorgersi del brutto stato in cui l'artigianato viterbese è caduto da qualche anno. Questo bando vuole assegnare quattro locali in via Cavour, ex sedi amministrative del Comune, ad altrettanti artigiani che possano così dare l'avvio ad un rilancio della nostra produzione artistica.
E' importante che questi locali siano proprio nel centro storico della nostra città, perché è proprio nel centro che si avverte di più una necessaria politica di sviluppo a livello artigianale. Purtroppo, ultimamente, non si è fatto molto o comunque si è fatto poco in questo senso. Come sappiamo tutti i commercianti del centro sono sul piede di guerra con il Comune, questo perché l'attuale amministrazione non ha prestato particolare attenzione alle loro esigenze. Per fortuna l'assessore Arena, con questa iniziativa, sembra voler invertire la tendenza e dare nuova linfa al nostro bellissimo centro storico, che non è soltanto via Cavour ma anche e soprattutto il quartiere di San pellegrino con tutte le sue piccole botteghe d'arte. Dal canto mio non posso far altro che lodare quest'iniziativa, sperando che non sia l'unica. Concludo segnalando soltanto un suggerimento al vicesindaco Arena: perché nel centro storico non vengono realizzati parcheggi gratuiti con sosta consentita massimo mezz'ora?
Questo consentirebbe il ricambio di autovetture e quindi il ricambio di possibili clienti per i nostri commercianti, che il raddoppio delle tariffe autopark ha sicuramente svantaggiato. E' logico che chi vuole fare acquisti, in molti casi, debba escludere di farli al centro perché non si può permettere di perdere tempo nella quasi impossibile ricerca del posto auto. Due o tre posti gratuiti in ogni via sottratti a quelli a tariffa autopark risolverebbero il problema.
Il limite di mezz'ora, oltre tutto, garantirebbe il continuo ricambio della clientela. Pensateci.
Simone Galeotti
Giudizi su Gabbianelli e la sua gestione della cosa pubblica e non solo...
La Destra storica, unita nel movimento di Alessandra Mussolini, ''Libertà d'azione'', voterà sindaco di Viterbo, Ferdinando Signorelli.
Rodolfo Gigli, deputato di Forza Italia, fine Gennaio 2004: ''Non è scontato che Gabbianelli sia il candidato della coalizione''. Riccardo Pugnalin, commissario F.I., Febbraio 2004: ''Nulla è scontato, compreso il candidato a sindaco di Viterbo, abbiamo oltre il 31% e vogliamo contare di più''.
Il Messaggero del 4 Febbraio 2004 Alessandro Marcoaldi, segretario comunale dell Udc, afferma: ''Parlare ora di Gabbianelli candidato a sindaco ha un significato di lana caprina. Nella Casa delle libertà c'è da fare solo una cosa: ripristinare la collegialità''. ''Gabbianelli può anche essere in pole position, ma qui non abbiamo neanche acceso i semafori. e non è detto che alla prima curva sia ancora in testa''. ''Che AN abbia troppo è indiscutibile''. ''Non vogliamo più accordi ad personam come oggi, ma discorsi ser ed onesti. Soprattutto sull'Urbanistica, e non solo, tutti devono avere voce in capitolo, senza super dirigenti''. ''La gente vuole chiarezza'' e in merito alle nomine piovute dall'alto ''un po' le ha fatte Gabbianelli, un po' gliele hanno fatte fare''. ''AN e FI vanno richiamati all'ordine... Se vorranno imporre dei diktat il sindaco se lo facciano da soli, il che significa che non lo avranno, perché senza di noi non si vince''.
Il Corriere di Viterbo del 5 Febbraio 2004 Ferdinando Signorelli, ex senatore MSI, candidato a sindaco di Viterbo, afferma: ''L'obiettivo è chiaro dare una sponda a quanti non si riconoscono nella marmellata centrista in cui si è trasformata AN, in una Destra irriconoscibile, che ha fatto strame della tradizione sociale, attenta com'è solo alle poltrone. Avrà delle ricadute elettorali, alle comunali, alle europee e anche alle provinciali del 2005. La vera Destra a Viterbo siamo noi. AN è un partito allo sbando sia a livello nazionale che locale, senza più alcuna identità, che ha tradito storia, nazione e popolo, compreso quello viterbese''.
In merito a Gabbianelli, afferma: ''I fatti la dicono lunga sulla qualità del suo operato. Viterbo è una realtà tagliata fuori dalle grandi vie di comunicazione. Non sono state create le infrastrutture necessarie per il suo sviluppo. Si è scelto di inondare di cemento la zona dell'Arcionello, lasciando invece il Poggino un deserto''.
In merito alle opere eseguite a Viterbo, afferma: ''Tutta farina del sacco di chi lo ha preceduto. Vedi il Semianello, progetti e finanziamenti non sono certo opera sua''.
Il Corriere di Viterbo del 5 Febbraio 2004 Nicola Parenti, ex deputato MSI, afferma: ''... D'altra parte a Viterbo il malumore nei confronti di Gabbianelli è forte. Chi non si riconosce nell'operato del sindaco, ora saprà a quale potrà bussare''.
Il Corriere di Viterbo del 5 Febbraio 2004 Alessandro Marcoaldi, segretario comunale dell'Udc, afferma: ''Qui nel Polo è tutto uno schifo''.
In merito all'operato di Gabbianelli, afferma: ''Cose positive e meno positive, come ad esempio i lavori al Teatro Unione che vanno avanti da tre anni tra ''go and stop''. Lavori da vergogna... Tanti errori si sarebbero potuti evitare con una gestione più collegiale del Comune. Lì comandano Gabbianelli e Balducci. Il resto è costretto a fare la truppa. E quando si accentra così gli errori si fanno, eccome''.
Il Messaggero del 6 Febbraio 2004 Ferdinando Signorelli, ex senatore MSI, candidato a sindaco di Viterbo, afferma: ''Indecente maniera di fare politica di questa Destra, legata agli interessi dei clan''. ''Tutto pur di non riavere Gabbianelli ad amministrare Viterbo''. ''Ciò che succede in Comune non ci va assolutamente a genio: la gente ci pressa, vuole sapere perché non reagiamo. Vanno fermati a tutti i costi''.
Nicola Parenti, ex deputato MSI, afferma: ''Dovremo discutere del programma non ho pregiudizi, solo un presupposto: mai dare appoggio a Gabbianelli, la sua gestione è fallimentare''. ''Penso all'aeroporto, che doveva essere pronto per il 2000, era tutto predisposto. Le inaugurazioni dei cantieri da parte di Gabbianelli non sono farina del suo sacco, semmai ritardi su decisioni già prese in altre sedi sulla base di soldi già stanziati''. ''Il super dirigente Balducci comanda su tutti; c'è un assessore, Fracassini, che non è stato neanche eletto. E poi c'è Rotelli''.
Il Corriere di Viterbo del 6 Febbraio 2004 Nicola Parenti, ex deputato MSI, afferma: ''Rotelli e Fracassini, per esempio chi li ha eletti'' Sono stati cooptati da Gabbianelli. Così come Balducci, il signore dell'urbanistica viterbese''.
Il Corriere di Viterbo dell?8 Febbraio 2004 Riccardo Pugnalin, commissario di Forza Italia, afferma: ''Gabbianelli si trasferisca a Palazzo Gentili e lasci il posto a un forzista''.
Fantasia
di Pantaleo Spagna
Un pomeriggio estivo, guardavo la televisione e forse perché il programma non doveva essere attraente, mi sono addormentato. Inconsapevolmente mi sono trovato a passeggiare in una campagna, piena di colori e d'intensi profumi d'erbe aromatiche. Camminando sono arrivato ad un centro abitato circondato da mura merlate, era un paese antico, medievale. Una monumentale porta d'ingresso, sormontata da una torre cilindrica sulla quale spiccava una bella meridiana, ti permetteva di entrare nel borgo. Passando sotto una galleria di una ventina di metri, sono arrivato in una bella piazza, la quale al centro aveva una bellissima fontana cinquecentesca a due tazze.
Sul palazzo di fronte, entro una cornice di foglie d'acanto in ceramica; era una scritta che dava il nome alla piazza stessa, PIAZZA DELLA CARZETTA. La prima sillaba del nome carzetta, era coperta da una pianta di capperi che deformava la visione del nome. Nella piazza c'era una certa animazione, gli abitanti erano vestiti in una foggia molto antica e prevalentemente a carattere agricolo: le donne indossavano vesti lunghe, sinali e fazzoletti in testa annodati dietro la nuca, gli uomini indossavano pantaloni di fustagno, camicioni a quadri, scarpe chiodate e un cappellaccio in testa. In fondo alla piazza, una piccola chiesa dalla facciata rinascimentale e sulla scalinata, un sacrestano affiggeva un comunicato religioso. Sull'altro lato della piazza, alcuni uomini, armati di un nodoso bastone, battevano la canapa in attrezzo di legno concavo, sollevano una nuvola di cannucciato, vicino alcuni ragazzini, giocavano a battimuro e altre bambine giocavano a ''campana'', altre al gioco della corda esclamavano ''evite, evite evà'' e saltavano sotto la corda che era fatta girare da altre bambine. Mentre, sorpreso osservato lo spettacolo, da sotto l'arco della porta, ho visto uscire un bifolco che teneva a capezza alcuni muli legati per la coda tra loro, i quali sol basto portavano diverse fascine di legna su un profferlo, una donna, faceva saltare su uno schifetto di legno, una cotta di facioli per toglierne le eventuali pagliuzze e altro.
Imboccando una via, la prima cosa che mi ha colpito, è stato un negozio con la scritta ''Beccheria'', era una macelleria, sulla mostra della vetrina aveva agnelli spellati, con la corata bene in mostra, coperta dalla ratta, vi erano conigli puliti con la codina bianca penzolante, in bellavista un mazzo di tordi legati per il collo, poi continuando sulla via, sono giunto ad un lavatoio pubblico, alcune donne, mentre con vistosi pezzi di sapone casereccio, lavavano i loro panni e conversavano tra loro, orecchiando quello che si dicevano, ho sorriso, una di loro diceva che a pranzo al marito, avrebbe fatto la coda alla vaccinara con un bel trito di cipolla, un po' d'aglio e olio per far bene rosolare i pezzi della carne e poi annaffiava con un buon bicchiere di vino e sedano. Da una finestra, una donna calava un cesto legato ad una corda e un garzone gli metteva dentro la spesa; un filone di pane, un pacco di pasta e un'ala di baccalà, un po' più avanti, uno scopino con una pompa dietro le spalle, irrogava un ciuffo di felci posti sul muro della casa, con il DDT (per allontanare le mosche). Altro negozio che a destato il mio interesse, è stato ''LA PROVVIDA'', questo era un proprio bazar, vi si vendeva di tutto; dai prosperi, alle candele, al petrolio per lampade, carbone, scope e tante altre cose. Lungo la via, dai tinelli e dalle cantine, veniva un odore piacevolissimo di mosto, era tempo di vendemmia e subito da dietro l'angolo di una via, ecco sbucare un cariolo agricolo trainato da due buoi, condotto da un villano, pieno di bigonci colmi di dorati grappoli d'uva pronti per la torchiatura, dietro il carro, un branco di fiarelli, si arrampicavano sui biconzi per prendere un bel grappolo d'uva provocando lo smoccolamento del villano.
Appartati, altri ragazzi, giocavano con lo stornavello a spaccariga e a piastrella, altri con le figurine facevano ''ala e gobba''. Su una piazzetta, un contadino portava a capezza un somaro che sulla groppa aveva una bisaccia di canapa bianca nelle due capaci sacche, vi erano due stagne piene di latte e con vari misurini sempre di latta, vendeva il latte in forma ambulante. Nel mio peregrinare, giunto in fondo al paese, mi sono affacciato da un belvedere che dava su una vallata molto spettacolare, una donna m'indicò che il paese più vicino era ''La Grotte, quello più lontano era Celleno e quello all'orizzonte era Corneto''. Decisi di tornare indietro e man mano che ripercorrevo a ritroso le vie e piazze che avevo attraversato, le stesse scomparivano e tutto diventava evanescente, irreale e quando arrivai all'uscita del paese, mi accorsi che ero diventato bambino, cone i miei ricordi. Chissà, forse è stato tutto un sogno, ma mi è piaciuto.
Pantaleo Spagna
Carnevale 2004
di Pantaleo Spagna
Anche quest'anno, la città di Viterbo, avrà il suo carnevale, vistosi manifesti annunciano, coriandoli, maschere, sfilate, carri, veglioni (?) e quant'altro annunciato. Avendo una certa età, ricordando i carnevali visti da bambino, l'ultimo degno di questo nome e stato quello organizzato dal Comune di Viterbo, grazie al Vice Sindaco Minciotti che lo ha organizzato avendo una buona squadra di collaboratori e essendoci a Viterbo in quel tempo, molti artisti, anche la gente viterbese si organizzava in tutte le maniere; gruppi mascherati, maschere singole (famosa il villano con il somaro e l'aringa appesa ad una canna), poi carri meravigliosi pieni di allegria, musiche, colori e macchiette, politiche e non.
La popolazione partecipava numerosa in tutte le vie e piazze, il Corso Vittorio Emanuele era uno spettacolo a parte: i benestanti viterbesi, si divertivano lanciando manciate di caramelle, cioccolate, sotto le vesti delle signore e signorine che partecipavano alla festa e gruppi di ragazzi, facevano a gara per prendere i confetti o le caramelle sotto le loro gambe. Ricordo poi, verso gli anni 1956/57, la partecipazione al carnevale dei primi iscritti (le matricole) alla nascente università della Tuscia, con i loro classici berretti colmi di ogni cosa, con i loro mantelli molto appariscenti, indimenticabile sono state le corse delle carrozzette svolte dai giovani universitari, che da Porta Romana arrivavano sino a Piazza del Plebiscito. Oggi, l'Università della Tuscia, vanta oltre 9000 iscritti, dove sono i gogliardi? Forse manca a questi giovani lo spirito goliardico di un tempo.
Speriamo che il Comune di Viterbo, riesca a far ritornare le feste carnevalesche viterbesi ai vecchi fasti che tanto lustro hanno dato alla nostra città.
Pantaleo Spagna
Garibaldi a Viterbo
di Riccardo Manca
Sabato 6 Maggio 1876, nelle prime ore del pomeriggio, giunse nel Capoluogo della Tuscia il generale Giuseppe Garibaldi. Il Municipio di Viterbo, attraverso un manifesto a firma del sindaco, annunciò il grande avvenimento alla cittadinanza.
Ecco la risposta dell'illustre ospite pubblicata sulla ''Gazzetta di Viterbo'' del 6 Maggio 1876 che possiedo: ''Illustrissimo Sig. Sindaco / Viterbo / Io sarò fortunato nel poter salutare la cara e simpatica popolazione di Viterbo, desiderio che io nutriva da tanto tempo./ Grazie a V.S., al Municipio, Società di Mutuo Soccorso, Società professionale e di belle arti, ed a tutti./ Di V.S. / Roma, 30 aprile 1876./ Devotissimo/ G. Garibaldi''. La ''Gazzetta di Viterbo'' riporta che ''andranno a riceverlo ufficialmente alla stazione il ff. di Sindaco e il Presidente della Società Operaia promotrice della festa, a cui dobbiamo la venuta dell'illustre Generale''.
Il giorno seguente, intorno alle ore undici e trenta le rappresentanze delle Società cittadine e tutte le Società operaie del circondario si riunirono in Piazza della Rocca, leggo ancora, ''colle rispettive insegne, muoveranno in ordinato corteo e percorrendo le principali vie della città si porteranno nel bosco del già Convento dei Cappuccini, ove avrà luogo l'annunziato banchetto fraterno, al quale assisterà il Generale Garibaldi''. Alle 19 e 30, Piazza del Plebiscito fu illuminata ''a luce di magnesio a cura del Municipio''.
Una curiosità legata ai periodici dell'epoca. La ''Gazzetta di Viterbo'' costava cinque centesimi e veniva pubblicata il sabato. La redazione del settimanale era ubicata presso la Tipografia Tosoni in Corso Vittorio Emanuele n° 226.
Riccardo Manca
Via Cavour a Viterbo
di Riccardo Manca
Il progetto per realizzare la centralissima Via Cavour fu presentato dal cardinal Alessandro Farnese il 13 Ottobre 1573. I lavori furono attuati sotto la direzione di Giovanni Malanca. Quest'ultimo disegnò le decorazioni degli stemmi e l'assetto dei due edifici ad inizio via. I conci che caratterizzano l'imbocco di Via Cavour da Piazza del Plebiscito, furono realizzati dagli scalpellini Mastro Polidoro, Mastro Ludovico e Mastro Antonio. Per la costruzione della via fu necessaria la demolizione della Chiesa di San Martino ed almeno venticinque case. La prima, con fronte su Piazza del Plebiscito, fu abbattuta nel Gennaio 1574.
La Chiesa di San Martino era composta da un portico, un chiostro, una casa parrocchiale ed un orto. La pavimentazione di Via Cavour fu realizzata il 9 Ottobre 1580 con circa duecentomila mattoni. Questi furono realizzati da alcuni fornaciari: Giulio Sciabai, Mastro Bernardo e Giovanni di Pietro. La via fu inaugurata sotto il nome di ''Strada Farnesiana''; nel 1814 era Via Napoleone, dal 1874 è Via Cavour. Per i Viterbesi è ''Strada Nova''.
Gli stemmi su Piazza del Plebiscito sono del cardinal Farnese, del papa Gregorio XIII, Boncompagni, e del Comune. A metà Via Cavour era ubicata la farmacia di Alessandro Manetti. Questi, nato nel 1876, aveva proseguito l'attività di Volpiano Volpini, perito chimico. Nel momento in cui raccolgo le notizie riguardanti la via, la temperatura è in altalena intorno allo zero. Le condizioni del tempo si fanno avverse. I primi fiocchi di neve volteggiano in aria. Via Cavour imbiancata è qualcosa di veramente indimenticabile. Tranquilli, è uno dei pochi spettacoli non ancora taroccati.
Riccardo Manca
postato da: Spvit | 16:17
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sabato, febbraio 14, 2004
La Città n° 2 del 28 Gennaio 2004 Quindicinale di opinione e servizi di Viterbo e provincia Direttore responsabile Mauro Galeotti Cellulare 3393337869
Editrice - Redazione - Pubblicità: Studio Pubblicitario Viterbese S.r.l. Viterbo - Via T. Carletti, 35 - Tel.0761.345.877 Fax 323.049
Iscrizione al Tribunale di Viterbo n.381 del 19 Febbraio 1992
Il mercatino più grande
dell'Alto Lazio "Sotto il campanile" CHE SI TENEVA A VITERBO,
cacciato da Gabbianelli, E' A VITORCHIANO,
OGNI TERZA DOMENICA
DEL MESE
"Viterbo Opera", solo fumo negli occhi Non manca un bel "fù" con l'accento
di Mauro Galeotti
Dal 18 Dicembre 2003 al 31 Gennaio 2004, nell'ex Chiesa di san Giovanni Battista degli Almadiani, la Giunta Gabbianelli celebra i fasti del regime. Con una messa in scena degna di un film di fantasia, avvalendosi di una sapiente regia e scenografia, nonostante nelle didascalie dei pannelli compare un bel "fù" con l'accento, mostra alla cittadinanza il risultato di cinque anni di cattiva amministrazione, cercando con ogni mezzo di magnificare il "nulla" e riuscire a vendere tanto fumo sperando che l'ignaro visitatore, confuso da gigantografie, pannelli a colori, messaggi audiovisivi a getto continuo, depliants distribuiti copiosamente, resti abbagliato dall'atmosfera artificiosamente creata e frastornato non riesca a percepire l'effettiva realtà delle cose, evitando di porsi domande ed esercitare un corretto diritto di critica. L'organizzazione della mostra "Viterbo Opera", fumo negli occhi per i Viterbesi poco attenti è stata indubbiamente affidata ad esperti di marketing, ai quali deve essere stato posto l'obiettivo principale di riuscire a vendere un prodotto scadente spacciandolo per uno di qualità eccelsa. Entrando nell'ex Chiesa la parete di fondo è occupata da una gigantografia, che riproduce fotograficamente Viterbo vista dall'alto, sulla quale con vari colori sono state schematicamente riportate le opere eseguite, quelle programmate e quelle ipotizzate che nel loro insieme dovrebbero dare un'indicazione di come, con l'Amministrazione di centrodestra, è "cresciuta" la città e come diventerà nel futuro prossimo. Numeri di riferimento rinviano, per gli aspetti di dettaglio, a pannelli posti ai lati della navata. La prima cosa che risulta subito evidente è la scarsa leggibilità, per il comune cittadino, privo di conoscenze tecniche, dei pannelli che risultano di difficile comprensione perché si è ricorsi a terminologie da addetti ai lavori ed utilizzata una grafica di non immediata e semplice lettura. Alcune planimetrie hanno una dimensione poco più grande di un francobollo al punto che, per un non esperto è praticamente impossibile riferirle sul territorio. Ciò è stato certamente voluto, poiché dettagli più puntuali e un diverso linguaggio, più alla portata del cittadino comune, avrebbero fatto chiaramente emergere, in tutta la loro evidenza, la realtà delle cose e la strumentalizzazione messa in atto rivolta a spacciare la latta per oro zecchino. A destra della gigantografia è un televisore con alcune sedie da cui il visitatore può seguire il contenuto di una videocassetta nella quale, preceduti dal sindaco di Viterbo, Giancarlo Gabbianelli, di seguito compaiono i vari assessori comunali ognuno dei quali, con un sorriso stereotipato, con pose, con look e ambientazioni studiati e con modi suadenti illustra ed enfatizza l'operato delle proprie strutture, i programmi attuati e gli scenari futuri. Per un po' mi sono seduto ed ho potuto ascoltare i "pistolotti" preparati dagli assessori Maurizio Tofani e Antonio Fracassini, dopodiché, preso da disgusto non ce l'ho più fatta a seguire il resto. Caro assessore Tofani, com?è possibile che l'unica realizzazione, e vanto del tuo assessorato, portata avanti per cinque anni, sia solamente il tanto osannato Piano Urbano del Traffico? Piano che, dopo i lunghi studi ed indagini e le fasi di confronto con le forze politiche economiche e sociali, giunto finalmente nel Maggio 2002 all'approvazione del Consiglio comunale, da allora giace del tutto mai attuato in qualche polveroso cassetto! Nello scarso consuntivo del tuo assessorato non potrà certo costituire motivo d'orgoglio l'improvvida posa in opera degli inutili e inopportuni dissuasori di traffico posti agli imbocchi di Via Roma e Corso Italia. Dissuasori balzati agli onori delle cronache cittadine più per la loro pericolosità, per gli inconvenienti arrecati, per le continue spese al fine di renderli funzionali ogni qualvolta vanno fuori uso e per l'impedimento che hanno rappresentato all'accesso all'area nelle situazioni di pericolo per i mezzi di soccorso, che per la loro utilità ed efficienza. Credo proprio che, di là dalle chiacchiere si tratti veramente di un magro bilancio sicuramente fallimentare. E che dire dell'elegia pronunciata dall'assessore Fracassini che con aria bonaria e la sua voce impastata si sforza di magnificare l'operato dell'assessorato all'Urbanistica e all'Edilizia caratterizzatosi come l'assessorato della cementificazione e degli scandali edilizi. Si ricordino le vicende della variante urbanistica della zona industriale del Poggino, accolta da un coro di critiche sia dai tecnici, sia dagli stessi operatori economici del Poggino. Variante che, ad oggi, non ha dato alcun contributo alla risoluzione dei numerosi problemi e disagi, continuamente rappresentati, con i quali gli operatori insediati devono fare ogni giorno i conti, poiché nessuno ha provveduto a porre rimedio al degrado della zona, essendo ogni segnalazione rimasta lettera morta, non essendosi ovviato ad alcuna delle carenze lamentate. E tra i vanti dell'assessorato non possono certamente essere inclusi i programmi integrati che prevedono insediamenti edilizi di tipo speculativo per oltre 650000 metri cubi di cui ben 154000 da realizzare all'Arcionello. Quest'ultima, una delle più belle zone a verde naturale della città, ricca di presenze naturalistiche d'alto pregio, legata alle memorie dei nostri antenati in cui si rinviene la presenza di reperti che rappresentano le radici storiche della città, in un ecosistema che andrebbe tutelato e valorizzato e mai dovrebbe subire la violenza delle ruspe e del cemento e che invece, per un'amministrazione sensibile ed attenta, dovrebbe costituire il nucleo di quel parco urbano compreso tra Via Genova e la Palanzana, così come prospettato da Antonello Ricci e da moltissimi cittadini ambientalisti. L'Arcionello, come pure la Valle di Faul, si infila in città a mo' di un cuneo verde. E' una risorsa naturale che poche città possono vantare. Va, tra l'altro, ricordato che l'operazione Arcionello vede, con una significativa partecipazione, tra i promotori, insieme a tutti i membri della sua famiglia, uno dei maggiori esponenti di Alleanza Nazionale, l'amico fraterno di Gabbianelli, il ragioniere Mario Soggiu (presidente ben remunerato della Società Robur, fortemente voluta da Gabbianelli), distintosi più per l'attenzione posta alla sua attività d'immobiliarista, che per l'azione politica a favore degli interessi collettivi. Un'ulteriore valanga di cemento si riverserà, su altre zone incontaminate della città, con i cinque insediamenti d'edilizia economica e popolare per altri 550000 metri cubi, dimensionati senza alcun criterio scientifico e localizzati in base a scelte consociative-clientelari. Addirittura altri 923 abitanti saranno insediati nel quartiere dormitorio di Santa Barbara, già oggi uno dei più popolosi della città, caratterizzato dalla completa mancanza di servizi e di verde, per far posto ai quali sono state destinate a residenze aree originariamente previste a verde pubblico attrezzato in cui realizzare gli insediamenti sportivi di quella cittadella dello sport su cui si è quindi posta una pietra tombale. Amen. Tra programmi integrati e piani PEEP, quindi, oltre un milione e duecentomila metri cubi, non previsti dal vigente Piano regolatore, per 12000 abitanti pioveranno sul territorio comunale. Dove saranno reperiti questi abitanti giacché la crescita demografica della nostra città è di fatto vicina allo zero? Sicuramente, come avvenuto nel recente passato, favorendo il sistematico trasferimento di altri residenti ed attività economiche dal Centro storico che, al di là delle enunciazioni di principio e dei proclami, sarà ancor più destinato all?abbandono. Al degrado. Alla ghettizzazione. E a cosa servirà mai un nuovo Piano regolatore quando i fatti dimostrano che si può comunque operare in deroga ad ogni strumento urbanistico in essere? Tra le perle dell'assessorato all'Urbanistica va segnalata anche l'operazione recupero dell'area delle ex Ceramiche Tedeschi, fuori Porta Romana, dove si è attuata una delle operazioni edilizie più vergognose e spregiudicate degli ultimi cinquant'anni. Spacciandolo come "intervento di recupero che restituirà alla collettività viterbese una parte del suo antico cuore" (sono parole senza senso e fondamento storico del sindaco Gabbianelli), su un'area di circa 8900 metri quadrati a confine del recuperato ex Convento di Santa Maria in Gradi, sorgerà un complesso edilizio di circa 4500 metri quadrati e 56000 metri di cui 18000 seminterrati o interrati, destinato alla realizzazione di circa cento alloggi oltre a negozi, ristoranti, bar-gelateria, sale da ballo, palestre, uffici ecc. Risulta evidente che trattasi di un'operazione estremamente speculativa in cui il valore aggiunto (leggi guadagno), per chi gestirà e parteciperà all?iniziativa, sarà notevole. E come si fa a spacciare un'operazione speculativa per un vantaggio per la collettività? Non c'è alcun problema! Si acquisisce un parere favorevole della Soprintendenza, cui non interessa che a ridosso del complesso monumentale sia realizzato un enorme edificio alto oltre dieci metri, ma si preoccupa solamente che non siano create aperture nel muro di cinta dell'ex Convento, oggi sede universitaria. Si ottiene il benestare dell'Università che, abbagliata dalla promessa che nella costruzione molti spazi saranno a disposizione degli studenti e delle attività universitarie (staremo a vedere), si esprime a favore. Si cerca di tacitare eventuali opposizioni della Sinistra coinvolgendo nell'operazione la Lega delle Cooperative e, infine, ci si assicura la copertura di un progettista di discreta notorietà, che metta il suggello spendendo il suo nome per qualificare l'intervento. A questo punto i giuochi sono fatti e si può andare all'approvazione. Pensate in soli tre giorni, cosa mai accaduta, il piano di recupero acquisisce i pareri favorevoli delle Commissioni urbanistica, dell'ornato e edilizia e dell'ufficio strade e nei successivi due giorni passa anche il vaglio della competente Commissione consigliare. Quale interesse generale giustificava che la pratica marciasse con velocità mai riscontrata in nessun altro caso? Mancava solo l'approvazione del Consiglio comunale che puntualmente è arrivata lo scorso 8 Gennaio alla prima occasione utile, con il voto favorevole della maggioranza e con l'inaspettato ed ingiustificabile voto favorevole di due esponenti della Margherita, due fedelissimi dell'onorevole Giuseppe Fioroni, l'astensione degli altri due e il voto contrario di tutta la Sinistra. Non posso esimermi dal fare i complimenti al regista che ha tessuto la trama dell'operazione. Non c'è che dire: al di là dell'indegna e scandalosa vicenda, è stato veramente diabolico. Nessuno ha fatto rilevare la circostanza che nel 1979, in sede di approvazione della Variante al Piano Regolatore, la Regione accolse parzialmente un'osservazione della società "Porta Romana" contro la previsione di destinare quell'area a parco pubblico. Nella delibera della Giunta Regionale 10 Luglio 1979 n. 3068: "Comune di Viterbo. Approvazione della variante generale al vigente piano regolatore generale" pubblicata sul B.U. della Regione Lazio del 10 Settembre 1979, a pagina 2549, si legge: "esistono sull'area consistenti manufatti edilizi che non la rendono certamente di facile acquisizione ai fini della sua trasformazione in parco pubblico, la previsione di un parco pubblico nella zona considerata, è utile al fine di salvaguardare, sotto il profilo ambientale, l'ex Convento di Santa Maria in Gradi sembra tuttavia che l'effetto voluto dal Comune possa più validamente e più economicamente realizzarsi prevedendo che un parco a destinazione pubblica, venga realizzato nel contesto di una limitatissima edificazione subordinata ad un progetto assistito da convenzione nella quale vengano addossati al privato gli oneri di impianto relativi, esonerando in tal modo il Comune dall'espropriazione dell'intero comprensorio e delle sovrastanti costruzioni". Successivamente, in sede di approvazione del Piano Quadro per il Centro Storico, il Consiglio comunale precisava che quella limitatissima edificazione da concedere al privato, in cambio della realizzazione a suo carico del parco pubblico, dovesse essere completamente interrata. La vicenda dimostra che le previsioni degli strumenti urbanistici, se c'è il giusto interesse (!), possono essere tranquillamente calpestate e può divenire possibile, là dove era prevista una limitatissima edificazione, realizzare un complesso con indice di edificabilità di sei metri cubi per metro quadrato. Vorrei anche sapere che fine farà la strada di Piano regolatore prevista sull?area dell'ex Ceramica a ridosso dell'ex Convento e se è stato attentamente valutato l'impatto del complesso nei riflessi della viabilità della zona che quantomeno, per quanto riguarda Via Tedeschi, dovrebbe, ma così non sarà, comportare un adeguato allargamento della stessa sede viaria. Come non rilevare poi che l'intera politica urbanistica, le modalità con cui la Giunta intende gestire il territorio, è stata, con un documento unitario, oggetto di dure e documentate critiche da parte dei principali addetti ai lavori: il Collegio dei geometri e gli Ordini degli architetti ed ingegneri. Questi i successi che vanta l'assessore Antonio Fracassini, cui va aggiunto l'irrisolto problema delle case rurali, per la cui soluzione il precedente assessore Roberto Marcoaldi aveva formulato un'intelligente proposta rimasta sulla carta. Avendo la stessa una sua intrinseca validità, si è preferito licenziare il bravo ed onesto assessore Marcoaldi pur di continuare senza remore a rilasciare, forse anche in misura maggiore di prima, concessioni edilizie in zona agricola seguitando così a diffondere su tutto il territorio comunale quell'edificazione a macchia d'olio contraria ad ogni regola urbanistica, a una corretta gestione del territorio e soprattutto deleteria ai fini della difesa am
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